Quando abbiamo iniziato a organizzare il nostro viaggio in Giappone, c’era un’esperienza che compariva praticamente in ogni guida e su ogni social network: visitare un pet café. Video di capibara immersi nelle vasche d’acqua calda, lontre che giocano con i clienti, gufi posati sui trespoli, ricci tenuti tra le mani e gatti che dormono sulle ginocchia dei visitatori sembrano raccontare un mondo fatto di dolcezza e relax.
Anche noi, inizialmente, eravamo incuriosite. L’idea di trascorrere un’ora a contatto con gli animali sembrava originale e diversa dal solito. Ma dopo aver visitato un Cat cafè a Akihabara abbiamo iniziato a porci una domanda semplice: quegli animali stanno davvero bene?
Abbiamo letto studi, approfondimenti di veterinari, opinioni di etologi e i report di diverse organizzazioni che si occupano di benessere animale. Abbiamo guardato oltre le fotografie perfette pubblicate sui social e ci siamo rese conto che la realtà è molto più complessa di quanto appaia.
Per questo motivo abbiamo deciso di non entrare più in nessun pet café durante il nostro viaggio.
Non è stata una scelta dettata dal desiderio di giudicare chi decide di visitarli, ma dalla volontà di fare un turismo più consapevole, privilegiando esperienze che rispettino il più possibile il comportamento naturale degli animali.
Pet café in Giappone. Cosa sapere prima di entrare
Cosa sono i pet café giapponesi?
I pet café sono locali dove, oltre a consumare una bevanda o uno snack, è possibile trascorrere del tempo insieme agli animali. I primi a nascere sono stati i cat café, pensati soprattutto per chi viveva in piccoli appartamenti dove non era consentito tenere animali domestici. Nel tempo il fenomeno è cresciuto enormemente, fino a trasformarsi in una vera attrazione turistica.
Oggi, soprattutto a Tokyo, Osaka e Kyoto, è possibile trovare locali dedicati a un numero sorprendente di specie diverse. Non esistono soltanto caffetterie con gatti o cani, ma anche strutture dedicate a conigli, ricci africani, gufi, lontre asiatiche, rettili, serpenti, maiali in miniatura, suricati, fennec, capibara e perfino alcune specie di uccelli tropicali.
Negli ultimi anni questi locali sono diventati particolarmente popolari grazie ai social network, dove immagini e video accumulano milioni di visualizzazioni. Ma proprio questa enorme richiesta ha contribuito ad alimentare un mercato sempre più discusso dal punto di vista del benessere animale.
I pet café sono tutti uguali?
La risposta è no. Ed è probabilmente l’aspetto più importante da comprendere.
Esistono cat café che collaborano con rifugi e associazioni per favorire l’adozione dei gatti, limitano il numero di visitatori, rispettano i tempi di riposo degli animali e mettono il loro benessere al primo posto. Allo stesso tempo esistono strutture dove il benessere degli animali sembra passare in secondo piano rispetto all’intrattenimento dei clienti.
Per questo motivo è sbagliato giudicare tutti i pet café allo stesso modo. La situazione cambia radicalmente quando si parla di specie selvatiche. Animali come lontre, gufi, fennec, suricati o capibara hanno esigenze etologiche molto specifiche, difficilmente compatibili con un ambiente chiuso, con un continuo ricambio di persone e con interazioni ripetute per molte ore al giorno.
Ed è proprio su questo punto che si concentra la maggior parte delle critiche mosse dagli esperti.
Perché molti esperti criticano i café con animali selvatici
Osservando un breve video sui social è facile pensare che un animale tranquillo sia anche un animale felice. In realtà le cose non funzionano sempre così.
Veterinari ed etologi spiegano da anni che molte specie selvatiche tendono a nascondere lo stress come strategia di sopravvivenza. Un comportamento apparentemente calmo non significa necessariamente che l’animale stia vivendo una situazione di benessere. Prendiamo ad esempio le lontre asiatiche, diventate negli ultimi anni una delle principali attrazioni dei pet café giapponesi.
In natura vivono in gruppi familiari complessi, percorrono lunghi tratti lungo i corsi d’acqua, trascorrono gran parte della giornata nuotando, scavando e cacciando. Rinchiuderle in piccoli ambienti interni e sottoporle al contatto continuo con persone sconosciute limita fortemente la possibilità di esprimere questi comportamenti naturali.
Lo stesso discorso vale per i gufi, animali prevalentemente notturni che nei café vengono spesso esposti durante il giorno, in ambienti illuminati e rumorosi, molto diversi dal loro habitat naturale.
Anche i capibara, diventati famosi grazie alle immagini che li ritraggono mentre fanno il bagno nelle sorgenti termali giapponesi, sono animali estremamente sociali che in natura vivono in gruppi numerosi, trascorrono molto tempo in acqua e percorrono ampi territori. Vederli in piccoli spazi chiusi, lontani dal loro ambiente naturale, porta inevitabilmente a interrogarsi sulla qualità della loro vita.
Non si tratta quindi di stabilire se un singolo locale sia migliore o peggiore di un altro, ma di chiedersi se determinate specie possano realmente vivere in condizioni compatibili con le loro esigenze biologiche.
Quali animali si possono trovare nei pet café giapponesi?
Passeggiando nei quartieri più turistici di Tokyo, Osaka o Kyoto è facile imbattersi in insegne dedicate agli animali più diversi. I più diffusi sono naturalmente i cat café, seguiti dai dog café, che rappresentano anche le tipologie generalmente meno controverse quando gestite con elevati standard di benessere.
Negli ultimi anni si sono però moltiplicati i locali dedicati a specie decisamente più insolite. Oggi è possibile trovare café con conigli, ricci africani, porcellini d’India, maialini, capibara, lontre asiatiche, gufi, falchi, suricati, fennec, serpenti, lucertole, camaleonti, iguane e altri rettili.
Alcuni locali propongono addirittura più specie contemporaneamente, trasformando l’esperienza in una sorta di piccolo zoo al coperto. Ed è proprio questa continua ricerca dell’animale più insolito a sollevare le maggiori perplessità tra gli esperti di conservazione della fauna selvatica.
Come funzionano i pet café: regole, prenotazioni e cosa aspettarsi
Entrare in un pet café in Giappone è generalmente molto semplice. Nella maggior parte dei casi si paga una tariffa all’ingresso che consente di trascorrere un determinato periodo di tempo all’interno della struttura. Prima di accedere agli spazi dedicati agli animali è quasi sempre obbligatorio disinfettare le mani e, in alcuni locali, togliere le scarpe o indossare apposite ciabatte.
Molti café vietano l’utilizzo del flash durante le fotografie e chiedono ai visitatori di non disturbare gli animali mentre dormono. Alcune strutture consentono di accarezzarli liberamente, mentre altre limitano il contatto fisico o permettono l’interazione soltanto sotto la supervisione del personale.
Sulla carta queste regole sembrano rappresentare una forma di tutela. Tuttavia, osservando il funzionamento complessivo del sistema, emerge una questione difficile da ignorare: anche rispettando tutte le norme, molti animali sono comunque costretti a convivere ogni giorno con decine o centinaia di persone sconosciute.
Per un gatto domestico particolarmente socievole questo potrebbe non rappresentare necessariamente un problema. Per una specie selvatica abituata a vivere in ambienti completamente diversi, la situazione diventa molto più complessa.
Quanto costa visitare un pet café in Giappone?
Uno degli aspetti che sorprende molti turisti riguarda il costo dell’esperienza. I prezzi variano sensibilmente in base alla città, alla popolarità del locale e soprattutto alla specie ospitata.
Nei classici cat café si spendono generalmente tra i 1.000 e i 2.000 yen per un’ora di permanenza, spesso con una consumazione inclusa. Alcune strutture applicano tariffe a tempo, mentre altre consentono di restare più a lungo pagando un supplemento.
I dog café hanno costi simili, mentre i locali dedicati ad animali più esotici tendono ad avere prezzi superiori. Esperienze con lontre, capibara o gufi possono facilmente superare i 3.000 o 4.000 yen per sessioni relativamente brevi. In alcuni casi vengono proposti pacchetti che includono snack da offrire agli animali, fotografie ricordo o momenti di interazione più ravvicinata.
Dal punto di vista del visitatore può sembrare una semplice esperienza turistica. Ma è proprio qui che nasce una riflessione importante. Quando il valore economico di una struttura dipende dalla possibilità di mantenere animali costantemente disponibili all’interazione con il pubblico, il rischio che il benessere dell’animale venga subordinato alle esigenze commerciali diventa concreto.
Quello che non si vede nelle fotografie dei social
I social network hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione dei pet café. Basta aprire Instagram, TikTok o YouTube per trovare migliaia di video di animali apparentemente rilassati che si lasciano accarezzare dai visitatori.
Il problema è che una fotografia racconta solo una piccola parte della realtà. Non mostra quante ore l’animale trascorra ogni giorno in quell’ambiente. Non mostra eventuali comportamenti ripetitivi legati allo stress. Non mostra i momenti in cui vorrebbe semplicemente riposare senza essere osservato o fotografato.
Molti esperti sottolineano come alcuni segnali di disagio vengano spesso interpretati erroneamente dai visitatori. Un animale immobile può sembrare tranquillo, quando in realtà potrebbe trovarsi in una situazione di forte stress. Altri manifestano comportamenti stereotipati, come movimenti ripetitivi o atteggiamenti anomali che spesso passano inosservati a chi non possiede competenze specifiche.
Questo non significa che ogni pet café rappresenti automaticamente una situazione di maltrattamento. Significa però che il benessere animale non può essere valutato attraverso una fotografia di pochi secondi.
I capibara, l’animale simbolo di una moda sempre più discussa
Negli ultimi anni nessun animale ha conquistato internet quanto il capibara. La loro espressione apparentemente rilassata, il carattere docile e le immagini che li ritraggono immersi nelle sorgenti termali giapponesi hanno contribuito a renderli delle vere celebrità online.
Proprio per questo motivo diversi pet café hanno iniziato a proporre incontri ravvicinati con questi animali. Osservandoli da vicino è facile comprenderne il fascino. Sono curiosi, tranquilli e si lasciano fotografare senza difficoltà.
Ma il loro comportamento naturale è molto diverso da quello che si osserva all’interno di un locale. In natura i capibara vivono in grandi gruppi sociali, trascorrono moltissimo tempo in acqua e occupano territori estremamente ampi. Sono animali che dipendono fortemente dall’ambiente circostante e dalle interazioni con i propri simili.
Ridurre tutto questo a una stanza visitabile a pagamento rappresenta una semplificazione che porta inevitabilmente a interrogarsi sul loro reale benessere. Ed è proprio il contrasto tra la loro popolarità sui social e le loro esigenze naturali a rendere i capibara uno dei simboli più discussi dell’intero fenomeno dei pet café.
Lontre, gufi e animali notturni. Ecco i casi più controversi
Se i capibara suscitano dubbi, alcune specie generano critiche ancora più forti. Le lontre asiatiche, ad esempio, sono animali estremamente intelligenti e sociali. In natura trascorrono gran parte della giornata nuotando, esplorando l’ambiente e interagendo con il gruppo familiare. Vederle all’interno di spazi ridotti e sottoposte a continue interazioni con il pubblico rappresenta uno degli aspetti maggiormente contestati dalle organizzazioni che si occupano di tutela animale.
Una situazione simile riguarda i gufi. Questi rapaci sono prevalentemente notturni e possiedono esigenze comportamentali molto specifiche. Molti osservatori ritengono che l’esposizione continua a luci artificiali, rumori e presenza costante di visitatori sia difficilmente compatibile con il loro stile di vita naturale.
Lo stesso discorso viene spesso esteso a fennec, suricati e altre specie esotiche diventate improvvisamente popolari grazie ai social media.
In tutti questi casi il problema non è rappresentato soltanto dalle dimensioni dello spazio disponibile, ma dal fatto che l’intero modello di business si basa sulla disponibilità costante dell’animale a essere osservato e fotografato.
Le alternative etiche per chi ama gli animali
Durante il nostro viaggio ci siamo chiesti quale fosse il modo migliore per vivere un’esperienza legata agli animali senza alimentare situazioni potenzialmente problematiche. La risposta è arrivata quasi naturalmente.
Abbiamo scelto di osservare gli animali nei contesti più vicini possibile al loro comportamento naturale. I cervi di Nara, ad esempio, vivono in un ambiente aperto e possono muoversi liberamente. Le scimmie che popolano le montagne intorno a Kyoto e Nagano possono essere osservate mantenendo una distanza rispettosa. In diverse zone del Giappone esistono inoltre centri di recupero e strutture dedicate alla conservazione della fauna che mettono al primo posto il benessere degli animali e l’educazione ambientale.
Anche molti cat café orientati all’adozione rappresentano una realtà completamente diversa rispetto ai locali che espongono specie esotiche come attrazione. Informarsi prima della visita e scegliere strutture trasparenti sulle condizioni degli animali è probabilmente il modo migliore per viaggiare in maniera più responsabile.
Perché abbiamo scelto di non entrare
Dopo la prima e ultima esperienza del Cat Cafè, dopo giorni di ricerche, letture e confronti, siamo arrivate a una conclusione molto semplice. Non ci sentivamo a nostro agio nel pagare per interagire con animali che, in molti casi, non avremmo mai incontrato in quelle condizioni al di fuori di un contesto commerciale.
Non si tratta di giudicare chi decide di visitare un pet café. Molte persone entrano animate da curiosità sincera e da un autentico amore per gli animali. Anche noi, inizialmente, eravamo tra queste. Ma più approfondivamo l’argomento, più cresceva la sensazione che il nostro viaggio potesse fare a meno di quell’esperienza.
Abbiamo preferito dedicare il nostro tempo a osservare gli animali nei parchi, nelle riserve naturali e nei luoghi dove potevano esprimere comportamenti più vicini alla loro natura. Ed è una scelta che, guardandoci indietro, rifaremmo senza esitazioni.
Vale davvero la pena visitare un pet café in Giappone?
La risposta dipende molto dal tipo di struttura che si sceglie di visitare. Esistono realtà che lavorano seriamente per il benessere degli animali e altre che sollevano interrogativi difficili da ignorare. Proprio per questo motivo il consiglio migliore è informarsi sempre prima di prenotare, leggere recensioni approfondite e chiedersi se l’esperienza proposta sia realmente compatibile con le esigenze dell’animale coinvolto.
Il Giappone offre infinite opportunità di entrare in contatto con la natura, la cultura e la fauna locale senza rinunciare al rispetto degli animali. E forse il ricordo più bello che porterai a casa non sarà quello di una fotografia scattata in un café, ma quello di un incontro autentico vissuto nel luogo in cui quell’animale dovrebbe trovarsi davvero.



















Il Todai-ji non è soltanto uno dei templi buddhisti più importanti del Giappone, ma rappresenta uno dei simboli dell’intera nazione. Fondato nell’VIII secolo dall’imperatore Shōmu, venne costruito con l’obiettivo di diventare il centro spirituale del Buddhismo giapponese. Nei secoli è stato più volte distrutto da incendi e guerre, ma ogni ricostruzione ha mantenuto intatto il suo straordinario fascino.






































