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Uno dei borghi più belli da vedere in Umbria con i bambini è senza dubbio Città della Pieve. Si trova in provincia di Perugia, immersa nella natura rigogliosa della regione, tra i vigneti e gli uliveti della Val di Chiana. Uno degli aspetti più importanti di questa città è che la sua conformazione urbana è stata valorizzata da deliziosi dettagli e divisa in percorsi ben definiti in cui perdersi, tra panorami mozzafiato e scorci romantici. 

Città della Pieve. Cosa vedere

Passeggia nel centro storico

Il centro storico di città della Pieve è diviso in “terzieri”. Ciò significa che vanta diverse frazioni amministrative. Il terziere del Borgo Dentro era riservato un tempo all’alta borghesia, ai nobili e agli ecclesiastici, mentre nel terziere del Castello risiedevano i cavalieri e le forze armate. Il terziere del Casalino invece era popolato dai contadini e dalla gente comune, fulcro della vita cittadina. La conformazione urbana del centro storico è rimasta perfettamente la stessa del 1200, divisa dunque in terzieri e popolata da edifici costruiti con mattoni a vista, tetti in legno e antichi portoni con maniglie di ghisa. Come i palazzi anche le strade, le scalinate e i vicoli sono rimasti gli stessi che nel medioevo venivano calpestati a piedi nudi dai bambini o sui quali venivano trasportati i carretti pieni di prodotti degli orti, pronti per essere barattati o venduti al mercato. 

Cosa vedere a Città della Pieve con i bambini
Ogni angolo di Città della Pieve regala emozionanti sorprese. Non c’è uno scorcio che non rappresenti la sua storia o la sua architettura medievale.

Segui i “Percorsi” del borgo

Per facilitare la visita ai turisti e per far conoscere ogni angolo del borgo di Città della Pieve sono stati creati quattro percorsi tematici, ognuno contrassegnato da un colore. Divertiti a seguirli tutti. E’ un ottimo modo per non perderti nessuno scorcio caratteristico. Inoltre puoi divertirti a giocare con i bambini a cercare i più importanti punti di interesse come in una vera caccia al tesoro. Armati di mappa e via!

Parti dal percorso rosso

Parti dal percorso rosso, dedicato ai monumenti e alla storia architettonica della città. Puoi così scoprire i più importanti edifici di Città della Pieve, come la Rocca Perugina e la Torre del Pubblico. Il percorso ti porta dritto alla cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio, che conserva al suo interno alcune opere del Perugino, uno dei più illustri artisti dell’Umbria, nato tra l’altro proprio in questo borgo. Altre opere di questo famoso pittore sono esposte nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi e nella Chiesa di San Pietro. Visita anche il Palazzo della Corgna e il Palazzo Vescovile, dove trovi la mostra permanente denominata ” Spazio Kossuth”.

Città della Pieve cosa vedere in Umbria con i bambini
Prima di arrivare nel centro di Città della Pieve incontri la Chiesa di San Francesco. Al suo interno è situato il Santuario della Madonna di Fatima.
Esternamente è in stile romanico e all’interno oltre a contenere una nicchia con la Madonna dove il color cobalto è posto in evidenza, si trova un affresco con la crocifissione di Gesù risalente al trecento.

Tuffati nel percorso verde

Il verde non poteva che essere associato agli scorci paesaggistici ed è risaputo che l’Umbria è una delle regioni più verdeggianti d’Italia. Ti trovi infatti in una delle zone più pittoresche del territorio, dove abbondano prati, vigneti e colline rigogliose. Approfitta quindi dei belvedere di Città della Pieve per goderti lo spettacolo… I belvedere sono otto e alcuni sono molto semplici da trovare. Quello della Rocca ad esempio è il più centrale e quindi facilmente raggiungibile. Cerca però di arrivare a tutti gli altri affacci paesaggistici perchè ognuno di essi regala scenari da togliere il fiato. Dal belvedere di Via Case Basse puoi vedere addirittura Montepulciano mentre, se guardi in basso, trovi il dirupo di Sansalvatico, dove sono ben visibili sabbie e argille che già dal Medioevo venivano usate per produrre il laterizio con il quale è stata edificata Città della Pieve. 

Città della Pieve, cosa vedere. Segui il sentiero azzurro

Ora devi immergerti totalmente nell’atmosfera medievale di Città della Pieve e andare alla scoperta dei vicoli segreti del borgo. Il percorso azzurro ti porta verso i 19 punti più scenografici e instagrammabili della città. Strada facendo puoi ammirare gli splendidi palazzi in laterizio, con i caratteristici colori della terra bruciata. Cammina con la testa all’insù e lasciati ammaliare dagli antichi balconi e dalle iscrizioni che trovi sulle facciate. Tutto ti riporta indietro nel tempo, lasciandoti una sensazione di stupore e meraviglia addosso. Numerosi sono i vicoletti caratteristici in cui vagare, tra piante fiorite e portoni antichi, panni stesi al sole e vecchie insegne scolorite. Il più gettonato? Vicolo Baciadonne, il più stretto d’Italia. Fai attenzione a non rimanerci incastrato!

Ora lasciati guidare dai profumi del sentiero giallo

Dopo aver girovagato in lungo e in largo per Città della Pieve arriva il momento di dedicarsi ad una sana mangiata ristoratrice. E quale modo migliore di scoprire la gastronomia locale se non seguendo un percorso ad hoc? Seguendo il sentiero giallo farai un tuffo nei sapori della cucina tipica locale, provandone i prodotti autoctoni nei ristoranti del centro storico. Città della Pieve inoltre è famosa nel mondo per la produzione di zafferano, ma anche di olio e vino pregiati. Le uve ad esempio sono classificate come DOC dei Colli del Trasimeno e i vitigni sono per lo più sangiovesi. Il vino rosso di Città della Pieve ha caratteristiche ben definite ed è particolarmente indicato per carni rosse e verdure. Anche l’olio è un prodotto DOP ed ha un sapore piuttosto fruttato. Da provare assoluto sul pane caldo.

Conosci l”Oro rosso” di Città della Pieve?

Tornando allo zafferano, spezie pregiata, qui a Città della Pieve viene coltivato in piccoli campi e raccolto ancora a mano, tra ottobre e novembre, rigorosamente all’alba, quando i fiori sono ancora chiusi. Questo per non far perdere le proprietà nutritive presenti negli stimmi. Una tradizione millenaria tutelata e salvaguardata dai produttori della zona, che ne conservano in questo modo la tipicità e la qualità. E’ denominato “Oro rosso” proprio perchè nel corso dei secoli è diventato prezioso quanto l’oro e spesso riservato solo alle tavole dei nobili e delle persone più facoltose. Per il colore che lo contraddistingue e per il prezzo, non certo basso, lo zafferano ha continuato nel tempo ad essere chiamato Oro rosso.

Prima di entrare nel centro storico di Città della Pieve trovi una deliziosa cabina telefonica che ha cambiato destinazione d’uso. Ora raccoglie tantissimi volumi dedicati a grandi e piccini ed è un punto di book crossing super colorato. Prendi il libro che più ti piace e lasciane un altro per chi arriva dopo di te!

Perchè visitare Città della Pieve

Passeggiare nella città del Perugino seguendo i percorsi arcobaleno è un modo meraviglioso di scoprirne la storia e la vita quotidiana. I sentieri sono pensati e strutturati in modo da orientare i visitatori verso la conoscenza del tessuto urbano, creando una dimensione unica in cui immergersi a capofitto. Un delizioso gioco non solo per i bambini, che si divertono a seguire le stradine colorate e ad individuare i percorsi grazie alla segnaletica, ma soprattutto per gli adulti, che non si sentono spaesati bensì guidati verso gli scorci più caratteristici del centro storico. 

 

Se dici Puglia dici mare, sole, buon cibo e sport. La regione però offre numerose attrattive anche e soprattutto per gli amanti della storia e dell’archeologia. Numerosi infatti sono i musei e i parchi archeologici della regione, come il MarTa di Taranto e il Museo “Francesco Ribezzo”di Brindisi, dove sono racchiuse importanti testimonianze dei primi insediamenti messapici della regione. A pochi chilometri dai trulli di Alberobello e dalla città bianca di Ostuni invece, trovi uno dei parchi archeologici più grandi della Puglia: il Parco Archeologico di Egnazia con annesso il nuovo museo “Giuseppe Andreassi”. 

Il parco archeologico di Egnazia conserva i maniera egregia numerosi reperti di epoca messapica e si trova a Fasano, in provincia di Brindisi, in una delle zona costiere più belle della Puglia. Il suo nome, Gnathia, di origine messapiche, è poi stato rivisitato in chiave romana passando a Egnatia, poichè il suo porto era utilizzato per raggiungere l’inizio della Via Egnatia, la vecchia strada che metteva in comunicazione la Capitale con l’Adriatico e con l’Egeo. 

Egnazia. Il Parco Archeologico Giuseppe Andreassi

Il Parco Archeologico di Egnazia si trova a pochi metri dal mare Adriatico, nella parte in cui l’acqua è azzurro cristallino e trasparente al punto da riuscire a vedere i fondali. In contrapposizione al paesaggio marino, alle spalle del parco, puoi ammirare invece le immense distese di ulivi secolari, coltivati nella gravina di Fasano. Questo paesaggio naturalistico di straordinaria bellezza fa da cornice al Parco Archeologico di Egnazia, che si estende su una superficie di 15 ettari e comprende un museo e gli scavi della vecchia città romana, tra cui un acropoli e una grande necropoli. 

Egnazia. Il Parco Archeologico e il Museo Giuseppe Andreassi. Guida alla visita.

Inizia la visita dalla città antica

Per capire bene le dinamiche temporali inizia la visita dalla città antica, situata lungo la famosa Via Traiana, strada essenziale per gli scambi economici e commerciali della Puglia con l’Antica Roma. Nel parco archeologico di Egnazia puoi passeggiare nella storia nel vero senso della parola, soffermandoti sui resti degli antichi monumenti della res puplicae, come uffici e luoghi di culto, e scrutarne le superfici che per centinaia di anni sono rimaste sepolte sotto metri di terreno. Seguendo i solchi della Via Traiana raggiungi le antiche Terme Romane, un sito che racchiude maestria ingegneristica ed efficienza logistica.

Le Terme appartengono all’età augustea e vantano un percorso interno perfettamente strutturato che inizia dagli spogliatoi per continuare nel caldarium e nel laconicum, la sauna. Questi ambienti erano perfettamente riscaldati da un ingegnoso sistema di fornaci. Lasciate le aree calde il percorso finisce con il tepidarium, il vano temperato, per concludersi con il frigidarium, un bagno in acqua fredda. Alla fine del 300 d.C. le terme diventano inattive, e si trasformano in un impianto per la produzione di calce destinata alla costruzione di sempre nuovi edifici della città. 

Eganzia, il parco archeologico. Ammira i resti dell’antica fornace

Nel settore destinato alle abitazioni e agli impianti produttivi trovi la vecchia fornace, collocata in posizione strategica a ridosso dell’asse stradale. Il suo funzionamento era basato su un piano forato alimentato da aria calda prodotta in una sottostante area di combustione, collegata all’esterno da un corridio tramite il quale era alimentata con legno e arbusti. La fornace è stata costruita su una vecchia tomba messapica del III secolo a.C., della quale conserva ancora le lastre di copertura. Su uno di questi lastroni è incisa la parola tabara, che in lingua messapica significa “sacerdotessa”.

 

Passeggia nell’area del foro e della Via Traiana

Il foro era il cuore pulsante di ogni città romana, fulcro di ogni attività, politica e economica. Il foro di Egnazia ancora non è ancora stato riportato completamente alla luce ma è ben visibile la sua forma trapezoidale pavimentata con lastre di tufo. Una canaletta per il deflusso delle acque piovane segue il perimetro della piazza, dove svetta un portico dorico e quel che resta di una tribuna oratoria. E’ ben visibile sulla base un lastricato che collega il foro alla Via Traiana, sicuramente usato per il passaggio pedonale. 

Egnazia. Il Parco Archeologico e il Museo Giuseppe Andreassi. Guida alla visita.

Sulla Via Traiana puoi notare i solchi lasciati dai carri nelle epoche precedenti. Il pavimento è in basoli di calcare e porta ai lati dei paracarri fatti dello stesso materiale. Questa strada di collegamento, progettata dall’Imperatore Traiano rimodernando la vecchia via Minucia, era la più grande arteria di comunicazione della penisola italica, essenziale per garantire gli scambi commerciali tra Puglia, Lazio e Campania.

Egnazia, il parco archeologico. Raggiungi la Basilica Civile e l’anfiteatro

Non mancava mai nell’assetto urbanistico romano un edificio pubblico dedicato alle riunioni, in cui veniva amministrata la giustizia e si discuteva di affari economici e politici. Anche Egnazia aveva la sua Basilica Civile, di età imperiale, di cui rimane ben visibile la pianta rettangolare e il portico perimetrale. Comunica con l’acropoli tramite una sala pavimentata a mosaico che raffigura le Tre grazie, probabilmente aggiunta tra il 1200 e il 1300 dopo la trasformazione della basilica in chiesa cristiana. 

Di notevole interesse sono anche gli scavi del vecchio anfiteatro, che si trova in posizione centrale rispetto a tutte gli altri edifici di Egnazia. Viste le sue dimensioni abbastanza ridotte e la mancanza di gradinate e sotterranei si è arrivati a pensare che la funzione di questo edificio non fosse finalizzata alla realizzazione di eventi e spettacoli ma che fosse in realtà una piazza aggiuntiva del foro, probabilmente dedicata al mercato cittadino. 

Arriva dinanzi al sacello delle divinità orientali

Nel II secolo d.C. si aggiunge un lungo portico a forma di “L” che si protende verso l’acropoli di Egnazia. Sulla facciata è visibile un’iscrizione latina dedicata alla Magna Mater Cibele e alla dea Siria, con raffigurati due flauti, un timpano e un cimbalo. Altri strumenti sono scolpiti sui restanti lati. La presenza del sacello nell’acropoli conferma la teoria secondo la quale era molto forte, in era imperiale, la presenza di culti orientali nella popolazione.

Egnazia. Il Parco Archeologico e il Museo Giuseppe Andreassi. Guida alla visita.

Egnazia, il parco archeologico. Visita le basiliche paleocristiane e la necropoli

Egnazia custodisce anche due esempi di basiliche paleocristiane, una episcopale e una meridionale. La basilica episcopale ha una struttura a tre navate e tre portici che precedono gli ingressi. Un tempo sul pavimento faceva mostra di sè un bellissimo mosaico a grandi tessere, oggi custodito in parte nel museo Giuseppe Andreassi. Ben visibili le vasche battesimali e le cisterne in cui, probabilmente, venivano lavati i panni nel periodo antecedente alla costruzione della basilica paleocristiana.

La basilica meridionale invece comprendeva solo un abside, poichè la struttura era di dimensioni molto ridotte. Gli scavi in questa zona hanno portato alla luce un mosaico colorato a motivi geometrici, anch’esso conservato nel museo. 

Altro sito particolarmente interessante di Egnazia è la necropoli, che raccoglie principalmente tombe messapiche sepolcrali di varie forme. Alcune di queste, risalenti al I secolo d.C., sono intonacate o dipinte. Numerosi sono i corredi funerari ritrovati nelle fosse durante gli scavi, caratterizzati da vernice gialla, bianca e rossa e decorati con motivi floreali. Li trovi esposti nel museo Giuseppe Andreassi. 

L’acropoli

Concludi la tua visita nel parco archeologico di Egnazia visitando l’acropoli. E’ un insieme di piccole colline artificiali risalenti al periodo messapico, sicuramente utilizzate per proteggere la popolazione arcaica dai pericoli che venivano dal mare. Il villaggio era già protetto da un muro di cinta, ancora ben visibile sul fianco meridionale dell’acropoli, composto da pietre irregolari. La sua funzione era di proteggere la popolazione dalle possibili invasioni provenienti invece dall’entroterra. Nelle mura si aprivano le porte per accedere alla cittadina di Gnatia. L’acropoli è la parte più antica del parco archeologico di Egnazia, e dalla sua altura puoi avere una vista mozzafiato della natura circostante. Se ti affacci verso la zona costiera puoi vedere le reliquie dell’antico porto romano.

Visita con i bambini il Museo Giuseppe Andreassi

Il museo di Egnazia, intitolato a Giuseppe Andreassi, direttore dell’area archeologica dal 1976 al 1985 e Soprintendente Archeologo della Puglia, si trova all’esterno dellle mura dell’antica Gnathia, nell’area della necropoli messapica. 

E’ stato realizzato alla fine degli anni ’70 per raccogliere i numerosi reperti archeologici ritrovati durante gli scavi di Egnazia, al fine di poterli esporre al pubblico per divulgare la documentazione dell’insediamento arcaico, dalle origine fino al declino. Al suo interno trovi conservati esemplari di trozzelle e di crateri, caratteristici vasi messapici in ceramica dipinti con vernice nera e decorati con disegni in bianco e giallo, molto diffusi in tutta la regione. Numerose sono le anfore di provenienza italica, africana o orientale esposte nel museo, preziose testimonianze dell’esistenza di importanti scambi commerciali portuali o viari con altre città, mediante l’utilizzo della famosa via Traiana. 

Egnazia. Il Parco Archeologico e il Museo Giuseppe Andreassi. Guida alla visita.

All’interno del museo, oltre alle teche espositive disposte per età cronologica, trovi una mostra dedicata al paesaggio della città di Gnathia, che comprende mosaici e frammenti architettonici dell’antico insediamento messapico e tardo antico. Al piano inferiore puoi accedere all’ipogeo messapico, una camera funeraria decorata a motivi vegetali. Qui spesso vengono allestite inoltre mostre temporanee. 

Egnazia e il mare. Visita il nuovo museo interattivo con i bambini

Scendendo nel seminterrato del museo Giuseppe Andreassi trovi la nuovissima mostra interattiva “Egnazia e il mare”. Inaugurata nel 2022 racconta tramite video multimediali e proiezioni immersive di uno specchio d’acqua in movimento, il legame tra l’antica Gnathia e il mare. L’allestimento ruota attorno alla ricostruzione di un paesaggio sottomarino, dove fluttuano oggetti sopravvissuti ai naufragi avvenuti nel mare antistante. Rappresentano una preziosa testimonianza relativa ai commerci, ai trasporti e alla vita quotidiana della popolazione arcaica legata profondamente alla pesca e al mare.

Toccando i reperti che scendono sul pannello interattivo verso il fondale si apre la carta d’identità dell’oggetto, sia in italiano che in inglese, che spiega la sua storia e la sua funzione. Puoi così conoscere ad esempio, toccando il fotogramma con un dito, a cosa serviva un ancora a grappino oppure da dove arriva una particolare anfora. E’ il luogo perfetto da esplorare con i bambini poichè l’intera sala è strutturata proprio per catturare la loro attenzione, portando la mostra sotto forma di gioco interattivo. 

Egnazia. Il Parco Archeologico e il Museo Giuseppe Andreassi. Guida alla visita.

Informazioni e costi

La biglietteria del parco archeologico di Egnazia e il museo Giuseppe Andreassi è aperta tutti i giorni, dalle ore 08:30 fino alle ore 18:30. Il parco rimane aperto al pubblico fino alle 19:30. 

E’ possibile portare all’interno del parco e del museo gli amici a quattro zampe di piccola taglia, purchè stiano nel trasportino o tenuti a guinzaglio con annessa museruola. Il parco dispone di un info point e di una biglietteria e ogni accesso è garantito ai diversamente abili. Il parcheggio è gratuito. 

Il biglietto intero costa 8,00 €, mentre il ridotto ( per chi ha tra i 18 e i 25 anni ) 3,00 €. Puoi scegliere anche di visitare solo il parco archeologico, al costo di 5,00 € o solo l’area museale, pagando il ticket di 6,00 €. L’ingresso è gratuito per diverse tipologie di visitatori. Sulsito ufficiale puoi acquistare il biglietto tendendo conto delle tipologie di ingresso a te più consono e degli sconti. 

 

 

 

 

Cosa vedere a Brindisi? Beh, c’è davvero molto da scoprire in questa meravigliosa città sul mare. Eppure molto spesso è esclusa dagli itinerari di viaggio in Puglia, messa da parte per privilegiare mete più famose come Monopoli o la Valle d’Itria. Invece Brindisi è una città eclettica e accogliente, stimolante e molto interessante sia dal punto di vista storico che architettonico e naturalistico. Vanta infatti uno dei porti naturali più belli d’Europa e un centro storico intriso di storie e leggende legate al mare. Scopriamole insieme. 

Cosa vedere a Brindisi

Brindisi si trova sulla costa occidentale della Puglia, in una posizione strategica che permette di raggiungere in poco tempo le città più interessanti dell’entroterra nonchè la vicinissima Grecia. Il porto infatti è una porta d’accesso verso est, al quale è collegato da una fitta rete di traghetti. Già in passato questa città era un importante scalo commerciale e intratteneva rapporti economici con l’Oriente. Ragion per cui, l’astuto Popolo Romano, fece realizzare una strada di collegamento che dalla Capitale portasse proprio al porto di Brindisi: la Via Traiana. Numerose sono le testimonianze della presenza romana in città e sono concentrate proprio nella zona del porto e nel centro storico di Brindisi. 

Ammira la Colonna Romana

Inizia dunque la tua passeggiata dal porto di Brindisi. Qui si concentrano le maggiori testimonianze della sua anima marinaresca, passata e presente. Proprio nella parte centrale del lungomare Regina Margherita svetta infatti un’antichissima colonna romana, punto terminale della Via Appia, che collegava Brindisi a Roma. In origine le colonne erano due, perfettamente identiche tra loro. Nel 1598 però una di esse è crollata e, purtroppo, non è mai stata restaurata. La colonna superstite invece è stata smontata durante il secondo conflitto mondiale per evitarne la perdita a causa dei bombardamenti, per poi essere nuovamente messa al suo posto.

Cosa vedere a Brindisi. 6 posti imperdibili

Nei primi anni del 2000 poi la colonna è stata completamente restaurata ed è stata creata una copia del capitello da esporre sul piazzale, in modo da tenere l’originale al riparo da ogni possibile agente esterno. Ora è esposto in una sala del Palazzo Granafei Nervegna, che però raramente apre i battenti al pubblico. La colonna romana è esposta su una scalinata che porta verso il mare, dalla quale puoi avere una magnifica vista su tutto il golfo e sul Monumento al Marinaio d’Italia, posto proprio di fronte e alto ben 54 metri. Puoi raggiungerlo seguendo il lungomare e puoi addirittura salire fino all’estremità della struttura, dalla quale puoi avere una vista mozzafiato su tutta Brindisi. 

Cosa vedere a Brindisi. Visita Palazzina Belvedere

In concomitanza con la realizzazione del Monumento al marinaio d’Italia è edificata anche l’elegante Palazzina Belvedere, annessa alla Scalinata Virgilio che porta alle Colonne Romane. Il nome belvedere deriva dalla vista pazzesca che si ha dalla sua terrazza, che si affaccia sull’intero porto di Brindisi. Al suo interno è custodita una preziosa collezione archeologica, che conserva testimonianze importanti delle prime civiltà pugliesi. Qui trovi infatti ritrovamenti di diversi periodi storici e numerose produzioni in ceramica del periodo messapico. Tra i tanti reperti bronzei e vitrei spicca inoltre un cratere a campana del IV secolo a.C., di grande valore artistico e storico. 

Info e orari: Palazzina Belvedere è aperta al pubblico tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle ore 9:00 alle 1:00 e dalle 17:00 alle 20:00. L’ingresso è gratuito. 

Raggiungi in battello il Castello Alfonsino

Conosciuto anche come il Forte a mare, il Castello Alfonsino di Brindisi è una tappa imperdibile se ti trovi in città. Sorge sull ‘isola di Sant’Andrea, proprio all’entrata del porto, ed è raggiungibile solo via mare. Si trova inoltre in una posizione privilegiata, perfetta per ammirare la bellezza paesaggistica della zona anche durante la traversata in battello. Il fascino del Castello Alfonsino è una calamita soprattutto per i bambini, amanti della storia e delle leggende legate al mare. 

Cosa vedere a Brindisi. 6 posti imperdibili. Il castello alfonsino

La costruzione del forte inizia infatti nel 1558, per volere di Filippo II d’Asburgo, e continua per ben 46 anni. Sotto il dominio spagnolo si espande, al fine di bloccare gli attacchi via mare da parte dei veneziani e dei turchi. Diventa così un presidio militare temuto e rispettato tanto che Alfonso d’Aragona decide di farci costruire un castello, servendosi dei resti di una struttura angioina già esistente sull’isola. 

Quello che più affascina di questo Castello nel mare è la forma. La sua pianta infatti, con base a trapezio, vanta due bastioni pentagonali e un torrione circolare nonchè un porto interno al quale si può accedere solo tramite un arco aperto tra le mura di cinta. Il Castello Alfonsino è anche chiamato Castello rosso per via del colore vermiglio di cui si tinge al tramonto, quando il sole illumina le pietre di tufo con cui è stato costruito donando loro una caratteristica tonalità rossastra. 

Info e costi: Puoi visitare il Castello Alfonsino di Brindisi tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:00, prenotando la visita all’Associazione Le colonne. La prenotazione è obbligatoria e il biglietto si acquista sul posto, pagando in contanti. Il costo è di 8,000 € a persona ed è gratis per i bambini da 0 a 6 anni. Per i residenti di Brindisi e provincia il costo è di 6,00 € a persona. Per informazioni eprenotazioni puoi chiamare il numero -379 2653244 o mandare una mail a: segreterialecolonne@gmail.com 

Cosa vedere a Brindisi. Passeggia in Piazza Duomo

Uno dei posti da non perdere in città è sicuramente Piazza Duomo, una delle piazze più antiche di Brindisi con una storia alle spalle davvero interessante. Ogni edificio che si affaccia su Piazza Duomo è in stile medievale o romano mentre tra i monumenti più pittoreschi trovi la Cattedrale di San Giovanni battista. E’ un meraviglioso edificio del 1100, più volte restaurato nel corso dei secoli. Le statue in marmo che vedi sulla facciata invece sono sintetiche e sono del 2007. Rappresentano san Teodoro, san Leucio, san Lorenzo e san Giustino de Jacobis. Il campanile è stato ricostruito dopo i bombardamenti delle Seconda Guerra mondiale e riportato allo splendore originale.

Cosa vedere a Brindisi. 6 posti imperdibili

L’interno della Cattedrale è diviso in tre navate e sul pavimento sono ancora visibili alcuni frammenti dell’antico mosaico del 1100, raffigurante scende dell’Antico Testamento e della Chanson de Roland, i cui protagonisti erano un esempio per i crociati che qui pregavano prima di imbarcarsi per la Terra Santa. Il Cappellone del santissimo sacramento custodisce le reliquie di San Teodoro, patrono di Brindisi.

In Piazza Duomo trovi anche Palazzo Balsamo, che prende il nome dagli ultimi proprietari dell’Ottocento. La parte più caratteristica e famosa di questo edificio è senza dubbio la Loggia. una meravigliosa balconata del 1400 sorretta da mensole decorate da figure fantastiche e animali bizzarri.

Cosa vedere a Brindisi. 6 posti imperdibili

Attento ai Templari!

Sapevi che Brindisi era terra dei Templari?? Numerose sono le testimonianze storiche che attestano la presenza di un insediamento templare in città ed una di queste sono le croci potenziate incise nelle pietre della facciate di alcuni palazzi nobiliari del centro storico. Un vero e proprio percorso che dal porto arriva fin dentro il centro di Brindisi. I Cavalieri Templari facevano la spola tra la Puglia e la Terra Santa, partendo o approdando nel porto di Brindisi con la nave Santa Maria dei Templari e con altre imbarcazioni dell’Ordine, trasportando generi alimentari e capi di bestiame.

La sede dei Cavalieri doveva essere la chiesa di San Giorgio de Templo, una parte della quale era adibita a dormitorio mentre l’altra era riservata al culto religioso e a un ospedale, tuttora esistente, che si trova adiacente al Duomo. Anche nella chiesa di San Giovanni al Sepolcro pare ci fosse un ulteriore insediamento templare, e quindi se sei un amante del genere organizza un itinerario ad hoc sulla scia dei Templari, partendo dal porto e arrivando all’ultimo insediamento, seguendo le croci potenziate lungo il cammino. 

E il Portico dei Cavalieri Templari? No, non apparteneva all’ordine..

Anche se il nome evoca il famoso ordine cavalleresco, il Portico dei Cavalieri templari nulla ha a che vedere con la storia di questa organizzazione segreta. Si trova in Piazza Duomo e la sua struttura, in stile gotico, sembra appartenere al periodo medievale. Il nome deriva da una errata attribuzione del settecento. Si pensava infatti che il portico appartenesse alla chiesa dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni da Gerusalemme. In realtà è sempre stato un palazzo arcivescovile, fino a che non è passato alla famiglia del sindaci di Brindisi del 1500, i De Cateniano, 

Dal portico si accede al Museo archeologico provinciale Francesco Ribezzo. Al suo interno sono esposti reperti storici di grande importanza, divisi per arco temporale. Ogni salone ospita infatti ritrovamenti in ceramica, terracotta o bronzo catalogati per periodo storico, partendo dalla preistoria fino ad arrivare ai Messapi. 

Cosa vedere a Brindisi. 6 posti imperdibili

Info e costi: Il Museo archeologico Francesco Ribezzo è aperto tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 9:00 alle ore 19:15- L’ingresso è gratuito. 

Cosa vedere a Brindisi. Raggiungi San Pietro degli Schiavoni

Continua la tua passeggiata nel centro storico di Brindisi e arriva a San Pietro degli Schiavoni. In questo quartiere, che prende il nome dalla comunità balcana degli “schiavoni” che popolava la zona nel 1400, trovi una preziosa area archeologica che custodisce reperti di epoca romana. La sua scoperta risale agli anni ’60, periodo in cui iniziano gli scavi per la realizzazione di un nuovo Palazzo di Giustizia. L’area archeologica conserva un vero e proprio rione di epoca romana che si sviluppa ai lati di un cardine della Via Appia. Si possono perfettamente vedere i resti delle domus, con pavimenti a mosaico, e di un impianto termale, risalenti al I secolo a.C.

Al di sopra dell’area archeologica di San Pietro degli Schiavoni si sviluppa il teatro comunale “Giuseppe Verdi”, progettato da Enrico Nespega nel 1965. La struttura si estende per ben quattro mila metri quadrati ed è uno dei teatri più rinomati della Puglia. 

Cosa vedere a Brindisi. 6 posti imperdibili

Info e costi: L’area archeologica di san Pietro degli Schiavoni è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 08.30 alle 16.30. Il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. L’ingresso è gratuito. Per informazioni e prenotazioni puoi chiamare il numero (+39) 0831 229784

Dove mangiare a Brindisi

Se ti trovi in città e vuoi provare prodotti tipici del territorio ti consiglio di fare una sosta gastronomica da Numero Prino, la Vinoteca di Tenute Rubino. Si trova in posizione centrale sul lungomare Regina Margherita e dal suo dehor puoi ammirare la bellezza del golfo brindisino e dei suoi monumenti affacciati sul mare. E’ il posto perfetto per degustare i piatti tipici della zona, deliziosamente rivisitati, accompagnati dai vini delle Tenute Rubino, cantine d’eccellenza del panorama vinicolo pugliese. Presso Numero Primo puoi degustare numerose pietanze, tutte preparate con prodotti a km zero e di qualità eccelsa. 
Cosa vedere a Brindisi. 6 posti imperdibili
I crostoni ad esempio sono un’aperitivo perfetto. Prova quello con stracciatella, dressing di acciuga, puntarelle e pepe nero e accompagnalo con un Oltremé Rosato di Tenute Rubino. Oppure opta per un tagliere con salumi, formaggi freschi e stagionati con confetture e miele, degustando un Susumaniello. E’ un vino ottenuto dai vitigni a bacca nera, autoctono del Salento. E’ famoso per la grande produzione di grappoli il cui peso carica la vite come un “somaro”. Da qui l’origine del nome di questo vino corposo e dal gusto persistente, che ricorda frutti rossi maturi, prugna e note leggermente speziate. Susumaniello nel dialetto locale significa infatti somarello
Trovi Vinoteca Numero Primo su Lungomare Regina Margherita, al numero 46. Per informazioni e prenotazioni chiama il nuemro 0831 1795537 o manda una mail a info@vinotecanumeroprimo.it

Monopoli è uno dei centri più importanti del territorio pugliese denominato “Terra di Bari”. Negli ultimi anni la città ha visto fiorire in maniera esponenziale il turismo, diventando una meta gettonata soprattutto in estate. Anche fuori stagione però, Monopoli regala straordinarie esperienza ai viaggiatori, soprattutto per gli amanti dell’architettura, del mare e della gastronomia locale. Il centro storico si espande infatti attorno al porto, districandosi in vicoli stretti e soleggiate piazze, arricchendosi di importanti edifici religiosi e tornando sulla costa, tra fondali rocciosi e spiagge bianche. Se hai in programma una visita in città in questo articolo trovi consigli utili su Monopoli e su cosa vedere e fare in 1 giorno in città.

Monopoli, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Monopoli è famosa soprattutto per le sue acque cristalline, che bagnano calette e spiagge di rara bellezza. E’ la meta perfetta per chi ha voglia di godersi il mare e l’armonia naturale che ne deriva, ma anche fuori stagione sa regalare emozioni autentiche. Monopoli infatti offre numerose cose da vedere, da fare e soprattutto da degustare. Questa frizzante cittadina, sempre in fermento, offre numerose attrattive ed è una destinazione perfetta anche per le famiglie con bambini. Il centro storico chiuso al traffico, le spiagge con fondale basso e la deliziosa cucina di mare sono solo alcune delle peculiarità che ogni anno attirano milioni di turisti da ogni parte del mondo.

Inizia la tua visita dal porto Vecchio

Non c’è posto migliore del Porto Vecchio per iniziare la tua passeggiata a Monopoli. E’ uno degli scenari più pittoreschi della città, sempre brulicante di persone, dove respiri la vera atmosfera marinaresca tra storie antiche e tradizioni locali. Questo porto risale alla vecchia civiltà messapica del V secolo a.C., che sfruttava il bacino per i commerci e per gli approvvigionamenti. Nel tempo poi la zona si è arricchita di fortificazioni, a protezione dell’economia e della popolazione. 

Monopoli, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

La rocca più imponente del Porto Vecchio è ancora visitabile ed è il castello Carlo V. Un altro importante edificio monumentale, adiacente al castello, è l’Arco del Porto, un arco di accesso alla città dove puoi ammirare l’affresco della Santa Patrona di Monopoli, la Madonna della Madia. Il paesaggio che regala il Porto Vecchio, tra barchette colorate e roccaforti, rimane nel cuore. Se di giorno il via vai dei pescherecci cattura l’attenzione dei passanti, la sera questa zona diventa pura poesia. Impossibile non innamorarsi di un tramonto sul Porto Vecchio. 

Entra nel Castello Carlo V

Ora entra nel vivo della storia e della cultura locale, visitando il Castello Carlo V. Si trova proprio nella zona del Porto Vecchio e prende il nome dal suo costruttore, Carlo V appunto, che l’ha fatto edificare per controllare e difendere la città di Monopoli da possibili attacchi esterni. E’ una delle rocche più importanti e massicce di tutta la Puglia tanto che, negli anni ’60, è stato utilizzato anche come carcere. Ad oggi puoi trovare al suo interno mostre temporanee o eventi culturali, che vanno ad abbellire le già preziose sale storiche dell’edificio. 

Tra le sale degne di nota trovi la Sala della Torre e la Sala della Batteria, così chiamata poichè in passato era utilizzata come deposito di armi e cannoni. Il Castello Carlo V porta sull’entrata una torre risalente alla dominazione normanna, dove un tempo era disposto il ponte levatoio. E’ da qui che si accede agli interni della fortezza.

Una volta all’interno visita i vecchi sotterranei del Castello. Qui trovi un edificio religioso dalla storia particolare: la chiesa basiliana di San Nicola della Pinna. Questa chiesa infatti è stata edificata sulla punta della penisola che si affaccia sul mare, simile appunto alla pinna di un pesce, dalla quale prende il nome. Ora risali all’esterno e punta al camminamento sulle mura. La vista da qui è davvero spettacolare e lo è ancora di più al tramonto, quando gli ultimi raggi del sole illuminano il Porto Vecchio, le sue barche ormeggiate e le facciate bianche delle case del centro.

Info e orari: Il Castello Carlo V è aperto tutti i giorni, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 alle 21:00. L’entrata è gratuita. 

Monopoli, cosa vedere e cosa fare. Passeggia nella piazza più antica della città

Rimani ancora un po a contatto con l’autentica storia di Monopoli passeggiando in Piazza Palmieri, uno degli slarghi più antichi della città. Prende il nome dalla dimora nobiliare che svetta in fondo alla piazza, di proprietà della famiglia Palmieri, una delle più importanti dinastie dell’epoca settecentesca. Il palazzo, costruito dal Marchese Francesco Paolo, è stato abitato per un periodo dalla sua famiglia per poi passare alla Congregazione di Carità, la quale ne ha fatto un punto di ritrovo per la popolazione allestendo al suo interno asili, scuole d’arte e scuole di mestieri. La facciata esterna è in stile barocco e presenta sulla parte più alta lo stemma nobiliare della famiglia Palmieri. Gli interni vantano invece magnifiche decorazioni, tra statue, affreschi e preziose opere d’arte. 

Monopoli, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Info e orari: Piazza Palmieri è sempre visitabile mentre per vedere il Palazzo bisogna capitare in città durante le aperture straordinarie, come le giornate del Fai o del PhEST, il Festival Internazionale della Fotografia. 

Monopoli, cosa vedere. Perditi nella città esoterica

Un edificio particolarmente inquietante di Monopoli è la Chiesa di Santa Maria del Suffragio. Se sei amante dell’occulto prova a farci un salto, non rimarrai deluso. L’edificio, edificato nel 1600, si trova esattamente nel centro storico di Monopoli ed espone nove mummie e il corpo di una bambina imbalsamata, ma anche teschi e tetri scheletri. E’ una chiesa detta “del Purgatorio”, ossia un luogo di purificazione tra Inferno e Paradiso, sorta insieme ad altri edifici simili a seguito del Concilio di Trento del 1563. Tutte le chiese del Purgatorio sono caratterizzate da anguste decorazioni e conservano numerosi ossari e tombe.

Tutto all’interno della Chiesa del Suffragio ruota attorno all’idea della morte. Teschi dall’aspetto sinistro sono sparsi ovunque, nelle nicchie e sui cornicioni, sulle scale e vicino i grandi finestroni. L’entrata poi è particolarmente tenebrosa. La porta è circondata da immagini raffiguranti grandi teschi che ammoniscono il visitatore con terribili frasi. La più raccapricciante? “Memento mori” , ossia Ricordati che devi morire. Anche la statua dell’Arcangelo Gabriele, posta in una nicchia sull’architrave, è ovviamente circondata da ossa e teschi.

Visita gli interni

L’interno è anch’esso un covo di ossa e teschi ma, ancor più inquietanti, sono gli scheletri posti sulla cupola e l’altare maggiore che sorge su una lastra tombale. 

Come già anticipato, nella chiesa trovi una Cappella delle mummie, una stanza che custodisce nove teche contenenti corpi mummificati. Il processo di mummificazione avveniva nella chiesa stessa, negli ambienti sotterranei, dove i defunti venivano lasciati fino a quando il corpo non aveva perso tutti i liquidi. Se guardi bene, la cappella contiene un’altra piccola teca dove sembra custodita una bambola. E’ invece la mummia di Plautilla Indelli, morta nel 1800, ma che nella teca sembra essere ancora viva e vegeta. Il processo di mummificazione a cui è stata sottoposta infatti prevedeva diverse tecniche per far sembrare ancora vivo il cadavere. Ad oggi detiene il triste primato di unica bambina-mummia della Puglia. 

Entra nella basilica della Madonna della Madia

Lascia l’arcana atmosfera della chiesa del Purgatorio e raggiungi la solare basilica della Madonna della Madia, la Santa Patrona di Monopoli. L’edificio è uno dei più interessanti e scenografici dell’intera regione e la sua facciata è in stile tardo barocco. Il suo campanile è ben visibile da ogni zona del centro storico, vista la sua considerevole altezza, e le navate interne sono di una luminosità sorprendente. Ogni ornamento sembra splendere sotto la luce naturale e marmi, statue e dipinti stregano il visitatore con un luccichio innaturale. 

Monopoli, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

La cappella più bella è proprio quella in cui è custodita l’icona bizantina della Madonna della Madia, raggiungibile tramite un’elegante scalinata che ti permette di avere una vista dall’alto di tutta la cattedrale. 

Monopoli, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Info e orari: L’entrata è gratuita.

Monopoli, cosa vedere e cosa fare. Raggiungi Piazza Garibaldi, il centro della movida

Dopo aver dato il giusto peso alle strutture storiche e architettoniche di Monopoli puoi concederti un drink in Piazza Garibaldi, il cuore pulsante del centro storico. Anticamente era il centro nevralgico dei commerci della zona, tanto che il suo nome era Piazza delle mercanzie. Su di essa si affacciano diversi palazzi e dimore storiche ma tra queste spicca la Torre Civica, con l’orologio e la campana che un tempo avvisava i cittadini dei pericoli provenienti dal mare. La peculiarità di questa torre è che porta alla sua base la “colonna infame”. Ne hai mai sentito parlare? A questa colonna erano incatenati i trasgressori della legge, lasciati alla pubblica gogna. 

La sera Piazza Garibaldi diventa invece teatro della movida locale e si anima con musica live e dj set. Impossibile non fermarsi per un aperitivo o per mangiare qualcosa in uno dei tanti ristoranti che costeggiano la piazza. C’è sempre atmosfera di festa e non mancano balli improvvisati per strada, con passi scanditi spesso dai ritmi della musica salentina.

Monopoli, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Scendi negli ipogei

In Piazza Garibaldi trovi anche la Biblioteca Civica Prospero Rendella dove, oltre a passeggiare tra preziosi volumi e meravigliosi affreschi, puoi scendere nei sotterranei del centro storico. Al di sotto dell’edificio infatti sono stati rinvenuti un ipogeo e una necropoli scavati nella roccia. Si tratta di antichi resti della chiesa di Santa Maria in Portu Aspero, una chiesa rupestre del 1100 che ingloba anche un sepolcreto e resti di primitive abitazioni abitazioni. 

A pochi metri da Piazza Garibaldi trovi anche la Chiesa Rupestre di Santa Maria degli Amalfitani, che nasconde nel sottosuolo un altra interessante cripta ipogea. Grazie ad una scala in pietra puoi scendere nel cuore della terra e visitare una delle chiese rupestri più antiche di Monopoli. E’ stata scavata sempre nei primi anni del 1100 da marinai napoletani scampati a un naufragio e donata come voto alla Vergine Maria. Sono ancora visibili sulle pareti alcuni frammenti di palinsesti risalenti allo stesso periodo. Le decorazioni sul soffitto invece sono del 1700. 

Degna di nota anche la Chiesa dello Spirito Santo, scavata nella roccia di tufo e risalente al 1200. Porta tre navate che lasciano presagire la sua funzione, in passato, di piccola basilica rupestre. I resti dei primi affreschi bizantini sono ancora abbastanza visibili sulle pareti laterali. Questa chiesa si trova vicina al cimitero della città per cui ancora oggi, una settimana dopo Pasqua e per sette settimane, un gruppo di fedeli va in processione dal cimitero alla cripta ogni giovedì, recitando rosari in segno di voto. 

Sapevi dell’esistenza di una Monopoli sotterranea?

Fuori dal centro storico di Monopoli ci sono ancora tante cose da fare e da vedere. Un esempio? La grande Piazza Vittorio Emanuele. E’ chiamata il Borgo Nuovo, vista la sua costruzione avvenuta nella zona nuova della città, al di fuori del vecchio centro storico. E’ una delle Piazze più grandi della Puglia e per questo una tappa imperdibile del tuo viaggio a Monopoli. E’ divisa da un grande corridoio centrale ed è circondata da alberi di leccio su tutto il perimetro.

Piazza Garibaldi nasconde però un segreto, custodito nel sottosuolo. Esiste infatti una Monopoli sotterranea che si sviluppa proprio sotto la grande piazza del Borgo Nuovo, composta da due grandi gallerie che potevano ospitare anche 4000 persone. Queste gallerie sono state scavate durante la Prima Guerra Mondiale e svolgevano la funzione di rifugi antiaerei.

Info e costi: Per visitare la Monopoli sotterranea occorre prenotare un tour guidato presso l’Info Point di Via Garibaldi. Il Costo è di 2,00 € e l’ingresso è gratuito per i bambini sotto i dieci anni.

Monopoli, cosa vedere e cosa fare. Goditi le spiagge caraibiche

Dopo aver vsito le meraviglie racchiuse nel centro storico di Monopoli non ti resta che rilassarti sulle sua spiagge, che nulla hanno da invidiare a quelle caraibiche. L’azzurro dell’acqua, le calette, le grotte marine e le insenature della costa sono il fiore all’occhiello della Puglia. 

A pochi passi dal centro storico trovi cala Porta Vecchia, che prende il nome dalla porta di ingresso della città. D’estate è molto affollata ma ha dalla sua parte che è facile da raggiungere. Se non hai l’automobile e dormi in centro è perfetta per te. La spiaggia è molto piccola ma è possibile sistemarsi anche sulla scogliera vicina. Se hai bambini è l’opzione migliore. I fondali infatti sono bassi, sabbiosi e facilmente accessibili, ideali per i bambini. 

Monopoli, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Un’altra spiaggia poco lontana dal centro storico è quella di Porto Bianco. Anche questo caletta è sabbiosa e raccolta tra due scogliere e quindi perfetta per le famiglie con i bambini.

Raggiungi le calette dei dintorni

Fuori dal centro storico trovi invece La Scaletta, una spiaggia bagnata da acque verde smeraldo di una trasparenza unica. Puoi raggiungerla tramite un sentiero sterrato, dal quale poi diparte una scaletta che ti porta sull’arenile. In estate, se la marea è bassa, puoi raggiungere via mare la spiaggetta che si trova proprio a fianco a Le Scalette. Si tratta di Cala Tre Buchi, che prende il nome dalle tre grotte marine che caratterizzano questo tratto di costa. E’ una spiaggia altamente pittoresca ed è perfetta per gli amanti della natura e del mare. La straordinaria bellezza del paesaggio e la sua peculiare posizione la rendono una delle spiagge più belle della regione. 

Cala Tre Buchi è per i viaggiatori più temerari poichè, non solo non è dotata di servizi, ma è difficile da raggiungere via terra. Si trova infatti in una zona rocciosa non facile da attraversare. Forse però è proprio questo a renderla ancora più fascinosa, in quanto regala un’esperienza davvero autentica e primitiva.

Dove mangiare a Monopoli

Assaggiare i prodotti tipici locali è un’altra cosa che devi assolutamente fare a Monopoli. Se ami lo street food non rimarrai certo a bocca asciutta. Numerosi sono i locali dove trovi le delizie da asporto più popolari della regione. Puoi degustare la focaccia barese ad esempio, fare un’abbuffata di panzerotti fritti o assaggiare le famose bombette di carne, piccoli e deliziosi involtini ripieni di pancetta e caciocavallo, il tutto mentre passeggi beatamente nel centro storico.

Se invece vuoi fare un’esperienza culinaria basata sulla cucina tradizionale pugliese in un contesto privilegiato, puoi prenotare un tavolo da Apluvia. E’ un delizioso ristorante inserito nel cuore del centro storico, con un menù molto invitante che comprende sia piatti di terra che di mare, preparati con ingredienti stagionali e di ottima qualità. Puoi optare per la sala interna, con rifiniture di design, o per i tavoli esterni, dove puoi degustare in tutta tranquillità le tue portate godendoti il via vai della città. 

Info e orari: Trovi il Ristorante Apluvia in Via Orazio Comes, 25, nel centro storico di Monopoli. Per informazioni e prenotazioni puoi chiamare il numero 080 21 93785 o mandare un messaggio WhatsApp al 351 548 0578. 

Perchè visitare Monopoli

Sapevi che il nome Monopoli deriva dal termine greco Μόνη Πόλις? Significa infatti Città unica, e unica Monopoli lo è davvero. La sua peculiare posizione, il centro storico ricco di monumenti preziosi e chiese rupestri, le spiagge paradisiache e il buon cibo la rendono la meta perfetta per gli amanti delle destinazioni italiane. La città sa offrire al viaggiatore innumerevoli esperienze che vanno al di la del semplice tuffo in mare. Inoltre Monopoli è un perfetto punto di partenza verso altre destinazioni meravigliose della Puglia, come Polignano a Mare, Castellaneta e Ostuni, paesi caratterizzati da casette bianche imbiancate a calce e gente gioviale, serena come i raggi del sole che invadono questi territori in ogni stagione. 

 

 

 

 

Marostica è una cittadina fortificata del Veneto, famosa in tutto il mondo perchè da vita ogni due anni ad un evento davvero particolare: la partita a scacchi con personaggi viventi. La preziosa Piazza degli Scacchi, cuore pulsante del borgo antico, diventa teatro di una delle storie più appassionanti e romantiche mai sentite. I 600 personaggi in costume infatti fanno rivivere le vicende amorose di Lionora, figlia del Castellano di Marostica, e dei suoi due contendenti, Rinaldo D’Angarano e Vieri da Vallonara. Marostica, la città degli Scacchi, ha però anche altre attrazioni invitanti da visitare e deliziosi manieri da esplorare. Continua a leggere per scoprirli..

Marostica, la città degli Scacchi

Il centro storico di Marostica è un piccolo scrigno ricco di tesori preziosi, raccolti tra le sue possenti mura di cinta. L’intero complesso è di epoca medievale, e lo si evince immediatamente oltrepassando Porta Vicenza. Tutto rievoca gli antichi sfarzi cavallereschi e nobiliari, molti dei quali si concentrano all’interno del Castello Inferiore, l’antica dimora scaligera che si affaccia sulla famosa Piazza degli Scacchi, un tempo chiamata Piazza Castello. Per capire e conoscere bene la storia di Marostica è bene che la tua visita parta proprio dal Castello Inferiore, punta di diamante del sistema difensivo scaligero risalente al 1300. 

Visita il Castello Inferiore

Il Castello Inferiore è legato al Castello Superiore di Marostica da una lunga cinta muraria, lunga quasi duemila metri. Il complesso difensivo risale al 1300, fatto costruire da Cangrande della Scala per difendere le attività artigianali e commerciali della città. Il Castello nasce quindi come rocca difensiva, diventando negli anni prima dimora nobiliare, sotto il dominio Veneziano, poi comando militare e sede di pubblici uffici. 

Marostica, la città degli Scacchi, cosa vedere e

Oggi al suo interno è possibile visitare le stanze e i loggiati, nonchè la mostra dedicata alle celebrazioni dei cent’anni della Partita a Scacchi. La prima partita con personaggi viventi avviene infatti nel 1923 e si ripete ogni due anni.

Marostica, la città degli Scacchi. Passeggia negli interni del castello

La visita al Castello Inferiore comincia con la passeggiata nella Piazza d’Armi e prosegue nel Loggiato, fino ad arrivare nelle sale del Piano Nobile. Qui puoi visitare la Sala Consiliare, l’elegante Sala del Camino, la Pretura e l’Astanteria, una piccola sala d’attesa in cui è esposta una rara scacchiera in porcellana e oro, ricca di dettagli preziosi. 

Nella Sala Podestarile puoi invece ammirare i pannelli che riportano ogni fase dell’organizzazione della famosa partita di scacchi viventi e gli abiti di scena delle dame, dei cortigiani e dei cavalieri. In fondo alla sala trovi inoltre i vestiti che indossano i personaggi reali della scacchiera durante l’evento. Seguendo il percorso ti troverai a passare dalle prigioni veneziane e dalle celle austriache, fino a raggiungere la Sala del Capitano. Sali poi sul cammino di ronda e goditi la vista sulla Piazza degli Scacchi e sulle colline circostanti. 

Marostica, la città degli Scacchi, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Info e orari: Il Castello Inferiore è aperto tutti i giorni, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30. E’ chiuso solo il 25 dicembre e il 1 gennaio. Il biglietto intero costa 8,00 €, il ridotto ( dedicato agli under 14 e agli over 65 ) 5,00 €. L’entrata è gratuita per i bambini da 0 a 6 anni e per le persone con disabilità. 

Cammina nella famosa Piazza degli Scacchi

La Piazza degli Scacchi ti attende proprio fuori dalle mura del Castello Inferiore. Per meglio capirne l’origine però dobbiamo fare qualche salto indietro nel tempo, nel lontano 1400. Pare infatti che la figlia del Castellano di Marostica, la bella Lionora, fosse contesa da due pretendenti, Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara. Per evitare una disputa a suon di spade il padre della ragazza, l’allora Castellano di Marostica, decise di concedere la sua mano a chi dei due avesse vinto una partita a scacchi, donando invece in sposa allo sconfitto la sorella di Lionora, Oldrada. L’incontro si svolse nella Piazza del Castello, con pezzi di scacchi viventi ai quali i due contendenti ordinavano le mosse di volta in volta, fino a decretare il vincitore della partita. Chi sarà stato?

Il grande evento si ripete, dal 1923, con lo stesso sfarzo e con la stessa passione di allora, in un tripudio di costumi d’epoca, di giocolieri e di sputafuoco, tra torri e alfieri, re, regine e pedoni. La Partita a Scacchi con personaggi viventi viene infatti giocata a Marostica ogni secondo week end di settembre, ma solo negli anni pari. Lo spettacolo prevede circa 600 figuranti in costume e dura circa due ore.

Info e orari: La prossima edizione della Partita a Scacchi di Marostica è prevista per il 6/7/8 settembre 2024. Puoi prenotare il tuo posto direttamente online, sul sito www.marosticascacchi.it. Il prezzo del biglietto parte da 50,00 €, ma varia a seconda del posto scelto. In tribuna Platinum arriva a 86,00 €.

 

Marostica, la città degli Scacchi. Visita la Chiesa di Sant’Antonio Abate

Per raggiungere il camminamento di ronda che porta al Castello Superiore dovrai fare una splendida passeggiata lungo il centro storico e dentro le mura di Marostica. Il primo edificio che incontri, laddove inizia il sentiero per salire al castello, è la Chiesa di Sant’Antonio Abate.

Questa struttura religiosa risale al 1383 ed è stata edificata durante il dominio scaligero sul sito di un vecchio ospizio per pellegrini. Sembra infatti che adiacente alla chiesa ci fosse un convento di francescani, passato nel Seicento sotto la direzione della Confraternita del Carmine. La peculiarità di questo edificio è senza dubbio il Campanile a forma di Torre, che porta una cella campanaria decorata da bifore a sesto acuto, enfatizzate da una cuspide conica. 

Accanto alla chiesa trovi un piccolo chiostro, appartenente al vecchio convento francescano. Al suo interno sono presenti diverse sculture appartenenti al 1400. 

Marostica, la città degli Scacchi, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Info e orari: La chiesa e il chiostro sono sempre visitabili in maniera gratuita.

Fermati alla Chiesa del Carmine

La tua visita a Marostica entra nel vivo proprio percorrendo il sentiero dei Carmini. Parte dalla scalinata omonima e ti porta fino alla cima della cinta muraria, al cospetto del Castello Superiore. Ma prima di intraprendere il percorso fermati ad ammirare la Chiesa della Madonna del Carmine, che si trova proprio in cima alla scalinata. E’ un edificio religioso del 1600 e all’interno vanta un’unica navata e ben tre altari. Il più grande è in marmo, mentre i secondari sono in legno. Meravigliosi affreschi ornano il soffitto della navata e le pareti laterali. 

Marostica, la città degli Scacchi, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Info e orari: La Chiesa del Carmine è aperta tutti i giorni dalla 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00. L’ingresso è gratuito.

Ora inizia il percorso del camminamento di ronda

Da qui parte il sentiero che porta sul camminamento di ronda di Marostica e al castello Superiore. Il sentiero è abbastanza ripido, scivoloso in caso di pioggia, per cui bisogna avere abbigliamento comodo e scarpe adatte, possibilmente da trekking, In autunno e inverno ti consiglio di portare nello zaino anche un k-way, una borraccia con l’acqua e qualche snack. Se hai bambini con te tieni sempre loro la mano. Il terreno è sdrucciolevole. La durata del percorso è più o meno di venti minuti, ma la strada è tutta in salita. E’ impensabile salire con un passeggino, tantomeno con un bimbo in braccio per cui, se vuoi, puoi raggiungere il castello anche in auto. C’è un parcheggio gratuito in cima. Questa opzione però è sicuramente meno pittoresca. Una volta arrivato in cima al Castello Superiore puoi godere di una vista spettacolare su Marostica e sui territori circostanti. 

Sei temerario? Continua la scalata..

Dal Castello Superiore è possibile continuare la scarpinata fino al secondo rivellino della cinta muraria. Le guide dell’Associazione Pro Marostica ti accompagnano sul punto più alto della fortificazione, seguendo però un rigido protocollo di sicurezza. La salita infatti prevede circa 180 scalini ripidissimi e alti, per cui è necessario indossare un’imbracatura di protezione che ti permette di rimanere ancorato alla ringhiera laterale in caso di caduta. L’arrampicata è impegnativa, ma possibile da fare anche con bambini dai sei, sette anni in su ( devono essere almeno 1 metro e 20 cm di altezza!). Una volta arrivato in cima però davanti ai tuoi occhi si apre un panorama incredibile. La vista su Marostica e sui Colli Euganei ti lascia senza fiato.

Ancor più impegnativa però è la discesa, soprattutto in caso di pioggia o di umidità. I gradini diventano molto scivolosi per cui prenditi tutto il tempo che ti serve per fare il percorso a ritroso e, se hai bambini, falli camminare sempre tra due adulti. Una volta tolte le imbracature puoi scegliere se fare di nuovo il sentiero dei Carmini per tornare nel borgo medievale oppure puoi optare per una scorciatoia che passa nel bosco. Entrambi i percorsi sono molto scivolosi in discesa, cambiano solo le tempistiche per raggiungere il centro storico. 

Info e orari: Il biglietto per salire fino al rivellino della cinta muraria costa 5,00 €, il ridotto 3,00 €, e il percorso dura circa venti minuti. E’ aperto in autunno e in primavera dalle 10:30 alle 18:00 mentre in estate chiude alle 19:00. Da marzo a novembre invece il cammino di ronda è aperto solo la domenica e i festivi. Puoi optare anche per il biglietto combinato alla visita del Castello Inferiore, al costo totale di 11,00 €, 7,00 € per il ridotto.

Per informazioni e prenotazioni puoi chiamare l’ Associazione Pro Marostica al numero 0424.72127 o mandare una mail ainfo@marosticascacchi.it

Perchè visitare Marostica, la città degli Scacchi

Se ami i luoghi particolari, intrisi di storia e di magia, Marostica è il posto perfetto per te. Il borgo medievale è davvero incantevole, autentico come pochi, e le attività da fare sono altrettanto allettanti e interessanti. L’atmosfera rilassata del centro storico è un vero toccasana per chi ama il turismo lento e sostenibile. Le botteghe di Marostica infatti si tramandano di generazione in generazione, così come i ristoranti tipici e i deliziosi bar che costeggiano la Piazza degli Scacchi. I portici poi, che proteggono eleganti abitazioni dal sapore antico, sono il luogo perfetto per passeggiare riparati dal sole in estate o dalla pioggia in inverno. 

Marostica poi è anche famosa per essere tappa del Sentiero delle Ciliegie, una delle più romantiche passeggiate da fare in Veneto in primavera. Il percorso è lungo circa 10 chilometri, arriva a un dislivello di 350 metri, e comprende anche i territori di Pianezze, una città limitrofa. Un motivo in più per organizzare una visita a Marostica, la città degli Scacchi e non solo…

 

Sei mai stato a Castellaneta? Si trova alle pendici della Valle d’Itria, in provincia di Taranto. E’ immersa nel Parco Regionale delle Gravine di Puglia ed è famosa per aver dato i natali a Rodolfo Valentino, nota star del cinema muto del primo Novecento. Sono diverse le strade, i musei, le opere di street art dedicate, in città, a questo famoso latin lover del passato. Castellaneta però è anche natura incontaminata, storia millenaria, architettura meravigliosa e pura poesia. Poesia che si legge tra i monumenti preziosi, sulle chiese imponenti, negli antichi ipogei e sugli affacci panoramici mozzafiato. Con questo articolo ti porto a Castellaneta e ti do qualche consiglio utile su cosa vedere in città, anche con bambini al seguito.

Castellaneta, cosa vedere in 1 giorno

Castellaneta è una delle più belle città bianche della Valle d’Itria. Si trova incastonata nel territorio che si estende dalla Murgia tarantina fino allo Ionio. Paesaggi rurali si alternano dunque a scenografie marine ma, a rendere straordinario questo angolo di Puglia, sono le lame e le gravine. Le lame sono incisioni carsiche a carattere torrentizio, che convogliano le acqua di pioggia dalla Murgia verso il mare. Le gravine invece sono incisioni erosive molto profonde, dei veri e propri canyon scavati nella roccia calcarea dall’acqua piovana o fluviale.

Entrambi i siti naturali accolgono piante mediterranee, floridi arbusti e essenze botaniche preziose. Custodiscono inoltre gioielli di valore storico e archeologico inestimabile: le chiese rupestri e le case grotta dei primi insediamenti rurali pugliesi. 

Inizia la visita dal centro storico

Proprio sulla parte più alta della Gravina di Castellaneta sorge il centro storico della città. La sua conformazione, tipicamente medievale, comprende vicoli stretti e piccole piazze, sulle quali si affacciano i principali monumenti. Conosciuto anche come “paese vecchio”, il centro storico di Castellaneta è uno scrigno ricco di tesori preziosi. Un borgo delizioso dove il tempo sembra essersi fermato, dove passeggiare tra case imbiancate a calce, piccole installazioni artistiche, chiese barocche e dimore nobiliari, stando sempre con il naso all’insù. Un luogo perfetto da vivere a passo lento, rispettandone l’atmosfera rilassata e il religioso silenzio.

Castellaneta, cosa vedere. Visita la Cattedrale di San Nicola

Passo dopo passo, annusando il profumo dei fiori che sporgono dai balconi e che decorano i piccoli giardini, raggiungi la Cattedrale di San Nicola, un trionfo di architettura barocca e rinascimentale. L’esterno è riccamente decorato secondo lo stile del barocco ma anche gli interni non sono da meno. La Cattedrale vanta infatti un meraviglioso soffitto ligneo intagliato che sfoggia tre tele del 1700 e quattro di fine ‘800, tra le quali spicca Le nozze di Canan. 

La Cattedrale di San Nicola è attigua al Palazzo Vescovile, che oltre ad essere ancora sede del Vescovado conserva dipinti e sculture di grande valore artistico.

Castellaneta, cosa vedere in 1 giorno

Raggiungi il Palazzo Baronale

Il centro storico di Castellaneta ospita numerosi palazzi signorili, anticamente abitati dai feudatari della zona, e tra questi spicca per la sua privilegiata posizione il Palazzo Baronale. La sua prima destinazione d’uso è legata alla politica locale ma in seguito è divenuto prima seminario poi convento di Clarisse. Questo palazzo fortificato si trova a strapiombo della gravina, in una pittoresca angolazione che regala fascino e mistero a questo angolo di Castellaneta. All’interno ospita inoltre un cortile decorato da raffinate cornici e da stemmi nobiliari, e un grande salone signorile, usato in passato come stanza di rappresentanza. Tra i Palazzi signorili degni di nota trovi anche Palazzo Catalano e Palazzo Sarapo, famoso per il suo grande portone in stile barocco. 

Castellaneta, cosa vedere. Scendi negli ipogei

Sotto il paese vecchio c’è una vera e propria città sotterranea, bellissima da esplorare anche con i bambini. Nonostante la sua inattività rimane un’arteria importantissima di Castellaneta, ancora viva e presente. La città attuale infatti è stata edificata proprio sull’antico impianto urbanistico di un arcaico villaggio rupestre, ricco di grotte naturali e passaggi segreti. 

Un mondo occulto e misterioso dove alloggi spartani, stalle, chiese e cisterne si rincorrono nell’umidità creando un gremito labirinto sotterraneo, rimasto per anni nascosto e inaccessibile. I più importanti siti sotterranei di Castellaneta sono il Trappeto di San Domenico, un frantoio ipogeo, e il Palmento, una grande sala scavata nella roccia dove avveniva la pigiatura dell’uva, affinchè diventasse mosto.

Puoi scendere nel ventre della città avvalendoti delle guide turistiche dell’Associazione Amici delle Gravine di Castellaneta, che ti racconteranno i segreti di questi arcaici luoghi di lavoro e di vita, riportati alla luce grazie ad un grande lavoro di riqualificazione. 

Info e orari: Puoi contattare l’Associazione Amici delle Gravine di Castellaneta ai numeri tel. 339 8888933 – 3274963021 o mandare una mail a: info@amicidellegravinedicastellaneta.it

Entra nel Museo Rodolfo Valentino

Ed eccoci arrivati al Museo Rodolfo Valentino, una tappa immancabile durante una visita nella città di Castellaneta. E’ stato inaugurato nel 2010 e rende omaggio alla star più famosa del cinema muto, grande latin lover dei primi del ‘900: Rodolfo Valentino. All’interno del museo trovi pannelli espositivi, locandine, materiale fotografico e cinematografico riguardante questo grande attore del passato, natìo di Castellaneta.

Anche se non sei un esperto cinefilo ti consiglio di fare una visita a questo museo. Racconta la storia di un mito apprezzato e conosciuto in tutto il mondo che, grazie alla sua bravura e alla sua ammaliante bellezza, è riuscito a trasformare la sua figura in leggenda, diventando motivo di orgoglio per Castellaneta, per la Puglia e per l’Italia intera.

Castellaneta, cosa vedere in 1 giorno

Info e orari: Trovi il Museo Rodolfo Valentino in Via Vittorio Emanuele 117/119, nell’ex Monastero di Santa Chiara. Per informazioni e prenotazioni puoi chiamare i numeri 099/8493192 – 347/5493021 o mandare una mail a : info@fondazionevalentino.it Il costo del biglietto è di 3,50 € a persona. 

Castellaneta, cosa vedere. Affacciati sulla Gravina

Continuando a passeggiare per le stradine del centro storico ti imbatterai in alcuni affacci panoramici. Da questi punti strategici puoi godere di una vista mozzafiato sullo strapiombo della Gravina di Castellaneta, profonda circa 145 metri. Questa gravina è una delle più grandi della Puglia, scavata negli anni dalle acqua meteoriche nella roccia calcarea. Come già detto in precedenza, questo sito naturale ospita numerose testimonianze del passato, come chiese rupestri, case grotta e cisterne d’acqua. Il tutto impreziosito dalla florida macchia mediterranea, che esplode nel suo massimo splendore negli arbusti e nelle piante aromatiche. Un tripudio di ginepro, corbezzolo, carrubo, fico d’India e ulivi millenari che fanno da cornice ai primi insediamenti rupestri della regione. 

Castellaneta, cosa vedere in 1 giorno

Arriva alla Chiesa di Santa Maria del Pesco

Un altro affaccio panoramico pazzesco si trova poco fuori dal centro storico di Castellaneta. E’ il giardino privato della Chiesa di Santa Maria del Pesco, oggi chiamata Chiesa dell’Assunta, un edificio del 1300 con una suggestiva storia alle spalle. Pare infatti che sia stata costruita da un capitano per grazia ricevuta. La luce della Vergine Assunta gli avrebbe indicato la strada per la salvezza durante una terribile tempesta in mare. Proprio per questo motivo la chiesa, ammirandola da lontano, sembra avere la forma di una nave. La Chiesa di Santa Maria del Pesco è adagiata sul ciglio della Gravina di Castellaneta, da dove si ha una vista strepitosa del territorio circostante, e conserva tesori di grande valore storico e artistico.

La facciata esterna è in calcare bianco mentre gli interni sono adornati da un bellissimo soffitto ligneo, decorato da numerose opere pittoriche che rappresentano l’Assunta e San Nicola, il santo patrono al quale era inizialmente dedicata questa chiesa. Di particolare importanza è il dipinto della Madonna del Bambino, risalente al 1200.

Perchè visitare Castellaneta

Per la sua peculiare posizione, a strapiombo sulla Gravina più grande della Puglia, e per i suoi tanti tesori storici e architettonici, Castellaneta è la metà perfetta in ogni stagione e per ogni tipologia di viaggiatore. Il centro storico è un piccolo scrigno stracolmo di tesori preziosi, bellissimo da esplorare sia nella parte visibile sia nella zona sotterranea. Inoltre il paese vecchio è abbellito da graziose tegole colorate, sparse sulle facciate dei palazzi, nei vicoli e nelle piazze.

Sono dipinte a mano e riportano deliziose illustrazioni accompagnate da proverbi locali. Divertiti a cercarle e a fotografarle tutte con i bambini! Non solo sono bellissime da vedere ma ti fanno scoprire usi e costumi della regione attraverso disegni e aforismi frutto della sapienza e della tradizione locale.

 

 

Sei mai stato in Valle d’Itria? E’ un territorio meraviglioso della Puglia, dove si concentrano i borghi e gli scorci più autentici e pittoreschi della regione. E’ una suggestiva distesa di ulivi secolari, vigneti profumati, masserie tipiche, trulli e città bianche. Tra queste, oltre alle più famose Ostuni e Alberobello, spicca per bellezza ed eleganza Martina Franca. E’ una cittadina di una raffinatezza unica, impreziosita da chiese sontuose e palazzi signorili. Per il suo peculiare stile architettonico infatti la città di Martina Franca è conosciuta anche come capitale del Barocco pugliese. In questo articolo trovi un itinerario per visitare il centro storico di Martina Franca in modalità lenta.

Martina Franca

Il nome di Martina Franca ha due derivazioni. Martina proviene da Martene, il nome del santo a cui i cittadini sono devoti, San Martino de Tours. L’aggettivo Franca invece è stato aggiunto nel 1300 da Filippo I D’Angiò, quando assegnò alla cittadina pugliese alcuni privilegi economici e commerciali. Eliminò tasse e donò la demanialità perenne agli abitanti. 

Esplora il centro storico

Nel centro storico di Martina Franca chiese maestose e palazzi storici sono perfettamente incastonati in un paesaggio caratteristico della Valle d’Itria. Dalla grande piazza principale, alla quale puoi arrivare oltrepassando il maestoso Arco di Sant’Antonio, si snodano labirinti di vicoletti e stradine. La pavimentazione chiara da un’aria pulita ed elegante al centro storico, arioso e soleggiato. I palazzi nobiliari poi sono un trionfo di barocco, con le facciate decorate da preziose balconate in ferro battuto. Inizia la tua visita a Martina Franca da Piazza Plebiscito, il cuore pulsante della città. Qui puoi ammirare i suoi monumenti più importanti, come l’imponente Basilica di San Martino, il Palazzo dell’Università e la Torre Civica. 

Martina Franca in Valle d'Itria. Cosa vedere nel centro storico

Entra nella Basilica di San Martino de Tours

La vera protagonista di questo viaggio nel centro storico di Martina Franca è proprio la Basilica di San Martino de Tours. E’ un meraviglioso edificio edificato nel XVIII secolo in stile barocco e roccocò, che esplode in maniera prorompente nei ricchi dettagli della facciata principale. La basilica è alta ben 37 metri ed è stata costruita con pietra calcarea locale. Questa dona all’edificio un colore morbido e rosato. Gli elementi architettonici sono scolpiti in questa pietra locale e distribuiti in modo armonico sull’elegante facciata della basilica. Nel centro spicca per bellezza un gruppo scultoreo che raffigura San Martino che dona il mantello al povero, un prezioso capolavoro di Giuseppe Morgese.

Martina Franca. Cosa vedere in Valle d'Itria

Anche gli interni sono luminosi e anche in questa chiesa, come nella chiesa di San Cataldo di Taranto, c’è un opera marmorea di Giuseppe Sanmartino, autore del Cristo velato di Napoli. Opera che custodisce la scultura del Patrono della città, San Martino di Tours. Dello stesso scultore sono anche gli angeli che sorreggono il Patrono e le due figure allegoriche femminili, Carità e Abbondanza, che sono ai lati del complesso marmoreo. 

Martina Franca in Valle d'Itria. Cosa vedere nel centro storico

Martina Franca. Visita il Palazzo dell’Università

Il Palazzo dell’Università era un istituzione politica concessa a Martina Franca da Ferdinando d’Aragona, re di Napoli, al fine di garantire una giusta gestione delle risorse cittadine. Il termine “università”, nell’Italia meridionale dell’epoca medievale, stava ad indicare la sede del Municipio. Garantiva i diritti ai cittadini in egual misura, senza distinzioni economiche e sociali. Oggi il Palazzo dell’Università, che si affaccia su Piazza Plebiscito, è sede della Società Artigiana, un’associazione di mutuo soccorso di stampo mazziniano. 

Proprio accanto al Palazzo dell’Università puoi vedere la Torre Civica. Si innalza su quattro piani che hanno caratteristiche sia architettoniche che decorative completamente differenti tra loro. Il piano terra ad esempio, il più visibile ai passanti, è ricco di decori e colonne arrotondate. Sul primo piano puoi invece notare un balcone centrale che ostenta decori vegetali. Sulla trabeazione inoltre puoi leggere un’iscrizione latina con cui viene ricordato il nome dell’artefice di questa torre: il sindaco “Ds Ambrosius Fanelli / Syndicus Erexit”. Altre iscrizioni in lingua latina sono visibili vicino l’orologio e sono, per un viaggiatore, una fonte di ispirazione. Tradotte significano: L’orologio scandisce il tempo per il viaggio. Collocato per la misura, esso è compendio preciso della vita umana.

Martina Franca. Raggiungi il Palazzo Ducale

Un altro edificio nobiliare di grande interesse storico e architettonico è il Palazzo Ducale. La struttura, risalente alla seconda metà del 1600, presenta uno stile architettonico di tipo rinascimentale, spruzzato da elementi tipici del Barocco Leccese. E’ stato per molto tempo residenza dei duchi Caracciolo ma ora è sede del Municipio di Martina Franca. Le sue sale accolgono, oltre agli uffici comunali, il tribunale e la biblioteca. Qui trovi anche il famoso centro artistico musicale “Paolo Grassi” che, dal 1974, organizza il Festival della Valle d’Itria, una delle manifestazioni liriche più apprezzate e famose nel mondo. Il festival si svolge proprio nell’atrio del Palazzo Ducale, donando ai visitatori un’acustica perfetta e uno scenario unico, raccolto e pittoresco.

Martina Franca in Valle d'Itria. Cosa vedere nel centro storico

Non perderti la Chiesa di San Nicola in Montedoro

Una chicca per gli amanti del turismo lento è la Chiesa di San Nicola in Montedoro, meglio conosciuta come Chiesa dei Greci. Si raggiunge passeggiando nel centro storico ed è l’edificio di culto più antico di Martina Franca. Sembra infatti che la sua edificazione risalga al 1300. La piccola chiesa presenta un unico ambiente ma la sua caratteristica più interessante è il tetto a falde incrociate, rivestite da lastre di calcare locale, le cosiddette Chianche. All’interno sono ancora ben visibili due altari in pietra, la cui realizzazione sembra essere datata nel XVII secolo. La parete centrale mostra una raffigurazione della Vergine Maria e una effigie di San Nicola. Atri decori pittorici sono sparsi sulle pareti laterali. 

Martina Franca in Valle d'Itria. Cosa vedere nel centro storico

La chiesa attualmente è chiusa, ma se davvero vuoi vederla all’interno puoi suonare la campanella che si trova sulla facciata adiacente. Dal balcone sovrastante vedrai affacciarsi la signora Basile che, calando un cestino di paglia dalla sua ringhiera, ti darà le chiavi per accedere all’interno della chiesa di San Nicola. Da tempo infatti, ad occuparsi della cura di questo piccolo gioiello architettonico è la famiglia Basile, spinta solo dalla devozione e dall’amore per la propria città. 

Martina Franca. Fai passare i bambini nella Posterla

Un’altra piccola chicca, dedicata soprattutto a chi viaggia con i bambini, è la Posterla di Martina Franca. E’ una stradina molto molto stretta che consente il passaggio di una sola persona per volta. Era usata anticamente come uscita segreta dalla cinta muraria ed era soggetta al controllo dell’Università, la quale autorizzava l’apertura straordinaria della porticina solo in situazioni di reale emergenza. Se alzi la testa puoi ancora vedere sopra la strettoia una sporgenza. Veniva utilizzata per versare olio bollente sui saccheggiatori che provavano ad oltrepassare la Posterla. Prova a percorrerla in fila indiana con i tuoi bambini. E’ un bel modo di far conoscere loro la storia centenaria di Martina Franca 

Goditi un aperitivo in Piazza Maria Immacolata, sotto i “Portici”

Prima di lasciare Martina Franca dirigiti verso Piazza Maria Immacolata, meglio conosciuta dai local come “I portici”. E’ un elegante piazza dal sapore barocco, cuore pulsante della vita socio-economica della città. La sua peculiare forma a mezza luna avvolge in un abbraccio accogliente le preziose arcate, le grandi colonne e le tante decorazioni in stile barocco, creando un’atmosfera avvolgente laddove i dehors dei locali alla moda sfoggiano luci soffuse e centro tavola colorati. 

Martina Franca in Valle d'Itria. Cosa vedere nel centro storico

Il complesso dei portici di Martina Franca è stato progettato nella prima metà del 1800 per accogliere il mercato locale. Ogni arcata era dunque destinata ad un venditore e l’insieme visivo creava un vero e proprio centro commerciale dove recarsi per acquistare cibo, stoffe, olio e capi di bestiame. Oggi Piazza Maria Immacolata ha radicalmente cambiato destinazione d’uso diventando un punto di ritrovo per gli abitanti del borgo e un punto di riferimento per chi vuole degustare le specialità gastronomiche locali. Infatti numerosi sono i ristoranti, i bistro e i locali alla moda che si affacciano sui portici. 

 

La Puglia custodisce gioielli di un valore inestimabile, spesso poco battuti dal turismo di massa, perfetti da esplorare in modalità lenta. Passo dopo passo puoi partire alla scoperta di piccoli borghi, villaggi rupestri e gravine, città affascinati e misteriose. Taranto è una di queste mete, eclettica e accogliente, ricca di monumenti storici di grande rilievo e con una storia millenaria alle spalle. Capitale della Magna Grecia, fondata più di 3.000 anni fa dal popolo spartano, Taranto è una delle città più vecchie d’Italia e trasuda da ogni suo scorcio, palazzo o monumento, la storia che l’ha resa culla dello sviluppo economico e culturale del Mediterraneo. In questo articolo trovi qualche consiglio utile su Taranto e su cosa vedere in 1 giorno in città.

Taranto, cosa vedere in 1 giorno

La storia di Taranto si concentra soprattutto nella Città Vecchia, una vera e propria isola collegata alla terraferma da due ponti. Il più famoso dei due è il Ponte Girevole, diventato negli anni simbolo della città. Collega la Città Vecchia al nuovo nucleo abitato, sormontando il grande canale che unisce il Mar Piccolo al Mar Grande. E’ dedicato a San Francesco da Paola e la sua costruzione risale al 1958, quando va a sostituire una vecchio ponte in legno del 1800. Il Ponte Girevole si apre in maniera periodica ruotando le due metà su un lato, permettendo il passaggio delle grandi navi militari di stanza a Taranto. Grazie alla sua particolare posizione geografica, a cavallo tra il Mar Piccolo e il Mar Grande, Taranto è conosciuta come “Città dei due mari”. 

Passeggia nella Città Vecchia

La Città Vecchia di Taranto ha visto crescere la sua reputazione solo negli ultimi anni, grazie ad un’efficace attività di recupero fortemente voluta da alcune associazioni locali, tra cui l’Associazione culturale La Filonide. Per decenni il borgo vecchio ha patito un abbandono senza precedenti, diventando un quartiere malfamato, decadente e particolarmente pericoloso, spesso teatro di scontri e attività illecite della micro criminalità locale. Oggi invece le facciate fatiscenti e i vicoli decadenti sono solo un ricordo. Una grande opera di riqualificazione ha infatti riportato questa zona storica di Taranto a nuovo splendore, facendo rinascere i palazzi nobiliari, le chiese, i vicoli e gli ipogei. 

Trovi l’ingresso della Città Vecchia proprio accanto al Palazzo di Città e dietro le Colonne del Tempio di Poseidone. Questo prezioso sito storico rappresenta la parte più antica di Taranto, risalente alla Magna Grecia. Oltrepassando le colonne doriche ti trovi catapultato nell’atmosfera marinaresca del centro storico, tra ristoranti, piccole botteghe e meravigliose opere di street art.

Taranto, cosa vedere in 1 giorno nella "Città dei due mari"

Visita il Duomo di San Cataldo

Se ti trovi nella Città Vecchia una visita al Duomo di San Cataldo è necessaria. E’ la principale chiesa di Taranto e al suo interno sono custodite le spoglie del santo a cui è dedicata, patrono della città. L’esterno del duomo risulta di una semplicità estrema ma l’interno è suddiviso in tre navate meravigliose, divise a loro volta da sedici colonne che hanno la particolarità di avere tutti capitelli diversi tra loro. Il pavimento della navata principale mostra i resti un prezioso mosaico del 1160 mentre nella cappella del Santissimo Sacramento trovi un altare di marmo sormontato da sculture di Giuseppe Sammartino, lo scultore del Cristo Velato che si trova a Napoli. Le spoglie di San Cataldo si trovano invece nel Cappellone, un vero gioiello in stile barocco. L’altare in cui sono custodite è decorato da madreperla e autentici lapislazzuli.

Il Duomo di San Cataldo ha anche una cripta ipogea, risalente al X secolo, ancora perfettamente conservata. Sulle pareti sono ben visibili resti di affreschi di diverse epoche mentre nel vestibolo puoi ammirare un bassorilievo di origine rinascimentale, che raffigura una Madonna con Bambino. 

Informazioni e orari – La cattedrale di San Cataldo è aperta tutti i giorni, dalle 8:30 alle 12:45, e dalle 16:30 alle 19:30. L’ingresso è gratuito.

Taranto, cosa vedere. Gli ipogei e la città sotterranea

Al di sotto della Città Vecchia ci sono testimonianze di numerosi insediamenti urbani di epoca tardo antica, ma anche medievale. Sono tutti ambienti ipogei, sicuramente creati per ricavare abitazioni o luoghi di culto, nonchè stanze di rimessaggio per le derrate alimentari. Con i materiali di scavo di questi ipogei sono poi stati creati i palazzi che ancora oggi popolano il centro storico. Questi ambienti si diramano sotto la città di Taranto creando una rete di cunicoli sotterranei davvero vasta e complessa collegata, con diversi sbocchi, anche al mare.

La funzione di questi ipogei è cambiata nel corso dei secoli, passando da abitazioni a frantoi, da luoghi di culto a depositi di carbone. Gran parte di questi reticoli sotterranei è visitabile, previo prenotazione, grazie all’ausilio delle guide specializzate dell’Associazione Filonide. 

Informazioni e orari – Per visitare gli ipogei e la Città Vecchia di Taranto puoi contattare la Guida Turistica Dott. Alessandro Ricci. 

Tel: 3335029991- Mail: aricci1977@alice.it

Visita il castello Aragonese di Taranto

Cosa vedere a Taranto in 1 giorno? Il Castello Aragonese, si trova proprio alla fine della “Ringhiera”, la strada che costeggia il mare e regala una vista straordinaria su tutto il golfo. La sua imponente struttura, edificata per proteggere il Mar Piccolo dalle invasioni e dagli attacchi pirateschi, è diventata simbolo della città e regala punti panoramici pazzeschi.

Il Castello nasce come fortezza difensiva, formata da alte e sottili torrette di avvistamento, usate anche per scacciare gli invasori con metodi che oggi riteniamo abbastanza arcaici, come le colate di olio bollente. La struttura che vedi oggi invece è il risultato di una grande opera di ricostruzione, voluta nel 1486 da Ferdinando I di Napoli che, per poter usare gli innovativi cannoni, aveva bisogno di torri più basse e forti. 

Taranto, cosa vedere in 1 giorno nella città dei due mari

Inizialmente le torri erano ben sette, ma tre di queste sono state abbattute per far posto al canale navigabile e, soprattutto, al Ponte Girevole. Oggi è gestito dalla Marina Militare. 

Non perderti una visita al suo interno, perchè custodisce tesori preziosi. Puoi infatti vedere la cappella di San Leonardo, risalente al periodo rinascimentale, la Cripta e la scalinata che porta fino al mare, costruita nel lontano 1800. Se sei un amante nel noir ti consiglio di fare un salto nella sala delle torture. Qui puoi notare un foro nel soffitto. Sai per cosa è stato realizzato? Per diffondere le urla dei poveri torturati in tutto il castello, in modo da far spaventare a morte gli altri prigionieri. 

Informazioni e orari – Il Castello Aragonese di taranto è aperto tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 19:00, su turni di un ora ciascuno. Prevede anche l’apertura serale, dalle 20:00 all’ 1:00. 

Per maggiori informazioni puoi chiamare il numero 0997753438 o mandare una mail: infocastelloaragonese@libero.it 

Raggiungi le Isole Cheradi

Sapevi che a Taranto ci sono tre piccoli isolotti?? Sono le Isole Cheradi e prendono il nome dal greco Choirades, traducibile in “promontorio”. L’isola di San Paolo, di San Pietro e di San Nicolicchio, attualmente proprietà della Marina Militare Italiana, sono oramai quasi scomparse e tra queste è possibile visitarne solo una, quella di San Pietro. Puoi raggiungerla con il traghetto che parte da Taranto, al costo di 11,50 € a persona. Il prezzo del biglietto comprende anche l’ingresso al lido della Marina Militare, dove puoi usufruire di bar e aree pic nic. Lungo la costa puoi fare snorkeling e lunghe nuotate immerso tra poseidonie, stelle marine e pesci mediterranei. Queste zone sono spesso battute da gruppi di delfini, facilmente avvistabili soprattutto dai ponti dei traghetti durante la traversata.

Taranto, cosa vedere. Passa qualche ora in compagnia dei delfini

Se ami questi curiosi cetacei e vorresti vederli nel loro habitat naturale puoi prenotare un’escursione al JDC, il Jonian Dolphin Conservation. Grazie a questa associazione, che tutela la porzione di mare del Golfo di Taranto, puoi partire per un tour in catamarano di circa sei ore, durate le quali navigherai lungo le coste della Puglia cercando di avvistare delfini.

Informazioni e orari – Il costo per un adulto è di 50,00 € mentre i ragazzi dai 4 agli 11 anni pagano 25,00 €. I bambini da 0 a 3 anni pagano solo 2,00 €. Il contributo economico va ad incrementare le finanze dell’associazione che monitora e sostiene il Taranto Doldhin Sanctuary, il primo rifugio per delfini del Mediterraneo. 

Taranto, cosa vedere. Il MarTa, il Museo Archeologico Nazionale

Ti ho parlato brevemente della storia millenaria di Taranto, unica colonia spartana della Magna Grecia, ma se vuoi approfondire l’argomento devi assolutamante visitare il MarTa, il Museo Archeologico Nazionale. Al suo interno sono custoditi preziosi ritrovamenti relativi al periodo ellenico, messapico, tardo arcaico, romano e medievale. La Testa di Donna è un pò il simbolo di questo museo, una scultura meravigliosa che ritrae una donna greca, dall’acconciatura impreziosita da un diadema.

Le antiche civiltà della zona infatti, se pur rurali, amavano adornarsi di ori e gioielli preziosi, molti dei quali sono stati ritrovati nelle tombe riemerse a Taranto e dintorni durante gli scavi archeologici. Queste ed altre preziose testimonianze della storia di Taranto ti aspettano al MarTa, un museo che apre le porte anche a bambini e ragazzi, grazie alla creazione di visite guidate specifiche per le loro età, ricche di laboratori multisensoriali e percorsi animati. 

Taranto, cosa vedere in 1 giorno nella "Città dei due mari". il MarTa

Il MarTA rappresenta il luogo ideale per trascorrere del tempo in famiglia. Lungo il percorso espositivo sono presenti postazioni dedicate ai più piccoli.

Informazioni e orari – Trovi il MarTa a Via Cavour 10. Il museo è aperto tutti i giorni, dalle 8:30 alle 19:30. Chiude solo il primo gennaio e il 25 dicembre. Il costo del bigliettto è di 9.00 € a persona. Per informazioni sui laboratori, sulle visite guidate e per prenotazioni puoi contattare il MarTa via mail all’indirizzo: man-ta@cultura.gov.it

 

 

 

 

Sei mai stato a Carovigno? E’ un bellissimo borgo in provincia di Brindisi, piccolo gioiello della Valle d’Itria. La sua storia e le sue leggende si intrecciano alle tante tradizioni popolari, tangibili nelle viuzze caratteristiche del centro storico e nei suoi monumenti più famosi. Tra uliveti millenari, distese sconfinate di vigneti e pittoreschi paesaggi tipicamente mediterranei ti porto a scoprire le sue bellezze, dandoti qualche consiglio su Carovigno e su cosa vedere nella città della ‘Nzegna. 

Carovigno, cosa vedere

Il nome Carovigno sembra arrivare dal greco “karpene”, che nel periodo medievale si trasforma in “Carvineo”, ossia “portatore di frutti”. Carovigno è infatti ancora nota come Città fruttifera, in quanto questi territori sono da sempre caratterizzati dall’abbondanza dei frutti e famosi per la fertilità del terreno. Un’altra teoria invece, ritiene che il nome Carovigno derivi dal termine messapico “karp”, che sta ad indicare l’altura sulla quale è stata edificata questa cittadina. Qualunque sia l’etimologia del suo nome, Carovigno affascina il visitatore con le sue tante attrattive, tra i quali spicca un elegante castello dalla storia appassionante.

Conosci la storia di Carovigno?

Carovigno ha origini antichissime, risalenti addirittura al periodo messapico, un momento storico molto particolare per le regioni meridionali d’Italia. Tra il VI e il V secolo a.C. iniziano infatti a svilupparsi i primi insediamenti salentini grazie ad un flusso migratorio proveniente dalla costa illirica. Questo porta alla conseguente comparsa di un alfabeto greco, abitazioni più articolate e specifici rituali religiosi. Il nome dato a questa antica popolazione della Puglia deriva da Messapo, che probabilmente significa “popolo tra due mari”. Alcuni ritrovamenti recenti invece attestano che questa città è stata abitata anche nel Paleolito e nel Neolitico.

Nel Medioevo la città di Carovigno si fortifica con una imponente cinta muraria, sormontata da quattro torri: Torre del Civile, Torre Giranda, Torre delli Brandi e Torre del Prete. In questo periodo si arricchisce anche di una maestosa fortezza, che diventa nei primi anni del Novecento un elegante castello grazie ai Conti Dentice di Frasso. 

Carovigno, cosa vedere. Visita il Castello Dentice di Frasso

Il fascinoso castello di Carovigno si innalza fiero proprio nel centro storico della città, arroccato sulla parte più alta della collina. Edificato a scopo difensivo alla fine del XII secolo d.C. dai dominatori normanni, diviene residenza nobiliare solo nel 1700. Dopo un periodo di abbandono è donato come regalo di nozze del Conte Alfredo Dentice di Frasso e di Elisabetta Schlippenbach. La presenza di questi due personaggi diventa una risorsa preziosa per la città di Carovigno. Puoi passeggiare nei giardini, nell’orto botanico e nelle segrete del castello il quale, dal 2014, è diventato proprietà comunale. Una volta varcata la soglia di questa nobile dimora sarà la bellissima storia d’amore tra i due conti a farti da guida, tra saloni, stanze da letto nobiliari, biblioteche e romantiche terrazze.

Carovigno, cosa vedere nella città della 'nzegna

Ammira la battitura della ‘nzegna

Carovigno è anche conosciuta come la città della ‘Nzegna. Ma cosa significa questa parola? Il termine ‘Nzegna deriva dal dialetto locale e significa letteralmente “insegna”. Rappresenta una tradizione folkloristica davvero molto suggestiva e tanto sentita ancora oggi dagli abitanti della città. E’ legata fortemente al culto della Madonna di SS. Maria di Belvedere, la cui icona religiosa si trova all’interno di una cripta edificata sull’omonimo colle.

Carovigno, cosa vedere. Scopri la leggenda della Madonna del Belvedere

La battitura della ‘Nzegna ha infatti origine da una leggenda popolare che vede protagonista un Signore di Conversano, gravemente malato, al quale appare in sogno una madonna vestita di stelle, che lo invita a recarsi a Carovigno per raggiungere la guarigione. A tal fine avrebbe dovuto cercare la sua immagine sacra dipinta nella grotta sul colle. Il nobile Signore si mette quindi in viaggio seguito dai suoi servi ma, ad un tratto, la carovana si perde nel fitto bosco. Viene però attratta da grida di alcuni pastori rimasti incastrati in un rovo insieme alla loro giovenca. Tagliando i rami per poter garantire loro la salvezza si trovano dinanzi la grotta della Madonna, davanti la quale il Signore guarisce immediatamente. 

Per festeggiare l’evento, una volta tornati in paese, uno dei pastori inizia ad agitare un drappo colorato legato ad un bastone, per attirare l’attenzione della folla sul miracolo appena avvenuto. Ecco quindi che il simbolo di Carovigno diventa la ‘Nzegna, un’enorme bandiera che ancora oggi, grazie al Gruppo Sbandieratori Battitori ‘Nzegna, viene agitata e lanciata in aria a ritmo di musica durante la processione pasquale o nelle esibizioni ufficiali del gruppo. 

Gli eventi legati alla ‘Nzegna

Le acrobazie del pastore vengono rievocate ogni anno, a Carovigno, in occasione del lunedì, del martedì e del sabato dopo Pasqua, proprio dinanzi la statua della Madonna del Belvedere. Due abili battitori ne ripetono le gesta al ritmo di musica popolare, creando un emozionante momento di devozione e di ammirazione. Il rito della battitura, profondamente legato al culto mariano, diviene nel corso dei secoli anche un atto propiziatorio per gli abitanti di Carovigno poichè, un eventuale caduta della ‘Nzegna, sarebbe un segno di cattivo auspicio per la città. 

Carovigno, cosa vedere. Passeggia nel centro storico

Il centro storico di Carovigno è un intrigante dedalo di viuzze e di vicoli caratteristici, protetti dalle fortificazioni esterne. Le grandi porte di accesso, i torrioni, le chiese e l’enorme castello Dentice di Frasso, fulcro della città, la rendono nell’aspetto un perfetto borgo medievale. Le deliziose casette dipinte di bianco, le gradinate su cui spiccano poetiche frasi d’autore, i deliziosi dettagli che arredano facciate e piazze rendono questa città piacevole da esplorare in ogni stagione. Il centro storico è chiuso al traffico cittadino per cui è perfetto per le famiglie con bambini, liberi di passeggiare in tutta serenità alla scoperta dei suoi angolini deliziosi.

Su Corso Vittorio Emanuele, la strada principale del centro, trovi tanti locali dove assaggiare piatti tipici locali nella rilassante atmosfera del borgo. Poco più avanti invece trovi Piazza ‘Nzegna, il cuore pulsante della città di Carovigno. Qui si svolgono le manifestazioni legate al folklore locale. In questa piazza trovi anche due edifici di grande interesse storico e architettonico: la Chiesa del Carmine e l’ex convento dei Carmelitani, oggi chiamato Palazzo di Città. 

Fai attenzione ai simboli

Passeggiando nel centro storico ti ritrovi dinanzi al palazzo del Municipio di Carovigno. Sulla porta d’ingresso puoi notare lo stemma in pietra del Comune, risalente al 1929. Si tratta di uno scudo che accoglie al suo interno un delfino cavalcato da un putto che suona la cetra. Sotto di esso la scritta “Car Brun” ti ricorda il rapporto di intesa tra Carovigno e Brindisi. 

Trovi il simbolo del delfino in altri stemmi araldici della città poichè questo animale, considerato sacro al dio Nettuno, richiama il legame di Carovigno con il mare. 

Carovigno, cosa vedere

Fai una degustazione di prodotti tipici locali

Se cerchi esperienza da fare con i bambini a Carovigno prova la fattoria didattica dellaMasseria Correo. L’azienda accoglie chiunque voglia fare conoscenza del mondo rurale pugliese, organizzando laboratori dedicati alla produzione dei prodotti caseari, come latte e burro, oppure creando itinerari tra gli animali della fattoria, da accarezzare, conoscere e mungere! Puoi anche fare degustazioni dei prodotti dell’azienda e assaggiare i loro formaggi, le mozzarelle e le ricotte accompagnate da freselle al pomodoro e focacce calde. 

Sei un amante dell’olio di oliva? Raggiungi allora le Tenute Parco Piccolo di Carovigno. Qui, tra distese immense di ulivi secolari puoi degustare e acquistare i prodotti dell’azienda e partecipare, su prenotazione, a un tour nei frantoi dedicati alla lavorazione dell’olio EVO di Puglia. Per la tua beauty routine quotidiana puoi persino acquistare i prodotti naturali dell’azienda formulati per la cura del viso e del corpo, tutti rigorosamente a base di olio di oliva!

I wine lovers invece possono raggiungere le Cantine Due Palme e visitare i luoghi e i vigneti che hanno reso famosi i vini pugliesi nel mondo. Prenotando un tour presso l’azienda vinicola hai accesso alle cantine e a una degustazione di prodotti tipici locali, ovviamente abbinati ai vini classici delle Cantine Due Palme, come Il canonico Negramaro del Salento. 

Raggiungi Torre Guaceto, la Riserva Naturale del Salento

Da Carovigno puoi facilmente raggiungere una delle Riserve Naturali più preziose d’Italia: Torre Guaceto. Il suo simbolo è appunto questa torre aragonese che, grazie alla sua peculiare posizione, riesce ad avere una vista spettacolare su ogni porzione di territorio circostante.

All’interno della riserva puoi fare numerose attività, come andare in bicicletta, fare snorkeling, bird watching..o semplicemente passeggiare tra i sentieri della macchia mediterranea e i tratturi, alla scoperta dei bellissimi panorami che questa zona regala. Se vuoi rilassarti al sole puoi puntare sulla spiaggia di Punta Penna Grossa, perfetta per le famiglie poichè ha un chiosco e un lido dove poter trovare ogni comodità possibile.

Inoltre presso il Centro Visite Al Gawsit c’è il Museo della Riserva, un posto magico dove puoi ammirare virtualmente gli ambienti del parco. Puoi perderti tra acquari mediterranei, filmati e riproduzioni in scala della riserva. Se invece sei amante della natura programma una visita all’orto botanico che, tra profumi e colori intensi delle piante aromatiche officinali, diventa una vera e propria esperienza sensoriale.

Fai un giro sul Trenino del Mare

Un’attività perfetta per le famiglie da fare nella Riserva di Torre Guaceto è un giro sul Trenino del mare. Il Tour “ferroviario” parte dalla spiaggia di Punta Penna Grossa, passa nella zona umida e arriva alla Torre Aragonese. Al finire del tour è previsto anche un tuffo in mare, facendo base nella bellissima spiaggia delle conchiglie.

Nella riserva poi è possibile partecipare alle varie manifestazioni che si tengono in diversi periodi dell’anno. Tanti sono i percorsi gastronomici organizzati dove, tra stand e laboratori, si promuove la sostenibilità ambientale educando i consumatori all’acquisto consapevole. Ad agosto ad esempio trovi la bellissima Kermesse “Sogno di un pomodoro di mezza estate”, dedicata al pomodoro fiaschetto, eccellenza del territorio pugliese.

Conosci i presidi Slow Food del territorio?

La Riserva naturale di Torre Guaceto ospita infatti numerosi progetti di produzione gastronomica. Qui ad esempio viene prodotto L’Oro del Parco, un delizioso olio di oliva salentina da agricoltura biologica. L’Ente Parco si distingue anche per la valorizzazione delle coltivazioni storiche e, sostenuto dal presidio Slow Food dell’Alto Salento, promuove la produzione del pomodoro fiaschetto, tornato in auge grazie alla passione dellAzienda Agricola Calemone.

 

Perchè visitare Carovigno

Carovigno è la città perfetta da esplorare in ogni stagione dell’anno, sia per il suo clima mite sia per le numerose esperienze da fare in città o nei dintorni. Il mare meraviglioso, raggiungibile in pochi minuti dal centro, e la vasta produzione enogastronomica rendono questa cittadina una meta perfetta per ogni tipologia di viaggiatore. L’attenzione ai dettagli e alla qualità dei prodotti si riversa nelle cucine dei bistrot dove, tra prodotti a km zero, puoi fare esperienze culinarie davvero fantastiche. Il fatto poi che Carovigno sia facilmente raggiungibile da altri punti di interesse della Puglia, come Brindisi e la Valle d’Itria, rende questo borgo perfetto per chi ama spaziare tra diverse località regionali. Il centro storico poi è piacevole da esplorare a passo lento, godendo dell’atmosfera fiabesca che sembra avvolgere perennemente questa porzione di Puglia.

 

 

Al di la del grande cancello del Castello di Carovigno il vento si insinua tra le foglie degli alberi centernari. Fa vibrare lievemente la luce fioca dei lampioni, che illumina distratta il lastricato di pietra. Ecco, da lontano, si ode lo scalpiccìo di cavalli in corsa. Un cigolio scrosciante di ruote echeggia nei vicoli, al calar del sole, mentre comincia a delinearsi nel cielo terso una deliziosa mappa di stelle.

Un vento tiepido che sale dal mare, profumo di salsedine e sabbia calda di sole, accompagna l’elegante carrozza, frettolosa di arrivare a destinazione. Nel grande giardino la servitù è in attesa, trepidante, di istruzioni. Un’euforia leggiadra copre i sospiri curiosi, le piante attente, gli alberi indagatori. Ecco, lo stridio delle ruote si placa, il vento trattiene il respiro. Il destino di Carovigno cambia nell’attimo in cui il piede leggiadro di una donna si posa sul selciato del castello. Una donna che arriva da un passato nefasto, in cerca di un futuro glorioso. Elisabetta Schlippenbach.

Il castello di Carovigno

La figura di Elisabetta Schlippenbach è ancora adesso un punto di riferimento molto importante per gli abitanti di Carovigno. Tutto ruota attorno alla storia del castello e della famiglia Dentice di Frasso, esempio di virtù e rettitudine. Ma chi era Elisabetta? Una nobile donna dal carattere ribelle che, costretta nel 1889 a sposare un uomo che non amava, riesce ad avere il divorzio nonostante il bigottismo del periodo, cambiando così il suo destino infelice. Elisabetta combatte la mentalità conservatrice dell’epoca lottando con tutta se stessa per riavere la libertà che, con forza, le è stata negata in giovinezza. Sposa quindi, con un matrimonio d’amore, il Conte Alberto Dentice di Frasso, ammiraglio della Marina Reale, portando la sue residenza a Carovigno.

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Conosci la storia della contessa Elisabetta?

Cosa ha significato per la città di Carovigno questa nuova presenza? Beh, ancora oggi, nel cuore degli abitanti, è vivo il ricordo della contessa, stimata e ben voluta da chiunque nel borgo e nei dintorni. Grazie a lei il Castello di Carovigno riprende vita e ritorna all’antico splendore, diventando il cuore pulsante della città. Sostenitrice della lettura, scrive lei stessa favole dedicate ai bambini e diverse raccolte di versi, diventando una presenza fondamentale per lo sviluppo socio culturale della città. Mantiene infatti rapporti con diverse realtà nel mondo della politica e dell’economia, anche a livello internazionale, e trasforma il castello in un centro culturale sopraffino, ospitando aristocratici e letterati provenienti da tutta l’Europa, tra i quali spicca il noto Guglielmo Marconi.

Visita il castello Dentice di Frasso di Carovigno

E’ dall’elegante piazza di questo castello che inizia questo viaggio a Carovigno, borgo medievale cinto da mura antiche quanto la sua storia. Il castello Dentice di Frasso sorge a ridosso del centro storico, piccolo agglomerato di case imbiancate a calce e stradine pittoresche. L’edificio è caratterizzato da una peculiare forma a triangolo e si distingue per i suoi torrioni fortificati. Una delle torri ha la particolare forma a “mandorla”, simile alla carena di una nave rivolta verso il mare. Dopo una serie di dominazioni e un lungo periodo di abbandono il castello di Carovigno viene donato, come regalo di nozze, al Conte Alfredo Dentice di Frasso e a sua moglie, Elisabetta.

Gli sposi portano il castello a nuovo splendore, affidandone la ristrutturazione all’ingegnere Gaetano Marschiczek il quale, nei primi anni del ‘900, arricchisce l’enorme edificio con sontuose decorazioni e importanti sculture, puntando sull’ampliamento degli spazi già esistenti.

Per espressa volontà della contessa Elisabetta viene aggiunto inoltre un grande parco che molto ricorda, nello stile ma non nelle proporzioni, i giardini delle più più famose regge europee. Il castello diventa dunque, grazie all’influenza dei Conti Dentice di Frasso, una moderna dimora nobiliare, con camere da letto signorili, accoglienti sale da pranzo e saloni riscaldati da grandi camini. Il palazzo, sempre per volere della Contessa Elisabetta, viene inoltre fornito di una preziosa biblioteca e di un orto botanico.

Comincia la tua visita dal giardino

Inizia la visita al castello di Carovigno proprio dal cancello principale, entrando nel grande cortile nobiliare. Qui si trova non solo l’Info Point ma anche la piccola chiesa dedicata a Sant’Anna, un tempo cappella privata della dimora. Sul portone puoi notare subito il blasone in pietra del casato Dentice di Frasso e la scritta “Noli me tangere”, iscrizione latina che significa “Non mi toccare”. Molto probabilmente questa frase è stata scelta dal Conte Alfredo e dalla Contessa Elisabetta come monito per gli avventori o per chiunque volesse ostacolare il loro amore.

Scendi nelle “segrete” del castello di Carovigno

Non si può non notare, sulla destra, un’elegante scalinata protetta da due enormi grifoni. Porta ad una della balconate più belle mai viste in un castello. E’ completamente fatta di pietra calcarea e affaccia non solo sul grande giardino privato, ma anche sui tetti della città.

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Prima di salire a visitarla però dovresti dedicare qualche minuto della tua visita alle “segrete” del castello. Si trovano proprio sotto il livello della strada, a circa cinque metri di profondità, e sono scavate nella roccia nuda. Nate sicuramente come stanze di prigionia, sono diventate nel corso degli anni preziosi depositi per olio e vino, ma anche nevai e piccole stive. 

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Nei seminterrati puoi vedere anche i resti di due laboratori, uno di falegnameria e uno di tessitura. L’avviamento di queste scuole di formazione è opera della contessa Elisabetta la quale, oltre a produrre stoffe innovative, voleva creare lavoro per gli abitanti del paese dando in questo modo una maggiore svolta all’economia di Carovigno. 

Passeggia tra le stanze della dimora dei conti Dentice di Frasso

Ora lascia le segrete e varca la soglia del Castello di Carovigno. Al primo piano puoi subito notare lo splendido rosone con lo stemma del casato sul pavimento del salone. Questa stanza era adibita all’accoglienza degli ospiti. Ritrovi lo stemma anche sul grande camino che troneggia in fondo alla sala, sormontato da due quadri che ritraggono il Conte Alfredo e la Contessa Elisabetta.

Sotto il ritratto della padrona di casa puoi leggere un’iscrizione: “Nulla palma sine pugna” ( Non c’è vittoria senza battaglia), che racchiude un pò il sunto della sua vita. Il montante in pietra che si trova invece sotto il ritratto del Conte porta scritto “Deseruisse juvat mare” ( è stato dolce lasciare il mare ), una poetica dichiarazione d’amore in cui afferma di non essere pentito di aver lasciato il mare per poterla sposare. L’amore vero che ha legato questi due personaggi si riflette nella rinascita della loro dimora e della loro città, Carovigno, tornata a nuovo splendore grazie al loro prezioso contributo.

Perchè visitare il Castello di Carovigno

Emozionante come la storia d’amore che lo vede protagonista, il Castello di Carovigno è una delle dimore storiche più intriganti della Puglia. La “casa del Conte”, così ancora oggi gli abitanti del borgo amano chiamare questo regale castello, dal 2014 è bene comunale, gestito dall’Associazione Le Colonne. E’ possibile prenotare visite guidate, ricevimenti, manifestazioni e mostre all’interno del castello. Inoltre vengono organizzati laboratori didattici dedicati alle scuole su numerosi argomenti quali l’araldica, la tessitura e l’architettura. Temi sempre stati cari ai Conti Dentice di Frasso. 

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Ti consiglio di visitare il castello di Carovigno prima del tramonto, approfittando delle luci naturali per scattare splendide foto all’esterno della dimora, nei giardini e sulle terrazze panoramiche. I raggi del sole che man mano si affievoliscono, lasciando posto al crepuscolo, creano un’atmosfera d’altri tempi, romantica e toccante. 

Informazioni utili alla visita

Il Castello Dentice di Frasso a Carovigno è aperto da Maggio a Ottobre, dal martedì al venerdì, seguendo gli orari 9:30 – 12:30, 15,30 – 17:30. Il sabato e la domenica invece è aperto a partire dalle 9:30 fino alle 12:30 di mattina mentre, nel pomeriggio, riapre alle 16:00 per chiudere alle 18:00. 

A partire da Giugno e fino a Settembre segue i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 18.00 alle 21.00. Il sabato e la domenica invece apre dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 21.00

Per info e prenotazioni puoi mandare una mail a castellodicarovigno@gmail.com

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