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Annalisa Spinosa

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Irpinia. Intrigante terra, battuta da venti freddi e pungenti. Verdeggiante, grazie alle abbondanti piogge che si abbattono sulla zona durante tutto l’arco dell’anno. Punteggiata da piccoli borghi e rustici casali. Ricca di prosperosi terreni di origine vulcanica. Territorio da sempre favorevole alla coltivazione della vite, già conosciuto fin dai tempi dei Romani, i quali riuscivano, anche con le poche competenze di allora, a produrre vini di alto livello. Una regione d’Italia da tutelare, da promuovere, da scoprire, da sperimentare. Questo è il mood dell’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio, eccellenza del centro Italia, che proprio in Irpinia ha deciso di fondare il suo quartier generale.

 

Feudi di San Gregorio

La famiglia Capaldo, fondatrice dell’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio

Una grande”famiglia”, unita e proiettata verso il futuro, con radici ben ancorate nel passato. Feudi di San Gregorio è il simbolo della rinascita del vitigno autoctono dell’Irpinia, ma non solo. Un azienda da sempre vocata alla cultura del bere bene, allo studio, alla sperimentazione. Continuamente alla ricerca dell’identità dei vitigni tramite l’elaborazione, l’innovazione e la degustazione, riuscendo in maniera obiettiva a preservare il meglio che la terra dell’Avellinese riesce a produrre in maniera così naturale e fiorente. Il progetto Feudi di San Gregorio nasce nel 1986 da un idea della famiglia Capaldo che, negli anni, è riuscita a portare in alto il nome dell’Irpinia, presentando nel mondo enologico prodotti di grande fattura, e riuscendo ad allargare e consolidare la famiglia grazie ad importanti investimenti in altri territori nazionali, con l’acquisizione di Cantine di grande rilevanza come Sirch, del Friuli Venezia Giulia e Basilisco, dalla Calabria.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Visita alle cantine e alla bottaia

Arriviamo a Sorbo Serpico in tarda mattinata, per una visita all’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio. Ci accoglie un vento gelido, sferzante. Sotto di noi, intorno a noi, meravigliose vallate e colline completamente ricoperte da rigogliosi vitigni, ora ovviamente a riposo. Un paesaggio rurale di una bellezza disarmante. In questo romantico contesto sorge la cantina di Feudi di San Gregorio. Un luogo quasi magico arricchito, all’esterno, da piccoli corsi d’acqua artificiali che costeggiano un giardino ricco di spezie preziose. Un bellissimo omaggio dell’azienda alla tradizione mediterranea, da cui attingere profumi, colori e sapori.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Ci accoglie Lyllian Mele, affabile, materna, deliziosa compagna in questo profumato viaggio nei meandri delle cantine dei Feudi. Varcare la soglia della cantina dei Feudi di San Gregorio è come entrare a far parte della grande famiglia che la gestisce. Un rapporto di parità, percepito subito, diverso da quello che si è soliti trovare in altre grandi cantine, tendenzialmente freddo e distaccato. Subito messi a nostro agio, veniamo guidati da Lyllian nelle suggestive cantine dei Feudi, seguendo l’odore forte del mosto e denso delle barrique.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Visita alle cantine dei Feudi di San Gregorio

Partiamo quindi per il percorso dedicato al “ciclo dell’uva”, avendo così modo di scoprire tutte le fasi di lavorazione e affinamento dei vini attraverso l’escursione, guidati da Lyllian, che si concluderà con una degustazione guidata di tre vini dell’azienda.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Scendiamo nel cuore dei Feudi di San Gregorio, addentrandoci silenziosamente, in maniera rispettosa, nell’anima dell’azienda. Le cantine sono generose, ospitano centinaia di botti perfettamente allineate tra loro, etichettate scrupolosamente e costantemente controllate dagli addetti ai lavori. Lo spazio circostante, ambizioso ma minimale, ne fa un grazioso punto di incontro e di scambio di opinioni, di domande curiose e acute riflessioni. La cantina è stata recentemente restaurata, apportando alla classica struttura in cemento note moderne, fatte di scale in ferro e balconate rosse. Un unità architettonica equilibrata, non pesante e perfettamente integrata nella vecchia cantina preesistente.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

I vini di Feudi San Gregorio

La cantina dei Feudi di San Gregorio è famosa principalmente per tre vini autoctoni: il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi. Ognuno di questi territori ha caratteristiche ben precise, diverse e strutturate, con terreni adatti alle coltivazioni di questi singoli vitigni. Ma non è solo la composizione del terreno a fare di queste uve vini speciali. Le diverse altitudini, le temperature basse rispetto alla stagionalità, l’esposizione e la quantità di precipitazioni influiscono sulla coltivazione di ogni singola etichetta, permettendo ad ogni vino di esprimere particolari e caratteristici sentori.

Visita nelle cantine

Le vigne dei Feudi di San Gregorio si estendono su oltre trecento ettari di terreni, ad altitudine comprese tra i 300 e i 700 metri dal livello del mare. I terreni di origine vulcanica danno all’uva un corredo genetico unico e meraviglioso, che associati ad una cura rispettosa di tutti gli equilibri ambientali circostanti, come frutteti, boschi e uliveti, fanno di questi vini delle vere e proprie eccellenze territoriali. La cantina è stata recentemente rinnovata, coniugando perfettamente moderne tecnologie a radicata tradizione. Scendere nelle cantine è sempre un esperienza emozionante e formativa.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Silos d’acciaio si alternano a botti, tini e barili. Nei locali di vinificazione inoltre si trova uno spazio dedicato alla produzione degli spumanti Dubl, spumantizzati in bottiglia con il Metodo Classico.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Gli spazi immensi, le file ordinate di botti, la pulizia maniacale sono un vero e proprio piacere per gli occhi, ma ne guadagna anche l’olfatto. Profumazioni uniche, che mi hanno riportato agli scenari autunnali dell’infanzia, fatti di uva raccolta in ceste di vimini e mosti fermentati nella cantina dei nonni. Bellissima l’enoteca dove, oltre a poter acquistare i vini dell’azienda, sono custodite le annate storiche di ogni etichetta. 

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Prossima tappa…degustazione di Feudi Studi

Feudi di San Gregorio però non è solo vino da grande distribuzione, anzi. Abbiamo degustato i vini delle altre linee sperimentali, Feudi Studi, nei quali si riversa la grande dedizione di questa azienda per la valorizzazione del territorio e dei propri prodotti. Non scendo nel dettaglio dei vini degustati perché non sono un enologa ma semplicemente un amante del buon bere, rischierei quindi di scrivere troppo poco o troppo e male. Ma il prossimo articolo sarà dedicato alla degustazione dei Feudi Studi, fatta con il grande agronomo e produttore friulano Pierpaolo Sirch, e al Ristorante Merennà, punta di diamante della cantina dei Feudi di San Gregorio.

Nel frattempo spero di avervi incuriosito parlando di questo territorio votato alla produzione di vini di ottima qualità ed eccellente fattura. In ogni vino dei Feudi traspare unicità, storia locale, tradizione ed ospitalità. Vini che rappresentano nella loro singolarità la parte più autentica dell’Irpinia.

 

Saint Tropez. Celebrità, club esclusivi, yacht di lusso. Cosa vedere in 1 giorno un questa città della Provenza, che evoca subito sfarzo e ricchezza? Saint Tropez è famosa per le sue spiagge di sabbia bianca e d’estate è letteralmente presa d’assalto dai VIP e da numerosi turisti, che scelgono questa zona proprio nella speranza di incontrare nei locali cool della città personaggi famosi, come attori e calciatori. Nonostante sia considerata la più mondana città francese, Saint-Tropez rimane una graziosa cittadella dai tetti con le tegole rosse, un elegante torre campanaria e un centro storico autentico, ricco di fascino.

Saint Tropez, cosa vedere

La città più chic della Provenza

Saint Tropez è una meta che assolutamente non può mancare durante un viaggio on the road nel sud della Francia. I periodi migliori per scoprire gli scorci più suggestivi della città sono la primavera o l’autunno, quando regnano la pace e la tranquillità. Le stradine caratteristiche sono meno affollate, così come i locali del porto, dove bisogna fare assolutamente una sosta per una colazione o un aperitivo al tramonto. Quando cala il sole i colori sfumano dal rosa all’arancio fino a diventare di un rosso caldo creando un’atmosfera d’altri tempi. Le barche dondolano calme nelle acque antistanti, accompagnate dal lento via vai delle persone che si godono gli ultimi raggi di sole.

Saint tropez, cosa vedere in 1 giorno

Passeggia nel famoso Porto di Saint Tropez

Ecco, per esplorare Saint Tropez nel migliore dei modi bisognerebbe iniziare proprio dal Porto. Inizialmente questa zona era un semplice e modesto villaggio di pescatori, i quali ormeggiavano le loro barche in questa darsena dopo lunghe giornate di navigazione. Ora non trovi più piccoli gozzi, ma magnifiche barche a vela e lussuosi yacht. E’ pero estremamente suggestivo passeggiare tra queste eleganti imbarcazioni e sedersi in uno dei tanti caffè che circondano il porto. Che sia per un croissant o per un Kir Royale, devi assolutamente goderti la brezza del Mediterraneo sul viso seduto in una delle deliziose verande di questi locali, anche se i prezzi sono leggermente alti.

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Visita Place des Lices e il mercato locale

Dopo esserti sganciato, a malincuore, dall’elegante atmosfera che si respira intorno al porto, puoi fare una visita al vivace mercato all’aperto di Place de Lices, dove tuffarti a capofitto sulle bancarelle colme di specialità locali. Qui si può fare scorta di ogni prodotto tipico della zona, dalle croccanti baguette ai corposi vini francesi. Inoltre formaggi, salumi, rinomate mostarde e profumate madeleines. E ancora mazzi di fiori allegramente abbinati, stoffe, profumi alla lavanda e piccoli oggetti di antiquariato. Questo grazioso mercato si svolge solamente in due giorni della settimana, il martedì e il sabato, ma la grande Place de Lices è meravigliosa anche senza le sue succulente bancarelle. I maestosi platani, nelle giornate soleggiate, proteggono le persone del posto che giocano allegramente a bocce sul suo selciato, una cara vecchia abitudine degli abitanti.

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saint Tropez, cosa vedere. Conosci il mito di Brigitte Bardot?

Una tappa da fare assolutamente in quel di Saint Tropez è senza ombra di dubbio la meravigliosa statua dedicata dalla città alla bellissima Brigitte Bardot. Fu proprio la meravigliosa attrice infatti a rendere famosa questa cittadina della Costa azzurra, con il film ambientato e girato proprio qui, tra le sue strade: Piace a troppi. La scultura in marmo, di una bellezza disarmante, si trova di fronte al Musèè de la Gendarmeri et du Cinèma, inaugurato nel 2016 in Place Blanqui.

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Cosa comprare a Saint Tropez

Le stradine del centro storico sono costellate da boutique di lusso e da negozietti dove trovare piccole chicche di stile. Ad esempio, non si può certo rinunciare alla tipica borsa di paglia che va tanto di moda sulla Costa Azzurra e ai mitici Tropeziennes, i sandali ultra piatti e super chic prodotti artigianalmente da Rondini.

Saint Tropez, cosa vedere in 1 giorno

Perchè visitare Saint Tropez

Uno delle esperienze da fare almeno una volta nella vita, è indubbiamente un viaggio on the road negli Stati Uniti. La California soprattutto, è un territorio che si presta benissimo a questo tipo di spostamento per via delle sue grandi strade facilmente percorribili e dei tantissimi punti di interesse in cui fermarsi man mano lungo il tragitto. Una volta atterrati a Los Angeles, basta affittare un’auto presso i tanti rivenditori che si trovano vicino all’Aereoporto e, cartina alla mano, partire per un entusiasmante avventura sulle coste più famose del mondo.

San Diego

San Diego è una città della California che merita almeno una sosta di due giorni. Una città solare e accogliente, dove il sole splende per la maggior parte dell’anno, e che ti avvolge subito in un atmosfera calda e rilassata. A San Diego si vive senza stress e si respira un aria distesa e tranquilla. Un modo di vivere davvero “slow” che ti ingloba all’istante, trasportandoti in una dimensione di pacata esplorazione del territorio, rispettando i ritmi dei local e della natura. San Diego è una città spensierata e raggiante, con una spiccata personalità.

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Come arrivare a San Diego in auto da Los Angeles

San Diego dista da Los Angeles circa 190 km. Più o meno un ora e mezza di viaggio senza soste lungo il tragitto. Non bisogna però sottovalutare il traffico cittadino, in entrata e in uscita, che a volte può allungare i tempi di percorrenza. Per questo vale la pena fare almeno un soggiorno di una notte, in modo da avere più tempo a disposizione per visitare la città, che ha molte zone da vedere, ma soprattutto da vivere. La strada più veloce, ma anche la più noiosa, è la I-5, l’autostrada che collega il Messico al Canada.

La strada panoramica

Ma se abbiamo scelto di fare un road trip in California, vale la pena percorrere la strada panoramica. Prendiamoci quindi tutto il tempo necessario per goderci lo spettacolo, seguendo la Pacific Coast Highway, che da Los Angeles porta fino a Laguna Beach. Da li poi, basterà fare un piccolo pezzo della I-5 per raggiungere la città di San Diego. Un viaggio on the road merita di essere vissuto in ogni dettaglio, dunque meglio prendersi una giornata da dedicare esclusivamente al percorso, lasciandosi incantare dai meravigliosi panorami della costa, assaporando, strada facendo, il lusso di Orange County e il fascino marinaro di Newport Beach.

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Cosa vedere a San Diego?

La Jolla

La Jolla è una delle contee più entusiasmanti di San Diego, dove spendere almeno una mezza giornata. Gettonata e rinomata località costiera, affollata soprattutto nel periodo estivo, è davvero un gioiello dell’Oceano Pacifico. Splendide spiagge, scogliere meravigliose dove incontrare curiosi uccelli marini, negozi, ristoranti e locali alla moda dove sorseggiare cocktails ad ogni ora del giorno e della notte. Costa famosa e raggiunta soprattutto per poter vedere da vicino le foche e i leoni marini che riposano beatamente sugli scogli, sulla spiaggia o tra le suggestive calette baciate dal sole.
La zona interna de La Jolla è la parte più chic, dove passeggiare nel verde, riparati dal sole dalle splendide palme californiane. Stupenda anche di sera, quando i fari illuminano le raffinate boutique e i ristoranti stilosi che costeggiano i viali.

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Old Town

Tornando alla città di  San Diego, una sosta obbligatoria va fatta alla Città Vecchia: l’Old town.  Viene considerato come il vero e proprio luogo di nascita della California, grazie ad un primo insediamento spagnolo avvenuto a meta del 1700. Le sue case in stile coloniale, la piazza centrale brulicante di colori e profumi, i diversi bazar e i negozietti di souvenir, intervallati da piccoli locali in cui mangiare prodotti tipici messicani, ne fanno un luogo davvero interessante, piacevole e allegro in cui passare un paio d’ore.

Coronado Island

Suggestiva, incantevole e armoniosa, l’isola di Coronado è un luogo esclusivo, con dimore eleganti e una grandissima spiaggia, considerata tra le più belle degli Stati Uniti. Proprio su questo arenile si trova il famoso Hotel Coronado, edificato nel 1800 in perfetto stile vittoriano che ne fa uno degli hotel più belli del mondo. Deve la sua fama, oltre che per la sua particolare architettura, ad un famoso film con Marylin Monroe. Infatti, proprio tra queste mura, furono girate diverse scene della pellicola “A qualcuno piace caldo”. Da allora è diventato un icona di stile ed eleganza, al pari dell’attrice che l’ha reso famoso.

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Questa è una delle zone dove più si respira un atmosfera vacanziera, in perfetto stile californiano. Passeggiare sulla riva al tramonto poi, con l’odore forte della salsedine che si espande prepotente tutto intorno, è davvero un esperienza incredibile e imperdibile, nonché molto molto romantica. Infatti molti matrimoni vengono celebrati proprio su questa spiaggia, dove . bastano davvero pochi addobbi per creare un evento unico. La natura fa il resto.

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Mission Bay

Una delle zone maggiormente frequentate dagli sportivi di tutto il mondo è Mission Bay. Il posto ideale in cui praticare ogni tipo di sport. Surf soprattutto, ma anche vela, pattinaggio, jogging e skateboard. Qui si trova anche il famoso Sea World, il più grande parco acquatico del continente, che ospita delfini, orche e leoni marini.

Pacific beach

Una delle spiagge più affollate di San Diego, paradiso dei surfisti, costeggiata da una lunga pista ciclabile dove si affacciano deliziose case colorate, molte delle quali vengono affittate ai turisti, e tantissimi bar dove fermarsi a ricaricare le batterie.

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Percorrere la costa in bici permette indubbiamente di vedere più cose in meno tempo, permettendo anche qualche sosta lungo il percorso nei locali che si affacciano sull’oceano. Con un pò di fortuna si riescono a vedere i delfini giocare al largo, o i pellicani che scendono in picchiata tra le onde per procurarsi cibo. Le spiagge sono in perfetto stile Baywatch, e come da telefilm, numerose sono le torrette e i lifeguard che controllano i bagnanti. E si, molti sono pure carini. 

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Il grande zoo di San Diego 

Anche se non amo particolarmente i luoghi in cui gli animali sono chiusi in recinti, devo ammettere che lo zoo di San Diego è una delle realtà più controllate e soprattutto spaziose che abbia mai visto. Si trova all’interno del Bilboa Park e riesce ad ospitare quasi quattro mila animali, tra cui alcune specie in via di estinzione come il Panda Gigante. Una passeggiata tra gli ecosistemi riprodotti all’interno dello zoo è molto educativa, e si possono addirittura aiutare a guardiani a lavare gli elefanti.

Little Italy

A dieci minuti dal centro, Little Italy, il quartiere italiano, è il vero cuore pulsante di San Diego. Con i suoi innumerevoli locali alla moda è una delle mete più gettonate dei turisti che arrivano in città, nonché zona frequentatissima dalla gioventù locale. Sulla via principale del quartiere svetta il cartello con la scritta Little Italy, e oltrepassarla significa tuffarsi in un atmosfera tutta tricolore. Canzoni napoletane, pizzerie e ristoranti rinomati dove mangiare pasta e prodotti tipici dello stivale, come la mozzarella di bufala, le lasagne e il limoncello, si alternano a piccoli negozi di souvenir. Ovviamente, in molti locali, soprattutto i più economici, i prodotti usati sono solo delle imitazioni, ben fatte, ma subito “sgamabili” da un italiano doc. Il quartiere è famoso anche per i suoi edifici in legno colorato, con le staccionate dipinte in bianco, rosso e verde, in onore della bandiera italiana. Little Italy è stato infatti uno dei primi insediamenti dei migranti, soprattutto siciliani o liguri, che arrivarono a San Diego in cerca di un pò di fortuna e di una vita migliore. 

Point Loma

Non si può lasciare la città senza aver scattato una foto allo skyline di San Diego. Per avere una panoramica perfetta Point Lomo è senza ombra di dubbio la postazione migliore. E’ la parte più occidentale della città, per lo più zona collinare, e ospita inoltre Il Cabrillo National Monument, eretto in onore del primo esploratore portoghese approdato in queste zone: Jaun Rodriguez Cabrillo.

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Perchè vedere San Diego

La città di San Diego non è spesso inserita come tappa negli itinerari di viaggio on the road in California. Invece è una vera e propria perla, da ammirare con calma, immergendosi nel suo stile di vita rilassato e fuori dagli schemi. Il suo clima caldo, i quartieri storici, le sue grandi spiagge sull’Oceano e soprattutto l’apertura mentale dei suoi cittadini la rendono una città accogliente, materna, eclettica. San Diego rimane nel cuore di chi la vive.

A Gaeta, nel basso Lazio, ben protetta nel quartiere medievale, c’è una chiesa incantevole dove rimanere incantati per ore con il naso all’insù. La Cappella d’Oro, con le sue volte affrescate e le meravigliose decorazioni in oro zecchino, uniche al mondo, è un luogo ammaliante,  dove assorbire spiritualità e bellezza e rimanere estasiati dinanzi alle opere strepitose di cui l’uomo è capace. 

La Cappella d’Oro a Gaeta

La costruzione della Cappella D’oro a Gaeta ha inizio nel 1320 ma viene completata con l’attuale decorazione in oro zecchino solo nel 1531. Viene restaurata in stile barocco e impreziosita da diversi affreschi di grande rilevanza. Diverse opere sono di Filippo Criscuolo, come Scene di vita di Gesù e Scene dell’antico testamento, affreschi che rappresentano diversi episodi sulla nascita di Gesù e sulla sua infanzia. La Cappella d’Oro ha un unica navata, coperta con una volta a botte ribassata, e il soffitto è intagliato e riccamente decorato con preziose rifiniture in oro zecchino, esaltate da una forte predominanza di blu cobalto. Sull’altare si può ammirare in tutto il suo splendore l’Immacolata Concezione, a cui è dedicata la Cappella d’Oro di Gaeta, realizzata da Scipione Pulzone. 

E’ proprio qui, nella Cappella d’Oro, che soleva ritirarsi papa Pio IX, durante il suo forzato esilio a Gaeta. Ed è proprio tra queste mura raccolte che ebbe l’idea di proclamare il dogma dell’Immacolata Concezione.

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Il portale esterno della Cappella d’Oro

La Cappella dell’Immacolata Concezione fa parte del complesso dell’Annunziata e si affaccia sulla strada con l’omonimo nome con un elegante portale barocco, preziosa opera di Dionisio Lazzari. Il portale è in marmo ed è affiancato da due lesene corinzie che sorreggono l’architrave che porta lo stemma di Gaeta. Al centro del timpano si apre l’unica finestra della Cappella, che dà luce all’interno. Anche la finestra è arricchita da una cornice marmorea decorativa. Alla sinistra del portale, una targa ricorda che papa Pio IX, durante il suo esilio gaetano, veniva spesso a pregare in questo luogo.

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Perchè visitare la Cappella d’oro a Gaeta

A Gaeta è molto facile imbattersi in siti storici di notevole interesse artistico. La Cappella d’Oro è uno di questi. Un luogo che, a prescindere dalla religione merita di essere visitato e vissuto nella più intima spiritualità. Solo abbandonandosi alle sue bellezze si può apprezzare nel migliore dei modi questo santuario, le grandiose opere che custodisce e gli illustri artisti che hanno contribuito alla creazione di tanto splendore. La perfezione incantevole di questa Cappella, i suoi riverberi dorati, l’appartenenza ad un complesso monumentale unico nel suo genere e la vicinanza al mare rendono questo luogo accattivante, quasi surreale. Un luogo dove ritrovare il contatto con il “bello”, con l’arte meravigliosa dell’uomo. 

Contatti

Indirizzo: Via dell’Annunziata, Gaeta, Lazio
Numero di telefono: 0771 462255
Indirizzo internet: www.santuarioannunziata.it

Orari di apertura al pubblico
Tutti i giorni dalle ore 09.30 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00

Siamo andati alla scoperta del lago di Posta Fibreno in paddleboard, in un soleggiato martedì di gennaio. Noto anche come lago della Posta, si trova nella Valle di Comino, nel versante laziale del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Fa parte di una Riserva Naturale della regione Lazio, gestita in collaborazione con il comune di Posta Fibreno. Si arriva alla Riserva passando da una strada costeggiata da campi coltivati a mais e casali abbandonati. Uno scenario rurale fascinoso, alla fine del quale appare questo incantevole specchio d’acqua limpida e incontaminata, con riflessi di un blu intenso che, baciato da sole, vira al turchese.

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Il lago di Posta Fibreno e gli sport acquatici

Grazie proprio a queste caratteristiche dell’acqua, e alla temperature mite anche in inverno, il lago di Posta Fibreno è divenuto negli anni un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti degli sport acquatici, come canoa e immersioni. Noi invece siamo andati alla scoperta dell’ habitat naturale di questo lago speciale con i nostri paddleboards.

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Equipaggiamento per la nostra escursione in sup sul lago

    • Tavola gonfiabile Voyager 12’6″, Red Paddle & Co
    • Tavola gonfiabile Ride 10’6″, Red Paddle & Co
    • Deck Bag Red Paddle & Co, borsa impermeabile ideale per tenere all’asciutto oggetti e utensili.
    • Insulated Drink bottle, borraccia termica Red Paddle & Co. Utile sia per bevande fredde che calde. 
    • Cool bag borsa frigo Red Paddle & Co. Borsa termica per conservare vivande in maniera ottimale.
    • Dry Pouch Red Paddle & Co, borsello impermeabile per riporre piccoli oggetti, com chiavi dell’auto, documenti e telefono cellulare. 
    • Muta O’neill Wetsweats Epic 3/2 mm
    • Muta Gul Woman G-Force 3/2 mm
    • Go Pro Hero 7, Action Camera

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Alla scoperta del lago di Posta Fibreno in paddleboard

Pagaiando sul lago di Posta Fibreno in paddleboard ci rendiamo conto che ha una particolare forma a boomerang, ma oltre alla sua forma, quello che incanta del lago è la presenza di un isola galleggiante al suo interno, in perenne movimento. Si tratta di un delizioso promontorio, formato da canne di palude, alghe e torba. Non essendo radicata al suolo, si muove grazie all’azione del vento oppure quando varia il volume delle acque, ad esempio per forti piogge e cambiamenti di corrente. Il lago è infatti alimentato dal fiume Fibreno, affluente principale del fiume Liri.

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In diversi antri lungo le rive, incorniciate da pittorici salici piangenti, ci si imbatte in particolari imbarcazioni chiamate dagli abitanti del posto “naue”.

 Curiosità. Le “naue” di posta Fibreno

Le naue sono piccole imbarcazioni usate esclusivamente sul Fibreno e sull’omonimo lago laziale. La loro forma è molto particolare, e ancora oggi, seppur in maniera minore, vengono utilizzate dai pescatori di Posta. In passato venivano usate anche dagli allevatori, che con una particolare falce legata ad una pertica, estraevano un erbetta fresca molto gradita ai bovini. Inoltre gli agricoltori della zona usavano le naue per estrarre dal fondale del lago un particolare hummus, ideale per concimare i campi limitrofi. Quando non venivano usate, per ripararla dal gelo o dal sole cocente, le naue venivano poste sotto l’acqua bassa delle rive. Ancora oggi è possibile vederne qualcuna lungo perimetro del Lago.

Le naue, imbarcazioni tipiche del lago di posta Fibreno, Lazio, trevaligie

La fauna della Riserva naturale di posta Fibreno

Pagaiando sulle acque limpide e trasparenti del lago non si può fare a meno di scrutarne i fondali. Con un po’ di fortuna si riescono a scorgere le trote o i carpioni che, incuriositi, si avvicinano alle tavole nascondendosi a tratti tra le grosse alghe che si alzano dal fondo. Anche le nutrie fanno notare la loro presenza, tuffandosi in acqua senza alcuna paura, facendo svolazzare le anatre che vivono nella riserva. Assieme alle anatre è possibile scorgere folaghe e aironi cenerini. Abitano nella riserva anche diverse specie di rapaci: falchi, poiane, civette e barbagianni. Ma ahimè sono molto difficili da avvistare, soprattutto in pieno giorno. Sulla terraferma invece, è possibile incontrare scoiattoli, volpi, tassi, daini, ricci e cinghiali. 

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Perchè andare in Sup sul lago di Posta Fibreno

Il lago di Posta Fibreno è alimentato costantemente da sorgenti carsiche, che danno all’acqua la sua tipica tonalità trasparente e cristallina. Oltre alla trasparenza sublime, l’origine carsica permette all’acqua di mantenere una temperatura costante, che si aggira intorno ai 10° C anche in inverno. Ideale quindi per praticare ogni genere di sport acquatico.

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Nella riserva inoltre, sono presenti molti sentieri attrezzati, percorribili in totale sicurezza anche con i bambini. Un modo per conoscere e scoprire le meravigliose terre del Lazio, attraverso percorsi sensoriali e completamente immersi nella natura.

Articolo scritto in collaborazione con il Comune di Posta Fibreno, per gentile concessione della Riserva Naturale Regionale di Posta Fibreno.

Dove mangiare a Sirmione, il poetico borgo del Lago di Garda? La città offre una vastissima scelta di bar e gelaterie, nonchè di ristoranti di ogni tipologia, ubicati soprattutto nel centro storico. Diffida però del classico menù turistico, studiato soprattutto per gli stranieri che, in Italia, cercano lasagne e carbonara. Affidati invece alle deliziose creazioni gourmet del Ristorante Pizzeria Ciclone.

Dove mangiare a Sirmione

Ristorante Pizzeria Ciclone

Fuori la ressa turistica di Sirmione, a Lugana, il Ristorante Pizzeria Ciclone è stato per noi una piacevole scoperta. Suggeritoci da un amica del posto, e non poteva essere consiglio più gradito, ci siamo recati da Ciclone diverse volte. Che sia pranzo o cena, le proposte gastronomiche riescono a soddisfare ogni palato, dal più semplice al più esigente. La location inoltre è davvero deliziosa. Le sale spaziose, arredate in maniera essenziale e molto accogliente, richiamano un pò l’atmosfera di una cantina vinicola. Cassette di legno a formare eleganti armadi, mise en place genuina ma efficace. Un ambiente davvero intrigante, con una magnifica veranda che affaccia sulla splendida cornice del Lago di Garda.

Dove mangiare a Sirmione, ristorante Il Ciclone
Variazione di pesci di lago: luccio con polenta di Storo, persico croccante con finocchi e arancia, sarde con saor.

Dove mangiare a Sirmione. I piatti proposti al Ristorante Pizzeria Ciclone

I piatti proposti al ristorante pizzeria Ciclone si rifanno alla zona del gardesano, con contaminazioni derivanti da tutto il territorio italiano. Dalla mandorla di Noto al Bagoss di Bagolino, ogni ingrediente viene sapientemente preparato e impiattato a creare un piccolo capolavoro culinario. Se siete indecisi, vi consiglio di provare i menù degustazione. Sia di terra che di lago, i menù degustazione sono un ottima scelta se volete lasciarvi conquistare dai diversi sapori dei piatti senza appesantirvi troppo.

Dove mangiare a Sirmione, ristorante Il Ciclone
Variazione di pesci di lago: luccio con polenta di Storo, persico croccante con finocchi e arancia, sarde con saor.

Le pizze gourmet e le pizze al vapore

Una delle particolarità del Ciclone è proprio la pizza. Solo farina macinata a pietra, rigorosamente biologica, lasciata lievitare naturalmente. L’impasto che ne deriva infatti è sensazionale. Soffice ma croccante, dal sapore delicato. Inoltre è molto digeribile. Diverse sono le offerte proposte. Dalla pizza cotta al vapore, a quella preparata con farina di mais. Le pizze al Ciclone poi, vengono realizzate, così come le altre portate del menù, con presídi slow food.

Dove mangiare a Sirmione, ristorante Il Ciclone
OPS! HO INCONTRATO UN POLPO!
Crema di zucca, polpo scottato, polvere di olive leccino essiccate, lamponi

Curioistà. Cosa sono i presídi Slow food?

I presídi sono dei progetti di Slow Food che sostengono le piccole produzioni locali di qualità. Tutelano e salvaguardano territori, mestieri antichi e tecniche di lavorazione, razze autoctone e varietà di frutta e ortaggi che rischiano di scomparire.

Pizza al vapore, presidi slow food a il ciclone, lugana di Sirmione, trevaligie
Burrata Dop di Alberobello, pesto al basilico del Ciclone, pomodori fiaschetto di Torre Guaceto , olive Leccino

La carta dei dessert

Concludere un pasto con un buon dessert non capita molto spesso. Da Ciclone invece non siamo stati delusi fino all’ultimo. Deliziosi dolci, ben preparati e ben presentati, hanno chiuso la nostra cena in maniera divina.

Dove mangiare a Sirmione, ristorante Il Ciclone

Consiglio di provare assolutamente il mokamisù, un succulento tiramisù scomposto, servito assieme ad una vera moka, da cui far colare il caffè caldo sulla crema e i savoiardi. Particolare e gustoso. 

Mokamisu, ristorante ciclone Sirmione, trevaligie

Dove mangiare a Sirmione. Ristorante pizzeria Ciclone. La carta dei vini

Interessante anche la carta dei vini. Etichette selezionate, soprattutto regionali, con diverse cantine proposte. Consiglio vivamente l’assaggio di unLugana, vino DOC la cui produzione avviene solamente nella zona di Brescia e Verona. La sua denominazione arriva infatti dalla località omonima, dove tra l’altro si trova proprio il Ristorante Pizzeria Ciclone.

Perchè mangiare da Ciclone Ristorante Pizzeria

Fermarsi da Ciclone, a Lugana di Sirmione, è un ottima scelta se volete assaggiare piatti autoctoni preparati con ingredienti di altissima qualità. Le prelibatezze servite sono tra l’altro supportate da una grande cortesia del personale, sempre gentile e accogliente, pronto a soddisfare ogni richiesta del cliente. Un sorriso che ti accoglie all’ingresso vale più di ogni altra cosa, a volte. E qui di sorrisi ce ne sono in quantità. Grande cortesia anche verso i bambini, e soprattutto verso i nostri amici a quattro zampe, che qui sono più che benvenuti. Un ambiente tranquillo e familiare, sapori antichi e genuini. Un posto che ti rimane nel cuore.

Trovi Ciclone Ristorante Pizzeria a Lugana di Sirmione, a via Verona 29. Per info e prenotazioni potete chiamare il numero 030 9196177

Borgo di pescatori. Alcova di amanti. Paradiso di poeti e scrittori. Angolo delizioso baciato dal sole. Paese di mare. Profumo forte di salsedine. Spiagge di sassolini levigati dalle maree. Santa Maria la Scala è poesia, è respiro pulito, è passeggiata lieve. Ti porto nei suoi angoli più caratteristici con questo articolo. 

Santa Maria la Scala

A pochi minuti da Acireale, il piccolo borgo di Santa Maria la Scala è una chicca imperdibile se ti trovi in vacanza sulla costa ionica siciliana. Una deliziosa oasi caratterizzata da pochi ed eleganti palazzetti di fine ottocento, appartenuti un tempo alla borghesia dell’isola, che si innalzano lussureggianti sul lungomare fino alla piccola spiaggetta dei sassolini. È qui che si trova il vecchio mulino che, dal 1500, viene costantemente alimentato dalle acque che sgorgano dalle viscere della Timpa, una riserva naturale di grande rilevanza naturalistica.

Santa maria la scala, viaggio in Sicilia con i bambini
Foto di Silvia Vinciguerra

Arriva alla spiaggia dei sassolini

Il rivolo trasparente, ghiacciato e veloce nella sua discesa, leviga i piccoli sassi che vanno a formare una caletta accogliente e soleggiata. Le persone del luogo riescono abilmente a sdraiarsi sui sassi a prendere il sole.

Santa maria la scala, viaggio in Sicilia con i bambini

Ancora oggi, si possono osservare i vecchi pescatori che riparano pazienti le reti sul molo e le anziane tessitrici che ricamano sugli usci e sui balconi. Per le strade profumo di moka e di ragù. Dialetto siciliano. Gatti sdraiati al sole. Un borgo dove il tempo sembra essersi fermato. 

Santa maria la scala, viaggio in Sicilia con i bambini
Foto di Silvia Vinciguerra

La Grotta delle colombe a Santa Maria la Scala

Il borgo marinaro di Santa Maria La Scala è famoso, oltre che per le sue bellezze naturalistiche, per la Grotta delle Colombe che, secondo la leggenda, fu rifugio di Aci e Galatea, due giovani amanti il cui destino fu segnato dalla gelosia del dio Polifemo.

Conosci la leggenda di Aci e Galatea?

Si narra che Aci fosse un giovane pastore, figlio di Fauno, innamorato di una bellissima ninfa di nome Galatea. Sfortunatamente, anche Polifemo si invaghì della giovane Galatea e per averla avrebbe fatto di tutto. La bellissima ninfa continuava a rifiutare ogni tentativo da parte di Polifemo, così il ciclope per vendicarsi di ogni suo rifiuto, decise di uccidere il povero Aci. Un giorno, mentre Aci e Galatea si trovavano in riva al mare, Polifemo scagliò addosso al pastore un grosso scoglio. Aci morì così, lasciando Galatea nello sconforto, che pianse infinite lacrime per la perdita del suo amato. Gli dei dell’Olimpo e le ninfe ebbero pietà di lei, e trasformarono il sangue di Aci in un fiume, che ha la sua sorgente sull’Etna e confluisce proprio nella spiaggia in cui i due innamorati erano soliti incontrarsi. La particolarità di questo fiume è che in alcune zone si presenta proprio con un colore rossastro, tanto che viene chiamato U sangu di Jaci (il sangue di Aci).

Santa maria la scala, viaggio in Sicilia con i bambini
Foto di Silvia Vinciguerra

Dove mangiare a Santa Maria la Scala. Trattoria Scalo Grande

Uno dei ristoranti più suggestivi e deliziosamente tipici in cui ci siamo imbattuti durante il nostro road trip in Sicilia è indubbiamente la trattoria Scalo Grande, sulla parte alta del borgo. Una splendida terrazza baciata dal sole, circondata dal mare, dove mangiare ottimo pesce fresco sapientemente preparato secondo le ricette tipiche marinare. Abbondanti antipasti, crudi incredibilmente freschi. Inoltre prelibati primi piatti e pescato del giorno da aggiungere all’assaggio, semplicemente grigliato o al sale.

Questo è la trattoria Scalo Grande. Nessun imbroglio. Tutto a chilometro zero, come le verdure dei contorni. Atmosfera genuina, come il sapore dei piatti proposti da Carmelo, il proprietario, tutti a base di pesce freschissimo tirato su dal porto sottostante. E poi … pranzare con una splendida vista sul golfo, tra sentore di salsedine e vento caldo di scirocco, sorseggiare vino autoctono con il viso scaldato dal sole della Sicilia, non ha prezzo. 

 

Santa maria la scala, viaggio in Sicilia con i bambini

 

Bellezza in viaggio è un nuovo appuntamento mensile di Trevaligie. Un angolo dedicato al benessere, ma anche e soprattutto alla praticità. Perché si può essere a posto anche non stando ore e ore dinanzi ad uno specchio, ed essere subito pronte a nuove entusiasmanti avventure in giro per il mondo in meno di 5 minuti. Oggi vi parlo della BB cream di Whamisa, un brand coreano di cosmesi biologica.

Bellezza in viaggio. Gli essenziali da beauty case

In viaggio è essenziale avere nel beauty case prodotti di pulizia e bellezza basic, veloci e facili da usare. Un acqua micellare basta per togliere le impurità e il trucco, e una crema idratante aiuta a tenere la pelle ossigenata. Anche il make up deve essere semplice e essenziale. A volte basta addirittura una sola base coprente ad esaltare la bellezza dell’incarnato dando luminosità alla pelle senza appesantire i tratti del volto.

Whamisa. La BB cream in cushion con SPF 50

Ho provato in viaggio la base coprente di Whamisa. Una BB Pact davvero unica, che stesa sul viso rende l’incarnato liscio, omogeneo, e soprattutto naturale. Incredibilmente impalpabile, la BB Whamisa non si limita a coprire le impurità, ma grazie agli elementi naturali fermentati, le cura durante l’arco della giornata. Il risultato è strepitoso. La pelle è uniforme, radiosa, simile a porcellana. La BB Whamisa non ostruisce i pori, ma lascia la pelle libera di respirare. Inoltre ha un filtro solare SPF 50+, che vi permette estrema protezione durante il giorno, senza dover portare anche il flacone della protezione solare. Non solo un risparmio di tempo quindi, ma anche un beauty case più leggero. Ideale da usare anche come primer per una base trucco perfetta, degna di un orientale.

Whamisa, cosmesi coreana, bellezza in viaggio, trevaligie

Bellezza in viaggio. Whamisa, cosmesi coreana naturale, biologica e innovativa

Whamisa è il risultato di una lunga collaborazione tra dermatologi, botanici ed esperti di fermentazione, perché proprio il processo di fermentazione è stato il fulcro della ricerca del brand per oltre dieci anni. Tutti i prodotti Whamisa infatti, contengono ingredienti naturali ed estratti botanici fermentati, e sono assolutamente privi di conservanti. Questo processo di fermentazione permette di ottenere il massimo assorbimento del prodotto, grazie alle sostanze nutritive altamente concentrate, garantendo inoltre un’azione antiossidante e antinfiammatoria.
I cosmetici Whamisa sono certificati Ecocert & BDIH e per la maggior parte conservati in confezioni di vetro. Li trovate on line su EccoVerde.

Curiosità. Cosa significa cushion?

 Il termine cushion significa letteralmente “cuscino” ed è un’idea innovativa proveniente dalla Corea. Si tratta di una vera e propria tecnologia che facilita l’applicazione dei prodotti per il trucco liquidi, attraverso una piccola spugnetta imbevuta. Premendo sulla spugnetta, esce il prodotto in piccole quantità che può essere picchiettato sul viso e sfumato.

Il magico bosco delle favole di Cassino, nel frosinate, ha cambiato abito per le feste natalizie. Ospita tutta la combriccola di Babbo Natale, venuta direttamente dalla Lapponia, per elaborare le richieste dei regali di tutti i bambini della zona. Tra deliziosi mercatini di Natale e pazze baby dance, sembra essere proprio il luogo ideale per passare una giornata fuori porta con i bambini, sevi trovate in vacanza nel Lazio.

Bosco delle favole Cassino, cosa fare con i bambini nel Lazio, trevaligie

Il bosco delle favole.

Il bosco delle favole di Cassino nasce nel complesso delle Terme Varroniane, una delle location più suggestive della regione Lazio. La sua bellezza principale è senza dubbio la limpida sorgente che sgorga dal sottosuolo e scende tranquilla nel suo piccolo letto, dando poi vita ad un laghetto trasparente, dai riflessi smeraldo, che incanta i visitatori e si presta a bellissime foto naturali. Il bosco delle favole nel resto dell’anno ospita tanti personaggi incantati, protagonisti delle più belle fiabe per i bambini, che con deliziosi e coinvolgenti spettacoli attirano l’attenzione di grandi e piccini.

Bosco delle favole Cassino, cosa fare con i bambini nel Lazio, trevaligie

Babbo Natale nel bosco delle favole

Quest’anno il dolce Babbo Natale ha scelto proprio il magico bosco delle favole come centro logistico del suo team di lavoro.

Potete trovare quindi nel complesso delle Terme Varroniane a Cassino il magico bosco del Natale, con tanti elfi dai vestiti colorati e un ufficio postale sempre aperto, pronto a raccogliere tutte le letterine che i bambini indirizzano al caro Babbo Natale.

Babbo natale a Cassino, cosa fare con i bambini nel Lazio, trevaligie

Una volta varcata la soglia del magico bosco delle favole si viene catapultati nella magica atmosfera natalizia. Sul piccolo sentiero lungo il ruscello, oltre a trovare piccole installazioni artistiche, si incontrano diversi personaggi delle fiabe. Noi abbiamo incontrato Olaf, che si è prestato a fare simpatiche foto.

bosco delle favole cassino, week end con i bambini nel lazio, trevaligie

Il laboratorio di Babbo Natale

Nel laboratorio di Babbo Natale invece tutti gli aiutanti elfi sono in fermento. La vigilia è vicina, e sono tante le richiesta ancora da elaborare. Gli aiutanti elfi sono tutti al lavoro, per preparare i doni da far trovare ai bambini sotto l’albero di Natale la mattina del 25 Dicembre. Babbo Natale, nella sua elegante poltrona, aspetta a braccia aperte tutti i bimbi che sono venuti a trovarlo nel bosco del Natale. Elargisce grossi sorrisi e grandi abbracci. La foto fatta con Babbo Natale finisce poi su un carinissimo calendario da portare a casa come souvenir ( al costo di 5,00 €).

Un piccolo cucciolo di T-Rex nel bosco delle favole di Natale

Lasciamo tutta l’allegra banda della Lapponia al lavoro, e mentre aspettiamo che inizi lo spettacolo di Cenerentola, notiamo una strana creatura nel bosco delle favole, che si muove con fare lento e sospetto. È un piccolo cucciolo di T-Rex! Si chiama Tino ed è la mascotte del bosco delle favole. Sembra proprio vero, e interagisce con tutto il pubblico presente.

Dove mangiare nel bosco delle favole

Arriva l’ora di pranzo. Dopo una passeggiata tra i mercatini di Natale, dove sono esposti graziosi prodotti artigianali e tante eccellenze eno-gastronomiche del territorio, ci accomodiamo sulle panche dell’area ristoro al coperto, allestita proprio al centro del bosco delle favole di Cassino.

La scelta è ampia, e tra squisita pizza, panini succulenti e menu dedicati ai bambini passiamo una piacevole pausa al caldo, sorseggiando ottima birra.

bosco delle favole cassino, dove mangiare, trevaligie

Lo spettacolo di Cenerentola e la baby dance

Per smaltire i panini facciamo un ulteriore passeggiata tra i sentieri del parco, aspettando che Cenerentola salga sul palco con tutti gli altri personaggi della favola per dare inizio allo spettacolo. Sotto il palco intanto inizia a nevicare, e i bambini giocano festosi sotto i piccoli fiocchi di neve artificiali. Lo spettacolo di Cenerentola dura circa una mezz’ora, dopodiché inizia una pazza baby dance, tenuta dagli elfi d-j del bosco del Natale! I bambini, ma anche i genitori, si scatenano al ritmo delle più belle canzoni di Natale in chiave dance, coinvolti dagli elfi che si esibiscono sul palco con eccentrici balletti. Ospite d’onore…il Grinch!

Babbo natale a Cassino, il bosco della favole, Lazio con i bambini, trevaligie

Le luminarie del bosco del Natale a Cassino

Nel frattempo scende la sera. Le temperature cominciano a diventare frizzantine, e il parco si illumina a festa con tanti bagliori colorati. Le installazioni si illuminano, creando una magica atmosfera. Prima di andare via facciamo un altro giro tra i Mercatini, per bere una tisana calda o un bel bicchiere di aromatico vin brulè. Le bambine si riscaldano con una bella cioccolata calda, pronte per riprendere il piccolo viaggio di ritorno che ci riporterà a Gaeta.

Laboratori creativi al bosco delle favole, trevaligie

Ma prima consegniamo all’ufficio postale la letterina scritta a Babbo Natale durante il laboratorio a tema, durato mezz’ora, in cui oltre a colorare un personaggio personalizzato da appendere al nostro albero, abbiamo messo nero su bianco le nostre preferenze per i regali da ricevere la sera della vigilia.

Babbo natale a Cassino, il bosco della favole, Lazio con i bambini, trevaligie

Sorpresa prima di andare via

Sul sentiero di uscita veniamo attirati da una melodia medievale. Un artista di strada si sta preparando per esibirsi in un incantevole spettacolo con il fuoco. Decidiamo di fermarci ancora un pò per assistere a questa particolare esibizione. Per venti minuti rimaniamo incantati dalle volteggianti fiamme rosse del fuoco, che abilmente viene manipolato dall’artista con fenomenali acrobazie.

Il bosco delle favole a Cassino, spettacoli del bosco del Natale, trevaligie

Orari e costi del bosco del Natale

Il magico bosco del Natale è aperto dal 16 novembre al 26 dicembre 2019, dalle ore 10.00 alle ore 22.00 tutti i sabato e domenica oltre che nei giorni 23, 24, 25 e 26 dicembre 2019.

Inoltre il 24 Dicembre il parco a tema sarà aperto dalle ore 10:00 alle ore 18:00, mentre il 25 Dicembre rimarrà aperto dalle 14:00 alle 22:00

Il costo del biglietto di ingresso è di 10,00€ a persona, 5,00€ ridotto per i bambini che non superano i 140 cm. È totalmente gratuito per i bambini che misurano meno di un metro.

Per accedere al laboratorio del bosco incantato si paga un supplemento di 4,50 € a bambino. La durata è di mezz’ora, e il prezzo comprende il kit letterina-addobbo di legno. 

I cani possono entrare, previo registrazione alla cassa, e sempre se i padroni sono educati.

 

Comincia a far sera. E’ quasi ora. Tra poco busserà lo sciuscio gaetano alla porta. L’olio bolle in pentola, aspettando di rendere croccanti le frittelle di cavolfiore. La tiella di polpo sfrigola in forno, mentre nonna è intenta a preparare l’insalata di mare. Polpo, calamari e seppie tagliate minuziosamente si uniscono a gamberi, vongole e cozze del golfo per creare uno dei piatti base della tradizione marinara gaetana. Prodotti della terra si alternano ai prodotti del mare, in un trionfo di sapori e profumi veraci, pronti per il grande cenone di San Silvestro.

Capodanno a Gaeta, ricette della tradizione gaetana, trevaligie

Lo sciuscio gaetano

Tradizioni del borgo

Mentre la cucina è in fermento, per le strade del borgo, tra i vicoletti addobbati a festa, si cominciano ad udire piccoli tintinnii di campanelle. Lo sciuscio è nelle vicinanze. L’eco delle serenate comincia ad arrivare nella stanza attraverso i vetri chiusi. Tonfi di martelli e di urzi. I soldi sono già pronti sul “buffet” della sala. Presto lo sciuscio busserà anche alla nostra porta. Almeno uno sciuscio deve suonare in casa prima che sia finito l’anno vecchio, e non può andare via senza una ricompensa.

Soldi, panettoni, torroni. Qualsiasi cosa che possa ricambiare la loro visita. È una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, di famiglia in famiglia. Ecco, i campanelli e il vociare si espandono per le scale. Bussano. Fanno tintinnare i campanelli in maniera sempre più vistosa, per ringraziare dell’accoglienza. Chiedono il nome del padrone di casa, al quale sarà dedicata, come d’ usanza, la sciusciata benaugurale. Ed ecco che iniziano…

Nui simme glie pòvere pòvere e venimme da Casorie; Casorie e Messine simme glie pòvere pellegrine.

Ogge è San Servieste, dimane magnimme prieste, venimme da luntane per purtà stu buon signale.
Ogge è San Servieste, dimane magnimme prieste, venimme da luntane per purtà stu buon signale.
Venimme da luntane pe purtà stu buon signale.

Ohi Patrò (si dice il nome del padrone di casa che chiedono all’inizio), dacce nu sciusce, annanze che s’ammosce dacce quatte fiche mosce.
Annanze che se secche dacce quatte pere secche.
Ohi patrò (nome) caccia gliu buttiglione che cu nu bicchiere aprome s’è fenute gliu buttiglione.

Il valore della tradizione

I bambini sono seduti a terra, in prima fila, con il viso all’insù, carichi di stupore e meraviglia. Ogni tanto portano le mani sulle orecchie, come per ripararsi dal frastuono degli strumenti. Stonature, fischi, urla e dialetto si espandono nell’androne portando un ondata di allegria, ritmata energia. Strumenti poveri, improvvisati, costruiti a mano con legna riciclata e tappi di bottiglie. Quei tappi che urtandosi tra loro creano suoni di campanelli. Per chi ascolta, per chi si gode questo folkloristico spettacolo, l’emozione è fortissima. Si entra nel corpo e nell’anima della tradizione. Per chi canta e sa cosa sta cantando, cosa sta tramandando, l’emozione deve essere ancora più intensa. 
Emozione e rispetto per la tradizione che ancora una volta, incurante del progresso, si tramanda di padre in figlio. 

Lo sciuscio gaetano. Folklore nel borgo di Gaeta per la notte di San Silvestro.
La sera del 31 dicembre puoi ascoltare le canzoni augurali dei sciusci gaetani per le strade della città. Anche il gruppo de “Glie Sciacquapenniegl” ti aspetta per augurarti buona fine e buon principio d’anno!

Le origini dello sciuscio gaetano

Lo sciuscio gaetano ha origini antichissime. A quanto tramandano i racconti, pare che lo sciuscio nasca proprio nelle campagne, dove gruppi di amici solevano unirsi in piccole orchestrine improvvisate per portare in casa delle persone più abbienti serenate di buon augurio. Si andava di casa in casa, di padrone in padrone ( inteso come padrone di casa o di un attività commerciale), e si cantava e faceva cagnara fino a che costui non contraccambiava la visita offrendo vino e qualche prodotto casereccio, come salami, formaggi o dolci tipici delle festività. 

Non esiste una traduzione in italiano della parola sciuscio. Alcune teorie accoppiano la parola ai fichi secchi, che erano i prodotti che maggiormente venivano donati ai gruppi di musicanti dopo le loro esibizioni. Si può sentire infatti nei testi delle canzoni che viene esplicitamente fatta la richiesta di quatt fich mosc [annanz che se secc dacc quatt fich secch] al padrone di casa.

Capodanno a Gaeta, ricette della tradizione gaetana, trevaligie

Dietro le quinte dello sciuscio gaetano 

La tradizione dello sciuscio non riguarda solo l’unica esibizione del 31 Dicembre. C’è una grande preparazione dietro l’uscita di San Silvestro, che non si riduce solo ad imparare un testo o a suonare uno strumento. Dietro c’è un attento lavoro di ricerca e di progettazione. I testi originali vanno ampliati e non storpiati, cercando di portare innovazione e destare curiosità nell’ascoltatore. Anche la realizzazione degli strumenti necessita di tempo e inventiva. Si può dire quindi che lo sciuscio, anche se dietro le quinte, rimane attivo tutto l’anno, riunendosi in cantine, garage, campagne. E ogni incontro, se pur “lavorativo”, diventa un momento di aggregazione unico, tra risa e bevute, che unisce ancora di più i partecipanti del gruppo.

Gli strumenti della tradizione 

Tra gli strumenti originali della tradizione troviamo l’urzo, gliu tricchebballacche, il tamburello, gliu tric e trac e il cucchiaio, a cui si sono aggiunti nel corso degli anni strumenti più moderni, come la fisarmonica, la tromba o la batteria. Gli sciusci più belli e caratteristici restano però quelli che rimangono fedeli agli strumenti spartani della tradizione. In fondo basta una pentola, qualche tappo di bottiglia, due secchi capovolti per portare allegria e buon augurio ai passanti. Nulla più. 

Dove vedere gli sciusci gaetani

A partire dalla mattina del 31 Dicembre potete trovare le bande degli sciusci in giro per la città di Gaeta. Nel pomeriggio invece le esibizioni si concentrano soprattutto nel budello del borgo, in Via dell’Indipendenza, tra le botteghe tipiche e vicoli caratteristici. Inoltre la città è nel pieno della manifestazione natalizia Favole di luce, le luminarie d’artista. Un motivo in più per festeggiare il Capodanno a Gaeta. 

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