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Sei mai stato a Carovigno? E’ un bellissimo borgo in provincia di Brindisi, piccolo gioiello della Valle d’Itria. La sua storia e le sue leggende si intrecciano alle tante tradizioni popolari, tangibili nelle viuzze caratteristiche del centro storico e nei suoi monumenti più famosi. Tra uliveti millenari, distese sconfinate di vigneti e pittoreschi paesaggi tipicamente mediterranei ti porto a scoprire le sue bellezze, dandoti qualche consiglio su Carovigno e su cosa vedere nella città della ‘Nzegna. 

Carovigno, cosa vedere

Il nome Carovigno sembra arrivare dal greco “karpene”, che nel periodo medievale si trasforma in “Carvineo”, ossia “portatore di frutti”. Carovigno è infatti ancora nota come Città fruttifera, in quanto questi territori sono da sempre caratterizzati dall’abbondanza dei frutti e famosi per la fertilità del terreno. Un’altra teoria invece, ritiene che il nome Carovigno derivi dal termine messapico “karp”, che sta ad indicare l’altura sulla quale è stata edificata questa cittadina. Qualunque sia l’etimologia del suo nome, Carovigno affascina il visitatore con le sue tante attrattive, tra i quali spicca un elegante castello dalla storia appassionante.

Conosci la storia di Carovigno?

Carovigno ha origini antichissime, risalenti addirittura al periodo messapico, un momento storico molto particolare per le regioni meridionali d’Italia. Tra il VI e il V secolo a.C. iniziano infatti a svilupparsi i primi insediamenti salentini grazie ad un flusso migratorio proveniente dalla costa illirica. Questo porta alla conseguente comparsa di un alfabeto greco, abitazioni più articolate e specifici rituali religiosi. Il nome dato a questa antica popolazione della Puglia deriva da Messapo, che probabilmente significa “popolo tra due mari”. Alcuni ritrovamenti recenti invece attestano che questa città è stata abitata anche nel Paleolito e nel Neolitico.

Nel Medioevo la città di Carovigno si fortifica con una imponente cinta muraria, sormontata da quattro torri: Torre del Civile, Torre Giranda, Torre delli Brandi e Torre del Prete. In questo periodo si arricchisce anche di una maestosa fortezza, che diventa nei primi anni del Novecento un elegante castello grazie ai Conti Dentice di Frasso. 

Carovigno, cosa vedere. Visita il Castello Dentice di Frasso

Il fascinoso castello di Carovigno si innalza fiero proprio nel centro storico della città, arroccato sulla parte più alta della collina. Edificato a scopo difensivo alla fine del XII secolo d.C. dai dominatori normanni, diviene residenza nobiliare solo nel 1700. Dopo un periodo di abbandono è donato come regalo di nozze del Conte Alfredo Dentice di Frasso e di Elisabetta Schlippenbach. La presenza di questi due personaggi diventa una risorsa preziosa per la città di Carovigno. Puoi passeggiare nei giardini, nell’orto botanico e nelle segrete del castello il quale, dal 2014, è diventato proprietà comunale. Una volta varcata la soglia di questa nobile dimora sarà la bellissima storia d’amore tra i due conti a farti da guida, tra saloni, stanze da letto nobiliari, biblioteche e romantiche terrazze.

Carovigno, cosa vedere nella città della 'nzegna

Ammira la battitura della ‘nzegna

Carovigno è anche conosciuta come la città della ‘Nzegna. Ma cosa significa questa parola? Il termine ‘Nzegna deriva dal dialetto locale e significa letteralmente “insegna”. Rappresenta una tradizione folkloristica davvero molto suggestiva e tanto sentita ancora oggi dagli abitanti della città. E’ legata fortemente al culto della Madonna di SS. Maria di Belvedere, la cui icona religiosa si trova all’interno di una cripta edificata sull’omonimo colle.

Carovigno, cosa vedere. Scopri la leggenda della Madonna del Belvedere

La battitura della ‘Nzegna ha infatti origine da una leggenda popolare che vede protagonista un Signore di Conversano, gravemente malato, al quale appare in sogno una madonna vestita di stelle, che lo invita a recarsi a Carovigno per raggiungere la guarigione. A tal fine avrebbe dovuto cercare la sua immagine sacra dipinta nella grotta sul colle. Il nobile Signore si mette quindi in viaggio seguito dai suoi servi ma, ad un tratto, la carovana si perde nel fitto bosco. Viene però attratta da grida di alcuni pastori rimasti incastrati in un rovo insieme alla loro giovenca. Tagliando i rami per poter garantire loro la salvezza si trovano dinanzi la grotta della Madonna, davanti la quale il Signore guarisce immediatamente. 

Per festeggiare l’evento, una volta tornati in paese, uno dei pastori inizia ad agitare un drappo colorato legato ad un bastone, per attirare l’attenzione della folla sul miracolo appena avvenuto. Ecco quindi che il simbolo di Carovigno diventa la ‘Nzegna, un’enorme bandiera che ancora oggi, grazie al Gruppo Sbandieratori Battitori ‘Nzegna, viene agitata e lanciata in aria a ritmo di musica durante la processione pasquale o nelle esibizioni ufficiali del gruppo. 

Gli eventi legati alla ‘Nzegna

Le acrobazie del pastore vengono rievocate ogni anno, a Carovigno, in occasione del lunedì, del martedì e del sabato dopo Pasqua, proprio dinanzi la statua della Madonna del Belvedere. Due abili battitori ne ripetono le gesta al ritmo di musica popolare, creando un emozionante momento di devozione e di ammirazione. Il rito della battitura, profondamente legato al culto mariano, diviene nel corso dei secoli anche un atto propiziatorio per gli abitanti di Carovigno poichè, un eventuale caduta della ‘Nzegna, sarebbe un segno di cattivo auspicio per la città. 

Carovigno, cosa vedere. Passeggia nel centro storico

Il centro storico di Carovigno è un intrigante dedalo di viuzze e di vicoli caratteristici, protetti dalle fortificazioni esterne. Le grandi porte di accesso, i torrioni, le chiese e l’enorme castello Dentice di Frasso, fulcro della città, la rendono nell’aspetto un perfetto borgo medievale. Le deliziose casette dipinte di bianco, le gradinate su cui spiccano poetiche frasi d’autore, i deliziosi dettagli che arredano facciate e piazze rendono questa città piacevole da esplorare in ogni stagione. Il centro storico è chiuso al traffico cittadino per cui è perfetto per le famiglie con bambini, liberi di passeggiare in tutta serenità alla scoperta dei suoi angolini deliziosi.

Su Corso Vittorio Emanuele, la strada principale del centro, trovi tanti locali dove assaggiare piatti tipici locali nella rilassante atmosfera del borgo. Poco più avanti invece trovi Piazza ‘Nzegna, il cuore pulsante della città di Carovigno. Qui si svolgono le manifestazioni legate al folklore locale. In questa piazza trovi anche due edifici di grande interesse storico e architettonico: la Chiesa del Carmine e l’ex convento dei Carmelitani, oggi chiamato Palazzo di Città. 

Fai attenzione ai simboli

Passeggiando nel centro storico ti ritrovi dinanzi al palazzo del Municipio di Carovigno. Sulla porta d’ingresso puoi notare lo stemma in pietra del Comune, risalente al 1929. Si tratta di uno scudo che accoglie al suo interno un delfino cavalcato da un putto che suona la cetra. Sotto di esso la scritta “Car Brun” ti ricorda il rapporto di intesa tra Carovigno e Brindisi. 

Trovi il simbolo del delfino in altri stemmi araldici della città poichè questo animale, considerato sacro al dio Nettuno, richiama il legame di Carovigno con il mare. 

Carovigno, cosa vedere

Fai una degustazione di prodotti tipici locali

Se cerchi esperienza da fare con i bambini a Carovigno prova la fattoria didattica dellaMasseria Correo. L’azienda accoglie chiunque voglia fare conoscenza del mondo rurale pugliese, organizzando laboratori dedicati alla produzione dei prodotti caseari, come latte e burro, oppure creando itinerari tra gli animali della fattoria, da accarezzare, conoscere e mungere! Puoi anche fare degustazioni dei prodotti dell’azienda e assaggiare i loro formaggi, le mozzarelle e le ricotte accompagnate da freselle al pomodoro e focacce calde. 

Sei un amante dell’olio di oliva? Raggiungi allora le Tenute Parco Piccolo di Carovigno. Qui, tra distese immense di ulivi secolari puoi degustare e acquistare i prodotti dell’azienda e partecipare, su prenotazione, a un tour nei frantoi dedicati alla lavorazione dell’olio EVO di Puglia. Per la tua beauty routine quotidiana puoi persino acquistare i prodotti naturali dell’azienda formulati per la cura del viso e del corpo, tutti rigorosamente a base di olio di oliva!

I wine lovers invece possono raggiungere le Cantine Due Palme e visitare i luoghi e i vigneti che hanno reso famosi i vini pugliesi nel mondo. Prenotando un tour presso l’azienda vinicola hai accesso alle cantine e a una degustazione di prodotti tipici locali, ovviamente abbinati ai vini classici delle Cantine Due Palme, come Il canonico Negramaro del Salento. 

Raggiungi Torre Guaceto, la Riserva Naturale del Salento

Da Carovigno puoi facilmente raggiungere una delle Riserve Naturali più preziose d’Italia: Torre Guaceto. Il suo simbolo è appunto questa torre aragonese che, grazie alla sua peculiare posizione, riesce ad avere una vista spettacolare su ogni porzione di territorio circostante.

All’interno della riserva puoi fare numerose attività, come andare in bicicletta, fare snorkeling, bird watching..o semplicemente passeggiare tra i sentieri della macchia mediterranea e i tratturi, alla scoperta dei bellissimi panorami che questa zona regala. Se vuoi rilassarti al sole puoi puntare sulla spiaggia di Punta Penna Grossa, perfetta per le famiglie poichè ha un chiosco e un lido dove poter trovare ogni comodità possibile.

Inoltre presso il Centro Visite Al Gawsit c’è il Museo della Riserva, un posto magico dove puoi ammirare virtualmente gli ambienti del parco. Puoi perderti tra acquari mediterranei, filmati e riproduzioni in scala della riserva. Se invece sei amante della natura programma una visita all’orto botanico che, tra profumi e colori intensi delle piante aromatiche officinali, diventa una vera e propria esperienza sensoriale.

Fai un giro sul Trenino del Mare

Un’attività perfetta per le famiglie da fare nella Riserva di Torre Guaceto è un giro sul Trenino del mare. Il Tour “ferroviario” parte dalla spiaggia di Punta Penna Grossa, passa nella zona umida e arriva alla Torre Aragonese. Al finire del tour è previsto anche un tuffo in mare, facendo base nella bellissima spiaggia delle conchiglie.

Nella riserva poi è possibile partecipare alle varie manifestazioni che si tengono in diversi periodi dell’anno. Tanti sono i percorsi gastronomici organizzati dove, tra stand e laboratori, si promuove la sostenibilità ambientale educando i consumatori all’acquisto consapevole. Ad agosto ad esempio trovi la bellissima Kermesse “Sogno di un pomodoro di mezza estate”, dedicata al pomodoro fiaschetto, eccellenza del territorio pugliese.

Conosci i presidi Slow Food del territorio?

La Riserva naturale di Torre Guaceto ospita infatti numerosi progetti di produzione gastronomica. Qui ad esempio viene prodotto L’Oro del Parco, un delizioso olio di oliva salentina da agricoltura biologica. L’Ente Parco si distingue anche per la valorizzazione delle coltivazioni storiche e, sostenuto dal presidio Slow Food dell’Alto Salento, promuove la produzione del pomodoro fiaschetto, tornato in auge grazie alla passione dellAzienda Agricola Calemone.

 

Perchè visitare Carovigno

Carovigno è la città perfetta da esplorare in ogni stagione dell’anno, sia per il suo clima mite sia per le numerose esperienze da fare in città o nei dintorni. Il mare meraviglioso, raggiungibile in pochi minuti dal centro, e la vasta produzione enogastronomica rendono questa cittadina una meta perfetta per ogni tipologia di viaggiatore. L’attenzione ai dettagli e alla qualità dei prodotti si riversa nelle cucine dei bistrot dove, tra prodotti a km zero, puoi fare esperienze culinarie davvero fantastiche. Il fatto poi che Carovigno sia facilmente raggiungibile da altri punti di interesse della Puglia, come Brindisi e la Valle d’Itria, rende questo borgo perfetto per chi ama spaziare tra diverse località regionali. Il centro storico poi è piacevole da esplorare a passo lento, godendo dell’atmosfera fiabesca che sembra avvolgere perennemente questa porzione di Puglia.

 

 

Al di la del grande cancello del Castello di Carovigno il vento si insinua tra le foglie degli alberi centernari. Fa vibrare lievemente la luce fioca dei lampioni, che illumina distratta il lastricato di pietra. Ecco, da lontano, si ode lo scalpiccìo di cavalli in corsa. Un cigolio scrosciante di ruote echeggia nei vicoli, al calar del sole, mentre comincia a delinearsi nel cielo terso una deliziosa mappa di stelle.

Un vento tiepido che sale dal mare, profumo di salsedine e sabbia calda di sole, accompagna l’elegante carrozza, frettolosa di arrivare a destinazione. Nel grande giardino la servitù è in attesa, trepidante, di istruzioni. Un’euforia leggiadra copre i sospiri curiosi, le piante attente, gli alberi indagatori. Ecco, lo stridio delle ruote si placa, il vento trattiene il respiro. Il destino di Carovigno cambia nell’attimo in cui il piede leggiadro di una donna si posa sul selciato del castello. Una donna che arriva da un passato nefasto, in cerca di un futuro glorioso. Elisabetta Schlippenbach.

Il castello di Carovigno

La figura di Elisabetta Schlippenbach è ancora adesso un punto di riferimento molto importante per gli abitanti di Carovigno. Tutto ruota attorno alla storia del castello e della famiglia Dentice di Frasso, esempio di virtù e rettitudine. Ma chi era Elisabetta? Una nobile donna dal carattere ribelle che, costretta nel 1889 a sposare un uomo che non amava, riesce ad avere il divorzio nonostante il bigottismo del periodo, cambiando così il suo destino infelice. Elisabetta combatte la mentalità conservatrice dell’epoca lottando con tutta se stessa per riavere la libertà che, con forza, le è stata negata in giovinezza. Sposa quindi, con un matrimonio d’amore, il Conte Alberto Dentice di Frasso, ammiraglio della Marina Reale, portando la sue residenza a Carovigno.

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Conosci la storia della contessa Elisabetta?

Cosa ha significato per la città di Carovigno questa nuova presenza? Beh, ancora oggi, nel cuore degli abitanti, è vivo il ricordo della contessa, stimata e ben voluta da chiunque nel borgo e nei dintorni. Grazie a lei il Castello di Carovigno riprende vita e ritorna all’antico splendore, diventando il cuore pulsante della città. Sostenitrice della lettura, scrive lei stessa favole dedicate ai bambini e diverse raccolte di versi, diventando una presenza fondamentale per lo sviluppo socio culturale della città. Mantiene infatti rapporti con diverse realtà nel mondo della politica e dell’economia, anche a livello internazionale, e trasforma il castello in un centro culturale sopraffino, ospitando aristocratici e letterati provenienti da tutta l’Europa, tra i quali spicca il noto Guglielmo Marconi.

Visita il castello Dentice di Frasso di Carovigno

E’ dall’elegante piazza di questo castello che inizia questo viaggio a Carovigno, borgo medievale cinto da mura antiche quanto la sua storia. Il castello Dentice di Frasso sorge a ridosso del centro storico, piccolo agglomerato di case imbiancate a calce e stradine pittoresche. L’edificio è caratterizzato da una peculiare forma a triangolo e si distingue per i suoi torrioni fortificati. Una delle torri ha la particolare forma a “mandorla”, simile alla carena di una nave rivolta verso il mare. Dopo una serie di dominazioni e un lungo periodo di abbandono il castello di Carovigno viene donato, come regalo di nozze, al Conte Alfredo Dentice di Frasso e a sua moglie, Elisabetta.

Gli sposi portano il castello a nuovo splendore, affidandone la ristrutturazione all’ingegnere Gaetano Marschiczek il quale, nei primi anni del ‘900, arricchisce l’enorme edificio con sontuose decorazioni e importanti sculture, puntando sull’ampliamento degli spazi già esistenti.

Per espressa volontà della contessa Elisabetta viene aggiunto inoltre un grande parco che molto ricorda, nello stile ma non nelle proporzioni, i giardini delle più più famose regge europee. Il castello diventa dunque, grazie all’influenza dei Conti Dentice di Frasso, una moderna dimora nobiliare, con camere da letto signorili, accoglienti sale da pranzo e saloni riscaldati da grandi camini. Il palazzo, sempre per volere della Contessa Elisabetta, viene inoltre fornito di una preziosa biblioteca e di un orto botanico.

Comincia la tua visita dal giardino

Inizia la visita al castello di Carovigno proprio dal cancello principale, entrando nel grande cortile nobiliare. Qui si trova non solo l’Info Point ma anche la piccola chiesa dedicata a Sant’Anna, un tempo cappella privata della dimora. Sul portone puoi notare subito il blasone in pietra del casato Dentice di Frasso e la scritta “Noli me tangere”, iscrizione latina che significa “Non mi toccare”. Molto probabilmente questa frase è stata scelta dal Conte Alfredo e dalla Contessa Elisabetta come monito per gli avventori o per chiunque volesse ostacolare il loro amore.

Scendi nelle “segrete” del castello di Carovigno

Non si può non notare, sulla destra, un’elegante scalinata protetta da due enormi grifoni. Porta ad una della balconate più belle mai viste in un castello. E’ completamente fatta di pietra calcarea e affaccia non solo sul grande giardino privato, ma anche sui tetti della città.

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Prima di salire a visitarla però dovresti dedicare qualche minuto della tua visita alle “segrete” del castello. Si trovano proprio sotto il livello della strada, a circa cinque metri di profondità, e sono scavate nella roccia nuda. Nate sicuramente come stanze di prigionia, sono diventate nel corso degli anni preziosi depositi per olio e vino, ma anche nevai e piccole stive. 

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Nei seminterrati puoi vedere anche i resti di due laboratori, uno di falegnameria e uno di tessitura. L’avviamento di queste scuole di formazione è opera della contessa Elisabetta la quale, oltre a produrre stoffe innovative, voleva creare lavoro per gli abitanti del paese dando in questo modo una maggiore svolta all’economia di Carovigno. 

Passeggia tra le stanze della dimora dei conti Dentice di Frasso

Ora lascia le segrete e varca la soglia del Castello di Carovigno. Al primo piano puoi subito notare lo splendido rosone con lo stemma del casato sul pavimento del salone. Questa stanza era adibita all’accoglienza degli ospiti. Ritrovi lo stemma anche sul grande camino che troneggia in fondo alla sala, sormontato da due quadri che ritraggono il Conte Alfredo e la Contessa Elisabetta.

Sotto il ritratto della padrona di casa puoi leggere un’iscrizione: “Nulla palma sine pugna” ( Non c’è vittoria senza battaglia), che racchiude un pò il sunto della sua vita. Il montante in pietra che si trova invece sotto il ritratto del Conte porta scritto “Deseruisse juvat mare” ( è stato dolce lasciare il mare ), una poetica dichiarazione d’amore in cui afferma di non essere pentito di aver lasciato il mare per poterla sposare. L’amore vero che ha legato questi due personaggi si riflette nella rinascita della loro dimora e della loro città, Carovigno, tornata a nuovo splendore grazie al loro prezioso contributo.

Perchè visitare il Castello di Carovigno

Emozionante come la storia d’amore che lo vede protagonista, il Castello di Carovigno è una delle dimore storiche più intriganti della Puglia. La “casa del Conte”, così ancora oggi gli abitanti del borgo amano chiamare questo regale castello, dal 2014 è bene comunale, gestito dall’Associazione Le Colonne. E’ possibile prenotare visite guidate, ricevimenti, manifestazioni e mostre all’interno del castello. Inoltre vengono organizzati laboratori didattici dedicati alle scuole su numerosi argomenti quali l’araldica, la tessitura e l’architettura. Temi sempre stati cari ai Conti Dentice di Frasso. 

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Ti consiglio di visitare il castello di Carovigno prima del tramonto, approfittando delle luci naturali per scattare splendide foto all’esterno della dimora, nei giardini e sulle terrazze panoramiche. I raggi del sole che man mano si affievoliscono, lasciando posto al crepuscolo, creano un’atmosfera d’altri tempi, romantica e toccante. 

Informazioni utili alla visita

Il Castello Dentice di Frasso a Carovigno è aperto da Maggio a Ottobre, dal martedì al venerdì, seguendo gli orari 9:30 – 12:30, 15,30 – 17:30. Il sabato e la domenica invece è aperto a partire dalle 9:30 fino alle 12:30 di mattina mentre, nel pomeriggio, riapre alle 16:00 per chiudere alle 18:00. 

A partire da Giugno e fino a Settembre segue i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 18.00 alle 21.00. Il sabato e la domenica invece apre dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 21.00

Per info e prenotazioni puoi mandare una mail a castellodicarovigno@gmail.com

Il tuo viaggio in Puglia ti ha portato a Ginosa, una delle città più pittoresche della regione, e cerchi un posto altrettanto suggestivo dove pernottare? Puoi optare per una vera e propria esperienza di soggiorno, che unisce confort e avventura, prenotando una delle meravigliose stanze dell’Albergo diffuso Il Casale, la struttura perfetta dove dormire a Ginosa. Ti spiego il perchè..

Dove dormire a Ginosa

Ginosa è immersa nei territori della Gravina tarantina, lontana dal caos della costa e perfetta per chi ama il turismo lento e sostenibile. Gli scorci paesaggistici e le attività esperenziali che puoi fare in zona sono moltissime: escursioni nelle case grotta, visite alle chiese rupestri, passeggiate a cavallo o esperienze di degustazione eno-gastronomica. Recandoti all’Info Point Casa Mama puoi trovare ogni tipologia di esperienza disegnando, grazie all’aiuto dell’associazione locale, il tuo itinerario perfetto per esplorare Ginosa e dintorni. Se vuoi sublimare la tua visita in questa cittadina sospesa nel tempo invece, devi assolutamente pernottare presso l’Albergo diffuso Il Casale.

Pernotta presso l’Albergo diffuso Il Casale

Il Casale è un piccolo e delizioso albergo diffuso, che si affaccia proprio sugli scorci più belli della gravina di Ginosa. Si trova esattamente nel centro storico e riflette la genuinità e la primitiva essenza di questi territori. L’Albergo diffuso Il Casale è innanzitutto esperienza. La straordinaria vista sui villaggi rurali è infatti una delle prime ragioni per cui dovresti scegliere questa struttura per il tuo soggiorno a Ginosa. La vicinanza al centro città e alle gravine poi ti permette di raggiungere ogni sito storico in pochi minuti, a piedi o in bicicletta, permettendoti di ammirare le meraviglie che hai intorno. 

Il Casale è accoglienza, confort e genuinità, un posto dove silenzio e bellezza creano ricordi indimenticabili.

Dove dormire a Ginosa. Lasciati coccolare dagli elementi primordiali

Il Casale, gestito in maniera egregia da Mario e sua moglie, vanta ben sei stanze, tutte con ingresso indipendente. Alcune sistemazioni sono ricavate da grotte naturali, delle quali è stato enfatizzato l’effetto scenografico puntando sulla qualità e sulla bellezza dei dettagli. Tende ricamate a mano, centrini di pizzo, lino, iuta e morbido cotone sono elementi che creano un filo conduttore tra le varie stanze, caratterizzate infine da una splendida vista sulla gravina. 

Dove dormire a Ginosa. Albergo diffuso Il Casale

Ogni alloggio è stato pensato e realizzato cercando di conservare gli ambienti originali e riadattando i materiali già esistenti al loro interno. Tufo, legno e pietra grezza sono gli elementi predominanti degli alloggi, così come le preziose luci soffuse sparse in maniera strategica nelle incalanature del soffitto o sulla cornice del pavimento. Uno stile idilliaco, che prende ispirazione dai territori circostanti, selvaggi e primitivi, arricchendosi di preziosi dettagli essenziali a creare un ambiente rilassante, ma anche romantico e poetico. 

Dove dormire a Ginosa. Scegli la stanza perfetta per te

La macchia mediterranea folta e vigorosa presente in questa zona di Puglia viene rievocata in maniera predominate in ogni stanza. Prendendo quindi spunto da arbusti antichi, fiori ed erbe aromatiche ecco che le stanze dell’Albergo diffuso Il Casale prendono nomi come Salvia, Malva, Rosmarino, Fico, Melograno e Cappero. 

Lasciandoti consigliare dal tuo istinto primordiale, quale di queste stanze sceglieresti?

Io ho scelto subito il Cappero, fiore edibile di una bellezza disarmante. L’eleganza della pianta del cappero, che si lascia cadere morbida sulle pareti rocciose ricoprendole con i suoi colori forti e decisi, si riversa tutta in questa stanza, i cui ambienti rimangono semplici ma ricchi di preziosi dettagli. L’arredo è di pregiata fattura, le curve del soffitto sono morbide e calde, rilucenti nelle loro tonalità ambrate. I tendaggi di puro lino, sui quali spicca un delizioso ricamo della pianta del cappero rigorosamente fatto a mano, le sculture in legno e il tufo in bellavista creano un ambiente rilassante ed energizzante al tempo stesso. L’energia che sprigionano gli elementi naturali essenziali è infatti tangibile, e contribuisce a fare di questo alloggio una vera e propria esperienza sensoriale perfetta per gli amanti della semplicità e della raffinatezza.

Cerchi un’ esperienza romantica? Allora sei da Rosmarino

Il Casale dispone infatti di una stanza dedicata al benessere, che prende il nome da una delle piante aromatiche più famose e diffuse nel Mediterraneo: il rosmarino. 

Parliamo di un vero e proprio appartamento deluxe, con ingresso indipendente, anch’esso realizzato in un’antica grotta di tufo. Un passo all’interno e vieni catapultato nella sua atmosfera di charme. Il pezzo forte di questo alloggio è la vasca idromassaggio, ricavata da un antico Palmento ( una vasca utilizzata in passato per la fermentazione del mosto ). Qui puoi rilassarti a lume di candela sorseggiando un vino tipico della zona. La stanza è corredata anche di un bagno turco in cui sciogliere le tensioni accumulate durante la settimana, lasciandoti coccolare dagli aromi deliziosi sprigionati dagli oli essenziali. 

Dove dormire a Ginosa. Albergo diffuso Il Casale

Le piccole luci a led e le candele sparse nella stanza ricreano una piccola costellazione, permettendoti di ritirarti in un atmosfera da Mille e una notte. Rosmarino è un alloggio perfetto anche per le famiglie, poichè dispone di un secondo letto sul piano rialzato. 

Servizi inclusi

Tutti gli alloggi dell’Albergo diffuso Il Casale dispongono di TV, WI FI gratuito, asciugacapelli, ciabatte da camera, riscaldamento o aria condizionata autonoma.

Inizia la giornata con una colazione tipica… con vista!

Il Casale dispone inoltre di una splendida terrazza in comune, rialzata sulla collina e incastonata nel vecchio centro storico. Un punto fotografico dal quale puoi avere una vista a 360° di tutta la gravina sottostante. La colazione viene servita qui, sotto il porticato profumato dalle piante aromatiche, dove puoi goderti il silenzio della mattina sorseggiando un buon caffè.

Dove dormire a Ginosa. Albergo diffuso Il Casale

La devozione verso il territorio si trasforma qui al Casale in deliziosi piatti da assaggiare, tra i quali non manca la frutta fresca di stagione tipica di queste zone. Fichi d’India, meloni bianchi, uva croccante e prugne selvatiche saziano la gola, la vista e l’olfatto. Non manca mai, sulla tavola imbandita di Mario, la focaccia pugliese o il pane prodotto nell’antico forno del borgo di Ginosa. Confetture home made, torte casarecce, bruschette al pomodoro e polpettine di pane fritte abbondano nei piatti, diffondendo nell’aria il profumo buono delle cose semplici e genuine. 

Perchè soggiornare presso l’Albergo diffuso Il Casale di Ginosa

L’Albergo diffuso Il Casale non è una struttura ricettiva come le altre. La sua peculiare posizione, l’accoglienza familiare, la conformazione degli alloggi e i servizi forniti dai proprietari regalano un’esperienza di soggiorno favolosa, ma anche la possibilità di vivere Ginosa in maniera autentica. La cura dei dettagli, la passione e la cortesia, l’ambientazione selvaggia smorzata dagli eleganti dettagli rendono questo albergo una vera chicca per gli intenditori del genere. L’Albergo diffuso Il Casale è il posto perfetto dove dormire a Ginosa, ideale per chi ama perdersi a passo lento in destinazioni insolite, immergendosi nel tessuto dei posti tra storia, architettura e tradizione. 

Trovi L’Albergo diffuso Il Casale in Via Bacco a Ginosa, in privincia di Taranto. 

Per informazioni e prenotazioni puoi chiamare i numeri +39 338 4535 719 | +39 099 829 3922o mandare una mail a: INFO@ALBERGODIFFUSOILCASALE.IT

Sei mai stato a Ginosa? E’ uno splendido paese della Puglia, situato in provincia di Taranto. La sua peculiare posizione, a 240 metri sopra il livello del mare, la rende una delle mete più pittoresche della regione. Si trova infatti incastonata nella Murgia tarantina, un’estesa porzione di territorio i cui confini sono indefiniti ma che si esendono tra la Puglia Centrale e la Basilicata orientale. Questa zona è caratterizzata da un altipiano carsico di origine tettonica e fa parte dal 2004 del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Ginosa, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Ginosa, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Ginosa è una delle cittadine più antiche della Puglia e la sua fondazione sembra datarsi attorni al 1500 avanti Cristo. Alcune tracce archeologiche però fanno presagire la presenza nella zona di insediamenti umani molto più antichi, risalenti addirittura al Neolitico. Forte è stata la presenza del popolo ellenico negli antichi territori di Ginosa, il cui nome infatti deriva dalla parola greca Genusia, vecchio nome dell’odierna Cnosso, capitale di Creta.

Il susseguirsi di numerose denominazioni ha lasciato segni indelebili non solo nell’architettura della zona, ma anche nelle tradizioni e nei costumi che ancora oggi sono in uso tra la popolazione locale. Romani, Goti, Bizantini, Saraceni e Normanni hanno contribuito a costruire e fortificare la storia e le usanze di Ginosa. Questo susseguirsi di invasioni straniere, in tempi antichissimi, ha portato la gente del posto a cercare rifugio nelle grotte naturali scavate nel tufo della gravina. Ed è da queste grotte che comincia il mio racconto..

Visita la Gravina di Ginosa

Scendere nella Gravina di Ginosa è un’esperienza emozionante e selvaggia. Il piccolo canyon, scavato nella roccia calcarenitica delle acque pluviali, circonda in un abbraccio tutto il centro abitato di Ginosa. I colori caldi della roccia, il fruscio del vento tra le piante tipiche della Macchia Mediterranea, l’odore forte dei fichi d’India maturi e il profumo delle piante aromatiche ti rapiscono, quasi con violenza, e ti avvolgono in un vortice di folli emozioni sensoriali, a tratti ingovernabili.

Scendi nei rioni Rivolta e Casale

Sono due i villaggi rupestri di Ginosa, e si dividono in rioni: Rivolta e Casale. Entrambi i siti naturali sono una preziosa testimonianza delle antiche tecniche costruttive ma anche un’importante fonte di informazione riguardante la primissima pianificazione urbana di questi territori. L’esempio più esplicito sta nella disposizione degli ingressi delle grotte.

Sono infatti rivolti verso il sud, in modo da permettere al sole di riscaldare gli interni in inverno. Il complesso urbanistico comprende un insieme di case grotta e chiese rupestri scavate interamente nella roccia, disposte su cinque piani collegati tra loro da rudimentali scalinate. Ipogei, cisterne, piccole nicchie arcaiche, giardini primitivi e forni rurali erano condivisi non solo tra gli uomini, ma anche con gli animali. Dove le gravine raggiungono la più naturale compostezza puoi ammirare i resti delle chiese rupestri, piccoli santuari sospesi nel tempo e preziosi musei di arte antica.

Scruta i palinsesti nelle Chiese Rupestri

La gravina protegge numerosi gioielli arcaici. Tra le sue rocce, oltre alle case grotta, trovi infatti anche le chiese rupestri, piccole grotte ipogee dedicate al culto dei santi locali. Sono molte le chiese dislocate lungo tutta la Murgia ma se ti trovi a Ginosa puoi visitare la chiesa di Santa Sofia, una delle sante più venerate della zona. Guardando i palinsesti, gli antichi pannelli devozionali realizzati con colori naturali, puoi provare ad immaginare la bellezza della chiesa nel periodo del suo massimo splendore. Purtroppo le calamità naturali e gli agenti atmosferici ne hanno cancellato piccoli pezzi o ridotto la qualità dei colori. Le chiese rupestri restano comunque una grande testimonianza della devozione delle popolazioni che hanno abitato la Murgia Tarantina. 

Ammira la Chiesa Matrice di Ginosa

La Chiesa Matrice fa capo a tutte le altre chiese di Ginosa e la sua costruzione risale al 1554. E’ opera di un presidio militare francese dell’epoca, ed è dedicata ad uno dei santi più importanti della Francia: San Martino da Tours. La linea architettonica della Chiesa Matrice è caratterizzata da una predominanza dello stile gotico, al quale si affianca lo stile rinascimentale in auge in quel periodo in Puglia. 

Un rosone da luce alla navata principale. Sotto di esso la figura di San Martino guerriero sembra scrutare gli avventori. Nella navata centrale puoi ben vedere l’altare maggiore, il pulpito e l’organo, tutti elementi appartenenti al periodo settecentesco. Tra le altre cappelle spicca per bellezza e maestosità il Cappellone, la parte più antica delle Chiesa Matrice. Al suo interno sono custodite diverse tracce di palinsesti, nonchè una tela della Vergine che tiene in braccio il Bambino mentre mantiene nell’altra mano la corona del Rosario. Per la perfezione dei tratti e per la bellezza dei colori, resta uno dei dipinti più importanti dell’intera regione. La Madonna del Rosario è inoltre la Santa Patrona della città di Ginosa.

Ginosa, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Ginosa. Passeggia nel borgo fantasma

Il piccolo borgo di Ginosa si arrampica sulla collina della Gravina, e appare al visitatore in tutta la sua aspra bellezza. Le casette di tufo e calcarenite si alternano ad antichi conventi e a vecchi palazzi nobiliari, tra i quali spicca per maestosità il Castello Normanno. Nato a scopo difensivo nell’anno Mille nella sua versione originale portava tre torri merlate, tra le quali passava un ponte levatoio. Sotto il dominio dei Doria invece alcuni elementi architettonici sono stati demoliti, trasformando il baluardo difensivo in un elegante palazzo nobiliare.

Passeggia sulla viuzza principale, che costeggia la gravina e i villaggi rupestri, e goditi il silenzio prorompente. Il vecchio borgo di Ginosa infatti è disabitato da anni poichè, a causa di una fortissima alluvione che ha devastato questi territori nel 2013, gli abitanti hanno dovuto lasciare le proprie case per prendere alloggio in residenze più sicure. L’eco del vento che si incanala nelle balaustre di pietra è l’unico suono che sentirai in questo tratto di strada.

Fai un’esperienza gastronomica da Casa Mama

Affacciato sulla gravina, con le sue porticine colorate e le tende mosse dal tiepido vento del sud, trovi Casa Mama: l’info point di Ginosa e di Ginosa Marina. Non è un semplice punto di informazioni ma una vera e propria casa, arredata con classe e ricca di dettagli tipici della regione, in cui a richiesta si tengono pranzi con prodotti tipici o Cooking Class. Isabella Bello, sua madre Rosa e suo figlio Francesco creano esperienze gastronomiche davvero pazzesche.

Puoi provare ad esempio a fare le orecchiette pugliesi secondo l’antica ricetta, impastando acqua e farina con le tue mani sotto lo sguardo attento della signora Rosa. Con maestria Rosa ti insegna a creare questi piccoli riccioli di pasta dorata facendoti seguire gli antichi movimenti delle massaie del posto. 

Ginosa, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

L’atmosfera rilassata, intima e accogliente di Casa Mama è incantevole. Il cibo fatto in casa, il profumo delle salse che ti solletica il naso, la vista pazzesca sulla Gravina di Ginosa e la passione di Isabella e della sua famiglia fanno di questo posto una tappa immancabile nella tua visita in Puglia. 

Visita l’Atelier dell’Inglese

Arriva poi in cima alla collina e raggiungi la città nuova. Qui, tra negozi di charme e vecchie botteghe artigiane, puoi passeggiare fino a raggiungere uno degli atelier più famosi d’Italia: L’Inglese. Angelo è un sarto di fama internazionale, originario di Ginosa, e ha vestito con le sue eleganti camicie Ministri, Principi e Reali di tutto il mondo. Una visita ai suoi laboratori per conoscere le varie fasi di produzioni dei suoi abiti è obbligatoria se ti trovi in quel di Ginosa. L’ arte sartoriale di Angelo l’Inglese è ormai nota in ogni parte del mondo e sono numerosi i personaggi illustri che fanno visita alla sua sartoria per poter comprare una sua creazione. 

Perchè visitare Ginosa

Ginosa è una perfetta fusione tra passato, presente e futuro. Le gravine risucchiano, tra ocra e verdone, il viaggiatore, che sprofonda in una dimensione fatta di storia antica, ingegneria arcaica e religiosità. Il vecchio borgo si staglia sulla collina come una bomboniera, baciato dal sole del giorno e battuto dal vento caldo di scirocco della sera. Il nuovo centro storico invece è un piccolo gioiello e si sviluppa in pianura, abbracciando tradizione e modernità. 

Prenotando esperienze presso Casa Mama inoltre puoi optare per diverse tipologie di visita. I local tour dell’Associazione sono pensati e strutturati per ogni tipologia di viaggiatore. Puoi spaziare tra Cooking Class, tour enogastronomici, passeggiate a cavallo e tante altre attività inclusive. Ogni attività esperenziale nasce dalla passione delle persone del posto per i propri territori, decisi a tramandare usi e costumi antichi non sottovalutando l’innovazione e modernità.

 

 

 

 

 

 

Sei pronto per intraprendere un entusiasmante blog tour ma non sai cosa mettere in valigia? Non preoccuparti, sono qui proprio per aiutarti! Con la mia checklist completa sarai in grado di viaggiare leggero senza trascurare nulla di importante. Pianificare cosa mettere in valigia per un blog tour può sembrare un compito arduo, ma con un po’ di organizzazione e la giusta guida sarai in grado di affrontare il viaggio con tranquillità. Dalla tecnologia all’abbigliamento, passando per gli accessori essenziali, in questo articolo trovi una lista dettagliata di tutto ciò di cui avrai bisogno. Viaggiare leggeri è fondamentale per garantire una migliore esperienza di viaggio. Con meno bagagli da trascinare, sarai più flessibile e in grado di muoverti agilmente da un luogo all’altro. Inoltre, potrai dedicarti completamente al tuo scopo principale: creare contenuti di qualità per il tuo blog. Quindi, non indugiare! Prepara la tua valigia con questa checklist completa e goditi al massimo il tuo blog tour.

Cosa mettere in valigia per un blog tour

Viaggiare leggero durante un blog tour offre numerosi vantaggi. Innanzitutto, ti permette di muoverti con maggiore agilità e flessibilità. Non dovrai trascinare valigie pesanti o ingombranti da un luogo all’altro, il che rende gli spostamenti più facili e meno stressanti.

Inoltre, viaggiare leggero ti consente di risparmiare tempo e denaro. Non dovrai pagare per il trasporto di bagagli extra o per superare i limiti di peso delle compagnie aeree. Inoltre, sarai in grado di accedere facilmente ai mezzi pubblici e risparmiare sui costi dei taxi o dei trasferimenti privati. Un bagaglio poco ingombrante inoltre ti permette di concentrarti meglio sul tuo lavoro. Avrai meno distrazioni e sarai in grado di dedicare più tempo e attenzione alla creazione di contenuti di qualità per il tuo blog. Inoltre, non dovrai preoccuparti di smarrimenti o furti dei tuoi bagagli, poiché avrai tutto sotto controllo.

Cosa mettere in valigia se devi partecipare ad un travel blog tour

Prepara la valigia con articoli da toilette e per l’igiene personale

Quando prepari la tua valigia per un blog tour, è importante ricordare di includere tutti i prodotti per la cura personale di cui potresti aver bisogno durante il viaggio. Ecco alcuni elementi essenziali da considerare:

1. Prodotti per l’igiene personale – Dentifricio, spazzolino da denti, sapone, shampoo, balsamo, lozione per il corpo, deodorante, ecc. Assicurati di scegliere formati da viaggio per risparmiare spazio. In commercio ormai trovi ogni cream possibile in formato pocket.

2. Asciugamani – Se hai bisogno di asciugamani personali opta per quelli in microfibra, che sono leggeri e asciugano rapidamente.

3. Prodotti per la cura della pelle – Crema idratante, crema solare ( importante anche in inverno!), burro cacao, anti zanzare, ecc. Proteggi la tua pelle durante il viaggio.

Attenzione!

Ricorda di controllare le regole sul trasporto di liquidi nella tua compagnia aerea e di imballare i prodotti in un sacchetto trasparente sigillato per facilitare i controlli di sicurezza.

Cosa mettere in valigia se devi partecipare a un blog tour

Quando si tratta di abbigliamento consono per un educational tour, è importante essere pronti per qualsiasi situazione senza sovraccaricarsi di bagagli. Ecco una lista degli elementi essenziali da considerare:

1. Abiti versatili – Opta per capi che possono essere facilmente abbinati tra loro e che si adattano a diverse occasioni. Ad esempio, un paio di pantaloni neri, una camicia bianca e un blazer possono essere combinati in molti modi diversi.

2. Scarpe comode – Assicurati di avere almeno un paio di scarpe comode per camminare a lungo senza affaticarti. Sneakers o scarpe da trekking leggere possono essere una scelta ideale. Porta sempre con te un paio di scarpe in goretex. Pioggia, torrenti o terreni bagnati sono sempre dietro l’angolo. 

3. Giacca o maglione leggero – Anche se viaggi in alta stagione è sempre consigliabile avere un capo extra per affrontare improvvisi cambiamenti di temperatura. 

4- Impermeabile – In caso di pioggia o nebbia è sempre meglio indossare un impermeabile, piuttosto che tenere in mano l’ombrello. Procuratene uno oppure opta per i set di impermeabili usa e getta. Sono piccoli e leggeri, perfetti per stare in valigia.

Imballa solo ciò di cui hai veramente bisogno e fai attenzione a non esagerare con gli abiti. Ricorda che puoi sempre fare il bucato durante il tuo viaggio di lavoro approfittando delle lavanderie a gettoni, di quelle degli hotel o portando con te un po di sapone neutro per i panni. 

Cosa mettere in valigia se devi partecipare ad un travel blog tour

Quali attrezzature portare per un blog tour?

La tecnologia è un elemento essenziale per un blog tour di successo. Ecco alcuni elementi che dovresti considerare di includere nella tua lista di essenziali da viaggio:

1. Laptop o tablet – Avrai sicuramente bisogno di un dispositivo su cui lavorare e scrivere i tuoi contenuti. Assicurati di avere tutti i cavi e gli accessori necessari per ricaricarli in ogni momento.

2. Fotocamera o smartphone con una buona qualità fotografica – Le immagini di alta qualità sono un elemento importante per un blog tour. Assicurati di avere una fotocamera o uno smartphone con una buona risoluzione fotografica per catturare al meglio i momenti del tuo viaggio. 

3. Caricabatterie portatile – Durante un blog tour potresti non sempre avere accesso a prese elettriche. Un caricabatterie portatile ti permetterà di mantenere i tuoi dispositivi sempre carichi e disponibili. 

Ricorda di assicurarti che i tuoi dispositivi siano ben protetti durante il viaggio. Utilizza custodie o borse imbottite per evitare danni accidentali!

Cosa mettere in valigia per un blog tour

Organizza i documenti di viaggio e le pratiche burocratiche

Durante un blog tour è fondamentale avere tutti i documenti di viaggio e la documentazione necessaria facilmente accessibile. Ecco alcuni suggerimenti per organizzare tutto:

1. Passaporto e visti – Assicurati di avere il passaporto valido per almeno sei mesi dopo la data di ritorno prevista. Controlla anche i requisiti di visto per ogni paese che visiterai durante il blog tour.

2. Biglietti aerei e informazioni sul trasporto – Tieni tutti i tuoi biglietti aerei, informazioni sul trasporto pubblico o prenotazioni di noleggio auto in un unico posto. Utilizza una busta o un porta documenti per tenerli al sicuro.

3. Programma del blog tour – Stampa una copia del programma del blog tour, che includa tutte le date, gli orari e i luoghi delle attività pianificate. In questo modo, avrai sempre a portata di mano tutte le informazioni necessarie.

Organizza i tuoi documenti in modo logico e conservali in una borsa o in una tasca facilmente accessibile.

Spuntini e cibo per il viaggio

Durante il tuo blog tour potresti trovarti in situazioni in cui non hai accesso immediato a cibo o ristoranti. È sempre una buona idea avere alcuni snack con te per affrontare queste situazioni. Ecco alcuni suggerimenti su cosa includere nel tuo zaino:

1. Barrette energetiche o proteiche – Le barrette sono facili da trasportare e possono essere una fonte rapida di energia quando sei in movimento.

2. Frutta secca o fresca – La frutta secca o fresca è leggera e può essere un’alternativa salutare agli snack confezionati.

3. Borraccia termica – Mantieniti idratato durante il viaggio con una borraccia termica. Puoi riempirla ogni volta che hai accesso a una fonte di acqua potabile.

Ricorda di controllare le regole e i regolamenti relativi all’importazione di cibo nei paesi che visiterai durante il blog tour.

Cosa mettere in valigia per un blog tour

Oltre agli elementi essenziali menzionati in precedenza, ci sono alcuni altri oggetti che potrebbero essere utili durante un blog tour. Ecco alcuni suggerimenti:

1. Adattatore di corrente universale – Se viaggi in paesi con prese diverse un adattatore di corrente universale ti permetterà di utilizzare i tuoi dispositivi elettronici senza problemi.

2. Blocco note e penne – Prendi appunti durante il tuo blog tour e annota idee o ispirazioni che potrebbero venirti in mente. 

3. Kit di pronto soccorso – Porta con te un piccolo kit di pronto soccorso contenente cerotti, medicazioni, antidolorifici e altri farmaci che potrebbero essere necessari in caso di emergenza.

Assicurati di personalizzare la lista in base alle tue esigenze specifiche e alla destinazione del tuo blog tour.

Consigli finali per un blog tour di successo

Prepararsi per un blog tour richiede tempo e pianificazione, ma con la mia checklist completa sarai in grado di affrontare il viaggio con tranquillità. Ricorda di viaggiare leggero, portando con te solo ciò di cui hai veramente bisogno e di prestare attenzione all’organizzazione dei tuoi documenti di viaggio.

Durante il blog tour ricorda di goderti l’esperienza e di concentrarti sulla creazione di contenuti di qualità per il tuo blog. Sfrutta al massimo ogni luogo che visiti e cattura i momenti speciali con la tua fotocamera.

Con questa checklist completa, sarai pronto per un blog tour di successo! Non vediamo l’ora di leggere i tuoi entusiasmanti resoconti di viaggio sul tuo blog.

Hai mai assaggiato il pane di Matera? La sua forma particolare e la sua morbida mollica rivestita da una crosta croccante lo hanno reso famoso nel mondo della gastronomia, in Italia e all’estero. Da sempre eccellenza culinaria della città dei Sassi, il pane di Matera rappresenta in modo egregio i territori della Basilicata, racchiudendone tutte le essenze in un impasto fatto con l’acqua pura delle sorgenti locali e con grano autoctono di qualità.

Il Pane di Matera

Il pane è sempre stato alla base dell’alimentazione del territorio lucano. La sua produzione continua ancora oggi ad essere un vero e proprio rituale, suddiviso in più fasi di lavorazione. L’ingrediente fondamentale per avere un pane dal cuore morbido e dalla crosta croccante è sempre stato il lievito. Il pane di Matera è prodotto tuttora solo con lievito madre. Anticamente l’impasto era posto a lievitare in un grande contenitore di argilla. Una volta formate le pagnotte poi, queste erano portate presso il forno del paese. A quei tempi infatti c’era un unico punto di cottura a disposizione di tutti gli abitanti. Per riconoscere dunque il proprio pane nel grande forno condiviso le massaie solevano marchiare le pagnotte con un timbro di legno, incidendo le iniziali della famiglia. 

La produzione del pane era un rito per gli abitanti di Matera ed era un momento di aggregazione e condivisione. Proprio per la sua importanza nella vita socio economica del paese il pane era addirittura benedetto con tre tagli, a rappresentare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, prima di essere messo nei forni. Un modo di onorare i prodotti della terra e di benedire il cibo che dava sostentamento all’intera comunità. Ancora oggi trovi sul pane di Matera il taglio a croce, che ne è diventato il suo simbolo distintivo. 

Il processo di produzione

E’ il metodo di produzione che, oltre all’uso del lievito madre, rende il pane di Matera un prodotto IGT, rinomato nell’ambito della gastronomia nazionale. L’impasto è prodotto solo con ingredienti autoctoni, come la semola di grano duro interamente coltivata nei territori della provincia. Il lievito madre è fondamentale per la buona riuscita delle pagnotte. Si ottiene facendo fermentare la semola con frutta fresca matura, come uva o fichi. Si lascia macerare in acqua e si impasta spesso, in modo da ottenere un composto omogeneo e sempre attivo. Farina, acqua, lievito e sale sono quindi messi nell’impastatrice, lavorati e poi lasciati lievitare.

Si procede poi a formare le pagnotte, che variano da un minimo di 600 grammi ad un massimo di 10 chili. Una volta formate, le pagnotte sono nuovamente poste a lievitare in contenitori ben coperti. A questo punto si da al pane la caratteristica forma a cornetto. Quindi la parte alta viene marchiata con un timbro a pressione che riproduce le lettere MT, a significare Matera.

La cottura del pane di Matera

Una volta pronte le pagnotte si procede a infornare il tutto in forni a legna, con una variazione di cottura per le diverse pezzature di pane. Una forma da mezzo chilo ad esempio cuoce in circa un’ora. Il pane, lavorato e cucinato con questa precisa metodologia, è quindi caratterizzato da una crosta croccante di colore scuro e una mollica morbida e ben alveolata. Il pane di Matera può durare fino a due settimane, se ben conservato. 

Altri prodotti da forno tipici di Matera

A Matera poi, oltre al pane tipico, puoi assaggiare diversi prodotti da forno derivanti sempre dallo stesso impasto lievitato. Uno di questi è il Ricco d’olio, una larga e spessa focaccia che si ottiene passando i residui della lievitazione nello zucchero semolato. Dorata in superficie e sofficissima all’interno ha l’odore simile a quello del pane, da cui differisce però dalla grande quantità d’olio e di zucchero di cui è intrisa. Altro prodotto della tradizione gastronomica materana è il ficcilatello, una specie di tarallo che si usa mangiare alla vigilia della festa dell’Immacolata. In passato, durante questa speciale vigilia, le famiglie devote digiunavano a pranzo e si concedevano a cena solo il ficcilatello, questo tarallo profumato con i semi di finocchietto selvatico.

La focaccia, il gusto indescrivibile della tradizione

A Matera poi devi assolutamente provare la focaccia, preparata con diversi condimenti ma sempre super morbida all’interno. L’impasto è sempre a base di acqua, lievito madre e farina di semola. Spesso ha la forma a ciambella e la sua particolarità è che puoi mangiarla anche passeggiando, poichè è la regina dello street food lucano. Servita anche come base per l’aperitivo la focaccia materana è condita con pomodoro, olio e origano. Ingredienti semplici della tradizione contadina che danno vita ad un prodotto genuino e gustoso. 

Il pane di Matera e i prodotti tipici da forno del territorio lucano
Nella sua versione tradizionale, la tipica focaccia materana è farcita con i pomodorini. A questa versione base, nel corso dei decenni si sono aggiunte diverse varianti: ad esempio con le patate, con il pelato o con rape e peperone crusco.

I dolci da forno delle festività

Tipiche produzioni di Matera sono anche le strazzate, dolci della tradizione natalizia lucana, fatte di farina, mandorle, zucchero e uova, morbide dentro e croccanti all’esterno. Sempre rimanendo in tema di festività, nel periodo pasquale a Matera si preparano le pannarelle, biscotti a forma di pupa, di gallina o di cestino che esibiscono nel centro un uovo, simbolo di resurrezione e di fertilità. 

Perchè assaggiare il pane di Matera

Dopo un attento esame del ciclo di produzione e lavorazione il pane di Matera ottiene nel 2008 il marchio IGP dalla Comunità Europea. Oggi puoi trovare questo morbido pane in diversi punti vendita della penisola, ma assaggiarlo caldo nella città in cui è prodotto ha sempre un suo perchè. A Matera c’è addirittura un Consorzio di Tutela composto da quattro panifici storici locali, considerati tra i migliori panificatori d’Italia. La sua particolare forma a cornetto e i suoi colori, che molto ricordano le tonalità calde della Murgia Materana, la cottura a legna e gli ingredienti genuini ne fanno un prodotto unico ed inimitabile. Un vanto per il patrimonio alimentare della regione Basilicata e dell’Italia intera.


Ringrazio il Panificio Perrone di Matera per l’ospitalità.

Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano! E per berlo dove è stato creato, tra profumi originari e sapori fermi nel tempo, devi andare a Pisticci, piccolo borgo della Basilicata in provincia di Matera. In questo paese immerso nei calanchi trovi infatti la fabbrica museo dell’Amaro Lucano. Una piccola oasi dedicata alle origini e alla sublimazione di questo prodotto, punta di diamante della regione e dell’Italia intera. 

 

Amaro lucano

Fai un viaggio multisensoriale nell’area museale di Essenza Lucano

La sede di Essenza Lucano di Pisticci viene inaugurata nel 2019. Lo scopo? Ricreare all’interno di uno spazio museale diverse aree dedicate alla storia del marchio Amaro Lucano. Qui puoi fare infatti un vero e proprio viaggio nella storia della produzione dell’Amaro e puoi farlo attraversando cinque aree tematiche che ne ricostruiscono la nascita, la produzione e l’espansione, passando dalle antiche tradizioni dell’azienda fino ad arrivare alle nuova gestione produttiva tra nuove e moderne tecnologie.

Conosci la storia dell’Amaro Lucano?

L’Amaro Lucano ha una storia incredibile da raccontare, una storia fatta di piante aromatiche e di antiche tradizioni rurali che inizia nel 1984 ed arriva fino ai giorni nostri, in un crescendo di successi e popolarità. Il Lucano nasce grazie a Pasquale Vena, pasticcere di una bottega di Pisticci, vicino Matera. Nel cercare di creare un liquore con note equilibrate che andasse a bagnare le sue deliziose preparazioni dolciarie, è riuscito ad ottenere una miscela di erbe ( ben 30!) dal gusto particolare, deciso e aromatico, ideale da degustare a fine pasto per aiutare la digestione. Nasce così l’Amaro Lucano, un pregiato liquore che ottiene subito un successo inaspettato.

La sua fama supera infatti i confini regionali e raggiunge con il suo sapore intenso i consumatori dell’intera nazione, arrivando persino nella Casa Reale dei Savoia. Tale diventa il rapporto di stima tra Pasquale Vena e il regnante sabaudo, che quest’ultimo decide di insignirlo con il titolo di Cavaliere. 

Amaro Lucano. Quando uno slogan diventa virale

Durante il secondo conflitto mondiale la produzione dell’Amaro Lucano subisce un’arresto, dovuto principalmente alla carenza di materie prime. Negli anni ’50 però, grazie al lavoro di Giuseppe e Leonardo, figli del Cavalier Vena, il piccolo laboratorio di Pisticci diventa una vera e propria azienda. Questa produzione a livello industriale inoltre permette alla famiglia Vena di registrare il brevetto dell’Amaro Lucano presso la Camera di Commercio. La bottiglia del liquore esibisce già la famosa etichetta che raffigura la pacchiana, la contadina lucana, e un’aquila che regge una fascia su cui è scritto “Lavoro e Onestà”, due parole chiave molto care alla famiglia Vena che hanno portato al successo questo prodotto distintivo della Basilicata.

Con l’avvento della pubblicità sui nuovi mezzi di comunicazione come radio e tv, la visibilità dell’Amaro Lucano aumenta a livelli esponenziali. Grazie infatti ad un’importante campagna di comunicazione fortemente voluta dai due fratelli Vena la fama del liquore arriva anche oltreoceano, con uno slogan che ancora oggi rappresenta l’Amaro Lucano in ogni parte del mondo: “Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano!” 

Passeggia nelle aree tematiche di Essenza Lucano

Per rivivere la storia dell’Amaro Lucano, partendo dalle sue radici fino ad arrivare alle sperimentazioni odierne, percorri le aree tematiche di Essenza Lucano. Parti dal giardino esterno e fai una passeggiata sensoriale tra le 30 erbe aromatiche usate nell’amaro. Qui puoi annusare le essenze e ammirarne forme e colori, in un tripudio di profumazioni tipicamente mediterranee. Poi entra nell’area interattiva e lasciati travolgere dai racconti dei personaggi virtuali. Ripercorrono la storia dell’azienda, accompagnandoti in un percorso multisensoriale che passa tra macchinari antichi, usi e costumi regionali, essenze aromatiche e progetti futuri. 

Scopri la ricetta segreta di Amaro Lucano

Il gusto di Amaro Lucano è ancora oggi fedele alla versione del 1894. L’accurata selezione di erbe aromatiche pregiate è racchiusa in una ricetta segreta, accessibile solo alla famiglia Vena. Sono erbe officinali provenienti da diverse zone del mondo, selezionate ed essiccate naturalmente per poi essere lavorate fino a creare l’equilibrio aromatico perfetto che ancora oggi contraddistingue l’Amaro Lucano. Assenzio, salvia, achillea, sambuco e arancia amara sono solo alcune delle preziose erbe che vanno a comporre questa deliziosa miscela. Vengono essiccate e immerse in soluzioni idroalcoliche, per poi essere sottoposte a infusione a 55° per una notte intera. Le erbe sono poi pressate a caldo con i torchi, fino ad ottenere gli infusi che saranno mescolati tra loro per creare un estratto.

A questo punto della lavorazione entra in scena il detentore della ricetta originale ereditata dal Cavalier Vena, che aggiunge gli ingredienti segreti utili a dare vita all’Amaro Lucano. Compito che oggi spetta al nipote del Cavaliere, l’omonimo Pasquale Vena. L’estratto è controllato in laboratorio dove matura per cinque mesi. Solo dopo la maturazione l’estratto viene miscelato ad alcool puro, oli essenziali, zucchero, caramello e acqua per dar vita all’inimitabile Amaro Lucano. 

Fermati al bar per degustare cocktails a base di Amaro Lucano

Lo spazio espositivo di Essenza Lucano comprende anche un bar e una bottega dove poter acquistare prodotti del brand Amaro Lucano. Trovi simpatiche idee regalo e pack originali contenenti prodotti esclusivi del marchio. Nella bottega puoi acquistare persino cosmetici, ideali sia per il corpo che per la cura del viso. Insomma un’area espositiva a tutto tondo dove la priorità è la soddisfazione del cliente. 

Nel Bar Essenza poi puoi usufruire dei servizi di caffetteria e degustare deliziosi cocktails, tutti rigorosamente preparati con una base di Amaro Lucano o con prodotti del brand, come la Limoncetta e la Sambuca Lucano. Si, perchè oltre a produrre l’inconfondibile Amaro l’azienda è riuscita a lanciare sul mercato anche altre tipologie di liquori, sempre made in Basilicata. La Limoncetta ad esempio, ottenuta dalla fermentazione di scorze di limoni di Sorrento IGP, è ottima da bere fredda oppure per dare una marcia in più a macedonie e dessert. 

Perchè visitare Essenza Lucano a Pisticci

Essenza Lucano è un grande spazio espositivo dedicato non solo agli amanti dell’Amaro ma a chiunque voglia conoscere la storia e le peculiarità dalla regione Basilicata. Una visita all’area museale ti porta a scoprire il territorio della regione e ti permette di conoscere uno dei suoi prodotti di maggior successo attraverso una stimolante passeggiata tra le specie botaniche utilizzate per la miscela dell’Amaro Lucano e la metodologia di produzione dello stesso. E’ un posto perfetto anche per le famiglie con bambini poichè la visita guidata ti permette di fare un viaggio sensoriale nella storia del brand con parole semplici e discorsi coinvolgenti. Divertente poi la parte interattiva, dove è possibile relazionarsi virtualmente con i personaggi storici del marchio. L’accoglienza dello staff e la disponibilità dell’azienda sono il non plus ultra della visita da Essenza Lucano, meta da tenere in considerazione durante un viaggio di scoperta della regione Basilicata. 

Trovi Essenza Lucano in Viale Cv. Pasquale Vena a Pisticci Scalo, in provincia di Matera
Per informazioni e prenotazioni puoi chiamare il numero +39 0835469207 o mandare una mail ainfo@essenzalucano.it


Ho avuto modo di esplorare i meravigliosi territori della regione basilicata e di Essenza Lucano con il blog tour Basilicata Esperenziale organizzato da Martulli Viaggi e I viaggi del Milione grazie al bando Parti Basilicata di Basilicata Turistica e con il patrocinio gratuito ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo Italia.it

 

Sai che a Matera c’è uno dei percorsi di trekking più pittoreschi della Basilicata? Parte proprio dai suoi Sassi e si dirama nella Gravina, un canyon percorso dall’omonimo torrente, sviluppandosi su un costone calcareo che ti porta nel Parco Nazionale della Murgia e delle Chiese Rupestri. Un sentiero che ti proietta in un ecosistema straordinario, tra piantine aromatiche spontanee e delicati fiori di zafferano, immerso nei colori caldi della pietra calcarenitica e tra i suoi numerosi residui fossili.

Trekking a Matera

Scendi nella Gravina 

Inizia il tuo percorso di trekking a Matera partendo da Piazza Pistola, lasciando il Sasso Caveoso alle tue spalle. Discendi nel canyon attraversato dal torrente Gravina, e segui il percorso che porta a valle, tra arbusti aromatici e deliziosi profumi di sottobosco. Raggiungi e costeggia il torrente, assaporando l’aria salmastra e ammirando la trasparenza dell’acqua, che espande il suono del suo scorrere nel canyon come una dolce melodia. Concentrati sulle tonalità calde delle pareti rocciose. Un’ocra avvolgente, tendente all’oro, che regala a questo luogo un fascino quasi surreale. Poi dirigiti verso il ponte tibetano e prova a raggiungere il lato opposto della Gravina. 

Attraversa il ponte tibetano

Inaugurato nel 2015 il ponte tibetano sul canyon della Gravina è una delle attrazioni più ambite di Matera. E’ di semplice percorrenza ed è adatto anche alle persone meno esperte. Mette in comunicazione i Sassi con le Murge facendoti passare dal contesto urbano ad un’ambiente più selvaggio, facilmente paragonabile per colori e conformazione ad un paesaggio preistorico. Una volta imboccato il ponte raggiungi la parte opposta e comincia a percorrere il sentiero che, in salita, ti porterà nel meraviglioso Parco della Murgia Materana e delle Chiese Rupestri. 

Trekking a Matera. Dai Sassi alla Murgia.

Cammina nella storia millenaria del Parco della Murgia Materana

Il sentiero che si dirama sul versante della Murgia è una testimonianza di come la zona fosse anticamente popolata da piccoli nuclei abitativi, prevalentemente composti da pastori. Un susseguirsi di grotte naturali, cisterne e chiese rupestri che lascia l’avventore senza fiato per la sua naturale bellezza. Il parco si estende per 8.000 ettari e racchiude tutta la storia e l’architettura primordiale del territorio lucano. Numerosi sono i reperti fossili che puoi vedere e addirittura trovare durante il percorso. Sono la più grande testimonianza dell’evoluzione geologica di questa enorme area che, circa 80 milioni di anni fa, era un bacino marino. Le rocce sono infatti di origine sedimentaria e sono classificate come calcarenitiche.

Visita le Chiese Rupestri

I primi, piccoli insediamenti umani della Murgia erano prevalentemente composti da pastori e mandriani. Tracce del loro passaggio sono tangibili nelle antiche cisterne per lo stoccaggio dell’acqua, nelle piccole case grotta e nelle suggestive Chiese Rupestri. Queste ultime sono disseminate lungo tutto il percorso. Alcune sono scavate in luoghi adesso quasi inaccessibili ma le Chiese Rupestri visitabili sono davvero un incanto. Gli interni sono infatti impreziositi da meravigliosi affreschi che, nonostante il tempo trascorso, sono ancora ben visibili.

Molto particolare, anche se chiusa da una grata in acciaio, è la Chiesa Rupestre di Sant’Agnese, sulla Murgia Timone. E’ completamente scavata nella roccia e vanta due piccoli ambienti separati da un arco. Sul muro frontale puoi ben vedere l’affresco che raffigura l’effigie della sante che sovrasta un’altare scolpito e modellato nella roccia. All’esterno trovi un esempio di cisterna per la raccolta dell’acqua e poco distanti alcune grotte naturali che un tempo erano usate come ricovero per gli animali. 

Affacciati dal Belvedere di Murgia Timone

Da una di queste grotte, la più grande e capiente, puoi avere una vista pazzesca di Matera dall’alto. Si trova poco distante la Chiesa Rupestre di Sant’Agnese ed è un meraviglioso punto di sosta. Al suo interno trovi numerosi reperti fossili e un bel fresco ristoratore, e puoi riposarti ammirando i Sassi di Matera da una prospettiva davvero insolita. La città si espande di fronte a te in tutto il suo splendore e, da questa angolazione, il paesaggio diventa ancora più pittoresco. Uno scorcio fotografico pazzesco che ti ripaga delle fatiche fatte durante il percorso. 

Trekking a Matera. Dai Sassi alla Murgia
Da questa grotta puoi avere una vista pazzesca su tutta Matera. La città dei sassi Si erge sul canyon della Gravina e ti avvolge nel suo folgorante splendore.

Poco più in alto, sull’altipiano della Murgia Timone, trovi uno scenario che lascia davvero senza fiato. Per la sua naturale bellezza e per l’atmosfera altamente suggestiva, questo punto è uno dei più emozionanti di Matera a livello visivo. Proprio per il suo particolare affaccio sui Sassi e per la forte somiglianza al Monte Golgota, il regista Mel Gibson lo ha scelto come location per una delle scene più crude e famose del film ” La passione di Cristo”. Sullo sfondo di questa scena iconica della cinematografia internazionale si può ben vedere la città dei Sassi, vicinissima per somiglianza strutturale a Gerusalemme. Numerose sono inoltre le pellicole girate a Matera, come Cristo si è fermato a Eboli e l’ultimo 007, No time to die, con Daniel Graig. 

Trekking a Matera. Dai Sassi alla Murgia
Uno degli scorci più suggestivi ed emozionanti della Murgia Timone. Una volta raggiunto l’altopiano non puoi fare a meno di emozionarti guardando il paesaggio che ti si apre di fronte.

Consigli utili alla visita

Fare trekking a Matera è un insolito modo di scoprirne la parte più selvaggia. Nonostante sembri facile da affrontare affacciandosi dal punto di partenza, la passeggiata che porta fino alla Murgia risulta essere abbastanza impegnativa. Occorre tempo, più o meno un paio d’ore, e soprattutto un abbigliamento consono. Usa scarpe da trekking e abiti comodi, munisciti di uno zaino e di una borraccia con acqua. Porta con te qualche snack proteico e un cappellino per ripararti dal sole, se esplori la zona in estate. In inverno munisciti di giacca a vento. 

Perchè fare trekking a Matera

Se ti trovi a Matera e vuoi scoprire la sua parte più selvaggia prova a percorrere il percorso che, dai Sassi, ti porta fino alla Murgia. Un susseguirsi di paesaggi pazzeschi e di profumi autentici, in cui puoi immergerti nella storia millenaria di questi territori. Non solo natura allo stato brado quindi, ma anche scorci paesaggistici che ti tolgono il fiato e costruzioni antiche che ti portano indietro nel tempo, catapultandoti in una dimensione unica al mondo. La passeggiata di trekking dai Sassi alla Murgia è il completamento della tua visita a Matera e ti permette di scoprirne ogni peculiarità, permettendoti di fare un viaggio a 360° nella sua più autentica realtà. 

 

Uno dei borghi più pittoreschi della Basilicata è Sant’Angelo Le Fratte, famoso per i bellissimi murales che rallegrano il suo centro storico. Il paese è un piccolo gioiello della Valle del Melandro ed è immerso nella natura meravigliosa degli appennini lucani. Distrutto dal sisma del 1980 che ha colpito tutta la regione dell’Irpinia, ultimamente è riuscito a tornare al suo antico splendore anche grazie a queste riproduzioni artistiche che ne abbelliscono le case e le strade conferendogli un’intrigante conformazione urbana. 

Sant’Angelo le Fratte

Vai alla scoperta dei murales del borgo

Sant’Angelo le Fratte è ormai noto come il paese dei murales. Ne trovi oltre 150 che vanno ad abbellire le case, le strade ed i vicoli del paese. Sono stati realizzati da artisti esperti a partire dal 1997 e raccontano, come libri ben strutturati, la storia e le tradizioni del borgo. Ogni angolo è impreziosito da autentici disegni, colorati e molto pittoreschi, che spiccano per la perfezione dei dettagli. Passeggiando per le stradine del borgo inoltre, tra case di pietra e balconi fioriti, potrai incontrare anche delle bellissime statue di bronzo e marmo. Sono riproduzioni a grandezza naturale di scene di vita popolare, attuale e del passato. Un grande progetto artistico che va ad integrarsi a quello dei murales e ne enfatizza la peculiarità, rendendo Sant’angelo le Fratte un vero e proprio museo a cielo aperto.

Sant'Angelo le Fratte. 5 cose da vedere nel borgo dei murales della Basilicata
Ogni murale di Sant’Angelo le Fratte è una vera e propria opera d’arte che va ad impreziosire questo enorme museo a cielo aperto.

Sant’Angelo Le Fratte. Scatta una foto davanti al palazzo azzurro

Uno dei palazzi più belli di Sant’Angelo le Fratte porta dipinti sulla facciata principale fiabeschi personaggi femminili. Lo sfondo azzurro, impreziosito da porte e finestre blu e dalla pietra viva, crea un effetto visivo davvero molto particolare catapultandoti in un’atmosfera romantica ed incantata. Da ogni angolazione è possibile scattare bellissime foto. Lo trovi un Rue dei Fiori, imboccando uno scenografico arco in pietra.
Sant'Angelo le Fratte. 5 cose da vedere nel borgo dei murales della Basilicata
Uno dei murales più belli del borgo di Sant’Angelo le Fratte si trova in Rue dei Fiori e rappresenta romantiche ragazze che sembrano popolare un bosco di favole.

Fai il percorso delle cantine

Il borgo di Sant’Angelo le Fratte ha un legame fortissimo con la tradizione vinicola della zona e nel centro storico trovi l’espressione per eccellenza di questa passione: le cantine. Sono costruzioni ricavate nella roccia viva del monte Carpineto e, vista la loro temperatura perfetta, sono usate per la conservazione del vino ma anche di salumi e formaggi tipici prodotti in loco. Puoi scoprirle attraverso un percorso ad hoc che comprende circa 100 cantine e che porta, per concludere in bellezza, ad un punto panoramico che affaccia su tutta la Valle del Melandro. 

Visita la Pinacoteca Civica

Il Municipio di Sant’Angelo le Fratte ha sede in una dimora storica regalata al comune dalla famiglia Galasso, risalente al diciannovesimo secolo. All’interno del Municipio trovi la meravigliosa Pinacoteca Civica, intitolata a “Michele Antonio Saverio Cancro”, famoso artista di Sant’Angelo, che raccoglie al suo interno ben 243 opere delle 1600 da lui realizzate. La maggior parte di esse sono ritratti fatti ad ogni singolo abitante del borgo e le trovi esposte all’ultimo piano dell’edificio, quest’ultimo ricostruito dopo il terremoto dell’80 integrando parte della vecchia struttura in pietra ad un’architettura moderna che ben valorizza gli scorci storici del sito. 

Sant'Angelo le Fratte. 5 cose da vedere nel borgo dei murales della Basilicata
L’edificio che ospita la Pinacoteca Civica di Sant’Angelo le Fratte è stato ristrutturato in chiave moderna dopo il terremoto del 1980, sui resti del vecchio edificio pre-esistente.

Samt’Angelo Le Fratte. Cena dallo Chef Narrante

Se ti trovi a Sant’Angelo le Fratte devi assolutamente fermarti a pranzo o a cena da Emilio Pompeo, famoso Chef Narrante. Assaggiando i suoi piatti puoi fare un vero viaggio sensoriale nella cucina della tradizione lucana, rivisitata in maniera sorprendente. La cucina di Emilio è racconto. Così come le sue narrazioni incantano il cliente durante il convivio, altrettanto il cliente rimarrà stupito dalla bontà dei suoi piatti. 

Trovi la Puteja in Via Umberto I

Perchè visitare Sant’Angelo le Fratte

Una visita a Sant’Angelo le Fratte apre il cuore alle emozioni incantandoti con le sue antiche tradizioni che ben si integrano alle recenti innovazioni. Il centro storico è così pittoresco da farti stare perennemente a testa in su, alla ricerca dei disegni sparsi sui muri, sulle facciate, nei vicoli, sulle scalinate. Il sindaco della città, Michele Laurino, ha riportato all’antico splendore questo borgo della Basilicata dedicandosi completamente alla sua valorizzazione. L’amore per la sua terra traspare in ogni angolo del centro storico, nella cura dei dettagli, nella realizzazione di opere pubbliche di grande valenza sociale.

Sant'Angelo le Fratte. 5 cose da vedere nel borgo dei murales della Basilicata

Una sosta a Sant’Angelo le Fratte è un tuffo nella Basilicata più verace, alla scoperta delle peculiarità di questi territori aspri e selvaggi ingentiliti dalla mano dell’uomo, che per una volta non è stata distruttrice ma fortemente edificante, ponendo basi solide per un’eccellente vivibilità e aprendo queste realtà ad un sano turismo di qualità. 

 

 

Grazie a Gaetavventura, il primo blog tour della città di Gaeta, abbiamo avuto modo di visitare con le blogger protagoniste dell’evento i Bastioni La Favorita. Con le nostre preziose guide dell’Associazione I Tesori dell’Arte, Lino e Maurizio, siamo andate alla scoperta di questo magnifico edificio, completamente restaurato da pochi anni e iscritto alla rete delle Dimore Storiche del Lazio. 

I Bastioni La Favorita a Gaeta

La Batteria La Favorita faceva parte delle roccaforti che dovevano impedire alle artiglierie nemiche di attaccare dall’alto il borgo di Gaeta e il suo castello. Fu re Ferdinando il Cattolico a intraprendere, nei primi decenni del 1500, grandiosi lavori di fortificazione e di difesa della città. Lavori ultimati dopo la sua morte dal nipote Carlo V, dal quale queste opere difensive prendono il nome. Sono stati diversi i danneggiamenti, nonchè le modifiche apportate alle fortificazioni nel corso dei secoli, dovute soprattuto all’esigenza di trovare nuove strategia difensive durante i vari assedi. Vengono innalzati quindi, con il passare degli anni, diversi bastioni e cortine, forniti di potenti batterie di cannoni. Tra questi il bastione con la batteria della Favorita.

Le feritoie del Bastioni La Favorita.
Le feritoie del Bastioni La Favorita.

Storia della Batteria La favorita

Nonostante il numero ridotto di armamenti, La Favorita è sempre stata una potente opera di difesa durante gli assedi alla città di Gaeta. La sua storia è fortemente collegata al vicino Palazzo Reale, sito in via Faustina, acquistato dal Reale Governo nel 1835.

I Bastioni La Favorita erano collegati tramite un imponente ponte di ferro al Palazzo Reale. Vista sul castello Angioino Aragonese dalla terrazza dei Bastioni.
I Bastioni La Favorita erano collegati tramite un imponente ponte di ferro al Palazzo Reale. Vista sul castello Angioino Aragonese dalla terrazza dei Bastioni.

Dapprima dimora pontificia, ospitando Pio IX durante il suo esilio, diventa poi residenza dei Reali di Borbone, e ultima casa dei Sovrani di Napoli, Francesco e Maria Sofia di Baviera. Un imponente ponte di ferro collegava il Palazzo Reale alla “Favorita”, che prende il nome proprio da questa “preferenza” dei reali di passeggiare sugli spalti della batteria per ammirare il paesaggio circostante.

La salita ai Bastioni La Favorita viene dotata di scalinate. Questo per favorire la salita e la discesa degli animali da soma che trainavano carri carichi di munizioni, evitando loro di scivolare sul terreno.
La salita ai Bastioni La Favorita viene dotata di scalinate. Questo per favorire la salita e la discesa degli animali da soma che trainavano carri carichi di munizioni, evitando loro di scivolare sul terreno.

I Bastioni La favorita oggi

Grazie all’autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività culturali, il Comune di Gaeta acquista i Bastioni la Favorita nel 2012. Il recupero dell’edificio viene completato nel 2018, dopo ingenti opere di riqualificazione e ristrutturazione. Rimane aperto al pubblico nell’ambito delle attività culturali della Città di Gaeta.

Da Bastioni La Favorita Si gode di una visuale meravigliosa sull'intero Golfo di Gaeta. Proprio per questo motivo i reali gradivano passeggiare sui bastioni, con i loro ospiti al seguito.
Da Bastioni La Favorita si gode di una visuale meravigliosa sull’intero Golfo di Gaeta. Proprio per questo motivo i reali gradivano passeggiare sui bastioni, con i loro ospiti al seguito.

COME PARTECIPARE AL PROSSIMO BLOG TOUR

Se sei un blogger, hai un attività, o se vuoi promuovere il tuo locale o la tua associazione sportiva o culturale scrivimi a annalisa@trevaligie.com. Parteciperai alle selezioni del prossimo blog tour in programma a Gaeta nel 2021. Il format è applicabile in ogni città della regione. Si accettano collaborazioni e proposte da Comuni, Enti del Turismo e privati.

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