Quando si pensa al Giappone, è quasi impossibile non immaginare un grande torii rosso immerso nel verde, una pagoda che si staglia tra gli alberi, il fumo dell’incenso che sale lentamente nell’aria o un’antica sala di legno davanti alla quale i visitatori si fermano in silenzio. A prima vista, templi buddisti e santuari shintoisti possono sembrare molto simili. Entrambi fanno parte del paesaggio giapponese, entrambi sono luoghi di culto, entrambi vengono visitati durante i viaggi e in entrambi è possibile incontrare persone che pregano, lasciano offerte o acquistano amuleti.

Eppure appartengono a due tradizioni religiose differenti.

Capire la differenza tra tempio buddista e tempio shintoista non serve soltanto a evitare qualche errore durante un viaggio in Giappone. Significa anche comprendere meglio una parte fondamentale della cultura del Paese, fatta di tradizioni, riti, natura, antenati e credenze che nel corso dei secoli si sono incontrati e influenzati a vicenda. E c’è un particolare ancora più interessante: per gran parte della storia giapponese, Buddhismo e Shinto non sono stati considerati due mondi completamente separati. Al contrario, sono rimasti intrecciati per secoli.

Tempio buddista o shintoista? Le differenze da conoscere prima di andare in GiapponeTempio buddista o shintoista? Le differenze da conoscere prima di andare in Giappone

La distinzione più semplice è questa:

  • il santuario shintoista, chiamato jinja, appartiene alla tradizione dello Shinto;
  • il tempio buddista, chiamato tera o ji, appartiene al Buddhismo.

La differenza si riconosce spesso già dall’ingresso. Il simbolo più evidente di un santuario shintoista è il torii, la caratteristica porta che segna simbolicamente il passaggio dal mondo quotidiano a uno spazio sacro.

I templi buddisti, invece, sono generalmente preceduti da una grande porta chiamata sanmon, spesso accompagnata da statue di guardiani dall’aspetto imponente.

Ma non è soltanto una questione di architettura.

Nei santuari shintoisti si venerano i kami, divinità o presenze spirituali legate alla natura, agli antenati, ai luoghi e a diversi aspetti della vita. Nel Buddhismo, invece, il centro della pratica è rappresentato dagli insegnamenti del Buddha e dalle diverse tradizioni buddhiste sviluppatesi nel corso dei secoli. Per questo motivo, guardare soltanto l’edificio non basta sempre. Bisogna imparare a leggere i simboli che lo circondano.

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Che cos’è lo Shinto e perché è così importante in Giappone?

Lo Shinto è la tradizione religiosa originaria del Giappone e non ha un fondatore unico né un testo sacro paragonabile, per esempio, alla Bibbia o al Corano. La parola Shinto significa letteralmente “via dei kami”.

Al centro di questa tradizione c’è l’idea che il mondo naturale possa essere abitato da presenze sacre. Montagne, fiumi, alberi, rocce e altri elementi della natura possono essere associati ai kami. È una delle ragioni per cui molti santuari giapponesi sembrano quasi fondersi con il paesaggio.

Un torii in mezzo a una foresta, una scalinata circondata da cedri secolari o una piccola struttura vicino a una cascata non sono semplicemente scenari suggestivi: il rapporto con la natura è parte integrante della sensibilità shintoista. Anche i matsuri, le feste tradizionali legate ai santuari, hanno un’importanza enorme nella vita delle comunità locali.

Il santuario non è quindi soltanto un luogo dove andare a pregare occasionalmente. Può rappresentare il punto di riferimento spirituale di un’intera comunità.

Che cos’è il Buddhismo giapponese?

Il Buddhismo arrivò in Giappone nel VI secolo attraverso la penisola coreana e, successivamente, si sviluppò in numerose scuole e tradizioni. Nel corso dei secoli nacquero o si affermarono correnti molto diverse tra loro, tra cui Zen, Jōdo, Jōdo Shinshū, Nichiren, Shingon e Tendai. Questo spiega perché parlare genericamente di “Buddhismo giapponese” può essere riduttivo.

I templi buddisti sono stati per secoli luoghi di culto, studio, meditazione e formazione religiosa. Alcuni sono diventati enormi complessi con pagode, giardini, statue monumentali, cimiteri e sale dedicate a differenti figure buddhiste. L’atmosfera è spesso molto diversa da quella di un santuario shintoista. Il profumo dell’incenso, il suono profondo delle campane, le statue del Buddha e dei bodhisattva e l’architettura delle grandi sale contribuiscono a creare uno spazio pensato per la riflessione e la pratica religiosa.

Shinto e Buddhismo non sono sempre stati separati

Questa è probabilmente la parte più interessante da conoscere prima di visitare il Giappone. Oggi siamo abituati a distinguere nettamente santuari shintoisti e templi buddisti, ma per molti secoli questa separazione non esisteva nella forma che conosciamo oggi.

Quando il Buddhismo arrivò in Giappone, entrò in contatto con le credenze locali legate ai kami. Le due tradizioni iniziarono gradualmente a convivere e a influenzarsi. Nacque così quello che viene generalmente definito shinbutsu shūgō, cioè la fusione o combinazione tra Buddhismo e Shinto.

In alcuni luoghi potevano quindi esistere strutture e pratiche appartenenti a entrambe le tradizioni. Un esempio particolarmente affascinante è Nikkō, dove per secoli santuari e templi formarono un unico grande complesso religioso. Ancora oggi il paesaggio di Nikkō conserva le tracce di questa storia.

La separazione ufficiale arrivò soltanto nel XIX secolo, durante la trasformazione politica e sociale dell’epoca Meiji, quando il governo impose una distinzione più netta tra Shinto e Buddhismo. Questo significa che quando oggi vediamo un santuario e un tempio vicini tra loro, non stiamo osservando necessariamente una semplice coincidenza. In molti casi è il risultato di una storia religiosa molto più complessa.

Come riconoscere subito un santuario shintoista

Durante un viaggio in Giappone ci sono alcuni elementi che possono aiutare a capire immediatamente dove ci si trova. Il torii è probabilmente il simbolo più riconoscibile. E’ una porta che segna l’ingresso nello spazio sacro del santuario. Può essere enorme e monumentale oppure piccolo e quasi nascosto tra le case.

Non tutti sono rossi. Quello vermiglio è diventato particolarmente famoso grazie a luoghi come Fushimi Inari a Kyoto, ma esistono torii in legno naturale, pietra e altri materiali.

All’ingresso di molti santuari si trovano invece coppie di statue raffiguranti creature simili a leoni, chiamate komainu. Hanno una funzione protettiva e fanno da guardiani dello spazio sacro. In alcuni santuari, però, al posto dei komainu si incontrano altri animali associati alla divinità venerata. I più famosi sono probabilmente le volpi di Inari.

Un altro elemento caratteristico è la corda sacra chiamata shimenawa, spesso accompagnata da strisce di carta bianca chiamate shide. Può essere appesa intorno a un edificio, a un albero, a una roccia o ad altri elementi considerati sacri.

Prima di raggiungere l’area principale del santuario inoltre è spesso presente una fontana o vasca per la purificazione, il temizuya. Il gesto non va interpretato semplicemente come lavarsi le mani: rappresenta una preparazione simbolica prima di avvicinarsi allo spazio sacro.

Tempio buddista o shintoista? Le differenze da conoscere prima di andare in GiapponeCome riconoscere un tempio buddista?

Anche i templi hanno alcuni elementi ricorrenti.

La sanmon

La grande porta d’ingresso del tempio viene generalmente chiamata sanmon. È spesso molto diversa dal torii: è una vera e propria struttura architettonica, con tetto e grandi colonne. In alcuni templi monumentali può essere impossibile non fermarsi a guardarla.

Le statue dei guardiani

Ai lati dell’ingresso possono trovarsi le imponenti statue dei Niō, figure dall’aspetto minaccioso che hanno il compito simbolico di proteggere il tempio. Sono molto diverse dai komainu dei santuari.

L’incenso

Il grande braciere dell’incenso è un altro indizio quasi immediato. Nei templi buddisti è comune acquistare dei bastoncini di incenso, accenderli e inserirli nel braciere. Molti visitatori avvicinano poi il fumo al corpo con le mani, secondo una tradizione popolare associata a benefici e purificazione.

Le statue del Buddha

Nei templi possono essere presenti statue del Buddha, dei bodhisattva o di altre figure appartenenti alla tradizione buddhista. La loro presenza è naturalmente uno degli elementi più evidenti che permettono di distinguere un tempio da un santuario.

La differenza tra torii e sanmon

Se durante il tuo primo viaggio in Giappone vuoi imparare una sola regola, può essere questa:

torii = santuario shintoista

sanmon = tempio buddista

È una semplificazione, ma nella maggior parte dei casi funziona molto bene. Il torii appare come una porta aperta, spesso formata da due colonne verticali e una o più travi orizzontali. La sanmon, invece, assomiglia molto di più a una grande porta tradizionale giapponese, spesso coperta da un tetto. Imparare questa differenza permette di iniziare a leggere il paesaggio religioso giapponese con occhi completamente diversi.

Tempio buddista o shintoista? Le differenze da conoscere prima di andare in GiapponeCome si prega in un santuario shintoista?

Anche il modo di pregare cambia. Dopo aver effettuato la purificazione, ci si avvicina all’area principale e si lascia un’offerta nella cassetta dedicata. Il rituale più conosciuto è quello delle due riverenze, due battiti di mani e una riverenza finale.

In sintesi:

  1. ci si inchina due volte;
  2. si battono le mani due volte;
  3. si prega con le mani unite;
  4. si conclude con un’altra riverenza.

Il battito delle mani è uno degli elementi che permette di distinguere immediatamente la pratica shintoista da quella buddista.

Come si prega in un tempio buddista?

Nel tempio buddista l’approccio è generalmente più silenzioso. Dopo l’eventuale purificazione e il rituale dell’incenso, ci si avvicina all’altare, si lascia un’offerta e si prega con le mani unite.

Non si battono le mani.

È una delle differenze più importanti da ricordare quando si visitano diversi luoghi sacri nello stesso giorno. Il consiglio migliore, comunque, è osservare sempre ciò che fanno le persone del posto e seguire le eventuali indicazioni presenti sul luogo. Le regole possono infatti variare a seconda del santuario, del tempio e della tradizione specifica.

Perché i giapponesi visitano sia santuari sia templi?

Questa domanda aiuta a capire una caratteristica fondamentale della religiosità giapponese. Non è raro che una persona giapponese visiti un santuario per una determinata occasione e un tempio buddista per un’altra, senza percepire necessariamente una contraddizione.

Un esempio molto famoso è il Capodanno giapponese.

La prima visita dell’anno, chiamata hatsumōde, porta moltissime persone nei santuari, dove si prega per il nuovo anno, si acquistano amuleti e si estraggono gli omikuji, i biglietti della fortuna. Allo stesso tempo, il Buddhismo continua ad avere un ruolo importante soprattutto nelle cerimonie legate agli antenati e ai funerali.

È quindi possibile incontrare una persona che si considera culturalmente buddhista, visita un santuario shintoista a Capodanno e non percepisce alcuna incompatibilità. Anzi, questa convivenza è una delle caratteristiche più interessanti della cultura religiosa giapponese. Anche l’organizzazione ufficiale dei santuari shintoisti sottolinea come la pratica dello Shinto sia compatibile con l’adesione ad altre tradizioni religiose o persino con il fatto di non definirsi religiosi.

Shinto e Buddhismo.  Due religioni o due modi di vivere?

Per un osservatore occidentale può essere difficile comprendere questa apparente contraddizione. In Giappone, però, religione e vita quotidiana non sono sempre vissute attraverso categorie rigide. Una persona può partecipare a una festa di quartiere legata al santuario locale, pregare per la salute di un familiare, visitare un tempio buddista e allo stesso tempo non definirsi particolarmente religiosa.

Lo Shinto è fortemente legato alla comunità, alla natura, alle tradizioni e ai momenti di passaggio. Il Buddhismo ha invece sviluppato un ruolo molto importante nella riflessione sulla vita, sulla morte, sulla sofferenza, sulla meditazione e sul rapporto con gli antenati.

Naturalmente si tratta di una semplificazione: entrambe le tradizioni sono molto vaste e al loro interno esistono scuole e pratiche differenti.

Quali sono le differenze tra tempio e santuario nella vita quotidiana?

La distinzione non riguarda soltanto la preghiera. I santuari shintoisti sono spesso strettamente collegati alla vita della comunità locale. Qui si celebrano matsuri, cerimonie stagionali e ricorrenze legate alla divinità protettrice del luogo.

I templi buddisti possono invece avere un rapporto particolarmente forte con le famiglie, gli antenati e le pratiche funerarie. Naturalmente esistono moltissime eccezioni. Il Giappone contemporaneo ha trasformato profondamente il modo in cui le persone vivono la religione e non avrebbe senso immaginare una popolazione divisa rigidamente tra “shintoisti” e “buddisti”. La realtà è molto più fluida.

Omamori, ema e omikuji: cosa si trova nei santuari?

Una visita a un santuario è anche l’occasione per conoscere alcuni oggetti tradizionali.

Gli omamori sono piccoli amuleti che possono essere acquistati per diverse finalità simboliche, dalla protezione alla salute, dagli studi alla sicurezza durante i viaggi.

Le ema sono tavolette di legno sulle quali i visitatori scrivono desideri e preghiere, lasciandole poi negli spazi predisposti.

Gli omikuji, invece, sono biglietti che riportano indicazioni sulla fortuna. Se la previsione non è favorevole, è possibile trovare file di omikuji legati a strutture apposite all’interno del santuario.

Sono piccoli gesti che permettono di vedere come la tradizione religiosa continui a essere presente anche nella vita quotidiana.

E nei templi buddisti cosa possiamo trovare?

Anche i templi hanno i loro oggetti e rituali. Gli omamori possono essere presenti anche nei templi, mentre sono molto comuni tavolette e oggetti legati alla tradizione specifica del luogo. Un elemento particolarmente affascinante è la campana del tempio.

Le grandi campane buddhiste, chiamate bonshō, hanno un suono profondo e riconoscibile e sono legate alla pratica religiosa e al ritmo delle cerimonie. In alcuni templi è possibile assistere al suono delle campane durante particolari occasioni dell’anno. È uno di quei momenti in cui il viaggio smette per qualche minuto di essere semplicemente turistico.

Perché alcuni luoghi sembrano avere sia elementi shintoisti sia buddisti?

È proprio qui che la storia torna a essere fondamentale. Per secoli la fusione tra Shinto e Buddhismo ha fatto sì che molti complessi religiosi comprendessero elementi appartenenti a entrambe le tradizioni. Oggi la separazione è molto più evidente, ma alcuni luoghi conservano ancora tracce di quel passato.

Nikkō è uno degli esempi più interessanti, con il Toshogu e il Futarasan Shrine da una parte e il Rinnoji dall’altra.

Anche Nara e Kyoto permettono di vedere quanto profondamente le due tradizioni abbiano modellato il paesaggio giapponese. Per questo non bisogna cercare una separazione assoluta. La storia del Giappone religioso è fatta soprattutto di sovrapposizioni, adattamenti e trasformazioni.

Templi buddisti e santuari shintoisti da vedere in Giappone

Se vuoi mettere in pratica queste differenze durante un viaggio, ci sono alcuni luoghi particolarmente rappresentativi.

Fushimi Inari Taisha, Kyoto

È probabilmente uno dei santuari shintoisti più riconoscibili del Giappone. La lunga successione di torii vermigli che sale lungo il Monte Inari è diventata una delle immagini simbolo di Kyoto. Qui l’associazione con Inari e con le volpi rende particolarmente evidente il mondo simbolico dello Shinto.

Kiyomizu-dera, Kyoto

È uno dei templi buddisti più celebri di Kyoto. La sua posizione panoramica e la grande struttura in legno lo rendono uno dei luoghi più visitati della città.

Senso-ji, Tokyo

Nel cuore di Asakusa, il Senso-ji permette di osservare alcuni degli elementi più caratteristici dell’architettura buddhista giapponese. La grande porta, il lungo percorso verso il tempio e il grande braciere dell’incenso rendono molto semplice riconoscere che ci si trova in un tempio.

Meiji Jingu, Tokyo

Immerso in una grande area verde nel cuore della capitale, il Meiji Jingu è invece un importante santuario shintoista. È un esempio perfetto di come un luogo dedicato allo Shinto possa trovarsi nel mezzo di una delle metropoli più moderne del mondo.

La cosa più importante da ricordare quando si visita il Giappone

Non è necessario conoscere ogni regola religiosa prima di entrare in un luogo sacro. La cosa più importante è avere rispetto. Non parlare ad alta voce, non invadere gli spazi destinati alla preghiera, rispettare eventuali divieti fotografici, non toccare ciò che non deve essere toccato e seguire le indicazioni presenti.

Nei santuari è bene ricordare di non attraversare il torii in modo distratto e, quando possibile, evitare di camminare esattamente al centro del percorso principale, tradizionalmente considerato riservato alla divinità. Nei templi, invece, è importante mantenere un atteggiamento particolarmente tranquillo nelle aree di culto.

E soprattutto: non bisogna vivere la visita come una gara a fare il rituale perfetto.

Anche imparare una sola differenza, come il fatto che al santuario si battono le mani mentre al tempio no, è già un modo per entrare più consapevolmente nella cultura giapponese.

La differenza tra tempio buddista e tempio shintoista racconta il vero volto del Giappone

Alla fine, forse, la domanda iniziale ha una risposta molto più interessante di quanto sembri. Il tempio buddista e il santuario shintoista sono diversi, ma la cultura giapponese non può essere compresa separando completamente le due tradizioni. Sono due percorsi che per secoli si sono incrociati, hanno condiviso luoghi, simboli e pratiche e hanno contribuito insieme a costruire il paesaggio spirituale del Giappone.

Ancora oggi è possibile attraversare un torii in una grande città, fermarsi davanti a un santuario, proseguire il viaggio e poco dopo entrare in un antico tempio buddista avvolto dal profumo dell’incenso. E forse è proprio questa la parte più affascinante. Il Giappone non conserva la propria spiritualità soltanto nei grandi monumenti o nei libri di storia. La si ritrova nei piccoli gesti quotidiani: in una moneta lasciata davanti a un altare, in un omamori infilato nella borsa, in una campana che risuona tra le montagne, in un’anziana signora che si ferma davanti a un santuario prima di continuare la sua giornata.

Imparare a distinguere un tempio buddista da un santuario shintoista significa quindi molto più che riconoscere un torii o una statua. Significa iniziare a vedere il Giappone con uno sguardo diverso.

Uno sguardo capace di leggere, dietro ogni porta, ogni incenso e ogni silenzio, una storia lunga secoli. E una volta imparato a riconoscerli, durante il prossimo viaggio in Giappone, templi e santuari non sembreranno più semplicemente luoghi bellissimi da fotografare. Sembreranno pagine di una storia che continua ancora oggi.

Author Annalisa Spinosa

Ciao! Io sono Lisa, mamma on the road. Viaggiare per me è scoprire posti nuovi, girando e assaporando i profumi e le prelibatezze dei luoghi che visito. Che sia per un mese o per un week end le nostre tre valigie sono sempre pronte!

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