C’è un tipo di viaggio che non si misura in chilometri, né in monumenti da spuntare su una lista. Un viaggio fatto di sabbia, di vento, di silenzio. È quello che porta a M’Hamid El Ghizlane, alle porte del Sahara sud-occidentale del Marocco, dove la strada finisce e inizia il deserto. Qui, tra le dune dell’Erg Chigaga, si vive un’esperienza che non si dimentica.

Alla scoperta del Sahara marocchino

Non è il Marocco da cartolina, né quello affollato delle medine e dei souk: è un mondo sospeso, ai margini del tempo e dello spazio. A poche ore di volo dall’Italia, ma lontano anni luce dalla frenesia. Un luogo dove il “niente” si trasforma in “tutto”.

Il fascino essenziale dell’Erg Chigaga

A differenza delle più celebri (e più affollate) dune dell’Erg Chebbi, vicino a Merzouga, l’Erg Chigaga offre un contesto più selvaggio, meno accessibile ma più autentico. Secondo l’ente del turismo marocchino, è la seconda distesa sabbiosa per estensione del Paese, ma è la prima per suggestione: ci si arriva solo con mezzi 4×4 o dopo una lunga escursione, e questo ne preserva il carattere isolato e silenzioso.

Partendo da M’Hamid, ultimo villaggio prima del “grande vuoto”, il deserto si svela un po’ alla volta: sterrati che si fanno sempre più sabbiosi, altopiani rocciosi, oasi solitarie, e infine dune dorate alte decine di metri. Quando il sole cala, il paesaggio si colora di oro, rosa e arancio, in un gioco di luci che sembra disegnato a mano. Il buio arriva rapido, e con lui un cielo punteggiato di stelle come in nessun altro posto al mondo.

In viaggio per vedere “il nulla”: alla scoperta del Sahara marocchino più autenticoAlla scoperta del Sahara marocchino. M’Hamid, dove finisce la strada

M’Hamid El Ghizlane è l’ultimo avamposto urbano prima del Sahara. Un villaggio che conserva l’anima delle antiche carovaniere: case basse in terra cruda, qualche caffè ombreggiato, carretti tirati da asini che convivono con SUV moderni e taxi efficienti. E, soprattutto, agenzie locali pronte a guidare i viaggiatori nel deserto.

Ma non aspettatevi una “macchina turistica”. Il fascino di M’Hamid è proprio quello di una porta discreta verso l’altrove. Qui si respira ancora l’essenza nomade del Sud marocchino, in un equilibrio delicato tra accoglienza e resistenza culturale.

Dormire nel deserto: un’esperienza che resta

Un viaggio nel Sahara, soprattutto se organizzato con tour operator specializzati e guide locali, è molto più che una gita panoramica: è un’immersione emotiva e sensoriale.

Si parte a bordo di 4×4 guidati da autisti esperti che conoscono ogni pietra e ogni duna. Dopo alcune ore di viaggio, si raggiunge il campo tendato nel cuore dell’Erg Chigaga. Le tende berbere, spaziose, arredate con tappeti tradizionali e lanterne, offrono il giusto compromesso tra comfort e semplicità. Ma è fuori, nel silenzio del deserto, che accade la magia.

Si cena sotto le stelle, si ascoltano i ritmi lenti dei tamburi attorno al fuoco, si condividono storie con le guide locali. La sabbia sotto i piedi diventa la più antica delle poltrone. Il tempo rallenta, si dilata. Al mattino, il sorgere del sole sulle dune regala uno spettacolo che vale l’intero viaggio.

Alla scoperta del Sahara marocchino. Un deserto da vivere con rispetto

Per chi sceglie un approccio più sostenibile al viaggio, il Sahara marocchino offre la possibilità di vivere la natura senza comprometterla. Lisa Florian di inmaroccoconlisa.it lo dice chiaramente: “Dormire nel deserto non è solo una scelta avventurosa, ma anche un’occasione per entrare in contatto con uno stile di vita semplice, legato ai cicli della natura. Con i miei tour cerco sempre di valorizzare la cultura locale, collaborando con guide berbere e alloggiando in campi gestiti dalle comunità del posto”.

Un turismo lento, che evita sprechi, rispetta l’ambiente e valorizza l’economia locale. Come? Scegliendo di muoversi con mezzi condivisi, acquistando prodotti artigianali, assaggiando la cucina tradizionale. E soprattutto lasciando il deserto così com’è: integro, silenzioso, libero.

Per chi è questo viaggio?

Per tutti. Per chi cerca silenzio e contemplazione. Per chi vuole staccare dalla quotidianità. Per chi sogna una notte sotto le stelle. Per chi desidera ascoltare le storie di chi vive il deserto ogni giorno. E anche per chi pensa che “vedere il nulla” sia, in fondo, il modo migliore per ritrovare qualcosa di sé.

Il Sahara marocchino non è solo un luogo da visitare. È un’esperienza da attraversare, con rispetto, meraviglia e spirito aperto. E una volta tornati, vi resterà addosso come la sabbia nelle scarpe: un piccolo fastidio che in realtà è solo il segno di un viaggio vero.

Author Annalisa Spinosa

Ciao! Io sono Lisa, mamma on the road. Viaggiare per me è scoprire posti nuovi, girando e assaporando i profumi e le prelibatezze dei luoghi che visito. Che sia per un mese o per un week end le nostre tre valigie sono sempre pronte!

5 Comments

  1. Mi hanno molto colpita le parole di Lisa Florian che hai citato sulla valorizzazione della cultura locale e la collaborazione con le comunità del posto: due aspetti che sono importantissimi sempre quando si viaggia, ma forse ancora di più in questo contesto così particolare e così delicato. Un viaggio che vorrei fare da tempo, chissà quando si realizzerà!

  2. Di recente sono stata tra le dune dell’Erg Chebbi ed effettivamente è turistico. In bassa stagione riesci comunque a goderti il silenzio e la magia del deserto, ma se sei una viaggiatrice consumata ti rendi conto della macchina turistica che c’è dietro e di quanto poco autentico sia rimasto nei campi tendati tutti uguali a breve distanza. Mi piacerebbe tornare, ma fuori dai circuiti turistici, come racconti in questo articolo.

  3. Non ho ancora visitato il deserto del Marocco, ma ho trascorso 5 giorni meravigliosi tra le dune del deserto libico. Ho dormito dentro ad una tendina in mezzo al nulla sotto al cielo stellato, è stata una esperienza meravigliosa, direi indimenticabile.

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