Cancale. Le spettacolari maree e gli allevamenti di ostriche.

Cancale, rinomata per la produzione di ostriche, si trova in Bretagna, nel dipartimento di Ille-et-Vilaine.  La sua vicinanza a  Mont-Saint-Michel   e alla baia di  Saint Malò la favorisce non poco, e la rende un posto molto speciale, tappa obbligata per chi ama il turismo lento e i prodotti autoctoni. 

Dove dormire

E’ un piccolo paese incastonato in una baia, pieno di alberghi e ristoranti lungo la via principale. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche.  Noi siamo arrivati in questo borgo di pescatori la sera tardi, durante un on the road sulle coste francesi,  e presi dalla stanchezza ci siamo  lasciati guidare dall’istinto. Non c’era ancora tripadvisor a dare suggerimenti, quindi sono scesa a chiedere una camera ad un piccolo albergo che mi ha colpito subito durante la passeggiata,  Le Querriene Hotel.  Mi è piaciuto subito il suo stile marinaresco, i velieri in bella mostra ovunque e, nella camera che mi hanno fatto visionare, mi ha colpito molto la testiera del letto, ricavata da un vecchio remo. Le stanze non sono molto ampie ma l’atmosfera è sicuramente quella giusta per il nostro soggiorno a Cancale. Quindi prenotiamo per due giorni.  Due giorni per degustare ostriche e per bere ottimo sidro, una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione delle mele. 

La passeggiata di Cancale

La cittadina di Cancale non offre granchè, non ci sono molte cose da fare, se non degustare ostriche, e la passeggiata è davvero piccola. La strada da un lato è costeggiata da piccoli locali, molto intimi, tutti in stile bretone.  Mentre dal lato opposto c’è una vista meravigliosa sull’oceano. La mattina, quando la marea si ritira, è piacevole ammirare gli scafi delle barche poggiati sull’arenile, in attesa di poter tornare presto a galleggiare. Stanno li, pazienti, inclinati, forse speranzosi di essere fotografati.Cancale, Bretagna, viaggio on the road in francia, trevaligie

Al tramonto  si comincia a sentire il boato dell’oceano che ritorna impetuoso, voglioso di riappropriarsi della sua costa, della sua banchina, di tornare a coprire gli allevamenti, di togliere ossigeno alle ostriche, di far tornare le barche a galleggiare. Riempie ogni spazio che gli è concesso, sembra quasi coprire anche il sole, concedendo ora alla luna di specchiarsi sulle sue acque calme, rilassate.

Ostriche come street food

Inutile dire che il gusto delle ostriche  qui è superlativo.  Al mercato delle ostriche , il Marchè au huitres, ogni giorno potete trovare bancarelle allestite dagli allevatori e potete degustarle appena raccolte ad un prezzo più che accessibile. Ovviamente le ostriche  vengono servite come uno street food, nel piatto di plastica o su un tovagliolo di carta, alcuni addirittura te le danno in mano appena aperte, e subito si rimane inebriati dall’odore dell’oceano, forte e persistente.

Il fenomeno  delle maree vale tutto il viaggio fin qui. Ci troviamo di fronte alle maree più intense e spettacolari di tutta l’Europa. L’acqua che giornalmente si ritira per centinaia di metri, lasciando affiorare i parc a huitres, i parchi ostreari degli allevamenti, e ritorna prepotente la sera, col suo inconfondibile scroscio, è davvero uno spettacolo impagabile.

Gli allevamenti delle ostriche a Cancale 

Al di là del centro storico, piccolo e suggestivo, la parte più caratteristica rimane senza ombra di dubbio  quella del porto e degli allevamenti delle ostriche.  Cancale costituisce infatti la capitale mondiale delle Huitres. I fondali della costa sono completamente dedicati agli allevamenti, che sono ben visibili durante il giorno, quando le maree si ritirano lasciano affiorare una distesa immensa di Parc au Huitres.Cancale, bretagna, viaggio on the road in francia, tr

 Le ostriche di Cancale sono decisamente le migliori in circolazione. Cosa le rende migliori rispetto alle altre ostriche allevate?  Il primo elemento a loro favore sono le spettacolari maree che in questa baia arrivano fino a 15 metri di dislivello, permettendo una perfetta ossigenazione dei molluschi. Il secondo deriva dalle correnti atlantiche, portatrici di plancton, di cui si nutrono le ostriche. Quest’ultime, partendo dallo stato di larve, impiegano tre anni a raggiungere le dimensioni adatte alla commercializzazione. Dopo essere state raccolte, subiscono una classificazione in base alle loro dimensioni. Si trovano infatti  5 categorie per le ostriche di allevamento, e ben 11 categorie per le ostriche piatte, quelle raccolte dragando i fondali.

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Dove mangiare

Abbiamo girato diversi locali, sia a pranzo che a cena. Le Cancalais è uno dei miei preferiti. Non lasciatevi demoralizzare dall’arredamento un po’ retrò, i piatti di mare sono fantastici, e vi consiglio di assaggiare la zuppa di pesce, che troverete nell’entrèè (antipasti). E’ completamente diversa da quella che siamo abituati a mangiare in Italia. Il pesce è frullato, quasi a diventare una crema. Non fatevi mancare nemmeno la specialità di queste coste: le moules. Le buonissime cozze oceaniche cucinate in divine salse. Tra le mie preferite le moules  a la marinier e le moules a la crema fraiche, sempre accompagnate dalle frites, una porzione molto abbondante di patatine fritte.

Il tutto deve essere necessariamente accompagnato da un bicchiere sidro ghiacciato, che è  la più famosa bevanda della regione.

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Viaggiare on the road: il traforo del Monte Bianco

 

La mattina del 24 marzo 1999,  all’interno della galleria del Monte Bianco si sviluppò uno spaventoso incendio, che costò la vita a 39 persone. Ricordo ancora le immagini al telegiornale nazionale: il fumo, i soccorsi, le cause, le colpe, le beghe tra le due nazioni confinanti: la Francia e l’Italia. L’incendio fù causato da un camion che transitava dal versante francese, il quale prese improvvisamente fuoco nel centro della galleria. Le macchine incolonnate nel tunnel furono costrette a fermarsi su entrambi i lati. Non c’era spazio a sufficienza per poter fare inversione di marcia, e anche scappare a piedi risultò difficile, perché il tunnel, nel frattempo, venne chiuso da entrambe le entrate. La chiusura sui due tornanti non fece altro che alimentare  le fiamme all’interno, che si ampliarono per via dei materiali combustibili presenti nella galleria. 

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Dopo questa tragedia il tunnel rimase chiuso per tre anni. Fù riaperto solo ed esclusivamente per le per le automobili nel 2002, dopo lunghi lavori di ristrutturazione. Noi siamo passati la prima volta dopo l’incidente, nel 2003, per intraprendere un viaggio on the road in tutta la Francia. Non è stato facile transitare nel tunnel, sarò sincera. Ancora vedevo davanti a me le immagini del disastro e l’apprensione era tanta. Credo siano stati i minuti pù lunghi della mia vita. Ma già al ritorno l’ansia e la preoccupazione erano nettamente diminuiti, avendo constatato le nuove misure di sicurezza della galleria.

I lavori dopo l’incidente

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Dopo il terribile incidente il tunnel è stato messo completamente in sicurezza. Sono state create nicchie antincendio e nicchie SOS ogni cento metri. Inoltre è stato costruito proprio al centro della galleria un posto di soccorso, dove staziona perennemente un veicolo dei pompieri attrezzato per gli incendi. E’ stata scavata una nuova galleria d’evacuazione sotto la carreggiata, alla quale si accede tramite rifugi nelle pareti, che permette inoltre di lasciar passare i soccorsi in caso di emergenza. Cosa più importante, è stata creata un unica sala di comando, per sostituire le due sale per versante, che proprio durante la tragedia non riuscirono a mettersi in comunicazione e tardarono così a chiedere gli aiuti necessari.

Sono state, da allora, notevolmente cambiate le regole per il transito attraverso il Traforo del Monte Bianco. Ad esempio, è vietato il transito ai mezzi che trasportano materiali pericolosi e infiammabili, è stata ridotta la velocità dei veicoli e resa obbligatoria la distanza di sicurezza a 150 mt. 

Perchè passare dal traforo?

Passando dal Traforo del Monte Bianco si arriva più facilmente nel nord della Francia. Anche se il pedaggio sembra costoso, non è equiparabile a quanto si spenderebbe in pedaggi e carburante usando le autostrade francesi o svizzere. Verificate con anticipo le condizioni del traffico stimate per il giorno del vostro transito nel traforo. Sul sito ufficiale www.atmb.com trovate tutte le informazioni utili, relative non solo al traffico, ma anche alle chiusure programmate per le manutenzioni o per le esercitazioni.

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LE NUOVE TARIFFE DI PEDAGGIO

Il costo del pedaggio per andare in Francia con l’automobile passando dal traforo del Monte Bianco è di 57,90 euro per la tratta andata e ritorno. Il solo passaggio per l’andata invece è di 46,40 euro. Esistono poi una serie di abbonamenti per chi fa più passaggi nell’arco dell’anno.

Facendo il biglietto dal lato italiano si paga il 22% d’IVA, mentre dal lato francese il costo è leggermente più basso, perché l’IVA è al 20%

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Montefalco: on the road con i bambini tra le colline dell’Umbria

Una strada contornata da uliveti centenari, che si inerpica su per la collina. Il sole che si posa sulle foglie d’ulivo creando dei riflessi argentati. Fiori primaverili fanno capolino dall’erba dei vigneti, peschi e  mandorli ravvivano lo scenario con i loro boccioli  dai colori tenui.  Bianco e rosa si alternano, dando un tocco romantico al paesaggio campestre.

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Foto di Silvia Vinciguerra

Nelle campagne di Montefalco ci accolgono i primi segni dell’arrivo della bella stagione. Proseguiamo in auto questa strada paesaggistica, fino alle mura della città. Ci troviamo nella “ringhiera dell’Umbria“, così chiamata per i suoi diversi punti panoramici, che permettono di avere una visuale a 360° sulle vallate sottostanti. L’aria è ancora fresca e soffia una leggera brezza che ci scorta per tutta la passeggiata.Montefalco, Umbria, viaggio on the road con bambini, trevaligie

La porta di Sant’Agostino è l’accesso principale alla Città. All’interno, l’antico stradone, tutto in salita, è costeggiato da vinerie deliziose e diversi negozi di filati.

L’artigianato locale 

Montefalco, Umbria, artigianato, viaggio con bambini, trevaligieSono proprio i filati e le tessiture il cardine dell’artigianato locale umbro, in particolare  di Montefalco. Si possono trovare prodotti di straordinaria bellezza realizzati con antiche tecniche tramandate di generazione in generazione. Bellissime tovaglie, pregiati tendaggi, lenzuola o asciugamani meravigliosamente lavorati. Proprio lungo questa strada  si trova il rivenditore esclusivo dei prodotti della Tessitura Pardi, l’eccellenza in fatto di tessuti di qualità made in Umbria

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Foto di Silvia Vinciguerra

La chiesa di Sant’Agostino a Montefalco

Montefalco, Umbria, viaggio on the road con bambini, trevaligieAll’improvviso, tra una macelleria e un enoteca, spunta la chiesa di Sant’Agostino. La sua facciata è semplice e discreta, in stile gotico. Costruita nel 1275, a cura dei frati agostinianiani, ha una grande navata interna sostenuta da diverse strutture lignee,  e meravigliosi affreschi, risalenti agli inizi del XV secolo,  che ne arricchiscono le pareti.

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Foto di Silvia Vinciguerra

La navata minore comprende una serie di cappelle, deliziosamente affrescate,  e in una nicchia sono conservati i resti del Presepio di Giovanni di Corraduccio.

Il belvedere

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Foto di Silvia Vinciguerra

La salita è ancora ripida, e lo sguardo si perde sui balconi fioriti, sui tetti baciati dai raggi dell’ultimo sole, sulle facciate in pietra viva, sulle  scale di legno scuro che si arrampicano sui piani alti dei palazzi.

Ogni tanto una panchina ricavata da vecchie botti ci permette di riposare e di ammirare le  lanterne che adornano le vecchie mura e ascoltare il canto gli  uccelli  al riparo sotto  le  grondaie.Montefalco, Umbria, viaggio on the road con bambini, trevaligie

Una  volta  in  cima  il  panorama  ripaga  di  ogni  passo  fatto.  La vallata si estende ampia al di sotto della città, uliveti e vigne si susseguono a perdita d’occhio.  Montefalco infatti è famosa anche per il suo Sagrantino, un vino autoctono che rispecchia i profumi e i sapori più veri di questa collina umbra.

Il vitigno Sagrantino è coltivato solo sui  poggi  attorno a Montefalco e Bevagna. Un vino millenario che, grazie alla passione e al lavoro quotidiano dei produttori montefalchesi, è diventato un’eccellenza assoluta, capace di rappresentare l’Umbria e l’Italia nel mondo e ad ottenere  la DOCG.

Curiosità

Pare che fù l’Imperatore Federico II di Svezia a cambiare il nome a questo borgo, essendosi accorto del grande numero di falchi che si aggiravano nei paraggi durante le sue visite.  Alla  città quindi, già denominata Coccorone, fù dato il nome Montefalco. 

Dove mangiare

Montefalco, Umbria, viaggio on the road con bambini, trevaligieSiete nella zona del Sagrantino e del cibo buono. Difficilmente mangerete male. Anche nelle enoteche offrono taglieri di salumi e formaggi di ottima qualità. Noi siamo riusciti a prenotare un tavolo alla Via di Mezzo, l’osteria del famoso chef di Sky Gambero Rosso, Giorgio Barchiesi, alias Giorgione orto e cucina. Ristorante a conduzione familiare, accogliente, casereccio, con un buon rapporto qualità prezzo. 

Bambini e animali

Non ci sono molte cose da fare con i bambini nel centro storico di Montefalco, se non passeggiare per negozi e fermarsi per qualche minuto al parco giochi del paese, piccolo ma ben attrezzato. Gli animali sono ben accetti ovunque nei locali.

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A cena da Giorgione, alla Via di Mezzo. Una “lacrima d’olio” tra orto e cucina.

Il nostro week end on the road in Umbria non aveva previsto una tappa a Montefalco, ma strada facendo abbiamo deciso di dedicare un pomeriggio a questa piccola cittadina umbra, che si è rivelata una vera chicca enogastronomica, oltre che culturale.

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Il piccolo paese di Montefalco è situato in cima ad una collina, circondato da vigneti e  uliveti millenari.  Grazie alla sua favorevole posizione panoramica è possibile avere, dai vari  belvedere che si incontrano durante la passeggiata, una fantastica vista a 360 ° sulla verdeggiante vallata  tra Perugia e Spoleto. In questa zona si producono il Sagrantino di Montefalco e il Montefalco Rosso , un vino DOC la cui produzione è consentita solo ed esclusivamente nell’intero territorio comunale di Montefalco, e in alcuni comuni della provincia di Perugia.

Il ristorante La via di Mezzo

Abbiamo avuto modo di degustare un Montefalco Rosso Riserva, della Cantina Antonelli, durante la nostra cena nell’osteria più famosa d’Italia. Alle otto in punto infatti, eravamo al Ristorante   “Alla via di Mezzo”, l’osteria del cuoco più simpatico della tv.  Protagonista indiscusso del programma culinario di Sky, Giorgione “orto e cucina”, Giorgio Barchiesi fa trovare nei suoi piatti la stessa cucina genuina, regionale  e  tradizionale  che abbiamo visto tante volte preparare nella sua trasmissione.Umbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

Ci accoglie sua moglie Marianna, magnifica padrona di casa. La mise en place è semplice e casereccia. I sottopiatti consumati e lievemente sbeccati, tutti differenti tra loro, danno alla tavola una nota allegra e conviviale.

Il buffet di antipasti 

Ci accomodiamo, e dopo aver fatto un primo brindisi con il Montefalco Riserva, ci fanno accodomodare al buffet degli antipasti.  Alla Via di mezzo, Giorgio Barchiesi propone da sempre un menù fisso, che comprende appunto una grandissima scelta di antipasti a buffet, e assaggi di due primi e di due secondi piatti, rigorosamente preparati secondo la stagionalità degli ingredienti. Il tutto seguito da deliziosi bocconcini di torte fatte in casa.Umbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

Il buffet degli antipasti di Giorgione

Inutile parlare di abbondanza. Formaggi tipici locali si alternano a  sublimi prodotti caseari italiani e francesi. Deliziose mostarde e marmellate accompagnano cotanta bontà. I salumi sono di primissima scelta, e si sciolgono in bocca.

Umbria, Giorgione orto e cucina, la via di mezzo, trevaligieNumerosi contenitori di coccio contengono le più svariate delizie gastronomiche locali. Pappa al pomodoro, fagioli in umido, trippa e testine, lampredotto, olive, insalatine fredde di cereali e legumi saziano la vista prima dello stomaco. Un mix di sapori, profumi deliziosi e colori caldi rapiscono i sensi. Umbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

Giorgio Barchiesi

Giorgione orto e cucina, trevaligie

 Una volta a tavola ecco che arriva il simpatico Giorgione, col suo inconfondibile maglione rosso e la salopette di jeans che ormai contraddistingue il suo personaggio. Saluta con enfasi tutti i commensali da buon padrone di casa, consiglia cosa assaggiare, i vini da abbinare. E’ incline alla risata e molto socievole con tutti. Disponibilissimo a farsi fotografare.Umbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

Il menù della serata

E’ difficile continuare dopo aver spizzicato tutte le deliziose pietanze del buffet. Ma ecco che arrivano i primi piatti da degustare. Un vassoio abbondante di strangozzi con peperoni, guanciale e pomodorini, seguito da un profumatissimo assaggio ( si fa per dire) di pasta al sugo di paljata. Quest’ultima una vera delizia. Sapori bilanciati, mai invadenti, nonostante tutte le portate siano a base di carne.

La prima portata dei secondi piatti è una faraona al forno, cucinata in maniera divina. Morbida, gustosa, non banale.  Nota di merito poi per lo stracotto di manzo. Gusto deciso, carne morbida e polposa. Va via una seconda bottiglia di Montefalco Riserva, 14 gradi e mezzo. Un rosso che riesce a equilibrare non solo piatti così strutturati, ma anche pietanze saporite come i formaggi stagionati oppure i salumi.

Giorgione a metà serata saluta tutti, e si dirige al nuovo ristorante che ha aperto assieme ai figli, il Villa Selva Country House. Si sente in dovere di fare una comparsata anche li, per non deludere gli ospiti. Perché diciamocelo, prima ancora della sua cucina, in molti, noi compresi, vogliono conoscere luiUmbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

La serata si conclude con una degustazione di torte fatte in casa con ingredienti semplici e genuini. Dolci  classici, come la torta di mele e la torta di cioccolato e ricotta. Deliziosi bocconcini uno tira l’altro. Ci alziamo satolli, ed anche leggermente alticci.

Perché ci è piaciuto

Il locale è semplice ed accogliente, una classica osteria a conduzione familiare. Arredi pochi ma essenziali e come già detto, una tavola apparecchiata in maniera semplice, casalinga. La gentilezza è una costante. Dai padroni di casa ai camerieri, tutti hanno sempre una parola gentile, un sorriso e un accortezza, nonostante il locale  colmo di persone. Le porzioni sono abbondanti. Vi consiglio di non esagerare con gli antipasti come abbiamo fatto noi. Vale la pena di assaggiare fino all’ultima portata. Come dico spesso, la semplicità paga sempre, e questo posto ne è la prova. Giorgione non stupisce con piatti gourmet, elaborati e graziosamente impiattati. Giorgione nel piatto ci mette la genuinità. 

Costi

Il menù è fisso, come già specificato. Si spende sui 30 euro a persona, bevande escluse. Considerando la quantità delle porzioni e soprattutto la qualità degli ingredienti direi che il rapporto qualità prezzo è più che equilibrato.

Animali ammessi

La Via di Mezzo è un locale pet-friendly. Gli animali sono ammessi, sempre accompagnati da padroni educati.

Consiglio

Vi consiglio di prenotare almeno un paio di mesi prima se avete intenzione di assaggiare la cucina tipica di Giorgio Barchesi. La lista d’attesa è molto lunga. Soprattutto nei week end è quasi impossibile trovare un tavolo. 

Giorgione Alla Via di Mezzo | Montefalco (Pg) | via Santa Chiara da Montefalco, 52 | tel. 0742.362074 | email: allaviadimezzo@libero.it

 

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Le alici salate. Una tradizione di casa.

Adoro le tradizioni locali, ormai lo sapete, e sapete anche che  di Gaeta amo soprattutto la zona detta Peschiera, dove i pescherecci si ritirano al tramonto carichi del loro bottino, seguiti da stormi di gabbiani in cerca di avanzi. Anche mio nonno, che non ho mai conosciuto purtroppo, era un pescatore. Si arrangiava come poteva per permettere alla famiglia una vita dignitosa. Di lui sò poco e niente, perché se n’è andato via prematuramente lasciando a due figli poco più che adolescenti di provvedere al sostentamento della famiglia. Perché parlo di mio nonno? Perché, grazie a lui, mio padre ha imparato a preparare le alici salate. Si, le famose alici sottosale, che si trovano anche nei supermercati dentro eleganti vaschette. Ma le nostre sono diverse. Sono frutto di anni e anni di  pratica, di arte sapiente della preparazione. Un’arte antica quasi quanto il mondo, tipicamente presente nei paesi di marealici salate, tradizione di Gaeta, trevaligie

Un rito annuale a casa nostra. Mio padre passa  ore ad eviscerare, sistemare e coprire con il sale le  alici polpose, selezionate con cura. Un usanza meravigliosa, la nostra, che ci permette di assaporare le alici in  inverno, una volta dissalate,  su crostini di pane e burro, accompagnate dalle puntarelle, dei germogli di cicoria dal caratteristico gusto amarognoloalici salate, tradizioni, Gaeta, trevaligie

Preparazione

Per prepararle servono solo 2 ingredienti: le alici e il sale grosso.

Per 10 kg di alici, occorrono 5 kg di sale grosso.

Le alici devono essere freschissime, medio-grandi e  con la carne soda.  Luglio è il mese ideale per prepararle, perché in questo periodo si pescano le alici migliori. Un accortezza che ricordo in maniera particolare è il fatto che le alici, prima di essere conservate nel contenitore di coccio, non devono essere lavate con acqua corrente. L’acqua di fontana potrebbe farle marcire.  Quindi si eviscerano, e si lasciano a sgocciolare per una notte in un colapasta. Dopodiché si cosparge il fondo del contenitore con il sale grosso, e si cominciano  a sistemare le alici disponendole in fila, e alternando testa e coda per recuperare spazio e per permettere al sale di penetrare bene. Si continua così fino a che il contenitore non è quasi pieno. Bisogna lasciare circa 2/ 3 cm  liberi dal bordo del contenitore, che vanno riempiti poi con il sale. Si coprono quindi con un tappo di sughero, o di polistirolo, sul quale va poggiato un peso. Una pietra, una bottiglia d’acqua, qualsiasi cosa che riesca a fare pressione sulle alici, le quali  dovranno rimanere pressate e in salamoia per almeno 2 mesi, conservate in un  luogo buio e fresco. Sotto l’arbanella bisogna  mettete  un recipiente pronto a raccogliere il liquido in eccesso che straborderà durante il processo di salatura.

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La dissalatura

 Trascorso il tempo necessario le alici sono pronte per essere gustate. Come?

Si preleva la quantità di alici necessaria dalla garbanella, avendo cura di risistemare bene il sale sulle restanti. Bisogna metterle quindi in ammollo in acqua per almeno mezz’ora, in modo da reidratarle. Dopodiché si toglie loro la lisca e  il sale rimanente sotto acqua corrente, e vanno sistemate ben  stese in  un vassoio,  completamente ricoperte di olio extra vergine di oliva.

Bene, ora sono pronte per essere gustate.

Sul Cucinale.com ho trovato un ottima ricetta da realizzare con le alici salate nostrane. Non mi resta che augurarvi buon appetito!

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Gestire l’intolleranza al lattosio in viaggio: Lactojoy

Ho una forte intolleranza al lattosio, da diversi anni. Purtroppo in viaggio è molto penalizzante, soprattutto perché nella cucina estera viene usato abbondantemente il burro invece dell’olio, e diversi intingoli a base di latte o yogurt  per condire le portate. Nonostante l’intolleranza al lattosio non possa essere curata  con i farmaci in maniera definitiva, si possono assumere  sostituti enzimatici formulati con lattasi che, anche se non risolvono il problema, ne possono attenuare i sintomi.

Non ho mai usato prodotti farmacologici per il mio problema, perché spesso  queste pillole sono piene di additivi ed edulcoranti, inutili e dannosi per l’organismo.

Ma stanca di rimanere a volte digiuna, o di accontentarmi di pietanze scondite, e soprattutto di non poter assaggiare i prodotti tipici del paese in cui sono in visita, ho optato per delle pillole naturali che potessero darmi un valido aiuto soprattutto in vacanza.

Lactojoy: compresse di lattasi

Ho trovato e provato le pillole  Lactojoi,  che contengono un quantitativo molto elevato di enzima della lattasi: 14.500 FCC.  La loro formulazione contiene solo l’enzima lattasi ed  un agente distaccante composto esclusivamente da fibre vegetali e fecola di patate biologica.  Lactojoy quindi è un prodotto vegano, non contiene né  istamina né glutine.Lactojoy, intolleranza al lattosio, gestire le intolleranze in viaggio, trevaligie

Modo d’uso

Si assume una compressa di Lactojoy poco prima dei pasti che contengono lattosio. La dose varia a seconda della quantità di lattosio che si presenta nel pasto e dal grado di intolleranza. Ad esempio per mangiare una pizza margherita mi è bastata una sola pasticca per non avere alcun tipo di problema.  Ovviamente non è possibile calcolare l’esatta quantità di lattosio presente in un pasto, per cui ho dovuto fare alcuni test  per capire come regolarmi con la dose.  Inoltre le compresse Lactojoy sono facilmente divisibili, per cui, se volete togliervi lo sfizio di mangiare un quadretto di cioccolato al latte, potete assumere anche solo mezza pasticca! L’importante è non farne un uso sregolato, e non assumerne più di dieci al giorno.

Packaging

Lactojoy presenta una confezione molto easy, ben lontana dai soliti blister medicinali. E questo dà al prodotto un marcia in più. Le pillole, due, sono contenute in pacchetti molto carini, simili a quelli delle caramelle, dal design molto fresco e  giovanile. Inoltre sono  di misura contenuta, facilmente portabili in borsa, o addirittura nel portafoglio.  Nella confezione ho trovato anche dei simpatici adesivi.

Lactojoy, intolleranza al lattosio, gestire le intolleranze in viaggio, trevaligie

Se i sintomi continuano o peggiorano nonostante l‘assunzione corretta di LactoJoy ad un dosaggio sufficiente, consultate il vostro medico. 

Perché usarlo

In viaggio, o in tutte le situazioni in cui non si riesce a sapere la quantità di lattosio presente nei pasti che si andranno a consumare, Lactojoy è un valido aiuto. Avere una pasticca sempre a portata di mano vi permette di godervi i prodotti tipici locali in pieno relax, soprattutto quando non sono specificati gli ingredienti. 

Contatti 

Per saperne di più potete visitare il sito ufficiale
Web:[
www.lactojoy.com]
FB:
https://www.facebook.com/lactojoy.italia/

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