Il Tortano Gaetano

Si avvicina Pasqua, ed il ricordo più dolce che ho della mia infanzia è mia nonna in cucina che preparava una decina di tortani, i tipici ciambelloni  pasquali di Gaeta, fatti con pochi e semplici ingredienti, glassati e decorati poi con confettini colorati.  Molti erano da regalare, alcuni rimanevano a noi della famiglia. Si usava molto portare in dono ai conoscenti un tortano gaetano fatto a mano come dono per la Pasqua, e qualcuno ancora rispetta questa tradizione.tortano gaetano, gaeta, tradizioni gaetane, trevaligie

Il Tortano nella mia infanzia

Ricordo che mia nonna si preparava gli ingredienti in fila sul tavolo. Sacchetti di farina, uova, latte. Zucchero semolato e zucchero a velo davano un odore dolciastro a tutta la stanza. Non usava le fruste. Non esistevano ancora robot o fruste elettriche. Sono arrivate qualche anno più tardi. Mia nonna usava le mani. Si, le mani. Sbatteva forte tutti gli ingredienti usando una mano a mò di frusta. Il forno rimaneva acceso un pomeriggio intero. Si cominciava subito dopo pranzo e non si poteva accendere nient’altro in casa. Tv, radio, asciugacapelli. Niente. Ogni possibile calo di energia avrebbe fatto “ammosciare” il tortano in forno. Stavamo tutti riuniti in cucina ad aiutare, a guardare, a chiacchierare. Spesso, se le temperature lo permettevano, mi mettevano a fare la guardia fuori il balcone, e dovevo intercettare chiunque avesse intenzione di bussare al campanello! Mia nonna sosteneva che anche il campanello toglieva energia al forno, e quindi poteva compromettere la lievitazione del dolce. Mah, chissà se era poi tanto vero. Fatto sta che ubbidivo, seguivo il procedimento e aspettavo con ansia di aiutare a montare i bianchi. Sul tortano gaetano infatti va stesa una glassa bianca, fatta di albumi e zucchero a velo,  che poi accoglierà tantissimi confetti colorati.

tortano gaetano, gaeta, tradizioni, pasqua, trevaligieEcco, io aspettavo di montare l’albume con lo zucchero al velo e una spruzzata di limone. Giravo fortissimo con la frusta fino  a che non sentivo dolore al polso. La ricompensa era golosa. Avrei potuto pulire il fondo della scodella contenente la glassa avanzata. Questa glassa bianca e profumata nel nostro dialetto viene chiamata “gliu naspr”. Un passaggio vitale per la buona stesura del naspro era di farlo sul tortano ancora caldissimo, praticamente appena sfornato e tolto dalla teglia. Solo così avrebbe aderito benissimo alla superficie del dolce. Io ancora una volta mi rendevo utile cospargendo il tortano di confettini  colorati e anicini.

La storia del verme 

Una volta pronti, i nostri dolci venivano incolonnati sul tavolo della sala da pranzo. Quelli che sarebbero andati in dono venivano impacchettati con la carta da modellismo, una carta sottilissima e bianca,  legata con nastrini colorati. I nostri rimanevano in bellavista, coperti da canovacci. Per non farceli mangiare ne toccare, ci dicevano che all’interno c’era un verme, e che questo sarebbe andato via solo il giorno di Pasqua. Solo allora avremo potuto gustare il frutto di tutta la fatica dei giorni precedenti.

La ricetta della nonna

Fare i tortani per Pasqua era un rito a casa nostra. Ero molto piccola e molti ricordi sono confusi o svaniti. Ma le sequenze, i profumi, i riti scaramantici durante la cottura, li ricordo benissimo.

Vi lascio la ricetta di mia nonna, che potete trovare anche su IlCucinAle.com, e che è quella che ancora continuo ad usare anche io.  Viene sempre benissimo, nonostante in casa, durante la cottura in forno, siano accesi tutti gli elettrodomestici possibili ed immaginabili.  Per comodità metto tutti gli ingredienti in sequenza nella Kitchen Aid e impasto. L’unica accortezza che uso, proprio come nonna, è di non aprire mai il forno prima che sia passata mezz’ora. Dopo di che si può fare la prova con lo stuzzicadenti per vedere se il tortano è cotto.

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La ricetta

4 tuorli
250 grammi di zucchero
300 grammi di farina
1 bicchiere di latte
1/2 bicchiere di olio di semi
2 gocce di liquore strega
1 bustina di lievito per dolci

Montate i tuorli con lo zucchero, fino ad avere un composto spumoso, di seguito aggiungete man mano la farina setacciata con il lievito, il latte, l’olio e la strega e amalgamate bene. Nonna non usava lievito chimico, ma un cucchiaio di bicarbonato.
Infarinate lo stampo per ciambellone prima con il burro e poi con la farina. Inserire il composto al suo interno ed infornate a forno preriscaldato a 180 gradi. Usate il forno statico e mai ventilato.
Trascorsi una ventina di minuti controllate con uno stuzzicadenti la cottura (io uso quelli da spiedino, che arrivano nel centro del dolce) . Se lo stuzzicadenti esce perfettamente asciutto il dolce è cotto.

Per fare la glassa

Montate l’albume con lo zucchero a velo ed il limone e spennellate la glassa sul tortano ancora caldo.  Completate cospargendo i confettini colorati.tortano gaetano, gaeta, tradizioni gaetane, trevaligie

Se avete bambini in casa, figli o nipoti, lasciate a loro quest’ultimo passaggio. Si divertono come matti, e poi date loro per ricompensa la glassa avanzata nella ciotola, proprio come faceva mia nonna. Chissà magari anche loro, nel periodo di Pasqua, ricorderanno con gioia questo rito speciale. 

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