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Irpinia. Intrigante terra, battuta da venti freddi e pungenti. Verdeggiante, grazie alle abbondanti piogge che si abbattono sulla zona durante tutto l’arco dell’anno. Punteggiata da piccoli borghi e rustici casali. Ricca di prosperosi terreni di origine vulcanica. Territorio da sempre favorevole alla coltivazione della vite, già conosciuto fin dai tempi dei Romani, i quali riuscivano, anche con le poche competenze di allora, a produrre vini di alto livello. Una regione d’Italia da tutelare, da promuovere, da scoprire, da sperimentare. Questo è il mood dell’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio, eccellenza del centro Italia, che proprio in Irpinia ha deciso di fondare il suo quartier generale.

 

Feudi di San Gregorio

La famiglia Capaldo, fondatrice dell’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio

Una grande”famiglia”, unita e proiettata verso il futuro, con radici ben ancorate nel passato. Feudi di San Gregorio è il simbolo della rinascita del vitigno autoctono dell’Irpinia, ma non solo. Un azienda da sempre vocata alla cultura del bere bene, allo studio, alla sperimentazione. Continuamente alla ricerca dell’identità dei vitigni tramite l’elaborazione, l’innovazione e la degustazione, riuscendo in maniera obiettiva a preservare il meglio che la terra dell’Avellinese riesce a produrre in maniera così naturale e fiorente. Il progetto Feudi di San Gregorio nasce nel 1986 da un idea della famiglia Capaldo che, negli anni, è riuscita a portare in alto il nome dell’Irpinia, presentando nel mondo enologico prodotti di grande fattura, e riuscendo ad allargare e consolidare la famiglia grazie ad importanti investimenti in altri territori nazionali, con l’acquisizione di Cantine di grande rilevanza come Sirch, del Friuli Venezia Giulia e Basilisco, dalla Calabria.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Visita alle cantine e alla bottaia

Arriviamo a Sorbo Serpico in tarda mattinata, per una visita all’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio. Ci accoglie un vento gelido, sferzante. Sotto di noi, intorno a noi, meravigliose vallate e colline completamente ricoperte da rigogliosi vitigni, ora ovviamente a riposo. Un paesaggio rurale di una bellezza disarmante. In questo romantico contesto sorge la cantina di Feudi di San Gregorio. Un luogo quasi magico arricchito, all’esterno, da piccoli corsi d’acqua artificiali che costeggiano un giardino ricco di spezie preziose. Un bellissimo omaggio dell’azienda alla tradizione mediterranea, da cui attingere profumi, colori e sapori.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Ci accoglie Lyllian Mele, affabile, materna, deliziosa compagna in questo profumato viaggio nei meandri delle cantine dei Feudi. Varcare la soglia della cantina dei Feudi di San Gregorio è come entrare a far parte della grande famiglia che la gestisce. Un rapporto di parità, percepito subito, diverso da quello che si è soliti trovare in altre grandi cantine, tendenzialmente freddo e distaccato. Subito messi a nostro agio, veniamo guidati da Lyllian nelle suggestive cantine dei Feudi, seguendo l’odore forte del mosto e denso delle barrique.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Visita alle cantine dei Feudi di San Gregorio

Partiamo quindi per il percorso dedicato al “ciclo dell’uva”, avendo così modo di scoprire tutte le fasi di lavorazione e affinamento dei vini attraverso l’escursione, guidati da Lyllian, che si concluderà con una degustazione guidata di tre vini dell’azienda.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Scendiamo nel cuore dei Feudi di San Gregorio, addentrandoci silenziosamente, in maniera rispettosa, nell’anima dell’azienda. Le cantine sono generose, ospitano centinaia di botti perfettamente allineate tra loro, etichettate scrupolosamente e costantemente controllate dagli addetti ai lavori. Lo spazio circostante, ambizioso ma minimale, ne fa un grazioso punto di incontro e di scambio di opinioni, di domande curiose e acute riflessioni. La cantina è stata recentemente restaurata, apportando alla classica struttura in cemento note moderne, fatte di scale in ferro e balconate rosse. Un unità architettonica equilibrata, non pesante e perfettamente integrata nella vecchia cantina preesistente.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

I vini di Feudi San Gregorio

La cantina dei Feudi di San Gregorio è famosa principalmente per tre vini autoctoni: il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi. Ognuno di questi territori ha caratteristiche ben precise, diverse e strutturate, con terreni adatti alle coltivazioni di questi singoli vitigni. Ma non è solo la composizione del terreno a fare di queste uve vini speciali. Le diverse altitudini, le temperature basse rispetto alla stagionalità, l’esposizione e la quantità di precipitazioni influiscono sulla coltivazione di ogni singola etichetta, permettendo ad ogni vino di esprimere particolari e caratteristici sentori.

Visita nelle cantine

Le vigne dei Feudi di San Gregorio si estendono su oltre trecento ettari di terreni, ad altitudine comprese tra i 300 e i 700 metri dal livello del mare. I terreni di origine vulcanica danno all’uva un corredo genetico unico e meraviglioso, che associati ad una cura rispettosa di tutti gli equilibri ambientali circostanti, come frutteti, boschi e uliveti, fanno di questi vini delle vere e proprie eccellenze territoriali. La cantina è stata recentemente rinnovata, coniugando perfettamente moderne tecnologie a radicata tradizione. Scendere nelle cantine è sempre un esperienza emozionante e formativa.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Silos d’acciaio si alternano a botti, tini e barili. Nei locali di vinificazione inoltre si trova uno spazio dedicato alla produzione degli spumanti Dubl, spumantizzati in bottiglia con il Metodo Classico.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Gli spazi immensi, le file ordinate di botti, la pulizia maniacale sono un vero e proprio piacere per gli occhi, ma ne guadagna anche l’olfatto. Profumazioni uniche, che mi hanno riportato agli scenari autunnali dell’infanzia, fatti di uva raccolta in ceste di vimini e mosti fermentati nella cantina dei nonni. Bellissima l’enoteca dove, oltre a poter acquistare i vini dell’azienda, sono custodite le annate storiche di ogni etichetta. 

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Prossima tappa…degustazione di Feudi Studi

Feudi di San Gregorio però non è solo vino da grande distribuzione, anzi. Abbiamo degustato i vini delle altre linee sperimentali, Feudi Studi, nei quali si riversa la grande dedizione di questa azienda per la valorizzazione del territorio e dei propri prodotti. Non scendo nel dettaglio dei vini degustati perché non sono un enologa ma semplicemente un amante del buon bere, rischierei quindi di scrivere troppo poco o troppo e male. Ma il prossimo articolo sarà dedicato alla degustazione dei Feudi Studi, fatta con il grande agronomo e produttore friulano Pierpaolo Sirch, e al Ristorante Merennà, punta di diamante della cantina dei Feudi di San Gregorio.

Nel frattempo spero di avervi incuriosito parlando di questo territorio votato alla produzione di vini di ottima qualità ed eccellente fattura. In ogni vino dei Feudi traspare unicità, storia locale, tradizione ed ospitalità. Vini che rappresentano nella loro singolarità la parte più autentica dell’Irpinia.

 

Saint Tropez. Celebrità, club esclusivi, yacht di lusso. Cosa vedere in 1 giorno un questa città della Provenza, che evoca subito sfarzo e ricchezza? Saint Tropez è famosa per le sue spiagge di sabbia bianca e d’estate è letteralmente presa d’assalto dai VIP e da numerosi turisti, che scelgono questa zona proprio nella speranza di incontrare nei locali cool della città personaggi famosi, come attori e calciatori. Nonostante sia considerata la più mondana città francese, Saint-Tropez rimane una graziosa cittadella dai tetti con le tegole rosse, un elegante torre campanaria e un centro storico autentico, ricco di fascino.

Saint Tropez, cosa vedere

La città più chic della Provenza

Saint Tropez è una meta che assolutamente non può mancare durante un viaggio on the road nel sud della Francia. I periodi migliori per scoprire gli scorci più suggestivi della città sono la primavera o l’autunno, quando regnano la pace e la tranquillità. Le stradine caratteristiche sono meno affollate, così come i locali del porto, dove bisogna fare assolutamente una sosta per una colazione o un aperitivo al tramonto. Quando cala il sole i colori sfumano dal rosa all’arancio fino a diventare di un rosso caldo creando un’atmosfera d’altri tempi. Le barche dondolano calme nelle acque antistanti, accompagnate dal lento via vai delle persone che si godono gli ultimi raggi di sole.

Saint tropez, cosa vedere in 1 giorno

Passeggia nel famoso Porto di Saint Tropez

Ecco, per esplorare Saint Tropez nel migliore dei modi bisognerebbe iniziare proprio dal Porto. Inizialmente questa zona era un semplice e modesto villaggio di pescatori, i quali ormeggiavano le loro barche in questa darsena dopo lunghe giornate di navigazione. Ora non trovi più piccoli gozzi, ma magnifiche barche a vela e lussuosi yacht. E’ pero estremamente suggestivo passeggiare tra queste eleganti imbarcazioni e sedersi in uno dei tanti caffè che circondano il porto. Che sia per un croissant o per un Kir Royale, devi assolutamente goderti la brezza del Mediterraneo sul viso seduto in una delle deliziose verande di questi locali, anche se i prezzi sono leggermente alti.

Saint tropez, cosa vedere in 1 giorno

Visita Place des Lices e il mercato locale

Dopo esserti sganciato, a malincuore, dall’elegante atmosfera che si respira intorno al porto, puoi fare una visita al vivace mercato all’aperto di Place de Lices, dove tuffarti a capofitto sulle bancarelle colme di specialità locali. Qui si può fare scorta di ogni prodotto tipico della zona, dalle croccanti baguette ai corposi vini francesi. Inoltre formaggi, salumi, rinomate mostarde e profumate madeleines. E ancora mazzi di fiori allegramente abbinati, stoffe, profumi alla lavanda e piccoli oggetti di antiquariato. Questo grazioso mercato si svolge solamente in due giorni della settimana, il martedì e il sabato, ma la grande Place de Lices è meravigliosa anche senza le sue succulente bancarelle. I maestosi platani, nelle giornate soleggiate, proteggono le persone del posto che giocano allegramente a bocce sul suo selciato, una cara vecchia abitudine degli abitanti.

Saint tropez, cosa vedere in 1 giorno

saint Tropez, cosa vedere. Conosci il mito di Brigitte Bardot?

Una tappa da fare assolutamente in quel di Saint Tropez è senza ombra di dubbio la meravigliosa statua dedicata dalla città alla bellissima Brigitte Bardot. Fu proprio la meravigliosa attrice infatti a rendere famosa questa cittadina della Costa azzurra, con il film ambientato e girato proprio qui, tra le sue strade: Piace a troppi. La scultura in marmo, di una bellezza disarmante, si trova di fronte al Musèè de la Gendarmeri et du Cinèma, inaugurato nel 2016 in Place Blanqui.

Saint tropez, cosa vedere in 1 giorno

Cosa comprare a Saint Tropez

Le stradine del centro storico sono costellate da boutique di lusso e da negozietti dove trovare piccole chicche di stile. Ad esempio, non si può certo rinunciare alla tipica borsa di paglia che va tanto di moda sulla Costa Azzurra e ai mitici Tropeziennes, i sandali ultra piatti e super chic prodotti artigianalmente da Rondini.

Saint Tropez, cosa vedere in 1 giorno

Perchè visitare Saint Tropez

Uno delle esperienze da fare almeno una volta nella vita, è indubbiamente un viaggio on the road negli Stati Uniti. La California soprattutto, è un territorio che si presta benissimo a questo tipo di spostamento per via delle sue grandi strade facilmente percorribili e dei tantissimi punti di interesse in cui fermarsi man mano lungo il tragitto. Una volta atterrati a Los Angeles, basta affittare un’auto presso i tanti rivenditori che si trovano vicino all’Aereoporto e, cartina alla mano, partire per un entusiasmante avventura sulle coste più famose del mondo.

San Diego

San Diego è una città della California che merita almeno una sosta di due giorni. Una città solare e accogliente, dove il sole splende per la maggior parte dell’anno, e che ti avvolge subito in un atmosfera calda e rilassata. A San Diego si vive senza stress e si respira un aria distesa e tranquilla. Un modo di vivere davvero “slow” che ti ingloba all’istante, trasportandoti in una dimensione di pacata esplorazione del territorio, rispettando i ritmi dei local e della natura. San Diego è una città spensierata e raggiante, con una spiccata personalità.

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Come arrivare a San Diego in auto da Los Angeles

San Diego dista da Los Angeles circa 190 km. Più o meno un ora e mezza di viaggio senza soste lungo il tragitto. Non bisogna però sottovalutare il traffico cittadino, in entrata e in uscita, che a volte può allungare i tempi di percorrenza. Per questo vale la pena fare almeno un soggiorno di una notte, in modo da avere più tempo a disposizione per visitare la città, che ha molte zone da vedere, ma soprattutto da vivere. La strada più veloce, ma anche la più noiosa, è la I-5, l’autostrada che collega il Messico al Canada.

La strada panoramica

Ma se abbiamo scelto di fare un road trip in California, vale la pena percorrere la strada panoramica. Prendiamoci quindi tutto il tempo necessario per goderci lo spettacolo, seguendo la Pacific Coast Highway, che da Los Angeles porta fino a Laguna Beach. Da li poi, basterà fare un piccolo pezzo della I-5 per raggiungere la città di San Diego. Un viaggio on the road merita di essere vissuto in ogni dettaglio, dunque meglio prendersi una giornata da dedicare esclusivamente al percorso, lasciandosi incantare dai meravigliosi panorami della costa, assaporando, strada facendo, il lusso di Orange County e il fascino marinaro di Newport Beach.

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Cosa vedere a San Diego?

La Jolla

La Jolla è una delle contee più entusiasmanti di San Diego, dove spendere almeno una mezza giornata. Gettonata e rinomata località costiera, affollata soprattutto nel periodo estivo, è davvero un gioiello dell’Oceano Pacifico. Splendide spiagge, scogliere meravigliose dove incontrare curiosi uccelli marini, negozi, ristoranti e locali alla moda dove sorseggiare cocktails ad ogni ora del giorno e della notte. Costa famosa e raggiunta soprattutto per poter vedere da vicino le foche e i leoni marini che riposano beatamente sugli scogli, sulla spiaggia o tra le suggestive calette baciate dal sole.
La zona interna de La Jolla è la parte più chic, dove passeggiare nel verde, riparati dal sole dalle splendide palme californiane. Stupenda anche di sera, quando i fari illuminano le raffinate boutique e i ristoranti stilosi che costeggiano i viali.

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Old Town

Tornando alla città di  San Diego, una sosta obbligatoria va fatta alla Città Vecchia: l’Old town.  Viene considerato come il vero e proprio luogo di nascita della California, grazie ad un primo insediamento spagnolo avvenuto a meta del 1700. Le sue case in stile coloniale, la piazza centrale brulicante di colori e profumi, i diversi bazar e i negozietti di souvenir, intervallati da piccoli locali in cui mangiare prodotti tipici messicani, ne fanno un luogo davvero interessante, piacevole e allegro in cui passare un paio d’ore.

Coronado Island

Suggestiva, incantevole e armoniosa, l’isola di Coronado è un luogo esclusivo, con dimore eleganti e una grandissima spiaggia, considerata tra le più belle degli Stati Uniti. Proprio su questo arenile si trova il famoso Hotel Coronado, edificato nel 1800 in perfetto stile vittoriano che ne fa uno degli hotel più belli del mondo. Deve la sua fama, oltre che per la sua particolare architettura, ad un famoso film con Marylin Monroe. Infatti, proprio tra queste mura, furono girate diverse scene della pellicola “A qualcuno piace caldo”. Da allora è diventato un icona di stile ed eleganza, al pari dell’attrice che l’ha reso famoso.

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Questa è una delle zone dove più si respira un atmosfera vacanziera, in perfetto stile californiano. Passeggiare sulla riva al tramonto poi, con l’odore forte della salsedine che si espande prepotente tutto intorno, è davvero un esperienza incredibile e imperdibile, nonché molto molto romantica. Infatti molti matrimoni vengono celebrati proprio su questa spiaggia, dove . bastano davvero pochi addobbi per creare un evento unico. La natura fa il resto.

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Mission Bay

Una delle zone maggiormente frequentate dagli sportivi di tutto il mondo è Mission Bay. Il posto ideale in cui praticare ogni tipo di sport. Surf soprattutto, ma anche vela, pattinaggio, jogging e skateboard. Qui si trova anche il famoso Sea World, il più grande parco acquatico del continente, che ospita delfini, orche e leoni marini.

Pacific beach

Una delle spiagge più affollate di San Diego, paradiso dei surfisti, costeggiata da una lunga pista ciclabile dove si affacciano deliziose case colorate, molte delle quali vengono affittate ai turisti, e tantissimi bar dove fermarsi a ricaricare le batterie.

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Percorrere la costa in bici permette indubbiamente di vedere più cose in meno tempo, permettendo anche qualche sosta lungo il percorso nei locali che si affacciano sull’oceano. Con un pò di fortuna si riescono a vedere i delfini giocare al largo, o i pellicani che scendono in picchiata tra le onde per procurarsi cibo. Le spiagge sono in perfetto stile Baywatch, e come da telefilm, numerose sono le torrette e i lifeguard che controllano i bagnanti. E si, molti sono pure carini. 

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Il grande zoo di San Diego 

Anche se non amo particolarmente i luoghi in cui gli animali sono chiusi in recinti, devo ammettere che lo zoo di San Diego è una delle realtà più controllate e soprattutto spaziose che abbia mai visto. Si trova all’interno del Bilboa Park e riesce ad ospitare quasi quattro mila animali, tra cui alcune specie in via di estinzione come il Panda Gigante. Una passeggiata tra gli ecosistemi riprodotti all’interno dello zoo è molto educativa, e si possono addirittura aiutare a guardiani a lavare gli elefanti.

Little Italy

A dieci minuti dal centro, Little Italy, il quartiere italiano, è il vero cuore pulsante di San Diego. Con i suoi innumerevoli locali alla moda è una delle mete più gettonate dei turisti che arrivano in città, nonché zona frequentatissima dalla gioventù locale. Sulla via principale del quartiere svetta il cartello con la scritta Little Italy, e oltrepassarla significa tuffarsi in un atmosfera tutta tricolore. Canzoni napoletane, pizzerie e ristoranti rinomati dove mangiare pasta e prodotti tipici dello stivale, come la mozzarella di bufala, le lasagne e il limoncello, si alternano a piccoli negozi di souvenir. Ovviamente, in molti locali, soprattutto i più economici, i prodotti usati sono solo delle imitazioni, ben fatte, ma subito “sgamabili” da un italiano doc. Il quartiere è famoso anche per i suoi edifici in legno colorato, con le staccionate dipinte in bianco, rosso e verde, in onore della bandiera italiana. Little Italy è stato infatti uno dei primi insediamenti dei migranti, soprattutto siciliani o liguri, che arrivarono a San Diego in cerca di un pò di fortuna e di una vita migliore. 

Point Loma

Non si può lasciare la città senza aver scattato una foto allo skyline di San Diego. Per avere una panoramica perfetta Point Lomo è senza ombra di dubbio la postazione migliore. E’ la parte più occidentale della città, per lo più zona collinare, e ospita inoltre Il Cabrillo National Monument, eretto in onore del primo esploratore portoghese approdato in queste zone: Jaun Rodriguez Cabrillo.

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Perchè vedere San Diego

La città di San Diego non è spesso inserita come tappa negli itinerari di viaggio on the road in California. Invece è una vera e propria perla, da ammirare con calma, immergendosi nel suo stile di vita rilassato e fuori dagli schemi. Il suo clima caldo, i quartieri storici, le sue grandi spiagge sull’Oceano e soprattutto l’apertura mentale dei suoi cittadini la rendono una città accogliente, materna, eclettica. San Diego rimane nel cuore di chi la vive.

Quante novità quest’anno nella Casa di Babbo Natale di Gaeta! La bellissima città laziale, che il 3 Novembre ha dato il via alla magica manifestazione Favole di Luce, le Luminarie d’Artista, è sempre più ricca di attrazioni e di eventi che attirano turisti da tutta Italia.

Il villaggio di Babbo Natale di Gaeta

Siamo tornate nel Villaggio Incantato di Gaeta cariche di aspettative, pronte per vedere di persona i nuovi allestimenti e l’insolito itinerario che porta dritti al cospetto di Babbo Natale.

il villaggio di Babbo Natale a Gaeta

L’entrata è decisamente più grande e spaziosa, ed evita che la fila per fare i biglietti si allunghi a dismisura sul marciapiede. Inoltre, nell’area dove si trova il botteghino, ci sono diversi giochini per i bambini ( che così non si annoiano ad aspettare il proprio turno), e un piccolo bazar, dove si possono ammirare e comprare graziosi oggetti fatti a mano, e squisiti dolcetti da portar via e/o da regalare, preparati dalle manidi Giorgia di Scirocco Bistrot. 

La mostra dei presepi artistici nella Casa di Babbo Natale

Alle 15:00 si può cominciare ad entrare. Iniziamo la visita proprio passando dalla mostra dei presepi artistici, una delle novità di quest’anno.

Il grande salone raccoglie nelle nicchie laterali tantissimi presepi, completamente realizzati a mano da artisti locali. Ogni presepe ha la sua peculiarità. I materiali usati, i colori, le ambientazioni ne fanno pezzi unici davvero sorprendenti. Piccoli, grandi capolavori appartenenti ad un antichissima arte, quella presepiale, che da tempo immemore viene portata avanti dai presepisti italiani, con creatività e impegno.

All’entrata ci porgono due gettoni, uno a testa, che serviranno per votare il presepe che più ci è piaciuto. La scelta è davvero difficile perchè sono uno più bello dell’altro. 

Il villaggio di Babbo Natale a Gaeta: la stanza da letto

Dopo aver votato i nostri presepi preferiti, varchiamo finalmente la soglia della casa di Babbo Natale. Ci accoglie un simpatico Elfo, e con il suo fare giocoso ci guida attraverso le stanze della dimora natalizia. La stanza da letto di Babbo Natale è in perfetto ordine.

il villaggio di Babbo Natale a Gaeta

Nel camino schioppetta la legna, e un piacevole tepore sembra avvolgerci mentre scattiamo splendide foto sedute alla poltrona del padrone di casa. La tappezzeria è di un rosso avvolgente. Coperte, cuscini e lenzuola profumano di pan di zenzero.

Sulla scrivania ci sono tantissime letterine da leggere, e penne e calamaio per rispondere ai tanti bambini che aspettano un dono la sera della vigilia.

La sala da pranzo di Babbo Natale

Lasciamo spazio agli altri visitatori e passiamo quindi nel grande salotto della Casa di Babbo Natale. Una ricca tavola imbandita riempie la stanza dei banchetti.

il villaggio di Babbo Natale a Gaeta

Soffici sedie, candele preziose, leccornie succulente aspettano di essere mangiate dal caro Babbo Natale e dai suoi aiutanti elfi, appena si prenderanno una pausa dal lavoro. Il grande albero di Natale, carico di addobbi, sembra controllare che nessuno tocchi nulla. Con le sue lucine delicate riscalda l’atmosfera, rendendo quasi ovattato l’ambiente.

La Cucina della Befana

Indovinate chi ha apparecchiato e preparato le deliziose pietanze che abbiamo trovato nella sala da pranzo? Ma la Signora Befana ovviamente. Nella sua spaziosa cucina, lavora sodo per aiutare Babbo Natale e i suoi aiutanti.

Pentole, padelle, caffettiere e teiere sono sempre pronte a soddisfare ogni capriccio degli abitanti della casa, che è sempre molto affollata! Ma lei non demorde, e con il sorriso sulle labbra accoglie tutti nella sua cucina, dispensando coccole e cibo. Quando ha un pò di tempo libero inoltre, si dedica a preparare le calze che porterà il sei gennaio a tutti i bambini che sono passati a farle un saluto. La scopa volante è sempre con lei, lucida e impeccabile, pronta a portarla in giro tutta la notte per fare le consegne.

La stanza degli elfi nella Casa di Babbo Natale

Ci intrufoliamo poi , di soppiatto, in una piccola stanza colorata. Tre lettini piccini, coperti da morbide trapunte e deliziosi cuscini ricamati, sono completamente avvolti da un manto di foglie verdi. Peluche, giocattoli di legno, piccole scrivanie e tanti pacchetti regalo rendono la stanza deliziosamente accogliente.

I bambini rimangono incantati da tanta perfezione. Sembra davvero di essere in un giardino fatato. I dettagli sono semplicemente perfetti. La cura minuziosa dei particolari, la dolce melodia di sottofondo e le luci basse creano un atmosfera magica, quasi ipnotica.

Lasciamo la stanza a malincuore, ma ci soffermiamo nell’anticamera, dove gli elfi aiutano tutti i bambini in visita a scrivere la letterina con i desideri che dovrà esaudire Babbo Natale, la sera della Vigilia. 

Finalmente..l’incontro con Babbo Natale

Lasciamo gli elfi e la loro stanza, in modo che possano riposarsi ben bene, in attesa di fare le consegne. Finalmente ci troviamo al cospetto del caro babbo Natale. Dalla sua poltrona apre le braccia per accoglierci in un caldo, morbido abbraccio, pronto per farsi scattare una foto con noi!

Promettiamo entrambe di essere buone, non solo a Natale, ma ogni giorno dell’anno. Salutiamo il caro Babbo Natale, l’amorevole Befana e tutti i simpatici elfi della casa, ritiriamo la nostra foto in posa, e ci dirigiamo verso un glaciale angolo di Polo Nord. 

Un angolo di Polo Nord nel villaggio incantato di Babbo Natale.

Brrrr… lungo le scale l’atmosfera comincia a raffreddarsi sul serio. Le luci rosse e calde degli ambienti sovrastanti si tramutano in bagliori freddi, bianchi e azzurri. La dolce melodia sembra essere interrotta da strani versi, quasi paurosi. Chi ci sarà mai alla fine delle scalinata?

il villaggio di Babbo Natale a Gaeta

Ma ecco che dinanzi a noi si rivela la Regina dei Ghiacci, nella sua carrozza fatata, circondata dai meravigliosi animali del Polo Nord. Orsi Bianchi, pinguini, curiosi cerbiatti fanno capolino dalle loro tane. Fanno la guardia al piccolo angolo di Polo Nord, che per le festività natalizie si è trasferito a Gaeta. La bellissima regina ci porta a fare un giro con la sua carrozza tra abeti innevati e laghi ghiacciati ( lavoriamo molto di fantasia noi!) per poi riportarci nel piccolo Regno di Ghiaccio del Villaggio Incantato.

il villaggio di Babbo Natale a Gaeta

Perchè visitare la Casa di Babbo Natale di Gaeta

La Casa di Babbo Natale di Gaeta credo sia una delle attrazioni natalizie più belle della regione Lazio. La minuziosa ricerca dei particolari, la cura dei dettagli, l’armoniosa disposizione degli arredi, nonchè l’accogliente atmosfera che si respira all’interno della casa, ne fanno un luogo incantato, da visitare assolutamente. Un’esperienza indimenticabile anche per gli adulti, infatti, perchè una volta catapultati all’interno delle mura della casa di Babbo Natale, la magia prende il sopravvento, cacciando via, almeno per un ora, i cattivi pensieri e lo stress accumulato durante la settimana. Ogni angolo del villaggio genera allegria e regala spensieratezza. Cosa aspettate allora? Prendetevi una pausa e approfittate delle vacanze di Natale per fare un salto a Gaeta!

Orari e costi

il villaggio di babbo natale a Gaeta

Il Villaggio incantato di Babbo Natale si trova in Via Annunziata, 7 a Gaeta Medievale. Per ogni informazione basta chiamare il numero 329 134 1919

Ecco un nuovo articolo per la rubrica dedicata ai ristoranti che si trovano proprio fuori i caselli della A1 e delle altre autostrade italiane e/o estere. Un modo per provare specialità locali e prodotti tipici, non rallentando di molto il viaggio, e sfruttando i luoghi che si incontrano lungo l’itinerario prestabilito. Oggi ti porto a pranzo in Toscana, esattamente ad Arezzo, in un ristorante sulla A1, Casa Cecco, a pochi minuti dall’uscita per Arezzo.

Ristoranti sulla A1

Dove si trova Casa Cecco

Se stai viaggiando sull’Autostrada del Sole, e se ti trovi nella regione Toscana all’ora di pranzo o di cena, ti consiglio vivamente di evitare il solito panino preriscaldato e di fare una sosta ad un ristorante tipico che si trova proprio all’uscita di Arezzo, esattamente a Viciomaggio: Casa Cecco. Per raggiungere il Ristorante Casa Cecco basta prendere l’uscita per Arezzo e continuare sulla SP21. Bisogna poi svoltare in Via delle Mandriole, percorrere circa 500 mt e continuare su Via del Tribbio. Casa Cecco si trova proprio sulla sinistra e il grazioso e curatissimo casale non passa certo inosservato.

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Ristorante Casa Cecco. Il Casale.

Immerso nel verde e circondato da splendidi ulivi, il casale di Casa Cecco spicca per la sua pietra grigia a vista, e soprattutto per la cura dei dettagli. Fiori, piante, piccole decorazioni in legno tipiche dei paesaggi toscani deliziano gli occhi, ancor prima che all’interno si possa deliziare il palato.

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L’interno è reso caldo dall’enorme camino in pietra, dove la brace è pronta per cuocere le sublimi carni toscane a fuoco lento. La gestione è familiare e i proprietari hanno un grande senso dell’accoglienza e dell’ospitalità. Ogni volta che ci fermiamo da Casa Cecco ci sentiamo a casa. Gli ambienti sono molto curati, oserei dire di un eleganza campestre. Anche se la sala non è molto grande, sembra di essere in un maniero di fine 800.

Ristoranti sulla A1, casa Cecco. Specialità toscane in tavola

La gestione del Ristorante Casa Cecco come già detto è familiare e la cucina è completamente regionale. Il menù è ricco, ma viene anche ampliato con qualche piatto del giorno.

Abbiamo provato diverse portate, dalle zuppe del giorno alle tagliatelle al ragù di Chianina, che è a dir poco strepitoso. Ma non saziarti solo di primi piatti. Le carni locali meritano assolutamente di essere assaggiate. Se ti trovi da Casa Cecco, non puoi non assaggiare la famosa fiorentina, accompagnandola con carciofi toscani o semplice verdura ripassata in padella. Particolare attenzione è da dedicare anche ai taglieri. Sia i formaggi che i salumi si sciolgono in bocca. L’accurata selezione delle materie prime fa si che sulla tua tavola si trovino solo prodotti di ottima qualità.

Se avanza spazio per un ulteriore assaggio, provate i crostini al vin santo con fegatini su pane sciocco toscano…

I dessert non sono da meno. Scegliere tra il panforte e le deliziose crostate con frolla, crema e frutta fresca, tutto fatto rigorosamente in casa, è stato davvero difficile.Casa cecco, ristoranti ad Arezzo, viaggio on the road, mangiare bene in viaggio, trevaligie

Ristoranti sulla A1, Casa Cecco. La cantina.

Ci troviamo nel cuore della Toscana, seppur vicini all’autostrada A1. La carta dei vini è davvero intrigante. Preziose bottiglie si alternano alle più conosciute etichette italiane e regionali. Che sia un filetto o una bistecca di Chianina al sangue, una tagliatella o un ragù strutturato, direi di puntare sui vini toscani, come un Chianti classico o un nobile di Montepulciano. 

Attenzione! Chi guida deve astenersi dal bere alcolici! 

Perché fermarsi da Ristorante Casa Cecco

Una sosta in Toscana fa sempre bene al cuore e ai polmoni. Rigenerarsi a tavola con prodotti di qualità eccelsa poi, non ha eguali. Il silenzio, la calda accoglienza, l’ambiente calmo e ovattato è di gran lunga preferibile al caos e ai ritmi sfrenati dell’Autogrill. Indubbiamente lo scontrino sarà più salato, ma rimettersi in viaggio dopo aver degustato le prelibatezze regionali della Toscana da una marcia in più alla vacanza. 

Il giorno del Ringraziamento, o Thanksgiving Day, è una festa celebrata negli Stati Uniti ogni quarto giovedì di Novembre. Pare che il primo giorno del Ringraziamento risalga addirittura al 1621, quando i Padri Pellegrini, i primi coloni del Nord America, si riunirono nella città di Plymouth, da loro fondata, per ringraziare il Signore del buon raccolto, avvenuto soprattutto grazie all’aiuto dei nativi americani. 

Thanksgiving Day

Breve storia sulle origini

I Padri Pellegrini, perseguitati per la loro fede cristiana, decisero di imbarcarsi sulla Mayflower e di lasciare l’Inghilterra, per recarsi nel Nuovo Mondo, l’America del Nord appunto, e ricominciare una nuova vita senza paura di persecuzioni. 
Attraversarono dunque l’Oceano Atlantico e approdarono in America nel 1620, in pieno inverno. Pur avendo portato con loro alcuni semi da piantare, si ritrovarono in un ambiente talmente inospitale e selvaggio da non riuscire ad adattarsi nell’immediato, e senza riuscire a trovare nulla per il loro sostentamento. 

Molti infatti non arrivarono alla fine dell’inverno, ma i nativi americani aiutarono i sopravvissuti indicando loro quali semi piantare e quali animali allevare. Le specie indicate in quelle terre selvagge erano principalmente il granturco, le zucche e i tacchini. E questo permise ai Padri Pellegrini di ottenere un abbondante raccolto, e animali da poter allevare.

Le origini del Thanksgiving Day

Per esprimere riconoscenza al Signore del raccolto ottenuto, i Padri Pellegrini organizzarono la Festa del Ringraziamento, il Thanksgiving Day, invitando al banchetto anche i nativi americani, per ringraziarli dell’aiuto che avevano dato loro.

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In quell’occasione venne preparato e consumato un pasto a base di tacchino, zucca e altre pietanze che nel corso dei secoli sono diventate tipiche di questa ricorrenza.

Come festeggiare il Thanksgiving

Ancora oggi il Thanksgiving è una delle feste più importanti degli Stati Uniti, e la tradizione vuole che il pranzo venga sempre organizzato a casa, mai al ristorante, con familiari e amici, proprio perché è una festa che riguarda il nucleo familiare, l’ospitalità e la convivialità.

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Curiosità

Non tutti sanno che il Black Friday nasce proprio grazie a questa festa. I commercianti infatti, il giorno successivo al Thanksgiving ( e quindi il venerdì) proponevano ai propri clienti dei prezzi ribassati, in modo tale da incentivare gli acquisti di Natale. Per questo motivo il Black Friday cade sempre il 4° venerdì di novembre, giorno successivo al Thanksgiving.

I piatti del Thanksgiving

Il tacchino è il vero protagonista del Thanksgiving Day. In ogni famiglia viene cucinato secondo una propria ricetta, e accompagnato da particolari salse, soprattutto a base di mirtilli, puré di patate, patate dolci, verdure e torte di zucca o ananas.

Partecipare al pranzo del Giorno del Ringraziamento

Innumerevoli sono i piatti che accompagnano il tacchino durante il pranzo del ringraziamento, e variano di famiglia in famiglia. Una delle portate più succulente mai assaggiate prima è senza dubbio la Baked Brie in Pastry Puffy. Una gustosa torta fatta semplicemente ricoprendo una forma di formaggio briè, intera, con marmellata di albicocche e pasta di pane. Appena uscita dal forno è una bontà, e il formaggio filante che si mescola alla marmellata calda è semplicemente delizioso. 

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Che dire poi del pane all’ananas e della Jello Mold!

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Il pane all’ananas è una terrina di pane tagliato a cubetti e mescolato a uova, burro, zucchero e dadini di ananas. Il composto viene infornato, fatto cuocere per circa 50 minuti e fatto rosticciare poi sulla superficie. Il risultato è strepitoso, poichè alla morbidezza dell’ananas si contrappone la croccantezza del pane.

La Jello Mold invece è un budino fatto con gelatina di frutti rossi, noci, more, lamponi e panna. L’ingrediente fondamentale è proprio la famosa gelatina americana, la Jello. La Jello Mold è davvero squisita, e si accompagna molto bene alla carne di tacchino. Inoltre dona un tocco di colore alla tavola, con le sue tonalità calde.

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Siete stati invitati al pranzo del Giorno del Ringraziamento?

L’essenza del Giorno del Ringraziamento è proprio l’ospitalità. Per gli Americani è una delle ricorrenze più importanti dell’anno. Un occasione per riunire amici e parenti attorno alla tavola imbandita. Se una famiglia vi invita a passare il Thanksgiving a casa propria, siatene fieri. Vuol dire che vi considerano parte integrante del nucleo familiare.

La scorsa settimana, i surfisti dell’ Mdc Club di Gaeta, affiancati da altre scuole di surf in diversi spot italiani, si sono riuniti in un Paddle Out in onore di Leonardo D’Angelo, fotografo sportivo e maresciallo dell’Aeronautica Militare, deceduto prematuramente il 20 Agosto. Una grande reunion, quella avvenuta il 28 agosto sulla suggestiva spiaggia di Sant’Agostino di Gaeta, dove vecchi surfisti e nuove leve dell’Mdc, il club surfistico fondato proprio da “zio Leo” più di vent’anni fa, hanno organizzato una commovente commemorazione in onore dell’amico scomparso.

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Foto di Flavia Fiengo

Le origini del Paddle Out

Non si sa esattamente quando è stato celebrato il primo Paddle Out, la “cerimonia di pagaia”. Si pensa che sia un antica tradizione hawaiana, e che abbia addirittura radici nella Polinesia preistorica. Venne poi adottata negli anni in altri luoghi del mondo come la California, l’Australia e il Portogallo, nazioni dove il surf è uno sport venerato e molto praticato. Il Paddle Out non è altro che un grande abbraccio in mare. I surfisti partecipanti escono in acqua per qualche miglio, e con le loro tavole formano un grande cerchio. Quindi, tenendosi per mano, dicono preghiere, evocano ricordi, o pronunciano discorsi in onore del surfista deceduto. Dopodiché, in molti casi, vengono sparse in mare le ceneri del defunto, nel mezzo del cerchio, seguite da lanci di fiori a da abbondanti schizzi d’acqua. Secondo un’antica leggenda, pare che durante il rito compaiano onde singole e particolari, in maniera inaspettata. Si dice che sia la manifestazione dellla persona che si sta salutando, che ringrazia in questo modo gli amici sul reef, ricambiando il loro saluto. Pare sia una leggenda, ma guarda caso è capitato anche a noi, durante la pagaiata, che il mare all’improvviso si increspasse, per poi tornare calmo.

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Chi può partecipare ad un Paddle Out?

Per molte persone fare surf è come un esperienza spirituale. Il legame dei surfisti con il mare e con il gruppo di appartenenza è molto forte. Quindi, quando uno di loro viene a mancare, si uniscono in maniera simultanea al Paddle Out dei local, anche le comunità di surfisti di altre regioni. I Paddle Out non sono però riservati solo ed esclusivamente ai surfisti. Ci sono stati casi di cerimonie commemorative nello stesso stile dedicate anche a sub, nuotatori, a fotografi sportivi. Insomma a chiunque avesse un legame speciale con il mare.

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Foto di Stefano Viola

Un Paddle Out è composto da diversi surfisti, da paddle boarder e/o anche da kayak. Ma come si organizza un Paddle Out in Italia? Noi non avevamo alcuna conoscenza riguardo questo tipo di commemorazione, e non siamo riusciti a trovare nulla nei vari siti italiani che ci desse qualche dritta per capire da dove iniziare. Per cui ci siamo rimboccati le maniche e, chiedendo consigli su come muoverci al meglio, siamo riusciti a portare a termina la nostra impresa.

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Foto di Stefano Viola

Come si organizza un Paddle Out in Italia?

Innanzitutto bisogna decidere una data, un orario e il luogo dove celebrare la cerimonia. Bisogna assicurarsi che nel luogo dove si svolgerà l’evento ci siano abbastanza parcheggi per tutti i partecipanti, che si possano portare le tavole e manovrarle in totale sicurezza, e soprattutto che sia finito l’orario di balneazione, nel caso in cui ci fosse ancora la stagione estiva in atto. Poi bisogna raggruppare i vari partecipanti. Noi abbiamo usato un gruppo whatsapp, e facendo leva con il passaparola tra surfer siamo riusciti a raggiungere, e ad aggiungere man mano, le persone che dovevano essere presenti.

Per quanto riguarda la parte burocratica, abbiamo spedito semplicemente due PEC. Una alla Capitaneria di Porto, l’altra al Comune di Gaeta, che ha anche provveduto a protocollare l’atto.

Ecco una bozza della PEC inviata agli enti competenti.

Capitaneria di Porto - 
 Comune di Gaeta _____ 
Con la presente siamo a comunicare che in data 28 agosto c.m. si terrà presso il Ristoro da Benedetto, in località S. Agostino, Via Flacca Km 22,300, una cerimonia di commemorazione per la scomparsa del fotografo Leonardo D' Angelo. In tale occasione l'MDC Surf Club getterà una corona di fiori in mare (in materiale completamente deperibile). Il gruppo composto da circa 40 persone raggiungerà il largo usufruendo di 1 (uno) pedalò e varie tavole da surf. La cerimonia avrà inizio dopo le 19.00, al termine dell'orario di balneazione, in assenza di bagnanti e in totale sicurezza. La persona preposta a eventuali situazioni di emergenza e/o richieste di soccorso nel corso della cerimonia risponderà al numero .....................( Inserire il numero di telefono della persone di riferimento)
 Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali Saluti

Dopo aver proceduto a risolvere le questioni burocratiche, si può procedere con l’organizzazione della cerimonia in mare. E quindi cosa bisogna fare?

Ecco la nostra lista

  • Ordinare una corona di fiori, che sia totalmente biodegradabile. Quindi niente plastiche, corde, fili di ferro. 
  • Ordinare un fiore per ogni surfista presente. Dopo aver lasciato la corona, ogni partecipante lancia il proprio fiore, per poi partire con grandi schizzi d’acqua, come a formare un enorme corolla sul mare.
  • Preparare un discorso, o delegare qualcuno che dica qualche parola in onore del surfista deceduto.
  • Una volta finita la commemorazione a mare, si torna in spiaggia, dove, nel caso si voglia, si può continuare la cerimonia con la visione di filmini, foto e quant’altro serva a ricordare le gesta dell’amico defunto.
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Foto di Flavia Fiengo

Fate i ringraziamenti di rito al termine dell’evento

In questa occasione, abbiamo appurato quanto sia potente il legame tra surfisti, e soprattutto quanto sia spirituale il loro legame con il mare. Questa reunion non solo ci ha dato l’opportunità di salutare zio Leo in maniera consona al suo stile di vita e alle sue attitudini, ma ci ha permesso di riabbracciare persone che negli anni si erano perse di vista. Nel momento del bisogno nessuno si è tirato indietro, e ognuno di loro ha partecipato con grande entusiasmo e trasporto alla commemorazione in mare. Ringraziamo tutti coloro che si sono uniti al Paddle Out in onore di Leonardo, soprattutto chi è venuto da fuori e chi ha dovuto prendere un giorno di ferie per poter essere presente. Ringraziamo anche tutte le persone accorse e che hanno supportato i surfisti da riva, tra lacrime di commozione e sorrisi sinceri. Grazie alla location che ci ha ospitati, in maniera totalmente gratuita. Un grazie a Flavia Fiengo e Stefano Viola per aver immortalato non solo persone, ma anche emozioni. 

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Foto Stefano Viola 

Ho compiuto vent’anni per la seconda volta, ma senza farne quaranta. Rivedo le Barbie sparse sul pavimento, le carte UNO, lo scatolo del Monopoli sulla mensola del salone. Le canzoni suonate dal Jukebox ai giardinetti, il cuore di panna mangiato su una sedia dell’Algida mentre Baglioni, in sottofondo, ci faceva fare “lunghe corse affannate incontro a stelle cadute”.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

I miei primi quarant’anni

Torno agli anni lieti del Festivalbar, dei Ragazzi della terza C, di College e di Non è la Rai. I sabato sera con Giochi senza frontiere, Il Pranzo è servito di Corrado al ritorno da scuola, il Supertelegattone della domenica. Ricordo con tenerezza le manine appiccicose che uscivano dalle patatine, le olandesine da collezione regalo del Dixan.Ricordi, anni 90, quarant'anni, donna, trevaligie Lo scatolo del detersivo era il contenitore dei giochi per eccellenza, in bellavista in cameretta come se fosse un vaso cinese vinto a I fatti vostri, portato a casa da Magalli in persona. Rivivo i compleanni festeggiati in casa, con tre quattro amichetti, selezionati per bene. Qualche tramezzino e la torta, rigorosamente fatta da mamma, a giocare intorno ad un tavolo con il Risiko.

Senza gonfiabili alti venti metri nè sputafuoco a intrattenere i nostri pomeriggi lenti. Sento un pizzico di nostalgia per le piste di sabbia progettate a tavolino, dove poi avrebbero gareggiato piccole, trasparenti e colorate biglie di vetro. Le rullate proibite al biliardino, i punti rubati negli attimi di distrazione degli avversari.

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I corsi e i ricorsi storici

Rivedo, dando le spalle al presente, la caduta delle muro di Berlino, la Guerra del Golfo, la strage di Capaci. Il mondo che sembrava cambiare a velocità della luce, sopraffatto dagli eventi. Ma poi ripenso alle serate passate con Fiorello, che faceva cantare l’Italia portando una ventata di felicità in ogni casa, esaltando la normalità, la veracità delle persone. Entro ancora nelle Dr Martins e nelle magliette dell’ ONYX.

Il ciuffo biondo alla Spice Girls a quei tempi, dava un tocco fashion ai capelli. Mi giro, e rivedo i pomeriggi passati a studiare con con Dj television di sottofondo. La musica dance, gli Articolo 31, i Lunapop e gli 883. Fenomeni allora, che c’hanno dato canzoni da cantare a squarciagola sul Si Piaggio, sulla strada verso il mare. Abbiamo sognato tutte con i ragazzi di Beverly Hills, sperando un giorno di avere gli stessi vestiti e le stesse automobili. Sono arrivate poi, tanto attese, le prime feste per i 18 anni, i primi brand, le prime serate in discoteca. Nuovi amici, nuovi giri, nuove strade da percorrere. La patente, la prima macchina, le prime delusioni che si trasformano in esperienze, in lezioni di vita.

Quarant’anni è un’età terribile. Perché è l’età in cui diventiamo quello che siamo.
(Charles Péguy, Victor-Marie)

Abbiamo scartato musicassette in favore dei lettori cd. Abbiamo sostituito il game boy con tablet di alta generazione. I Walkie Tolkie sono stati accantonati con l’arrivo dei primi cellulari, cassettoni da portare in giro con il carrello della spesa. Il primo Motorola, il Nokia 3310, le partite a Snake. Siamo cresciuti a pane olio e sale e a tegolini del Mulino Bianco. La parola aperitivo l’abbiamo sentita forse a vent’anni, quando ci potevamo permettere sigarette e benzina facendo le baby sitter, o le commesse stagionali.

 I diari segreti sono andati a puttane con l’avvento di Facebook. Niente più riserbo, niente più discrezione. I lucchetti si sono disintegrati con la prime password digitali, le penne cadute in disuso, messe in un angolo da tastiere wireless e da mouse d’oro zecchino. Gli Invicta sostituiti da scontate Louis Vuitton, ostentate anche tra i banchi di scuola. Niente più libri, niente più odore di carta, profumo di inchiostro. I ciondoli a ciuccetti da cinquanta lire sembrerebbero ridicoli ora, nell’era dei Pandora da ottanta euro l’uno. Spocchiose L.o.L al posto di graziosi e profumati paciocchini.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

A venti anni di età, regna la volontà; a trent’anni, l’arguzia; ed a quaranta, il giudizio.
(Benjamin Franklin)

Rileggo le vecchie tesine battute a macchina, dopo i pomeriggi passati a cercare informazioni in biblioteca o sfogliando l’enciclopedia Treccani. Che google per noi era ancora fantascienza, qualcosa di impensabile e inimmaginabile. Riattacco con puntine colorate i poster di Cioè sulle porte della stanza. I Backstreet Boys, un Di Caprio sedicenne. Riascolto le canzoni dei Take That. Mi cimento nella Lambada in una danza immaginaria. Nella mia testa movimenti ancora precisi e attenti, fianchi dondolanti su gambe ancora esili di bambina. Ed ecco che all’improvviso, la spensieratezza lascia il posto ai doveri.

Catapultata un un epoca nuova, che forse un pò ancora mi sfugge. Faccio fatica ad approcciarmi con i nuovi apparecchi, con i giochi on line, con le app educative. Che noi a sette, otto anni, ancora giocavamo con i bastoncini degli Shangai, mica con Fortnite. Maneggio telecomandi come se fossero lastre di vetro, che un tasto sbagliato potrebbe compromettere la visione di Alberto Angela e portarmi su una serie angosciante di Netflix. Ancora scrivo su un quaderno, con la penna bic. Che scrivendo a mano sembra che i pensieri fluiscano meglio, che si imprimano da soli alla carta. Lettera dopo lettera, parola dopo parola, prendono vita frasi, testi, articoli.

i miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

Si può essere splendidi a trent’anni, affascinanti a quarant’anni, e irresistibili per il resto della tua vita.
(Coco Chanel)

Ebbene si. Ho quarant’anni ormai. L’età in cui la maggior parte dei sogni si sono realizzati, i progetti adolescenziali sono diventati realtà. A quarant’anni apri spiragli nei muri che hai innalzato, forti e spessi, durante il cammino. Cominci a vedere crepe, piccole fessure in cui si insinuano germogli. Nuova vita che cerca il sole.

Ti rendi conto che la vita è effimera, e che bisogna godersela in ogni attimo concesso. Vivere nel presente, mettendo da parte quello che è successo e non pensando a quello che succederà. Capisci che ogni persona messa sul tuo cammino ha un ruolo, una maschera. Ti mette alla prova, ti usa, ti ama o ti odia. Ma ogni maschera ti lascia qualcosa. La capacità di saper scegliere, riconoscere, scartare, inglobare. Hai accumulato esperienze in quantità, hai goduto in maniera frivola della giovinezza, ma godrai consapevolmente degli anni che verranno. A quarant’anni sei ormai padrona dei tuoi passi, il terreno è forte sotto i tuoi piedi. Sei sicura di te stessa e delle tue azioni, e riesci a sostenere sguardi, luoghi, conversazioni in maniera ipnotizzante, trasmettendo agli altri la sicurezza che ti porti dentro, lasciando un segno indelebile della tua presenza, della tua tempra.

Cosa importa quindi se ho compiuto venti, quaranta o sessant’anni. Importa l’età che sento di avere.

Quarant'anni, pensieri e considerazioni, tre valigiei miei primi quarant'anni, tra ricordi e consapevolezze

 

Siamo arrivati a Lisbona dopo un’impegnativo on the road tra Francia, Spagna e Portogallo. Ci siamo fermati per una settimana di relax sulla costa oceanica, a Cascais, un’elegante cittadina molto vicina alla capitale portoghese. Abbiamo quindi potuto raggiungere Lisbona con il pratico treno che collega le due città. Quindi nessuno stress per i parcheggi, solo scarpe comode per lunghe camminate.

Il quartiere Baixa

Ci siamo subito diretti al quartiere di Baixa, che è un po’ il cuore della città. Strade chiuse al traffico e numerosi locali, tra bar, ristoranti e deliziosi negozi. Abbiamo passeggiato sulla Praca do Rossio, con la sua pavimentazione bianca e nera che sembra muoversi per effetto ottico, e abbiamo mangiato caldarroste fuori la Estacao do Rossio, una delle piu belle stazioni del mondo, con le caratteristiche entrate a doppio ferro di cavallo.

Il Bairro alto

Ci siamo poi arrampicati al Bairro Alto, un quartiere che in principio era abitato esclusivamente da famiglie benestanti. Ora è anche un punto di ritrovo per artisti, creativi e antiquari, e non mancano bellissime librerie.

Questo incontro tra ricchezza e cultura attira molti giovani, che vivono il quartiere sia di giorno, che di sera, animandolo con una vivace movida.

L’Alfama

La collina dell’’Alfama, è certamente uno dei luoghi più autentici di Lisbona. Case addossate in vicoli molto stretti, dove i vecchietti ancora siedono sugli usci, scambiando chiacchiere con i loro vicini, incuranti del continuo via vai dei turisti. Si arriva fin su col tram 28, ma noi abbiamo voluto sfidare la calura e abbiamo affrontato impavidi tutta la salita a piedi. Ci siamo poi ritenuti soddisfatti della scelta fatta, perché dal tram non avremmo potuto vivere appieno la vita dei vicoli, i suoi abitanti, le sue case con i panni stesi e i balconi con i fiori protesi verso il sole.

Cosa vedere a Lisbona. Viaggio on the road in Portogallo
Fermatevi sulle torri dei bastioni, e lasciatevi travolgere da quello che vedrete attraverso le feritoie. La città di Lisbona si presenta sotto i vostri occhi in tutto il suo splendore.

In cima si trova il simbolo della città, il Castello di Sao Jorge, con le sue mura fortificate e la cittadella interna facilmente passeggiabile. Vanta anche diversi musei, ospitati in quelle che erano le sale dei sovrani che qui hanno vissuto. Meritevole anche il parco che la circonda.

L’Oceanario

Altro posto molto interessante è sicuramente lOceanario, uno dei più grandi acquari del mondo.

Si trova nel quartiere nuovo di Parque das Nacoes, ed è stato costruito in occasione dell’EXPO ’98, quindi la struttura oltre ad essere un capolavoro architettonico, è anche molto recente.

Qui vivono oltre 500 specie di animali marini incorporati in un unico ambiente con diversi ecosistemi perfettamente ricostruiti. La vasca centrale è la più quotata: dalla vetrata si possono guardare pesci di ogni forma e dimensione, dagli squali spaventosi alle elegantissime mante giganti, e sembra quasi di poter sfiorare i curiosissimi e lenti pesci luna.

Ci sono lungo il percorso anche diverse mostre interattive che illustrano lo sviluppo della vita negli oceani. Una entusiasmante avventura per grandi e piccini, un tuffo nelle acque profonde degli oceani per capire come sono fatti gli ecosistemi e le abitudini dei loro abitanti.

All’uscita abbiamo fatto un giro nella teleferica che offre uno spettacolo bellissimo sull’estuario de Tago, e su tutto il Parco delle Nazioni.

Belem

Di cose da fare a Belem ce ne sono molte. Noi avendo un unico pomeriggio a disposizione ci siamo concentrati solo sulla sua famosa Torre, il monumento più fotografato del Portogallo, e sulle dolcissime Pasteis.

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La stupenda torre di Belem, ancora in perfette condizioni, fu innalzata nel mare come struttura difensiva dagli attacchi pirateschi, poi l’insabbiamento del fiume ha fatto si che si potesse raggiungere facilmente anche a piedi.

Ora svetta sul quartiere con le sue torrette dallo stile orientale, e le sue splendide logge in stile veneziano sulle facciate perfettamente conservate. Ricorda molto la struttura di un castello medievale, seppur in dimensioni ridotte. La fila per entrare era lunghissima e scoraggiante, ma è bastato l’esterno e il circondario a ripagarci della passeggiata fatta per arrivare fino a qui. Vederla poi col sole al tramonto è stato davvero un emozione intensa. La luce fioca dei raggi solari hanno reso il momento dei saluti davvero molto romantico.

Passiamo alle altrettanto famose, e paradisiache, Pasteis de Belem.

Sono tortine ripiene di crema pasticciera, ricoperte di zucchero a velo e cannella, che vanno assolutamente assaggiate tiepide. Se siete da queste parti dovete fare un salto nella famosa pasticceria che le prepara. La fila per entrare è sempre lunghissima, ma vale la pena fare un sacrificio per assicurarsi un posto a sedere. Il locale è davvero incantevole, Gli innumerevoli corridoi lo fanno sembrare quasi un labirinto, le sale, riccamente ricoperte da bellissimi azulejos, si susseguono una dopo l’altra. Sedetevi ad uno di questi tavoli e assaggiate la pasteis accompagnate da un buon caffè o da una cioccolata calda. Sono le migliori in circolazione, dato che qui è custodita la ricetta originale. Se non avete molto tempo per fare la fila potete anche prenderle da asporto e mangiarle passeggiando. C’è un apposito bancone solo per chi vuole comprarle da porta via.

La ferrovia da Lisbona a Cascais

La ferrovia tra Lisbona e Cascais è una breve linea regionale che passa lungo tutta costa di Lisbona e termina nel centro di Cascais. A Lisbona il treno parte dalla stazione ferroviaria Cais do Sodre, che è collegata alla linea verde della metropolitana ed è la stazione finale della linea. La ferrovia di Cascais si ferma inoltre presso i famosi quartieri turistici di Belém e le banchine di Alcântara-Mar.

Il viaggio da Cais do Sodre a Cascais richiede una tariffa di zona 4, che costa € 2,25 per un adulto, € 1,15 per un bambino. Se si ha intenzione di rimanere in zona e tornare a Lisbona più volte, si può scegliere anche l’opzione da €6.00 per un biglietto da 24 ore con viaggi illimitati, oppure da € 20,25 per un biglietto di 10 viaggi.

La Provenza è una delle regioni più caratteristiche della Francia, un posto da vedere soprattutto in estate quando inizia la meravigliosa fioritura della lavanda che regala paesaggi mozzafiato. In autunno poi la magia dei profumi continua imperterrita regalando al viaggiatore esperienze uniche, fatte di borghi incantati e di cittadine eclettiche e fascinose. Se hai deciso di visitare la Provenza in autunno concentrati su Avignone e sui paesini che si trovano nei suoi dintorni perchè questi territori sono ricchi di storia e cultura millenaria e la lavanda ne è solo un coloratissimo e importante contorno.

Avignone e dintorni

Dove dormire in Provenza

Per calarti a 360 gradi nell’atmosfera bucolica della Provenza ti consiglio di soggiornare in un relais o una struttura immersa nelle campagne. A Thor ad esempio, un paesino a mezz’ora di macchina da Avignone e a 5 minuti da Isle Sur la Sorge, trovi una deliziosa dimora immersa nel verde dove regalarti un soggiorno all’insegna del relax in un ambiente studiato e realizzato per integrarsi alla perfezione con le peculiarità del territorio circostante. 

A Le Domaine des Carmes & SPA Pascal ti accoglie nella sua casa coccolandoti dal primo istante. Dopo averti deliziato con caffè e pasticcini ti farà fare un piccolo tour della struttura e rimarrai senza dubbio incantato dalla ricercatezza degli arredi e dalla minuziosa selezione di eleganti dettagli di stile. L’incantevole casale immerso nelle campagne della Provenza custodisce al suo interno ricercati mobili di antiquariato e preziosi dettagli di arredo, che hanno contribuito a trasformare in un’accogliente e rinomata dimora di charme questo edificio che un tempo era convento di frati. Ora invece accoglie nelle sue camere dal gusto provenzale persone che arrivano da ogni parte del mondo.

Avignone e dintorni, cosa vedere in provenza
La nostra stanza

La zona relax all’esterno è intima e soleggiata e ha una bellissima piscina, una sauna e un idromassaggio. Ci sono anche diversi attrezzi per gli amanti del fitness mentre per i più pigri sono disponibili lettini solitari per prendere il sole o dedicarsi ad un buon libro.

La colazione poi, servita da Pascal e accompagnata da buona musica francese, fa iniziare la giornata con il sorriso. Trovi prodotti semplici e gustosi, tra cui brioche, macedonia fresca e spremute di agrumi da gustare con calma in uno scenario tipicamente provenzale. Da assaggiare assolutamente il pane caldo con le confetture fatte in casa. Per i bambini poi ci sono tanti giochini a disposizione nel grande salone.

Avignone, cosa vedere nella città dei Papi

Il ponte di St. Benezet

Per visitare Avignone ti consiglio di arrivare in città la mattina presto elasciare la macchina ai parcheggi esterni. Noi siamo stati accolti da un sole caldo nonostante l’autunno inoltrato e la prima meraviglia che abbiamo avuto modo di vedere è stato il Ponte di St. Benezet. Quest’opera architettonica ha origini antichissime e si staglia imponente sul Rodano catturando lo sguardo di chiunque passi. Per avere l’accesso al ponte bisogna passare dal botteghino adiacente e prendere i biglietti oppure prenotare la visita on line. 
Il ponte, quando era ancora intero, comprendeva 22 arcate e collegava Avignone a Villeneuve. E’ stato devastato da una piena del fiume nel 1600 e sono rimaste in piedi solo le 4 arcate che vediamo oggi e la cappella dedicata a San Nicola.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni
La leggenda narra che un giovane pastore, un certo Benezet, viene incaricato da un angelo per costruire un ponte che collegasse la città al mare. Non trovando consensi tra la popolazione il giovane alza un masso enorme senza alcuno sforzo e lo butta nel Rodano, per far capire alle persone incredule il suo incarico divino. Il masso è tuttora ben visibile nel fiume. Comincia così la costruzione di questa opera d’arte che nell’arco dei secoli ha subito diverse ristrutturazioni. L’audio guida, ma anche i pannelli che si trovano durante il percorso, illustrano l’importante funzione economica e politica che ha ricoperto il fiume Rodano in passato.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Avignone e dintorni. Visita le Palais du Papes

Una volta lasciato il famoso Ponte di St. Benezet dirigiti verso il centro seguendo le indicazioni che trovi lungo il tragitto. Alla fine di una caratteristica viuzza costeggiata da botteghe e ristoranti ti trovi dinanzi alla magnificenza del Palazzo dei Papi. Questa imponente struttura è stata fatta edificare da Papa Clemente V che, costretto a scappare da Roma, trova rifugio ad Avignone. Assieme a lui arrivano altri prelati, parroci e mercanti, che insediandosi nei dintorni del palazzo hanno dato vita ad una vera e propria comunità locale facendo dunque nascere la nuova capitale del Cattolicesimo e dando vita ad un importante centro commerciale. Il palazzo è stato costruito in soli venti anni ed è tutt’ora il più imponente palazzo gotico d’Europa.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Visita all’interno del Palazzo dei Papi

Se l’esterno del Palazzo dei Papi è sorprendente, gli interni lasciano letteralmente senza fiato. Nonostante il palazzo sia stato spogliato di molti arredi nel corso degli anni, ogni ambiente riesce a portarti indietro nei secoli. Le volte finemente affrescate, volute dal Papa nella sua stanza, sono ben conservate e si lasciano ammirare in tutto il loro antico splendore. La magnificenza della Sala del Concistoro è spiazzante, così come la suggestiva Sala della Grande Udienza. Camminando tra i corridoi sembra di sentire ancora il profumo dei rovi bruciati nei grandi camini, meravigliose opere d’arte, che venivano usati per scaldare gli ambienti.
Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

La Cattedrale di Notre Dame di Avignone

Prima di scendere nel centro storico fai un giro sulla parte alta della piazza del Palazzo, dove puoi visitare la Cattedrale di Notre Dame des Doms, la più importante chiesa di Avignone. Sulla sua sommità si trova una statua della madonna alta sei metri che benedice la città con la mano. Attorno alla Cattedrale c’è anche un bel parco pubblico dove passeggiare o far giocare i bambini.

Avignone, cosa vedere in città e nei dintorni

Il centro storico di Avignone

Dalla piazza del Palazzo parte anche il trenino turistico che ti porta in giro per la città. Grazie all’audio guida in dotazione abbiamo scoperto che ad Avignone ci sono bellissimi palazzi storici e in una delle strade della città si trova l’Angladon, una casa/museo che ospita l’unico quadro di Van Gogh dipinto in Provenza nonchè tele di pittori famosi come Cezanne, Manet e Modigliani.

Il pomeriggio puoi passarlo a Place de l’Horloge, gironzolando per le vie del centro. I ristoranti qui sono molto commerciali, molti sono delle piccole trappole per turisti, ma la piazza è gremita di persone ad ogni ora ed è piacevole passeggiare al sole o sedersi su una delle tante panchine a mangiare un gelato. La passeggiata, anche se costeggiata da negozi di grandi brands stranieri, rimane comunque piacevole. Basta infatti alzare gli occhi per trovare meravigliose facciate in stile medievale o gotico che sembrano controllare la vita del borgo. A Plac de l’Horologe c’è anche un bellissimo carosello dallo stile retrò che incanta i bambini con le sue musichette vintage e gli adulti con i suoi colori eleganti. E’ una delle attrazioni più fotografata di Avignone.

Cosa mangiare ad Avignone

La Provenza, ma soprattutto il territorio che circonda Avignone, è famoso per la produzione di ortaggi, frutta e legumi che inevitabilmente trovi proposti nei piatti locali. Ratatouille, pomodori e zucchine stufati, zuppe di legumi alla provenzale arricchite con spezie profumatissime sono alcune delle proposte della gastronomia locale da prendere in considerazione. Uno dei piatti tipici di Avignone è il cosciotto di vitello marinato nel vino bianco insaporito con le erbette locali: il daube avignonnaise.  Altro rinomato piatto da assaggiare in città sono le uova sode servite con il pasticcio di acciughe, la famosa berlinguette.

Isle sur la Sorge

Ile sur la Sorge è un piccolo e affascinate paesino percorso da diversi canali dove, in alcuni punti, puoi trovare ancora le ruote in legno dei vecchi mulini. Anche se ricoperte da muschi sono molto pittoresche e venivano usate in passato per la lavorazione della carta e per la produzione dell’olio. Isle sur la Sorge è uno dei villaggi più autentici della zona. Le persiane colorate, i balconcini contornati di edere, i germani reali che si riposano nelle acque calme dei canali e i mercatini dell’antiquariato rendono fiabesca la passeggiata.

Deliziosi sono i tanti ristoranti che costeggiano la strada e si riflettono nell’acqua del ruscello. A Isle sur la Sourge riesci a cenare all’aperto anche in tardo autunno, inebriato dal profumo della lavanda e dal fruscio del vento fresco tra gli alberi.

Perchè fare una tappa ad Avignone durante un viaggio on the road in Francia

Avignone è la città più grande e importante della Provenza ma è piacevole e soprattutto facile da girare a piedi, anche con i bambini. Basta selezionare i posti da visitare e partire alla scoperta delle sue bellezze seguendo le stradine che portano al centro storico. L’atmosfera gioviale del borgo avvolge i turisti in un turbinio di profumi e musiche, mentre gli edifici storici ti permettono di aprire una finestra nel tempo portandoti in mondi passati, in storie di dame e cavalieri. Avignone si lascia davvero a malincuore, con la promessa di tornare presto tra le sue mura accoglienti.

 

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