Siamo andati alla scoperta del lago di Posta Fibreno in paddleboard, in un soleggiato martedì di gennaio. Noto anche come lago della Posta, si trova nella Valle di Comino, nel versante laziale del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Fa parte di una Riserva Naturale della regione Lazio, gestita in collaborazione con il comune di Posta Fibreno. Si arriva alla Riserva passando da una strada costeggiata da campi coltivati a mais e casali abbandonati. Uno scenario rurale fascinoso, alla fine del quale appare questo incantevole specchio d’acqua limpida e incontaminata, con riflessi di un blu intenso che, baciato da sole, vira al turchese.
Il lago di Posta Fibreno e gli sport acquatici
Grazie proprio a queste caratteristiche dell’acqua, e alla temperature mite anche in inverno, il lago di Posta Fibreno è divenuto negli anni un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti degli sport acquatici, come canoa e immersioni. Noi invece siamo andati alla scoperta dell’ habitat naturale di questo lago speciale con i nostri paddleboards.
Equipaggiamento per la nostra escursione in sup sul lago
Alla scoperta del lago di Posta Fibreno in paddleboard
Pagaiando sul lago di Posta Fibreno in paddleboard ci rendiamo conto che ha una particolare forma a boomerang, ma oltre alla sua forma, quello che incanta del lago è la presenza di un isola galleggiante al suo interno, in perenne movimento. Si tratta di un delizioso promontorio, formato da canne di palude, alghe e torba. Non essendo radicata al suolo, si muove grazie all’azione del vento oppure quando varia il volume delle acque, ad esempio per forti piogge e cambiamenti di corrente. Il lago è infatti alimentato dal fiume Fibreno, affluente principale del fiume Liri.
In diversi antri lungo le rive, incorniciate da pittorici salici piangenti, ci si imbatte in particolari imbarcazioni chiamate dagli abitanti del posto “naue”.
Curiosità. Le “naue” di posta Fibreno
Le naue sono piccole imbarcazioni usate esclusivamente sul Fibreno e sull’omonimo lago laziale. La loro forma è molto particolare, e ancora oggi, seppur in maniera minore, vengono utilizzate dai pescatori di Posta. In passato venivano usate anche dagli allevatori, che con una particolare falce legata ad una pertica, estraevano un erbetta fresca molto gradita ai bovini. Inoltre gli agricoltori della zona usavano le naue per estrarre dal fondale del lago un particolare hummus, ideale per concimare i campi limitrofi. Quando non venivano usate, per ripararla dal gelo o dal sole cocente, le naue venivano poste sotto l’acqua bassa delle rive. Ancora oggi è possibile vederne qualcuna lungo perimetro del Lago.
La fauna della Riserva naturale di posta Fibreno
Pagaiando sulle acque limpide e trasparenti del lago non si può fare a meno di scrutarne i fondali. Con un po’ di fortuna si riescono a scorgere le trote o i carpioni che, incuriositi, si avvicinano alle tavole nascondendosi a tratti tra le grosse alghe che si alzano dal fondo. Anche le nutrie fanno notare la loro presenza, tuffandosi in acqua senza alcuna paura, facendo svolazzare le anatre che vivono nella riserva. Assieme alle anatre è possibile scorgere folaghe e aironi cenerini. Abitano nella riserva anche diverse specie di rapaci: falchi, poiane, civette e barbagianni. Ma ahimè sono molto difficili da avvistare, soprattutto in pieno giorno. Sulla terraferma invece, è possibile incontrare scoiattoli, volpi, tassi, daini, ricci e cinghiali.
Perchè andare in Sup sul lago di Posta Fibreno
Il lago di Posta Fibreno è alimentato costantemente da sorgenti carsiche, che danno all’acqua la sua tipica tonalità trasparente e cristallina. Oltre alla trasparenza sublime, l’origine carsica permette all’acqua di mantenere una temperatura costante, che si aggira intorno ai 10° C anche in inverno. Ideale quindi per praticare ogni genere di sport acquatico.
Nella riserva inoltre, sono presenti molti sentieri attrezzati, percorribili in totale sicurezza anche con i bambini. Un modo per conoscere e scoprire le meravigliose terre del Lazio, attraverso percorsi sensoriali e completamente immersi nella natura.
Se vuoi passare una giornata all’insegna del trekking, immerso nella natura meravigliosa e avvolto dall’aria pulita e rarefatta, fai un salto nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il polmone verde d’Italia, che vanta 50.000 ettari di estensione, si trova proprio sull’Appennino Centrale e custodisce dal 1923, anno in cui è stato istituito a riserva, tantissimi esemplari di flora e fauna selvatica. Una riserva naturale di straordinaria bellezza che salvaguarda le caratteristiche dell’ambiente circostante e salva dall’estinzione alcune specie di animali selvatici, come i daini e i camosci.
Il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise
Scopri l’habitat naturale dell’Orso bruno marsicano
Queste montagne sono l’habitat naturale di alcune specie di animali tra cui gli orsi bruni marsicani, i lupi appenninici, i cervi e l’aquila reale. Nei boschi del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise queste specie protette trovano rifugio e tranquillità. Hanno inoltre abbastanza cibo per poter vivere sereni nel proprio territorio, senza dover scendere necessariamente a valle per cercare da mangiare. Può capitare però che l’orso si spinga fino ai prati nelle vallate, magari attratto da qualche odore particolare, essendo un animale onnivoro. Purtroppo non abbiamo avuto modo di incontrarlo, anche perché sappiamo benissimo che l’orso è un animale solitario e preferisce di gran lunga il riposo e il relax al rumore delle auto o al chiacchiericcio delle persone.
L’orso è un animale solitario e molto difficile da avvistare, ma vive sereno nella riserva del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
I lupi appenninici
Per fortuna non abbiamo avuto incontri ravvicinati nemmeno con i lupi appenninici perché anch’essi amano vivere isolati in piccoli branchi. Al contrario dell’orso, che vive in maniera più stabile in un luogo, i lupi si spostano di continuo in cerca di prede. Si spostano soprattutto di notte e durante l’arco della giornata preferiscono dormire al sicuro nei luoghi più inesplorati del parco. Anche se è praticamente impossibile incontrarli, i lupi appenninici lasciano le loro impronte sui sentieri, dove si spingono di notte alla ricerca di cibo. Sono molto simili alle impronte del cane, ma hanno una particolarità. Sono disposte su un unica fila. Quindi, non capiterà certo di sentire gli ululati di questi straordinari esemplari, ma potrai divertirti a cercarne le impronte passeggiando per i percorsi naturalistici.
Il lupo, a differenza dell’orso, Si sposta in branco alla ricerca di prede con cui sfamarsi. E’ difficile da avvistare ma puoi giocare a cercarne le impronte..
Passeggia nel sottobosco del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Se orsi e lupi sono un pò più difficili da incontrare, passeggiando per i sentieri del parco ti puoi imbattere in graziose creature del sottobosco, come farfalle, tricotteri e libellule. All’interno del parco c’è una vera e propria cultura di protezione a favore degli insetti. Questi piccoli essere viventi hanno infatti un ruolo fondamentale nell’equilibrio ecologico e sono protagonisti della biodiversità. Cosa significa? Che gli insetti sono la vera ricchezza dell’ambiente, e per tale motivo vanno tutelati e aiutati a riprodursi nel loro ambiente geografico. Pertanto, se incontri lungo i sentieri scarafaggi, ragnetti, cavallette o piccoli grilli, limitati ad ammirarli. Osservane le sfumature, stupisciti del loro modo di muoversi tra le foglie umide del sottobosco o sui rami degli alberi, e lasciali tranquilli di scorrazzare nel loro piccolo grande mondo.
Cosa fare nel parco nazionale d’Abruzzo
Nel Parco Nazionale d’Abruzzo si possono svolgere molteplici attività, adatte ad ogni membro della famiglia. Anche con il cane è possibile percorrere alcuni sentieri, ma non tutti. Oltre a girare nelle aree faunistiche, puoi fare passeggiate a cavallo o in carrozza, goderti l’aria rarefatta dondolando su un’amaca con supporto, affittare biciclette o andare in sup o in canoa nel vicinissimo lago di Barrea. Il lago artificiale di Barrea è diventato una vera e propria oasi felice dove, oltre a praticare sport acquatici, è possibile avvistare rare specie di uccelli, tra i quali gli aironi cenerini. Il lago prende il nome dal paesino in cui è ubicato, Barrea, che è un piccolo e grazioso borgo medievale arroccato su una collina, facilmente visitabile in mezza giornata.
All’interno della riserva del parco puoi passeggiare con i bambini alla scoperta delle biodiversità. Numerosi sono i sentieri di trekking in cui inoltrarti, alcuni adatti anche ai più piccoli
Ascolta i suoni del bosco
Diverse sono le escursioni e gli itinerari da fare a piedi all’interno del parco. Quale modo migliore per entrare a contatto con la natura? Ascoltare il fruscio del vento tra i rami, rilassarsi con il suono dell’acqua che scorre calma dai ruscelli, osservare la natura nelle sue infinite sfumature completamente avvolti nel manto verde del parco d’Abruzzo. Emozioni uniche e quasi rare ormai, di cui fare scorta e da cui attingere al rientro in città. I suoni del bosco infatti, sono tra i più rilassanti in assoluto, e per questo vengono usati anche durate le lezioni di yoga o di pilates, perché aiutano il rilassamento muscolare e riattivano l’area cognitiva. Dunque fanne il pieno mentre passeggi tra i sentieri, approfittando del fatto che puoi non solo sentire la dolce melodia della natura, ma anche respirare aria pulitissima e profumata. Quei profumi di funghi, di muschio, di foglie umide e di cortecce che difficilmente si dimenticano. Cammina nel silenzio più assoluto, in modo da non spaventare la fauna del sottobosco e da trarre ogni beneficio possibile per il tuo corpo e la tua mente.
Non sono solo i bambini a trarre beneficio dall’aria incontaminata del Parco Nazionale d’Aruzzo, Lazio e Molise. Approfitta anche tu dal benessere che la natura regala.
Segui i sentieri del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise
Sulla cartina dei sentieri che trovi in tutti gli info point del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono indicati circa 150 itinerari. Ogni sentiero è segnalato con dei cartelli rossi e bianchi, con al centro una lettera e un numero. Considera che i percorsi sono abbastanza impegnativi, soprattutto per i bambini che non sono abituati. Noi ci siamo limitati a percorre il sentiero delle Cascate delle Ninfe, il percorso più adatto ai piccoli esploratori e accessibile al cane, della durata di circa mezz’ora.
I sentieri del parco sono tantissimi, ma il più bello da percorrere con i bambini e il Sentiero delle Ninfe.
Bagna le mani nella cascata delle Ninfe
Puoi raggiungerei il sentiero della Cascata delle Ninfe con il pratico trenino turistico che si trova nel parcheggio delle auto oppure a piedi. Seguendo il ruscello e arrampicandoti su gradini intervallati da secolari radici di faggi e aceri, puoi riuscire ad arrivare alla fonte, che sgorga limpida e fresca dalla parete rocciosa.
La Cascata delle Ninfe si trova alla fine dell’omonimo sentiero. E’ uno degli scorci più suggestivi del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Nell’anfiteatro naturale in cui si trova, il suono dolce dell’acqua che zampilla tra le rocce si espande e diventa potente, sublime da ascoltare. Inoltre crea un bellissimo spettacolo da vedere. Il sole si riflette giocoso nelle goccioline d’acqua che saltano tra le rocce, creando dei piccoli arcobaleni luminosi e magici cristalli di luce.
Segui il ruscello
Percorri quindi il percorso a ritroso, concentrandoti sulle foglie cadute dagli alberi, sulle famiglie di funghetti che lasciano spuntare la loro testolina tra i cespugli e il muschio profumato del sottobosco. Ammira le pietre levigate dal torrente, lisce e bianche, e i rami che si contorcono in cerca di luce, nascondendo piccoli nidi di uccelli e lasciando intravedere i raggi caldi del sole.
I suoni della natura incantano e tengono più del dovuto nel sentiero. Ma tanto non c’è fretta di uscire. Ci siamo divertiti infatti ad attraversare il torrente in cerca di funghetti dalla testa rossa. Vedere la camosciare e accarezzare i daini sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma il percorso è precluso ai cani, in quanto potrebbero turbare l’equilibrio degli animali abbaiando.
Fai una sosta nell’area pic nic
Nell’area del parcheggio sono presenti diversi punti di ristoro, bar e bagni pubblici. Ma vuoi mettere un panino mangiato al sole nella comoda e verdeggiante area pic-nic? Si trova sul prato adiacente al parcheggio, in prossimità del ruscello e della biglietteria del trenino turistico. Ci sono anche altalene e altri giochini per i bambini, nonché punti dove poter fare il barbecue. Altri tavolini si trovano lungo la strada che porta agli ingressi dei sentieri.
Informazioni utili
Qualunque sia il periodo scelto per fare un escursione all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, occorre un minimo di equipaggiamento adatto al trekking. L’ingresso al parco è gratuito, il parcheggio dell’area principale invece costa 4,00 € al giorno.
Ecco cosa occorre per stare fuori una giornata:
Scarpe in goretex, da trekking e comode, adatte a lunghe passeggiate.
Acqua, rigorosamente in borracce. Cercate di non introdurre plastica all’interno del parco.
Una giacca a vento o una felpa, anche in estate. In diversi punti non arriva la luce del sole e soprattutto i bambini possono sentire freddo.
Un cambio, soprattutto per i bambini. Ci si può facilmente bagnare e sporcare di terra.
Anti punture per insetti ( zanzare) e dopo puntura.
Un binocolo. Ci sono diversi punti di avvistamento e i bambini si divertono a giocare agli esploratori.
Qualche snack o meglio un frutto per la merenda.
Macchina fotografica con obiettivo.
Perché andare al Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise con i bambini
Visitare il Parco è un’occasione unica vivere immersi nella natura e per riscoprire il piacere ( un pò perso oramai ) delle passeggiate. Osservare gli animali selvatici, vederli nel proprio habitat naturale, osservare piante e fiori nei loro colori più belli, inoltrarsi nei boschi e respirarne il profumo buono, fa provare ai bambini emozioni meravigliose. Giocare agli esploratori tra le radici sporgenti, cercare funghetti tra i cespugli e accarezzare soffici muschi di un verde brillante stimola la loro curiosità, il loro senso innato per la caccia e per la scoperta, aguzza il loro ingegno e stimola la creatività. Raccogliere foglie secche per farne segnalibri, osservare i diversi tipi di pigne cadute dagli alberi, catalogare funghi in base al colore, sono esperienze che arricchiscono il bagaglio, anche culturale, di un bambino. Divertirsi nella natura è un gioco attivo e costruttivo. Sguazzare nel fango, rincorrere lucertole, rotolare sull’erba, ascoltare e osservare i suoni e i movimenti della natura aiutano ad allargare lo sguardo su orizzonti più vasti e a ritrovare antiche e genuine abitudini.
La scorsa settimana, i surfisti dell’ Mdc Club di Gaeta, affiancati da altre scuole di surf in diversi spot italiani, si sono riuniti in un Paddle Out in onore di Leonardo D’Angelo, fotografo sportivo e maresciallo dell’Aeronautica Militare, deceduto prematuramente il 20 Agosto. Una grande reunion, quella avvenuta il 28 agosto sulla suggestiva spiaggia di Sant’Agostino di Gaeta, dove vecchi surfisti e nuove leve dell’Mdc, il club surfistico fondato proprio da “zio Leo” più di vent’anni fa, hanno organizzato una commovente commemorazione in onore dell’amico scomparso.
Foto di Flavia Fiengo
Le origini del Paddle Out
Non si sa esattamente quando è stato celebrato il primo Paddle Out, la “cerimonia di pagaia”. Si pensa che sia un antica tradizione hawaiana, e che abbia addirittura radici nella Polinesia preistorica. Venne poi adottata negli anni in altri luoghi del mondo come la California, l’Australia e il Portogallo, nazioni dove il surf è uno sport venerato e molto praticato. Il Paddle Out non è altro che un grande abbraccio in mare. I surfisti partecipanti escono in acqua per qualche miglio, e con le loro tavole formano un grande cerchio. Quindi, tenendosi per mano, dicono preghiere, evocano ricordi, o pronunciano discorsi in onore del surfista deceduto. Dopodiché, in molti casi, vengono sparse in mare le ceneri del defunto, nel mezzo del cerchio, seguite da lanci di fiori a da abbondanti schizzi d’acqua. Secondo un’antica leggenda, pare che durante il rito compaiano onde singole e particolari, in maniera inaspettata. Si dice che sia la manifestazione dellla persona che si sta salutando, che ringrazia in questo modo gli amici sul reef, ricambiando il loro saluto. Pare sia una leggenda, ma guarda caso è capitato anche a noi, durante la pagaiata, che il mare all’improvviso si increspasse, per poi tornare calmo.
Chi può partecipare ad un Paddle Out?
Per molte persone fare surf è come un esperienza spirituale. Il legame dei surfisti con il mare e con il gruppo di appartenenza è molto forte. Quindi, quando uno di loro viene a mancare, si uniscono in maniera simultanea al Paddle Out dei local, anche le comunità di surfisti di altre regioni. I Paddle Out non sono però riservati solo ed esclusivamente ai surfisti. Ci sono stati casi di cerimonie commemorative nello stesso stile dedicate anche a sub, nuotatori, a fotografi sportivi. Insomma a chiunque avesse un legame speciale con il mare.
Foto di Stefano Viola
Un Paddle Out è composto da diversi surfisti, da paddle boarder e/o anche da kayak. Ma come si organizza un Paddle Out in Italia? Noi non avevamo alcuna conoscenza riguardo questo tipo di commemorazione, e non siamo riusciti a trovare nulla nei vari siti italiani che ci desse qualche dritta per capire da dove iniziare. Per cui ci siamo rimboccati le maniche e, chiedendo consigli su come muoverci al meglio, siamo riusciti a portare a termina la nostra impresa.
Foto di Stefano Viola
Come si organizza un Paddle Out in Italia?
Innanzitutto bisogna decidere una data, un orario e il luogo dove celebrare la cerimonia. Bisogna assicurarsi che nel luogo dove si svolgerà l’evento ci siano abbastanza parcheggi per tutti i partecipanti, che si possano portare le tavole e manovrarle in totale sicurezza, e soprattutto che sia finito l’orario di balneazione, nel caso in cui ci fosse ancora la stagione estiva in atto. Poi bisogna raggruppare i vari partecipanti. Noi abbiamo usato un gruppo whatsapp, e facendo leva con il passaparola tra surfer siamo riusciti a raggiungere, e ad aggiungere man mano, le persone che dovevano essere presenti.
Per quanto riguarda la parte burocratica, abbiamo spedito semplicemente due PEC. Una alla Capitaneria di Porto, l’altra al Comune di Gaeta, che ha anche provveduto a protocollare l’atto.
Ecco una bozza della PEC inviata agli enti competenti.
Capitaneria di Porto -
Comune di Gaeta _____
Con la presente siamo a comunicare che in data 28 agosto c.m. si terrà presso il Ristoro da Benedetto, in località S. Agostino, Via Flacca Km 22,300, una cerimonia di commemorazione per la scomparsa del fotografo Leonardo D' Angelo. In tale occasione l'MDC Surf Club getterà una corona di fiori in mare (in materiale completamente deperibile). Il gruppo composto da circa 40 persone raggiungerà il largo usufruendo di 1 (uno) pedalò e varie tavole da surf. La cerimonia avrà inizio dopo le 19.00, al termine dell'orario di balneazione, in assenza di bagnanti e in totale sicurezza. La persona preposta a eventuali situazioni di emergenza e/o richieste di soccorso nel corso della cerimonia risponderà al numero .....................( Inserire il numero di telefono della persone di riferimento)
Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali Saluti
Dopo aver proceduto a risolvere le questioni burocratiche, si può procedere con l’organizzazione della cerimonia in mare. E quindi cosa bisogna fare?
Ecco la nostra lista
Ordinare una corona di fiori, che sia totalmente biodegradabile. Quindi niente plastiche, corde, fili di ferro.
Ordinare un fiore per ogni surfista presente. Dopo aver lasciato la corona, ogni partecipante lancia il proprio fiore, per poi partire con grandi schizzi d’acqua, come a formare un enorme corolla sul mare.
Preparare un discorso, o delegare qualcuno che dica qualche parola in onore del surfista deceduto.
Una volta finita la commemorazione a mare, si torna in spiaggia, dove, nel caso si voglia, si può continuare la cerimonia con la visione di filmini, foto e quant’altro serva a ricordare le gesta dell’amico defunto.
Foto di Flavia Fiengo
Fate i ringraziamenti di rito al termine dell’evento
In questa occasione, abbiamo appurato quanto sia potente il legame tra surfisti, e soprattutto quanto sia spirituale il loro legame con il mare. Questa reunion non solo ci ha dato l’opportunità di salutare zio Leo in maniera consona al suo stile di vita e alle sue attitudini, ma ci ha permesso di riabbracciare persone che negli anni si erano perse di vista. Nel momento del bisogno nessuno si è tirato indietro, e ognuno di loro ha partecipato con grande entusiasmo e trasporto alla commemorazione in mare. Ringraziamo tutti coloro che si sono uniti al Paddle Out in onore di Leonardo, soprattutto chi è venuto da fuori e chi ha dovuto prendere un giorno di ferie per poter essere presente. Ringraziamo anche tutte le persone accorse e che hanno supportato i surfisti da riva, tra lacrime di commozione e sorrisi sinceri. Grazie alla location che ci ha ospitati, in maniera totalmente gratuita. Un grazie a Flavia Fiengo e Stefano Viola per aver immortalato non solo persone, ma anche emozioni.
Abbiamo preferito salutarti così, in mezzo al mare, con le tavole che tanto ci hai spronato ad usare. Ti abbiamo salutato tra le onde, annusando il profumo della salsedine e con la sabbia nei capelli. Un saluto che più ti si addiceva, perché il mare era la tua essenza.
Zio Leo
A te, che hai creato una grande famiglia nemmeno con troppa fatica, semplicemente imprimendo nei componenti semplici ideali di convivenza. L’umiltà, la collaborazione, la condivisione del reef. Non solo local ma anche integrazione e ospitalità sull’onda, sempre nel pieno rispetto delle regole. Sei stato guida, mentore, organizzatore, legante indispensabile. Hai sempre spronato noi tutti a viaggiare, a confrontarci, a non lesinare sui rapporti, a non litigare, ma a discutere sulle nostre posizioni davanti ad una birra. Ci hai insegnato a costruire rapporti semplici, ma autentici. Ed eccoci oggi a salutarti nell’unico modo in cui potevamo farlo. Con le nostre tavole.
Foto di Jasmine Miele
Gaeta Surf Master
Riuniti Da Benedetto, come solevamo fare durante i Surf Master che tanto amavi organizzare, a Novembre, sulla spiaggia di Sant’Agostino a Gaeta. Eravamo davvero tantissimi, ogni oltre aspettativa.
Surfisti proveniente da tutta la Provincia di Latina, da Napoli e da Roma, si sono uniti agli storici local per darti l’ultimo saluto, con un Paddle Out davvero commovente. L’uscita in mare, la deposizione della corona tra le onde da parte dei figli Lucrezia e Niccolò, il lancio dei fiori di tutti i surfisti partecipanti, stretti in un grande cerchio come a formare un abbraccio intorno ai ragazzi. Parole davvero toccanti quelle del veterano Maurizio Rossi, che ha improvvisato un discorso sul reef. ” Leonardo è stato capace di riunire tutti anche senza la sua presenza”.
Una serata tra i ricordi
E così è stato. Momenti magici, quelli che si sono creati nell’arco della serata, sulla spiaggia. L’immancabile birra al tramonto, i ricordi dei viaggi condivisi con zio Leo in cerca dell’onda perfetta, abbracci, attimi di aggregazione che da tempo mancavano all’interno del gruppo surfistico gaetano.
L’abbraccio fraterno degli altri surf club italiani
Insieme a noi, alle 19:00 di mercoledì 28 agosto, si sono uniti in un Paddle Out commemorativo in onore di zio Leo anche gli amici di Viareggio, presso la surf school di Stefano “Ghighi” Giuliani al bagno Milena, e gli amici di Fregene, grazie alla disponibilità del Surf Club di Marco Parri.
Fregene
Viareggio
Un ringraziamento speciale a tutti i ragazzi del Mdc Surf club di Gaeta e un grazie speciale a chi si è aggiunto alla commemorazione negli altri spot d’Italia. E a te zio Leo… Buona onda!
Finalmente settembre. Il mese più bello per godersi il mare di Gaeta. Vento favorevole, mare calmissimo. Giornata fantastica per prendere il paddleboard ed esplorarevia mare le sette spiagge di Gaeta.Decidiamo di fare una traversata sotto costa provando ad arrivare alla spiaggia di San Vito partendo dalla spiaggia di Serapo. Distanza stimata circa 6 chilometri.
Alla scoperta delle spiagge di Gaeta
La Grotta del Turco
Andiamo prima verso sinistra alla scoperta della Grotta del Turco, una spettacolare fenditura della montagna, che vissuta da mare scatena meravigliose sensazioni.
Calma e silenzio. Frescura. Il fruscio del mare cristallino che accarezza gli scogli. Dalla tavola non si vede il fondo. Credo che in questo punto il mare sia molto profondo. Con il sole si creano degli splendidi riflessi verdi e turchesi sull’acqua. I pesci nuotano al sicuro, visto che è una parte della zona protetta della Riserva Naturale di Monte Orlando. Guardando verso l’alto si può apprezzare la magnificenza dell’intera grotta, uno spettacolare antro naturale. Si dice che questa grotta sia così chiamata perché negli anni del Ducato di Gaeta, nel IX secolo, i saraceni vi si nascondevano con le loro navi, per poter cogliere di sorpresa le imbarcazioni in transito nella zona, attaccandole e depredandole dei loro carichi.
Nella grotta del Turco di Gaeta in Paddleboard
Fontania. Le sette spiagge di Gaeta
Ci dirigiamo poi verso la spiaggia di Fontania. Acqua traslucente, scogli che affiorano in maniera ordinata sull’orlo dell’acqua. La spiaggia conserva ancora i resti della sontuosa villa dell’epoca romana del console Gneo Fonteo, dal quale prende il nome.
A brevissima distanza dalla spiaggia di Fontania ci accostiamo allla “Nave di Serapo”, un isolotto roccioso così chiamato perchè da lontano ricorda lo scafo di una nave. Secondo una leggenda infatti, pare fosse stata la nave dei Feaci, tramutata in pietra dalla Maga Circe, ferita perché questi avrebbero riportato Ulisse nella sua natìa Itaca, allontanandolo da lei.
La spiaggia dei Quaranta Remi e il Pozzo del Diavolo
Quindi andiamo verso il Pozzo del Diavolo, o Pozzo delle Chiavi, una grotta in cui ci infiliamo cautamente, che presenta un camino che si apre all’esterno, sulla collinetta sovrastante
La cavità marina ci lascia senza fiato. Le rocce ci avvolgono con il loro silenzio e con i colori tenui dovuti alla scarsa infiltrazione della luce dall’alto.
Spalle al pozzo, continua l’escursione, e giungiamo nella caletta più bella del golfo. La trasperenza dell’acqua è impressionante. I colori vanno dal verde chiarissimo all’azzurro intenso. Si può giungere fin qui solo a nuoto, in barca, canoa, pedalò…o come noi con i sup. La bellissima spiaggia dei Quaranta Remi merita una visita. Nuotare in queste trasparenze rigenera corpo e mente.
La spiaggia dell’Ariana
Continua la nostra traversata verso la spiaggia dell’Ariana, un tratto di costa sabbiosa a circa 3 chilometri dal centro di Gaeta, raggiungibile lato strada dalla Litoranea. Da mare ci avventuriamo passando attraverso ai famosi “tre cani”, tre grandi scogli vicini che sono il segno distintivo di questa spiaggia.
Le Scissure e la spiaggia dell’Arenauta
Oltrepassando il promontorio ci troviamo alle Scissure, con la torre omonima che troneggia sul promontorio, e il suo arenile di sabbia finissima. Qui il mare non ha nulla da invidiare a quello dei Caraibi.
Torre Scissure a Gaeta in Paddleboard
Siamo così giunti alla spiaggia dell’Arenauta. La sabbia è molto fine, e la trasparenza dell’acqua, nonché la sua inaccessibilità, rendono questo tratto di costa un vero paradiso. La spiaggia dell’Arenauta infatti è anche conosciuta come Spiaggia dei 300 gradini, proprio perché l’unico modo di raggiungere l’arenile sottostante è scendendo appunto 300 scalini. Un paradiso naturale e ancora selvaggio, che in questo periodo è quasi deserto.
La baia di San Vito. Le spiagge di Gaeta
La Baia di San Vito in sup
La pagaiata è impegnativa in questo tratto, per via delle molte imbarcazioni che sopraggiungono. Ma comunque riusciamo ad arrivare finalmente alla baia di San Vito, che si trova subito dopo l’omonima Torre sul promontorio. Uno dei luoghi più belli di tutta la riviera pontina. Calette, grotte marine, acque limpide e sorgenti naturali rendono questa baia un paradiso. Finalmente un meritato tuffo.
Tempo di percorrenza: 1 ora e 37 minuti ( ma ci siamo fermati per le foto in tutte le baie, mediamente si impiegano in paddleboard 40/45 minuti). Distanza percorsa: 6,65 km. Calorie bruciate: 491, ma anche qualcosa in più..