A cena da Giorgione, alla Via di Mezzo. Una “lacrima d’olio” tra orto e cucina.

Il nostro week end on the road in Umbria non aveva previsto una tappa a Montefalco, ma strada facendo abbiamo deciso di dedicare un pomeriggio a questa piccola cittadina umbra, che si è rivelata una vera chicca enogastronomica, oltre che culturale.

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Il piccolo paese di Montefalco è situato in cima ad una collina, circondato da vigneti e  uliveti millenari.  Grazie alla sua favorevole posizione panoramica è possibile avere, dai vari  belvedere che si incontrano durante la passeggiata, una fantastica vista a 360 ° sulla verdeggiante vallata  tra Perugia e Spoleto. In questa zona si producono il Sagrantino di Montefalco e il Montefalco Rosso , un vino DOC la cui produzione è consentita solo ed esclusivamente nell’intero territorio comunale di Montefalco, e in alcuni comuni della provincia di Perugia.

Il ristorante La via di Mezzo

Abbiamo avuto modo di degustare un Montefalco Rosso Riserva, della Cantina Antonelli, durante la nostra cena nell’osteria più famosa d’Italia. Alle otto in punto infatti, eravamo al Ristorante   “Alla via di Mezzo”, l’osteria del cuoco più simpatico della tv.  Protagonista indiscusso del programma culinario di Sky, Giorgione “orto e cucina”, Giorgio Barchiesi fa trovare nei suoi piatti la stessa cucina genuina, regionale  e  tradizionale  che abbiamo visto tante volte preparare nella sua trasmissione.Umbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

Ci accoglie sua moglie Marianna, magnifica padrona di casa. La mise en place è semplice e casereccia. I sottopiatti consumati e lievemente sbeccati, tutti differenti tra loro, danno alla tavola una nota allegra e conviviale.

Il buffet di antipasti 

Ci accomodiamo, e dopo aver fatto un primo brindisi con il Montefalco Riserva, ci fanno accodomodare al buffet degli antipasti.  Alla Via di mezzo, Giorgio Barchiesi propone da sempre un menù fisso, che comprende appunto una grandissima scelta di antipasti a buffet, e assaggi di due primi e di due secondi piatti, rigorosamente preparati secondo la stagionalità degli ingredienti. Il tutto seguito da deliziosi bocconcini di torte fatte in casa.Umbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

Il buffet degli antipasti di Giorgione

Inutile parlare di abbondanza. Formaggi tipici locali si alternano a  sublimi prodotti caseari italiani e francesi. Deliziose mostarde e marmellate accompagnano cotanta bontà. I salumi sono di primissima scelta, e si sciolgono in bocca.

Umbria, Giorgione orto e cucina, la via di mezzo, trevaligieNumerosi contenitori di coccio contengono le più svariate delizie gastronomiche locali. Pappa al pomodoro, fagioli in umido, trippa e testine, lampredotto, olive, insalatine fredde di cereali e legumi saziano la vista prima dello stomaco. Un mix di sapori, profumi deliziosi e colori caldi rapiscono i sensi. Umbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

Giorgio Barchiesi

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 Una volta a tavola ecco che arriva il simpatico Giorgione, col suo inconfondibile maglione rosso e la salopette di jeans che ormai contraddistingue il suo personaggio. Saluta con enfasi tutti i commensali da buon padrone di casa, consiglia cosa assaggiare, i vini da abbinare. E’ incline alla risata e molto socievole con tutti. Disponibilissimo a farsi fotografare.Umbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

Il menù della serata

E’ difficile continuare dopo aver spizzicato tutte le deliziose pietanze del buffet. Ma ecco che arrivano i primi piatti da degustare. Un vassoio abbondante di strangozzi con peperoni, guanciale e pomodorini, seguito da un profumatissimo assaggio ( si fa per dire) di pasta al sugo di paljata. Quest’ultima una vera delizia. Sapori bilanciati, mai invadenti, nonostante tutte le portate siano a base di carne.

La prima portata dei secondi piatti è una faraona al forno, cucinata in maniera divina. Morbida, gustosa, non banale.  Nota di merito poi per lo stracotto di manzo. Gusto deciso, carne morbida e polposa. Va via una seconda bottiglia di Montefalco Riserva, 14 gradi e mezzo. Un rosso che riesce a equilibrare non solo piatti così strutturati, ma anche pietanze saporite come i formaggi stagionati oppure i salumi.

Giorgione a metà serata saluta tutti, e si dirige al nuovo ristorante che ha aperto assieme ai figli, il Villa Selva Country House. Si sente in dovere di fare una comparsata anche li, per non deludere gli ospiti. Perché diciamocelo, prima ancora della sua cucina, in molti, noi compresi, vogliono conoscere luiUmbria, Giorgione orto e cucina, Ristorante la via di mezzo, trevaligie.

La serata si conclude con una degustazione di torte fatte in casa con ingredienti semplici e genuini. Dolci  classici, come la torta di mele e la torta di cioccolato e ricotta. Deliziosi bocconcini uno tira l’altro. Ci alziamo satolli, ed anche leggermente alticci.

Perché ci è piaciuto

Il locale è semplice ed accogliente, una classica osteria a conduzione familiare. Arredi pochi ma essenziali e come già detto, una tavola apparecchiata in maniera semplice, casalinga. La gentilezza è una costante. Dai padroni di casa ai camerieri, tutti hanno sempre una parola gentile, un sorriso e un accortezza, nonostante il locale  colmo di persone. Le porzioni sono abbondanti. Vi consiglio di non esagerare con gli antipasti come abbiamo fatto noi. Vale la pena di assaggiare fino all’ultima portata. Come dico spesso, la semplicità paga sempre, e questo posto ne è la prova. Giorgione non stupisce con piatti gourmet, elaborati e graziosamente impiattati. Giorgione nel piatto ci mette la genuinità. 

Costi

Il menù è fisso, come già specificato. Si spende sui 30 euro a persona, bevande escluse. Considerando la quantità delle porzioni e soprattutto la qualità degli ingredienti direi che il rapporto qualità prezzo è più che equilibrato.

Animali ammessi

La Via di Mezzo è un locale pet-friendly. Gli animali sono ammessi, sempre accompagnati da padroni educati.

Consiglio

Vi consiglio di prenotare almeno un paio di mesi prima se avete intenzione di assaggiare la cucina tipica di Giorgio Barchesi. La lista d’attesa è molto lunga. Soprattutto nei week end è quasi impossibile trovare un tavolo. 

Giorgione Alla Via di Mezzo | Montefalco (Pg) | via Santa Chiara da Montefalco, 52 | tel. 0742.362074 | email: allaviadimezzo@libero.it

 

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I fuochi di San Giuseppe. La notte magica di Itri.

 

Una serata magica, quella dedicata ai Fuochi di San Giuseppe di Itri,  durante la quale vengono accesi enormi falò  in diversi punti del paese, per celebrare l’arrivo della primavera. Anche quest’anno siamo riusciti a partecipare a questa folcloristica manifestazione, complice la bella serata e le temperature miti.

Inizio del tour

Iniziamo il nostro tour gastronomico dal rione Gianni Rodari, degustando dell’ottima polenta al sugo di cinghiale e spezzatino di capra. Il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso. 

Colorati fuochi d’artificio alle otto in punto danno il via all’accensione dei fuochi, e tutto il paese inizia a scaldarsi, ad animarsi, a ballare attorno ai grandi falò.

castello di itri, fuochi di san giuseppe, trevaligie

Proseguiamo verso il castello di Itri, passeggiando tra bancarelle di artigianato locale,  ci arrampichiamo sulle bellissime scalinate, e strada facendo ci fermiamo a quello che ritengo il fuoco più pittoresco della manifestazione. Fuochi di San Giuseppe, Itri, Gastronomia e tradizione, TrevaligieRimasto intatto nel corso degli anni, al fuoco del rione San Martino, piccolo e accogliente, ancora si servono fagioli e cotiche sapientemente praparati nelle case dei paesani,  in una piccola e deliziosa piazzetta. Assaggiamo queste prelibatezze seduti sulle bianche scalinate, gettiamo qualche ramo di ulivo nel falò sperando che porti fortuna e continuiamo la nostra scalata  verso la bellissima terrazza panoramica del rione Sant’Angelo.

La terrazza panoramica di Itri

Una volta arrivati in cima veniamo accolti da una coinvolgente musica popolare e da un odore di salsiccia nostrana alla braceIl falò prende quasi tutta la piazza, e i bambini si divertono ad attizzare il fuoco con i rami di ulivo, accatastati in un angolo  e disponibili per chiunque voglia partecipare a rimpinzare il  falò.Fuochi di san giuseppe, itri, trevaligie

Qui assaggiamo le “tiritelle”, fagotti di pasta di pane impastati con le olive e poi fritti nell’olio bollente. Una chicca che non ricordo di aver mai trovato durante l’annuale giro dei fuochi. Assieme alle buonissime tiritelle, assaggiamo salsiccia e marzolino, un tipico formaggio che si produce nel mese di marzo, fatto con latte di capra, pecora e mucca miscelati fra loro.

Lasciamo l’affollata terrazza e ci dirigiamo verso il fuoco di Porta Mamurra, dove nonostante la fila consistente, riusciamo a prendere qualche vassoio con maialino arrosto, patate al forno e olive. Ovviamente tutto accompagnato da un bicchiere di vinello rosso locale.

Le zeppole itrane

Decidiamo di prendere il dessert al rione Straccio, dove servono le tipiche zeppole di San Giuseppe.Differenti dalle classiche zeppole farcite di crema , le zeppole itrane sono palline di pasta lievitata, fritte nell’olio e passate ancora bollenti nello zucchero semolato. Mangiate calde sono una vera delizia

La musica e gli artisti di strada sono il non plus ultra della manifestazione. Le melodie popolari, il suono delle castagnette e dei tamburelli, riecheggiano in ogni rione, coinvolgendo le persone in balli improvvisati.

Ringraziamenti

Questa festa ha origini molto antiche, e coinvolge da sempre tutta la comunità locale. L’affiatamento dei cittadini è l’ingrediente principale della manifestazione. Grazie soprattutto al loro impegno, all’organizzazione dei rioni, del comune e della Pro Loco che la festa di San Giuseppe è riuscita a crescere e a farsi conoscere nel corso degli anni.  Ormai la città di Itri accoglie egregiamente e senza intoppi migliaia di persone durante lo svolgimento della tradizionale manifestazione.

fuochi di san giuseppe, ieri, trevaligie

Uno spettacolo bellissimo e alla portata di tutti, all’insegna della degustazione dei prodotti tipici e della buona musica popolare. Un occasione per visitare la splendida città di Itri, perdersi nelle sue caratteristiche viuzze e assaporarne la veracità.

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Dove mangiare a Gaeta: Scirocco Bistrot

Ho sempre adorato i bistrot, le piccole osterie a conduzione familiare. Pochi tavoli, luce soffusa e musica delicata in sottofondo. Una tipologia di locale che si addice al mio modo di essere.

Ma vi siete mai chiesti da dove derivasse la parola Bistrot?

Sembra che questo nome derivi dai piccoli locali parigini, in cui, ai tempi dell’occupazione della città da parte dell’esercito russo, i soldati andavano di nascosto a bere alcolici. Per paura di essere sorpresi usavano la parola russa Bouistro, “rapidamente”, serviteci rapidamente.  Quindi la parola è stata associata ad un tipo di locale in cui il servizio è molto rapido e poco formale.

Bistrot quindi, non è altro che il termine francese per indicare l’osteria. In origine, infatti, erano locali in cui venivano serviti piatti tradizionali accompagnati da vino della casa, a prezzi inferiori rispetto ai ristoranti. Inoltre rimanevano aperti a tutte le ore, consentendo anche agli avventori pomeridiani di poter gustare una fetta di dolce accompagnata da un thè caldo.

Ed è proprio seguendo questa formula che  Giorgia ha deciso di aprire Scirocco Bistrot, un locale intimo e accogliente, a gestione familiare, che vanta nel suo menù solo prodotti di stagione.

Oggi vi porto alla scoperta del suo locale a Gaeta, nel basso Lazio.

Scirocco Bistrot

Scirocco Bistrot nasce da un idea di Giogia Di Marzo, gaetana di origini ma residente a Londra per diversi anni. Al suo ritorno ha deciso di investire il suo tempo e le sue conoscenze culinarie in un locale tutto suo, che avesse le caratteristiche di un bistrot, l’intimità di una sala da thè e un menù versatile a base di prodotti locali, che sceglie con cura e con i quali rivisita spesso piatti della tradizione culinaria gaetana.

Scirocco Bistrot ti accoglie con un abbraccio di luci calde, pochi tavoli ma ben organizzati, una mise en place essenziale e pane fatto in casa. Il menù è intrigante, ci sono piatti della tradizione culinaria gaetana e anche rivisitazioni degli stessi, fatti con ingredienti a chilometro zero. Proprio per questo settimanalmente il menù viene cambiato, per adattarsi alla stagionalità e alla reperibilità dei prodotti.dove mangiare a Gaeta, Scirocco bistrot, trevaligie

L’atmosfera è rilassante, molto informale. Sorseggiando un ottimo prosecco faccio due domande a Giorgia, incuriosita dalla sua scelta di investire proprio a Gaeta.

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Giorgia Di Marzo nel suo locale, foto di Flavia Fiengo Fotografie

So che sei stata diversi anni a Londra per lavoro, come mai quindi questa scelta di tornare in Italia e di aprire un bistrot proprio a Gaeta? 

Il mio progetto infatti è nato a Londra.

Mi sarebbe piaciuto investire li, ma mi sarei trovata sola. Ho poi optato per Milano, dove avrei potuto contare sulla presenza di mio fratello, ma i costi erano proibitivi e non me la sono sentita di affrontare una spesa così alta. Allora ho pensato di tornare a Gaeta, la mia città. Ho avuto subito l’appoggio e la collaborazione dei miei genitori, ed è stato mio padre a trovare questo locale in Via Annunziata, una delle strade più belle di Gaeta che è rimasta fin troppo nel dimenticatoio.  Mi sono innamorata del locale e della sua posizione, e ho iniziato quindi il conto alla rovescia. Ho lasciato Londra dopo dieci anni e sono tornata per cercare di portare una boccata di aria fresca in  una zona della città per molto tempo rimasta abbandonata. Gaeta ha un potenziale enorme, bisogna cominciare a sfruttarlo.

Perché il nome Scirocco?

Per diversi anni ho lavorato in un ristorante mediorientale. I miei datori di lavoro, Sarit e Itamar, sono stati i primi a credere in me. Se oggi sono riuscita ad essere dove sono è anche merito loro, che mi hanno dato l’opportunità di imparare e di crescere professionalmente. Sarit e Itamar sono siriani. Scirocco è il vento caldo che arriva dalla Siria. Quindi il nome è dedicato a loro.

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Consiglio vivamente questa nuova tipologia di locale. E’ sicuramente un modo innovativo per fare un assaggio della cucina gaetana, per passare una serata diversa con amici e/o parenti o, semplicemente, per staccare per qualche ora la spina dalla dura giornata lavorativa davanti ad una tazza di the bollente.

Se siete di passaggio in questo periodo a Gaeta leggete anche Babbo natale nel villaggio incantato, un esperienza unica per grandi e piccini.

Un week end tra le colline del Chianti

Un week end in Toscana con altre famiglie? Perché no. Abbiamo trovato un posto favoloso dove soggiornare a San Casciano in Val di Pesa. Un agriturismo molto particolare, nel cuore del Chianti, in posizione strategica per quanto riguarda la vicinanza alle città circostanti. Questo piccolo e meraviglioso borgo immerso nella natura ospita sculture permanenti di grandi artisti contemporanei, che lo rendono un piccolo museo da esplorare.

San Casciano in Val di Pesa, Fattoria La Loggia, Toscana, trevaligie

  Da ogni angolo spunta una installazione particolare, che rende questo posto davvero accattivante. Il centro d’arte della Fattoria La Loggia non ha eguali.

San Casciano in Val di Pesa, Fattoria La Loggia, Toscana, trevaligie

 Fu fondato circa una ventina di anni fa da Giulio Barruffaldi, che ha voluto creare questo luogo di ispirazione e di incontro per gli artisti di tutto il mondo.

San Casciano in Val di Pesa, Fattoria La Loggia, Toscana, trevaligie

 Alloggi

Gli appartamenti e le camere sono arredati in stile toscano, con travi in legno, camini in pietra, e mobili d’epoca.
Essendo tre famiglie abbiamo optato per un unica villetta su tre piani, con tre camere ognuna con il proprio bagno, e una bellissima sala da pranzo in comune. Riunirsi la sera davanti al camino è stata davvero un esperienza fantastica. Ivana, la signora che gestisce il centro, ci ha accolti come se già ci conoscesse da una vita, e ci ha fatti sentire parte di una famiglia.

San Casciano in Val di Pesa, Fattoria La Loggia, Toscana, trevaligie
Foto di Silvia Vinciguerra

La zona del Chianti

Per muoversi nella zona è necessaria la macchina. La zona del Chianti vanta forse la strada più suggestiva del mondo, la via Chiantigiana. Percorrendola in auto, ma anche in bici, potrete riempire gli occhi di panorami meravigliosi e scenari da cartolina. Boschi e prati verdi, a tratti interrotti da vigneti, ulivi e casali in pietra sulle cime delle colline.

Greve in chianti

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La particolarità di questo borgo è la sua piazza triangolare, unica nel suo genere. Piazza Matteotti, delineata sui tre lati da bellissimi portici, ospita un particolare mercato. Bellissime bancarelle con prodotti gastronomici, oggetti in ceramica, vestiti fatti a mano e tanto ancora.

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Sotto i portici, dietro le grandi fioriere colorate, si trovano i negozi, le botteghe artigiane, diversi ristoranti e rinomate enoteche. Bellissima la famosa Bottega dell’Artigianato, dove si realizzano ceste fatte a mano e particolari sculture in legno di ulivo. Una tappa obbligata è           all’ Antica Macelleria Falorni, una tipica macelleria toscana, dove è possibile acquistare vari tagli di carne, salumi e formaggi, oppure assaporarli nel loro bistrot, occupando i tavolini all’interno del locale o quelli sotto le arcate dei portici. Il tutto accompagnato da ottimi vini autoctoni. Si può anche solo entrate per fare un piccolo “tour”. I prodotti sono esposti in maniera eccelsa, e sono tutti molto disponibili a elargire informazioni sulla storia e sulla lavorazione degli insaccati o dei formaggi.

 Monteriggioni

Appare all’improvviso nel bel mezzo delle colline toscane. Le sue torri e le sue mura suggestive si innalzano maestosamente dal verde circostante. Un luogo magico, incantevole. Un piccolo borgo medievale in cui sembra di essere tornati indietro nel tempo.

 Per girare Monteriggioni basta una mezz’ora. Ci sono ampi parcheggi all’esterno, proprio sotto le mura. Poi è possibile raggiungere a piedi il centro storico, subito dopo aver attraversato la magnifica porta principale.

Ci si ritrova in una piazza abbastanza ampia, il fulcro del borgo, dove si susseguono ristoranti e caffè con tavolini all’aperto. C’è un atmosfera tranquilla e molto rilassante, nonostante ci siano centinaia di turisti. 

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 Tutto sembra scorrere lentamente. Le case sono ancora abitate da persone del luogo, in queste palazzine basse, con mattoni a vista e  scalinate in pietra viva, colorate da vasi di  gerani sui davanzali.

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Monteriggioni. Foto di Silvia Vinciguerra

Non fatevi scappare il Museo delle armature, soprattutto se avete bimbi al seguito. Si gira in pochi minuti, costa poco ed è divertente perché si possono  provare armi e armature. In più con lo stesso biglietto si può accedere  alle mura. All’interno del museo ci sono anche  numerosi cartelli che raccontano la storia del paese.

Colle Val d’Elsa

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Colle Val d’Elsa. Foto di Silvia Vinciguerra.

Dalla maestosa Porta Nuova si accede a questo meraviglioso borgo toscano. Il paese si distribuisce su tre livelli.

  • Il Borgo, con le sue viuzze tipiche caratterizzate da bellissimi palazzi del cinquecento. Su ognuno di essi è esposta la targa della famiglia che vi ha abitato contribuendo alla storia della città. Questa parte storica è un vero e proprio gioiello, curata e ben conservata. In fondo al Borgo si trova Palazzo Ranieri-Portigiani, che è sede del comune.
  • Il Castello, un nucleo fortificato molto antico. Vi si accede tramite una grande porta in muratura, e all’interno ci si perde nelle strade intervallate da piazze, ci si incanta davanti le sue chiese, le torri e i palazzi. Lo sguardo si perde sui cortili, sui pozzi e sui giardini curatissimi. In quest’area si trovano parti di strutture medievali ancora intatte. Molto particolare la Casa Torre, casa natìa del grande architetto Arnolfo di Cambio. Una bellissima e antica struttura in parte in pietra in parte in mattoni.  Nelle vicinanze si trova il Baluardo, un ascensore comunale altissimo che collega la zona alta a quella sottostante. Da qui la vista sulla parte bassa è fantastica. Una volta arrivati al Piano, si raggiunge l’uscita camminando in una bellissima galleria d’epoca. In alcuni antri di quest’ultima si trovano alcune installazioni di artisti moderni.
  • Il Piano è la zona bassa, diventata ora la zona “moderna”. Qui un tempo si sfruttava l’energia delle acque dell’Elsa per lavorare la lana, la carta e il vetro. Ancora oggi Colle Val d’Elsa è un importante centro industriale, noto soprattutto per la produzione dei cristalli. Qui si sviluppa il paese vero e proprio, con scuole , uffici e negozi. 

Cantine Antinori

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Tappa obbligata, anche se non siete amanti del vino. Una struttura gigantesca scavata all’interno di una collina, fatta di cemento, legno  e  terracotta. Un mondo sommerso, nascosto da terreni e vigneti, perfettamente integrato al paesaggio del Chianti. Già all’ingresso si rimane senza parole. Un guardiano al cancello ci da il permesso di accedere ai parcheggi, ampissimi e dispersivi. All’uscita è stato difficoltoso ricordare dove fosse la macchina. Salendo una scala elicoidale si accede al nucleo della struttura.

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Il panorama che appare alla fine della salita lascia senza fiato. Filari di viti con colline verdi come sfondo. Anche con la pioggia riusciamo ad apprezzare l’essenza di questi luoghi unici al mondo. 

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Questa cantina, un misto tra arte, storia e modernità, è stata fortemente voluta dal Marchese Piero Antinori. Al suo interno è possibile visitare le cantine attraverso un percorso che racconta la storia della famiglia e dei suoi vini. Il ristorante che si trova sul tetto è dedicato a Rinuccio Antinori, capostipite della dinastia, e da lui prende il nome.  La vista panoramica sulle colline del Chianti ne fa un luogo davvero incantevole,  e i piatti della tradizione toscana, rivisitati in chiave moderna, sono accompagnati da un ampia selezioni di vini.

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Consiglio fortemente il tour guidato della cantina, da prenotare in anticipo. Se invece come noi, siete dei visitatori con bimbi al seguito, vi consiglio di fare un giro senza impegno. Lo spazio è strutturato in modo da accontentare tutti. Oltre al tour e al ristorante, c’è una bellissima bottega dove poter comprare o degustare previo pagamento le più famose etichette della casa. Inoltre allo shop si possono acquistare prodotti provenienti dalle diverse tenute della famiglia. Alcuni sono pezzi unici introvabili. Io e mia figlia ci siamo perse nella fantastica area lettura, una libreria che offre volumi e testi dedicati alla storia della famiglia Antinori, sui vini e sulla costruzione della struttura.

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