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Annalisa Spinosa

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La scorsa settimana, i surfisti dell’ Mdc Club di Gaeta, affiancati da altre scuole di surf in diversi spot italiani,  si sono riuniti in un Paddle Out in onore di Leonardo D’Angelo, fotografo sportivo e maresciallo dell’Aeronautica Militare, deceduto prematuramente il 20 Agosto.  Una grande reunion, quella avvenuta il 28 agosto sulla suggestiva spiaggia di Sant’Agostino di Gaeta, dove vecchi surfisti e nuove leve dell’Mdc, il club surfistico fondato proprio da “zio Leo” più di vent’anni fa, hanno organizzato una commovente commemorazione in onore dell’amico scomparso.

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Foto di Flavia Fiengo

Le origini del Paddle Out

Non si sa esattamente quando è stato celebrato il primo Paddle Out, la “cerimonia di pagaia”. Si pensa che sia un antica tradizione hawaiana, e che abbia addirittura radici nella Polinesia preistorica. Venne poi adottata negli anni in altri luoghi del mondo come la California, l’Australia e il Portogallo, nazioni dove il surf è uno sport venerato e molto praticato. Il Paddle Out non è altro che un grande abbraccio in mare. I surfisti partecipanti escono in acqua per qualche miglio, e con le loro tavole formano un grande cerchio. Quindi, tenendosi per mano, dicono preghiere, evocano ricordi, o pronunciano discorsi  in onore del surfista deceduto. Dopodiché, in molti casi, vengono sparse in mare le ceneri del defunto, nel mezzo del cerchio, seguite da lanci di fiori a da abbondanti schizzi d’acqua. Secondo un’antica leggenda, pare che durante il rito compaiano onde singole e particolari, in maniera inaspettata. Si dice che sia la manifestazione  dellla persona che si sta salutando,  che ringrazia in questo modo gli amici sul reef, ricambiando il loro saluto. Pare sia una leggenda, ma guarda caso è capitato anche a noi, durante la pagaiata,  che il mare all’improvviso si increspasse, per poi tornare calmo.

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Chi può partecipare ad un Paddle Out?

Per molte persone fare surf è come un esperienza spirituale. Il legame dei surfisti con il mare e con il gruppo di appartenenza è molto forte. Quindi, quando uno di loro viene a mancare, si uniscono in maniera simultanea al Paddle Out dei local, anche le comunità di surfisti di altre regioni. I Paddle Out non sono però riservati solo ed esclusivamente ai surfisti. Ci sono stati casi di cerimonie commemorative nello stesso stile dedicate anche a sub, nuotatori, a fotografi sportivi. Insomma a chiunque avesse un legame speciale con il mare.

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Foto di Stefano Viola

Un Paddle Out è composto da diversi surfisti, da paddle boarder e/o anche da kayak.  Ma come si organizza un Paddle Out in Italia? Noi non avevamo alcuna conoscenza riguardo questo tipo di commemorazione, e non siamo riusciti a trovare nulla nei vari siti italiani che ci desse qualche dritta per capire da dove iniziare. Per cui ci siamo rimboccati le maniche e, chiedendo consigli su come muoverci al meglio, siamo riusciti a portare a termina la nostra impresa.

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Foto di Stefano Viola

Come si organizza un Paddle Out in Italia?

Innanzitutto bisogna decidere una data, un orario e il luogo dove celebrare la cerimonia. Bisogna assicurarsi che nel luogo dove si svolgerà l’evento ci siano abbastanza parcheggi per tutti i partecipanti, che si possano portare le tavole e manovrarle in totale sicurezza, e soprattutto che sia finito l’orario di balneazione, nel caso in cui ci fosse ancora la stagione estiva in atto. Poi bisogna raggruppare i vari partecipanti. Noi abbiamo usato un gruppo whatsapp, e facendo leva con il passaparola tra surfer siamo riusciti a raggiungere, e ad aggiungere man mano, le persone che dovevano essere presenti.

Per quanto riguarda la parte burocratica, abbiamo spedito semplicemente due PEC. Una alla Capitaneria di Porto, l’altra al Comune di Gaeta, che ha anche provveduto a protocollare l’atto.

Ecco una bozza della PEC inviata agli enti competenti.

Capitaneria di Porto - 
 Comune di Gaeta _____ 
Con la presente siamo a comunicare che in data 28 agosto c.m. si terrà presso il Ristoro da Benedetto, in località S. Agostino, Via Flacca Km 22,300, una cerimonia di commemorazione per la scomparsa del fotografo Leonardo D' Angelo. In tale occasione l'MDC Surf Club getterà una corona di fiori in mare (in materiale completamente deperibile). Il gruppo composto da circa 40 persone raggiungerà il largo usufruendo di 1 (uno) pedalò e varie tavole da surf. La cerimonia avrà inizio dopo le 19.00, al termine dell'orario di balneazione, in assenza di bagnanti e in totale sicurezza. La persona preposta a eventuali situazioni di emergenza e/o richieste di soccorso nel corso della cerimonia risponderà al numero .....................( Inserire il numero di telefono della persone di riferimento)
 Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali Saluti

Dopo aver proceduto a risolvere le questioni burocratiche, si può procedere con l’organizzazione della cerimonia in mare. E quindi cosa bisogna fare?

Ecco la nostra lista

  • Ordinare una corona di fiori, che sia totalmente biodegradabile. Quindi niente plastiche, corde, fili di ferro. 
  • Ordinare un fiore per ogni surfista presente. Dopo aver lasciato la corona, ogni partecipante lancia il proprio fiore, per poi partire con grandi schizzi d’acqua, come a formare un enorme corolla sul mare.
  • Preparare un discorso, o delegare qualcuno che dica qualche parola in onore del surfista deceduto.
  • Una volta finita la commemorazione a mare, si torna in spiaggia, dove, nel caso si voglia, si può continuare la cerimonia con la visione di filmini, foto e quant’altro serva a ricordare le gesta dell’amico defunto.
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Foto di Flavia Fiengo

Fate i ringraziamenti di rito al termine dell’evento

In questa occasione, abbiamo appurato quanto sia potente il legame tra surfisti, e soprattutto quanto sia spirituale il loro legame con il mare. Questa reunion non solo ci ha dato l’opportunità di salutare zio Leo in maniera consona al suo stile di vita e alle sue attitudini, ma ci ha permesso di riabbracciare persone che negli anni si erano perse di vista. Nel momento del bisogno nessuno si è tirato indietro, e ognuno di loro ha partecipato con grande entusiasmo e trasporto alla commemorazione in mare. Ringraziamo tutti coloro che si sono uniti al Paddle Out in onore di Leonardo, soprattutto chi è venuto da fuori e chi ha dovuto prendere un giorno di ferie per poter essere presente. Ringraziamo anche tutte le persone accorse e che hanno supportato i surfisti da riva, tra lacrime di commozione e sorrisi sinceri. Grazie alla location che ci ha ospitati, in maniera totalmente gratuita. Un grazie  a Flavia Fiengo e Stefano Viola per aver immortalato non solo persone, ma anche emozioni. 

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Foto Stefano Viola 

Abbiamo preferito salutarti così, in mezzo al mare, con le tavole che tanto ci hai spronato ad usare. Ti abbiamo salutato tra le onde, annusando il profumo della salsedine e con la sabbia nei capelli.  Un saluto che più ti si addiceva, perché il mare era la tua essenza.

Zio Leo

A te, che hai creato una grande famiglia nemmeno con troppa fatica, semplicemente imprimendo nei componenti semplici ideali di convivenza. L’umiltà, la collaborazione, la condivisione del reef.  Non solo local ma anche integrazione e ospitalità sull’onda, sempre nel pieno rispetto delle regole. Sei stato guida, mentore, organizzatore, legante indispensabile. Hai sempre spronato noi tutti a viaggiare, a confrontarci, a non lesinare sui rapporti, a non litigare, ma a discutere sulle nostre posizioni davanti ad una birra. Ci hai insegnato a costruire rapporti semplici, ma autentici. Ed eccoci oggi a salutarti nell’unico modo in cui potevamo farlo. Con le nostre tavole.

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Foto di Jasmine Miele

Gaeta Surf Master

Riuniti Da Benedetto, come solevamo fare durante i Surf Master che tanto amavi organizzare, a Novembre, sulla spiaggia di Sant’Agostino a Gaeta. Eravamo davvero tantissimi, ogni oltre aspettativa.

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Surfisti proveniente da tutta la Provincia di Latina, da Napoli e da Roma, si sono uniti agli storici local per darti l’ultimo saluto, con un Paddle Out davvero commovente. L’uscita in mare, la deposizione della corona tra le onde da parte dei figli Lucrezia e Niccolò, il lancio dei fiori di tutti i surfisti partecipanti, stretti in un grande cerchio come a formare un abbraccio intorno ai ragazzi. Parole davvero toccanti quelle del veterano Maurizio Rossi, che ha improvvisato un discorso sul reef. ” Leonardo è stato capace di riunire tutti anche senza la sua presenza”.

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Una serata tra i ricordi

E così è stato. Momenti magici, quelli che si sono creati nell’arco della serata, sulla spiaggia. L’immancabile birra al tramonto, i ricordi dei viaggi condivisi con zio Leo in cerca dell’onda perfetta, abbracci, attimi di aggregazione che da tempo mancavano all’interno del gruppo surfistico gaetano. 

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L’abbraccio fraterno degli altri surf club italiani

Insieme a noi, alle 19:00 di mercoledì 28 agosto, si sono uniti in un Paddle Out commemorativo in onore di zio Leo anche gli amici di Viareggio, presso la surf school di Stefano “Ghighi” Giuliani al bagno Milena, e gli amici di Fregene, grazie alla disponibilità del Surf Club di Marco Parri.

Un ringraziamento speciale  a tutti i ragazzi del Mdc Surf club di Gaeta e un grazie speciale a chi si è aggiunto alla commemorazione negli altri spot d’Italia. E a te zio Leo… Buona onda!

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Foto di Jasmine Miele

Ho compiuto vent’anni per la seconda volta, ma senza farne quaranta. Rivedo le Barbie sparse sul pavimento, le carte UNO, lo scatolo del Monopoli sulla mensola del salone. Le canzoni suonate dal Jukebox ai giardinetti, il cuore di panna mangiato su una sedia dell’Algida mentre Baglioni, in sottofondo, ci faceva fare  “lunghe corse affannate incontro a stelle cadute”.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

I miei primi quarant’anni

Torno agli anni lieti del Festivalbar, dei Ragazzi della terza C, di College e di Non è la Rai. I sabato sera con Giochi senza frontiere, Il Pranzo è servito di Corrado al ritorno da scuola, il Supertelegattone della domenica. Ricordo con tenerezza le manine appiccicose che uscivano dalle patatine, le olandesine da collezione regalo del Dixan.Ricordi, anni 90, quarant'anni, donna, trevaligie Lo scatolo del detersivo era il contenitore dei giochi per eccellenza, in bellavista in cameretta come se fosse un vaso cinese vinto a I fatti vostri, portato a casa da Magalli in persona. Rivivo i compleanni festeggiati in casa, con tre quattro amichetti, selezionati per bene. Qualche tramezzino e la torta, rigorosamente fatta da mamma, a giocare intorno ad un tavolo con il Risiko.

Senza gonfiabili alti venti metri nè sputafuoco a intrattenere i nostri pomeriggi lenti. Sento un pizzico di nostalgia per le piste di sabbia progettate a tavolino, dove poi avrebbero gareggiato piccole, trasparenti e colorate biglie di vetro. Le rullate proibite al biliardino, i punti rubati negli attimi di distrazione degli avversari.

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I corsi e i ricorsi storici

Rivedo, dando le spalle al presente, la caduta delle muro di Berlino, la Guerra del Golfo, la strage di Capaci. Il mondo che sembrava cambiare a velocità della luce, sopraffatto dagli eventi. Ma poi ripenso alle serate passate con  Fiorello, che  faceva cantare l’Italia portando una ventata di felicità in ogni casa, esaltando la normalità, la veracità delle persone. Entro ancora nelle Dr Martins e nelle magliette dell’ ONYX.

Il ciuffo biondo alla Spice Girls a quei tempi, dava  un tocco fashion ai capelli. Mi giro, e rivedo i pomeriggi passati a studiare con  con Dj television di sottofondo. La musica dance, gli Articolo 31, i Lunapop e gli 883. Fenomeni allora, che c’hanno dato canzoni da cantare a squarciagola sul Si Piaggio, sulla strada verso il mare. Abbiamo sognato tutte con i ragazzi di Beverly Hills, sperando un giorno di avere gli stessi vestiti e le stesse automobili. Sono arrivate poi, tanto attese, le prime feste per i 18 anni, i primi brand, le prime serate in discoteca. Nuovi amici, nuovi giri, nuove strade da percorrere. La patente, la prima macchina, le prime delusioni che si trasformano in esperienze, in lezioni di vita.

Quarant’anni è un’età terribile. Perché è l’età in cui diventiamo quello che siamo.
(Charles Péguy, Victor-Marie)

Abbiamo scartato musicassette in favore dei lettori cd. Abbiamo sostituito il game boy con tablet di alta generazione. I Walkie Tolkie sono stati accantonati con l’arrivo dei primi cellulari, cassettoni da portare in giro con il carrello della spesa. Il primo Motorola, il Nokia 3310, le partite a Snake. Siamo cresciuti a pane olio e sale e a tegolini del Mulino Bianco. La parola aperitivo l’abbiamo sentita forse a vent’anni, quando ci potevamo permettere sigarette e benzina facendo le baby sitter, o le commesse stagionali.

 I diari segreti sono andati a puttane con l’avvento di Facebook. Niente più riserbo, niente più discrezione. I lucchetti si sono disintegrati con la prime password digitali, le penne cadute in disuso, messe in un angolo da tastiere wireless e da mouse d’oro zecchino. Gli Invicta sostituiti da scontate Louis Vuitton, ostentate  anche tra i banchi di scuola. Niente più libri, niente più odore di carta, profumo di inchiostro. I ciondoli a ciuccetti da cinquanta lire sembrerebbero ridicoli ora, nell’era dei Pandora da ottanta euro l’uno. Spocchiose L.o.L al  posto di graziosi e profumati paciocchini.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

A venti anni di età, regna la volontà; a trent’anni, l’arguzia; ed a quaranta, il giudizio.
(Benjamin Franklin)

Rileggo le vecchie tesine battute a macchina, dopo i pomeriggi passati a cercare informazioni in biblioteca o sfogliando l’enciclopedia Treccani. Che google per noi era ancora fantascienza, qualcosa di impensabile e inimmaginabile.  Riattacco con puntine colorate i poster di Cioè sulle porte della stanza. I Backstreet Boys, un Di Caprio sedicenne. Riascolto le canzoni dei Take That. Mi cimento nella  Lambada in una danza immaginaria. Nella mia testa movimenti ancora precisi e attenti, fianchi dondolanti su gambe ancora esili di bambina. Ed ecco che all’improvviso, la spensieratezza lascia il posto ai doveri.

Catapultata un un epoca nuova, che forse un pò ancora mi sfugge. Faccio fatica ad approcciarmi con i nuovi apparecchi, con i giochi on line, con le app educative. Che noi a sette, otto anni, ancora giocavamo con i bastoncini degli Shangai, mica con Fortnite. Maneggio telecomandi come se fossero lastre di vetro, che un tasto sbagliato potrebbe compromettere la visione di Alberto Angela e portarmi su una serie angosciante di Netflix. Ancora scrivo su un quaderno, con la penna bic. Che scrivendo a mano sembra che i pensieri fluiscano meglio, che si imprimano da soli alla carta.  Lettera dopo lettera, parola dopo parola, prendono vita frasi, testi, articoli.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

Si può essere splendidi a trent’anni, affascinanti a quarant’anni, e irresistibili per il resto della tua vita.
(Coco Chanel)

Ebbene si. Ho quarant’anni ormai. L’età in cui la maggior parte dei sogni si sono realizzati, i progetti adolescenziali sono diventati realtà. A quarant’anni apri spiragli nei muri che hai innalzato, forti e spessi, durante il cammino. Cominci a vedere crepe, piccole fessure in cui si insinuano germogli. Nuova vita che cerca il sole.

Ti rendi conto che la vita è effimera, e che bisogna godersela in ogni attimo concesso. Vivere nel presente, mettendo da parte quello che è successo e non pensando a quello che succederà. Capisci che ogni persona messa sul tuo cammino ha un ruolo, una maschera. Ti mette alla prova, ti usa, ti ama o ti odia. Ma ogni maschera ti lascia qualcosa. La capacità di saper scegliere, riconoscere, scartare, inglobare. Hai accumulato esperienze in quantità, hai goduto in maniera frivola della giovinezza, ma godrai consapevolmente degli anni che verranno. A quarant’anni sei ormai padrona dei tuoi passi, il terreno è forte sotto i tuoi piedi. Sei sicura di te stessa e delle tue azioni, e riesci a sostenere sguardi, luoghi, conversazioni in maniera ipnotizzante, trasmettendo agli altri la sicurezza che ti porti dentro, lasciando un segno indelebile della tua presenza, della tua tempra.

Cosa importa quindi se ho compiuto venti, quaranta o sessant’anni.  Importa l’età che sento di avere.

Quarant'anni, pensieri e considerazioni, tre valigiei miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

 

Ostuni, chiamata “Città bianca”  per la tradizionale usanza di imbiancare con il latte di calce le case del centro storico, si trova tra la Murgia meridionale e l’alto Salento. E’ arroccata su tre colli e sui loro fianchi scoscesi si arrampicano le case. Nel borgo ti perderai dietro l’odore dell’olio buono, allungherai la vista sulle terrazze delle case bianche, tra ripide scalinate e balconi fioriti. Camminerai per le sue stradine in un susseguirsi di piazzette e vicoli, avvolto da una splendida luce e accarezzati dal calore dei suoi abitanti. In questo articolo trovi consigli utili su ostuni e su cosa vedere in città, anche con i bambini al seguito. 

Ostuni. Cosa vedere

Passeggia nel centro storico

Il centro storico di Ostuni è protetto da imponenti cinte murarie intervallate da torrioni, dislocati sulle mura a scopo difensivo. Le case si sviluppano su più livelli, e da lontano sembra quasi che siano ammassate le une sulle altre. Addentrati nei labirinti di viuzze del borgo. Qui incontrerai chiese e monumenti di grande valore storico e architettonico. In Piazza della Libertà, fulcro del centro storico, svetta l’obelisco dedicato al santo protettore della città, Sant’Oronzo.

Continua ad arrampicarti, seguendo lo stesso percorso che anticamente percorrevano le carrozze trainate da asini o da cavalli, e concentrati sulla pavimentazione originaria della città, liscia e lucente sotto i tiepidi raggi del sole al tramonto. Se hai bambini nel passeggino il cammino resta abbastanza faticoso, visto il percorso tutto in salita. Ma ti può concedere una sosta in un atelier gastronomico o in uno dei tanti negozi di souvenir arroccati lungo la strada, tra i quali trovi le botteghe di sandali tipici salentini.

Ostuni, cosa vedere nella città bianca.
Il centro storico di Ostuni è un meraviglioso intreccio di viuzze, costeggiate da deliziosi palazzetti imbiancati a calce e da botteghe tipiche.

Ostuni, cosa vedere. Ammira la Cattedrale di Santa Maria

Passeggiando nella parte alta del borgo ti troverai davanti la pittoresca facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo. Il suo stile gotico impreziosito da un enorme rosone centrale ammalia ogni avventore. Puoi accedere al suo interno varcando una delle tre porte che conducono ad altrettante navate, e alzando la testa puoi ammirare le bellissime volte affrescate. 

Ostuni, cosa vedere nella città bianca..
La maestosa cattedrale di Ostuni vanta un enorme rosone sulla sua facciata gotica, uno tra i più grandi esistenti.

Ostuni, cosa vedere. Perditi nei sapori e i nei colori del Salento

Nella parte alta ti troverai a passare sotto l’Arco di Scoppa, un arco di congiunzione tra due palazzi antichi, e rimarrai abbagliato dalle sue meravigliose finestre e dalla sua incantevole facciata intarsiata che si riflette sulla pavimentazione lucente della strada. Tutta l’ambientazione della passeggiata sembra irreale. La calma, il silenzio, l’ordine la fanno da padroni. I locali sembrano usciti da un libro di fiabe, i negozietti  sono un esplosione di colori, souvenir e gentilezza. Diverse le enoteche che incontrerai lungo il tragitto, e non riuscirai a guardar dritto, entrerai…e tra sentori d’uva e formaggi stagionati, degusterai un Primitivo di Manduria accompagnato dai taralli tipici, godendoti il sole che tramonta sul mare di Ostuni.

Ostuni, cosa vedere nella città bianca.
Passeggiare nel centro storico di Ostuni è davvero un esperienza straordinaria. La sua calma atmosfera ti rapisce e ti ammalia…

Cosa mangiare a Ostuni

Oltre ad assaggiare l’olio locale, colato su una bella fetta di pane morbido, ti consiglio di assaggiare le alici arracanate, ricoperte di molliche di pane e fritte per renderle croccanti. Immancabili poi, come in tutte le città della costa, i taralli, snack ideali per accompagnare un bel bicchiere di vino autoctono, come l’Ostuni Bianco.  Prova poi le orecchiette con le cime di rapa e la crema di fave, piatto tipico della cucina salentina, preparato con fave prodotte solo nella zona di Ostuni.

Dove dormire in Salento

Per la sua posizione ottimale, abbiamo scelto Savelletri come base per visitare il Salento. Da li sono raggiungibili diverse città, come Monopoli, Polignano a Mare e lo Zoo di Fasano, uno dei posti da visitare assolutamente con i bambini se ti trovi on the road in Puglia. Per il nostro soggiorno su questo incantevole tratto di costa abbiamo scelto Borgo Egnazia, un hotel davvero delizioso sotto ogni punto di vista. La sua caratteristica struttura, creata proprio per riprendere gli antichi borghi pugliesi, è stata una piacevole scoperta. Una meravigliosa esperienza da vivere con la famiglia.

Dove parcheggiare a Ostuni

L’unica, grave pecca del paese sono i parcheggi, pochissimi, e molto lontani. Inoltre il percorso è un po’ impegnativo con bambini, sia a piedi che con il passeggino, per via delle ripide salite. Ma vale la pena fare qualche sacrificio e lasciarti incantare da questa splendida città bianca ai confini tra sogno e realtà.

 

 

Non è semplice riuscire ad organizzare la visita perfetta a Disneyland Paris. Noi ci abbiamo messo diversi anni per capire i meccanismi all’interno del parco e tuttora, ad ogni visita, scopriamo qualcosa in più per gestire in maniera ottimale le giornate. Di seguito trovi la nostra piccola guida per organizzare al meglio la tua permanenza a Disneyland Paris.

Disneyland Paris 

Disneyland Paris, come organizzare la visita perfetta

Abbiamo avuto modo di soggiornare in diversi alberghi di questa magica valle, tutti collegati dalla navetta gratuita che porta a Disneyland Paris. Marne la Vallèe infatti è un area adibita solo alla ricezione alberghiera che circonda il parco, al quale ogni struttura è collegata appunto grazie al servizio navetta. 

Dove alloggiare a Disneyland Paris

Gli Hotel Disney sono sette, ognuno col suo tema, ognuno con prezzi e offerte diversi, ognuno con il proprio ristorante e il propio menù. Se soggiorni in uno di questi hotel hai diritto ad entrare nel parco un’ora prima dell’apertura ufficiale: entrando prima hai tempo di prenotare i fast pass* per le varie attrazioni e trovi poca fila per incontrare i personaggi.

Gli hotel più economici

  • Disney’s Hotel Cheyenne: è l’hotel più economico, un due stelle in tema far west. La maggior parte delle camere sono state rimodernate ispirandosi a Toy Story

  • Disney’s Hotel Santa Fe: in origine era dedicato all’America del sud, poi è stato tematizzato in stile Cars-Motori ruggenti.

  • Disney’s Davy Crockett Ranch: è l’unico hotel che si trova fuori dal circuito Disneyland, in quanto è un insieme di bungalow immersi nella natura. Ogni bungalow è una piccola casa, ognuno ha un angolo cucina e il parcheggio privato.  La piscina è una delle più belle della valle, con cascate, scivoli e idro-massaggio. Non è però collegato con la navetta al parco.

Gli Hotel Disney più cari

  • Sequoia Lodge: é anch’esso immerso nella natura e circondato da sequoie provenienti dall’America del nord. Le camere sono tematizzate in stile Bambi. E’ un po’ un casermone, con corridoi molto stretti e lunghi per l’accesso alle camere.
  • New York-The art of Marvel: é l’hotel più vicino ai parchi, un 4 stelle completamente rinnovato e  personalizzato in stile Manhattan.  In questo Hotel contemporaneo sono riunite le più straordinarie opere d’arte della MARVEL.
  • Newport Bay Club:  si trova di fonte al lago Disney, praticamente a due minuti a piedi dal parco. Per ora il più bello e comodo in cui abbiamo alloggiato. Ovviamente la vicinanza al parco non lo rende certo economico.
  • Disneyland Hotel: l’albergo Disney per eccellenza! Si trova praticamente nel parco, in un ambiente da favola. In un atmosfera vittoriana puoi incontrare personaggi e principesse e puoi inoltre prenotare ( con molto anticipo) colazione, pranzo o cena in esclusiva con un personaggio da te scelto. Tra le tante attività che si possono fare all’interno di questo meraviglioso e carissimo hotel, c’è  “Principessa per un giorno”. La tua bambina si trasformerà in una vera principessa con tanto di abito, trucco e servizio fotografico. Ti consiglio sempre di organizzare tutte queste “aggiunte” con larghissimo anticipo, le prenotazioni sono infinite e la lista d’attesa molto lunga.
Disneyland Hotel Parigi, dove dormire nel parco di Disneyland
Al Disneyland Hotel ogni dettaglio è prezioso e ti accompagna nel magico mondo della favole Disney

Dormire nel circuito di Marne La Vallèè

Se preferisci risparmiare, nelle vicinanze di Disneyland, a Marne La Vallèè, si trovano molte strutture che distano pochi minuti dal parco e offrono anche il servizio di navetta gratuita. 

Vienna House Dream Castle: non rientra nei miei preferiti, perché è un enorme edificio con lunghissimi e dispersivi corridoi. Ma ha una SPA che offre sauna, servizio massaggi e idromassaggio, nonchè una bellissima piscina coperta con scivoli e giochi per bambini. 

Explorers Hotel: la struttura è particolarmente adatta alle famiglie con bambini perché vanta una piscina riscaldata con scivoli e un parco avventura.

Hotel Kyriad: rimane una delle soluzioni più economiche per soggiornare vicino al parco. La colazione è inclusa nel prezzo. Inoltre ha una piccola fattoria didattica dove è piacevole trascorrere il tempo mentre si aspetta la navetta per il parco. 

Radisson Blu Hotel: il Radisson Blu si trova a 10 minuti di auto da Disneyland e ha a disposizione anche la navetta gratuita. L’hotel sorge sul campo da golf di Disneyland e ha quindi una bellissima vista su tutta la vallata.

Attenzione!

Ultimamente sono stati intensificati i controlli, sia per l’entrata al parco che per l’arrivo negli alberghi Disney. Non ti spaventare se nel parcheggio sarai accolto da un cane anti-esplosivo.  Prima di entrare nella hall ogni membro della famiglia deve passare sotto i metal detector, anche i bambini. Stesso trattamento per valigie, borse e passeggini. I controlli continuano anche all’interno con lo scanner manuale. Ti diranno inoltre di non lasciare mai le valigie incontrollate mentre fai il chek-in. Questo procedimento spezza un po’ l’entusiasmo e la magia dell’arrivo ma è necessario per garantire l’incolumità delle migliaia di persone che si riversano giornalmente nella zona.

Disneyland Paris. Come organizzare la visita perfetta.

Biglietti per Disneyland

Per entrare al parco si trovano sia biglietti giornalieri che pluri-giornalieri. Entrambi consentono l’accesso a tutti e due i parchi, Disneyland e Disney Studios. Valuta bene tutti i pacchetti in base ai giorni che hai a disposizione. Calcola che servono almeno tre giorni se vuoi vivere interamente i parchi e tutti i servizi che offrono. Preferisci sempre la prevendita on-line per risparmiare qualcosina rispetto all’acquisto dei biglietti in loco. Il biglietto a prezzo pieno costa 79,00 €, 72,00 per i bambini da 3 a 11 anni. Se vuoi visitare entrambi i parchi il biglietto costa 20,00 € in più. Trovi comunque diversi pacchetti a seconda del periodo e delle festività.

 

Scarica l’APP Ufficiale

Armati di cartina del parco all’arrivo, oppure scarica l‘App Disneyland Paris,  per poter essere sempre aggiornato sugli orari degli spettacoli, sulle postazioni delle mascotte e su tutto quello che riguarda la vita nel parco.

Munisciti di Fast Pass* come se piovesse!

Per evitare le file nei periodi di maggiore affluenza puoi ricorrere ai Fast pass. Fast pass è un servizio GRATUITO che ti permette di divertirti sulle attrazioni più popolari senza dover fare lunghe code. Basta inserire il biglietto d’entrata per il Parco Disney nella macchina Fast Pass che trovi sotto le attrazioni su cui vuoi divertirti. Fai un biglietto per ogni persona che deve salire sull’attrazione. Sullo scontrino che verrà rilasciato dalla macchinetta automatica troverai stampato l’orario in cui dovrai tornare per avere accesso garantito alla giostra entro pochissimi  minuti. Presentateti direttamente all’entrata dedicata ai possessori di Fast Pass che è ben in vista all’entrata della maggiori attrazioni.

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Ristorazione. Come funziona per i pasti?

Se pensi di pranzare in un ristorante senza avere la prenotazione sbagli di grosso. Dunque nel momento stesso in cui decidi di confermare il pernottamento devi assolutamente aggiudicarti i posti nei vari ristoranti sparsi nei due parchi Disney. In alternativa avrai solamente hot dog e insalate in qualche punto di ristoro. Invece le esperienze più belle da fare a Disneyland Paris riguardano proprio il servizio di ristorazione. Tutti i locali sono tematici e in molti di questi si possono incontrare la maggior parte dei personaggi dei film Disney. Ecco come funziona.

  • Bisogna prenotare in netto anticipo la formula per i Pasti che più si adatta alle tue esigenze: mezza pensione o pensione completa, buffet o servizio al tavolo.
  • Al momento della registrazione in hotel riceverai i Magic Pass, delle schede su cui sono caricati i buoni pasto che valgono anche come biglietto per i parchi. Tienile sempre a portata di mano e cerca di non smarrirle.
  • Potrai utilizzare i Magic Pass in più di 20 ristoranti, in base alla formula scelta, sia all’interno degli alberghi che nel parco. Ti consiglio vivamente di prenotare un tavolo almeno due mesi prima del tuo arrivo. Puoi contattare il servizio Prenotazioni Ristoranti al numero +33 (0)1 60 30 40 50 (al costo di una chiamata internazionale). Si può anche prenotare direttamente alla reception dell’hotel, ma ovviamente poi dovrai accontentarti dei ristoranti che hanno ancora delle disponibilità durante il tuo soggiorno. I migliori vanno via subito.

Parate e spettacoli

Diversi sono gli spettacoli che organizzano nel parco, a seconda delle stagioni. Puoi trovare orari e eventi aggiornati sull’App o sulla guida del parco. Sul sito Internet trovi il programma con gli spettacoli e le sfilate stagionali. Noi abbiamo visto sia la sfilata di Halloween, tra streghe e fantasmi, che la dolcissima sfilata di Natale, in un tripudio di fiocchi di neve!! Per vedere al meglio le parate, ti consiglio di prendere posto sul bordo del marciapiede della Main Street almeno mezz’ora prima dell’inizio. Solo così riuscirai a vedere da vicino tutti i personaggi che sfilano a piedi, oltre che a fare delle foto stupende senza nessuno davanti. Sul palco dietro al castello della Bella Addormentata vanno in scena due spettacoli al giorno: non perdeteteli! Controlla sempre la programmazione sull’App o sulla mappa. Spesso alcuni personaggi, come Elsa di Frozen o iI curioso Stitch, puoi vederli solo su questo palco!

Anche se sei stanco e prossimo all’esaurimento nervoso non perderti lo Spettacolo Notturno dal Castello della Bella Addormentata. Le torri, i balconi, le facciate prendono vita con strabilianti effetti speciali.

Disneyland Paris. Piccoli suggerimenti utili

  • Se hai dei bambini piccoli, puoi approfittare del servizio Baby Swap, che ti da la possibilità di salire sulle giostre non adatte ai bimbi a turno, in modo che uno dei due genitori sia sempre con loro. Finita la corsa potrà salire il tuo partner senza dover rifare la fila.
  • Inoltre se hai con te una persona con disabilità informati al servizio clienti su come garantirgli gli accessi alle attrazioni. Dove possibile passerà direttamente dalla porta di uscita per evitare le file.
  • Non rincorrere un personaggio che si appresta a entrare nel punto d’incontro. E’ tempo sprecato e sarai allontanato dagli accompagnatori.
  • Ci sono numerose fontanelle con acqua corrente e potabile a disposizione di tutti nel parco. Puoi riempire più volte le tue bottigliette. L’acqua, come il cibo, è molto cara.
  • All’entrata c’è una piccola e attrezzata nursery, dove poter cambiare e sfamare i bebè. Al suo interno si possono scaldare latte e pappine e si trovano prodotti di prima necessità. Inoltre c’è una piccola area relax dove possono riposare in santa pace.
  • Puoi prenotare anche il passeggino se non hai spazio per portare il tuo. Se hai bimbi piccoli prendi in considerazione il fatto che si cammina molto e non sempre riescono a stare al passo.
  • Attenzione durantelo spettacolo Disney Illumination! Si crea una calca davvero incredibile che parte dalla piazza del castello e arriva fino ai tornelli d’entrata. Fai attenzione alle borse, ai bambini e ai passeggini. Non usare selfie stick, come predisposto dalla sicurezza del parco. Alla fine dello spettacolo lascia defluire un pò la folla e poi incolonnati verso l’uscita. Passando dai corridoi interni farai senz’altro prima. 

Cosa fare nei dintorni di Disneyland?

Adiacente al parco Disneyland trovi i Disney Studios. Una volta attraversato il capannone n°1, con all’interno molti risto-pub in tema hollywoodiano,  sarai letteralmente rapito dalle stratosferiche scenografie ispirate ai più famosi film visti in TV! Da Toy Story al piccolo Nemo, saranno molti i personaggi con cui potrai fare bellissime foto. Scoprire inoltre le attrazioni a loro dedicate è un esperienza davvero unica!! Se sei un appassionato cinefilo e  un’amante dei film Disney  questo parco è tutto per te!

Lasciando alle spalle entrambi i parchi invece, puoi passeggiare fino a notte fonda nel Disney Village! Un area tematica completamente dedicata al divertimento, allo shopping e con stupendi ristoranti tematici.

Raggiungere Parigi da Disneyland Paris

Se pernotti in uno degli Hotel del Parco e vuoi raggiungere Parigi per una gita giornaliera, trovi a due passi dai cancelli di entrata di Disneyland la stazione di Marne La Vallèè/Chassy. Per Parigi partono treni più o meno ogni mezz’ora. Puoi prendere la metropolitana RER Linea A, e scendere a Gare de Lyon o a Nation. Il viaggio dura circa 40 minuti. Il biglietto RER andata e ritorno costa 15,50 € per adulto, mentre i bambini dai 4 ai 9 anni pagano 7,50 €

Sei pronto per partire per il magico mondo di Disneyland Paris?

 

 

                                                                                                                                                                                       Gaeta, Marzo 1956

E' ancora notte. Fuori la luna illumina una porzione di mare, quella che si riesce a vedere dalla finestrella del vicolo. Fa freddo. Il braciere  si è quasi spento. Bisogna uscire, nonostante tutto. Bisogna portare qualcosa da mangiare a casa. Gli strati di vestiti non sempre riescono a dare calore, ma basterà aspettare pazientemente il sorgere del sole per cominciare a godere dei suoi tiepidi raggi. I cosciali sono fuori l'uscio. Sul tavolo una tiella. Di scarola. Il mare non è stato clemente nei giorni scorsi. L'orto invece ha lavorato bene quest'inverno. La tiella è amorevolmente avvolta in un canovaccio, che oltre a tenerla al riparo da polvere e insetti, la terrà morbida per qualche giorno. In mare si sa quando si esce, ma non si sa quando si torna. Ecco il molo. Ecco la barca. Le reti attendono di essere calate.  Il fagotto sotto il braccio, il freddo sul collo, la speranza di tornare a terra con qualcosa da vendere, e da mangiare.

A mio nonno.


la tiella di Gaeta, Ricetta della tiella gaetana, trevaligie

La tiella di Gaeta

Nasce così la tiella di Gaeta. Nasce come piatto povero, piatto di sopravvivenza. Era una pietanza che rimaneva commestibile diversi giorni, e quindi ideale da tenere a bordo durante le sedute di pesca, o da portare in campagna, dove i contadini solevano consumarla assieme ad un bicchiere del proprio vino.  Apportava un discreto livello nutrizionale, abbinando le proteine del pesce o le vitamine delle verdure ai carboidrati del pane.

Con il suo ripieno racchiuso tra due sfoglie di pasta lievitata è un piatto che dura più giorni. E più passano i giorni e più diventa buona. Il suo profumo è inconfondibile, e ogni volta mi riporta ai racconti di mia nonna. Ai suoi tempi il forno in cucina era una rarità, un lusso. Allora si preparavano in casa l’impasto e i ripieni, si assemblavano le tielle e si portavano a cuocere al panificio più vicino. L’odore durante la cottura si spandeva per ogni vicolo, lasciava la scia sulla strada del ritorno. Questa è la tiella per noi gaetani. Ricordi d’infanzia, autenticità, profumo di casa, attaccamento alle nostre origini.

Ma …come si fa la tiella di Gaeta?

La Tiella di Gaeta è uno dei più antichi, e famosi aggiungerei, prodotti del Lazio. E’ composta di due sottili strati circolari di pasta, posti uno sull’altro, chiusi lungo i bordi con le dita. Il ripieno può essere di terra o di mare, a seconda della reperibilità e della disponibilità dei prodotti. Non è semplice da fare; io ad esempio non sono mai riuscita a farla come quella di mia mamma o di mia nonna. Una buona tiella gaetana deve essere umida, ma non spugnata dal ripieno.

Deve essere inoltre ben cotta sia sulla superficie che nella parte bassa a contatto con la teglia. Va sempre “massaggiata” molto bene in superficie con tanto olio extravergine di oliva. Olio di Gaeta ovviamente. La parte più bella durante la preparazione, è bucherellare con la forchetta lo strato superiore, in modo da evitare rigonfiamenti nella superficie. Il segreto per una tiella doc è sicuramente la qualità dei prodotti usati per il ripieno. Dal polpo, alle alici, alla tiella di scarola e baccalà, numerose sono le combinazioni che vanno a creare il ripieno di questo piatto tipico di Gaeta. Volete la ricetta?? Vi lascio il metodo di preparazione e la ricetta della mia tiella preferita, quella di polpo!

Come preparare la Tiella di Gaeta

Gli ingredienti

Per l’impasto:

1 kg di farina 00

500 ml di acqua

25 grammi di lievito di lievito di birra

20 grammi di sale

4 cucchiai di olio extra vergine

la tiella di Gaeta, Ricetta originale della tiella gaetana

Bisogna sciogliere il lievito di birra in 500 ml di acqua tiepida. Dopo aver setacciato la farina su una spianatoio, puoi procedere con l’impasto. Fai assorbire alla farina l’acqua con il lievito sciolto, aggiungendo sale e olio. Continua ad impastare, fino ad avere tra le mani un composto liscio e compatto. Ora metti la pasta a lievitare, in un luogo caldo, possibilmente privo di correnti d’aria. Mia nonna metteva la ciotola al sicuro, coperta da pellicola trasparente e un bel canovaccio, nell’armadio della camera da letto. 🙂

Dopo qualche ora, a lievitazione completata, suddividi l’impasto in base a quante tielle hai intenzione di preparare. Non strappare mai l’impasto con le mani! Usate sempre un coltello. Stendi quindi la pasta col mattarello di legno, cercando di fare una sfoglia sottile, dal diametro di qualche centimetro più grande rispetto alla circonferenza della teglia che andrai ad usare. L’eccesso ti servirà per creare i bordi.

la tiella di Gaeta, Ricetta originale della tiella gaetana

La tiella di polpo: come preparare il ripieno

Gli ingredienti:

Polpo bollito

Pomodorini ciliegino

Olive nere di Gaeta

Prezzemolo

Sale e peperoncino

Olio extra vergine

La preparazione

Bolli il polpo, dopodiché taglialo in piccoli pezzi. Versa il tutto in una ciotola, aggiungendo i pomodorini tagliati a dadini piccolissimi, il prezzemolo tritato, sale, peperoncino secondo il vostro gusto, e le olive snocciolate. Amalgama tutto con un filo d’olio d’oliva. La tua farcia è pronta.  Ti consiglio di bollire il polpo con largo anticipo, e di preparare il ripieno mentre la pasta lievita beatamente nell’armadio.

Come farcire e chiudere la tiella

Ora che hai sia l’impasto che il composto pronto, puoi iniziare a farcire la tiella. Spennella il fondo della teglia con abbondante olio, e adagiaci la sfoglia precedentemente stesa. Con l’aiuto di un cucchiaio, trasferite il composto sulla sfoglia, compattalo e livellalo.

Dopodiché  copri il tutto con un altro strato sottile di impasto, delle stesse dimensioni del sottostante. Ora, aiutandoti con le dita, unisci i due strati, creando dei bordi che impediscano alla farcia di traboccare durante la cottura in forno.

la tiella di Gaeta, Ricetta originale della tiella gaetanaCerca di lasciare i bordi sottili, aiutandoti con un coltello laddove ci fossero eccessi di pasta. “Massaggia” la superficie con olio extravergine d’oliva e fai dei fori con la punta della forchetta, facendo attenzione a non bucare anche il fondo.

Cuocere la tiella, un passaggio fondamentale

Passa quindi la teglia in forno, statico e preriscaldato, a 200 gradi per circa venti minuti. Ovviamente il tempo potrebbe variare a seconda del forno che usi. Bisogna regolarsi in base alla colorazione della superficie. Se si colora troppo nella parte superiore, sposta la griglia nella parte bassa, in modo da cuocere la tiella in maniera uniforme.  Una volta pronta, bisogna toglierla dalla teglia e lasciarla raffreddare su una gratella. Ora puoi gustare una fetta di tiella di polpo fatta in casa, mangiandola rigorosamente con le mani!!

la tiella di Gaeta, Ricetta originale della tiella gaetana

Piccolo consiglio 

Con l’impasto avanzato, la nonna preparava le lettere iniziali dei ripieni, da apporre sulle tielle. Su questa ad esempio, avrebbe messo una bella “P” di polpo. Una piccola “S” sulla tiella di scarola, una “Z” su quella di zucchine e formaggio, una “A” su quella di alici.  In questo modo si riconosce subito il ripieno senza necessariamente doverla tagliare. Le varianti di ripieno sono molte, ma io rimango legata alle più classiche. Ricordo che proprio in questo periodo, in primavera,  nonna preparava anche la tiella di “cas e ov”, ripiena di formaggio marzolino e uova. Due prodotti facilmente reperibili nel mese di marzo e aprile, per via dell’abbondanza del latte di capra e delle uova fresche delle galline che avevamo in campagna. Mesi ideali anche per la preparazione del Tortano gaetano.

Le foto di questo articolo sono state scattate da Stefano Viola. 

Siamo arrivati a Lisbona dopo un’impegnativo on the road tra Francia, Spagna e Portogallo. Ci siamo fermati per una settimana di relax sulla costa oceanica, a Cascais, un’elegante cittadina molto vicina alla capitale portoghese.  Abbiamo quindi potuto raggiungere Lisbona con il pratico  treno che collega le due città. Quindi nessuno stress per i parcheggi, solo scarpe comode per lunghe camminate.

Il quartiere Baixa

Ci siamo subito diretti al quartiere di Baixa, che è un po’ il cuore della città. Strade chiuse al traffico e numerosi locali, tra bar, ristoranti e deliziosi negozi. Abbiamo passeggiato sulla Praca do Rossio, con la sua pavimentazione bianca e nera che sembra muoversi per effetto ottico, e abbiamo mangiato caldarroste fuori la Estacao do Rossio, una delle piu belle stazioni del mondo, con le caratteristiche entrate a doppio ferro di cavallo.

Il Bairro alto

Ci siamo poi arrampicati al Bairro Alto, un quartiere che in principio era abitato esclusivamente da famiglie benestanti. Ora è anche un punto di ritrovo per artisti, creativi e antiquari, e non mancano bellissime librerie.

Questo incontro tra ricchezza e cultura attira molti giovani, che vivono il quartiere sia di giorno, che di sera, animandolo con una vivace movida.

L’Alfama

La collina dell’’Alfama,  è certamente uno dei luoghi più autentici di Lisbona. Case addossate in vicoli molto stretti, dove i vecchietti ancora siedono sugli usci, scambiando chiacchiere con i loro vicini, incuranti del continuo via vai dei turisti. Si arriva fin su col tram 28, ma noi abbiamo voluto sfidare la calura e abbiamo affrontato impavidi tutta la salita a piedi. Ci siamo poi ritenuti soddisfatti della scelta fatta, perché dal tram non avremmo potuto vivere appieno la vita dei vicoli, i suoi abitanti, le sue case con i panni stesi e i balconi con i fiori protesi verso il sole.

Cosa vedere a Lisbona. Viaggio on the road in Portogallo
Fermatevi sulle torri dei bastioni, e lasciatevi travolgere da quello che vedrete attraverso le feritoie. La città di Lisbona si presenta sotto i vostri occhi in tutto il suo splendore.

In cima si trova il simbolo della città, il Castello di Sao Jorge, con le sue mura fortificate e la cittadella interna facilmente passeggiabile.  Vanta anche diversi musei, ospitati in quelle che erano le sale dei sovrani che qui hanno vissuto. Meritevole anche il parco che la circonda.

L’Oceanario

Altro posto molto interessante è sicuramente lOceanario, uno dei più grandi acquari del mondo.

Si trova nel quartiere nuovo di Parque das Nacoes, ed è stato costruito in occasione dell’EXPO ’98, quindi la struttura oltre ad essere un capolavoro architettonico, è anche molto recente.

Qui vivono oltre 500 specie di animali marini incorporati in un unico ambiente con diversi ecosistemi perfettamente ricostruiti. La vasca centrale è la più quotata: dalla vetrata si possono guardare pesci di ogni forma e dimensione, dagli squali spaventosi alle elegantissime mante giganti, e sembra quasi di poter sfiorare i curiosissimi e lenti pesci luna.

Ci sono lungo il percorso anche diverse mostre interattive che illustrano lo sviluppo della vita negli oceani. Una entusiasmante avventura per grandi e piccini, un tuffo nelle acque profonde degli oceani per capire come sono fatti gli ecosistemi e le abitudini dei loro abitanti.

All’uscita abbiamo fatto un giro nella teleferica  che offre uno spettacolo bellissimo sull’estuario de Tago, e su tutto il Parco delle Nazioni.

Belem

Di cose da fare a Belem ce ne sono molte. Noi avendo un unico pomeriggio a disposizione ci siamo concentrati solo sulla sua  famosa Torre, il monumento più fotografato del Portogallo, e sulle dolcissime Pasteis.

Cosa vedere a Lisbona, viaggio on the road in Portogallo
La stupenda torre di Belem, ancora in perfette condizioni,  fu innalzata nel mare  come struttura difensiva dagli attacchi pirateschi, poi l’insabbiamento del fiume  ha fatto si che si potesse raggiungere facilmente anche a piedi.

Ora svetta sul quartiere con le sue torrette dallo stile orientale, e le sue splendide logge in stile veneziano  sulle facciate perfettamente conservate. Ricorda molto la struttura di un castello medievale, seppur in dimensioni ridotte. La fila per entrare era lunghissima e scoraggiante, ma è bastato l’esterno e il circondario a ripagarci della passeggiata fatta per arrivare fino a qui. Vederla poi col sole al tramonto è stato davvero un emozione intensa. La luce fioca dei raggi solari hanno reso il momento dei saluti davvero molto romantico.

Passiamo alle altrettanto famose, e paradisiache, Pasteis de Belem.

Sono tortine ripiene di crema pasticciera,  ricoperte di zucchero a velo e cannella, che vanno assolutamente assaggiate tiepide. Se siete da queste parti dovete  fare un salto nella famosa pasticceria che le prepara. La fila per entrare è sempre lunghissima, ma vale la pena fare un sacrificio per assicurarsi un posto a sedere.  Il locale è davvero incantevole,  Gli innumerevoli corridoi lo fanno sembrare quasi un labirinto, le sale, riccamente ricoperte da bellissimi azulejos,  si susseguono una dopo l’altra. Sedetevi ad uno di questi tavoli e assaggiate la pasteis  accompagnate da un buon caffè o da una cioccolata calda. Sono le migliori in circolazione, dato che qui è custodita la ricetta originale. Se non avete molto tempo per fare la fila  potete anche prenderle da asporto e mangiarle passeggiando. C’è un apposito bancone solo per chi  vuole comprarle da porta via.

La ferrovia da Lisbona a Cascais

La ferrovia tra Lisbona e Cascais è una breve linea regionale che passa lungo tutta costa di Lisbona e termina nel centro di Cascais. A Lisbona il treno parte dalla stazione ferroviaria Cais do Sodre, che è collegata alla linea verde della metropolitana ed è la stazione finale della linea. La ferrovia di Cascais si ferma inoltre presso i famosi quartieri turistici di Belém e le banchine di Alcântara-Mar.

Il viaggio da Cais do Sodre a Cascais richiede una tariffa di zona 4, che  costa € 2,25 per un adulto, € 1,15 per un bambino. Se si ha intenzione di rimanere in zona e tornare a Lisbona più volte, si può scegliere anche l’opzione da €6.00 per un biglietto da 24 ore con viaggi illimitati, oppure da  € 20,25 per un biglietto di 10 viaggi.

La Provenza è una delle regioni più caratteristiche della Francia, un posto da vedere soprattutto in estate quando inizia la meravigliosa fioritura della lavanda che regala paesaggi mozzafiato. In autunno poi la magia dei profumi continua imperterrita regalando al viaggiatore esperienze uniche, fatte di borghi incantati e di cittadine eclettiche e fascinose. Se hai deciso di visitare la Provenza in autunno concentrati su Avignone e sui paesini che si trovano nei suoi dintorni perchè questi territori sono ricchi di storia e cultura millenaria e la lavanda ne è solo un coloratissimo e importante contorno.

Avignone e dintorni

Dove dormire in Provenza

Per calarti a 360 gradi nell’atmosfera bucolica della Provenza ti consiglio di soggiornare in un relais o una struttura immersa nelle campagne.  A Thor ad esempio, un paesino a mezz’ora di macchina da Avignone e a 5 minuti da Isle Sur la Sorge, trovi una deliziosa dimora immersa nel verde dove regalarti un soggiorno all’insegna del relax in un ambiente studiato e realizzato per integrarsi alla perfezione con le peculiarità del territorio circostante. 

A Le Domaine des Carmes & SPA Pascal ti accoglie nella sua casa coccolandoti dal primo istante.  Dopo averti deliziato con caffè e pasticcini ti farà fare un piccolo tour della struttura e rimarrai senza dubbio incantato dalla ricercatezza degli arredi e dalla minuziosa selezione di eleganti dettagli di stile. L’incantevole casale immerso nelle campagne della Provenza custodisce al suo interno ricercati mobili di antiquariato e preziosi dettagli di arredo, che hanno contribuito a trasformare in un’accogliente e rinomata dimora di charme questo edificio che un tempo era convento di frati. Ora invece accoglie nelle sue camere dal gusto provenzale persone che arrivano da ogni parte del mondo.

Avignone e dintorni, cosa vedere in provenza
La nostra stanza

La zona relax all’esterno è intima e soleggiata e ha una bellissima piscina, una sauna e un idromassaggio. Ci sono anche diversi attrezzi per gli amanti del fitness mentre per i più pigri sono disponibili lettini solitari per prendere il sole o dedicarsi ad un buon libro.

La colazione poi, servita da Pascal e accompagnata da buona musica francese, fa iniziare la giornata con il sorriso. Trovi prodotti semplici  e gustosi, tra cui brioche, macedonia fresca e spremute di agrumi da gustare con calma in uno scenario tipicamente provenzale. Da assaggiare assolutamente il pane caldo con le confetture fatte in casa. Per i bambini poi ci sono tanti giochini a disposizione nel grande salone.

Avignone, cosa vedere nella città dei Papi

Il ponte di St. Benezet

Per visitare Avignone ti consiglio di arrivare in città la mattina presto elasciare la macchina ai parcheggi esterni. Noi siamo stati accolti da un sole caldo nonostante l’autunno inoltrato e la prima meraviglia che abbiamo avuto modo di vedere è stato il Ponte di St. Benezet. Quest’opera architettonica ha origini antichissime e si staglia imponente sul Rodano catturando lo sguardo di chiunque passi. Per avere l’accesso al ponte bisogna passare dal botteghino adiacente e prendere i biglietti oppure prenotare la visita on line. 
Il ponte, quando era ancora intero, comprendeva 22 arcate e collegava Avignone a Villeneuve. E’ stato devastato da una piena del fiume nel 1600 e sono rimaste in piedi solo le  4 arcate che vediamo oggi e la cappella dedicata a San Nicola.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni
La leggenda narra che un giovane pastore, un certo Benezet, viene incaricato da un angelo per costruire un ponte che collegasse la città al mare. Non trovando consensi tra la popolazione il giovane alza un masso enorme senza alcuno sforzo e lo butta nel Rodano, per far capire alle persone incredule il suo incarico divino. Il masso è tuttora ben visibile nel fiume. Comincia così la costruzione di questa opera d’arte che nell’arco dei secoli ha subito diverse ristrutturazioni. L’audio guida, ma anche i pannelli che si trovano durante il percorso, illustrano l’importante funzione economica e politica che ha ricoperto il fiume Rodano in passato.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Avignone e dintorni. Visita le Palais du Papes

Una volta lasciato il famoso Ponte di St. Benezet dirigiti verso il centro seguendo le indicazioni che trovi lungo il tragitto. Alla fine di una caratteristica viuzza costeggiata da botteghe e ristoranti ti trovi dinanzi alla magnificenza del Palazzo dei Papi. Questa imponente struttura è stata fatta edificare da Papa Clemente V che,  costretto a scappare da Roma,  trova rifugio ad Avignone. Assieme a lui arrivano altri prelati, parroci e mercanti, che insediandosi nei dintorni del palazzo hanno dato vita ad una vera e propria comunità locale facendo dunque nascere la nuova capitale del Cattolicesimo e dando vita ad un importante centro commerciale. Il palazzo è stato costruito in soli venti anni ed è tutt’ora il più imponente palazzo gotico d’Europa.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Visita all’interno del Palazzo dei Papi

Se l’esterno del Palazzo dei Papi è sorprendente, gli interni lasciano letteralmente senza fiato. Nonostante il palazzo sia stato spogliato di molti arredi nel corso degli anni, ogni ambiente riesce a portarti indietro nei secoli. Le volte finemente affrescate, volute dal Papa nella sua stanza, sono ben conservate e si lasciano ammirare in tutto il loro antico splendore. La magnificenza della Sala del Concistoro è spiazzante, così come la suggestiva Sala della Grande Udienza. Camminando tra i corridoi sembra di sentire ancora il profumo dei rovi bruciati nei grandi camini, meravigliose opere d’arte, che venivano usati per scaldare gli ambienti.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

La Cattedrale di Notre Dame di Avignone

Prima di scendere nel centro storico fai un giro sulla parte alta della piazza del Palazzo, dove puoi visitare la Cattedrale di Notre Dame des Doms, la più importante chiesa di Avignone. Sulla sua sommità si trova una statua della madonna alta sei metri che benedice la città con la mano.  Attorno alla Cattedrale c’è anche un bel parco pubblico dove passeggiare o far giocare i bambini.

Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Il centro storico di Avignone

Dalla piazza del Palazzo parte anche il trenino turistico che ti porta in giro per la città. Grazie all’audio guida in dotazione abbiamo scoperto che ad Avignone ci sono bellissimi palazzi storici e in una delle strade della città si trova l’Angladon, una casa/museo che ospita l’unico quadro di Van Gogh dipinto in Provenza nonchè tele di pittori famosi come Cezanne, Manet e Modigliani.

Il pomeriggio puoi passarlo a  Place de l’Horloge, gironzolando per le vie del centro. I ristoranti qui sono molto commerciali, molti sono delle piccole trappole per turisti, ma la piazza è gremita di persone ad ogni ora ed è piacevole passeggiare al sole o sedersi su una delle tante panchine a mangiare un gelato. La passeggiata, anche se costeggiata da negozi di grandi brands stranieri, rimane comunque piacevole. Basta infatti alzare gli occhi per trovare meravigliose facciate in stile medievale o gotico che sembrano controllare la vita del borgo.  A Plac de l’Horologe c’è anche un bellissimo carosello dallo stile retrò che incanta i bambini con  le sue musichette vintage e gli adulti con i suoi colori eleganti. E’ una delle attrazioni più fotografata di Avignone.

Cosa mangiare ad Avignone

La Provenza, ma soprattutto il territorio che circonda Avignone,  è famoso per la produzione di ortaggi, frutta e legumi che inevitabilmente  trovi proposti nei piatti locali. Ratatouille, pomodori e zucchine stufati, zuppe di legumi alla provenzale arricchite con spezie profumatissime sono alcune delle proposte della gastronomia locale da prendere in considerazione. Uno dei piatti tipici di Avignone è il cosciotto di vitello marinato nel vino bianco insaporito con le erbette locali: il daube avignonnaise.  Altro rinomato piatto da assaggiare in città sono le uova sode servite con il pasticcio di acciughe, la famosa berlinguette.

Isle sur la Sorge

Ile sur la Sorge è un piccolo e affascinate paesino percorso da diversi canali dove, in alcuni punti, puoi trovare ancora le ruote in legno dei vecchi mulini. Anche se ricoperte da muschi sono molto pittoresche e venivano usate in passato per la lavorazione della carta e per la produzione dell’olio. Isle sur la Sorge è uno dei villaggi più autentici della zona. Le persiane colorate, i balconcini contornati di edere, i germani reali che si riposano nelle acque calme dei canali e  i mercatini dell’antiquariato rendono fiabesca la passeggiata.

Deliziosi sono i tanti ristoranti che costeggiano la strada e si riflettono nell’acqua del ruscello. A Isle sur la Sourge riesci a cenare all’aperto anche in tardo autunno, inebriato dal profumo della lavanda e dal fruscio del vento fresco tra gli alberi.

Perchè fare una tappa ad Avignone durante un viaggio on the road in Francia

Avignone è la città più grande e importante della Provenza ma è piacevole e soprattutto facile da girare a piedi, anche con i bambini. Basta selezionare i posti da visitare e partire alla scoperta delle sue bellezze seguendo le stradine che portano al centro storico. L’atmosfera gioviale del borgo avvolge i turisti in un turbinio di profumi e musiche, mentre gli edifici storici ti permettono di aprire una finestra nel tempo portandoti in mondi passati, in storie di dame e cavalieri. Avignone si lascia davvero a malincuore, con la promessa di tornare presto tra le sue mura accoglienti.

 

Cancale, rinomata per la produzione di ostriche, si trova in Bretagna, nel dipartimento di Ille-et-Vilaine.  La sua vicinanza a Mont-Saint-Michel  e alla baia di  Saint Malò la favorisce non poco e la rende un posto molto speciale, tappa obbligata per chi ama il turismo lento e i prodotti autoctoni. 

Cancale

Dove dormire a Cancale

Cancale è un piccolo paese incastonato in una baia della Bretagna, pieno di alberghi e ristoranti lungo la via principale. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche.  Noi siamo arrivati in questo borgo di pescatori la sera tardi, durante un viaggio on the road sulle coste francesi,  e presi dalla stanchezza ci siamo  lasciati guidare dall’istinto. Non c’era ancora tripadvisor a dare suggerimenti, quindi sono scesa a chiedere una camera ad un piccolo albergo che mi ha colpito subito durante la passeggiata,  Le Querriene Hotel.  

Mi è piaciuto subito il suo stile marinaresco, i velieri in bella mostra ovunque e, nella camera che mi hanno fatto visionare, mi ha colpito molto la testiera del letto ricavata da un vecchio remo. Le stanze non sono molto ampie ma l’atmosfera è sicuramente quella giusta per il nostro soggiorno a Cancale. Quindi prenotiamo per due giorni.  Due giorni per degustare ostriche e per bere ottimo sidro, una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione delle mele. 

Cancale è un piccolo borgo marinaro, dove l'attività principale sono gli allevamenti di ostriche. Tutto ruota intorno a questi molluschi, dalla vita locale al turismo.
Cancale è un piccolo borgo marinaro, dove l’attività principale sono gli allevamenti di ostriche. Tutto ruota intorno a questi molluschi, dalla vita locale al turismo.

Passeggia nel centro di Cancale

La cittadina di Cancale non offre granchè.  Non ci sono molte cose da fare se non degustare ostriche e la passeggiata è davvero piccola. La strada da un lato è costeggiata da piccoli locali, molto intimi, tutti in stile bretone.  Mentre dal lato opposto c’è una vista meravigliosa sull’oceano. La mattina, quando la marea si ritira, è piacevole ammirare gli scafi delle barche poggiati sull’arenile in attesa di poter tornare presto a galleggiare. Stanno li, pazienti, inclinati, forse speranzosi di essere fotografati.

E' piacevole osservare gli allevamenti in fermento nella baia di cancale. Ovviamente questo è possibile quando la marea Si ritira, permettendo ai trattori di scendere sulla sabbia per raccogliere le ostriche.
E’ piacevole osservare gli allevamenti in fermento nella baia di Cancale. Ovviamente questo è possibile quando la marea Si ritira, permettendo ai trattori di scendere sulla sabbia per raccogliere le ostriche.

Al tramonto  si comincia a sentire il boato dell’oceano che ritorna impetuoso, voglioso di riappropriarsi della sua costa, della sua banchina, e di tornare a coprire gli allevamenti, di togliere ossigeno alle ostriche, di far tornare le barche a galleggiare. Riempie ogni spazio che gli è concesso, sembra quasi coprire anche il sole, concedendo ora alla luna di specchiarsi sulle sue acque calme, rilassate.

Degusta ostriche come street food

Inutile dire che il gusto delle ostriche  di Cancale è superlativo.  Al mercato delle ostriche, il Marchè au huitres, ogni giorno puoi trovare bancarelle allestite dagli allevatori e puoi degustarle appena raccolte ad un prezzo più che accessibile. Ovviamente le ostriche  vengono servite come uno street food, nel piatto di plastica o su un tovagliolo di carta. Alcuni commercianti addirittura te le danno in mano appena aperte, e subito  rimani inebriato dall’odore dell’oceano, forte e persistente.

Ammira le maree

Il fenomeno  delle maree vale tutto il viaggio fin qui. Ci troviamo di fronte alle maree più intense e spettacolari di tutta l’Europa. L’acqua che giornalmente si ritira per centinaia di metri lasciando affiorare i parc a huitres, i parchi ostreari degli allevamenti,  ritorna prepotente la sera col suo inconfondibile scroscio.  E’ davvero uno spettacolo impagabile.

Dove vedere gli allevamenti delle ostriche  

Al di là del centro storico, piccolo e suggestivo, la parte più caratteristica del borgo di Cancale rimane senza ombra di dubbio  quella del porto e degli allevamenti delle ostriche.  Cancale costituisce infatti la capitale mondiale delle Huitres. I fondali della costa sono completamente dedicati agli allevamenti che sono ben visibili durante il giorno, quando le maree si ritirano lasciano affiorare una distesa immensa di Parc au Huitres.

Degustare le ostriche appena raccolte è un'esperienza gustativa davvero straordinaria. C'è tutto il sapore dell'oceano al loro interno, e il profumo che emanano è davvero estasiante.
Degustare le ostriche appena raccolte è un’esperienza gustativa davvero straordinaria. C’è tutto il sapore dell’oceano al loro interno, e il profumo che emanano è davvero estasiante.

Perchè le ostriche di Cancale sono le migliori?

Le ostriche di Cancale sono decisamente le migliori in circolazione. Cosa le rende migliori rispetto alle altre ostriche allevate?  Il primo elemento a loro favore sono le spettacolari maree che in questa baia arrivano fino a 15 metri di dislivello, permettendo una perfetta ossigenazione dei molluschi. Il secondo deriva dalle correnti atlantiche, portatrici di plancton, di cui si nutrono le ostriche. Quest’ultime, partendo dallo stato di larve, impiegano tre anni a raggiungere le dimensioni adatte alla commercializzazione. Dopo essere state raccolte, subiscono una classificazione in base alle loro dimensioni. Si trovano infatti  5 categorie per le ostriche di allevamento, e ben 11 categorie per le ostriche piatte, quelle raccolte dragando i fondali.

Dove mangiare a Cancale

Abbiamo girato nella cittadina di Cancale diversi locali, sia a pranzo che a cena e Le Cancalais  rimane uno dei miei preferiti. Non lasciarti demoralizzare dall’arredamento un po’ retrò! I piatti di mare sono fantastici e ti consiglio di assaggiare la zuppa di pesce, che trovi tra le  entrèè (antipasti). E’ completamente diversa da quella che siamo abituati a mangiare in Italia. Il pesce è frullato, quasi a diventare una crema. Non farti  mancare nemmeno la specialità di queste coste: le moules.

Le buonissime cozze oceaniche a Cancale vengono cucinate in divine salse. Le  mie preferite sono le moules  a la marinier e le moules a la crema fraiche, sempre accompagnate dalle frites, una porzione molto abbondante di patatine fritte. Il tutto deve essere necessariamente accompagnato da un bicchiere sidro ghiacciato, che è  la più famosa bevanda della regione.

 

La mattina del 24 marzo 1999 all’interno della galleria del Monte Bianco si sviluppa uno spaventoso incendio che costa la vita a 39 persone. Ricordo ancora le immagini al telegiornale nazionale. Il fumo, i soccorsi, le cause, le colpe, le beghe tra le due nazioni confinanti: la Francia e l’Italia. L’incendio è causato da un camion che transita dal versante francese, che ha preso improvvisamente fuoco nel centro della galleria. Le macchine incolonnate nel tunnel sono costrette a fermarsi su entrambi i lati. Non c’era spazio a sufficienza per poter fare inversione di marcia, e anche scappare a piedi è risultato difficile perché il tunnel, nel frattempo, viene chiuso da entrambe le entrate. La chiusura sui due tornanti non fa altro che alimentare le fiamme all’interno, che si amplificano per via dei materiali combustibili presenti nella galleria. 

Traforo del monte Bianco, informazioni utili
La nuova e funzionale entrata del Traforo del Monte Bianco

Il traforo del Monte Bianco

Dopo questa tragedia il tunnel rimane chiuso per tre anni. Viene riaperto solo ed esclusivamente per le per le automobili nel 2002, dopo lunghi lavori di ristrutturazione. Noi siamo passati la prima volta dopo l’incidente, nel 2003, per intraprendere un viaggio on the road in tutta la Francia. Non è stato facile transitare nel tunnel, sarò sincera. Ancora vedevo davanti a me le immagini del disastro e l’apprensione è stata tanta.  Ma già al ritorno l’ansia e la preoccupazione sono nettamente diminuiti, avendo constatato le nuove misure di sicurezza della galleria.

I lavori dopo l’incidente

Dopo il terribile incidente il tunnel viene messo completamente in sicurezza. Vengono create nicchie antincendio e nicchie SOS ogni cento metri. Inoltre viene costruito proprio al centro della galleria un posto di soccorso, dove staziona perennemente un veicolo dei pompieri attrezzato per gli incendi. E’ stata scavata una nuova galleria d’evacuazione sotto la carreggiata, alla quale si accede tramite rifugi nelle pareti, che permette inoltre di lasciar passare i soccorsi in caso di emergenza.

Cosa più importante, è stata creata un unica sala di comando, per sostituire le due sale per versante, che proprio durante la tragedia non riuscirono a mettersi in comunicazione e tardarono così a chiedere gli aiuti necessari. Sono state, da allora, notevolmente cambiate le regole per il transito attraverso il Traforo del Monte Bianco. Ad esempio, è vietato il transito ai mezzi che trasportano materiali pericolosi e infiammabili, è stata ridotta la velocità dei veicoli e resa obbligatoria la distanza di sicurezza a 150 mt. 

Perchè passare dal traforo?

Passando dal Traforo del Monte Bianco si arriva più facilmente nel nord della Francia. Anche se il pedaggio sembra costoso, non è equiparabile a quanto si spenderebbe in pedaggi e carburante usando le autostrade francesi o svizzere. Verifica con anticipo le condizioni del traffico stimate per il giorno del tuo transito nel traforo. Sul sito ufficiale www.tunnelmb.net trovi tutte le informazioni utili, relative non solo al traffico, ma anche alle chiusure programmate per le manutenzioni o per le esercitazioni.

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Le nuove tariffe di pedaggio del Traforo del Monet Bianco

Il costo del pedaggio per andare in Francia con l’automobile passando dal traforo del Monte Bianco è di  circa 58,00 euro per la tratta andata e ritorno. Il solo passaggio per l’andata invece è di 46,40 euro. Esistono poi una serie di abbonamenti per chi fa più passaggi nell’arco dell’anno. Facendo il biglietto dal lato italiano si paga il 22% d’IVA, mentre dal lato francese il costo è leggermente più basso, perché l’IVA è al 20%.

 

 

 

 

 

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