Cancale. Le spettacolari maree e gli allevamenti di ostriche.

Cancale, rinomata per la produzione di ostriche, si trova in Bretagna, nel dipartimento di Ille-et-Vilaine.  La sua vicinanza a  Mont-Saint-Michel   e alla baia di  Saint Malò la favorisce non poco, e la rende un posto molto speciale, tappa obbligata per chi ama il turismo lento e i prodotti autoctoni. 

Dove dormire

E’ un piccolo paese incastonato in una baia, pieno di alberghi e ristoranti lungo la via principale. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche.  Noi siamo arrivati in questo borgo di pescatori la sera tardi, durante un on the road sulle coste francesi,  e presi dalla stanchezza ci siamo  lasciati guidare dall’istinto. Non c’era ancora tripadvisor a dare suggerimenti, quindi sono scesa a chiedere una camera ad un piccolo albergo che mi ha colpito subito durante la passeggiata,  Le Querriene Hotel.  Mi è piaciuto subito il suo stile marinaresco, i velieri in bella mostra ovunque e, nella camera che mi hanno fatto visionare, mi ha colpito molto la testiera del letto, ricavata da un vecchio remo. Le stanze non sono molto ampie ma l’atmosfera è sicuramente quella giusta per il nostro soggiorno a Cancale. Quindi prenotiamo per due giorni.  Due giorni per degustare ostriche e per bere ottimo sidro, una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione delle mele. 

La passeggiata di Cancale

La cittadina di Cancale non offre granchè, non ci sono molte cose da fare, se non degustare ostriche, e la passeggiata è davvero piccola. La strada da un lato è costeggiata da piccoli locali, molto intimi, tutti in stile bretone.  Mentre dal lato opposto c’è una vista meravigliosa sull’oceano. La mattina, quando la marea si ritira, è piacevole ammirare gli scafi delle barche poggiati sull’arenile, in attesa di poter tornare presto a galleggiare. Stanno li, pazienti, inclinati, forse speranzosi di essere fotografati.Cancale, Bretagna, viaggio on the road in francia, trevaligie

Al tramonto  si comincia a sentire il boato dell’oceano che ritorna impetuoso, voglioso di riappropriarsi della sua costa, della sua banchina, di tornare a coprire gli allevamenti, di togliere ossigeno alle ostriche, di far tornare le barche a galleggiare. Riempie ogni spazio che gli è concesso, sembra quasi coprire anche il sole, concedendo ora alla luna di specchiarsi sulle sue acque calme, rilassate.

Ostriche come street food

Inutile dire che il gusto delle ostriche  qui è superlativo.  Al mercato delle ostriche , il Marchè au huitres, ogni giorno potete trovare bancarelle allestite dagli allevatori e potete degustarle appena raccolte ad un prezzo più che accessibile. Ovviamente le ostriche  vengono servite come uno street food, nel piatto di plastica o su un tovagliolo di carta, alcuni addirittura te le danno in mano appena aperte, e subito si rimane inebriati dall’odore dell’oceano, forte e persistente.

Il fenomeno  delle maree vale tutto il viaggio fin qui. Ci troviamo di fronte alle maree più intense e spettacolari di tutta l’Europa. L’acqua che giornalmente si ritira per centinaia di metri, lasciando affiorare i parc a huitres, i parchi ostreari degli allevamenti, e ritorna prepotente la sera, col suo inconfondibile scroscio, è davvero uno spettacolo impagabile.

Gli allevamenti delle ostriche a Cancale 

Al di là del centro storico, piccolo e suggestivo, la parte più caratteristica rimane senza ombra di dubbio  quella del porto e degli allevamenti delle ostriche.  Cancale costituisce infatti la capitale mondiale delle Huitres. I fondali della costa sono completamente dedicati agli allevamenti, che sono ben visibili durante il giorno, quando le maree si ritirano lasciano affiorare una distesa immensa di Parc au Huitres.Cancale, bretagna, viaggio on the road in francia, tr

 Le ostriche di Cancale sono decisamente le migliori in circolazione. Cosa le rende migliori rispetto alle altre ostriche allevate?  Il primo elemento a loro favore sono le spettacolari maree che in questa baia arrivano fino a 15 metri di dislivello, permettendo una perfetta ossigenazione dei molluschi. Il secondo deriva dalle correnti atlantiche, portatrici di plancton, di cui si nutrono le ostriche. Quest’ultime, partendo dallo stato di larve, impiegano tre anni a raggiungere le dimensioni adatte alla commercializzazione. Dopo essere state raccolte, subiscono una classificazione in base alle loro dimensioni. Si trovano infatti  5 categorie per le ostriche di allevamento, e ben 11 categorie per le ostriche piatte, quelle raccolte dragando i fondali.

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Dove mangiare

Abbiamo girato diversi locali, sia a pranzo che a cena. Le Cancalais è uno dei miei preferiti. Non lasciatevi demoralizzare dall’arredamento un po’ retrò, i piatti di mare sono fantastici, e vi consiglio di assaggiare la zuppa di pesce, che troverete nell’entrèè (antipasti). E’ completamente diversa da quella che siamo abituati a mangiare in Italia. Il pesce è frullato, quasi a diventare una crema. Non fatevi mancare nemmeno la specialità di queste coste: le moules. Le buonissime cozze oceaniche cucinate in divine salse. Tra le mie preferite le moules  a la marinier e le moules a la crema fraiche, sempre accompagnate dalle frites, una porzione molto abbondante di patatine fritte.

Il tutto deve essere necessariamente accompagnato da un bicchiere sidro ghiacciato, che è  la più famosa bevanda della regione.

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Viaggiare on the road: il traforo del Monte Bianco

 

La mattina del 24 marzo 1999,  all’interno della galleria del Monte Bianco si sviluppò uno spaventoso incendio, che costò la vita a 39 persone. Ricordo ancora le immagini al telegiornale nazionale: il fumo, i soccorsi, le cause, le colpe, le beghe tra le due nazioni confinanti: la Francia e l’Italia. L’incendio fù causato da un camion che transitava dal versante francese, il quale prese improvvisamente fuoco nel centro della galleria. Le macchine incolonnate nel tunnel furono costrette a fermarsi su entrambi i lati. Non c’era spazio a sufficienza per poter fare inversione di marcia, e anche scappare a piedi risultò difficile, perché il tunnel, nel frattempo, venne chiuso da entrambe le entrate. La chiusura sui due tornanti non fece altro che alimentare  le fiamme all’interno, che si ampliarono per via dei materiali combustibili presenti nella galleria. 

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Dopo questa tragedia il tunnel rimase chiuso per tre anni. Fù riaperto solo ed esclusivamente per le per le automobili nel 2002, dopo lunghi lavori di ristrutturazione. Noi siamo passati la prima volta dopo l’incidente, nel 2003, per intraprendere un viaggio on the road in tutta la Francia. Non è stato facile transitare nel tunnel, sarò sincera. Ancora vedevo davanti a me le immagini del disastro e l’apprensione era tanta. Credo siano stati i minuti pù lunghi della mia vita. Ma già al ritorno l’ansia e la preoccupazione erano nettamente diminuiti, avendo constatato le nuove misure di sicurezza della galleria.

I lavori dopo l’incidente

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Dopo il terribile incidente il tunnel è stato messo completamente in sicurezza. Sono state create nicchie antincendio e nicchie SOS ogni cento metri. Inoltre è stato costruito proprio al centro della galleria un posto di soccorso, dove staziona perennemente un veicolo dei pompieri attrezzato per gli incendi. E’ stata scavata una nuova galleria d’evacuazione sotto la carreggiata, alla quale si accede tramite rifugi nelle pareti, che permette inoltre di lasciar passare i soccorsi in caso di emergenza. Cosa più importante, è stata creata un unica sala di comando, per sostituire le due sale per versante, che proprio durante la tragedia non riuscirono a mettersi in comunicazione e tardarono così a chiedere gli aiuti necessari.

Sono state, da allora, notevolmente cambiate le regole per il transito attraverso il Traforo del Monte Bianco. Ad esempio, è vietato il transito ai mezzi che trasportano materiali pericolosi e infiammabili, è stata ridotta la velocità dei veicoli e resa obbligatoria la distanza di sicurezza a 150 mt. 

Perchè passare dal traforo?

Passando dal Traforo del Monte Bianco si arriva più facilmente nel nord della Francia. Anche se il pedaggio sembra costoso, non è equiparabile a quanto si spenderebbe in pedaggi e carburante usando le autostrade francesi o svizzere. Verificate con anticipo le condizioni del traffico stimate per il giorno del vostro transito nel traforo. Sul sito ufficiale www.atmb.com trovate tutte le informazioni utili, relative non solo al traffico, ma anche alle chiusure programmate per le manutenzioni o per le esercitazioni.

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LE NUOVE TARIFFE DI PEDAGGIO

Il costo del pedaggio per andare in Francia con l’automobile passando dal traforo del Monte Bianco è di 57,90 euro per la tratta andata e ritorno. Il solo passaggio per l’andata invece è di 46,40 euro. Esistono poi una serie di abbonamenti per chi fa più passaggi nell’arco dell’anno.

Facendo il biglietto dal lato italiano si paga il 22% d’IVA, mentre dal lato francese il costo è leggermente più basso, perché l’IVA è al 20%

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Montefalco: on the road con i bambini tra le colline dell’Umbria

Una strada contornata da uliveti centenari, che si inerpica su per la collina. Il sole che si posa sulle foglie d’ulivo creando dei riflessi argentati. Fiori primaverili fanno capolino dall’erba dei vigneti, peschi e  mandorli ravvivano lo scenario con i loro boccioli  dai colori tenui.  Bianco e rosa si alternano, dando un tocco romantico al paesaggio campestre.

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Foto di Silvia Vinciguerra

Nelle campagne di Montefalco ci accolgono i primi segni dell’arrivo della bella stagione. Proseguiamo in auto questa strada paesaggistica, fino alle mura della città. Ci troviamo nella “ringhiera dell’Umbria“, così chiamata per i suoi diversi punti panoramici, che permettono di avere una visuale a 360° sulle vallate sottostanti. L’aria è ancora fresca e soffia una leggera brezza che ci scorta per tutta la passeggiata.Montefalco, Umbria, viaggio on the road con bambini, trevaligie

La porta di Sant’Agostino è l’accesso principale alla Città. All’interno, l’antico stradone, tutto in salita, è costeggiato da vinerie deliziose e diversi negozi di filati.

L’artigianato locale 

Montefalco, Umbria, artigianato, viaggio con bambini, trevaligieSono proprio i filati e le tessiture il cardine dell’artigianato locale umbro, in particolare  di Montefalco. Si possono trovare prodotti di straordinaria bellezza realizzati con antiche tecniche tramandate di generazione in generazione. Bellissime tovaglie, pregiati tendaggi, lenzuola o asciugamani meravigliosamente lavorati. Proprio lungo questa strada  si trova il rivenditore esclusivo dei prodotti della Tessitura Pardi, l’eccellenza in fatto di tessuti di qualità made in Umbria

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Foto di Silvia Vinciguerra

La chiesa di Sant’Agostino a Montefalco

Montefalco, Umbria, viaggio on the road con bambini, trevaligieAll’improvviso, tra una macelleria e un enoteca, spunta la chiesa di Sant’Agostino. La sua facciata è semplice e discreta, in stile gotico. Costruita nel 1275, a cura dei frati agostinianiani, ha una grande navata interna sostenuta da diverse strutture lignee,  e meravigliosi affreschi, risalenti agli inizi del XV secolo,  che ne arricchiscono le pareti.

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Foto di Silvia Vinciguerra

La navata minore comprende una serie di cappelle, deliziosamente affrescate,  e in una nicchia sono conservati i resti del Presepio di Giovanni di Corraduccio.

Il belvedere

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Foto di Silvia Vinciguerra

La salita è ancora ripida, e lo sguardo si perde sui balconi fioriti, sui tetti baciati dai raggi dell’ultimo sole, sulle facciate in pietra viva, sulle  scale di legno scuro che si arrampicano sui piani alti dei palazzi.

Ogni tanto una panchina ricavata da vecchie botti ci permette di riposare e di ammirare le  lanterne che adornano le vecchie mura e ascoltare il canto gli  uccelli  al riparo sotto  le  grondaie.Montefalco, Umbria, viaggio on the road con bambini, trevaligie

Una  volta  in  cima  il  panorama  ripaga  di  ogni  passo  fatto.  La vallata si estende ampia al di sotto della città, uliveti e vigne si susseguono a perdita d’occhio.  Montefalco infatti è famosa anche per il suo Sagrantino, un vino autoctono che rispecchia i profumi e i sapori più veri di questa collina umbra.

Il vitigno Sagrantino è coltivato solo sui  poggi  attorno a Montefalco e Bevagna. Un vino millenario che, grazie alla passione e al lavoro quotidiano dei produttori montefalchesi, è diventato un’eccellenza assoluta, capace di rappresentare l’Umbria e l’Italia nel mondo e ad ottenere  la DOCG.

Curiosità

Pare che fù l’Imperatore Federico II di Svezia a cambiare il nome a questo borgo, essendosi accorto del grande numero di falchi che si aggiravano nei paraggi durante le sue visite.  Alla  città quindi, già denominata Coccorone, fù dato il nome Montefalco. 

Dove mangiare

Montefalco, Umbria, viaggio on the road con bambini, trevaligieSiete nella zona del Sagrantino e del cibo buono. Difficilmente mangerete male. Anche nelle enoteche offrono taglieri di salumi e formaggi di ottima qualità. Noi siamo riusciti a prenotare un tavolo alla Via di Mezzo, l’osteria del famoso chef di Sky Gambero Rosso, Giorgio Barchiesi, alias Giorgione orto e cucina. Ristorante a conduzione familiare, accogliente, casereccio, con un buon rapporto qualità prezzo. 

Bambini e animali

Non ci sono molte cose da fare con i bambini nel centro storico di Montefalco, se non passeggiare per negozi e fermarsi per qualche minuto al parco giochi del paese, piccolo ma ben attrezzato. Gli animali sono ben accetti ovunque nei locali.

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Ronda: viaggio on the road con i bambini nella penisola iberica

Ho fatto la corte a Ronda per  diversi anni. Sentivo che dovevo assolutamente  vedere di persona l’imponente gola de El Tajo, e le due città, la vecchia e la nuova Ronda,  unite dall’imponente  Ponte Nuevo, che avevo tante volte visto in fotografia. 

L’ho quindi inserita nell’itinerario del nostro viaggio on the road nella penisola iberica, anche se già sapevo che non sarebbe stato facile riuscire a fermarci li. Invece, una volta arrivati a Marbella,  ci siamo resi conto che in un oretta saremmo arrivati senza grossi scossoni a Ronda, e avremmo potuto fare una visita di almeno un giorno immersi  nella sua storia e nelle sue strade millenarie.

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Visitare l’Andalusia senza passare da Ronda è impensabile. Ronda è una città aspra ma accogliente e  la sua posizione la rende un luogo speciale, quasi magico. Si trova in provincia di Malaga, in una zona montuosa della  Sierra de las Nieves. La strada che porta a Ronda da Marbella, la Carretera de Ronda,  è una strada molto panoramica, ma è anche una delle strade più insidiose della Spagna. Vi raccomando ad una guida prudente, date le pareti franose e i continui  strapiombi che incontrerete  durante il tragitto. Inoltre la strada è percorsa anche da camion o tir, che in salita vi faranno rallentare di non poco la corsa, e in discesa possono piombarvi dinanzi a velocità sostenuta. Siate sempre prudenti. Una volta arrivati alla metà sarete senz’altro premiati dalla vista stupenda del Ponte Nuevo, illuminato dai raggi del sole di mezzogiorno. I parcheggi sono nella città nuova, che vi consiglio di lasciare immediatamente per tuffarvi a capofitto nella Ciutad.

Il Ponte Nuevo di Ronda

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La ciudad è la vera essenza di Ronda, l’antico centro moresco che racchiude tutti i punti di interesse della città. Per accedervi passerete sul punto più suggestivo del paese, ossia il Ponte Nuevo, che unisce le due città divise dalla gola del El Tajo. Il ponte venne completato solo nel 1793, dopo quasi 40 anni di lavori.  Un panorama unico, impressionante ed affascinante al tempo stesso.

Ronda, Andalusia, viaggio on the road, viaggio con bambini, Trevaligie I colori delle rocce della gola  si fondono con le tonalità calde delle colonne che sorreggono il ponte. Lo scroscio dell’acqua sottostante che echeggia nella gola e il vento fresco ci accolgono in questa giornata soleggiata e rendono il  momento idilliaco. Cerco di scattare qualche foto dall’alto ma la profondità  è talmente evidente che vengo presa da un attacco di vertigini. Passiamo il ponte affollato e ci immergiamo  nella Ciudad.

Plaza de Toros 

Percorrendo Calle Espinel arriviamo nell’ariosa e luminosa Plaza del Socorro. La piazza è molto frequentata dagli abitanti di Ronda, visto che qui si concentro negozi e locali come bar e ristoranti.Ronda, Andalusia, viaggio on the road, viaggio con bambini, Trevaligie

Poco distante incontriamo Plaza de Toros, la piazza più famosa dell’Andalusia e della Spagna stessa. Il perché è presto detto. Qui venne fondata la Maestranza, un antichissimo ordine di cavalieri specializzati nella Corrida, e  fù proprio qui che ebbe luogo la prima Corrida della storia.

Ronda, Andalusia, viaggio on the road, viaggio con bambini, TrevaligieAnnualmente a settembre, nella Real Maestranza, l’arena più grande di tutta la Spagna con ben 14 mila posti a sedere, si svolge la Corrida Goyesca, una manifestazione che rievoca le corride storiche. Tutti, dai toreri ai cittadini, indossano i tipici abiti Goyeschi,  portando in scena le usanze della borghesia spagnola del 1700.

Non sono amante delle Corride, dunque non ho visitato il museo taurino, né sono entrata nella Maestranza. Abbiamo proseguito invece verso il Mirador di Ronda.

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Mirador di Ronda

Entriamo nell’autenticità di questa città andalusa. Siamo letteralmente sull’orlo di un precipizio. Il bellissimo balcone panoramico sospeso nel vuoto è inquietante. Ci attrae e ci respinge al tempo stesso. Per affacciarmi devo prendere coraggio. Ma una volta posati gli occhi sulla vallata circondata dalle montagne selvagge si ferma il respiro.

Ronda, Andalusia, viaggio on the road, viaggio con bambini, TrevaligieLa paura si trasforma in stupore, poi in adorazione. Un panorama eccezionale, unico al mondo. Siamo sospesi nel vuoto, ammaliati da tanta meraviglia e sappiamo che il meglio deve ancora venire.

Mirador de Ponte Nuevo

Superata Plaza Duquesa de Parcent, ci si avvia verso l’uscita dalla Ciudad e ci si può spingere verso la Carretera de los Molinos. Da qui si diramano diversi sentieri che portano a diversi punti di osservazione sul Ponte Nuevo.

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Con un pò di difficoltà siamo riusciti a trovare, prima a di lasciare la città, il Mirador de Ponte Nuevo, il punto panoramico dove vengono scattate le foto più suggestive di Ronda.  Dalla Ciudad la strada non è molto facile da percorrere, con il passeggino poi sarebbe stato impossibile. Allora abbiamo cercato e trovato dopo qualche giro a vuoto,  la strada per arrivarci in macchina. Non so come, ma alla fine ci siamo riusciti. Anche con la macchina non è semplice, perché sembra più una mulattiera che una strada carrabile, ma facendo molta attenzione è possibile scendere, e scegliere il punto migliore per scattare qualche foto. Io mi sono arrampicata da sola per un sentiero un pò pericoloso, perché sdrucciolevole, ma ho visto che sulla cima vi erano già due giapponesi e ho pensato che avrei potuto farcela anch’io. Infatti una volta arrivata a destinazione, sana e salva, ho chiesto loro di farmi una foto col ponte alle spalle.

La vista da qui è a dir poco spettacolare. Mi sono sentita minuscola. Da questo punto si riesce ad ammirare la magnificenza del Ponte Nuevo, che domina tutta la vallata tenendosi stretto le due cittadine, la vecchia e la nuova.

Gastronomia

Ci sono molte specialità e piatti tipici nella zona di Ronda, ma noi per pranzo abbiamo optato per un panino al volo. Devo dire di aver fatto un ottima scelta. Ci siamo fermati strada facendo alla Casa del Jamon, dove preparano panini davvero superlativi, e in più hanno una graziosa area riservata alla degustazione dei loro prodotti. Invece una volta lasciata Ronda, ci siamo fermati nell’unico locale trovato scendendo da quelle montagne. Una trattoria rustica, come poche avevo mai incontrato.

Ronda, Andalusia, viaggio on the road, viaggio con bambini, trevaligieUn piazzale polveroso dove parcheggiare,  una gestione familiare nel vero senso della parola. Madre cuoca, marito oste, figli adolescenti camerieri. Sembrava di mangiare nel salone di casa loro. Abbiamo assaggiato due specialità della casa, consigliateci dal gentile proprietario. Un entrèè di Jamon iberico, uno cosciotto di agnello egregiamente  cotto al forno, e attenzione…una coda di toro! E non potete capire che bontà fosse!

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Se siete in zona e avete più giorni a disposizione da dedicare alle degustazioni, provate la zuppa di mandorle e carciofi, la famosa salsiccia Rondeña, il formaggio di capra, e la caldereta de chivo, uno spezzatino aromatizzato alla paprika fatto con carne di capra.

Informazioni utili

Se visitate Ronda in alta stagione, portate con voi abbondante acqua, occhiali da sole e cappello. Il sole scotta. Non dimenticate una giacca a vento, perché nel pomeriggio arrivano raffiche anche abbastanza forti, vista l’altitudine. Portate sempre un cambio per i bambini, e fateli bere spesso. Molte zone, come i sentieri che portano ai Mirador, non sono adatti ai passeggini.

 

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Marbella: viaggio on the road con i bambini nella penisola iberica

Marbella è stata l’ultima tappa del nostro road trip attraverso la penisola iberica. Abbiamo utilizzato la città come tappa intermedia, dopo aver fatto un giro in Algarve, per tornare a Barcellona a prendere la nave Grimaldi che ci avrebbe traghettati di nuovo in Italia. 

Marbella è una città dell’Andalusia. Si trova a circa metà strada tra Malaga e lo stretto di Gibilterra, ed è uno  dei centri abitati più popolati dell’intera zona. 

Appena arrivati sul lungomare di Marbella, ho avuto una sensazione di trascuratezza. La sabbia scura poi, oppure l’orario di transizione,  enfatizzava quella mia percezione.

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Tant’ è che, percorsi pochi centinaia di metri, ci siamo decisi a risalire verso il centro.

La movida di Marbella 

Beh. Che Marbella era la città della movida andalusa si sapeva, ne abbiamo avuto la conferma quella sera stessa. Gli orari sono un pò diversi rispetto ai nostri, quindi le strade e i locali, anche per via del caldo afoso e soffocante, cominciano a riempirsi di gente solo dopo il tramonto. Cominciano a convergere nei vicoli caratteristici del centro storico migliaia di persone di tutte le età, pronte per una serata fatta di sangria, tapas e flamenco.

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I locali hanno tutti tavoli all’esterno, e  rimane ben poco spazio per la viabilità nelle piazzette principali. Ma che importa, se tutto intorno è  un alzarsi di risate, di musica gitana e di profumo di spezie! Potete percorrere i calienti vicoletti di Marbella  avanti e indietro fino allo sfinimento, e non troverete mai le stesse persone, la stessa musica e gli stessi odori di quando siete passati in precendenza.

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Le temperature sono alte, nonostante sia la fine di ottobre, ed è piacevole sedersi su uno sgabello sorseggiando un bicchiere di vino tinto lasciandosi incantare dal vociare delle comitive sparse nei locali, dal suono delle nacchere e dall’odore dei churros appena fritti. 

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Dove mangiare

Per cena troviamo un bellissimo localino su una delle strade secondarie, El patio de Mariscal. L’ambiente all’interno è davvero molto accogliente, in stile moresco, ma scegliamo uno dei tavoli all’aperto, per goderci la bellissima serata. Mangiamo un ottima paella de mariscos accompagnata da una cerveza ghiacciata, osservando il via vai del vicoletto. La vera chicca? La cuoca, che appare ogni tanto nel locale intonando bellissime canzoni! 

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Cosa assaggiare

Se passeggiando vi vengono i crampi allo stomaco per la fame, sappiate che non è necessario sedervi ad un tavolo per trovare cibo sapientemente preparato. Ci sono diversi locali che servono street food. Dovete assolutamente assaggiare le tapas, il chorizo, che è un salame tipico della zona, e il jamon iberico. Tutto tagliato al momento e servito in pratici coppetti. Non mancano stuzzichini con cui accompagnare cocktail e birre gelate, come anacardi, nocciole e pistacchi. 

 

Il lungomare e la spiaggia

Il giorno dopo diamo una seconda opportunità al lungomare. E devo dire che è stata davvero una piacevole scoperta. Per fortuna la sensazione della sera precedente era sbagliata.

Marbella, viaggi on the road con bambini, trevaligieIl lungomare è vivace, brulica di persone. I negozietti e i locali danno una nota di colore vivo e allegro al contesto, mentre la spiaggia, anche se la sabbia è scura, è grandissima e attrezzatissima per i bambini. Sulla sabbia ci sono svariati playgrounds, uno ogni duecento metri, tutti diversi tra loro, uno più grande dell’altro.Marbella, viaggi on the road con bambini, trevaligie

Anche sul lungomare stesso troviamo una zona baby friendly, dove i pupi di ogni nazionalità scorrazzano con monopattini o fanno a gara sugli scivoli. Per i genitori tantissimi sono i bar che servono aperitivi a ritmo di musica. Ogni locale ha una band che suona live e coinvolge tutti i clienti in scatenati balli. Si alza musica da ogniddove, e la passeggiata cambia ritmo in base al locale che ti trovi a costeggiare. Latino, dance, anni 80 e tanta tanta musica italiana. 

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Dove dormire

Abbiamo deciso di dormire fuori Marbella in verità, a Puerto Banus, che è un lussuoso paesino a circa sette km circa dal centro città. Puerto Banus ha un grazioso centro storico, un bel lungomare costeggiato da splendidi yacht, e molti negozi di charme. Anche qui c’è una vivace movida notturna, e una grande quantità di bar, casinò e ristoranti, nonché bellissimi centri commerciali. 

Abbiamo soggiornato al Melia Marbella Banus, un albergo in perfetto stile mediterraneo, con grandi piscine esterne, una vasca interna  e camere davvero molto confortevoli. La struttura comprende un paio di ristoranti, di cui uno a buffet, e devo dire che il cibo è preparato davvero in maniera eccelsa.  Tutte le zone sono accessibili ai bambini, tranne una,  riservata solamente agli adulti che desiderano stare nel più completo relax. Inoltre la posizione del Melia Marbella Banus permette in pochi minuti di raggiungere il centro di Puerto Banus a piedi. 

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Algarve on the road con i bambini: Cabo de Sao Vicente

La terza tappa del nostro viaggio on the road nella penisola iberica è stata la regione dell’Algarve. Abbiamo percorso 300 km di costa selvaggia e incontaminata, tra spiagge incantevoli e pittoresche falesie.

Sagres

Il nostro giro in Algarve si è concluso a Sagres, che si trova sull’estrema punta occidentale della regione. Una terra arida e quasi desertica, quella di Sagres, continuamente battuta dai forti venti oceanici che increspano il mare e levigano le pareti rocciose.

Sagres, cabo de sao vicente, algarve on the road con bambini, trevaligie

Sul promontorio di Sagres svetta il Faro di Sao Vicente, uno dei fari più potenti del Portogallo. Posto all’estremità occidentale d’Europa, per millenni fu considerato come la “fine del mondo”, il punto in cui l’emisfero terrestre terminava. Oggi vanta un piccolo comprensorio in cui, oltre a un bar molto glamour e alle tipiche bancarelle di souvenir, è possibile affacciarsi dal belvedere e godersi l’odore della salsedine che sale dalle scogliere sottostanti, sempre battute da onde pazzesche.

Il faro di Sao Vicente ospita inoltre il piccolo Museo dos Faròis, dove è possibile immergersi nei segreti della cittadina di Sagres, permettendovi di capire il ruolo strategico che ha avuto la città nel corso degli anni. Il Museo dos Farois è aperto solo il mercoledì pomeriggio.

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Il faro di Sao Vicente è alto 24 metri e venne costruito sul sito di un ex convento francescano. Ancora oggi vigila su uno degli approdi navali più importanti di tutto il mondo.

L’interno del faro

Abbiamo scoperto solo in loco che era possibile visitarne gli interni, mettendosi in fila ad aspettare il proprio turno proprio fuori la porta del guardiano del faro. Non ci sono ne indicazioni, ne orari. Cercate con lo sguardo una piccola porta rossa. Si può intuire che è l’entrata del faro dal crocchietto di gente seduta ad aspettare sui muretti.

La visita dura una mezz’ora. Il guardiano vi guiderà attraverso la sua postazione di guardia, fino a condurvi in cima alla lente del faro. Durante la non facile salita, viste le scalinate a chiocciola strette e consumate dal tempo, rimarrete senz’altro incuriositi dal funzionamento degli ingranaggi, continuamente in movimento.

La lente del faro

Una scala di ferro porta alla gabbia della lanterna, una sala dalle enormi pareti di vetro. Al centro di questo ambiente c’è la piattaforma rotante con la gigantesca lente del faro.

Sembra quasi di essere sulla plancia di una nave. Guardando verso il promontorio che scende a Sagres, si riesce ad avere la percezione immediata di come cambi velocemente il tempo. La vista sulle falesie è pazzesca.

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La lente è enorme, e gira a meno di 5 cm da voi. Bisogna fare molta attenzione, soprattutto ai bambini. La sensazione è di claustrofobia e di meraviglia insieme. Lo spazio è davvero ridotto, ma girando la lente emana meravigliosi luccichii che ipnotizzano tutti noi. Nel frattempo il guardiano continua la sua narrazione sulla storia e sul funzionamento del faro. Parla solo portoghese e inglese.

Il momento più suggestivo per visitare Cabo de Sao Vicente è sicuramente il tramonto, quando, in un’atmosfera quasi surreale, si possono ammirare i bellissimi colori del sole che scompare nell’oceano, oltre le falesie.

Perché ci è piaciuto

Su questo promontorio aspro e sperduto, dalla lente di un faro, abbiamo imparato a captare l’arrivo di una tempesta, ad ascoltare il vento, a convivere con gli uccelli, a provare il piacere per le piccole cose. Siamo entrati in contatto con tutti gli elementi naturali. Abbiamo vissuto il mare, respirato la salsedine, ci siamo fatti accarezzare da un tiepido vento e poi spostare dallo stesso vento che è diventato impetuoso all’improvviso. Una vacanza che diventa anche esperienze di vita è una vacanza che  i bambini porteranno con sé per sempre.

Gli indispensabili per i bimbi

Cappellino con visiera in estate, il sole è molto forte.

Sciarpa e golfino anche in estate, per via del forte vento.

Borraccia e merenda. I costi del bar che si trova sotto al faro sono molto alti.

Scarpe comode.

Prezzi

L’entrata è completamente gratuita. Per visitare il Museo dos Farois si paga una cifra irrisoria di 1,50€

Come arrivare

Il modo più rapido e comodo per raggiungere Cabo de Sao Vicente è sicuramente l’auto. Se non avete un mezzo a disposizione, vi consiglio di noleggiarlo. Vi è anche un autobus della compagnia Eva, che collega la località sia con Sagres che con Lagos. Il servizio è attivo soltanto dal lunedì al venerdì, ma dovete informarvi molto bene sugli orari.

Dove mangiare

Come già detto Sagres è una città molto selvaggia. Non troverete localini chic, ma molte trattorie tipiche, per lo più frequentate dai surfisti. Noi abbiamo trovato un piccolo locale in periferia, molto spartano, con tavolacci in legno e pesce fresco sui banconi, da scegliere a peso. L’Adega dos Arcos è stata una piacevole scoperta. Tutto viene cucinato solo ed esclusivamente sulla griglia. Rapporto qualità/ prezzo davvero ottimo.

Sagres, viaggio on the road con i bambini in Algarve, trevaligie

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