Quando si pensa al Vietnam, l’immagine che subito viene in mente è quella di Halong Bay: centinaia di faraglioni calcarei emergono dall’acqua verde smeraldo, piccoli isolotti punteggiano l’orizzonte e una leggera nebbia avvolge il paesaggio. È una cartolina perfetta, quella che compare in ogni guida e in ogni post social. Ma la realtà dell’esperienza di visita è molto più complessa, tra scenari spettacolari e le inevitabili contraddizioni dell’overtourism.
Halong Bay, Vietnam. Tra meraviglia naturale e overtourism
Dal porto di imbarco alla prima traversata
La giornata inizia con un impatto piuttosto brusco, di quelli che fanno crollare subito l’idea romantica costruita dalle foto sui dépliant. Il porto di imbarco è affollato e rumoroso, un intreccio di file disordinate, guide che agitano cartelli come direttori d’orchestra e valigie che rotolano sull’asfalto con un sottofondo continuo di voci e clacson. Più che l’inizio di un viaggio nella natura, sembra l’imbarco per una crociera di massa in alta stagione.
La prima traversata avviene su un traghetto che porta alla nave principale. È un passaggio breve, quasi tecnico, ma basta uscire sul ponte per vedere comparire le prime isole calcaree all’orizzonte. Le rocce emergono dall’acqua come giganti addormentati, avvolti da una foschia sottile che addolcisce i contorni. Per un attimo, il rumore del porto resta alle spalle e si ha la sensazione di entrare davvero in un luogo speciale.

È un contrasto che colpisce subito. Da una parte la bellezza quasi irreale delle rocce e della foschia, dall’altra il ronzio costante dei motori e la sensazione di trovarsi in un ingranaggio turistico ben oliato. Halong Bay ti accoglie così, con una mano ti mostra la sua poesia, con l’altra ti ricorda quanto questa meraviglia sia ormai condivisa, consumata e messa in fila come una destinazione qualunque.
Ambassador Cruises. Comfort e contrasti
Arrivando sulla nave principale, nel nostro caso Ambassador Cruises, ci si accorge subito di un dettaglio: la struttura è spaziosa e funzionale, ma non nuovissima e piuttosto lontana dallo standard deluxe tanto decantato nelle brochure. Le cabine sono comode, con bagni ampi e un piccolo balconcino, ma non certo quelle suite luminose e panoramiche che si immaginano guardando le foto promozionali. Le finestre non sono così grandi e la sensazione generale è quella di una nave vissuta, più pratica che lussuosa.
Dopo i primi minuti a bordo, si capisce anche un’altra cosa. La crociera, più che un’esperienza di navigazione lenta e contemplativa, serve soprattutto come base galleggiante per rifocillarsi tra un’isola e l’altra. Si passa infatti gran parte della giornata a salire e scendere da traghetti più piccoli che portano i gruppi alle varie escursioni. Questo significa continui trasferimenti, attese ai moli galleggianti e tratte ripetute che, di fatto, raddoppiano gli spostamenti e triplicano l’impatto ambientale. Invece di navigare con calma nella baia, ci si ritrova sballottati da una barca all’altra, come in una catena di montaggio turistica.
L’intrattenimento di bordo accentua questa sensazione un po’ surreale. Tra karaoke, balli improvvisati e spettacoli improbabili, l’atmosfera diventa decisamente kitsch, quasi da villaggio vacanze anni Novanta, in netto contrasto con il paesaggio naturale che scorre fuori dalle finestre. È una scena curiosa: fuori le torri calcaree immerse nella foschia, dentro luci colorate e turisti che cantano a squarciagola.

Navigare tra le isole. Bellezza e traffico continuo
Man mano che la nave procede, la bellezza dei faraglioni calcarei resta indiscutibile. Le rocce emergono dall’acqua come sculture naturali, alte e silenziose, e i loro profili si riflettono sulla superficie del mare creando immagini quasi ipnotiche. In certi momenti, soprattutto quando la luce si fa più morbida, la baia sembra davvero quella dei racconti: un labirinto di pietra sospeso tra acqua e cielo, dove tutto appare immobile e senza tempo.
Poi, però, basta spostare lo sguardo di qualche grado per vedere la realtà. Il traffico di barche è incessante. Grandi navi bianche, traghetti che fanno la spola tra un punto e l’altro e piccole imbarcazioni cariche di turisti si incrociano senza sosta, come in una tangenziale sull’acqua. Il rumore dei motori non si ferma mai del tutto e, a tratti, la sensazione è più quella di trovarsi in un parco a tema galleggiante che in un santuario naturale.

Così la baia continua a mostrarsi in tutta la sua bellezza, ma sempre accompagnata da un sottofondo meccanico, come una colonna sonora fuori luogo. È un’esperienza fatta di attimi di pura poesia, interrotti subito dopo dal passaggio di un’altra barca, un altro motore, un altro gruppo di turisti pronti a scattare la stessa identica foto. Halong Bay resta spettacolare, ma sembra vivere in un equilibrio fragile, sospesa tra meraviglia e sovraffollamento.
Visita alla grotta di Sung Sot. Il fascino sotterraneo
Una delle escursioni imperdibili è la grotta di Sung Sot, la più grande della baia. Entrando, l’aria fresca e umida cambia subito l’atmosfera, e si resta colpiti dalle enormi sale e dalle stalattiti dalle forme più varie. Ogni formazione sembra raccontare una storia diversa, e i giochi di luce tra le rocce rendono l’ambiente davvero scenografico, quasi teatrale.
Per arrivare all’ingresso bisogna affrontare una lunga scalinata tra la vegetazione, ma già qui si percepisce quanto la grotta sia diventata una tappa di massa. La folla è continua e disordinata, e spesso è impossibile salire guardando il panorama. Si procede in fila indiana, con lo sguardo fisso sui gradini e sulle persone davanti, cercando solo di non inciampare o rallentare il flusso.

A rendere l’esperienza ancora meno autentica contribuiscono i piccoli mercatini all’interno e all’uscita della grotta, pieni di cineserie e souvenir standardizzati, molto lontani dall’artigianato locale o dalla cultura vietnamita. È un contrasto evidente: da una parte la grandiosità di un paesaggio naturale unico, dall’altra una gestione turistica che trasforma anche una grotta millenaria in una tappa commerciale.

L’isola di Titov. Storia, panorama e realtà dell’esperienza
Poco dopo, la crociera approda sull’isola di Titov, una delle tappe più celebri e frequentate della baia. Il suo nome non è casuale: l’isola è dedicata al cosmonauta sovietico Gherman Titov, il secondo uomo a viaggiare nello spazio dopo Yuri Gagarin. Nel 1962, durante una visita ufficiale in Vietnam, Ho Chi Minh portò Titov proprio su questa piccola isola, e da allora il luogo porta il suo nome. Ancora oggi, una statua del cosmonauta accoglie i visitatori, ricordando questo curioso legame tra la baia vietnamita e la storia della corsa allo spazio.
Le immagini promozionali raccontano di una spiaggia bianca e di acque turchesi perfette per un tuffo, ma la realtà può essere diversa, soprattutto in inverno. A gennaio fa un freddo pungente, di quelli che non invogliano nemmeno a togliersi la giacca, figuriamoci a fare il bagno. L’acqua, che forse un tempo era davvero cristallina, oggi tende a virare tra il grigio e il verde scuro, segno evidente del traffico continuo di imbarcazioni nella baia.
Il punto panoramico raggiungibile tramite 400 gradini
Chi desidera il panorama dall’alto deve mettere in conto una salita piuttosto impegnativa. Per raggiungere il punto panoramico bisogna affrontare circa 400 gradini, non certo regolari o uniformi. Alcuni sono più alti, altri inclinati, e i dislivelli non facilitano la camminata, soprattutto con il caldo o tra la folla di turisti. Una volta arrivati in cima, però, la vista ripaga lo sforzo: centinaia di isolotti calcarei emergono dall’acqua creando uno scenario davvero spettacolare, uno di quelli che restano impressi nella memoria.
La discesa richiede ancora più attenzione, perché i gradini possono risultare scivolosi e irregolari. Tornati in basso, si scopre che la spiaggia è piuttosto piccola, più adatta a una breve sosta fotografica che a una lunga permanenza. I bar sulla spiaggia sono carini e curati, perfetti per una pausa veloce, ma l’isola nel complesso resta una tappa breve e molto turistica, più scenografica che rilassante.
La grotta di Luon. Una bellezza naturale tra caos e curiosità
Nel primo pomeriggio, verso le 14:20, si visita la grotta di Luon, ma già l’avvicinamento racconta molto dell’esperienza. Ci si imbarca da un piccolo porticciolo galleggiante, affollato e movimentato, dove decine di barchette si accalcano una accanto all’altra. Il via vai continuo di turisti, guide e motori accesi crea un’atmosfera più simile a un terminal traghetti che a un santuario naturale.
Da qui si parte per l’escursione scegliendo tra kayak o quella che viene presentata come una barca “di bambù”, che in realtà è un’imbarcazione in resina. Il percorso attraversa strette insenature e passaggi naturali tra acqua calma e vegetazione rigogliosa, offrendo scorci davvero suggestivi. Tra le rocce e gli alberi si possono intravedere piccoli pesci e, a volte, curiose scimmiette che osservano i visitatori dall’alto, aggiungendo un tocco selvaggio a un paesaggio già di per sé estasiate.
La magia spezzata dai turisti da strapazzo
La magia, però, viene spesso spezzata dal comportamento di alcuni gruppi di turisti. In particolare, comitive giapponesi e coreane trasformano l’escursione in una sorta di festa galleggiante, tra canti, urla e cori improvvisati che rimbombano tra le pareti rocciose. Il silenzio naturale della grotta, che potrebbe rendere l’esperienza quasi mistica, viene coperto dal rumore continuo delle voci. Più di una volta siamo state costrette a intervenire gridando “shut up”, ma senza grandi risultati. La loro idea di viaggio sembra allontanarsi molto da quella esperienziale, trasformandosi piuttosto in uno svago veloce e in qualche foto patinata da mostrare ai parenti una volta tornati a casa.
Nonostante questo, la bellezza naturale della grotta di Luon resta evidente. Le pareti rocciose, l’acqua immobile e la vegetazione che scende fino alla superficie creano uno scenario potente, quasi primordiale. È uno di quei luoghi che fanno capire quanto Halong Bay possa essere straordinaria, se solo venisse vissuta con più rispetto e meno rumore.
Halong Bay tra meraviglia naturale e realtà turistica
L’Halong Bay autentica: quella che si scopre lontano dalle crociere
Eppure, un volto più autentico della baia esiste ancora, e lo si scopre lontano dalle rotte affollate delle crociere. Basta allontanarsi dal caos dei moli turistici e passeggiare sul lungomare di Halong, a piedi o in bicicletta, per ritrovare un’atmosfera completamente diversa. Qui l’acqua torna a essere calma e pulita, con riflessi che cambiano colore a seconda della luce del giorno, e tra le formazioni rocciose non si vedono navi da crociera ma solo le tipiche imbarcazioni dei pescatori locali.
Sono barche ferme, semplici e colorate, che galleggiano tranquille senza rumore, come sospese nel tempo. Il contrasto con il traffico della baia turistica è evidente: niente musica ad alto volume, niente folle accalcate, solo il suono dell’acqua e il ritmo lento della vita quotidiana. Al tramonto, la luce calda si riflette sulle scafi dipinti e sulle rocce calcaree, creando un paesaggio poetico e silenzioso, quasi irreale.
È in quel momento, mentre si lascia la baia alle spalle, che si prova una sensazione contrastante: da una parte l’euforia di aver visto uno dei luoghi più famosi del mondo, dall’altra un pizzico di amarezza per ciò che è diventato. L’Halong Bay autentica esiste ancora, ma sembra nascondersi ai margini, lontano dal rumore delle crociere e dalle rotte del turismo di massa. Ed è proprio lì, tra le barche dei pescatori e i riflessi del tramonto, che si percepisce la sua bellezza più sincera.
Vale la pena visitare Halong Bay?
Nonostante tutte le criticità, visitare Halong Bay resta un’esperienza che difficilmente si dimentica. La baia conserva un fascino naturale potente. Le formazioni calcaree che emergono dall’acqua, la nebbia leggera del mattino e i tramonti tra gli isolotti continuano a regalare immagini suggestive. Anche quando l’esperienza non è perfetta, il paesaggio riesce comunque a colpire e a lasciare un ricordo forte, quasi contrastante, fatto di meraviglia e disillusione allo stesso tempo.
Tra i principali aspetti positivi c’è proprio la spettacolarità del contesto naturale. Nonostante l’overtourism, alcune zone della baia mantengono scorci davvero straordinari, soprattutto nelle ore meno affollate o lungo le rotte secondarie. Le crociere permettono di vivere il mare da vicino, di dormire tra le rocce calcaree e di visitare grotte e isolotti che, almeno dal punto di vista paesaggistico, restano unici al mondo. Anche la qualità del cibo a bordo e il comfort di alcune navi possono contribuire a rendere l’esperienza piacevole.
Dall’altra parte, però, i contro sono evidenti. Il traffico costante di barche, l’inquinamento visibile in alcune zone e l’affollamento delle escursioni riducono la sensazione di trovarsi in un santuario naturale. Molte tappe sono organizzate in modo standardizzato, con tempi stretti e percorsi affollati, trasformando un luogo straordinario in un itinerario quasi industriale. A questo si aggiungono comportamenti poco rispettosi da parte di alcuni gruppi di turisti, che contribuiscono a rompere quell’atmosfera silenziosa e contemplativa che la baia meriterebbe.
Optare per esperienze autentiche è la soluzione?
La chiave per vivere Halong Bay in modo più soddisfacente è scegliere con attenzione come visitarla. Optare per crociere più piccole, itinerari meno battuti o periodi dell’anno meno affollati può fare una grande differenza. In alternativa, esistono zone vicine come la baia di Lan Ha o quella di Bai Tu Long, meno frequentate ma altrettanto spettacolari, dove l’esperienza può risultare più autentica e rilassata.
Halong Bay non è più la cartolina perfetta dei dépliant, ma resta un luogo straordinario, capace di mostrare sia la bellezza della natura vietnamita sia le conseguenze del turismo di massa. Ed è proprio questo contrasto, tra paesaggi incantevoli e realtà meno patinata, a rendere l’esperienza intensa, reale e difficile da dimenticare.



































Molti locali offrono vista sulla via pedonale, perfetta per osservare la vita di Saigon dall’alto, soprattutto al tramonto o di sera, quando le luci della città si accendono e la strada si riempie di gente. È un luogo ideale per una pausa durante una giornata di visite, per bere un caffè vietnamita o un tè freddo, ma anche per entrare in contatto con la parte più giovane e creativa della città.









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