Pulizia impeccabile, treni silenziosi, persone educate, città futuristiche e tradizioni millenarie. Se hai trascorso qualche minuto su Instagram, TikTok o YouTube cercando contenuti sul Giappone, probabilmente avrai già in mente l’immagine di un Paese quasi perfetto. Negli ultimi anni il Giappone è diventato una delle destinazioni più desiderate al mondo. Complice il boom del turismo internazionale, milioni di viaggiatori partono ogni anno con aspettative altissime, convinti di trovare una realtà completamente diversa da qualsiasi altra nazione. La verità, però, è un’altra. Dietro questa immagine idealizzata si nasconde un Paese molto più complesso, fatto di sfumature, contraddizioni e abitudini culturali che spesso vengono fraintese da chi lo visita per la prima volta. Ed è proprio da qui che nasce questo percorso: Giappone 15 miti da sfatare prima del viaggio. 

Giappone. 15 miti da sfatare prima del viaggio (e cosa aspettarsi davvero)

Il Giappone è una destinazione straordinaria, affascinante e spesso sorprendente, ma è anche un Paese reale, con pregi, difetti, contraddizioni e problematiche che raramente vengono raccontate online. E proprio queste differenze tra aspettative e realtà sono spesso ciò che sorprende maggiormente chi lo visita per la prima volta.

Ecco quindi 15 miti da sfatare sul Giappone prima di partire.

1. Il Giappone è perfettamente pulito ovunque. Falso

Uno dei luoghi comuni più diffusi riguarda la pulizia delle città giapponesi. Molti immaginano strade immacolate, prive di rifiuti e sempre perfettamente ordinate. Sebbene alcune zone siano effettivamente molto curate, la situazione reale è più complessa.

Passeggiando nelle grandi città come Tokyo, Osaka o Kyoto capita frequentemente di trovare mozziconi di sigaretta, lattine abbandonate e rifiuti accumulati soprattutto nelle aree più frequentate dai turisti.

Negli ultimi anni l’overtourism ha avuto un impatto importante su molte destinazioni e alcune città stanno facendo sempre più fatica a gestire l’enorme flusso di visitatori. Questo non significa che il Giappone sia sporco, ma semplicemente che la perfezione mostrata sui social spesso non racconta tutta la realtà.

2. In Giappone non esiste l’immondizia. Falso

Molti turisti arrivano convinti che i rifiuti siano praticamente inesistenti. La realtà è che l’immondizia esiste anche qui. La differenza è che spesso viene gestita in modo diverso rispetto a quanto siamo abituati a vedere in Europa.

Nelle strade secondarie, nei quartieri meno turistici e nelle zone residenziali è possibile imbattersi in sacchi della raccolta differenziata lasciati all’esterno delle abitazioni o in aree dedicate alla raccolta. Anche in Giappone esistono problemi legati ai rifiuti e alla gestione urbana. Semplicemente, se ne parla molto meno.

3. Le piste ciclabili sono ovunque e tutti le usano. Falso

Il Giappone è un Paese che utilizza moltissimo la bicicletta. Proprio per questo molti visitatori immaginano una rete perfetta di piste ciclabili utilizzate da tutti.

In realtà una delle cose che sorprendono maggiormente è vedere moltissimi ciclisti pedalare direttamente sui marciapiedi. In molte città pedoni e biciclette condividono gli stessi spazi e bisogna prestare attenzione mentre si cammina. Per chi arriva dall’Europa può sembrare insolito, ma in Giappone è una situazione assolutamente normale.

4. I bagni pubblici sono sempre futuristici. Falso

I famosi wc tecnologici giapponesi esistono davvero. Sedili riscaldati, getti d’acqua regolabili, asciugatura automatica e pannelli di controllo pieni di pulsanti fanno parte dell’esperienza che molti turisti sognano di provare almeno una volta.

Tuttavia non bisogna pensare che ogni bagno pubblico sia così. Nei templi, nelle stazioni ferroviarie, nelle metropolitane e nei luoghi turistici più frequentati si trovano spesso bagni molto semplici e talvolta anche piuttosto datati. Alcuni risultano sorprendentemente ordinari rispetto all’immagine ultra tecnologica che molti hanno del Giappone.

C’è poi un’altra differenza importante che molti scoprono soltanto una volta arrivati: la distinzione tra Japan Style e Western Style.

Con Japan Style si indicano generalmente le tradizionali toilette alla turca giapponesi, ancora presenti in molte stazioni ferroviarie, scuole, templi e bagni pubblici più datati. Sebbene possano sembrare insolite per chi arriva dall’Europa, per molti giapponesi rappresentano ancora una soluzione comune.

Con Western Style, invece, si fa riferimento ai classici wc che utilizziamo in Occidente. Sono quelli che più spesso vengono associati ai famosi bagni tecnologici giapponesi e oggi sono sempre più diffusi in hotel, centri commerciali, aeroporti e nelle aree maggiormente frequentate dai turisti.

Quando entrate in un bagno pubblico non è raro trovare entrambe le opzioni disponibili, chiaramente indicate dalla segnaletica. Sapere in anticipo cosa significano queste due diciture può evitare qualche momento di sorpresa durante il viaggio.

Giappone: 15 miti da sfatare prima del viaggio (e cosa aspettarsi davvero)

Giappone. 15 miti da sfatare prima del viaggio

5. Nei bagni pubblici trovi sempre sapone e asciugamani. Falso

Questo è probabilmente uno degli aspetti che sorprende di più chi visita il Paese per la prima volta. In molti bagni pubblici troverete acqua corrente, ma non sempre sapone e asciugamani.

Per questo motivo moltissimi giapponesi portano con sé piccoli asciugamani personali da utilizzare durante la giornata. È una pratica molto comune e potrebbe rivelarsi utile anche per i turisti.

6. I bagni sono incredibilmente attenti alle famiglie. Vero

Se da una parte possono mancare sapone e asciugamani, dall’altra esistono dettagli che dimostrano una grande attenzione verso i genitori. In moltissimi bagni pubblici sono presenti piccoli seggiolini ribaltabili fissati alla parete.

Queste sedute permettono di sistemare in sicurezza il proprio bambino mentre si utilizza il bagno. Può sembrare un dettaglio insignificante, ma per chi viaggia da solo con un neonato o un bambino piccolo rappresenta una comodità enorme.

È uno di quei particolari che raccontano molto bene il pragmatismo giapponese: magari non troverete sempre il sapone, ma difficilmente mancherà una soluzione pensata per semplificare la vita quotidiana.

7. Le postazioni trucco sono ovunque. Vero

Se c’è una cosa che non manca nei bagni giapponesi sono gli spazi dedicati alla cura personale. In stazioni, centri commerciali e grandi edifici è comune trovare zone con specchi illuminati, sedute e piani d’appoggio dedicati al trucco.

Spesso questi spazi risultano persino più curati dell’area dei lavandini. È un dettaglio che riflette l’importanza attribuita alla presentazione personale nella cultura giapponese.

8. In metropolitana nessuno parla. Falso

Tra i miti più diffusi sul Giappone c’è quello secondo cui le metropolitane sarebbero luoghi di silenzio assoluto, dove nessuno osa pronunciare una parola e ogni passeggero viaggia immerso nei propri pensieri.

La realtà, come spesso accade, è molto più sfumata.

È vero che il livello generale di rumore è generalmente inferiore rispetto a quello a cui siamo abituati in molte città europee. Difficilmente sentirete persone urlare al telefono, ascoltare musica ad alto volume o parlare da un vagone all’altro. Tuttavia questo non significa affatto che le metropolitane giapponesi siano completamente silenziose.

Durante il viaggio è normale vedere studenti che commentano la giornata di scuola, colleghi che chiacchierano dopo il lavoro o gruppi di amici che ridono e scherzano tra una fermata e l’altra. Le conversazioni esistono eccome e fanno parte della vita quotidiana tanto quanto in qualsiasi altro Paese.

La differenza principale sta nel modo in cui avvengono. Nella cultura giapponese si tende generalmente a prestare maggiore attenzione agli spazi condivisi e a non disturbare chi si trova nelle vicinanze. Per questo motivo le persone parlano spesso con un tono di voce più basso e controllato, senza attirare l’attenzione dell’intero vagone.

Un’altra scena che sorprende molti turisti è vedere gruppi di ragazzi ridere insieme o colleghi conversare tranquillamente durante il tragitto. Chi arriva in Giappone aspettandosi un silenzio quasi religioso potrebbe quindi rimanere sorpreso nel constatare che la metro è molto più vivace di quanto raccontino molte guide di viaggio.

In sostanza, il mito secondo cui “in Giappone nessuno parla in metropolitana” non è del tutto corretto. Le persone parlano, scherzano e socializzano esattamente come nel resto del mondo. Semplicemente lo fanno con una discrezione che riflette alcune caratteristiche della cultura giapponese e del rispetto per gli spazi comuni.

Forse è proprio questo uno degli insegnamenti più interessanti che il Giappone offre ai visitatori. Non il silenzio assoluto, ma un diverso modo di condividere gli spazi pubblici con gli altri.

9. Tutti dormono in metropolitana. Vero

Tra le immagini più iconiche del Giappone ce n’è una che quasi ogni viaggiatore incontra almeno una volta: persone profondamente addormentate sui treni e nelle metropolitane, spesso in posizioni che sembrano impossibili da mantenere per più di qualche secondo.

E, sorprendentemente, questo stereotipo è in gran parte vero.

Durante gli spostamenti è normalissimo vedere studenti, impiegati e lavoratori concedersi qualche minuto di sonno tra una fermata e l’altra. Nelle grandi città come Tokyo, Osaka o Yokohama, dove molte persone trascorrono ogni giorno diverse ore sui mezzi pubblici, il tragitto casa-lavoro diventa spesso un’occasione preziosa per recuperare energie.

Non è raro imbattersi in passeggeri che dormono seduti, in piedi appoggiati a un sostegno o addirittura con la testa inclinata in posizioni che sembrano sfidare le leggi della fisica. Per chi visita il Giappone per la prima volta, questa scena può risultare quasi surreale, soprattutto nelle ore di punta.

Ma la vera particolarità non è il fatto che si addormentino.

La cosa che continua a stupire milioni di turisti è la capacità quasi incredibile di molti giapponesi di svegliarsi esattamente alla fermata giusta. Dopo aver dormito per diversi minuti, spesso riaprono gli occhi pochi istanti prima dell’arrivo a destinazione, si alzano con naturalezza e scendono dal treno senza esitazioni.

Come ci riescano rimane per molti un piccolo mistero.

Probabilmente entrano in gioco l’abitudine, la conoscenza perfetta del percorso e una sorta di “orologio interno” sviluppato dopo anni di pendolarismo quotidiano. Alcuni utilizzano allarmi sul telefono, altri sembrano semplicemente sapere quando è arrivato il momento di svegliarsi.

Questa abitudine è talmente diffusa da avere persino un nome nella cultura giapponese: inemuri, un termine che indica il “dormire pur essendo presenti”. Non si tratta necessariamente di un sonno profondo, ma di una forma di riposo breve che permette di recuperare energie senza isolarsi completamente dall’ambiente circostante.

Per molti visitatori rappresenta uno dei dettagli più curiosi della vita quotidiana giapponese. Per i giapponesi, invece, è semplicemente una parte normale della giornata, tanto comune quanto leggere un libro, ascoltare musica o controllare il telefono durante il tragitto.

Ed è proprio osservando queste piccole scene quotidiane che si scopre un Giappone diverso da quello delle cartoline: meno perfetto, più umano e incredibilmente autentico.

10. Non sopportano chi si soffia il naso. Vero

Tra le tante regole non scritte della cultura giapponese ce n’è una che sorprende quasi tutti i viaggiatori occidentali: soffiarsi il naso in pubblico è generalmente considerato poco educato.

Per chi arriva dall’Europa può sembrare una cosa insolita. Da noi è normale prendere un fazzoletto e soffiarsi il naso quando serve, sia per strada che sui mezzi pubblici. In Giappone, invece, la percezione è molto diversa.

Molti giapponesi preferiscono allontanarsi, recarsi in bagno o trovare un luogo appartato prima di soffiarsi il naso. Per questo motivo non è raro vedere persone raffreddate che tirano su con il naso piuttosto che utilizzare un fazzoletto davanti agli altri. Un’abitudine che per molti turisti può risultare persino più fastidiosa del gesto che cercano di evitare.

La ragione è principalmente culturale. Nella società giapponese esiste una forte attenzione a non creare disagio alle persone che condividono lo stesso spazio. Alcuni suoni corporei, tra cui quello di soffiarsi il naso rumorosamente, vengono percepiti come poco rispettosi nei confronti degli altri presenti.

Naturalmente non si tratta di una legge né di una regola rigida che tutti seguono alla lettera. Le nuove generazioni sono spesso più flessibili e nelle grandi città l’influenza internazionale ha reso molte abitudini meno rigide rispetto al passato. Tuttavia resta una norma di comportamento ancora piuttosto diffusa e vale la pena conoscerla prima di partire.

Io stessa l’ho imparata nel modo più imbarazzante possibile. Dopo alcuni giorni di viaggio mi ero completamente dimenticata di questa accortezza. Durante una corsa in taxi, presa dalla distrazione, mi sono soffiata il naso come avrei fatto normalmente in Italia, senza pensarci troppo.

La reazione del conducente è stata immediata.

Non è stato scortese, ma si è visibilmente irrigidito e mi ha fatto capire che quel comportamento non era appropriato. In quel momento ho percepito chiaramente il disagio che avevo creato e ho realizzato quanto certe differenze culturali possano essere profonde, anche quando riguardano gesti che per noi sono assolutamente normali.

È stato uno di quei piccoli episodi che difficilmente dimenticherò e che mi hanno insegnato una lezione importante: quando si viaggia, spesso sono proprio le abitudini più quotidiane a raccontare le differenze culturali più interessanti.

Ecco perché, se stai programmando un viaggio in Giappone, ricordatelo. Potrai parlare in metro, mangiare uno snack passeggiando e persino addormentarti sul treno senza attirare troppa attenzione. Ma se hai bisogno di soffiarti il naso, meglio cercare un luogo più appartato. Potresti evitare qualche sguardo perplesso… o una gentile ramanzina come è successo a me.

11. Nessuno mangia mentre cammina. Falso

Tra i consigli che si leggono più spesso online ce n’è uno che mette in allarme molti turisti prima della partenza: “Non mangiare mentre cammini, in Giappone è maleducazione.”

Questa affermazione contiene un fondo di verità, ma viene spesso semplificata al punto da diventare un vero e proprio mito.

Molti viaggiatori arrivano convinti che consumare un gelato, uno snack o una bevanda mentre passeggiano sia quasi proibito o che possa attirare sguardi di disapprovazione. Dopo qualche giorno nel Paese, però, si rendono conto che la realtà è molto diversa.

Passeggiando per Tokyo, Osaka, Kyoto o nelle località più turistiche, capita frequentemente di vedere persone mangiare per strada. Studenti che bevono un caffè mentre vanno a scuola, impiegati che consumano uno snack durante la pausa pranzo, turisti e residenti che passeggiano con un gelato o una bevanda fresca in mano: scene assolutamente normali che fanno parte della quotidianità.

La situazione diventa ancora più evidente nei mercati tradizionali, nelle zone dedicate allo street food e nelle aree turistiche più frequentate. Qui è comunissimo acquistare qualcosa da mangiare e consumarlo nelle vicinanze, spesso mentre si continua a esplorare il quartiere.

Quello che cambia rispetto ad altri Paesi non è tanto il fatto di mangiare in movimento, quanto il modo in cui lo si fa.

In Giappone esiste una forte attenzione a non sporcare e a non creare disagio alle altre persone. Per questo molti preferiscono fermarsi accanto allo stand dove hanno acquistato il cibo, consumarlo rapidamente e poi proseguire la passeggiata. Non è una regola obbligatoria, ma una consuetudine che deriva dal rispetto degli spazi comuni.

Un altro aspetto interessante riguarda la gestione dei rifiuti. Poiché i cestini pubblici sono meno diffusi rispetto a quanto siamo abituati in Europa, molte persone aspettano di trovare i contenitori presenti vicino ai punti vendita o agli ingressi delle stazioni prima di buttare confezioni e bicchieri.

Ed è proprio qui che nasce probabilmente il mito. Vedendo molte persone fermarsi per mangiare e notando l’attenzione verso la pulizia, alcuni visitatori hanno interpretato questa abitudine come un divieto assoluto.

In realtà nessuno ti guarderà male se stai passeggiando con un gelato in mano o se finisci uno snack mentre cammini. La maggior parte delle persone semplicemente non ci farà caso.

Come accade spesso in Giappone, la differenza non sta nelle regole rigide che molti immaginano, ma nel buon senso e nel rispetto reciproco. E questo vale anche per il cibo. Più che preoccuparsi di dove mangiare, è importante fare attenzione a come ci si comporta nei confronti degli altri e dell’ambiente che ci circonda.

giappone: 15 miti da sfatare prima del viaggio12. Non tollerano effuzioni in pubblico. Vero

In questo contesto si inserisce anche un altro aspetto culturale che spesso sorprende i visitatori: in Giappone le dimostrazioni di affetto in pubblico sono generalmente molto contenute.

Abbracci prolungati, baci o effusioni evidenti tra coppie sono piuttosto rari da vedere nella vita quotidiana e, quando accadono, tendono comunque a essere più discreti rispetto a quanto avviene in molti Paesi occidentali. Non si tratta di un divieto o di una regola scritta, ma di una sensibilità culturale legata alla riservatezza e al rispetto dello spazio altrui.

Per questo motivo, anche tra le coppie giapponesi stesse, è comune mantenere un atteggiamento più composto in pubblico, riservando i gesti di affetto ai contesti privati. Agli occhi dei turisti questa può essere interpretata come “freddezza”, ma in realtà riflette semplicemente un diverso modo di vivere l’intimità e l’espressione delle emozioni.

13. In Giappone non esistono cestini. Vero e falso

Questo mito contiene una parte di verità. I cestini pubblici sono sicuramente meno diffusi rispetto a molte città europee. Tuttavia non sono affatto scomparsi.

Spesso si trovano vicino alle stazioni della metropolitana, agli ingressi delle ferrovie e nelle aree dedicate allo street food. Molti esercizi commerciali mettono a disposizione contenitori per i clienti che acquistano prodotti sul posto. accanto ai distributori automatici di bibite ci sono molto spesso bidoncini per poter gettare le bottiglie vuote. ma solo le bottiglie.

Giappone 15 miti da sfatare prima del viaggioGiappone: 15 miti da sfatare prima del viaggio

14. Japan Style e Western Style: una differenza da conoscere

Durante il viaggio incontrerete spesso le diciture “Japan Style” e “Western Style”. Comprendere questa differenza può evitare molte sorprese. Nel settore alberghiero, ad esempio, una camera Japan Style prevede spesso tatami e futon tradizionali. Una camera Western Style offre invece letti tradizionali e arredi più familiari ai viaggiatori occidentali.

Lo stesso concetto si ritrova nel cibo, nei bagni e persino negli spazi abitativi. Non significa che uno stile sia migliore dell’altro. Rappresentano semplicemente due modi diversi di vivere gli stessi ambienti.

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15. Il Giappone è completamente accessibile e inclusivo. Falso

Questo è probabilmente uno dei miti più diffusi e, allo stesso tempo, più delicati da affrontare.

Molti viaggiatori tendono a immaginare che un Paese tecnologicamente avanzato come il Giappone sia automaticamente anche privo di barriere architettoniche. L’idea è comprensibile, ma nella realtà la situazione è più sfumata.

Soprattutto nelle grandi città come Tokyo, Osaka o Kyoto, esistono certamente progressi importanti in termini di accessibilità. Molte stazioni principali della metropolitana e dei treni sono dotate di ascensori, segnaletica dedicata e percorsi facilitati. In diversi casi, l’accesso senza barriere è stato migliorato proprio in vista dell’aumento del turismo internazionale.

Tuttavia, questo non significa che l’accessibilità sia uniforme o garantita ovunque.

In molte zone urbane più datate, così come nei quartieri meno centrali o nelle città più piccole, è ancora comune trovare edifici con ingressi a gradini, marciapiedi irregolari o corridoi piuttosto stretti. Anche alcuni ristoranti tradizionali, hotel più economici o negozi indipendenti possono non essere attrezzati per persone con mobilità ridotta.

Un altro punto critico riguarda proprio i trasporti pubblici. Anche se le principali linee ferroviarie sono generalmente ben organizzate, non tutte le stazioni dispongono di ascensori immediatamente accessibili dall’ingresso principale. In alcuni casi possono essere presenti, ma posizionati in aree laterali o richiedere percorsi più lunghi e meno intuitivi.

Per chi viaggia con una sedia a rotelle, un passeggino o ha difficoltà motorie, questo può tradursi in spostamenti più complessi del previsto, soprattutto nelle giornate in cui si cambiano più linee o si visitano zone diverse della città.

Questo non significa che viaggiare in Giappone con esigenze di accessibilità sia impossibile, ma è utile sapere che può richiedere un po’ più di pianificazione rispetto a quanto si potrebbe immaginare.

Ed è proprio qui che nasce spesso l’equivoco: l’immagine di un Giappone “perfettamente moderno” porta molti a sottovalutare la presenza di barriere ancora reali e concrete.

In realtà la situazione è in evoluzione, con continui miglioramenti, ma non è ancora omogenea. Come spesso accade, la chiave sta nel prepararsi in anticipo e nel non dare per scontato che ogni luogo sia automaticamente facile da raggiungere.

Il Giappone è meraviglioso proprio perché è reale

Sfatare questi miti non significa sminuire il Giappone. Al contrario.

Significa raccontarlo in modo più autentico, lontano dalle immagini perfette costruite dai social network. Il Giappone continua a essere una delle destinazioni più affascinanti del mondo: sicuro, organizzato, ricco di cultura, storia, tradizioni e innovazione.

Ma è anche un Paese fatto di contraddizioni, abitudini particolari e piccoli difetti che lo rendono incredibilmente umano. E forse il segreto per innamorarsene davvero è proprio questo: smettere di cercare la perfezione e lasciarsi sorprendere dalla realtà.

Author Annalisa Spinosa

Ciao! Io sono Lisa, mamma on the road. Viaggiare per me è scoprire posti nuovi, girando e assaporando i profumi e le prelibatezze dei luoghi che visito. Che sia per un mese o per un week end le nostre tre valigie sono sempre pronte!

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