Nel cuore dell’Alto Lazio, incastonata tra le dolci colline della Tuscia viterbese, sorge Viterbo. Una città che incanta per il suo patrimonio storico, le leggende che la avvolgono e il suo fascino senza tempo. In questo articolo ti porto nei luoghi imperdibili di Viterbo, raccontandoti cosa vedere nella Città dei Papi. Tra suggestive piazze, fontane e quartieri, ti racconto la storia affascinante legata ai Templari, e la spiritualità che la rende unica, raccontandoti della celebre Macchina di Santa Rosa.
Viterbo, cosa vedere
Viterbo ha origini antichissime, risalenti con ogni probabilità al periodo etrusco, quando il territorio della Tuscia era abitato da una delle civiltà più affascinanti e misteriose della storia italica. Tracce archeologiche sparse nei dintorni, necropoli, resti di mura ciclopiche e reperti conservati nei musei locali raccontano di un’epoca in cui questo territorio era già florido, spirituale e profondamente connesso con la natura.
Tuttavia è nel Medioevo che Viterbo esplode in tutta la sua grandezza, diventando una delle città più importanti dell’Italia centrale. Il momento cruciale arriva nel XIII secolo, quando la città diventa sede papale. Per oltre due decenni infatti, il papato si trasferisce a Viterbo, trasformandola in un centro politico, religioso e culturale di primaria importanza. Non fu assolutamente una sede papale secondaria o provvisoria. Tra le sue mura si tennero ben cinque conclavi, e fu a Viterbo che, nel 1271, venne eletto Papa Gregorio X dopo il conclave più lungo della storia, durato ben 1006 giorni. È proprio da questo evento che nasce l’usanza moderna del “conclave chiuso a chiave” per accelerare l’elezione del pontefice.
In questo fervente periodo storico, la città si trasforma. Vengono edificati nuovi palazzi, si ampliano le mura, si arricchiscono le chiese e si moltiplicano le fontane monumentali, alimentate da un complesso sistema idrico che sfruttava la ricchezza di acque sotterranee del territorio viterbese. L’architettura si evolve, dando forma a quella tipica impronta gotico-romanica che ancora oggi caratterizza il centro storico.
I quattro colli di Viterbo
Uno degli aspetti più affascinanti di Viterbo è la sua particolare conformazione urbanistica, sviluppata su quattro colli principali, ognuno dei quali porta con sé una parte dell’anima della città. Il Colle del Duomo è forse il più iconico tra questi. Qui si trova il maestoso Palazzo dei Papi, simbolo della centralità ecclesiastica della città, insieme alla Cattedrale di San Lorenzo. È il cuore del potere spirituale e politico medievale. Il Colle San Lorenzo invece, da cui la cattedrale prende il nome, è una zona ricca di storia e suggestione, dove si respira l’atmosfera solenne dei tempi antichi.
Più defilato ma altrettanto significativo, il Colle del Carmine è un luogo di pace, con la sua omonima chiesa e gli scorci pittoreschi che conservano l’aspetto autentico della città meno turistica. Infine, e forse il più caro ai viterbesi, è il Colle di Santa Rosa, dove si erge il Santuario di Santa Rosa, custode del corpo mummificato della santa, da dove parte la leggendaria Macchina che attraversa la città ogni anno. Questo colle rappresenta la fede popolare, il senso di appartenenza, l’anima più intima e spirituale della città.
Questa suddivisione collinare rende Viterbo, per certi versi,simile a Roma, la città eterna anch’essa costruita sui colli. Ma Viterbo ha qualcosa in più, ossia una dimensione più raccolta, più meditativa, che avvolge il visitatore in un’atmosfera mistica e sospesa, quasi fuori dal tempo. È una città che non si limita a mostrarsi, ma che si lascia scoprire, poco a poco, con pazienza, come un manoscritto antico che rivela i suoi segreti solo a chi è disposto ad ascoltare.
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Il Quartiere San Pellegrino. Cuore medioevale della città
Uno dei gioielli più preziosi di Viterbo è senza dubbio il quartiere di San Pellegrino, un autentico miracolo di conservazione urbanistica, che rappresenta uno dei borghi medioevali meglio preservati d’Europa. Passeggiare tra le sue viuzze lastricate di pietra, fiancheggiate da archi a sesto acuto, case-torri merlate, balconi fioriti e profferli, le celebri scale esterne in peperino, è come aprire una porta temporale che catapulta il visitatore direttamente nel XIII secolo.
San Pellegrino non è un museo all’aperto, ma un quartiere vivo e pulsante, abitato da famiglie, artisti, artigiani e commercianti che contribuiscono a mantenere intatta l’anima autentica di questo luogo. Non è raro trovare, accanto a un portone gotico, una piccola bottega di ceramiche o un laboratorio di restauro, una taverna con cucina tipica, o un bar dove sorseggiare un caffè all’ombra di una loggia antica.

Se hai mai sfogliato una guida turistica su Viterbo o osservato una foto on line della città, è molto probabile che l’immagine ritraesse un angolo incantato del quartiere medievale di San Pellegrino, uno dei luoghi più iconici e suggestivi non solo della Tuscia, ma dell’intero panorama urbano italiano.
Come raggiungere San Pellegrino e cosa vedere
Per raggiungerlo, basta partire dal Duomo di San Lorenzo, cuore religioso e simbolico della città. Da lì si imbocca via San Lorenzo, lungo la quale si incontra prima la suggestiva Piazza della Morte, con la sua fontana e l’antica chiesa, per poi proseguire verso via La Fontaine. All’incrocio con via Macel Maggiore, proprio sulla destra, si apre Piazza San Carluccio, dominata dalla presenza silenziosa e armoniosa della sua fontana in peperino, pietra tipica viterbese, intorno alla quale ruotava un tempo la vita quotidiana del quartiere.
È da questo punto che inizia via San Pellegrino, la spina dorsale del quartiere, un percorso che attraversa un intricato dedalo di vicoli, archi, scalinate e cortili nascosti. Qui lo sguardo del visitatore viene immediatamente catturato dalla presenza dei profferli, le famose scale esterne in pietra che conducono ai piani superiori delle abitazioni. Si tratta di un elemento architettonico tipico dell’area viterbese, che dona slancio ed eleganza alle facciate delle case, spesso adornate da piccoli archi, bifore e nicchie. I profferli, oltre a essere una soluzione pratica, avevano anche una funzione simbolica. Elevavano fisicamente l’abitazione, distaccandola dalla strada e sottolineando il prestigio della famiglia che vi abitava.
La bellezza delle case a ponte
Altro elemento distintivo del quartiere sono le cosiddette “case a ponte”, costruzioni che uniscono due edifici su lati opposti della strada, creando passaggi coperti e scorci fiabeschi, ideali per chi ama la fotografia o semplicemente perdersi nella bellezza autentica. Questi ponticelli in pietra, oltre ad avere una funzione strutturale, donano un fascino teatrale e misterioso al quartiere, accrescendo il senso di intimità e protezione che pervade l’intera zona.
Le abitazioni medievali conservano ancora i richiastri, piccoli cortili interni che servivano da spazi comuni per famiglie allargate o piccoli nuclei di vicini. Spesso adornati da pergolati, pozzi e piante rampicanti, questi spazi rappresentano il cuore domestico del quartiere, luoghi di condivisione, lavoro e socialità, che oggi affascinano i visitatori per la loro autenticità.
L’autenticità delle case torri
Non mancano infine le imponenti case-torri, testimonianza della ricchezza e dell’importanza politica delle famiglie aristocratiche che un tempo dominavano il rione. Costruite in altezza, con funzione sia abitativa che difensiva, le case-torri contribuivano a definire lo skyline medievale di San Pellegrino, conferendo all’intero quartiere un aspetto fortificato e severo, ma allo stesso tempo armonioso e profondamente umano.
Le tracce dei Templari
Ma c’è anche un’altra dimensione, più oscura e affascinante, che aleggia su queste antiche pietre, quella legata ai Templari, i monaci-guerrieri del mistero. Le cronache locali, supportate da indizi iconografici e da studi storici, suggeriscono che San Pellegrino fu frequentato, se non addirittura abitato, da membri dell’Ordine del Tempio. Alcuni ritengono che una domus templare potesse trovarsi proprio nei pressi del quartiere, o che almeno ci fosse una cappella templare segreta a disposizione dei cavalieri in viaggio lungo la via Francigena.
Le tracce lasciate dai Templari sono silenziose ma evocative: croci patente, motivi geometrici a spirale, segni incisi nella pietra appaiono qua e là, come messaggi in codice lasciati da chi ha attraversato secoli di storia. Un punto particolarmente suggestivo è l’area adiacente al Chiostro di Santa Maria Nuova, uno dei complessi religiosi più antichi della città. Qui, dove l’arte romanica incontra la spiritualità più profonda, la presenza templare sembra farsi più concreta. La chiesa stessa, con il suo aspetto austero, pare custodire ancora oggi segreti non rivelati.
Alcuni studiosi affermano che San Pellegrino e le sue strade circostanti fossero parte di un percorso iniziatico templare, tracciato secondo precisi criteri simbolici e astronomici. Vero o no, è difficile passeggiare per queste vie al tramonto, tra pietre millenarie e luci calde che filtrano tra gli archi, senza sentire una presenza antica e silenziosa, un’eco di preghiere sussurrate e giuramenti d’onore.
San Pellegrino è, in definitiva, l’anima medioevale di Viterbo, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato per rispetto, e dove ogni passo racconta una storia di fede, fatica, bellezza e mistero.
Viterbo e i Templari: tra realtà e mistero
Il legame tra Viterbo e i Cavalieri Templari è ancora oggi oggetto di studi e discussioni. Certamente la città ebbe un ruolo cruciale durante le Crociate e nell’organizzazione logistica della Chiesa, cosa che rende molto probabile un coinvolgimento dell’Ordine del Tempio.
Il Lazzaretto di Viterbo, ad esempio, oggi parte del vecchio Ospedale di Belcolle, ha origini che risalgono proprio al periodo templare. Inizialmente questo edificio era destinato alla cura dei pellegrini e dei lebbrosi. Alcuni studiosi ipotizzano che fosse sotto la protezione templare, come molti altri ospedali lungo le vie dei pellegrinaggi. La struttura, infatti, sorge su un’antica via di transito verso Roma e la Terra Santa.

Durante un’indimenticabile esperienza nell’ambito del press tour organizzato da DMO Expo Tuscia, abbiamo avuto il privilegio di scoprire due autentici tesori nascosti della città grazie alla passione e alla generosità del presidente di Enjoy Viterbo, Sergio Cesarini, che ringraziamo sinceramente per averci guidato in un viaggio fuori dal tempo: il Museo Storico Didattico dei Cavalieri Templari e le misteriose, affascinanti gallerie di Viterbo Sotterranea.
Scendi nella Viterbo Sotterranea. Il volto nascosto della città
Pochi luoghi riescono a restituire la profondità storica di una città come il suo sottosuolo. Viterbo sotterranea è un reticolo suggestivo di gallerie scavate nel tufo che si snodano al di sotto del centro storico, superando in alcuni punti persino la cinta muraria medievale. È un mondo parallelo, silenzioso e segreto, che racconta oltre 2500 anni di storia, e che oggi può essere esplorato, seppur in parte, grazie a un tratto accessibile di circa 100 metri, disposto su due livelli sotto Piazza della Morte, a 3 e 10 metri di profondità.

È però nel Medioevo che i sotterranei di Viterbo assumono la loro forma più riconoscibile: allargati, sopraelevati e prolungati, i cunicoli diventano una rete strategica di passaggi segreti, utilizzati per collegare palazzi nobiliari, chiese, conventi e sedi del potere civile ed ecclesiastico. In tempi di assedio o pericolo, queste gallerie fornivano vie di fuga sicure e collegamenti invisibili che permettevano ai viterbesi di spostarsi senza essere visti. Alcuni passaggi arrivavano fino alle porte principali della città, permettendo ingressi e uscite nascosti, vitali in tempo di guerra o per azioni riservate.
Da sotterranei medievali rifugi antiaerei
Ma la vita nel sottosuolo non si ferma al Medioevo. Nei secoli successivi infatti queste gallerie furono utilizzate da briganti, contrabbandieri e uomini d’armi, diventando teatro di leggende e oscure vicende. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i sotterranei di Viterbo tornarono invece a essere un rifugio, questa volta contro i bombardamenti aerei, salvando la vita a molti cittadini che vi trovarono riparo nei momenti più drammatici.
Oggi, una visita guidata offre l’occasione di immergersi fisicamente nella storia della città, accompagnati da esperti che raccontano aneddoti, curiosità e documenti storici con grande passione e precisione. I cunicoli sono ampi, ben illuminati e percorribili in sicurezza, e la sensazione che si prova calpestando quelle antiche pietre è difficile da descrivere. E’ come se ogni passo svelasse una pagina dimenticata del passato, una voce sommessa proveniente da secoli lontani.
In un’epoca in cui tutto è veloce e superficiale, scendere nelle viscere di Viterbo è un atto di rispetto verso la memoria, un invito a guardare sotto la superficie per comprendere ciò che davvero ha plasmato l’identità di questa città. E per questo, non possiamo che ringraziare di cuore il presidente di Enjoy Viterbo, che con la sua visione e il suo impegno ha reso possibile questa immersione in una Viterbo più profonda, autentica e sorprendente che mai.
Visita il Museo dei Cavalieri Templari
Per coloro che desiderano approfondire il mistero e il fascino senza tempo dei Cavalieri Templari, Viterbo offre un’altra esperienza unica e immersiva. Nel 2019, nel cuore del suo centro storico e al di sopra dei cunicoli della Viterbo Sotterranea, è stato inaugurato il primo Museo Storico Didattico d’Italia interamente dedicato all’Ordine del Tempio. Non poteva esserci sede più adatta. Viterbo, con la sua forte identità medievale e i legami profondi con la storia templare, diventa così un punto di riferimento nazionale per la divulgazione della cultura templare, grazie a questa struttura unica nel suo genere.

Cosa trovi nel percorso espositivo
La sala espositiva è curata nei minimi dettagli e ospita riproduzioni artigianali fedelissime, realizzate secondo le descrizioni contenute nelle cronache medievali. I visitatori possono ammirare armi e armature, sigilli templari, ricostruzioni architettoniche di roccaforti storiche come il Tempio di Parigi, la fortezza di Al Karak de Chevaliers, il Chastel Blanc in Siria, e persino il suggestivo Falco del Tempio, simbolo leggendario del potere spirituale e militare dei cavalieri.
Non mancano sezioni tematiche di grande valore educativo: la Commanderia Templare, il “Primo Soccorso” Ospedaliero (anticipatore delle moderne pratiche sanitarie in battaglia), l’evoluzione dei rapporti tra Islam e Cristianesimo durante le crociate, le dinamiche degli scambi culturali tra Oriente e Occidente, il ruolo dello scudiero, del turcopulo (il cavaliere di origini miste) e i misteri dell’esoterismo templare. Il tutto arricchito da un innovativo sistema digitale: grazie alla collaborazione con il blog Sguardo Sul Medioevo, i visitatori possono accedere, tramite QR code, ad approfondimenti multimediali direttamente dal proprio smartphone.
Il Museo non è solo un contenitore di oggetti, ma un luogo che racconta storie, dove ogni sezione stimola la riflessione e il senso del meraviglioso. È un’esperienza che fonde rigore storico e suggestione narrativa, pensata per studiosi, appassionati, turisti curiosi e anche per le scuole, che qui trovano un potente strumento didattico capace di rendere la storia viva e vicina.
Visitare il Museo dei Templari a Viterbo significa immergersi in un mondo perduto ma ancora vibrante, riscoprire un’epopea di fede, strategia militare, devozione e leggenda. Un tassello fondamentale per comprendere l’anima segreta della città dei papi e il suo legame con uno degli ordini più enigmatici e discussi della storia europea.
Ammira il palazzo dei Papi
Costruito tra il 1255 e il 1266, il Palazzo dei Papi di Viterbo rappresenta uno dei simboli più solenni del periodo in cui la città fu scelta come sede pontificia. Quando Roma si rivelò instabile per le crescenti tensioni con le famiglie nobiliari, fu papa Alessandro IV a trasferire la Curia a Viterbo nel 1257, segnando così l’inizio di una stagione di grande prestigio per la città.
La struttura venne edificata ampliando l’antica sede vescovile, con uno stile sobrio ma imponente, degno di accogliere pontefici, cardinali e delegazioni da tutta Europa. Fiore all’occhiello del palazzo è senza dubbio la Loggia delle Benedizioni, con le sue arcate eleganti affacciate su uno dei panorami più suggestivi della città. Da qui i papi si rivolgevano al popolo, pronunciando discorsi solenni o impartendo benedizioni.

Il palazzo ha conosciuto però anche momenti oscuri. Nel 1277, ad esempio, un crollo interno provocò la morte di papa Giovanni XXI, che vi risiedeva. Oggi il Museo del Colle del Duomo, ospitato all’interno del complesso, propone un percorso ricco di testimonianze archeologiche, documenti e opere d’arte, che guidano il visitatore alla scoperta della grandezza di Viterbo nel Medioevo.
Viterbo cosa vedere nella Città dei Papi. Entra nel Duomo di San Lorenzo
Accanto al Palazzo dei Papi si trova la Cattedrale di San Lorenzo, edificio che unisce semplicità romanica e raffinatezza rinascimentale in un insieme armonico ed evocativo. Edificata nel XII secolo su un precedente tempio dedicato a Ercole, la cattedrale venne consacrata a San Lorenzo martire, patrono della città, e fin da subito divenne un punto di riferimento spirituale e civile.
L’esterno colpisce per la sobrietà delle linee e per l’imponente campanile, costruito nel Trecento con l’alternanza cromatica di basalto e travertino, una delle cifre distintive dell’architettura viterbese. La facciata, ricostruita nel Cinquecento per volere del cardinale Gambara, presenta linee classiche che ben si integrano con il paesaggio urbano.
All’interno, il duomo accoglie il visitatore con tre navate scandite da colonne antiche, volte alte e un senso di austera maestà. Tra le opere più significative spiccano gli affreschi della volta absidale, realizzati da Giuseppe Passeri, e la tomba di papa Giovanni XXI, unica testimonianza visibile del breve papato del pontefice filosofo e medico, morto proprio nel Palazzo dei Papi.

Visitare il Palazzo dei Papi e il Duomo di San Lorenzo non significa solo ammirare due straordinari monumenti. Significa entrare in un luogo in cui la storia ha lasciato tracce profonde, dove il potere terreno e quello spirituale si sono intrecciati per dare forma a una delle pagine più affascinanti del Medioevo italiano. Tra pietre antiche e silenzi solenni, si percepisce ancora oggi l’anima autentica di Viterbo, una città che custodisce il suo passato con orgoglio e lo racconta con emozione a chi sa ascoltare.
Le “Piaggiarelle” delle fontane di Viterbo
Una delle caratteristiche più affascinanti di Viterbo è l’abbondanza di fontane storiche, simbolo della sua antica ricchezza d’acqua. La Fontana di Piazza della Rocca, la Fontana Grande, la Fontana di San Faustino sono solo alcune delle numerose fontane artistiche disseminate nel centro storico.
Osservandole da vicino, noterai delle pietre inclinate e lisce ai lati delle fontane, chiamate localmente piaggiarelle. Questi piani inclinati servivano per appoggiare le brocche mentre si riempivano d’acqua. Una soluzione tanto semplice quanto ingegnosa, che racconta di una città viva, fatta di quotidianità, di donne e uomini che si incontravano proprio lì, tra uno scroscio d’acqua e una chiacchiera.
Il tufo viterbese, la pietra viva della Tuscia
Elemento distintivo del paesaggio e dell’architettura locale, il tufo viterbese è molto più di un semplice materiale da costruzione. E’ memoria geologica e culturale di un intero territorio. Di origine vulcanica, questa roccia porosa e friabile è il risultato di millenarie eruzioni del complesso vulcanico dei Monti Cimini, che ha modellato il suolo della Tuscia e fornito alle popolazioni locali una risorsa preziosa. Fin dall’epoca etrusca, il tufo è stato utilizzato non solo per edificare abitazioni, necropoli e templi, ma anche per scavare nel sottosuolo vere e proprie reti funzionali, come cisterne, vie d’acqua e camminamenti.
La sua lavorabilità, unita alla resistenza al tempo e alla capacità di regolare l’umidità interna, ha reso il tufo ideale per creare ambienti sotterranei destinati all’uso pratico ma anche simbolico. Non a caso, molte delle strutture medievali più importanti di Viterbo, come le case-torri del quartiere San Pellegrino, le mura cittadine e i camminamenti segreti, sono costruite proprio con questo materiale, conferendo alla città il suo inconfondibile colore caldo, tra il dorato e il bruno, che si accende di fascino nelle ore del tramonto.
Viterbo, cosa vedere nella Città dei Papi. Passeggia in Piazza della Morte
Nel cuore pulsante del centro storico di Viterbo si apre una delle piazze più suggestive e simboliche della città: Piazza della Morte. Il nome, tanto affascinante quanto enigmatico, evoca da subito un immaginario cupo, quasi gotico. Eppure, ciò che questo luogo racchiude è ben lontano da scene macabre o funesti episodi di cronaca medievale: al contrario, questa piazza è un potente emblema di spiritualità, solidarietà e memoria collettiva, riflesso autentico dell’anima viterbese.
Originariamente conosciuta come “Piazza delle Carbonare”, in riferimento probabilmente alla presenza di fornaci o attività di produzione di carbone, la piazza cambiò identità più volte nel corso dei secoli. Nel XV secolo assunse il nome di Piazza di San Tommaso, prendendo il nome dalla chiesa che ancora oggi si affaccia su questo spazio urbano. Ma fu nel XVI secolo che il luogo assunse la denominazione attuale, legata all’arrivo di una delle istituzioni più cariche di significato religioso e civile della città: la Confraternita dell’Orazione e della Morte.
Questa confraternita, nata a Roma nel tardo Cinquecento e diffusasi in diverse città italiane, svolgeva un ruolo nobile e toccante. Raccoglieva i corpi dei defunti dimenticati, coloro che morivano senza un nome, senza una famiglia, senza un conforto. Mendicanti, prostitute, eretici, forestieri senza identità, tutti trovavano una degna sepoltura grazie all’opera silenziosa e misericordiosa dei confratelli. Piazza della Morte, dunque, non richiama la morte come fine, ma come atto ultimo di umanità e dignità, un momento sacro che un’intera comunità si prendeva carico di accompagnare.
Ammira le fontane di Viterbo
A vegliare su questa memoria, al centro della piazza si erge ancora la splendida Fontana di San Tommaso, una delle più antiche e affascinanti di Viterbo. Risalente al XIII secolo, la fontana è un gioiello dell’arte medievale viterbese. Il fusto centrale, arricchito da teste leonine, simbolo della città, e sormontato da una pigna in pietra, che richiama il concetto di eternità e rigenerazione. Come molte fontane della città, anche questa era dotata delle caratteristiche piaggiarelle.
Piazza della Morte è tutt’altro che un luogo lugubre. È un angolo di Viterbo in cui la bellezza, la storia e la vita quotidiana si intrecciano con grazia. Il profilo delle sue pietre scaldate dal sole, le ombre dei palazzi storici, il mormorio dell’acqua che continua a sgorgare dalla fontana, le voci dei passanti e il tintinnio dei bicchieri nei caffè.. Tutto contribuisce a restituire un’immagine di vitalità e accoglienza.
In definitiva, Piazza della Morte non è solo una piazza, ma un piccolo palcoscenico urbano dove la storia, la fede e la solidarietà si fondono in una narrazione intensa e commovente. È uno di quei luoghi che, più che visitare, si devono vivere, lasciandosi attraversare dal silenzioso racconto che le sue pietre ancora sussurrano. Un esempio perfetto di come anche i nomi più oscuri possano celare la luce più profonda dell’animo umano.
Viterbo, cosa vedere nella Città dei Papi. La Macchina di Santa Rosa
Non si può parlare di Viterbo senza menzionare con rispetto e devozione la sua figura più amata: Santa Rosa, la patrona della città. Nata nel 1233 in una famiglia umile, Rosa visse una vita breve ma straordinariamente intensa. Morì a soli 18 anni, ma la sua spiritualità, il suo impegno verso i poveri e la sua incrollabile fede la resero subito oggetto di venerazione popolare. Nonostante la giovane età, si oppose con determinazione all’imperatore Federico II, sostenendo con forza il papato. Visse quindi la sua breve esistenza come una missione divina, dedicandosi alla carità e alla preghiera.
Il suo corpo, mummificato naturalmente, fatto che la tradizione ha sempre interpretato come un segno della sua santità, è oggi custodito nella Chiesa di Santa Rosa, sul colle omonimo. La mummia è visibile ai fedeli all’interno di una preziosa teca di vetro, rivestita con l’abito francescano, quello stesso abito che testimonia l’essenzialità e l’umiltà con cui visse la giovane santa. Ogni anno, migliaia di pellegrini e visitatori si recano in questo luogo sacro per renderle omaggio, in un silenzioso e toccante pellegrinaggio.
Partecipa alla Festa di santa Rosa
Ma è il 3 settembre, giorno della sua morte, che Viterbo si trasforma e si unisce in un’emozione collettiva. E’ la Festa di Santa Rosa, una delle manifestazioni religiose più intense, sentite e spettacolari d’Italia, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. La protagonista indiscussa è la Macchina di Santa Rosa, una torre luminosa alta circa 30 metri e pesante oltre 5 tonnellate. Questa macchina viene trasportata a spalla da circa 100 uomini, i celebri Facchini di Santa Rosa, attraverso le strette e tortuose vie del centro storico.
La Macchina è un’opera di ingegneria e arte sacra, che unisce architettura, simbolismo religioso e bellezza visiva. Ogni cinque anni, grazie a un concorso pubblico, viene presentato un nuovo progetto. Ogni versione è diversa, ma tutte condividono l’intento di rendere omaggio a Santa Rosa, un inno luminoso alla sua santità. Alta e slanciata, sormontata dalla statua della santa con le braccia aperte verso la città, la Macchina sembra quasi sfidare la gravità mentre si fa strada tra la folla, tra gli applausi, le lacrime e la commozione.
Il trasporto è un momento mistico, che si consuma in poche ore ma resta impresso nella memoria per sempre. I Facchini avanzano con passo cadenzato, indossando la tradizionale divisa bianca con fascia rossa, e ogni loro movimento è carico di sacralità e fatica. Il percorso è fisicamente estenuante: le strade in salita, le curve strette, le pause improvvise, tutto è calcolato con precisione millimetrica. Ma c’è qualcosa di più che tecnica e muscoli: c’è la fede, l’orgoglio e l’onore di portare sulle spalle l’anima di una città intera.
Viterbo, cosa vedere nella Città dei Papi. L’inchino della Macchina di Santa Rosa
Tra i momenti più toccanti del percorso ci sono le soste in Piazza del Comune, Piazza San Lorenzo e davanti al Santuario di Santa Rosa. In questi punti la Macchina si ferma e si inchina simbolicamente alla santa, accolta dal silenzio della folla e dalle preghiere che si levano in un coro sussurrato ma potente.
Vivere il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è molto più che assistere a una processione. È un momento in cui i viterbesi riscoprono la loro appartenenza più profonda. Rinnovano infatti il legame con le proprie radici e condividono con il mondo la forza di una tradizione che, da secoli, si tramanda intatta. E così, ogni anno, mentre la Macchina avanza come un faro di luce tra i palazzi antichi e le piazze raccolte, Viterbo rivive il miracolo di Santa Rosa, e la sua storia. Una storia fatta di pietra, fede e passione, che continua a brillare sotto gli occhi meravigliati di chi ha il privilegio di assistervi.
Viterbo, città accessibile
Per rendere la visita al centro storico ancora più semplice, piacevole e rispettosa del patrimonio culturale di Viterbo, la città ha messo in funzione un moderno sistema di ascensori pubblici, pensato per collegare in modo diretto ed efficiente le principali aree di sosta con i luoghi più iconici del cuore medievale. Si tratta di un’iniziativa intelligente e sostenibile, che coniuga innovazione e tutela, riducendo il traffico veicolare all’interno delle mura storiche e valorizzando la fruizione lenta e consapevole degli spazi urbani.
Il collegamento principale è rappresentato dagli Ascensori di Valle Faul, gestiti dalla società Francigena S.r.l., che permettono di salire comodamente dal grande parcheggio gratuito situato ai piedi della città fino a Piazza San Lorenzo, dove si trovano il celebre Palazzo dei Papi e la Cattedrale di San Lorenzo, o fino a Piazza Martiri d’Ungheria, altro importante crocevia per esplorare il centro. Il servizio è attivo tutti i giorni, dalle 7:30 del mattino all’1:00 di notte, ed è completamente gratuito, offrendo un’opzione accessibile e senza barriere per turisti, residenti e pellegrini.
Questo sistema di mobilità sostenibile dimostra come sia possibile accogliere i visitatori con efficienza e rispetto, offrendo un’esperienza di visita accessibile, ordinata e profondamente autentica, in perfetta sintonia con lo spirito e la vocazione culturale della Città dei Papi.
Viterbo, cosa vedere nei dintorni
La Tuscia è una terra silenziosa e affascinante, un angolo d’Italia che conserva l’anima autentica del Paese, lontano dalle rotte più battute del turismo di massa. Se è vero che Toscana e Umbria vantano un’elevata notorietà internazionale, è altrettanto vero che la Tuscia, con i suoi paesaggi collinari, i suoi borghi sospesi nel tempo, le vigne, i boschi, i laghi vulcanici, non ha nulla da invidiare alle regioni limitrofe. Anzi, proprio il suo carattere più discreto ne amplifica il fascino.
Oltre alla splendida Viterbo, capitale storica e culturale della zona, ci sono tanti itinerari che meritano una visita, tutti facilmente raggiungibili in meno di un’ora di auto. Uno di questi è Marta, affacciata sulle rive del Lago di Bolsena, con il suo delizioso borgo di pescatori e le tradizioni legate alla vita lacustre. Poco più a nord si trova Montefiascone, noto per la rocca dei papi e il suggestivo panorama che spazia su tutto il lago, ma anche per il celebre vino “Est! Est!! Est!!!”, celebrato da secoli.
Non lontano, Celleno è un piccolo borgo fantasma che sta vivendo una rinascita grazie alla sua incredibile suggestione e alla riscoperta delle sue origini medievali.
Verso sud, Caprarola custodisce il maestoso Palazzo Farnese, una delle più alte espressioni del manierismo italiano, mentre Ronciglione, adagiata sui Monti Cimini, affascina con il suo centro storico, le architetture rinascimentali e una vitalità culturale che si manifesta soprattutto durante il celebre Carnevale.
Visitare la Tuscia significa perdersi in un mosaico di esperienze autentiche, in un paesaggio che parla ancora il linguaggio della storia, della natura e delle tradizioni. Un viaggio lento, sorprendente e profondamente italiano.

























































