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Lo sciuscio gaetano. Folklore nel borgo di Gaeta per la notte di San Silvestro.

Comincia a far sera. E’ quasi ora. Tra poco busserà lo sciuscio gaetano alla porta.  L’olio bolle in pentola, aspettando di rendere croccanti le frittelle di cavolfiore. La tiella di polpo sfrigola in forno, mentre nonna è intenta a preparare l’insalata di mare. Polpo, calamari e seppie tagliate minuziosamente si uniscono a gamberi, vongole e cozze del golfo per creare uno dei piatti base della tradizione marinara gaetana. Prodotti della terra si alternano ai prodotti del mare, in un trionfo di sapori e profumi veraci, pronti per il grande cenone di San Silvestro.

Capodanno a Gaeta, ricette della tradizione gaetana, trevaligie

Lo sciuscio gaetano. Tradizione del borgo.

Mentre la cucina è in fermento, giú,  per le strade del borgo, tra i vicoletti addobbati a festa, si cominciano ad udire piccoli tintinnii di campanelle. Lo sciuscio è nelle vicinanze. L’eco delle serenate comincia ad arrivare nella stanza attraverso i vetri chiusi. Tonfi di martelli e di urzi. I soldi sono già pronti sul “buffet” della sala. Presto lo sciuscio busserà anche alla nostra porta. Almeno uno sciuscio deve suonare in casa prima che sia finito l’anno vecchio, e non può andare via senza una ricompensa. Soldi, panettoni, torroni. Qualsiasi cosa che possa ricambiare la loro visita. È una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, di famiglia in famiglia. Ecco, i campanelli e il vociare si espandono per le scale. Bussano. Fanno tintinnare i campanelli in maniera sempre più vistosa, per ringraziare dell’accoglienza. Chiedono il nome del padrone di casa, al quale sarà dedicata, come d’ usanza, la sciusciata benaugurale. Ed ecco che iniziano…

Nui simme glie pòvere pòvere e venimme da Casorie; Casorie e Messine simme glie pòvere pellegrine.

Ogge è San Servieste, dimane magnimme prieste, venimme da luntane per purtà stu buon signale.
Ogge è San Servieste, dimane magnimme prieste, venimme da luntane per purtà stu buon signale.
Venimme da luntane pe purtà stu buon signale.

Ohi Patrò (si dice il nome del padrone di casa che chiedono all’inizio), dacce nu sciusce, annanze che s’ammosce dacce quatte fiche mosce.
Annanze che se secche dacce quatte pere secche.
Ohi patrò (nome) caccia gliu buttiglione che cu nu bicchiere aprome s’è fenute gliu buttiglione.

Sciuscio Gaetano, capodanno a Gaeta, trevaligie

Lo sciuscio Gaetano. Il valore della tradizione

I bambini sono seduti a terra, in prima fila, con il viso all’insù, carichi di stupore e meraviglia. Ogni tanto portano le mani sulle orecchie, come per ripararsi dal frastuono degli strumenti. Stonature, fischi, urla e dialetto si espandono nell’androne portando un ondata di allegria, ritmata energia.  Strumenti poveri, improvvisati, costruiti a mano con legna riciclata e tappi di bottiglie. Quei tappi che urtandosi tra loro creano suoni di campanelli. Per chi ascolta, per chi si gode questo folkloristico spettacolo, l’emozione è fortissima.  Si entra nel corpo e nell’anima della tradizione. Per chi canta e sa cosa sta cantando, cosa sta tramandando, l’emozione deve essere ancora più intensa. 
 Emozione e rispetto per la tradizione che ancora una volta, incurante del progresso, si tramanda di padre in figlio. 

Sciuscio Gaetano, luminarie di Gaeta, capodanno a Gaeta, trevaligie

Le origini dello sciuscio gaetano

Lo sciuscio gaetano ha origini antichissime. A quanto tramandano i racconti, pare che lo sciuscio nasca proprio nelle campagne, dove gruppi di amici solevano unirsi in piccole orchestrine improvvisate, per portare in casa delle persone più abbienti serenate di buon augurio. Si andava di casa in casa, di padrone in padrone ( inteso come padrone di casa o di un attività commerciale), e si cantava e faceva cagnara fino a che costui non contraccambiava la visita offrendo vino e qualche prodotto casereccio, come salami, formaggi o dolci tipici delle festività. 

Sciuscio Gaetano, luminarie di Gaeta, capodanno a Gaeta, trevaligie

Le origini del nome

Non esiste una traduzione in italiano della parola sciuscio. Alcune teorie accoppiano la parola ai fichi secchi, che erano i prodotti che maggiormente venivano donati ai gruppi di musicanti dopo le loro esibizioni. Si può sentire infatti nei testi delle canzoni che viene esplicitamente fatta la richiesta di quatt fich mosc [annanz che se secc dacc quatt fich secch] al padrone di casa.

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Dietro le quinte dello sciuscio gaetano 

La tradizione dello sciuscio non riguarda solo l’unica esibizione del 31 Dicembre. C’è una grande preparazione dietro l’uscita di San Silvestro, che non si riduce solo ad imparare un testo o a suonare uno strumento. Dietro c’è un attento lavoro di ricerca e di progettazione. I testi originali vanno ampliati e non storpiati, cercando di portare innovazione e destare curiosità nell’ascoltatore. Anche la realizzazione degli strumenti necessita di tempo e inventiva. Si può dire quindi che lo sciuscio, anche se dietro le quinte, rimane attivo tutto l’anno, riunendosi in cantine, garage, campagne. E ogni incontro, se pur “lavorativo”, diventa un momento di aggregazione unico, tra risa e bevute, che unisce ancora di più i partecipanti del gruppo.

Gli strumenti della tradizione 

Tra gli strumenti originali della tradizione troviamo l’urzo, gliu tricchebballacche, il tamburello, gliu tric e trac  e il cucchiaio, a cui si sono aggiunti nel corso degli anni strumenti più moderni, come la fisarmonica, la tromba o la batteria. Gli sciusci più belli e caratteristici restano però quelli che rimangono fedeli agli strumenti spartani della tradizione. In fondo basta una pentola, qualche tappo di bottiglia, due secchi capovolti per portare allegria e buon augurio ai passanti. Nulla più. 

Dove vedere gli sciusci gaetani

A partire dalla mattina del 31 Dicembre potete trovare le bande degli sciusci in giro per la città di Gaeta. Nel pomeriggio invece le esibizioni si concentrano soprattutto nel budello del borgo, in Via dell’Indipendenza, tra le botteghe tipiche e vicoli caratteristici. Inoltre la città  è nel pieno della manifestazione natalizia Favole di luce, le luminarie d’artista. Un motivo in più per festeggiare il Capodanno a Gaeta. 

Sciuscio Gaetano, luminarie di Gaeta, capodanno a Gaeta, trevaligie

Ringrazio Paolo di Tucci per le bellissime foto

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Annalisa Spinosa

Ciao! Io sono Lisa, moglie e mamma viaggiatrice. Viaggiare per me è scoprire posti nuovi, girando e assaporando i profumi e le prelibatezze dei luoghi che visito. Che sia per un mese o per un week end le nostre tre valigie sono sempre pronte!

7 pensieri su “Lo sciuscio gaetano. Folklore nel borgo di Gaeta per la notte di San Silvestro.

  1. Complimenti Annalisa: mi hai portata con te in quella cucina, tra quei profumi e quei sapori!
    Questa tradizione mi ha ricordato molto una nostra tradizione piemontese, quella dei canté j’euv (letteralmente: cantare le uova). Il periodo è diverso perché si fa prima di Pasqua ma il concetto è simili: gruppi di amici passavano di cascina in cascina cantando e suonando canzoni in dialetto, chiedendo poi in cambio delle uova – e da qui il nome della tradizione – o comunque cose da mangiare.
    E’ bello vedere che queste tradizioni vengano mantenute ancora oggi.

    1. Molto molto graziosa anche la vostra tradizione! Mi piace molto conoscere usi e costumi di altri luoghi, grazie di avermene parlato!

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