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La scorsa settimana, i surfisti dell’ Mdc Club di Gaeta, affiancati da altre scuole di surf in diversi spot italiani, si sono riuniti in un Paddle Out in onore di Leonardo D’Angelo, fotografo sportivo e maresciallo dell’Aeronautica Militare, deceduto prematuramente il 20 Agosto. Una grande reunion, quella avvenuta il 28 agosto sulla suggestiva spiaggia di Sant’Agostino di Gaeta, dove vecchi surfisti e nuove leve dell’Mdc, il club surfistico fondato proprio da “zio Leo” più di vent’anni fa, hanno organizzato una commovente commemorazione in onore dell’amico scomparso.

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Foto di Flavia Fiengo

Le origini del Paddle Out

Non si sa esattamente quando è stato celebrato il primo Paddle Out, la “cerimonia di pagaia”. Si pensa che sia un antica tradizione hawaiana, e che abbia addirittura radici nella Polinesia preistorica. Venne poi adottata negli anni in altri luoghi del mondo come la California, l’Australia e il Portogallo, nazioni dove il surf è uno sport venerato e molto praticato. Il Paddle Out non è altro che un grande abbraccio in mare. I surfisti partecipanti escono in acqua per qualche miglio, e con le loro tavole formano un grande cerchio. Quindi, tenendosi per mano, dicono preghiere, evocano ricordi, o pronunciano discorsi in onore del surfista deceduto. Dopodiché, in molti casi, vengono sparse in mare le ceneri del defunto, nel mezzo del cerchio, seguite da lanci di fiori a da abbondanti schizzi d’acqua. Secondo un’antica leggenda, pare che durante il rito compaiano onde singole e particolari, in maniera inaspettata. Si dice che sia la manifestazione dellla persona che si sta salutando, che ringrazia in questo modo gli amici sul reef, ricambiando il loro saluto. Pare sia una leggenda, ma guarda caso è capitato anche a noi, durante la pagaiata, che il mare all’improvviso si increspasse, per poi tornare calmo.

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Chi può partecipare ad un Paddle Out?

Per molte persone fare surf è come un esperienza spirituale. Il legame dei surfisti con il mare e con il gruppo di appartenenza è molto forte. Quindi, quando uno di loro viene a mancare, si uniscono in maniera simultanea al Paddle Out dei local, anche le comunità di surfisti di altre regioni. I Paddle Out non sono però riservati solo ed esclusivamente ai surfisti. Ci sono stati casi di cerimonie commemorative nello stesso stile dedicate anche a sub, nuotatori, a fotografi sportivi. Insomma a chiunque avesse un legame speciale con il mare.

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Foto di Stefano Viola

Un Paddle Out è composto da diversi surfisti, da paddle boarder e/o anche da kayak. Ma come si organizza un Paddle Out in Italia? Noi non avevamo alcuna conoscenza riguardo questo tipo di commemorazione, e non siamo riusciti a trovare nulla nei vari siti italiani che ci desse qualche dritta per capire da dove iniziare. Per cui ci siamo rimboccati le maniche e, chiedendo consigli su come muoverci al meglio, siamo riusciti a portare a termina la nostra impresa.

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Foto di Stefano Viola

Come si organizza un Paddle Out in Italia?

Innanzitutto bisogna decidere una data, un orario e il luogo dove celebrare la cerimonia. Bisogna assicurarsi che nel luogo dove si svolgerà l’evento ci siano abbastanza parcheggi per tutti i partecipanti, che si possano portare le tavole e manovrarle in totale sicurezza, e soprattutto che sia finito l’orario di balneazione, nel caso in cui ci fosse ancora la stagione estiva in atto. Poi bisogna raggruppare i vari partecipanti. Noi abbiamo usato un gruppo whatsapp, e facendo leva con il passaparola tra surfer siamo riusciti a raggiungere, e ad aggiungere man mano, le persone che dovevano essere presenti.

Per quanto riguarda la parte burocratica, abbiamo spedito semplicemente due PEC. Una alla Capitaneria di Porto, l’altra al Comune di Gaeta, che ha anche provveduto a protocollare l’atto.

Ecco una bozza della PEC inviata agli enti competenti.

Capitaneria di Porto - 
 Comune di Gaeta _____ 
Con la presente siamo a comunicare che in data 28 agosto c.m. si terrà presso il Ristoro da Benedetto, in località S. Agostino, Via Flacca Km 22,300, una cerimonia di commemorazione per la scomparsa del fotografo Leonardo D' Angelo. In tale occasione l'MDC Surf Club getterà una corona di fiori in mare (in materiale completamente deperibile). Il gruppo composto da circa 40 persone raggiungerà il largo usufruendo di 1 (uno) pedalò e varie tavole da surf. La cerimonia avrà inizio dopo le 19.00, al termine dell'orario di balneazione, in assenza di bagnanti e in totale sicurezza. La persona preposta a eventuali situazioni di emergenza e/o richieste di soccorso nel corso della cerimonia risponderà al numero .....................( Inserire il numero di telefono della persone di riferimento)
 Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali Saluti

Dopo aver proceduto a risolvere le questioni burocratiche, si può procedere con l’organizzazione della cerimonia in mare. E quindi cosa bisogna fare?

Ecco la nostra lista

  • Ordinare una corona di fiori, che sia totalmente biodegradabile. Quindi niente plastiche, corde, fili di ferro. 
  • Ordinare un fiore per ogni surfista presente. Dopo aver lasciato la corona, ogni partecipante lancia il proprio fiore, per poi partire con grandi schizzi d’acqua, come a formare un enorme corolla sul mare.
  • Preparare un discorso, o delegare qualcuno che dica qualche parola in onore del surfista deceduto.
  • Una volta finita la commemorazione a mare, si torna in spiaggia, dove, nel caso si voglia, si può continuare la cerimonia con la visione di filmini, foto e quant’altro serva a ricordare le gesta dell’amico defunto.
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Foto di Flavia Fiengo

Fate i ringraziamenti di rito al termine dell’evento

In questa occasione, abbiamo appurato quanto sia potente il legame tra surfisti, e soprattutto quanto sia spirituale il loro legame con il mare. Questa reunion non solo ci ha dato l’opportunità di salutare zio Leo in maniera consona al suo stile di vita e alle sue attitudini, ma ci ha permesso di riabbracciare persone che negli anni si erano perse di vista. Nel momento del bisogno nessuno si è tirato indietro, e ognuno di loro ha partecipato con grande entusiasmo e trasporto alla commemorazione in mare. Ringraziamo tutti coloro che si sono uniti al Paddle Out in onore di Leonardo, soprattutto chi è venuto da fuori e chi ha dovuto prendere un giorno di ferie per poter essere presente. Ringraziamo anche tutte le persone accorse e che hanno supportato i surfisti da riva, tra lacrime di commozione e sorrisi sinceri. Grazie alla location che ci ha ospitati, in maniera totalmente gratuita. Un grazie a Flavia Fiengo e Stefano Viola per aver immortalato non solo persone, ma anche emozioni. 

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Foto Stefano Viola 

Ho compiuto vent’anni per la seconda volta, ma senza farne quaranta. Rivedo le Barbie sparse sul pavimento, le carte UNO, lo scatolo del Monopoli sulla mensola del salone. Le canzoni suonate dal Jukebox ai giardinetti, il cuore di panna mangiato su una sedia dell’Algida mentre Baglioni, in sottofondo, ci faceva fare “lunghe corse affannate incontro a stelle cadute”.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

I miei primi quarant’anni

Torno agli anni lieti del Festivalbar, dei Ragazzi della terza C, di College e di Non è la Rai. I sabato sera con Giochi senza frontiere, Il Pranzo è servito di Corrado al ritorno da scuola, il Supertelegattone della domenica. Ricordo con tenerezza le manine appiccicose che uscivano dalle patatine, le olandesine da collezione regalo del Dixan.Ricordi, anni 90, quarant'anni, donna, trevaligie Lo scatolo del detersivo era il contenitore dei giochi per eccellenza, in bellavista in cameretta come se fosse un vaso cinese vinto a I fatti vostri, portato a casa da Magalli in persona. Rivivo i compleanni festeggiati in casa, con tre quattro amichetti, selezionati per bene. Qualche tramezzino e la torta, rigorosamente fatta da mamma, a giocare intorno ad un tavolo con il Risiko.

Senza gonfiabili alti venti metri nè sputafuoco a intrattenere i nostri pomeriggi lenti. Sento un pizzico di nostalgia per le piste di sabbia progettate a tavolino, dove poi avrebbero gareggiato piccole, trasparenti e colorate biglie di vetro. Le rullate proibite al biliardino, i punti rubati negli attimi di distrazione degli avversari.

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I corsi e i ricorsi storici

Rivedo, dando le spalle al presente, la caduta delle muro di Berlino, la Guerra del Golfo, la strage di Capaci. Il mondo che sembrava cambiare a velocità della luce, sopraffatto dagli eventi. Ma poi ripenso alle serate passate con Fiorello, che faceva cantare l’Italia portando una ventata di felicità in ogni casa, esaltando la normalità, la veracità delle persone. Entro ancora nelle Dr Martins e nelle magliette dell’ ONYX.

Il ciuffo biondo alla Spice Girls a quei tempi, dava un tocco fashion ai capelli. Mi giro, e rivedo i pomeriggi passati a studiare con con Dj television di sottofondo. La musica dance, gli Articolo 31, i Lunapop e gli 883. Fenomeni allora, che c’hanno dato canzoni da cantare a squarciagola sul Si Piaggio, sulla strada verso il mare. Abbiamo sognato tutte con i ragazzi di Beverly Hills, sperando un giorno di avere gli stessi vestiti e le stesse automobili. Sono arrivate poi, tanto attese, le prime feste per i 18 anni, i primi brand, le prime serate in discoteca. Nuovi amici, nuovi giri, nuove strade da percorrere. La patente, la prima macchina, le prime delusioni che si trasformano in esperienze, in lezioni di vita.

Quarant’anni è un’età terribile. Perché è l’età in cui diventiamo quello che siamo.
(Charles Péguy, Victor-Marie)

Abbiamo scartato musicassette in favore dei lettori cd. Abbiamo sostituito il game boy con tablet di alta generazione. I Walkie Tolkie sono stati accantonati con l’arrivo dei primi cellulari, cassettoni da portare in giro con il carrello della spesa. Il primo Motorola, il Nokia 3310, le partite a Snake. Siamo cresciuti a pane olio e sale e a tegolini del Mulino Bianco. La parola aperitivo l’abbiamo sentita forse a vent’anni, quando ci potevamo permettere sigarette e benzina facendo le baby sitter, o le commesse stagionali.

 I diari segreti sono andati a puttane con l’avvento di Facebook. Niente più riserbo, niente più discrezione. I lucchetti si sono disintegrati con la prime password digitali, le penne cadute in disuso, messe in un angolo da tastiere wireless e da mouse d’oro zecchino. Gli Invicta sostituiti da scontate Louis Vuitton, ostentate anche tra i banchi di scuola. Niente più libri, niente più odore di carta, profumo di inchiostro. I ciondoli a ciuccetti da cinquanta lire sembrerebbero ridicoli ora, nell’era dei Pandora da ottanta euro l’uno. Spocchiose L.o.L al posto di graziosi e profumati paciocchini.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

A venti anni di età, regna la volontà; a trent’anni, l’arguzia; ed a quaranta, il giudizio.
(Benjamin Franklin)

Rileggo le vecchie tesine battute a macchina, dopo i pomeriggi passati a cercare informazioni in biblioteca o sfogliando l’enciclopedia Treccani. Che google per noi era ancora fantascienza, qualcosa di impensabile e inimmaginabile. Riattacco con puntine colorate i poster di Cioè sulle porte della stanza. I Backstreet Boys, un Di Caprio sedicenne. Riascolto le canzoni dei Take That. Mi cimento nella Lambada in una danza immaginaria. Nella mia testa movimenti ancora precisi e attenti, fianchi dondolanti su gambe ancora esili di bambina. Ed ecco che all’improvviso, la spensieratezza lascia il posto ai doveri.

Catapultata un un epoca nuova, che forse un pò ancora mi sfugge. Faccio fatica ad approcciarmi con i nuovi apparecchi, con i giochi on line, con le app educative. Che noi a sette, otto anni, ancora giocavamo con i bastoncini degli Shangai, mica con Fortnite. Maneggio telecomandi come se fossero lastre di vetro, che un tasto sbagliato potrebbe compromettere la visione di Alberto Angela e portarmi su una serie angosciante di Netflix. Ancora scrivo su un quaderno, con la penna bic. Che scrivendo a mano sembra che i pensieri fluiscano meglio, che si imprimano da soli alla carta. Lettera dopo lettera, parola dopo parola, prendono vita frasi, testi, articoli.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

Si può essere splendidi a trent’anni, affascinanti a quarant’anni, e irresistibili per il resto della tua vita.
(Coco Chanel)

Ebbene si. Ho quarant’anni ormai. L’età in cui la maggior parte dei sogni si sono realizzati, i progetti adolescenziali sono diventati realtà. A quarant’anni apri spiragli nei muri che hai innalzato, forti e spessi, durante il cammino. Cominci a vedere crepe, piccole fessure in cui si insinuano germogli. Nuova vita che cerca il sole.

Ti rendi conto che la vita è effimera, e che bisogna godersela in ogni attimo concesso. Vivere nel presente, mettendo da parte quello che è successo e non pensando a quello che succederà. Capisci che ogni persona messa sul tuo cammino ha un ruolo, una maschera. Ti mette alla prova, ti usa, ti ama o ti odia. Ma ogni maschera ti lascia qualcosa. La capacità di saper scegliere, riconoscere, scartare, inglobare. Hai accumulato esperienze in quantità, hai goduto in maniera frivola della giovinezza, ma godrai consapevolmente degli anni che verranno. A quarant’anni sei ormai padrona dei tuoi passi, il terreno è forte sotto i tuoi piedi. Sei sicura di te stessa e delle tue azioni, e riesci a sostenere sguardi, luoghi, conversazioni in maniera ipnotizzante, trasmettendo agli altri la sicurezza che ti porti dentro, lasciando un segno indelebile della tua presenza, della tua tempra.

Cosa importa quindi se ho compiuto venti, quaranta o sessant’anni. Importa l’età che sento di avere.

Quarant'anni, pensieri e considerazioni, tre valigiei miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

 

Siamo arrivati a Lisbona dopo un’impegnativo on the road tra Francia, Spagna e Portogallo. Ci siamo fermati per una settimana di relax sulla costa oceanica, a Cascais, un’elegante cittadina molto vicina alla capitale portoghese. Abbiamo quindi potuto raggiungere Lisbona con il pratico treno che collega le due città. Quindi nessuno stress per i parcheggi, solo scarpe comode per lunghe camminate.

Il quartiere Baixa

Ci siamo subito diretti al quartiere di Baixa, che è un po’ il cuore della città. Strade chiuse al traffico e numerosi locali, tra bar, ristoranti e deliziosi negozi. Abbiamo passeggiato sulla Praca do Rossio, con la sua pavimentazione bianca e nera che sembra muoversi per effetto ottico, e abbiamo mangiato caldarroste fuori la Estacao do Rossio, una delle piu belle stazioni del mondo, con le caratteristiche entrate a doppio ferro di cavallo.

Il Bairro alto

Ci siamo poi arrampicati al Bairro Alto, un quartiere che in principio era abitato esclusivamente da famiglie benestanti. Ora è anche un punto di ritrovo per artisti, creativi e antiquari, e non mancano bellissime librerie.

Questo incontro tra ricchezza e cultura attira molti giovani, che vivono il quartiere sia di giorno, che di sera, animandolo con una vivace movida.

L’Alfama

La collina dell’’Alfama, è certamente uno dei luoghi più autentici di Lisbona. Case addossate in vicoli molto stretti, dove i vecchietti ancora siedono sugli usci, scambiando chiacchiere con i loro vicini, incuranti del continuo via vai dei turisti. Si arriva fin su col tram 28, ma noi abbiamo voluto sfidare la calura e abbiamo affrontato impavidi tutta la salita a piedi. Ci siamo poi ritenuti soddisfatti della scelta fatta, perché dal tram non avremmo potuto vivere appieno la vita dei vicoli, i suoi abitanti, le sue case con i panni stesi e i balconi con i fiori protesi verso il sole.

Cosa vedere a Lisbona. Viaggio on the road in Portogallo
Fermatevi sulle torri dei bastioni, e lasciatevi travolgere da quello che vedrete attraverso le feritoie. La città di Lisbona si presenta sotto i vostri occhi in tutto il suo splendore.

In cima si trova il simbolo della città, il Castello di Sao Jorge, con le sue mura fortificate e la cittadella interna facilmente passeggiabile. Vanta anche diversi musei, ospitati in quelle che erano le sale dei sovrani che qui hanno vissuto. Meritevole anche il parco che la circonda.

L’Oceanario

Altro posto molto interessante è sicuramente lOceanario, uno dei più grandi acquari del mondo.

Si trova nel quartiere nuovo di Parque das Nacoes, ed è stato costruito in occasione dell’EXPO ’98, quindi la struttura oltre ad essere un capolavoro architettonico, è anche molto recente.

Qui vivono oltre 500 specie di animali marini incorporati in un unico ambiente con diversi ecosistemi perfettamente ricostruiti. La vasca centrale è la più quotata: dalla vetrata si possono guardare pesci di ogni forma e dimensione, dagli squali spaventosi alle elegantissime mante giganti, e sembra quasi di poter sfiorare i curiosissimi e lenti pesci luna.

Ci sono lungo il percorso anche diverse mostre interattive che illustrano lo sviluppo della vita negli oceani. Una entusiasmante avventura per grandi e piccini, un tuffo nelle acque profonde degli oceani per capire come sono fatti gli ecosistemi e le abitudini dei loro abitanti.

All’uscita abbiamo fatto un giro nella teleferica che offre uno spettacolo bellissimo sull’estuario de Tago, e su tutto il Parco delle Nazioni.

Belem

Di cose da fare a Belem ce ne sono molte. Noi avendo un unico pomeriggio a disposizione ci siamo concentrati solo sulla sua famosa Torre, il monumento più fotografato del Portogallo, e sulle dolcissime Pasteis.

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La stupenda torre di Belem, ancora in perfette condizioni, fu innalzata nel mare come struttura difensiva dagli attacchi pirateschi, poi l’insabbiamento del fiume ha fatto si che si potesse raggiungere facilmente anche a piedi.

Ora svetta sul quartiere con le sue torrette dallo stile orientale, e le sue splendide logge in stile veneziano sulle facciate perfettamente conservate. Ricorda molto la struttura di un castello medievale, seppur in dimensioni ridotte. La fila per entrare era lunghissima e scoraggiante, ma è bastato l’esterno e il circondario a ripagarci della passeggiata fatta per arrivare fino a qui. Vederla poi col sole al tramonto è stato davvero un emozione intensa. La luce fioca dei raggi solari hanno reso il momento dei saluti davvero molto romantico.

Passiamo alle altrettanto famose, e paradisiache, Pasteis de Belem.

Sono tortine ripiene di crema pasticciera, ricoperte di zucchero a velo e cannella, che vanno assolutamente assaggiate tiepide. Se siete da queste parti dovete fare un salto nella famosa pasticceria che le prepara. La fila per entrare è sempre lunghissima, ma vale la pena fare un sacrificio per assicurarsi un posto a sedere. Il locale è davvero incantevole, Gli innumerevoli corridoi lo fanno sembrare quasi un labirinto, le sale, riccamente ricoperte da bellissimi azulejos, si susseguono una dopo l’altra. Sedetevi ad uno di questi tavoli e assaggiate la pasteis accompagnate da un buon caffè o da una cioccolata calda. Sono le migliori in circolazione, dato che qui è custodita la ricetta originale. Se non avete molto tempo per fare la fila potete anche prenderle da asporto e mangiarle passeggiando. C’è un apposito bancone solo per chi vuole comprarle da porta via.

La ferrovia da Lisbona a Cascais

La ferrovia tra Lisbona e Cascais è una breve linea regionale che passa lungo tutta costa di Lisbona e termina nel centro di Cascais. A Lisbona il treno parte dalla stazione ferroviaria Cais do Sodre, che è collegata alla linea verde della metropolitana ed è la stazione finale della linea. La ferrovia di Cascais si ferma inoltre presso i famosi quartieri turistici di Belém e le banchine di Alcântara-Mar.

Il viaggio da Cais do Sodre a Cascais richiede una tariffa di zona 4, che costa € 2,25 per un adulto, € 1,15 per un bambino. Se si ha intenzione di rimanere in zona e tornare a Lisbona più volte, si può scegliere anche l’opzione da €6.00 per un biglietto da 24 ore con viaggi illimitati, oppure da € 20,25 per un biglietto di 10 viaggi.

La Provenza è una delle regioni più caratteristiche della Francia, un posto da vedere soprattutto in estate quando inizia la meravigliosa fioritura della lavanda che regala paesaggi mozzafiato. In autunno poi la magia dei profumi continua imperterrita regalando al viaggiatore esperienze uniche, fatte di borghi incantati e di cittadine eclettiche e fascinose. Se hai deciso di visitare la Provenza in autunno concentrati su Avignone e sui paesini che si trovano nei suoi dintorni perchè questi territori sono ricchi di storia e cultura millenaria e la lavanda ne è solo un coloratissimo e importante contorno.

Avignone e dintorni

Dove dormire in Provenza

Per calarti a 360 gradi nell’atmosfera bucolica della Provenza ti consiglio di soggiornare in un relais o una struttura immersa nelle campagne. A Thor ad esempio, un paesino a mezz’ora di macchina da Avignone e a 5 minuti da Isle Sur la Sorge, trovi una deliziosa dimora immersa nel verde dove regalarti un soggiorno all’insegna del relax in un ambiente studiato e realizzato per integrarsi alla perfezione con le peculiarità del territorio circostante. 

A Le Domaine des Carmes & SPA Pascal ti accoglie nella sua casa coccolandoti dal primo istante. Dopo averti deliziato con caffè e pasticcini ti farà fare un piccolo tour della struttura e rimarrai senza dubbio incantato dalla ricercatezza degli arredi e dalla minuziosa selezione di eleganti dettagli di stile. L’incantevole casale immerso nelle campagne della Provenza custodisce al suo interno ricercati mobili di antiquariato e preziosi dettagli di arredo, che hanno contribuito a trasformare in un’accogliente e rinomata dimora di charme questo edificio che un tempo era convento di frati. Ora invece accoglie nelle sue camere dal gusto provenzale persone che arrivano da ogni parte del mondo.

Avignone e dintorni, cosa vedere in provenza
La nostra stanza

La zona relax all’esterno è intima e soleggiata e ha una bellissima piscina, una sauna e un idromassaggio. Ci sono anche diversi attrezzi per gli amanti del fitness mentre per i più pigri sono disponibili lettini solitari per prendere il sole o dedicarsi ad un buon libro.

La colazione poi, servita da Pascal e accompagnata da buona musica francese, fa iniziare la giornata con il sorriso. Trovi prodotti semplici e gustosi, tra cui brioche, macedonia fresca e spremute di agrumi da gustare con calma in uno scenario tipicamente provenzale. Da assaggiare assolutamente il pane caldo con le confetture fatte in casa. Per i bambini poi ci sono tanti giochini a disposizione nel grande salone.

Avignone, cosa vedere nella città dei Papi

Il ponte di St. Benezet

Per visitare Avignone ti consiglio di arrivare in città la mattina presto elasciare la macchina ai parcheggi esterni. Noi siamo stati accolti da un sole caldo nonostante l’autunno inoltrato e la prima meraviglia che abbiamo avuto modo di vedere è stato il Ponte di St. Benezet. Quest’opera architettonica ha origini antichissime e si staglia imponente sul Rodano catturando lo sguardo di chiunque passi. Per avere l’accesso al ponte bisogna passare dal botteghino adiacente e prendere i biglietti oppure prenotare la visita on line. 
Il ponte, quando era ancora intero, comprendeva 22 arcate e collegava Avignone a Villeneuve. E’ stato devastato da una piena del fiume nel 1600 e sono rimaste in piedi solo le 4 arcate che vediamo oggi e la cappella dedicata a San Nicola.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni
La leggenda narra che un giovane pastore, un certo Benezet, viene incaricato da un angelo per costruire un ponte che collegasse la città al mare. Non trovando consensi tra la popolazione il giovane alza un masso enorme senza alcuno sforzo e lo butta nel Rodano, per far capire alle persone incredule il suo incarico divino. Il masso è tuttora ben visibile nel fiume. Comincia così la costruzione di questa opera d’arte che nell’arco dei secoli ha subito diverse ristrutturazioni. L’audio guida, ma anche i pannelli che si trovano durante il percorso, illustrano l’importante funzione economica e politica che ha ricoperto il fiume Rodano in passato.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Avignone e dintorni. Visita le Palais du Papes

Una volta lasciato il famoso Ponte di St. Benezet dirigiti verso il centro seguendo le indicazioni che trovi lungo il tragitto. Alla fine di una caratteristica viuzza costeggiata da botteghe e ristoranti ti trovi dinanzi alla magnificenza del Palazzo dei Papi. Questa imponente struttura è stata fatta edificare da Papa Clemente V che, costretto a scappare da Roma, trova rifugio ad Avignone. Assieme a lui arrivano altri prelati, parroci e mercanti, che insediandosi nei dintorni del palazzo hanno dato vita ad una vera e propria comunità locale facendo dunque nascere la nuova capitale del Cattolicesimo e dando vita ad un importante centro commerciale. Il palazzo è stato costruito in soli venti anni ed è tutt’ora il più imponente palazzo gotico d’Europa.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Visita all’interno del Palazzo dei Papi

Se l’esterno del Palazzo dei Papi è sorprendente, gli interni lasciano letteralmente senza fiato. Nonostante il palazzo sia stato spogliato di molti arredi nel corso degli anni, ogni ambiente riesce a portarti indietro nei secoli. Le volte finemente affrescate, volute dal Papa nella sua stanza, sono ben conservate e si lasciano ammirare in tutto il loro antico splendore. La magnificenza della Sala del Concistoro è spiazzante, così come la suggestiva Sala della Grande Udienza. Camminando tra i corridoi sembra di sentire ancora il profumo dei rovi bruciati nei grandi camini, meravigliose opere d’arte, che venivano usati per scaldare gli ambienti.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

La Cattedrale di Notre Dame di Avignone

Prima di scendere nel centro storico fai un giro sulla parte alta della piazza del Palazzo, dove puoi visitare la Cattedrale di Notre Dame des Doms, la più importante chiesa di Avignone. Sulla sua sommità si trova una statua della madonna alta sei metri che benedice la città con la mano. Attorno alla Cattedrale c’è anche un bel parco pubblico dove passeggiare o far giocare i bambini.

Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Il centro storico di Avignone

Dalla piazza del Palazzo parte anche il trenino turistico che ti porta in giro per la città. Grazie all’audio guida in dotazione abbiamo scoperto che ad Avignone ci sono bellissimi palazzi storici e in una delle strade della città si trova l’Angladon, una casa/museo che ospita l’unico quadro di Van Gogh dipinto in Provenza nonchè tele di pittori famosi come Cezanne, Manet e Modigliani.

Il pomeriggio puoi passarlo a Place de l’Horloge, gironzolando per le vie del centro. I ristoranti qui sono molto commerciali, molti sono delle piccole trappole per turisti, ma la piazza è gremita di persone ad ogni ora ed è piacevole passeggiare al sole o sedersi su una delle tante panchine a mangiare un gelato. La passeggiata, anche se costeggiata da negozi di grandi brands stranieri, rimane comunque piacevole. Basta infatti alzare gli occhi per trovare meravigliose facciate in stile medievale o gotico che sembrano controllare la vita del borgo. A Plac de l’Horologe c’è anche un bellissimo carosello dallo stile retrò che incanta i bambini con le sue musichette vintage e gli adulti con i suoi colori eleganti. E’ una delle attrazioni più fotografata di Avignone.

Cosa mangiare ad Avignone

La Provenza, ma soprattutto il territorio che circonda Avignone, è famoso per la produzione di ortaggi, frutta e legumi che inevitabilmente trovi proposti nei piatti locali. Ratatouille, pomodori e zucchine stufati, zuppe di legumi alla provenzale arricchite con spezie profumatissime sono alcune delle proposte della gastronomia locale da prendere in considerazione. Uno dei piatti tipici di Avignone è il cosciotto di vitello marinato nel vino bianco insaporito con le erbette locali: il daube avignonnaise.  Altro rinomato piatto da assaggiare in città sono le uova sode servite con il pasticcio di acciughe, la famosa berlinguette.

Isle sur la Sorge

Ile sur la Sorge è un piccolo e affascinate paesino percorso da diversi canali dove, in alcuni punti, puoi trovare ancora le ruote in legno dei vecchi mulini. Anche se ricoperte da muschi sono molto pittoresche e venivano usate in passato per la lavorazione della carta e per la produzione dell’olio. Isle sur la Sorge è uno dei villaggi più autentici della zona. Le persiane colorate, i balconcini contornati di edere, i germani reali che si riposano nelle acque calme dei canali e i mercatini dell’antiquariato rendono fiabesca la passeggiata.

Deliziosi sono i tanti ristoranti che costeggiano la strada e si riflettono nell’acqua del ruscello. A Isle sur la Sourge riesci a cenare all’aperto anche in tardo autunno, inebriato dal profumo della lavanda e dal fruscio del vento fresco tra gli alberi.

Perchè fare una tappa ad Avignone durante un viaggio on the road in Francia

Avignone è la città più grande e importante della Provenza ma è piacevole e soprattutto facile da girare a piedi, anche con i bambini. Basta selezionare i posti da visitare e partire alla scoperta delle sue bellezze seguendo le stradine che portano al centro storico. L’atmosfera gioviale del borgo avvolge i turisti in un turbinio di profumi e musiche, mentre gli edifici storici ti permettono di aprire una finestra nel tempo portandoti in mondi passati, in storie di dame e cavalieri. Avignone si lascia davvero a malincuore, con la promessa di tornare presto tra le sue mura accoglienti.

 

Una strada contornata da uliveti centenari, che si inerpica su per la collina. Il sole che si posa sulle foglie d’ulivo creando dei riflessi argentati. Fiori primaverili fanno capolino dall’erba dei vigneti, peschi e mandorli ravvivano lo scenario con i loro boccioli dai colori tenui. Bianco e rosa si alternano, dando un tocco romantico al paesaggio campestre.

Nelle campagne di Montefalco ci accolgono i primi segni dell’arrivo della bella stagione.

Montefalco. La “ringhiera”dell’Umbria

Proseguiamo in auto questa strada paesaggistica, fino alle mura della città. Ci troviamo nella “ringhiera dell’Umbria“, così chiamata per i suoi diversi punti panoramici, che permettono di avere una visuale a 360° sulle vallate sottostanti. L’aria è ancora fresca e soffia una leggera brezza che ci scorta per tutta la passeggiata.

La porta di Sant’Agostino è l’accesso principale alla Città. All’interno, l’antico stradone, tutto in salita, è costeggiato da vinerie deliziose e diversi negozi di filati.

L’artigianato locale 

Sono proprio i filati e le tessiture il cardine dell’artigianato locale umbro, in particolare di Montefalco. Si possono trovare prodotti di straordinaria bellezza realizzati con antiche tecniche tramandate di generazione in generazione. Bellissime tovaglie, pregiati tendaggi, lenzuola o asciugamani meravigliosamente lavorati. Proprio lungo questa strada si trova il rivenditore esclusivo dei prodotti della Tessitura Pardi, l’eccellenza in fatto di tessuti di qualità made in Umbria

La chiesa di Sant’Agostino a Montefalco

All’improvviso, tra una macelleria e un enoteca, spunta la chiesa di Sant’Agostino. La sua facciata è semplice e discreta, in stile gotico. Costruita nel 1275 a cura dei frati agostinianiani ha una grande navata interna sostenuta da diverse strutture lignee e conserva meravigliosi affreschi risalenti agli inizi del XV secolo.

La navata minore comprende una serie di cappelle deliziosamente affrescate e in una nicchia sono conservati i resti del Presepio di Giovanni di Corraduccio.

Il belvedere del centro storico

La salita è ancora ripida e lo sguardo si perde sui balconi fioriti, sui tetti baciati dai raggi dell’ultimo sole, sulle facciate in pietra viva e sulle scale di legno scuro che si arrampicano sui piani alti dei palazzi. Ogni tanto una panchina ricavata da vecchie botti ci permette di riposare e di ammirare le lanterne che adornano le vecchie mura e ascoltare il canto gli uccelli al riparo sotto le grondaie.

Una volta in cima il panorama ripaga di ogni passo fatto. La vallata si estende ampia al di sotto della città, uliveti e vigne si susseguono a perdita d’occhio. Montefalco infatti è famosa anche per il suo Sagrantino, un vino autoctono che rispecchia i profumi e i sapori più veri di questa collina umbra.

Il vitigno Sagrantino è coltivato solo sui poggi attorno a Montefalco e Bevagna. Un vino millenario che, grazie alla passione e al lavoro quotidiano dei produttori montefalchesi, è diventato un’eccellenza assoluta capace di rappresentare l’Umbria e l’Italia nel mondo e ad ottenere la DOCG.

Curiosità

Pare che fu l’Imperatore Federico II di Svezia a cambiare il nome a questo borgo, essendosi accorto del grande numero di falchi che si aggiravano nei paraggi durante le sue visite. Alla città quindi, già denominata Coccorone, fù dato il nome Montefalco. 

Dove mangiare

Siete nella zona del Sagrantino e del cibo buono. Difficilmente mangerete male. Anche nelle enoteche offrono taglieri di salumi e formaggi di ottima qualità. Noi siamo riusciti a prenotare un tavolo alla Via di Mezzo, l’osteria del famoso chef di Sky Gambero Rosso, Giorgio Barchiesi, alias Giorgione orto e cucina. Ristorante a conduzione familiare, accogliente, casereccio, con un buon rapporto qualità prezzo. 

Bambini e animali

Non ci sono molte cose da fare con i bambini nel centro storico di Montefalco, se non passeggiare per negozi e fermarsi per qualche minuto al parco giochi del paese, piccolo ma ben attrezzato. Gli animali sono ben accetti ovunque nei locali.

 

Ho una forte intolleranza al lattosio, da diversi anni. Purtroppo in viaggio è molto penalizzante, soprattutto perché nella cucina estera viene usato abbondantemente il burro invece dell’olio, e diversi intingoli a base di latte o yogurt per condire le portate. Nonostante l’intolleranza al lattosio non possa essere curata con i farmaci in maniera definitiva, si possono assumere sostituti enzimatici formulati con lattasi che, anche se non risolvono il problema, ne possono attenuare i sintomi.

Non ho mai usato prodotti farmacologici per il mio problema, perché spesso queste pillole sono piene di additivi ed edulcoranti, inutili e dannosi per l’organismo.

Ma stanca di rimanere a volte digiuna, o di accontentarmi di pietanze scondite, e soprattutto di non poter assaggiare i prodotti tipici del paese in cui sono in visita, ho optato per delle pillole naturali che potessero darmi un valido aiuto soprattutto in vacanza.

Lactojoy: compresse di lattasi per gestire l’intolleranzaal lattosio 

Ho trovato e provato le pillole Lactojoi, che contengono un quantitativo molto elevato di enzima della lattasi: 14.500 FCC. La loro formulazione contiene solo l’enzima lattasi ed un agente distaccante composto esclusivamente da fibre vegetali e fecola di patate biologica. Lactojoy quindi è un prodotto vegano, non contiene né istamina né glutine.Lactojoy, intolleranza al lattosio, gestire le intolleranze in viaggio, trevaligie

Come usare Lactojoi per gestire l’intolleranza al lattosio

Si assume una compressa di Lactojoy poco prima dei pasti che contengono lattosio. La dose varia a seconda della quantità di lattosio che si presenta nel pasto e dal grado di intolleranza. Ad esempio per mangiare una pizza margherita mi è bastata una sola pasticca per non avere alcun tipo di problema. Ovviamente non è possibile calcolare l’esatta quantità di lattosio presente in un pasto, per cui ho dovuto fare alcuni test per capire come regolarmi con la dose. Inoltre le compresse Lactojoy sono facilmente divisibili, per cui, se volete togliervi lo sfizio di mangiare un quadretto di cioccolato al latte, potete assumere anche solo mezza pasticca! L’importante è non farne un uso sregolato, e non assumerne più di dieci al giorno.

Packaging

Lactojoy presenta una confezione molto easy, ben lontana dai soliti blister medicinali. E questo dà al prodotto un marcia in più. Le pillole, due, sono contenute in pacchetti molto carini, simili a quelli delle caramelle, dal design molto fresco e giovanile. Inoltre sono di misura contenuta, facilmente portabili in borsa, o addirittura nel portafoglio. Nella confezione ho trovato anche dei simpatici adesivi.

Lactojoy, intolleranza al lattosio, gestire le intolleranze in viaggio, trevaligie

Se i sintomi continuano o peggiorano nonostante l‘assunzione corretta di LactoJoy ad un dosaggio sufficiente, consultate il vostro medico. 

Perché usarle LactoJoy

In viaggio, o in tutte le situazioni in cui non si riesce a sapere la quantità di lattosio presente nei pasti che si andranno a consumare, Lactojoy è un valido aiuto. Avere una pasticca sempre a portata di mano vi permette di godervi i prodotti tipici locali in pieno relax, soprattutto quando non sono specificati gli ingredienti. 

Contatti 

Per saperne di più potete visitare il sito ufficiale
Web:[
www.lactojoy.com]
FB:
https://www.facebook.com/lactojoy.italia/

C’è un bellissimo borgo, nel Lazio, sorto sui resti di una comunità benedettina, che vanta un patrimonio architettonico, storico e artistico di grande valore. E’ il Borgo di Fossanova, dove sembra di essere catapultati indietro nel tempo, dove la calma prende il posto del caos, dove la pace regna sovrana. Si cammina letteralmente nel Medioevo, si fa capolino nelle antiche botteghe artigiane, si respira spiritualità nel chiostro colmo di vegetazione, seguiti dallo sguardo fiero dell’antica Abbazia, che regna sovrana su quest’oasi di pace. In questo articolo puoi scoprire cosa fare e cosa vedere nel piccolo borgo di Fossanova, luogo incantato del Lazio.

Il Borgo di Fossanova

Visita l’Abbazia

L’Abbazia di Fossanova svetta alta e imponente nell’unica piazza del borgo. E’ il più antico monumento italiano gotico-cistercense, ed è stata dichiarata “Monumento Nazionale”nel 1874. E’ stata costruita agli inizi del 1100 sui resti di un monastero benedettino ad opera dei padri cistercensi, dopo il risanamento della palude in cui si trovava. Questi scavarono una nuova fossa per far si che le acque del fiume Amaseno non interferissero con i lavori dell’Abbazia. Da qui il nome “Fossanova”.

 

Gli interni rispettano pienamente le regole cistercensi. La chiesa appare quindi priva di ornamenti, arcana ed essenziale. Nonostante ciò, l’atmosfera è comunque elegante e la navata altissima rende l’ambiente molto suggestivo. L’unico “vezzo” è il magnifico rosone sulla facciata esterna, che lascia passare i raggi del sole all’interno dell’Abbazia, creando dei magnifici giochi di luce.

Passeggia nel chiostro 

Il chiostro è la parte più incantevole, con il suo lussureggiante giardino dai colori meravigliosi. Qui si trovano anche gli edifici più importanti dell’Abbazia, come la Sala Capitolare e il Refettorio.

Il borgo di Fossanova, cosa vedere nel Lazio

Il Borgo di Fossanova, cosa vedere

Attorno all’Abbazia si snoda un piccolo borgo, con casette rosse e qualche bottega artigiana. Fai una visita al Museo Polo Medievale, ubicato nell’ex foresteria, dove puoi perderti tra sculture e pitture in un atmosfera davvero fascinosa. Oltre ai racconti di vita e di preghiera dei frati cistercensi, abilmente illustrati con gli acquerelli, il percorso comprende anche fasi sulla storia di Priverno. Dopodiché rilassati all’ombra della pergola fiorita del Caffè dei Guitti. Tra un bicchiere di ottimo vino e una fetta di crostata fatta in casa perderai la cognizione del tempo. Goditi i ritmi lenti del borgo, le fusa dei gatti che si avvicinano in cerca di qualche carezza, la brezza leggera che si alza nel pomeriggio.

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Mangia al ristorante “Il forno del Procoio”

La chicca del Borgo di Fossanova è senz’altro il ristorante. Il Forno del procoio è ubicato in un antico edificio accanto all’Abbazia. L’atmosfera è davvero incantevole. Rustico al punto giusto, accogliente ed elegante nella sua semplicità. Ogni dettaglio è curato in maniera impeccabile. Le pareti sono in pietra viva, i pavimenti sono originali dell’edificio medievale. Pensa quanti passi hanno solcato queste piastrelle nel corso dei secoli! Due sale scaldate da altrettanti camini, accolgono tavoli molto molto particolari. Sono creati infatti, con porte e portoncini antichi.

Lo sguardo è rapito da tanta particolarità. D’estate poi il giardino prende vita con deliziose illuminazioni. Il menù non è da meno. I piatti serviti da Chiara, che gestisce il locale, sono di una raffinatezza unica. Gustose rivisitazioni dei piatti della tradizione pontina, che non perdono il gusto originario, lasciando piacevolmente sorpresi anche i palati più sopraffini. Anche la selezione dei vini si rifà alla tradizione dell’agro pontino, con etichette locali selezionate, nonché una vasta scelta di vini di ottime cantine italiane.

Consigli utili alla visita

I bambini possono girare liberamente nel Borgo, che è chiuso al traffico. Ma fai comunque attenzione ai veicoli che hanno il permesso di accedere per motivi logistici, come fornitori etc.. L’unico piccolo pericolo sono i san pietrini irregolari della pavimentazione, che potrebbero causare qualche storta durante le corse. Inoltre consiglio un abbigliamento comodo, per i bambini ma anche per gli adulti. Soprattutto le scarpe, devono essere basse e confortevoli. Evita tacchi e zeppe, perché diventerebbe davvero difficile fare qualche passo. Cerca sempre di rispettare il luogo che ti ospita, evitando di urlare, di gettare cartacce e di giocare a pallone.

Il borgo di Fossanova, cosa vedere nel Lazio

Partecipa agli eventi del borgo

Sono molti gli eventi che vengono organizzati annualmente nel Borgo di Fossanova. Degna di nota la bellissima Festa Medievale, che riporta in scena ogni anno, ad agosto, le antiche usanze e i costumi del borgo. Ogni sera concerti, performance teatrali, spettacoli di circo medievale e cortei storici illuminati dai video mapping proiettati sulla facciata dell’Abbazia.

Perchè visitare il borgo di Fossanova, nel Lazio

Nel Borgo di Fossanova il tempo sembra di essersi fermato. La genuinità, la calma, i ritmi lenti ma mai noiosi… ne fanno un posto davvero incantevole. Non c’è mai la ressa turistica, si può godere di ogni angolo in completo relax. Inoltre è a pochi chilometri da altre bellissime cittadine laziali, come il Circeo, Sperlonga, Terracina e Gaeta.

 

 

 

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