Ci sono hotel nei quali si va semplicemente a chiudere gli occhi a fine giornata, luoghi funzionali in cui ricaricare le batterie per poi ripartire. E poi ci sono dimore speciali nelle quali, anche solo per un’unica notte, si ha la netta sensazione di aver fatto un piccolo e meraviglioso viaggio dentro il viaggio. Dormire in un ryokan, la tipica locanda tradizionale giapponese, appartiene decisamente a questa seconda, magica categoria.
Dormire in ryokan a Kyoto
Quando abbiamo scelto il Yunoyado Shoei per il nostro soggiorno a Kyoto, sapevamo che ci aspettava qualcosa di profondamente diverso dal classico albergo internazionale. Quello che non potevamo minimamente immaginare, però, era quanto avrebbero inciso i piccoli gesti quotidiani nel rendere intima ed indimenticabile la nostra permanenza.
Slacciarsi le scarpe all’ingresso e lasciarle all’entrata, sentire sotto la pianta dei piedi la texture naturale del tatami, varcare la soglia e trovare il futon già steso con cura rigorosa, indossare uno morbido yukata di cotone, preparare una tazza di tè fumante con gesti lenti, assaggiare un piccolo mochi artigianale e poi attraversare i corridoi del ryokan in abito tradizionale per raggiungere le acque calde dell’onsen.
Quando il soggiorno diventa esperienza
È quasi impossibile raccontare un’esperienza del genere parlando soltanto di metri quadri o di servizi inclusi. Perché il ryokan non è semplicemente una lista di comodità da spuntare su una brochure: è un’atmosfera sospesa nel tempo. È il modo straordinario in cui la giornata rallenta quasi d’incanto non appena si chiude la porta della propria stanza. È quella profonda e appagante sensazione di aver lasciato fuori dai cancelli il brusio di Kyoto per entrare, almeno per qualche ora, in un santuario fatto di legno profumato, pannelli scorrevoli, vapore rigenerante e rituali antichi.
Ed è proprio per questo che, se stai organizzando il vostro primo itinerario in Giappone, ti consiglio con tutto il cuore di fare spazio nel budget e nel programma per regalarti il lusso del tempo: dormire in un ryokan a Kyoto almeno una volta nella vita non è un semplice pernottamento, è una poesia che vi porterete dentro per sempre.
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Yunoyado Shoei, il nostro ryokan a Kyoto
Il nostro punto di partenza per esplorare l’antica capitale imperiale è stato il Yunoyado Shoei, una perla situata nel quartiere storico di Shimogyō, precisamente nell’evocativa zona di Shimabara, a brevissima distanza dalla stazione centrale di Kyoto.
La struttura riesce a trovare un equilibrio perfetto e sorprendentemente armonioso tra il fascino senza tempo della tradizione nipponica e quelle comodità moderne che, specialmente dopo molti giorni di viaggio incastrati tra treni e chilometri a piedi, fanno un immenso piacere.
Da un lato del paziente contrasto ci sono le tipiche sistemazioni in stile giapponese. Ampie stanze profumate di giunco, pavimentazione in tatami, futon avvolgenti e completi yukata pronti per gli ospiti. Dall’altro lato troviamo standard di comfort di alto livello come connessione Wi-Fi veloce, minibar, bollitore elettrico e diverse tipologie di sistemazione (incluse alcune camere dotate di letti in stile occidentale per chi proprio non riesce a rinunciare al materasso alto). Il ryokan vanta inoltre un’ampia varietà di camere con diverse metrature di tatami, perfettamente modulabili e pensate per accogliere con generosità anche famiglie numerose o gruppi di amici.
Ma è proprio quando si varca la soglia della propria stanza che l’incantesimo ha inizio. Non c’è il classico, imponente letto king-size al centro della stanza a monopolizzare la scena. C’è invece lo spazio. C’è il tatami. E, quasi d’istinto, cambia istantaneamente il modo in cui ci si muove e si vive lo spazio interno.
Tatami, il pavimento che cambia il modo di vivere la stanza
Il tatami, i tradizionali pannelli intrecciati di paglia di riso e rivestiti di giunco verde, è senza dubbio il primo elemento visivo e olfattivo che ci fa capire di essere approdati in un mondo completamente diverso da qualsiasi standard alberghiero occidentale.
Ci si toglie le calzature prima di calpestarlo e si cammina direttamente sulla sua superficie morbida e leggermente elastica, lasciando che la stanza rimanga visivamente libera, ariosa, essenziale. All’inizio, abituati all’affollamento di mobili e soprammobili delle nostre case, la camera può sembrare quasi vuota o spoglia.
Poi, bastano pochissimi minuti di contemplazione per rendersi conto che è proprio quella profonda semplicità a generare un senso immediato di pace e rilassamento cerebrale. Non ci sono ingombri inutili, non si avverte minimamente il bisogno di riempire i vuoti.
Il tatami si trasforma magicamente in un elemento multifunzionale: è pavimento camminabile, è l’angolo accogliente dove sedersi a gambe incrociate per sorseggiare il tè, ed è la solida base naturale sulla quale, più tardi, verrà steso il letto. È una filosofia abitativa radicalmente diversa. E ti assicuro che, dopo aver trascorso dieci ore a passeggiare senza sosta per Kyoto tra templi affollati, santuari shintoisti e mercati variopinti, ritrovare quel silenzio visivo e quel profumo di erba essiccata ha un potere quasi terapeutico.
Il futon. La prima vera sfida del dormire in ryokan
Dopo aver esplorato la stanza, arriva inevitabilmente il momento di affrontare il grande interrogativo di ogni viaggiatore alla prima esperienza: dove e come si dorme?
Il futon, il tradizionale materasso arrotolabile giapponese, viene disteso direttamente sopra la superficie del tatami. Niente reti di metallo o doghe in legno. Nessuna struttura rialzate. Niente materassi alti trenta centimetri a cui siamo abituati negli hotel occidentali.
Ed è comprensibilmente questo l’aspetto che genera più dubbi e timori in chi sta valutando di provare un ryokan per la prima volta. La domanda sorge spontanea: “Ma sarà davvero comodo? Non rischierò di svegliarmi con il mal di schiena?”
La nostra esperienza personale è stata estremamente positiva, ma voglio condividerne un piccolo ed preziosissimo dettaglio pratico che potrebbe svoltare il soggiorno a chiunque abbia esigenze specifiche o un fisico particolarmente delicato.
Il trucco del secondo futon
Nel mio caso specifico, soffrendo leggermente di sensibilità alle articolazioni e trovando un po’ troppo rigido il contatto così ravvicinato con la superficie del pavimento, ho aperto l’armadio a muro della stanza (l’oshiroi) per curiosare.
Lì ho scoperto la presenza di futon aggiuntivi a disposizione della camera. Senza farmi troppi problemi, ne ho preso uno e l’ho sovrapposto a quello già steso dal personale della struttura.
È stata una soluzione semplicissima, a costo zero, ma che ha letteralmente rivoluzionato il mio riposo! Avere un doppio strato imbottito tra me e il tatami mi ha regalato una morbidezza inaspettata, permettendomi di dormire sonni profondi ed ammortizzando la rigidità del suolo. È un piccolo “trucco del mestiere” che consiglio calorosamente a chiunque non sia abituato a dormire su superfici troppo basse. Ovviamente la disponibilità di materassi extra può variare a seconda del tipo di stanza e della politica della struttura, quindi se hai esigenze particolari di postura, ti suggerisco di segnalarlo preventivamente al ryokan in fase di prenotazione.
E poi c’è lo yukata, il momento in cui inizi davvero a sentirti in Giappone
Tra i tanti piccoli dettagli che trasformano un soggiorno in un ricordo indelebile, lo yukata merita un posto d’onore. Trovarlo piegato con cura sopra il tavolino della camera, accompagnato dalla tipica fascia ( obi ), è già di per sé un gesto d’accoglienza delizioso.
Indossarlo, però, sblocca un livello di immersione del tutto nuovo.
In quel preciso momento smetti di essere semplicemente un turista di passaggio con la macchina fotografica al collo. Inizi ad assimilare, seppur con la delicatezza di un ospite, i tempi e le usanze del posto. Lo yukata è a tutti gli effetti parte integrante della dotazione fornita dal Yunoyado Shoei ed è pensato per essere indossato con totale disinvoltura lungo tutti i corridoi e le aree comuni della struttura.
Noi lo abbiamo indossato con grande orgoglio non solo per stare in camera, ma soprattutto per fare quella lenta passeggiata verso l’onsen. Camminare lungo le gallerie in legno del ryokan, lasciando scivolare le ciabattine infradito e sentendo la frescura del tessuto sulla pelle mentre ci si incammina verso le vasche termali, è uno di quei micro-momenti apparentemente insignificanti che, una volta tornati alla routine di casa, si trasformano nei ricordi più nostalgici di tutto il viaggio.
L’onsen, il momento in cui Kyoto resta finalmente fuori
Se venissi costretto a scegliere un singolo istante da estrapolare dal nostro soggiorno e rivivere in un loop infinito, non avrei dubbi: sceglierei l’esperienza dell’onsen.
Dopo un’intera giornata trascorsa a marciare per chilometri, salire scalinate, orientarsi sui bus e collezionare immagini di Kyoto, varcare la soglia del bagno termale significa fare un patto con se stessi: spogliare il corpo dai vestiti e la mente da ogni ansia di prestazione turistica.
Il famoso complesso termale Makoto no Yu all’interno del Yunoyado Shoei offre due grandiosi ambienti bagno totalmente distinti, che vengono alternati quotidianamente tra uomini e donne per permettere a tutti gli ospiti di godere di entrambe le ambientazioni:
La prima area è un inno alla natura montana, impreziosita da eleganti finiture e vasche in legno di cipresso giapponese ( hinoki ) proveniente dalle storiche foreste di Hida-Takayama, che emana un aroma balsamico inebriante appena entra a contatto con il vapore. La seconda area sfrutta invece la potenza materica della roccia vulcanica proveniente direttamente dalle zone circostanti il Monte Fuji e il lago Kawaguchiko.
Entrambe le sezioni sono dotate di vasche al coperto, rigeneranti bagni all’aperto ( rotenburo ), sauna e vasca d’acqua fredda per la reazione termica. E la regola d’oro in questo luogo è solo una: dimenticarsi dell’orologio. Niente smartphone, niente fotografie da postare, nessuna lista di attrazioni da spuntare. Ci si lava con cura certosina seduti sugli sgabelli di legno, si entra lentamente nell’acqua calda bollente e ci si concede il lusso raro di essere semplicemente presenti a se stessi.
L’onsen all’aperto
La sezione che ha letteralmente conquistato il nostro cuore è stata senza dubbio quella del bagno all’aria aperta.
Immergere il corpo stanco fin sopra le spalle nell’acqua calda, mentre l’aria fresca della sera di Kyoto vi accarezza il viso, regala un senso di pace che nessuna piscina moderna o centro benessere di città saprà mai replicare. Le strutture in pietra vulcanica grezza, il rumore soffuso dell’acqua che sgorga e la vista del cielo stellato sopra di te creano un contrasto sensoriale indescrivibile.
È esattamente mentre si è immersi in quella vasca che si capisce il reale valore di un viaggio ben progettato: la necessità di ritagliarsi una serata libera da qualsiasi itinerario. Una serata in cui la città resta fuori dalla porta e non c’è più nulla da “vedere”, ma solo un mondo di sensazioni da vivere intensamente.
Sauna e bagno freddo
Per gli amanti dei percorsi termali contrastanti e per chi desidera una sferzata di energia alla circolazione sanguigna, il complesso offre anche una perfetta sauna secca tradizionale capace di ospitare fino a 10 persone, con temperature costanti comprese tra i 90 e i 100 °C, sapientemente affiancata da una vasca d’acqua fredda per il tuffo tonificante.
Il grande pregio dell’onsen al Yunoyado Shoei è che non esistono percorsi obbligati o regole rigide sul tempo di permanenza nelle singole vasche. Ognuno è libero di ascoltare i segnali del proprio corpo e seguire il proprio ritmo interiore, scoprendo magari che il vero rimedio contro la stanchezza del jet-lag non è l’ennesimo caffè, ma il calore avvolgente delle terme giapponesi.
Il tè e il mochi in camera. I piccoli dettagli che restano
Oltre alla maestosità dell’onsen, ciò che ci ha profondamente toccato del soggiorno in ryokan è stata la maestria con cui vengono curati i piccoli momenti d’incanto.
Al rientro in camera dopo il bagno caldo, abbiamo trovato ad attenderci tutto il necessario per la cerimonia informale del tè: una raffinata teiera in ceramica, tazze abbinate e una selezione di tè verde locale. Ci siamo sedute a terra sul tatami, ancora avvolte nei nostri morbidi yukata, a godere del silenzio ritmato dal bollitore.
Ad accompagnare la bevanda, il ryokan ci ha fatto trovare un delizioso mochi fresco, il tipico dolcetto di riso dalla consistenza morbida e dal cuore dolce. Piccoli gesti, si potrebbe pensare. Dettagli che raramente finiscono in grassetto nella scheda di presentazione di un albergo su internet. Eppure sono precisamente queste attenzioni a trasformare un semplice pernottamento in una memoria indelebile. Quando riavvolgerai il nastro dei tuoi ricordi una volta tornato a casa, difficilmente ti ricorderai la marca della TV in camera; ti ricorderai però perfettamente il sapore di quel tè bevuto a piedi scalzi sul tatami al calar della sera.
La cena. Quando il ryokan diventa anche un viaggio nella cucina giapponese
Scegliere un ryokan significa anche concedersi l’opportunità di intraprendere un viaggio nell’alta gastronomia tradizionale, senza nemmeno dover varcare il portone d’uscita.
All’interno del Yunoyado Shoei è situato il rinomato ristorante Ajidokoro Hanaguruma, un tempio del gusto che celebra la vera cucina di Kyoto basandosi rigorosamente sulla freschezza degli ingredienti di stagione. Qui è possibile ordinare e degustare diverse formule culinarie d’eccellenza, tra cui spicca il celebre banchetto Kaiseki, oltre a ricche preparazioni in pentola ( nabe ) e al succulento Sukiyaki.
Il pranzo o la cena Kaiseki rappresentano l’apice dell’arte culinaria giapponese. Un susseguirsi armonioso di piccole e raffinate portate, dove la bellezza dell’impiattamento dialoga costantemente con i colori della natura di quella specifica stagione. È una cucina che richiede rispetto, attenzione e soprattutto tempo. Si sposa meravigliosamente con la filosofia del ryokan: non c’è fretta, ogni boccone va gustato, assaporato e condiviso.
Nota per le famiglie
Se viaggi con bambini o ragazzi, il ristorante offre anche soluzioni estremamente piacevoli e conviviali come il Sukiyaki (sottili fettine di carne e verdure cucinate direttamente al tavolo in un brodo saporito), opzione molto amata anche dai più piccoli per la sua natura interattiva e divertente.
L’accoglienza giapponese. Quando il servizio diventa parte dell’esperienza
In un ryokan l’arte dell’ospitalità, il celebre concetto di Omotenashi, non è un freddo protocollo aziendale da applicare al momento del check-in, ma una forma d’arte discreta che impregna ogni singolo secondo del tuo soggiorno.
È il modo aggraziato con cui vieni accompagnato alla stanza, è il profumo di pulito che si respira negli ambienti, è l’estrema cura con cui il personale stende i futon mentre tu sei a cena. Tutto concorre a far sentire l’ospite accolto, protetto e coccolato.
Come arrivare al Yunoyado Shoei
Il ryokan si trova nell’affascinante e tranquillo quartiere di Shimabara, al 128 Nishishinyashiki Uenochō, Shimogyō-ku di Kyoto, un’area ricca di storia che garantisce ritmi rilassati pur rimanendo ben collegata ai principali snodi della città.
Raggiungere la struttura partendo dalla stazione centrale di Kyoto è estremamente facile e veloce:
In Treno (Consigliato): Sali sulla linea JR Sagano/San-in Line e scendi alla primissima fermata, la stazione di Umekoji-Kyotonishi. Da lì ti basterà una piacevole passeggiata di circa 7-8 minuti a piedi per raggiungere l’ingresso del ryokan.
In Taxi: Se viaggi con valigie particolarmente pesanti o voluminose, la corsa in taxi dalla stazione di Kyoto richiede appena 10 minuti di tragitto per un costo indicativo del tutto accessibile di circa 1.000 – 1.200 yen (circa 6-8 euro).
Prima di prenotare un ryokan: le cose che è utile sapere
Se ti appresti a vivere la tua primissima esperienza in una locanda tradizionale, ci sono alcune regole di etichetta e differenze pratiche rispetto agli hotel occidentali che è bene conoscere in anticipo per godersi il soggiorno a pieno:
- Il Tatami pretende rispetto. Sulla pavimentazione in giunco non si cammina MAI con le scarpe da ginnastica, né con le ciabette da casa. Si cammina esclusivamente a piedi scalzi o con le calze.
2. La vita è “ad altezza pavimento”. Sul futon si dorme a diretto contatto con il suolo, e anche i tavoli per il tè sono bassi. Abituarsi a questa diversa prospettiva fa parte del fascino del soggiorno.
3. Lo Yukata ha il suo galateo. Si indossa incrociando il lembo sinistro sopra quello destro (il contrario si usa solo per i riti funebri!) e si stringe in vita con l’obi. È il tuo “passaporto” per muovervi in totale relax per tutta la struttura e per andare all’onsen.
4. I ritmi vanno assecondati. Non prenotare un ryokan considerandolo un semplice “dormitorio” dove rientrare a mezzanotte e scappare alle sei del mattino. Sarebbe uno spreco enorme. Arriva a metà pomeriggio, rilassati, fai l’onsen, goditi la cena e vivi la struttura come se fosse una meta turistica a sé stante.
Dormire in ryokan con bambini. Un’esperienza che ricorderanno
Se stai pianificando un viaggio di famiglia in Giappone, sarai felici di sapere che un soggiorno in ryokan si rivela spesso un’avventura entusiasmante e divertentissima per i più piccoli.
Per un bambino o un ragazzo, la struttura del ryokan ha l’aspetto di un luogo magico uscito da un cartone animato di Miyazaki. Niente soliti letti noiosi, ma “lettini magici” stesi a terra. Il divertimento di poter camminare a piedi scalzi ovunque. Un “abito da samurai o da ninja” (lo yukata) da indossare per i corridoi. L’avventura di fare un bagno caldo gigante prima di dormire.
Le camere tradizionali in tatami del Yunoyado Shoei sono estremamente spaziose ed elastiche: alcune tipologie di stanze ampie possono ospitare comodamente fino a 5 o 6 persone. È una soluzione doppiamente vantaggiosa sia sotto il profilo economico che affettivo, poiché permette a tutta la famiglia di condividere la medesima grande stanza senza doversi dividere in più camere separate. E il ricordo di essersi addormentati tutti insieme sul futon sarà uno dei racconti più belli da condividere con gli amici al rientro a scuola.
Quanto costa dormire in ryokan?
Il costo di una notte in ryokan può variare notevolmente a seconda della stagionalità (la fioritura dei ciliegi ad aprile e il momiji autunnale ad ottobre/novembre registrano i picchi più alti), delle dimensioni della stanza prescelta e soprattutto dalla tipologia di trattamento culinario abbinato.
Il Yunoyado Shoei offre un ventaglio molto flessibile di opzioni, che spazia dal solo pernottamento fino a formule complete comprensive di colazione tradizionale e cene Kaiseki.
Il consiglio che mi sento di darti è di non valutare la spesa mettendo a paragone un ryokan con un normale albergo tre stelle. Il prezzo della camera non copre soltanto un letto in cui dormire, ma acquista a tutti gli effetti un pacchetto di esperienze culturali e sensoriali storiche: il bagno nell’onsen vulcanico, il rituale del tè, la vestizione e la cucina d’autore. Se il budget del viaggio lo consente, investi in una notte di alto livello in ryokan è uno dei regali più belli che possa farti in terra giapponese.
Perché dormire in ryokan è una delle esperienze da non perdere in Giappone
Ci sono momenti, lungo un viaggio in terra nipponica, che vi strapperanno un “wow, che meraviglia!”. E poi ci sono attimi sospesi nei quali ti fermerai, sospirerai e penserai con un brivido: “Ecco, è esattamente questo il Giappone che sognavo di vivere”.
Per noi, il soggiorno in ryokan è stato la quintessenza di quel sentimento. Non è stata semplicemente una questione di architettura o di letti stesi a terra. È stato l’insieme inscindibile di tutti i sensi coinvolti. Il croccante crepitio dei passi sul tatami. La morbida carezza dello yukata dopo un bagno rigenerante nell’onsen. Il calore dell’acqua vulcanica sulla pelle stanca. Il profumo rassicurante del tè verde versato nella tazza. La dolcezza unica del mochi. La pace visiva del futon pronto per la notte.
E fuori dalla finestra, l’immensa e frenetica Kyoto che, per una volta, sa aspettare fino all’alba successiva. Il ryokan compie il vero miracolo moderno: ci costringe, con immensa dolcezza, a rallentare ed essere felici del presente.
La nostra esperienza al Yunoyado Shoei: lo rifaremmo?
La risposta è un sì convinto ed entusiasta.
Lo rifaremmo mille volte, e probabilmente è questo il giudizio più sincero e trasparente che si possa offrire a chi legge. Non soltanto perché il Yunoyado Shoei si è dimostrato una struttura eccellente sotto il profilo dell’ospitalità e dei servizi termali, ma perché ci ha regalato una chiave di lettura profonda della cultura giapponese che nessuna guida turistica o visita ai templi avrebbe potuto trasmetterci con la stessa forza.
Abbiamo imparato che dormire a livello del suolo sul futon è estremamente rilassante, che la semplicità del tatami purifica la mente, che muoversi in yukata verso l’onsen cancella lo stress e che una tazza di tè condivisa in silenzio vale più di mille parole.
Se stai preparando il tuo itinerario a Kyoto, fatti un regalo: blocca una notte al ryokan Yunoyado Shoei prima ancora di pianificare le altre tappe. Quando sarai lì, stanco ma felice dopo aver camminato tutto il giorno, capirai perfettamente perché era la scelta migliore che potessi fare.
FAQ: tutto quello che devi sapere prima di dormire in ryokan
È comodo dormire sul futon?
Sì, il futon è strutturato per offrire un eccellente supporto alla colonna vertebrale. La sensazione iniziale è chiaramente diversa da un materasso alto occidentale. Se temi sia troppo rigido, ti basterà chiedere alla struttura (o verificare nell’armadio) la possibilità di utilizzare un doppio futon sovrapposto per maggiore morbidezza.
Il tatami è delicato? Come ci si comporta?
Sì, è un materiale naturale pregiato e delicato. È tassativamente vietato calpestarlo con le scarpe (anche da ginnastica) o trascinare sopra di esso le ruote dei trolley pesanti. Si cammina solo a piedi scalzi o con i calzini.
Posso indossare lo yukata fuori dalla mia camera?
Assolutamente sì! Lo yukata è pensato proprio come abito da soggiorno interno. Puoi indossarlo liberamente per andare all’onsen, per recarti al ristorante della struttura o per passeggiare lungo i corridoi e negli spazi comuni del ryokan.
Il Yunoyado Shoei dispone di un onsen vero e proprio?
Sì, la struttura vanta l’eccellente complesso termale Makoto no Yu, dotato di due ampie aree bagno ad alternanza giornaliera per genere, complete di vasche interne in legno di cipresso e pietra vulcanica, vasche all’aperto ( rotenburo), sauna secca e bagno freddo. Puoi entrare anche se hai tatuaggi, a differneza dei comuni olsen giapoonesi che lo vietano.
Bisogna essere esperti di etichetta onsen prima di entrare?
No, basta conoscere le due regole fondamentali: ci si lava e risciacqua completamente nudi negli appositi stalli prima di immergersi nelle vasche d’acqua calda, e non si introduce mai il sapone o il costume da bagno all’interno dell’acqua termale.
È possibile cenare all’interno del ryokan Yunoyado Shoei?
Sì, all’interno del ryokan si trova il ristorante Ajidokoro Hanaguruma, dove è possibile gustare menù tradizionali Kaiseki a base di ingredienti di stagione, oppure opzioni deliziose come il Sukiyaki.
Ci sono camere tradizionali adatte alle famiglie numerose?
Sì, la struttura dispone di ampie sistemazioni in stile giapponese con capienze modulabili capaci di ospitare comodamente fino a 5 o 6 persone in un unico spazio condiviso.
Quanto dista la struttura dalla stazione principale di Kyoto?
Il ryokan dista una sola fermata di treno (linea JR Sagano Line) scendendo alla stazione di Umekoji-Kyotonishi, dalla quale si cammina per circa 7-8 minuti. In alternativa, in taxi dista appena 10 minuti dalla stazione centrale di Kyoto.
Dormire in ryokan a Kyoto, un ricordo da portare a casa
La vera magia del dormire in un ryokan è che, quando ci si sveglia al mattino, non si ha la sensazione di aver trascorso una semplice notte fuori casa. Si avverte la netta consapevolezza di aver partecipato ad un piccolo e meraviglioso spaccato di vita giapponese.
È un’esperienza fatta di dettagli: il profumo del tatami, la morbidezza del futon, la lentezza del tè verde, il vapore dell’onsen e la gentilezza discreta dell’accoglienza.
Quando la mattina dopo chiuderai la porta della stanza per rituffarti nella vitalità travolgente di Kyoto, ti accorgerai che quella notte non è stata un semplice dettaglio logistico del tuo piano di viaggio: è stata, senza ombra di dubbio, uno dei capitoli più emozionanti ed indimenticabili di tutta la tua avventura in Giappone. Non limitarti a visitare questo paese straordinario, scegli di viverlo fino in fondo.



La cena. Quando il ryokan diventa anche un viaggio nella cucina giapponese