Ci sono esperienze di viaggio che permettono di conoscere un territorio molto più a fondo di una semplice visita turistica. Una di queste è sicuramente partecipare a una degustazione vini sul Lago di Garda, lasciandosi accompagnare tra vigneti, profumi, tradizioni e racconti di chi, ogni giorno, lavora per trasformare i frutti della terra in qualcosa di speciale.
È quello che abbiamo fatto a Sirmione, in provincia di Brescia, visitando Tenuta Sgreva, una realtà vitivinicola a conduzione familiare dove abbiamo avuto l’opportunità di scoprire da vicino il mondo del vino, seguendo le diverse fasi della produzione e ascoltando le spiegazioni dell’enologa che ci ha accompagnato durante la visita. Non è stata soltanto una degustazione, ma un vero viaggio dietro le quinte della produzione vinicola: dalla cura dei vigneti alla vendemmia, dalla fermentazione all’affinamento, fino al momento in cui il vino arriva finalmente nel calice.
Un’esperienza interessante anche per chi, come noi, ama scoprire i territori attraverso le loro eccellenze, incontrando le persone che custodiscono tradizioni e saperi locali.
Degustazione vini sul Lago di Garda
Tenuta Sgreva a Sirmione, una storia di famiglia e passione per il vino
Per comprendere davvero i vini di Tenuta Sgreva bisogna partire dalla sua storia. L’Azienda Agricola Sgreva nasce nel 1960, quando la prima generazione della famiglia, proveniente dalle pianure veronesi, si stabilisce nella zona di Lugana, a Sirmione. Qui trova un territorio particolarmente vocato alla coltivazione della vite, grazie alle caratteristiche del terreno e alle condizioni climatiche influenzate dalla presenza del Lago di Garda.
Quello che inizialmente nasce come un progetto familiare si trasforma negli anni in una realtà vitivinicola che continua a crescere, mantenendo però un forte legame con le proprie origini. Oggi sono i fratelli Giacomo e Vanessa, insieme alla mamma Francesca, a portare avanti questa eredità, coniugando esperienza, attenzione alla materia prima e ricerca enologica.
La filosofia aziendale si fonda proprio sull’equilibrio tra tradizione e innovazione: valorizzare le caratteristiche delle uve del territorio, senza rinunciare alla sperimentazione e a nuove tecniche di produzione. Anche l’identità visiva dell’azienda racconta questo legame. Il simbolo dell’onda, presente sulle etichette, richiama le acque del Garda e la loro influenza sulla vita e sul lavoro di chi coltiva la vite in questa zona. Un dettaglio che esprime bene lo spirito di una cantina che vuole raccontare il proprio territorio attraverso ogni bottiglia.
Dove si trova Tenuta Sgreva e perché il territorio è così importante
La cantina si trova a Sirmione, nella zona del Lugana, sulla sponda meridionale del Lago di Garda. Siamo in un’area dove la viticoltura rappresenta una tradizione profondamente radicata e dove il paesaggio è caratterizzato da vigneti, terreni argillosi, dolci rilievi morenici e dalla costante influenza del lago. Proprio quest’ultimo elemento gioca un ruolo fondamentale nella produzione vinicola.
Le masse d’acqua del Garda contribuiscono a mitigare il clima, mentre le correnti d’aria favoriscono un microclima particolare, con condizioni che influenzano lo sviluppo delle viti e la maturazione delle uve. Durante la visita abbiamo scoperto quanto sia importante anche la composizione del terreno. I vigneti dell’azienda si trovano tra Sirmione, Pozzolengo e Lonato del Garda, in un territorio che alterna suoli dalla forte componente argillosa, soprattutto nelle aree più vicine al lago, a terreni più sassosi nelle prime zone collinari moreniche. Queste caratteristiche contribuiscono a definire il profilo delle uve, influenzandone aromi, struttura e mineralità.
Tra le varietà coltivate spicca naturalmente la Turbiana, protagonista della produzione del Lugana, ma trovano spazio anche Groppello, Marzemino, Barbera, Sangiovese e Cabernet Sauvignon. È proprio questo intreccio tra ambiente, varietà e competenze umane a rendere interessante il patrimonio vitivinicolo del Garda.
La visita in cantina. Dalla vendemmia alla trasformazione dell’uva in vino
Una delle parti più interessanti della nostra esperienza è stata sicuramente la visita agli ambienti dedicati alla produzione. Accompagnati dall’enologa, abbiamo potuto seguire idealmente il percorso che compie l’uva prima di trasformarsi nel prodotto che ritroviamo nel bicchiere.
Tutto comincia naturalmente nei vigneti, dove la posizione delle foglie e la loro disposizione non sono casuali. Durante il racconto ci è stato spiegato come anche la corrente d’aria proveniente dal lago e le caratteristiche del terreno contribuiscano alle condizioni di crescita della vite.
La vendemmia viene effettuata manualmente e la quantità di uva raccolta quotidianamente può arrivare, nei momenti più intensi, a circa 13 tonnellate, variando in base alle condizioni climatiche, alle precipitazioni e alle temperature. Un lavoro impegnativo, che richiede attenzione e organizzazione, perché il momento della raccolta è fondamentale per ottenere uve nelle condizioni desiderate.
Una volta arrivata in cantina, l’uva viene sottoposta alle prime lavorazioni. Abbiamo avuto modo di conoscere il funzionamento della pressa pneumatica, una macchina che permette di esercitare una pressione controllata sull’uva, favorendo l’estrazione del mosto in maniera delicata. È da qui che prende avvio una delle fasi più affascinanti dell’intero processo: la fermentazione alcolica.
La fermentazione alcolica, il momento in cui nasce il vino
Se c’è una cosa che abbiamo capito durante la visita a Tenuta Sgreva è che il vino non nasce semplicemente dalla spremitura dell’uva. La sua trasformazione è il risultato di una serie di processi biologici e chimici nei quali il lievito ha un ruolo fondamentale.
Come ci ha spiegato l’enologa, durante la fermentazione alcolica i lieviti si nutrono degli zuccheri presenti nel mosto e producono alcol, anidride carbonica e numerose sostanze aromatiche. Ed è proprio questo passaggio a rendere il vino molto più complesso del succo d’uva di partenza. Gli aromi che percepiamo successivamente nel bicchiere sono infatti il risultato di una trasformazione che coinvolge la materia prima, i microrganismi e le condizioni in cui avviene la fermentazione.
Durante la visita abbiamo osservato anche uno dei serbatoi utilizzati per la produzione, all’interno del quale si trovava il primo vino ottenuto dalla vendemmia dell’anno. L’enologa ci ha mostrato come il liquido, appena terminata la fermentazione, possa apparire ancora torbido e lontano dall’aspetto limpido e brillante che siamo abituati ad associare a un bicchiere di vino. È una fase assolutamente normale. Per arrivare alla limpidezza desiderata occorrono infatti tempo, temperatura e gravità.
Il vino viene lasciato riposare a basse temperature, in modo da favorire la sedimentazione delle particelle solide. Successivamente si procede con i travasi, separando la parte liquida dai depositi che si sono formati sul fondo. Un procedimento che può essere ripetuto più volte, generalmente dalle quattro alle sei, a seconda delle condizioni del vino e dell’annata. Solo dopo aver raggiunto le caratteristiche richieste e aver effettuato le opportune verifiche analitiche, il vino può essere considerato pronto per le fasi successive.
Dopo la fermentazione, chiarificazione, travasi e imbottigliamento
Una delle curiosità emerse durante la nostra visita riguarda proprio l’imbottigliamento. Non tutte le aziende vitivinicole, infatti, possiedono una linea di imbottigliamento di proprietà. Tenuta Sgreva, come altre realtà di dimensioni medio-piccole, utilizza un servizio esterno specializzato.
Si tratta di una soluzione organizzativa particolarmente interessante: un camion attrezzato raggiunge la cantina con la propria linea di imbottigliamento, che viene utilizzata per il tempo necessario e successivamente sanificata prima di essere trasferita presso un’altra azienda. Una scelta che permette di contenere i costi e utilizzare attrezzature professionali senza dover sostenere gli investimenti necessari per possederle direttamente.
Durante il racconto ci è stato spiegato che il calendario dell’imbottigliamento viene organizzato in diversi periodi dell’anno, generalmente tra febbraio e giugno, per gestire l’intera produzione, che può arrivare a circa 120.000 bottiglie. Un altro dettaglio interessante riguarda le vinacce, ovvero le parti solide dell’uva che rimangono dopo la pressatura. Queste vengono conferite a distillerie autorizzate, che possono utilizzarle per la produzione di distillati, secondo la qualità e le caratteristiche della materia prima.
È stata anche l’occasione per conoscere meglio la normativa italiana. La distillazione non può essere effettuata liberamente all’interno di una normale cantina vinicola, ma deve avvenire presso strutture autorizzate e sottoposte ai controlli previsti.
La cantina di affinamento, dove il vino trova il suo equilibrio
Terminata la parte dedicata alla produzione, ci siamo spostati negli ambienti destinati alla conservazione e al riposo delle bottiglie. Qui abbiamo scoperto un altro aspetto fondamentale: il vino ha bisogno di tempo anche dopo essere stato imbottigliato.
Gli ambienti della cantina mantengono naturalmente condizioni favorevoli alla conservazione, con un’umidità intorno al 70% e temperature che oscillano indicativamente tra i 18 e i 24 °C. Il controllo dell’ambiente è importante per permettere alle bottiglie di riposare correttamente. Come ci ha spiegato l’enologa, subito dopo l’imbottigliamento il vino può attraversare una fase di assestamento. Il cambio di contenitore rappresenta infatti uno stress e il prodotto necessita di un periodo di riposo per ritrovare il proprio equilibrio.
Per questo motivo, prima della commercializzazione, le bottiglie vengono lasciate riposare per almeno un paio di mesi. Durante la visita abbiamo osservato anche alcune botti utilizzate per l’affinamento. Non si tratta di grandi quantità, perché la produzione aziendale è caratterizzata soprattutto dai vini bianchi, ma il legno rappresenta comunque uno strumento importante per alcune tipologie.
Tra i materiali utilizzati troviamo il rovere americano e, per alcuni rossi, anche il ciliegio. L’enologa ci ha spiegato che il legno non viene scelto semplicemente per una questione estetica o per seguire una moda enologica: ogni materiale può contribuire in maniera diversa al profilo aromatico del vino. La scelta deve quindi essere coerente con le caratteristiche del prodotto che si vuole ottenere. Un esempio molto interessante di quanto la produzione vinicola richieda conoscenza, sensibilità e capacità di valutazione.
I vini di Tenuta Sgreva. La Turbiana e le diverse espressioni del territorio
Arriviamo così a uno degli aspetti più interessanti della visita: la varietà dei vini prodotti da Sgreva. La Turbiana rappresenta uno dei vitigni più importanti per l’azienda e per tutto il territorio del Lugana. Alcune delle etichette bianche vengono realizzate utilizzando questa varietà in purezza, valorizzandone le caratteristiche e il legame con il territorio.
Tra i vini che raccontano la storia aziendale c’è anche Eufrasia, il primo Lugana DOC prodotto dalla cantina nel 1988. Un’etichetta che rappresenta un importante legame con le origini della produzione e con la tradizione vitivinicola della famiglia. Accanto alle espressioni più tradizionali, la cantina lavora anche su interpretazioni differenti, sperimentando tecniche e combinazioni capaci di offrire esperienze sensoriali diverse.
Durante la spiegazione ci è stato raccontato, per esempio, il caso di un vino rosato ottenuto dall’unione di quattro varietà a bacca rossa: Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese. La sua particolare tonalità deriva dal contatto delle bucce con il mosto per circa sei ore. Un procedimento che permette di ottenere un colore più intenso rispetto a quello di altri rosati e che dimostra quanto il tempo di macerazione possa influire sul risultato finale. La produzione di Sgreva non si limita quindi a seguire un’unica strada, ma cerca di interpretare il territorio attraverso varietà, tecniche e affinamenti differenti.
Un vino speciale e il valore delle annate
Tra i racconti dell’enologa ce n’è stato uno che ci ha fatto comprendere ancora meglio quanto il lavoro in vigna sia legato alla natura. Alcuni vini, infatti, richiedono condizioni climatiche particolarmente favorevoli e non possono essere prodotti con la stessa regolarità ogni anno. È il caso di un’etichetta di nicchia, caratterizzata da un lungo affinamento in bottiglia e realizzata con una percentuale importante di uve sottoposte ad appassimento.
La permanenza in bottiglia può arrivare a due anni o anche due anni e mezzo. La produzione è limitata, indicativamente tra le 1.000 e le 1.200 bottiglie, e proprio per questo si tratta di un vino particolarmente ricercato. L’annata 2023, tuttavia, non è stata prodotta a causa delle condizioni climatiche non favorevoli.
Una decisione che racconta molto della filosofia della cantina: non forzare la natura per rispettare un calendario produttivo, ma accettare che ogni vendemmia abbia le proprie caratteristiche e che non sempre sia possibile ottenere il risultato desiderato. È anche questo uno degli aspetti più affascinanti del mondo del vino. Ogni bottiglia racchiude una stagione, un territorio e una serie di scelte che non si possono replicare esattamente.
Degustazione vini a Sirmione, un’esperienza da vivere sul Lago di Garda
La visita a Tenuta Sgreva ci ha permesso di osservare il vino da una prospettiva diversa. Spesso, quando ci sediamo a tavola e assaggiamo un calice, ci concentriamo soprattutto sul profumo, sul colore e sul sapore, senza immaginare tutto il lavoro che si nasconde dietro quel momento. Entrare in cantina, ascoltare chi segue quotidianamente la produzione e scoprire le diverse fasi di lavorazione permette invece di apprezzare ancora di più ciò che troviamo nel bicchiere.
La degustazione diventa così qualcosa di più di un semplice assaggio: è un’occasione per conoscere il territorio, le sue varietà, le tradizioni e le persone che lo rendono speciale. Sirmione, con la sua posizione privilegiata sul Lago di Garda e la sua importante tradizione vitivinicola, è una destinazione perfetta per chi ama il turismo enogastronomico. E una visita a Tenuta Sgreva rappresenta una bella opportunità per scoprire da vicino il mondo del Lugana, andando oltre le classiche esperienze turistiche.
Informazioni utili per organizzare una visita a Tenuta Sgreva
Se stai programmando un soggiorno a Sirmione e desideri inserire nel tuo itinerario un’esperienza enogastronomica, puoi prendere in considerazione una visita alla cantina Sgreva. L’azienda propone visite e degustazioni dedicate a chi vuole conoscere i vini della produzione e approfondire il rapporto tra la cantina e il territorio.
La possibilità di essere accompagnati durante il percorso permette di comprendere meglio le tecniche di lavorazione e le caratteristiche delle diverse etichette.
Dove si trova: Via San Martino della Battaglia 168, 25019 Sirmione (BS).
Orari del punto vendita aziendale: dal lunedì al sabato, dalle 9:30 alle 18:30. Domenica chiuso.
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La nostra esperienza a Tenuta Sgreva è nata grazie a Winedering, una piattaforma online dedicata al turismo enogastronomico, che permette di scoprire e prenotare esperienze legate al mondo del vino e del cibo in Italia e in altre destinazioni. Attraverso Winedering è possibile trovare cantine da visitare, degustazioni, tour tra i vigneti, esperienze gastronomiche e attività pensate per conoscere più da vicino le tradizioni e le eccellenze dei territori.
È uno strumento interessante soprattutto per chi ama organizzare viaggi ed esperienze autentiche, andando alla ricerca di realtà locali e produttori che raccontano il proprio territorio attraverso il vino. Proprio attraverso questa piattaforma abbiamo trovato l’esperienza presso Tenuta Sgreva, a Sirmione, un’occasione che ci ha permesso di entrare in contatto con una realtà vitivinicola familiare e di conoscere da vicino il mondo del Lugana.
Se anche tu desideri organizzare una degustazione sul Lago di Garda o scoprire altre cantine e percorsi enogastronomici, puoi dare un’occhiata alle proposte disponibili su Winedering.
Perché visitare Tenuta Sgreva. Il vino come racconto di un territorio
Ci sono esperienze che rimangono piacevolmente impresse perché permettono di scoprire qualcosa che normalmente resta nascosto agli occhi dei visitatori. La nostra visita a Tenuta Sgreva è stata proprio questo: un’occasione per entrare in contatto con una realtà familiare, conoscere le fasi della produzione vinicola e comprendere quanto il territorio del Garda influenzi il carattere dei suoi vini.
Ci è piaciuto soprattutto il racconto diretto dell’enologa, capace di spiegare anche i passaggi più tecnici con esempi concreti e curiosità che hanno reso la visita interessante e coinvolgente. Perché dietro ogni bottiglia non ci sono soltanto uva, fermentazione e affinamento, ma anche esperienza, ricerca, scelte e una grande attenzione alla natura.
E se c’è un modo per conoscere davvero un territorio, è proprio quello di fermarsi, ascoltare le sue storie e assaporare ciò che ha da offrire. Se ami il vino e vuoi scoprire il Lago di Garda attraverso le sue eccellenze enogastronomiche, una degustazione a Sirmione può essere un’esperienza da inserire nel tuo prossimo viaggio.
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