Con grande piacere oggi vi parlo di un bellissimo progetto di cui sono ambasciatrice. Un progetto di rinascita, che ruota intorno al fulcro della vita: l’amore. Un progetto che vuole regalare sorrisi, spensieratezza, abbracci, ricordi felici a chi, durante questa pandemia, ha lottato contro il covid 19. Un iniziativa nata per ringraziare quelle persone che, in questo momento storico che ha visto le nostre vite stravolgersi, hanno dato il loro aiuto come volontari, hanno lavorato negli ospedali senza sosta o a chi è riuscito a sconfiggere il virus stesso, lasciandosi una grande ferita alle spalle.
Da Wedding Planner a Travel Blogger. Il mio percorso
Come sapete, prima di diventare una Travel Blogger, sono stata una wedding planner.Un lavoro attivo e creativo, che ruota attorno all’amore e alle sue mille sfumature. Il lavoro di una wedding planner consiste nell’aiutare i futuri sposi a creare la scenografia perfetta per il giorno più emozionante della loro vita. Dalla scelta della location, agli addobbi, passando per le bomboniere e le partecipazioni, il compito di una brava organizzatrice di eventi è quello di creare un fil rouge unico che rispecchi le personalità e i desideri della coppia che si affida ad una professionista del settore. Grazie al mio lavoro ho avuto modo di conoscere persone splendide, collaboratori e colleghi di grande carisma e con enormi potenziali. Lucia Saltalamacchia ha un posto speciale tra questi.
Lucia Saltalamacchia, Wedding in Maremma
Classe 1982, mamma di tre bambini, Lucia Saltalamacchiavive in Toscana, precisamente ad Orbetello, dove dal 2010 organizza matrimoni. Un animo romantico, sensibile, sempre aperto alle novità e disponibile all’ascolto. Un sorriso disarmante su un volto sempre sorridente. Lucia mette nel suo lavoro lo stesso entusiasmo che ha nella vita. Questo è il decimo anno della sua attività, un traguardo importante. Per rendere omaggio al suo lavoro ha dunque pensato di regalare sorrisi e speranza a chi è stato colpito violentemente dalla pandemia. L’idea di Liberamore nasce proprio dalla sua forte voglia di ricominciare a vivere nella normalità e dalla consapevolezza che l’amore, in ogni sua possibile forma, non si ferma davanti a nessun ostacolo e continua prepotente a farsi strada in ogni direzione, in ogni situazione, senza distinzione di sesso, colore o religione. Accanto a lei Gabriele Malagoli, Alessio Bausani, Chiara Serracchiani e Alice Rossetto. Insieme per un unico grande obiettivo. Portare serenità.
Liberamore
Liberamore è un progetto no profit, un iniziativa dedicata a tutti gli eroi che si sono adoperati nelle corsie ospedaliere, ai volontari che ogni giorno hanno dato una mano senza chiedere nulla in cambio, a chi ha combattuto contro questo virus sconosciuto fino a sconfiggerlo. Grazie a tanti professionisti del settore provenienti da tutta Italia Lucia racconterà l’amore in ogni sua espressione documentandolo con servizi fotografici. Futuri sposi, coppie di fatto, amici, familiari, nonni e nipoti, colleghi. Tutti in posa in location da sogno per celebrare l’amore in ogni sua forma. Un modo unico e originale per ringraziare e sostenere chi, dopo aver lottato contro questo maledetto virus, ha bisogno di tornare a sorridere e ad aprirsi al mondo.
Liberamore. In cosa consiste l’iniziativa
Lucia, sostenuta da grandi professionisti del settore wedding, regalerà veri e propri servizi fotografici a medici, infermieri, volontari e guariti dal covid-19. L’iniziativa è aperta a ogni tipologia di persone. Non è necessario essere una coppia, il servizio è rivolto anche a conviventi, colleghi di lavoro, volontari, nonni e nipoti etc.. Basta che i candidati appartengano alla categoria che Lucia vuole pubblicamente ringraziare. I servizi fotografici saranno svolti in tutte le regioni d’ Italia. Tra le tappe scelte dal team di Liberamore c’è anche la mia meravigliosa città: Gaeta.Se siete quindi di Gaeta o dei dintorni ed appartenete ad una delle categorie menzionate scriveteci!
Come partecipare a Liberamore
Inviateci i vostri racconti di vita durante il lockdown. Le vostre storie possono essere di aiuto e di sostegno a chi ancora sta lottando contro questo virus e si prodiga per sconfiggerlo del tutto. Per partecipare potete mandare le vostre candidature a me, mandando una mail a Annalisa@trevaligie.com, o a Lucia, scrivendo a saltalamacchialucia@gmail.com. I candidati selezionati saranno i protagonisti assoluti di un servizio fotografico professionale. Come vere star saranno accompagnati durante la giornata da truccatrici, parrucchieri, esperti di moda e da Lucia in persona. Scenografie naturali e spettacolari, location di charme e grandi sorrisi renderanno questa esperienza unica nel suo genere.
Come partecipare se sei un professionista
Per celebrare gli eroi del nostro tempo è necessario anche il supporto di professionisti della zona. Più professionisti ci sono più sarà bello collaborare. Quindi se siete di Gaeta e dintorni e volete dare il vostro contributo gratuito per questa iniziativa solidale scriveteci! Ecco cosa chiediamo:
Per i fotografi: è richiesto un servizio fotografico della durata di 2 ore massimo, con consegna di un minimo di 80 file, tutti in alta risoluzione. E’ preferibile anche la consegna di una copia delle immagini “social friendly”, opportunamente ridimensionate, per facilitare la condivisione sui vari profili dei partecipanti alla sessione.
Per le location: ospitalità in pensione completa per 1 notte riservata alle coppie protagoniste dello shooting ed ospitalità in pensione completa per 1 notte riservata al blogger/influencer/giornalista. Disponibilità di far svolgere il servizio nelle aree che verranno individuate.
Per le Make up artist e hair stylist: Trucco e pettinatura per la coppia prima dell’inizio della sessione (circa 2 ore prima).
Per le boutique/stilisti: Disponibilità a prestare accessori o dettagli o abiti, da utilizzare con la coppia durante il servizio. Preferibile la presenza di un responsabile durante lo shooting.
Potete aiutarci a ringraziare persone speciali, mettendoci il nome e la faccia. Tramite le condivisioni sui social faremo arrivare il progetto a milioni di persone. Siamo presenti su Instagram www.instagram.com/liberamore_ e su Facebook www.facebook.com/liberamore2020
Oggi vi porto negli Stati Uniti, precisamente a Key West, in Florida, nel punto più a sud del paese. Famosa per i suoi straordinari tramonti, quest’isola rimanda alla leggerezza, alla libertà e alla vitalità. Una meta che è un vero e proprio stile di vita. Vi porto in Florida con il profumo semplice e fresco del lime, corposo del latte e croccante dei biscotti. Come? Preparando insieme la famosissima Key Lime Pie!
Key Lime Pie. Un pò di storia della famosa torta americana
La Key Lime Pie ha umili origini. Pare che sia stata preparata la prima volta dai pescatori di Key West durante le loro giornate di pesca nell’oceano. Non avendo frigorifero sulle barche per poter conservare in maniera appropriata gli alimenti per la sussistenza, ne tantomeno forno e fornelli per poterli cuocere, misero insieme latte condensato, uova e succo di lime creando un dolce fresco, ricco di proteine e soprattutto dal profumo incredibile, senza bisogno di cottura.
La ricetta originale
La Key Lime Pie è famosissima in Florida e l’ingrediente principale, che dona alla preparazione la caratteristica profumazione, è il lime. Dal colore verde intenso e dalla scorza sottile, il lime ha un sapore pungente e molto particolare, tra il dolce e l’amaro. In questa zona della Florida, soprattutto nelle isole Keys, questo piccolo agrume è molto utilizzato in cucina, o per preparare gustosi dessert e stuzzicanti cocktails. Assieme al lime altro ingrediente fondamentale per la preparazione della Key Lime Pie è il latte condensato, grazie al quale è possibile avere, con pochi ingredienti, una torta davvero molto simile a quella originale americana. L’aggiunta del succo di lime poi fa volare la mente verso quel mare cristallino degli Stati Uniti, fatto di piccole isole e barriere coralline. Anche se il clima di casa nostra non è tropicale, possiamo provare a ricreare quell’atmosfera in casa, preparando la Key Lime Pie. Questa ricetta mi è stata gentilmente concessa dalla mia amica americana Kristin, che ha anche provveduto alla preparazione e alla bellissima decorazione.
Ingredienti
170 gr di biscotti
90 gr di burro
30 gr di zucchero
4 tuorili
8 limes da cui prendere il succo
2 lattine di latte condensato
Preparazione
Iniziamo a preparare la Key Lime Pie mettendo nel mixer i biscotti secchi, frullandoli fino a polverizzarli. Trasferiamo poi il composto in una ciotola e andiamo ad aggiungere il burro fuso. Una volta amalgamato per bene, bisogna passarlo in uno stampo e compattare bene la base, cercando di lasciare anche dei piccoli bordi. Lasciamo la base riposare mentre andremo a preparare la deliziosa crema di farcitura. In una ciotola andiamo a montare tuorli e zucchero, fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso. Aggiungiamo il latte condensato, il succo dei lime ( circa 125 ml ) e continuiamo a lavorare il composto. Da un lime ricaviamo la scorza grattugiata, e andiamo ad aggiungerla alla crema.
Come decorare la Key Lime Pie
Recuperiamo la base di biscotti e andiamo a versare al suo interno la nostra crema di latte e lime. La mettiamo in forno preriscaldato per 25 minuti, a una temperatura di 190°. Trascorso il tempo possiamo recuperare la nostra creazione, lasciarla raffreddare bene, e passare alla fase più divertente: la decorazione. Una volta montata la panna con l’aggiunta di qualche goccia di succo di lime, trasferiamola nella sac a poche, e andiamo a creare dei graziosi ciuffetti sulla superficie della Key Lime Pie. Tra un ciuffetto e l’altro potete divertirvi a inserire dei riccioli di scorza di lime e delle foglioline di menta fresca.
Ecco la Key Lime Pie di Kristin
Dal sapore fresco e dal profumo invitante, la Key Lime Pie è una preparazione dolce che si gusta molto meglio nei periodi caldi. Deliziosa da gustare dopo pranzo o dopo cena, è anche un ottima alternativa per la merenda estiva. Ha l’effetto di un sorbetto, grazie al suo gusto fresco, ma anche di un dessert, grazie alla consistenza morbida e gustosa. Deliziosa soprattutto per accompagnare un buon Mojito, ricreando così l’atmosfera tipica e gioviale delle isole Keys e della Florida!
C’è un luogo magico a Gaeta che, tra sacro e profano, attira da sempre migliaia di turisti: la Montagna Spaccata. Punta estrema del promontorio del parco di Monte Orlando, è incastonata tra le falesie della costa e domina imperiosa tutto il golfo di Gaeta.
La Montagna Spaccata a Gaeta
Il Santuario della S.S.Trinità
Collocato sulla parte alta della fenditura, gelosamente custodito per anni dai frati benedettini, si alza fiero e portentoso il Santuario della S.S.Trinità, costruito nel XI secolo. Il Santuario della Montagna Spaccata di Gaeta, nel corso dei millenni, ha accolto preghiere di grandi pontefici, di potenti sovrani e di santi, nonchè di milioni di pellegrini devoti, arrivati dinanzi al suo altare da ogni parte del mondo per chiedere grazie.
Foto di Silvia Vinciguerra
La Grotta del Turco. La montagna Spaccata a Gaeta
Accanto al santuario, protetta da un cancello in ferro, vi è una delle fenditura più suggestive della montagna. Percorrendo i 300 gradini che portano verso il mare, scendendo nelle viscere della falesia, si arriva ad una delle grotte più incantevoli del Tirreno. Il suo nome è legato alle scorrerie piratesche del IX secolo, quando le imbarcazioni saracene cercavano rifugio in questi strategici antri per poi attaccare a sorpresa le navi in transito nel Golfo, depredandole dei loro preziosi carichi. I raggi del sole, entrando nella grotta del Turco da più punti e riflettendosi sulle pareti rocciose, creano strepitosi riflessi di un verde molto particolare, che varia dallo smeraldo al turchese.
Nella grotta del Turco di Gaeta in Paddleboard
La Montagna Spaccata a Gaeta. Scendi nella Grotta del Turco
Lasciando a destra sia il riverente santuario che la meravigliosa Grotta del Turco, si può percorrere un lungo corridoio esterno, frutto della naturale spaccatura della montagna. Sulle pareti in pietra di questo percorso sono apposte delle bellissime maioliche rappresentanti le stazioni della via Crucis. Sono opera di R. Bruno, e sotto ogni quadro compaiono versi di Metastasio. Sono targhe di gran pregio e preziosa fattura, da ammirare con calma godendo dei colori e dei significati insiti nelle illustrazioni.
Al termine della scalinata, posto all’esterno della piccola cappella del Crocefisso, si trova il letto di San Filippo Neri. Pare che il santo abbia vissuto all’interno della Montagna Spaccata per un periodo della sua vita, dormendo su questo umile e scomodo giaciglio di pietra.
Ci troviamo ora nel cuore della montagna, esattamente nella famosa fenditura che secondo una leggenda cristiana si è creata dopo la morte di Cristo. Qui è possibile riuscire a percepire tutta la sacralità del luogo. Affacciandosi poi dallo spettacolare belvedere a strapiombo sul mare, si riesce a capire quanto ci si trovi all’interno della montagna, e quanto sia affascinante il mare sottostante. Pare che gettando un soldino dal belvedere si possano avverare i desideri.
Cerca la mano del Turco
Risalendo verso la superficie, a metà scalinata, lo sguardo viene catturato dalla Mano del Turco. Un marinaio turco, secondo la leggenda, poggiò la sua mano nella fenditura della roccia non credendo che la montagna si fosse spaccata a causa della morte di Gesù. Invece la pietra si plasmò sotto la pressione della sua mano, lasciandone così l’impronta. La targa posto sotto la mano del Turco porta questa inscrizione:
“Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita”
Cosa vedere nei dintorni della Montagna Spaccata
La Montagna Spaccata, luogo di incredibile bellezza, è parte integrante del parco naturale regionale urbano di Monte Orlando. Da qui infatti , si può continuare ad esplorare il parco circostante percorrendo svariati sentieri naturali. Seguendo i percorsi paesaggistici ci si imbatte nelle polveriere borboniche, in diversi esemplari di flora e fauna mediterranea e in graziosi belvedere, che offrono punti di vista differenti a seconda del versante in cui si trovano. La vista riesce quindi a spaziare dal Golfo di Napoli fino alle isole pontine, Ponza e Ventotene. Arrivando inoltre in cima alla riserva naturale ci si trova proprio sotto al Mausoleo di Lucio Munazio Planco, preziosa testimonianza della forte presenza dei Romani nella zona, risalente addirittura al 22 A.C. e rimasto intatto fino ad oggi.
Gaeta, splendida cittadina laziale famosa per le sue incantevoli spiagge e per il suo mare turchese, vanta due accattivanti centri storici. Il Borgo di Elena, con i suoi vicoletti che affacciano sul mare e le piccole botteghe artigiane, e Gaeta Medievale, il quartiere che custodisce i monumenti più importanti, come l’imponente Cattedrale di San Francesco. La città di Gaeta si presta benissimo ad essere esplorata in modalità lenta, prendendosi il tempo di assaporare ogni suo scorcio in serenità, senza fretta, lasciandosi incantare da ogni suo angolo.
Scalinando Gaeta
Come esplorare la città in modalità lenta
Gaeta è un tripudio di vicoletti caratteristici e di scalinate, ognuna delle quali ha delle precise peculiarità. Marmi, volte, incisioni antiche..Ogni scorcio lascia stupito l’avventore, e riserva preziose sorprese. Per valorizzare l’immensa ricchezza storica e culturale della città è stato presentato e avviato un progetto che mira a migliorarne la visibilità e la vivibilità. Questo per evitare al turista il senso di smarrimento iniziale che si ritrova spesso a dover affrontare, soprattutto in città d’arte. E’ questo che si propone Scalinando Gaeta, un associazione per la tutela e lo sviluppo del territorio che, attraverso uno studio preciso e attento delle diverse aree storiche e archeologiche della città di Gaeta, è riuscita a semplificarne la visita tramite una classificazione “a colori” delle varie zone da esplorare.
Scalinando Gaeta
Tramite lo schema elaborato da un archeologo, strade e vicoli della città di Gaeta sono stati divisi in zone, ognuna delle quali nasconde meravigliosi tesori da scoprire. Ad ogni zona corrisponde un determinato colore. Per Gaeta medievale ad esempio, sono state rilevate e selezionate sette insule, sette settori, ognuno dei quai ha un colore e una denominazione che, per rendere facile l’identificazione, prende nome dal monumento più importante contenuto al suo interno.
Intervista a Sabina Mitrano, presidente di Scalinando Gaeta
Ma andiamo a conoscere la presidente dell’Associazione Scalinando Gaeta, Sabina Mitrano.
Ciao Sabina. Il tuo nome ormai è conosciuto nella città di Gaeta. Ma forse in pochi sanno davvero chi sei. Ti va di parlare un pò di te?
Ti ringrazio, Annalisa. Sono una mamma di due bimbi, Lorenzo di 6 e Ludovica di 3 anni. Insegno lettere al liceo classico di Formia, e soprattutto sono una appassionata della storia e della cultura di Gaeta.
Cosa ti porta ad investire il tuo tempo e le tue conoscenze in progetti volti a valorizzare la storia e la cultura della città?
È proprio questo grande amore per Gaeta che mi spinge ad utilizzare tutto il tempo libero che ho nelle iniziative in favore della cultura Gaetana e soprattutto nello studio della storia della nostra città. Gaeta è talmente belle e grande che non si finisce mai di imparare. In particolare, il mio interesse per la storia gaetana è iniziato durante un dottorato di ricerca, circa 15 anni fa. E’ stato in quel momento che ho deciso ( a latere di alcune ricerche sulla storia greca ) di approfondire il significato del nome e del mito legati a Gaeta. Poco dopo infatti, ho iniziato partendo proprio con uno uno studio sul Mausoleo di Lucio Munazio Planco. Da allora non mi sono più fermata, arrivando così fino a oggi, con Scalinando Gaeta.
Scalinando Gaeta è un progetto davvero ambizioso. La divisione dei due borghi storici di Gaeta in settori colorati da esplorare seguendo una mappa è geniale. Da dove è partita l’idea?
Si è vero è un progetto ambizioso e soprattutto è un progetto che noi amiamo chiamare “generativo”. E’ come un seme da cui possono nascere tanti bei fiori. Tutto è iniziato dall’idea di alcuni cittadini del Comitato spontaneo di Gaeta medievale che volevano, tra le tante proposte avanzate negli anni, trovare una strada per valorizzare i tanti angoli del quartiere Sant’Erasmo spesso dimenticati. Insieme all’architetto Peppe Giuliani quindi, abbiamo messo a punto questo progetto partendo da una vera illuminazione: poiché il nostro centro storico di Gaeta medievale appare a chi vuole esplorarlo come un labirinto, per trovare la chiave, o se volete il Filo di Arianna, e condurre alla sua scoperta, abbiamo deciso di utilizzare il metodo che un grande archeologo ha usato a metà dell’Ottocento per gli scavi di Pompei. G. Fiorelli infatti aveva suddiviso tutta l’area archeologica pompeiana in settori, ciascuno con una denominazione precisa ed un colore distintivo. Così abbiamo fatto anche noi.
Un idea davvero fantastica. Ti va di spiegarcela?
Abbiamo dato un nome a singole sezioni di Gaeta medievale partendo dai monumenti più conosciuti presenti in ciascuno di essi, abbinando poi un colore e un grafico del settore. In questo modo tutto il quartiere medievale può essere esplorato come fosse un unico grande monumento a cielo aperto. Soprattutto in questo modo è possibile scoprire stradine, angoli, emergenze architettoniche e archeologiche più piccole e umili, non solo quelle più conosciute. Infine per dare un’altra possibilità di scoperta abbiamo voluto tracciare tutti i percorsi pedonali che costituiscono questo dedalo unico nel suo genere che è il cuore di Gaeta medievale, contando e disegnando una mappa di ogni salita, slargo, discesa che ci sia , e fornendo quindi anche un’idea legata al numero dei gradini e dei percorsi che nei singoli settori si snodano. Tutto ciò è racchiuso nella nostra piccola guida a “Gaeta medievale, una città verticale” in cui si trovano anche piccoli cenni storici sui singoli settori e i piccoli e grandi monumenti che è possibile scoprire… semplicemente scalinando!
Questo è solo il nostro primo passo perché le cose da fare sono tante, e i centri storici di Gaeta sono due. Ma contiamo di proseguire e pian piano coinvolgere sempre più persone nelle nostre iniziative.
E voi, siete pronti per visitare Gaeta scalinando?
Uno dei ricordi più dolci del nostro primo viaggio on the road in Francia è legato senza dubbio al profumo e al sapore di un piccolo biscotto, che biscotto in fondo non è. Conosci le madeleines? Beh, così come risulta abbastanza difficile trasformare in parole l’aroma della vaniglia o il profumo del caffè, altrettanto difficile sarà spiegare la deliziosa fragranza delle petit madeleines, la loro soffice consistenza, e la loro precisa collocazione in un ricordo. In questo articolo trovi curiosità sulle madeleines e la ricetta da fare a casa in poche e semplici mosse.
Le madeleines, ricetta.
Conosci la storia della madeleines?
Anche se la madeleine è un dolce originario della regione della Lorena, la sua fama e la sua bontà si sono espanse in tutta la Franciain pochi anni, diventando un vero e proprio simbolo nazionale. Secondo una leggenda deve il suo nome ad una donna di nome Maddalena, la quale offrì a dei pellegrini diretti a San Giacomo di Compostela dei dolcetti modellati nel guscio di una capasanta. Ma la storia a cui più mi piace credere è che sia nata per soddisfare il palato di un re capriccioso, il goloso Stanislas, allora duca di Lorena, che per divertimento lanciava sfide ai cuochi di corte. Da queste gare nacquero tra l’altro i più deliziosi dessert che ancora oggi amiamo assaggiare, come ad esempio il famoso Babà! Dobbiamo infatti la sua nascita allo stravagante re che, stanco del sapore del kugelopf, dolce secco tipico della regione, cominciò a pucciarlo nel Madeira, un vino dolce e liquoroso, conferendogli un sapore decisamente alcolico.
La fama delle madaleines arriva in tutta la Francia
Nate dunque nelle reali cucine della Lorena e frutto di efferate competizioni tra cuochi, le madeleines arrivarono a Versailles. Vennero introdotte a corte dalla figlia del goloso Stanislas, moglie del re di Francia Luigi XV, che prese ad offrire questi deliziosi pasticcini ai suoi ospiti durante la cerimonia del tè. Uno dei pasticcieri di corte però, un certo Colombè, nel 1766 pensò bene di mettersi in proprio aprendo la sua attività a Commercy, portando con sé la preziosa ricetta delle madeleines. Da allora la preparazione segreta di questi squisiti dolcetti viene tramandata di generazione in generazione all’interno della sua famiglia.
Le madeleines, ricetta. Metti una scatola di latta…
Ma un altra particolarità che rese questi dolci famosi in tutta Europa stava anche nel modo in cui venivano confezionati, a dir poco all’avanguardia vista l’epoca. Le madeleines venivano infatti vendute in particolari scatole di legno, molto eleganti, che diventarono in poco tempo un vero e proprio oggetto del desiderio. Ancora oggi infatti questi dolcetti vengono venduti in accattivanti confezioni, per lo più di latta decorata, che vengono poi riciclate in casa per i più svariati usi.. tipo per contenere bottoni!
Come fare le madeleines a casa
Il loro profumo inconfondibile, misto alla consistenza morbida, dal sapore lieve ma accentuato di mandorla, potrai assaggiarlo solo comprando le madeleines nelle patisserie d’oltralpe. Ma per portare un pizzico di atmosfera francese anche a casa, basta davvero avere pochi ingredienti a disposizione e l’apposito stampo con le forme di conchiglie rovesciate. Meglio che lo stampo sia di ferro, poiché conduce il calore più velocemente e mantiene i dolcetti più soffici.
Le Madeleines, ricetta. Ingredienti
Bastano pochissimi ingredienti per ricreare in cucina il gusto ( quasi ) autentico dlele madeleines francesi. Una ricetta semplice e deliziosa che, con l’aggiunta di piccole gocce di cioccolato, adoreranno soprattutto i bambini.
125g diburro
125g dizucchero
150g difarina 00
1cucchiaino dilievito per dolci
2 cucchiai di latte
aroma di mandorla
2uova
1pizzico disale
1buccia grattugiata di limone o arancia biologica
miele
Foto di Chiara Macari
Le madeleines, ricetta. Procedimento
Comincia a sciogliere il burro a bagnomaria, o per fare prima nel microonde. Nel frattempo comincia a montare le uova con lo zucchero in una ciotola, o nella KitchenAid, mescolando fino a far diventare il composto spumoso. Ora continia ad aggiungere la farina setacciata con il lievito, il pizzico di sale e la scorza dell’arancia o del limone non trattata, il burro fuso e i due cucchiai di latte. Aggiungi alla fine il miele e l’aroma di mandorla, mescolando con una spatola affinchè il composto non si sgonfi. Lascia riposare in frigo per un paio d’ore, solo trascorso il tempo necessario a far riposare l’impasto potrai trasferirlo negli stampini.
Foto di Chiara Macari
Non bisogna versarne molto, in quanto le nostre piccole delizie tenderanno a crescere in cottura. Inforna a 200° per circa 15 minuti, controllando spesso, e sfornando quando le madeleines saranno diventate dorate e con la inconfondibili gobbette. Lasciale raffreddare prima di servirle, accompagnate da un’aromatico tè bollente.
Le maidelenes, ricetta. Come servirle a casa
Anche se oggigiorno è possibile acquistare le madeleines in qualsiasi supermercato, farle in casa diventa davvero una piacevole esperienza. Facili, economiche e facilmente conservabili per più giorni, questi deliziosi pasticcini portano tra le mura domestiche la tipica atmosfera francese con il loro profumo, facendoci viaggiare con i sensi. Solamente sentendone l’odore in un attimo ci ritroveremo sulle coste frastagliate della Bretagna o ad ammirare campi di lavanda nella suggestiva Provenza. Sono dolcetti versatili, ottimi sia per concludere il pranzo che per accompagnare il caffè della mattina. I bambini potranno invece tuffarle nel latte caldo, per una salutare colazione in stile francese.
E’ un sabato mattina di metà marzo. Il cielo è grigio, più di quanto sia grigia la situazione nel mondo, e soprattutto in Italia. Siamo chiusi in casa da appena una settimana, e le nuove circostanze ci sconvolgono tutti. Una pandemia mondiale dispensa ansia, timore, incertezza e tanto dolore. Tante sono le emozioni negative in questo primo periodo di lockdown. Cerco una boccata d’aria. Esco quindi fuori il balcone, nonostante ci sia un fortissimo vento di tramontana.
Lina Senese
Una voce di speranza in un mare di incertezze
All’improvviso, come una sirena su uno scoglio durante un mare in tempesta, si leva da qualche punto indefinito del rione una voce sublime. Echeggia nel silenzio assordante del quartiere, dolce, melodiosa. Ma anche forte, scolpita nel suono del pianoforte che l’accompagna. Nell’aria si alzano le note di una delle mie canzoni preferite. La voce che la intona è calda, suadente ma al tempo stesso prepotente, forte. Di una forza che sembra uscire dall’anima. Qualche lacrima liberatoria comincia a scendere sul volto. Mi sfogo così, cacciando la rabbia fuori dal corpo attraverso le lacrime. All’improvviso va via, così come è apparsa.
Saglie cu ‘mme E accumincia a canta’ Insieme e note che l’aria da’ Senza guarda’ Tu continua a vula’ Mientre o viento Ce porta la’ Addo ce stanno E parole chiu’ belle Che te pigliano pe mbara’ Ah comme se fa’ A da’ turmiento all’anema Ca vo’ vula’ Si tu nun scinne a ffonne Nun o puo’ sape
In cerca della mia sirena
Domenica. Il vento è calato, lasciando spazio ad una pioggerella sottile. Arriva mezzogiorno. Di nuovo la voce irradia il quartiere, irrompe con la sua forza vitale in una giornata lenta, che fa fatica a decollare. Rimango nuovamente incantata, stregata da questa voce che sembra lontana, eppure è così vicina.. Ma ecco, le lacrime di rabbia si trasformano in lacrime di commozione, di pura gioia. Mi rendo conto che questa voce mi porta conforto, mi avvolge come un abbraccio e mi tiene sospesa nelle mie stesse emozioni. Decido allora di cercare l’autrice di questi momenti di pura felicità, che accompagna non solo me, ma l’intero quartiere, nella sopportazione di questa lunga quarantena a Gaeta.
Lina Senese. Artista sublime e donna dal cuore grande.
Finalmente riesco a trovare la mia sirena dopo diverse ricerche sui social. E’ Lina Senese, artista dalla voce avvolgente, e abita proprio di fronte a me, ma non l’ho mai saputo. Finalmente so dove volgere lo sguardo. Li, su un balcone adornato da piccole siepi, con una bandiera italiana che svolazza ai primi tiepidi venti di questa primavera, Lina canta per noi, per lei, per chi è lontano. Con le sue divine interpretazioni, elegante nei movimenti, raggiunge le nostre anime e i corpi intrappolati tra le mura domestiche. La sua voce diventa un richiamo, un invito ad uscire sui balconi, a salire sui terrazzi condominiali, a lasciare da parte per mezz’ora la tristezza per fare spazio alla speranza.
Lina Senese è un interprete grandiosa, che riesce a trasformare parole in emozioni. Dall’angolo del mio balcone riesco a percepire la sua classe, la finezza che la contraddistingue, le sue movenze quasi regali che accompagnano la sua voce strepitosa. La sua voce arriva lontano. E la musica oltrepassa le ringhiere, salta sui geranei in fiore, gioca tra i panni stesi, gira intorno ai palazzi. La sua voce si espande dolce nel quartiere, sale verso le nuvole, si lascia cullare dal vento e portare lontano. Il suo canto lieve e prezioso si insinua tra le crepe delle facciate, entra prepotente nelle cucine luminose, scalda stanze vuote e riecheggia negli androni. Scavalca quindi recinzioni arrugginite e cancelli dorati e finalmente arriva al mare. Li, salutando le onde basse della riva, va scemando verso l’orizzonte.
Incastonata su uno dei pendii più suggestivi della costa laziale, Sperlonga strega chiunque sia anche solo di passaggio sulla Flacca, la statale panoramica della regione. Si erge fiera, candida come la neve, in una delle insenature più scenografiche della riviera, come a presidiare il mare cristallino e le bianche spiagge sottostanti. Ha un atmosfera eternamente vacanziera, fatta di case imbiancate a calce e peculiari scalinate, vicoletti arredati da geranei colorati e piccole botteghe artigianali. In questo articolo puoi scoprire Sperlonga e cosa vedere in uno dei borghi più belli d’Italia.
Foto di Stefano Viola
Sperlonga, cosa vedere
Passeggia nel centro storico di Sperlonga
La piccola e accogliente città di Sperlonga ha un delizioso centro storico, sito nella parte alta del paese. Vicoletti e scalinate si alternano a candide facciate. Piccoli portoncini dai colori tenui si godono il via vai delle persone sotto deliziose finestre socchiuse, dalle quali, come a spiare anche lori i passanti, leggiadri tendaggi offrono i loro orli al vento tiepido di primavera. Piccoli locali, per lo più bar e pizzerie, regalano al centro storico un aplomb tipicamente mediterraneo.
Tavolini in vimini riempiono le esclusive piazzette, dove di sera le luci soffuse creano una magica atmosfera. Negozietti tipici, minute botteghe d’arte, frutterie colorate e un alternarsi continuo di scalinate fanno di questo borgo un vero e proprio gioiello da scoprire pian piano. A tratti le scale divengono ora comode sedute dove riposarsi a sorseggiare un aperitivo, e ancora originali tavolini dove degustare taglieri di salumi e formaggi della zona, tra brezza di scirocco e musica di accompagnamento.
Foto di Stefano Viola
Scendendo verso le spiagge, non mancano scorci di rara bellezza e improvvisi balconcini dai quali ammirare lo splendido panorama del golfo. Piccoli angoli di paradiso che rendono la piccola cittadina di Sperlonga un piacevole luogo dove soggiornare, o anche solo passeggiare durante un incursione giornaliera.
Foto di Stefano Viola
Scendi sulla “prima spiaggia”
Le enormi spiagge di sabbia fine e i fondali bassi e sabbiosi rendono Sperlonga meta ideale per famiglie con bambini, in cerca di sole caldo e meritato relax. L’arenile principale, quello a cui si accede dal centro del borgo, viene chiamato dagli abitanti la “Prima spiaggia”. Facilmente raggiungibile anche a piedi, è servita da ristoranti e contornata da graziosi alberghi, quindi in ottima posizione per chi non ha l’automobile a disposizione.
Raggiungi ora la “seconda spiaggia”
La “seconda spiaggia” invece, è quella che si dilunga dal porticciolo su cui svetta la Torre Truglia e si estende fino alla famosa Grotta di Tiberio. Molto frequentata soprattutto da giovani, in quanto animata da una vivace movida fino all’ora dell’aperitivo, si raggiunge anche dal centro storico, tramite le suggestive scalette che scendono fino all’accesso della spiaggia. Inoltre, la Spiaggia dell’Angolo, così è chiamato questo tratto di litorale, si può raggiungere anche in auto dalla statale Flacca, tramite una discesa che si trova vicinissima al Museo Archeologico Nazionale, usufruendo dei parcheggi spaziosi che si trovano in prossimità delle dune.
Sperlonga, cosa vedere. Arriva sulla spiaggia di Ponente
Sperlonga vanta anche una delle spiagge più lunghe e ampie della regione Lazio. Si estende fino al Lago Lungo, verso Terracina, ed è uno degli arenili più attrezzati per famiglie con bambini. Tutti i lidi dispongono di ristoranti, ombrelloni e aree giochi dedicate ai più piccoli. Canzatora e Salette poi, sono due arenili molto amati dagli abitanti di Sperlonga.
Cosa fare sulla spiaggia di Ponente
Su questa parte di costa è piacevole praticare sport acquatici, come canoa o paddleborad, per poi finire a pranzo in uno dei caratteristici ristorantini a conduzione familiare siti sulle caratteristiche dune di sabbia, tipiche della zona. Qui, approfittando della fresca ombra delle verande, è piacevole intrattenersi scambiando quattro chiacchiere dinanzi ad uno spaghetto alle vongole e ad un buon bicchiere di vino. La vista può spaziare sull’orizzonte fino a fermarsi sulla spettacolare baia del Circeo, regalando attimi di grande pace interiore. L’arenile è fiancheggiato da una lunga pista ciclabile, che permette di spostarsi in comodità non solo con la bicicletta, ma anche con i passeggini, una volta lasciata l’auto in uno dei vari parcheggi comunali.
Foto di Stefano Viola
Sperlonga, cosa vedere. Visita il Museo Archeologico Nazionale e la Grotta di Tiberio
Tra salite e discese, scorci di rara bellezza e oasi di macchia mediterranea, Sperlonga è anche un incantevole borgo culturale. Tappa immancabile è senz’altro il famoso Museo Archeologico Nazionale, edificato per accogliere i grandiosi gruppi scultorei ritrovati alla fine degli anni cinquanta nella vicina Grotta di Tiberio. Quest’ultima, antica dimora dell’Imperatore Tiberio, è una delle più importanti testimonianze della passata vita romana sulle coste della regione. Numerosi sono i reperti, in gran parte scultorei, che facevano parte dell’apparato ornamentale della famosa villa, custoditi nel Museo Nazionale. La villa era anticamente costituita da diversi edifici disposti su terrazze rivolte, ovviamente, verso il bellissimo mar Tirreno. Restano ben visibili una serie di ampie vasche di acqua marina che precedono la cavità principale della grotta.
Perchè fermarsi a Sperlonga
In un atmosfera tipicamente isolana, anche se un isola non è, Sperlonga accoglie ogni visitatore con un abbraccio, tiepido come solo il vento del sud sa essere. Stringe tra le sue braccia un clima sempre mite, meravigliose spiagge di sabbia fine, acque dai riverberi turchesi. Elegante, fine, lussureggiante nella sua semplicità, il borgo splende di una luce travolgente. Con i suoi candidi vicoli, le facciate rese vivaci dalle bouganvillee, le scalinate bianche che protendono verso il mare, Sperlonga sembra fermare il tempo. Una soave bolla di sapone in cui ritrovare serenità e abbandonarsi alla vita semplice, fatta di piccole cose. Mangiare un gelato su una panchina al sole, comprare verdura in un piccolo bazar, cenare su una terrazza sul mare a lume di candela. Un borgo autentico, che lascia scoprire da subito quale sia davvero la sua anima, la sua essenza. Da ammirare soprattutto al tramonto, quando i raggi del sole colorano i tetti del centro storico, creando uno scenario a dir poco fiabesco.
Molto apprezzata sia in Italia che all’estero per il suo patrimonio artistico e culturale, particolarmente amata dai vacanzieri estivi per via delle sue spiagge meravigliose e del suo mare cristallino, apprezzata ultimamente anche in inverno dai numerosi turisti che arrivano per ammirare le magnifiche Luminarie d’artista,Gaeta racchiude un pò tutte le caratteristiche che si sperano di trovare in una destinazione turistica.La città ha molto da offrire, e molti produttori cinematografici nel corso degli anni hanno captato le sue potenzialità. Sempre più spesso infatti, Gaeta viene selezionata da registi di fama internazionale come set ideale per le loro riprese. Un boom avuto soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, ma sono molte le pellicole che sono state girate tra le vie caratteristiche della città, usufruendo dei dettagli e dei panorami mozzafiato che solo Gaeta riesce ad offrire, anche nell’immediato dopoguerra. Che siano diventati film famosi o meno, vediamo quali sono i più importanti.
Gaeta nei film
Bluff, con Adriano Celentano e Corynne Clery
La notorietà di Gaeta nell’ambiente cinematografico parte già negli anni ’50, con il famoso film di Adriano Celentano: Bluff. Fu proprio grazie a questo film che Gaeta cominciò ad incuriosire gli italiani, grazie agli scorci catturati durante le riprese. Bluff fu infatti girato sul lungomare della città medievale, luogo di grande interesse paesaggistico e architettonico, trasformato per l’occasione in un quartiere della Costa Azzurra degli anni ’30. In quel periodo Gaeta ha avuto modo di ospitare un cast davvero d’eccezione. Insieme al molleggiato Celentano infatti, approdarono sul set del molo di Santa Maria anche Anthony Quinn e Corinne Clery.
Screenshot del film originale
https://www.youtube.com/watch?v=JbD26hHaSWo
Gaeta nei film: Tutti a casa di Luigi Comencini
Nel 1960 invece fu Luigi Comencini a scegliere la città di Gaeta per girare uno dei suoi film di maggiore successo. In Tutti a casa il regista descrisse la situazione italiana in seguito all’armistizio dell’otto settembre, tramite le esperienze dei soldati italiani completamente allo sbaraglio. Alcune delle scene più rappresentative del film furono girate nel borgo medievale di Gaeta, ancora prevalentemente devastato dai bombardamenti. Un grande Edoardo De Filippo accompagnato da un magistrale Alberto Sordi hanno recitato tra le macerie di Gaeta vecchia, in uno dei film con maggiore successo di critica di quegli anni.
Foto @Roma.corriere
Gaeta alla Mostra del Cinema di Venezia
Un onore poi, per la città di Gaeta, approdare alla Mostra del Cinema di Venezia, sia grazie a Mario Martone, con il suo Capri-Revolution, sia grazie a L’amica geniale, la seguitissima serie televisiva di Saverio Costanzo. In entrambe le produzioni è possibile vedere gli scorci più deliziosi e accattivanti della città. In Capri Revolution, anche se ambientato nel Golfo di Napoli, è facilmente riconoscibile in alcune scene il mare della perla del Tirreno, in modo particolare nei pressi del Pozzo del Diavolo. Comparsa di grande spessore poi, è stata la Signora del Vento, il maestoso veliero storico che ha fatto base in città per diversi anni, prima di rimanere distrutto da una terribile mareggiata.
Ne L’amica geniale inoltre, Gaeta ha sostituito egregiamente quella che doveva essere Ischia in moltissime scene della serie. L’incantevole spiaggia delle Scissure per un breve periodo si è trasformata in un enorme set a cielo aperto, mostrando ai telespettatori la strabiliante bellezza del litorale laziale, delle sue acque limpide e trasparenti dai riflessi unici al mondo e delle sue coste frastagliate dai colori pastello.
Screenshot della serie tv originale
Le recenti produzioni internazionali nella città di Gaeta
Come non parlare poi delle recentissime produzioni internazionali che si sono avvalse oltre che di cast stellari, anche delle scenografie naturali della città di Gaeta. Partiamo quindi dalla bellissima serie tv The New Pope, del premio Oscar Paolo Sorrentino. Una serie di altissimi livelli, seguita in tv da milioni di telespettatori, che ha fatto conoscere scorci inediti e meravigliosi della città ad un pubblico ampio e variegato, estasiato dalla bellezza delle scene girate sulle spiagge e in altri suggestivi luoghi di Gaeta.
Quest’estate invece, la città ha ospitato il cast di Bloodmoon, il prequel della famosa serie televisiva Games of Thrones. Nella magica cornice della Grotta del Turco è stata girata la scena iniziale della serie, con la bellissima Naomi Watts. Un lavoro davvero imponente, vista la difficoltà di poter girare in uno spazio tanto angusto quanto spettacolare, che ha portato però Gaeta nel jet set internazionale.
Fonte foto http://magazine.wildside.it/
Gaeta come set cinematografico
Ma sono davvero molti i film nei quali compare la spettacolare città di Gaeta, con angoli da mozzare il fiato e splendidi scorci di rara bellezza. Grazie alla varietà delle ambientazioni, che passano dal mare cristallino ai verdeggianti parchi tipicamente mediterranei e grazie anche alla vastità del repertorio artistico, architettonico e archeologico, la città laziale si presta benissimo a divenire scenario diversificato anche in un unica pellicola. Di grande aiuto poi la facile reperibilità, in zona, di diversi mezzi d’epoca. Auto, camion, lambrette e antiche imbarcazioni tenute in perfette condizioni dai numerosi collezionisti del Golfo e prontamente date in uso per la realizzazione di scene vintage in diversi film girati a Gaeta.
Le recenti produzioni nazionali nella città di Gaeta
Uno di questi è Brave ragazze, una storia avvincente ambientata proprio nella Gaeta dei primi anni ottanta. Una trama leggera e divertente, che vede quattro donne avverare i loro sogni nel cassetto rapinando banche della zona. La regia è della bravissima Michela Andreozzi, da sempre frequentatrice della città laziale. Tra le protagoniste della pellicola troviamo la grandissima Ambra Angiolini e la suadente Serena Rossi. Cast rinomato anche per Croce e delizia, di Simone Godano, che fa esplorare al telespettatore il centro storico della città tramite attori del calibro di Alessandro Gasmann, Jasmine Trinca e Fabrizio Bentivoglio.
Fonte foto https://www.comingsoon.it/
Nella magica atmosfera delle Luminarie d’artista invece, ha preso vita il film Compromessi sposi, con Diego Abatantuono e Vincenzo Salemme. Una divertente pellicola che mette in mostra tutto il territorio gaetano, con inquadrature spettacolari sulla città, soffermandosi spesso sul panorama dell’intero golfo. Anche Pieraccioni e Alessandro Siani hanno scelto Gaeta per alcune riprese dei loro ultimi film. In entrambi le pellicole infatti, Il Professor Cenerentolo e Mister Felicità, è possibile scorgere perfettamente diversi luoghi del borgo medievale.
Screen shoot tratto dal trainer ufficiale del film
Gaeta nei film. Saturno contro
Sempre a Gaeta poi, è stata girata la scena finale di uno dei capolavori cinematografici di Ferzan Ozpetek. In Saturno contro, nella magica cornice del Parco di Monte Orlando, un emozionante Favino conclude una storia fatta di amori finiti e di vera amicizia. Complici le spettacolari falesie che si specchiano nelle verdi acque sottostanti, Ozpetek riesce a rendere uno degli scorci più incantevoli della città co-protagonista della pellicola.
Una delle più grandi passioni di un viaggiatore è senza dubbio quella di poter assaggiare i piatti tipici delle nazioni che si attraversano. E’ bello perdersi nelle taverne e nelle osterie a conduzione familiare, di quelle in cui trovi ancora tavolacci di legno grezzo e tovaglie a quadrettini. Non lasciarti tentare, in viaggio, da menù turistici scadenti, ma cerca di andare alla ricerca e alla scoperta di piatti “veraci” da gustare nell’atmosfera tipica del folklore locale. Piatti che puoi poi portare nella tua cucina e proporre ai tuoi ospiti. Allora perchè non provare a fare a casa la Paella, il piatto più famoso della penisola iberica?
La paella
Conosci la sua storia??
Ci sono diversi modi di preparare questo gustoso piatto, che variano di regione in regione, di paese in paese. La paella prende il nome dal recipiente in cui è cotta, ossia una padella di ferro larga e bassa con due manici ai lati opposti. La caratteristica di questo tegame, basso e maneggevole, fa in modo che la paella possa raggiungere lo “socarrat”, la caratteristica bruciacchiatura del riso sul fondo. La sua diffusione si è avuta per lo più sulle spiagge valenciane, espandendosi a tal punto da diventare uno dei piatti nazionali e addirittura internazionali più conosciuti al mondo.
I diversi tipi di Paella
Esistono diverse varianti della paella, scopriamo insieme quali sono le più conosciute.
Valenciana: La Paella valenciana deve contenere dieci ingredienti di base per essere definita come tale. Pollo, taccole, coniglio, fagioli, pomodoro, riso, olio, acqua, zafferano e sale. Anche se sono consentite piccole variazioni, come l’aggiunta di lumache o rosmarino, gli ingredienti fissi non devono mai mancare.
Mixta. Nella famosissima paella mixta, assieme al riso, si trovano prodotti deliziosi di terra e di mare, come l’aragosta, i gamberetti, il chorizo, le cozze, le vongole e le varie spezie. Una paella alternativa, decisamente differente dalla classica ricetta regionale valenciana.
De marisco. Nella paella de marisco, la mia versione preferita, la carne viene sostituita da molluschi e da pescato fresco. Quindi via libera ai classici gamberi, calamari, seppie, vongole, piselli, peperoni e zafferano…con l’aggiunta di un pesce pescato di buona qualità. L’unico problema può essere che diventi un risotto alla pescatora, se non si eseguono bene i passaggi della ricetta originale.
Paella negra. Prende il nome dall’arroz negre, un piatto che somiglia molto alla paella valenciana. La ricetta originale prevede nero di seppia ad insaporire il riso, calamari, peperoni, peperoncino e paprika. Dal sapore indubbiamente più forte e piccante.
Paella de verduras. La versione vegetariana per eccellenza, fatta con brodo vegetale, riso, piselli, peperoni, taccole, fagioli, carciofi, cipolle, zafferano e limone.
La nostra versione della Paella
Fortunatamente, ogni volta che facciamo scalo a Barcellona dopo aver viaggiato in nave Grimaldi per raggiungere la costa spagnola, ci fiondiamoalla Boqueria, il famoso mercato della città. Il primo acquisto che facciamo, dopo aver consumato deliziosi e coloratissimi frullati di frutta, sono un paio di confezione di spezie miste per paella, già pronte per l’uso. Per preparare la nostra versione casalinga di questo famoso piatto dunque abbiamo usato proprio una confezione di queste spezie già pronte. Ecco la nostra ricetta.
Ingredienti per 4 persone
500 gr doi mazzancolle
500 gr di gamberi rossi
400 gr di calamari
400 gr di seppie
Un kg di cozze
Mezzo chilo di vongole
100 gr di piselli
Cipolla
Aglio
Prezzemolo
Sale , passata di pomodoro
400 gr di riso
Spezie per paella già mixate, oppure zafferano, paprika e una punta di curry.
Prepara gli ingredienti di base
Sguscia i gamberi e le mazzancolle da crudi, lasciando un pezzo intero di ogni crostaceo da usare per la guarnitura finale della paella. Lessa i piselli freschi per 5 minuti in acqua bollente, scolali e mettili da parte. Realizza quindi un fumetto di crostacei con le teste che hai tolto ai gamberoni. Cuoci le cozze e le vongole separatamente in due pentole, sgusciale e tienele da parte insieme al liquido di cottura.
Taglia quindi a rondelle i calamari. In una padella capiente fai rosolare uno spicchio d’aglio con l’olio e unite i gamberi rossi e le mazzancolle, sfumandole con vino bianco. Appena evaporato il vino trasferisci il tutto in un contenitore. Nella stessa padella ( non lavarla) aggiungi nuovamente olio e aglio, fai rosolare i calamari per un minuto e uniscili ai gamberi e alle mazzancolle.
Attenzione ai passaggi critici
Ora nel tegame metti uno spicchio d’aglio, una cipolla tagliata sottile e fai rosolare. Unisci poi tutto il composto precedentemente preparato di mazzancolle, gamberi e calamari, aggiungendo tre cucchiai di passata di pomodoro e la spezia per la paella sciolta in un bicchiere di brodo caldo. Lascia cuocere 4/5 minuti. Aggiungi il riso, facendo attenzione di mescolarlo solamente una volta verso meta cottura. A tre quarti di cottura invece, aggiungi i piselli lessati, le cozze e le vongole. Regolati con le dosi di liquido da aggiungere. 100 gr di riso assorbono mediamente, in base alla qualità che andrete ad usare, 300 gr di brodo. A cottura ultimata spegni il fuoco, adagia a raggiera gamberoni, mazzancolle, cozze e vongole con guscio che hai precedentemente lasciato da parte, e passa sotto il grill del forno il tempo necessario per fare una bella crosticina.
Naturalmente questa è una nostra versione della paella, adattata a quello che avevamo in casa, e non vuole in alcun modo sostituire la ricetta originale. Da provare a preparare per passare un pomeriggio insieme in cucina, portando così colori, sapori e profumi della Spagna a casa propria.
Sono diversi giorni che la sveglia non suona più alle sei e mezza. Ci svegliamo con calma, rigirandoci sotto le coperte più e più volte, senza fretta. La colazione ha un sapore nuovo, diventa colorata, invogliante. Possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo, sgranocchiando biscotti e torte fatte in casa, riscoprendo così il piacere della lentezza.
In un epoca in cui la fretta la fa da padrona e il tempo sembra non bastare mai, riscoprire il piacere della lentezza è una fortuna. Si, prendiamola come una fortuna e trattiamola come tale. Lasciamoci cullare dai suoni del mattino, alzandoci con calma, non avendo fretta di toglierci il pigiama. Teniamo in dosso per qualche minuto ancora il tepore della notte, del silenzio.
Facciamo colazione con calma
Possiamo prenderci il lusso di sorseggiare con calma il caffè, di gustare lentamente una fetta di torta, di sgranocchiare biscotti. Prepariamo deliziosi pan cakes da ricoprire con dolce sciroppo d’acero e soffice zucchero a velo. Parliamo dei sogni fatti, di come organizzare la giornata in casa. Apriamo le tende e facciamo entrare i tiepidi raggi del sole del mattino. Inebriamoci di luce.
Un buon make up e due gocce di profumo per partire con sprint
Non è facile stare tutto il giorno in casa, soprattutto per chi durante la settimana è abituato a correre a destra e a manca. Cerchiamo di mantenereil più possibile le consuetudini giornaliere. Se siamo abituate a truccarci, trucchiamoci anche in casa! L’autostima ne guadagnerà senz’altro e non dovremmo evitare gli specchi. Basta una linea di eye liner e un tocco di mascara per sentirsi decisamente meglio. Una spazzolata ai capelli e un goccio di profumo solleveranno il morale dando lo sprint giusto e la carica necessaria per affrontare una giornata tra le mura domestiche. E poi, c’è sempre una videochiamata da fare agli amici, ai parenti. Meglio farsi trovare preparate no?
Facciamo pulizie, ma con lentezza
Svuotiamo cassetti, sistemiamo la libreria, scartiamo il superfluo, eliminiamo il vecchio. Gettiamo via le cose che non abbiamo mai usato, le bomboniere inutili, suppellettili sgraditi e oggetti in disuso. Apriamo gli armadi, regaliamo gli abiti che non indossiamo da una vita alle associazioni che aiutano i bisognosi, facciamo spazio al nuovo, apriamoci alle novità. Scaviamo tra scarpe, sciarpe, ombrelli, vestiti per la neve e costumi per il mare. Approfittiamo per pulire le valigie alla perfezione, in attesa di poterle riutilizzare presto, molto presto, per nuove entusiasmanti avventure in giro per quel mondo che al momento ci è negato.
Manteniamo buone abitudini alimentari
In casa si tende spesso a mangiare di più e male. Invece questo è un periodo da sfruttare per cominciare a detossinarci. Riempiamo il frigorifero di frutta e verdura di stagione, di yogurt. Cerchiamo di prediligere carni bianche e pesce azzurro. Di tempo ce n’è in abbondanza quindi prepariamo centrifughe di frutta fresca arricchite con zenzero, per alzare le difese immunitarie. Prepariamo tisane drenanti, beviamo acqua naturale in grande quantità. La pelle ne trarrà giovamento, così come lo spirito. L’intestino in fondo è il nostro secondo cervello, capace di influenzare umore e psiche. Un aiuto per questi momenti di stress e stanchezza mentale può essere il magnesio supremo, un valido integratore alimentare che aiuta a mantenere regolare il metabolismo energetico e tutte le funzionalità del sistema nervoso. Un cucchiaino sciolto in acqua calda prima di andare a dormire aiuta la qualità del sonno, grazie al suo grande potere rilassante.
Dedichiamo un ora al benessere fisico, con lentezza
Cerchiamo di non poltrire tutto il giorno, ma dedichiamo un’ora alla cura dei nostri muscoli e delle nostre ossa. Se non siamo espertissimi in materia, evitiamo workout movimentati senza l’ausilio di un trainer. Basta un esercizio sbagliato per prendere una brutta contrattura. Affidiamoci invece a pratiche dolci, come la meditazione o il pilates. Con pochi e semplici esercizi, una rilassante musica di sottofondo, possiamo mantenere costante la nostra muscolatura e funzionali le nostre ossa. Sebbene il pilates sia incentrato su esercizi apparentemente calmi e lenti, rimane un importante attività aerobica. Approfittiamo di queste lunghe giornate per praticare costantemente delle piccole o medie sessioni di esercizi. Perfetto per definire la silhouette, rimodellando fianchi e cosce e tonificando pancia e braccia, è anche un ottima disciplina per imparare a respirare correttamente. Già dopo dieci lezioni cominceremo a vedere i primi risultati, se eseguito con costanza e concentrazione.
Diamo sfogo alla creatività, riscoprendo il piacere della lentezza!
Rispolveriamo vecchi strumenti musicali, album di fotografie, macchine da cucire abbandonate in soffitta. Strimpelliamo con la chitarra, cataloghiamo finalmente le fotografie per anno e per luogo, creiamo cuscini colorati o bambole di pezza per le bambine. Dal baule riportiamo alla luce i ferri per la lana, portiamo a termine la calda sciarpa mai finita. Da un vecchio jeans ricaviamo una borsa fashion, ricicliamo una tenda abbandonata trasformandola in una tovaglia. Orli, merlettti, bottoni di diversi materiali possono reinventarsi e creare oggetti particolari. Tele e acquerelli per dipingere uno scorcio del balcone o del giardino. Ascoltiamo musica classica, leggiamo un buon libro, guardiamo un film d’autore. Siamo nel paese della cultura per eccellenza, sfruttiamo questo punto a nostro favore riscoprendo i capolavori artistici, letterari e musicali della nostra Patria.
Stiamo a casa per tornare in un mondo migliore
Non ci stanno chiedendo molto in fondo. Non ci hanno chiesto di indossare uniformi ne di imbracciare fucili, non ci hanno chiesto di scavare a mani nude in una miniera in cerca di preziosi minerali. Dobbiamo solo rimanere ancora un po’ protetti nel nostro nido, caldo e accogliente. Un grembo che ingloba ogni membro della famiglia. Quando tutto sarà finito troveremo un mondo nuovo ad aspettarci a braccia aperte. Aria meno inquinata, mari e fiumi trasparenti, persone migliori che hanno riscoperto il piacere delle piccole cose. Apprezzeremo ogni sottile filo d’erba nella sua splendida semplicità. Sarà una grande festa, ne sono sicura. Ci ubriacheremo di abbracci .