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Il Castello Angioino Aragonese di Gaeta, visita nelle prigioni dell'ex carcere militare.

A Gaeta, in un dedalo di vicoletti, tra chiese, torri, scalinate e campanili, si innalza maestoso il Castello Angioino Aragonese. Si erge imponente su una falesia a strapiombo sul mare a guardia di tutto il borgo medievale. Nel corso dei secoli, grazia alla sua posizione privilegiata, il Castello è stato baluardo inespugnabile e dimora principesca, e pare che la prima fortificazione risalga addirittura al 681 dopo Cristo, periodo in cui le incursioni saracene portarono i nobili della zona a cercarvi rifugio.

Il Castello Angioino Aragonese di Gaeta

Nei primi decenni dell’800 Gaeta divenne Ducato autonomo sotto la guida della famiglia Gaetani, che insediatasi nel Castello Angioino Aragonese guidò la città fino all’arrivo dei Normanni, nel 1400. Ma torniamo un pò indietro nel tempo, esattamente  nel 1223, quando sotto la guida di Federico Il di Svevia il Castello divenne fortezza inespugnabile. Vediamo quindi, attraverso i personaggi storici che vi hanno vissuto, le varie fasi della vita del Castello Angioino Aragonese di Gaeta.

Il Castello Angioino Aragonese di Gaeta, visita nelle prigioni dell'ex carcere militare.

Il Castello Angioino Aragonese di Gaeta, visita nelle prigioni dell’ex carcere militare. Foto di Alfredo Reale.

Federico II di Svevia

Mare impetuoso, nuvole basse e onde che si infrangono forti sulla scogliera lasciando vibrare lo sperone roccioso con la loro potenza. Nella sua fortezza Federico II di Svevia passeggia aventi e indietro, le braccia conserte dietro la schiena, impaziente. A cosa starà pensando mentre, all’improvviso  si perde con lo sguardo verso l’orizzonte? Re di Sicilia, colto filosofo, architetto, protettore delle arti e grande innovatore, Federico II di Svevia, temibile nemico della cristianità, fu incoronato Re di Sicilia a solo 14 anni, il 26 dicembre 1208. Il particolare legame con Tommaso Maltacea, suo giustiziere imperiale originario di Gaeta, lo portò ad insediarsi su queste coste, edificando un castello sul promontorio più alto della città, allora importante snodo politico e commerciale del regno di Napoli. Torri quadrate, bastioni, scale a chiocciola, saloni maestosi riempirono il corpo quadrangolare della Fortezza preesistente, risalente  al 600 dopo Cristo, conferendo alla struttura un magistrale assetto di difesa contro ogni possibile nemico. In seguito alla scomunica di Federico II, nel 1227 , la città venne però sconvolta da lotte interne, scontri che portarono poi alla demolizione del castello nel 1929 per mano stessa dei Gaetani.

I personaggi che hanno fatto la storia del Castello angioino Aragonese di Gaeta. Federico II di Svevia.

I personaggi che hanno fatto la storia del Castello angioino Aragonese di Gaeta. Federico II di Svevia. Foto di Alfredo Reale

Alfonso d’Aragona

Alfonso, re di Aragona, nel 1435  fece di Gaeta la sua base militare, riuscendo a sconfiggere qualche anno più tardi la dinastia Angioina e conquistando il Regno di Napoli. Gaeta era allora un importante città del Regno, confinando a settentrione,  e il suo Castello era un baluardo inespugnabile.  Nel 1436 riuscì dunque a prevaricare gli Angioni e a insediarsi a Gaeta, diventando promotore di una importante rinascita culturale di tutto il meridione d’Italia. Dopo decenni di totale abbandono Alfonso d’Aragona iniziò a riformare i tribunali, fondò una preziosa  accademia letteraria e, proprio in un ala del Castello di Gaeta, iniziò a coniare le prime monete d’oro da un ducato.

La fase “Alfonsina” del castello

Durante il suo dominio il Castello, soprannominato “Alfonsino”, fu completamente rimodernato e suddiviso in due strutture. La parte superiore venne adibita a dimora reale, con annesse l’armeria, la nuova zecca e un importante biblioteca. La parte inferiore invece rimase fortezza di difesa e carcere.

Francesco II di Borbone

Francesco II, ultimo re delle due Sicilie, rifugiò a Gaeta per poter arginare i danni di una guerra persa in partenza. Nel 1734 nonostante la sua politica di pace verso le potenze europee, fu attaccato dalle truppe di Garibaldi e da Vittorio Emanuele, i quali iniziarono la discesa nella penisola italiana diretti proprio a Gaeta, ultimo baluardo del Regno delle due Sicilie. Nonostante il fedele appoggio dell’esercito reale e della costante presenza di sua moglie, la regina Maria Sofia di Baviera, la quale non mancò mai di sostenere fisicamente e moralmente il popolo e i soldati, Gaeta si trovò abbandonata al suo destino. Dopo un assedio durato 102 giorni, tra atroci sofferenze di militari e civili, il comandante del re decise di capitolare. I reali furono dunque esiliati a Roma, segnando la fine del Regno delle due Sicilie e sancendo l’Unità d’Italia.

Da dimora regia a temuto carcere militare.

La fortezza inferiore del Castello Angioino di Gaeta è diventata famosa per essere stata, fino al 1990, sede di un carcere militare. Non un carcere qualunque, ma il più temuto della penisola, soprattutto per la sua posizione a strapiombo sul mare che non permetteva possibili vie di fuga. TI MANDO A GAETA! infatti, era una tra le  minacce più sentite dai maschi italiani del secolo scorso. Il carcere del Castello diventò famoso soprattutto dopo l’incarcerazione di due tra i più famigerati nazisti della storia europea: Herbert Kappler e Walter Reder. Il primo responsabile della strage delle fosse Ardeatine e del rastrellamento del Quadraro, il secondo per i terribili eccidi di Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto. Rimasero imprigionati nel Castello per circa trent’anni. Kappler entrò nel 1947 e uscì nel 1976, quando, per motivi di salute, fu trasferito all’ospedale militare di Roma del Celio.  Reder entrò nel carcere militare nel 1951 e fu estradato in Austria, nel 1985, con un volo di Stato.

Il triste destino del carcerati

Ma le mura del carcere hanno stretto nella loro morsa anche persone che, durante gli ultimi conflitti bellici, erano scartate dalla leva obbligatoria. Particolarmente penalizzati sono stati i testimoni di Geova, i quali, obiettori di coscienza per motivi religiosi, erano rinchiusi nel Castello Angioino e privati di ogni diritto.

"Ti mando a Gaeta" è stata una delle minacce più temute dai maschi italiani del secolo scorso.

“Ti mando a Gaeta” è stata una delle minacce più temute dai maschi italiani del secolo scorso. Foto di Alfredo Reale.

Visita teatralizzata al’ex carcere militare di Gaeta

Per questo meraviglioso viaggio nelle mura del Castello Angiono Aragonese di Gaeta devo ringraziare l’associazione culturale “I tesori dell’arte”, organizzatrice dell’evento “Ti mando a Gaeta”, visita teatralizzata nell’ex carcere militare.  Immergersi nella suggestiva atmosfera della struttura ascoltando le preziose testimonianze direttamente dalla bocca dei personaggi che ne hanno fatto la storia è stata davvero un esperienza stimolante, carica di emozioni. Incontrare Federico di Svevia  tra le mura originarie della sua dimora, ascoltare il racconto straziante di Alfonso di Aragona, captare la profonda stima tra Francesco II di Borbone e la sua meravigliosa regina, Maria Sofia di Baviera..sprazzi di storia riportati prepotentemente alla luce grazie alla preziosa collaborazione dei bravissimi attori protagonisti della manifestazione.
Un percorso inusuale, un viaggio nelle intime vite dei personaggi, i cui profili storici sono stati magistralmente catturati dall’obiettivo di Alfredo Reale. Scatti descrittivi che riescono a trasportare chi li ammira nella dimensione storica originale.

 

Ciao! Io sono Lisa, mamma on the road. Viaggiare per me è scoprire posti nuovi, girando e assaporando i profumi e le prelibatezze dei luoghi che visito. Che sia per un mese o per un week end le nostre tre valigie sono sempre pronte!

Comments:

  • Agosto 2, 2020

    Conosco molto bene il modo di dire: ti mando a Gaeta! Mio nonno mi ha raccontato in più di un’occasione di quanto fosse temuta questa minaccia ai suoi tempi!

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