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Gaeta è una delle mete più gettonate della costa laziale. In estate è frequentata per il suo mare pulito e trasparente mentre in inverno è ormai famosa per le sue Luminarie d’artista, una delle manifestazioni più acclamate della regione. In qualsiasi stagione la città accoglie viaggiatori e turisti in cerca non solo di relax, ma anche di esperienze e attività da poter fare in un contesto naturale e culturale unico nel suo genere. Anche la gastronomia locale, frutto di tradizioni antiche quanto la storia della città, è ricca di piatti e prodotti tipici da provare assolutamente. In questo articolo ti do qualche consiglio su cosa mangiare a Gaeta come un vero local. 

Cosa mangiare a Gaeta

Prova la tiella col polpo

Regina indiscussa della tavole gaetane la tiella è ormai un prodotto famoso in tutta la penisola, ma difficilmente riesce ad essere imitata. L’originale puoi mangiarla solo a Gaeta e rigorosamente con le mani! Ideale infatti anche come street food puoi trovarla con diverse varianti di ripieni. Scarola e baccalà, spinaci e olive, cipolle o cas’e ov ( formaggio fresco e uova) sono solo alcuni dei ripieni tradizionali della tiella. Ma la più buona in assoluto è quella che maggiormente rispecchia la veracità marinara del borgo: la tiella di polpo. Non puoi mangiarla senza rimanerne estasiato ne senza sporcarti le mani, proprio come un vero local!

Assaggia gli spaghetti con le spagnolette

La spagnoletta è il pomodoro tipico di Gaeta, un frutto che riesce a crescere solo in zone dalla terra salmastra come questa, vicinissima al mare. Nasce e cresce in questi terreni sabbiosi e viene accarezzata dai caldi venti di scirocco che le regalano un sapore intenso e dolciastro e un profumo inebriante. La produzione è a livello locale quindi non troverai la spagnoletta al di fuori del territorio gaetano e questa la rende una vera chicca della gastronomia locale. E’ un pomodoro estivo e dalla sua polpa viene fuori un sugo corposo, saporito e particolarmente “colloso”, che si lega in maniera ottimale alla pasta, soprattutto agli spaghetti. Se ti trovi in vacanza a Gaeta in estate cerca qualcuno che ti cucini la pasta con il sugo di spagnolette. Semplice e genuina è un vero capolavoro culinario della tradizione. 

Cosa mangiare a Gaeta.

Lasciati tentare dalla votapiatto di calamarelle

Per sentirti un gaetano DOC devi assolutamente provare uno dei piatti della tradizione marinara della città: la votapiatto di calamarelle. Ma di cosa si tratta? La votapiatto è un piatto tipico di Gaeta e prende il nome proprio dal modo in cui viene preparato. La calamarella è l’ingrediente fondamentale ed è una specie di calamaro molto molto piccolo e tenerissimo. Dopo la panatura di farina vengono sistemate in padella e soffritte nell’olio d’oliva bollente e aglio. Vengono “voltate” in un piatto a metà cottura, come una frittata, e poi rimesse in padella. Questo per permettere la cottura del lato opposto. Va mangiata caldissima, ancora sfrigolante di olio e con l’aggiunta di peperoncino diventa una vera prelibatezza. Ma fai attenzione! Le calamarelle non sono sempre semplici da trovare. Assicurati che nel tuo piatto vengano servite solo calamarelle originali e non calamari tagliati e spacciati per tali! 

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Se hai un palato sopraffino assaggia la “Liatina”

Ecco un piatto che farà di te un vero local dopo l’assaggio. La liatina è il piatto di carne della tradizione gaetana e si prepara in inverno. Non è semplice da fare, richiede tempo e soprattutto conoscenza della ricetta originale. E’ una gelatina di maiale ottenuta con la bollitura della testa e delle zampe alla quale viene aggiunta conserva di pomodoro, peperoni rossi e cumino. Dopo la bollitura la carne viene separata dal brodo che viene aggiunto a parte nel piatto. Una volta rappreso va a formare una deliziosa gelatina che avvolge la morbida carne del maiale. E’ un piatto per palati forti ma se vuoi fare un viaggio a 360° nella tradizione gastronomica locale non puoi esimerti dall’assaggiarla.

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Cosa mangiare a Gaeta. Prova le parnocchie con il sugo o con i broccoletti

Hai mai assaggiato le parnocchie? Conosciute anche come canocchie sono dei crostacei che vengono pescati nel Golfo di Gaeta in grande quantità. Le massaie del borgo usano prepararle con i broccoletti creando, con pochissimi ingredienti, un piatto gustoso in cui il sapore delicato delle parnocchie va a contrastare quello forte e leggermente amarognolo di questa verdura. Ma questi crostacei si prestano benissimo ad essere preparati anche con il sugo di pomodoro, rendendolo saporito e gustoso. La pasta condita con un sugo così buono, dal sapore del mare di Gaeta, non ha davvero eguali. 

Coccolati con le frittelle di cavolfiore o baccalà

L’odore delle frittelle di cavolfiore e di baccalà mi riporta sempre al periodo natalizio della mia infanzia. Mia nonna iniziava a friggere nel pomeriggio e finiva ad ora di cena, servendo in tavola le frittelle calde come antipasto. Con il loro profumo aprivano uno dei pasti più importanti dell’anno, quello della vigilia. Sono tuttora uno dei piatti tradizionali delle festività e sono preparate con piccoli pezzi di baccalà o di cavolfiore immersi in una pastella composta da acqua, farina, lievito e sale. Sono fritte in olio extravergine d’oliva e servite caldissime. 

Cosa mangiare a Gaeta. Assaggia le alici salate con le puntarelle

Sicuramente puoi trovare le alici salate in molte città di mare della penisola. Ma posso assicurarti che quelle di Gaeta hanno una consistenza, un profumo e un gusto unico e speciale. Le alici sono pescate rigorosamente nel golfo di Gaeta e subito lavorate per non far perdere al prodotto qualità e freschezza. Sono da provare sia sui crostini di pane spalmati con il burro che come contorno, accompagnate dalle puntarelle. Questa verdura dal sapore amarognolo non necessita di cottura e va tagliata a striscioline sottili per poi essere tuffata in acqua ghiacciata. Questo procedimento permette di creare la tipica forma arricciata. Una volta asciugate le puntarelle sono solo condite con olio d’oliva perchè a portare sale a questo piatto ci pensano le alici. E’ un piatto fresco e saporito che racconta in maniera semplice e genuina tutta la storia della città che ha radici antiche, fatte di lavoro nelle campagne e di pesca. Assaggialo se vuoi sentirti parte della comunità e delle sue usanze. 

Non sei un vero local se….

..non hai assaggiato le cozze o le olive di Gaeta. Puoi trovarle e provarle spesso insieme, in sughi e salse per condire la pasta. Ma sia le une che le altre sono ideali da mangiare al naturale, senza troppi intingoli. Assaggia le cozze in sautè, leggermente scottate. Non c’è da aggiungere nessun condimento perchè il loro gusto è talmente prelibato che non ha bisogno di aiuto. Le olive invece provale come aperitivo oppure portale con te come souvenir di viaggio. Non c’è nulla di più appagante che comprare un regalo mangereccio per se stessi o per gli altri. Un prezioso ricordo delle tradizioni locali di Gaeta. 

 

Uno dei luoghi più straordinari visti in Umbria durante il nostro viaggio on the road nella regione è stato l’antico Porto Romano di Stifone. Un vero paradiso per gli amanti dei posti insoliti e poco conosciuti. Proprio grazie a questo porto, realizzato in epoca romana quando il fiume Nera era navigabile, si è costituito pian piano un borgo poco sopra di esso. Un paese che doveva ospitare i braccianti e gli operai della zona e che ora ospita solo 40 abitanti in un atmosfera d’altri tempi. 

Stifone sul fiume Nera. Umbria on the road con i bambini.
Il piccolo borgo di Stifone conta solo 40 abitanti ed è un vero gioiello dell’Umbria.

Stifone

Il borgo delle sorgenti

Stifone è un piccolo borgo semi abbandonato della Valnerina, in provincia di Terni. Si trova lungo la strada che costeggia il fiume Nera partendo da Narni. E’ tornato prepotentemente alla ribalta per via dell’ansa che il fiume crea proprio sotto di esso, alimentato da una misteriosa sorgente che riversa giornalmente in questo punto migliaia di litri d’acqua limpidissima. Il colore turchese di questo specchio d’acqua riesce a stregare chiunque e deriva dalla forte presenza di minerali al suo interno. Le sfumature bluastre che si creano alla base della sorgente e che alimentano il sito del Porto Romano sono di una bellezza estasiante, quasi innaturale. 

Stifone in Umbria. Il borgo delle sorgenti sul Nera.
Passeggiando tra le viuzze di Stifone e seguendo il suono dell’acqua surgiva si arriva all’Antico Porto Romano, uno dei luoghi più suggestivi d’Italia.

Cosa vedere a Stifone

Oltre ai resti dell’antico Porto Romano nel borgo di Stifone è possibile vedere i vecchi lavatoi, anch’essi alimentati dall’acqua surgiva, e le casette in pietra viva che nonostante l’età sono tenute in maniera egregia. Un borgo che sembra essere sospeso nel tempo, dove i gatti dormono beati sui davanzali fioriti e i cani fanno la guardia nei deliziosi giardini adiacenti alle dimore. Sui balconi pochi panni stesi al sole, scarpe da lavoro fuori gli usci di legno. A regnare indiscusso in questo piccolo borgo è il silenzio, rotto solo dal leggero gorgoglìo dell’acqua che scorre dalle sorgenti.

Stifone in Umbria. Il borgo delle sorgenti sul fiume Nera.
Nel borgo di Stifone sgorgano diverse sorgenti. Creano piccole pozze d’acqua in cui è possibile immergersi tra le viuzze del paese o alimentano vecchi lavatoi.

Come arrivare a Stifone

Non è semplice trovare questo piccolo borgo abbracciato dalla natura meravigliosa dell’Umbria. Sembra quasi nascondersi ai passanti, forse per preservare la sua autenticità. Ed è questo che un vero viaggiatore dovrebbe fare. Rispettare i luoghi che visita camminando in punta di piedi.

Si arriva a Stifone partendo da Orte e dirigendosi verso Narni. Una volta superato San Liberato c’è un piccolo cartello che indica il borgo di Stifone. Non ci sono parcheggi, quindi devi lasciare l’auto sulla zona di sosta di fronte al borgo o in una piazzola che si trova a qualche centinaio di metri prima di arrivare alla destinazione. Ci sono due stradine di accesso per Stifone ed entrambe portano sul letto del fiume Nera, sull’Antico Porto Romano dell’Umbria. 

 

Il borgo medievale di Fumone, nel Lazio, è uno dei più apprezzati della regione proprio per via della sua posizione privilegiata. Per la sua altitudine è considerato “L’Olimpo della Ciociaria” e tra le sue mura, ricche di affacci panoramici sulle campagne circostanti, custodisce misteriosi segreti. Il Castello di Fumone infatti è famoso perchè ospita nobili fantasmi che ancora oggi, a detta delle persone del posto, si divertono a far sentire la loro presenza con lamenti e piccoli dispetti. Il borgo medievale però è famoso anche per le sue forti radici storiche, che sfociano in bellissimi eventi dedicati al periodo medievale, con rappresentazioni in costume, processioni religiose e sagre. Se vuoi assaggiare i prodotti tipici locali in un contesto storico caratteristico prenota un tavolo a La Taverna del Barone di Fumone. Un buon modo per immergerti nelle tradizioni del borgo, tra storia e gastronomia. 

La Taverna del Barone a Fumone

Situata proprio nel centro storico del borgo di Fumone La Taverna del Barone è una location davvero particolare, ricavata da vecchie grotte adibite un tempo a cantine. Sul pavimento antico, originale dell’epoca, spicca un enorme camino in pietra, e numerosi arnesi da cucina in rame invecchiato penzolano sul muro in roccia viva, tra damigiane e trocchi. I tavolacci sono in legno, così come le panche, e ben si integrano al contesto circostante dando l’idea di accomodarsi in una vecchia cucina del borgo. 

Scopri le origini del nome

Il locale, bellissimo esempio ben conservato di architettura agreste del 1200, vanta al suo interno un bellissimo arco in pietra, chiamato Arco dei sospiri. Il nome Taverna del Barone deriva proprio dalla storia che gira attorno a questo arco, una curiosa storia d’amore tra un giovane barone ribelle, ripudiato dalla sua famiglia per i comportamenti illeciti, ed una dama sposata al capitano della Guardia. La giovane sposa ogni giorno, lasciando la sua dimora, passava sotto l’arco in pietra affidando al vento i sospiri per il suo amore proibito, il giovane nobile ribelle che la gente del posto chiamava il Barone.

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La Taverna del Barone a Fumone. Come funziona

Sei curioso di sentire i sospiri dei due amanti sotto l’arco della taverna? Allora prenota un tavolo alla Taverna del Barone, ma con largo anticipo. Le richieste sono davvero molte. In fondo è uno dei pochi locali in cui puoi assaggiare i piatti tipici della zone in un atmosfera medievale. Qui trovi infatti uno dei prodotti tipici più apprezzati del territorio: le sagne pelose. Sono delle fettuccine fatte in casa davvero deliziose e la loro particolarità sta nel fatto che sono preparate senza uova. Alla Taverna del Barone le trovi condite con buon sugo di pomodoro, semplice e delizioso. Sono uno dei due primi piatti proposti dal ristorante. Ma come funziona? Basta prenotare un tavolo e una volta arrivati, sedersi e godersi l’atmosfera. Il menù infatti è fisso, al costo di 25,00 € a persona ( bibite comprese ), e non devi far altro che goderti ogni portata proposta. 

Assaggia i piatti tipici di Fumone

Alla Taverna del Barone vieni accolto da personale in costume d’epoca, gentile ed efficiente, Le ragazze ti mettono subito a tuo agio accompagnandoti al tavolo e servendoti da bere. Puoi scegliere tra vino bianco e vino rosso, ma l’acqua è solo liscia, non servono la versione frizzante. Il menù è uguale per grandi e piccini. Unica alternativa per i bambini è il pollo arrosto. Non servono cotolette. Gli antipasti e i primi piatti però sono apprezzati molto anche dai bambini. Per iniziare infatti puoi degustare i salumi e i formaggi tipici locali, accompagnati da bruschette condite con olio buono del territorio. Tutto viene servito a centro tavola, per permettere ai commensali di servirsi a piacere. La prima portata calda è proprio la fettuccina al sugo, seguita da pasta e fagioli fumante e cremosa. Il tutto viene impiattato al momento al tuo tavolo. Da una grossa zuppiera infatti l’oste sporziona abbondanti assaggi dei due primi piatti tipici della taverna.

La Taverna del Barone a Fumone. Dove mangiare nel borgo medievale della Ciociaria.
Un primo piatto semplice e genuino, preparato con pasta fatta in casa e sugo di pomodoro dal profumo delizioso e dal gusto eccezionale.

Ascolta le melodie della fisarmonica 

Durante il pasto puoi ascoltare magnifiche canzoni suonate con la fisarmonica, uno strumento da sempre associato al passato e alla campagna. Il bravissimo musicista, in costume tipico completo di “ciocie”, le scarpe tipiche da cui prende il nome il territorio della Ciociaria, incanta i commensali con le sue canzonette d’epoca, mixate sapientemente a brani moderni adattati allo strumento. Nel mentre degusta il secondo piatto della Taverna del Barone, un arrosto di abbacchio e arista al forno accompagnati da patate e insalata. 

Degusta il dessert e gli amari della Taverna del Barone

Per concludere egregiamente il pasto, presso la Taverna del Barone usano portare a tavola dessert fatti in casa, come le ciambelline al vino e la torta di mele. Per accompagnare queste prelibatezze offrono amari locali, come quello a base di genziana, davvero delizioso. Il caffè è fatto con la moka, ideale quindi per concludere un pasto in stile campestre, che ti riporta alla vita medievale di questo borgo del frusinate.

La Taverna del Barone a Fumone. Dove mangiare nel borgo medievale della Ciociaria.
Per concludere il pasto alla Taverna del Barone servono deliziose ciambelline al vino fatte in casa, come la dolce e soffice torta di mele.

Per digerire puoi esplorare il piccolo centro storico di Fumone, passeggiando nel suo dedalo di viuzze caratteristiche e comprando qualche souvenir gastronomico presso le botteghe locali, tenendo sempre all’ allerta l’udito. Chissà che tu non senta sospirare la povera dama innamorata!

Nel cuore di Napoli, immerso nel vibrante dedalo di vicoli che caratterizza il centro storico, si trova un luogo dove il tempo sembra rallentare, dove il caos della città lascia spazio alla quiete e alla contemplazione: il Chiostro di Santa Chiara. Questo straordinario complesso monumentale è parte integrante della Basilica di Santa Chiara, uno degli edifici più iconici della città, e offre ai visitatori un’esperienza unica, capace di toccare le corde più profonde dell’anima.

Il Chiostro di Santa Chiara di Napoli, guida alla visita

Varcare la soglia del Chiostro di Santa Chiara è come entrare in un’altra dimensione, un mondo dove passato e presente si intrecciano in un abbraccio armonioso. Costruito nel XIV secolo e successivamente rimaneggiato nel XVIII secolo, il Chiostro è un esempio straordinario di come l’arte e l’architettura possano dialogare con la natura e lo spirito.

Le prime emozioni che si provano entrando in questo spazio sono di stupore e meraviglia. I colori vivaci delle maioliche che decorano i pilastri e le sedute attirano immediatamente l’attenzione. Realizzate nel XVIII secolo, queste maioliche raffigurano scene pastorali, motivi floreali e intrecci geometrici che sembrano quasi danzare sotto i raggi del sole. È impossibile non rimanere affascinati dalla cura e dalla maestria con cui ogni dettaglio è stato realizzato.

Segui il percorso di visita e fai un viaggio tra bellezza e introspezione

La visita al Chiostro inizia con un percorso che si snoda lungo i quattro lati del giardino centrale. Questo spazio verde, curato con amore e attenzione, è un trionfo di profumi e colori, con aranci, limoni, rose e altre piante mediterranee che aggiungono un ulteriore tocco di bellezza. Camminare tra i vialetti è un’esperienza quasi meditativa: il suono dell’acqua che sgorga dalle fontane, il cinguettio degli uccelli e il fruscio delle foglie creano un sottofondo musicale che invita alla riflessione e lascia un profondo senso di pace interiore, nonostante la ressa turistica.

Visitare il Chiostro di Santa Chiara è un viaggio nei sensi e nelle emozioni. L’armonia tra gli elementi architettonici e naturali crea una sensazione di completezza, di unione con qualcosa di più grande. Ogni passo, ogni sguardo suscita meraviglia. E’ come se il Chiostro avesse il potere di riportarci a uno stato primordiale di stupore e gratitudine per la bellezza del mondo.

Il Chiostro di Santa Chiara di NapoliC’è qualcosa di profondamente spirituale in questo luogo. Anche per chi non è credente, è impossibile non percepire l’aura di sacralità che permea l’ambiente. Il Chiostro sembra parlare direttamente al cuore, invitando chi lo visita a fermarsi, a respirare profondamente e a connettersi con la propria interiorità.

Visita la mostra di Artemisia Gentileschi

Oltre alla bellezza intrinseca del Chiostro, il complesso ospita regolarmente mostre temporanee ed eventi culturali che arricchiscono ulteriormente l’esperienza di visita. Attualmente, è in corso una mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi, che sta attirando l’attenzione di appassionati d’arte e curiosi. Puoi vedere dal vivo il quadro più emozionante dell’artista, ” La Maddalena”, opera che coincide con l’arrivo a Napoli di Artemisia, databile tra il 1630 e il 1635. Questa preziosa tela, con i suoi toni caldi e il gioco di luci e ombre, cattura un momento di intensa introspezione. La Maddalena non è più solo un simbolo religioso, ma sotto il pennello di Artemisia diventa un’icona di resilienza e umanità. Il volto della donna, segnato dalla sofferenza ma illuminato da una speranza interiore, sembra parlare direttamente al cuore a chi la osserva. Ogni pennellata trasmette la complessità delle emozioni umane. Puoi sentirne il dolore, il pentimento, ma anche la sua forza e sua redenzione. La mostra sarà visitabile fino al 15 marzo.

Il Chiostro di Santa Chiara di Napoli. Artemisia Gentileschi in mostra Entra nel Museo dell’Opera di Santa Chiara

All’interno del complesso si trova anche il Museo dell’Opera di Santa Chiara, che offre un approfondimento sulla storia del monastero e sulle sue vicissitudini. Tra i pezzi più importanti esposti vi sono antichi reperti archeologici, oggetti liturgici e testimonianze della vita monastica. Un’altra attrazione imperdibile del museo è l’area archeologica sottostante, che conserva i resti di un antico complesso termale romano. Questa scoperta straordinaria testimonia l’importanza storica del sito fin dall’epoca classica.

Ammira il presepe del ‘700

Un altro gioiello imperdibile del Chiostro di Santa Chiara è il magnifico Presepe del ‘700, custodito in una mostra permanente. Questo straordinario esempio di arte presepiale napoletana rappresenta un racconto visivo della Natività, arricchito da scene di vita quotidiana che testimoniano l’abilità e la creatività degli artigiani dell’epoca. Le statuine, realizzate con una combinazione di terracotta, legno e tessuti preziosi, sono un tripudio di dettagli: dai volti espressivi ai costumi minuziosamente rifiniti, ogni elemento parla di una maestria senza tempo.

La storia del Presepe di Santa Chiara risale al XVIII secolo, periodo in cui Napoli era un centro nevralgico per la tradizione presepiale. Ogni scena, ogni personaggio è pensato per trasportare lo spettatore in un mondo lontano, fatto di fede e tradizione popolare. Guardare il presepe è un’esperienza che suscita meraviglia e commozione, offrendo un’ulteriore occasione di riflessione sulla bellezza e sulla spiritualità che permeano questo luogo straordinario.

Il Chiostro di Santa Chiara di Napoli. Consigli per la visita

Per vivere la magia del Chiostro di Santa Chiara ti consiglio di programmare la visita nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio, quando la luce del sole crea giochi di ombre e riflessi che esaltano la bellezza delle maioliche e del giardino. Prenditi il tempo per esplorare ogni angolo, per osservare i dettagli nascosti e per lasciarti trasportare dall’atmosfera di pace che permea il luogo.

Indossa scarpe comode e ricorda di non sederti sulle panche maiolicate. E’ severamente vietato anche solo poggiarci un cappello o il cellulare. Il personale di sorveglianza è molto attento e richiama subito i trasgressori.

Il Chiostro di Santa Chiara di NapoliOrari e costi

Il Chiostro di Santa Chiara è aperto ai visitatori tutto l’anno, dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 17:00, la domenica dalle ore 10:00 alle 14:00.

Il costo del biglietto d’ingresso è di 7,00 €, e comprende il chiostro, il museo, l’area archeologica, la biblioteca, la sala video e il presepe del 700. I bambini al di sotto dei 7 anni entrano gratis. 

I biglietti possono essere acquistati direttamente in loco o prenotati online tramite il sito ufficiale del complesso di Santa Chiara.

Il Chiostro di Santa Chiara a Napoli. Come arrivare

Il Chiostro di Santa Chiara si trova in Via Santa Chiara, 49/c, nel cuore del centro storico di Napoli. 

  • In metro: La fermata più vicina è Dante (Linea 1), da cui si raggiunge il chiostro con una breve passeggiata attraverso Spaccanapoli.
  • In autobus: Numerose linee urbane fermano nei pressi del complesso, tra cui il C55 e il C57.
  • A piedi: Se sei già nel centro storico, il chiostro è facilmente raggiungibile da Piazza del Gesù Nuovo e dalla Chiesa di San Domenico Maggiore.

Perchè visitare il Chiostro di santa Chiara a Napoli

Il Chiostro di Santa Chiara non è solo un capolavoro architettonico e artistico, ma è un luogo dell’anima, capace di toccare corde profonde e di regalare momenti di autentica serenità. Se ti trovi a Napoli una tappa in questo angolo di paradiso è d’obbligo. Ogni visita è un’opportunità per riscoprire la bellezza, per rallentare il ritmo e per lasciarsi ispirare da un luogo che, pur essendo immerso nel cuore pulsante di Napoli, sembra appartenere a un’altra dimensione. Il Chiostro di Santa Chiara rappresenta una delle testimonianze più preziose dell’eredità artistica e culturale di Napoli.

Quando lascerai il Chiostro, con il sole che tramonta alle tue spalle e il profumo degli aranci ancora nell’aria, capirai di aver vissuto qualcosa di unico. E forse, come me, non vedrai l’ora di tornarci, per ritrovare quella pace e quella bellezza che solo il Chiostro di Santa Chiara sa offrire.

Nel cuore del centro storico di Napoli, immersa in una trama di vicoli che raccontano storie secolari, si trova Via San Biagio dei Librai. Si tratta di una delle strade più affascinanti e iconiche della città. Questo stretto e vivace corso, parte integrante di Spaccanapoli, non è solo una strada: è un viaggio nel tempo, un palcoscenico in cui arte, cultura e tradizione si intrecciano per offrire un’esperienza unica a chiunque vi passi.

Via San Biagio dei Librai a Napoli

Via San Biagio dei Librai deve il suo nome all’antica presenza di botteghe di librai e stampatori che, nel periodo rinascimentale, animavano questo tratto della città, rendendolo un punto di riferimento per l’intellighenzia e la cultura napoletana. Ancora oggi, camminando lungo questa strada, è possibile percepire quell’eredità intellettuale e artigiana, grazie ai tanti negozi storici e alle botteghe che custodiscono l’anima di un tempo che sembra non essere mai passato.

Lungo i suoi circa 700 metri, Via San Biagio dei Librai è un microcosmo in cui si incontrano storia e contemporaneità. Palazzi nobiliari, chiese antiche e affascinanti portoni si alternano a negozi di artigianato, librerie, antiquari e oreficerie, offrendo un’esperienza multisensoriale che coinvolge la vista, l’olfatto e l’udito. Persino Stanislao Nievo, nel suo romanzo “Il prato in fondo al mare”, ha regalato un trafiletto a questa strada, descrivendola come un rettilineo “stretto e vociante” […] vicino Sapccanapoli, “dove visse e morì Benedetto Croce”.

Via San Biagio dei Librai a NapoliEsplora le meraviglie architettoniche di Via San Biagio dei Librai

Via San Biagio dei Librai è anche una galleria a cielo aperto di palazzi storici e chiese che raccontano secoli di storia e arte. Le facciate dei palazzi, spesso adornate da antichi stemmi e decorazioni in pietra, sussurrano storie di famiglie nobili e mercanti che un tempo popolavano questa via. Le chiese, con i loro portali imponenti e gli interni ricchi di affreschi e opere d’arte, invitano a un momento di contemplazione. Tra queste, spicca la Chiesa di San Biagio Maggiore, un piccolo edificio religioso che si erge all’incrocio di Via San Biagio e di Via San Gregorio Armeno, la famosa strada dei presepi napoletani.

La chiesa è dedicata a San Biagio ed è rimasta chiusa al pubblico per numerosi anni. Solo nel 2007 è stata riaperta, dopo ingenti lavori di restauro, grazie alla Fondazione Giambattista Vico, che ha scelto questo edificio anche come propria sede. Adiacente a questo prezioso luogo di culto si trova la Chiesa di san Gennaro dell’Olmo, fondata nel 1631 dal cardinale Federico Boncompagni. 

Poco distante trovi il maestoso Palazzo Marigliano, un esempio straordinario di architettura rinascimentale. Questo edificio, costruito nel XV secolo, è oggi sede di uffici, ma è possibile ammirarne la facciata e il cortile interno, che conservano intatti i dettagli architettonici dell’epoca.

Fermati ad annusare il profumo dei libri 

Passeggiare per via San Biagio dei Librai a Napoli è quindi come entrare in un universo parallelo, dove il tempo sembra fermarsi e l’anima si perde nella bellezza dei libri e nell’atmosfera unica delle chiese, delle dimore storiche e delle botteghe. Questa strada, cuore pulsante del centro storico della città, è un autentico tempio per gli amanti della cultura e delle storie, un luogo che ha il potere di emozionare e di risvegliare i sensi.

Il profumo della carta antica si mescola a quello delle spezie, del caffè e dei dolci tipici che si diffonde dai vicoli adiacenti. Le botteghe, con le loro insegne scolorite e le vetrine piene di volumi di ogni epoca, catturano lo sguardo come scrigni pieni di tesori. I libri, impilati in maniera apparentemente caotica, sembrano voler raccontare mille storie contemporaneamente. Alcuni mostrano segni del tempo, con le pagine ingiallite e le copertine consumate, mentre altri brillano di colori accesi, pronti a catturare l’immaginazione di chi li sfoglia.

Scegli un libro come souvenir

Ogni passo lungo via San Biagio dei Librai è un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo. Ci sono piccoli laboratori artigianali dove gli abili maestri della rilegatura creano opere d’arte uniche, trasformando ogni libro in un gioiello. Ci sono librerie specializzate in testi antichi, dove si possono trovare volumi che raccontano la storia di Napoli, con illustrazioni e mappe che parlano di un passato ricco e affascinante. E poi ci sono le bancarelle, con i loro libri usati che sembrano aspettare proprio te, quasi a sussurrare: “Portami a casa, ho qualcosa da dirti”. 

Non è solo la vista a essere rapita, ma anche l’udito e il tatto. Le voci dei librai, che con passione raccontano le storie dietro ogni libro, creano un sottofondo musicale che avvolge i visitatori. Ogni parola pronunciata sembra un invito a fermarsi, a sfogliare, a lasciarsi ispirare. Toccare le copertine, sentire la texture della carta, è un gesto che connette con l’intimità della lettura, con la promessa di un viaggio interiore che ogni libro custodisce.

E poi c’è la magia dell’imprevisto: quel libro che non stavi cercando ma che sembra trovarti, quel titolo che accende un ricordo, una curiosità, un sogno. Via San Biagio dei Librai non è solo una strada, è un luogo dell’anima, un microcosmo dove ogni angolo parla di bellezza, di cultura, di passione.

In un mondo sempre più digitale, questa strada rappresenta un’oasi di autenticità, un luogo dove il passato e il presente si incontrano, dove la carta e l’inchiostro continuano a raccontare storie che nutrono il cuore e la mente. Camminare per via San Biagio dei Librai significa lasciarsi avvolgere da una sensazione di meraviglia, quella stessa meraviglia che solo i libri e i luoghi intrisi di storia sanno regalare.

Come raggiungere Via San Biagio dei Librai

Via San Biagio dei Librai è facilmente accessibile grazie alla sua posizione centrale. Ecco come puoi arrivarci:

  • In metro: La fermata più vicina è Dante (Linea 1), da cui si raggiunge Via San Biagio dei Librai con una breve passeggiata attraverso Spaccanapoli.
  • A piedi: Se ti trovi già nel centro storico la strada si trova a pochi minuti da altre attrazioni come Piazza San Domenico Maggiore o il Monastero di Santa Chiara.
  • In taxi o auto: ti consiglia di evitare l’uso dell’auto poiché il centro storico è una zona a traffico limitato (ZTL). I taxi rappresentano un’alternativa comoda e accessibile, ma più dispendiosa rispetto ai mezzi pubblici. 

Napoli è una città di mille contrasti, dove il passato e il presente convivono in un equilibrio affascinante. Ma c’è una Napoli che pochi conoscono, una città nascosta sotto i piedi dei suoi abitanti, fatta di cunicoli, cisterne, rifugi e antichi acquedotti. È la Napoli Sotterranea, un mondo parallelo che si rivela attraverso il percorso LAES (Libera Associazione Escursionisti Sottosuolo), un itinerario emozionante al di sotto dei famosi Quartieri Spagnoli che conduce i visitatori nel cuore pulsante della storia partenopea.

La Napoli Sotterranea Laes. Guida alla visita

Il sottosuolo di Napoli è stato plasmato dall’uomo e dalla natura. Il tufo giallo napoletano, una roccia vulcanica tipica della zona, è stato estratto fin dall’epoca greca per costruire templi, mura e abitazioni. Questa attività di estrazione ha lasciato dietro di sé un reticolo di cavità che, nei secoli, è stato riutilizzato per vari scopi: cisterne per la raccolta dell’acqua, rifugi durante la guerra e persino luoghi di culto.

Napoli, vista la presenza sia del mare che della montagna, è sempre stata una città in dialogo costante con la terra e l’acqua. Gli antichi acquedotti, come quello della Bolla, hanno rifornito la città per secoli, mentre le cisterne sotterranee garantivano un approvvigionamento idrico continuo. Questa rete sotterranea, scavata con maestria dai pozzari, è un capolavoro di ingegneria antica che ancora oggi affascina i visitatori.

Segui il percorso LAES: un viaggio nel tempo

Il percorso della Napoli Sotterranea offerto dal LAES è uno dei più completi e suggestivi. Si tratta di un viaggio che copre oltre 2.400 anni di storia, attraverso un itinerario che si snoda sotto le strade del centro storico. L’accesso principale si trova nei pressi di Piazza del Plebiscito, uno dei luoghi simbolo di Napoli, rendendo l’inizio della visita già di per sé iconico.

La Napoli Sotterranea Laes. Guida alla visitaDopo una breve introduzione sulla storia del sottosuolo napoletano, la nostra guida Giulia ci conduce ai cunicoli tramite una scala ripida e stretta. Già dai primi passi si avverte il cambio di atmosfera: la luce del sole lascia spazio a un’illuminazione tenue e l’aria diventa più fresca e umida. Le pareti in tufo, scavate a mano, raccontano la fatica e l’ingegno di generazioni di lavoratori.

Ammira le cisterne di tufo

Una delle prime tappe del percorso è la visita alle antiche cisterne e ai resti dell’acquedotto greco-romano. Qui Giulia inizia a spiegarci le tecniche ingegneristiche utilizzate per garantire la distribuzione dell’acqua in una città in continua espansione come quella di Napoli. Si tratta di un sistema complesso, fatto di condotti, filtri e camere di sedimentazione, che testimonia l’abilità degli antichi ingegneri.

La Napoli Sotterranea Laes. Guida alla visitaIl percorso prosegue con la visita a una cava di tufo, dove si possono vedere le tecniche di estrazione utilizzate nei secoli. Questo ambiente, con le sue alte volte e le pareti scolpite, è un luogo che evoca la grandiosità e la fatica del lavoro umano.

La guida spiega come il tufo estratto venisse utilizzato per costruire palazzi, chiese e fortificazioni, sottolineando il legame indissolubile tra il sottosuolo e la città di superficie. L’acqua, elemento fondamentale per la vita, è il filo conduttore di questa parte del percorso. Giulia, a questo proposito, ci introduce nel magico e misterioso mondo dei pozzari.

Ascolta la storia dei pozzari

I pozzari erano figure fondamentali nella Napoli antica, custodi di un mestiere tanto indispensabile quanto pericoloso. Il loro compito era quello di calarsi nelle profonde cisterne sotterranee, spesso attraverso stretti pozzi, per pulire, riparare o sbloccare i complessi sistemi idrici che rifornivano la città. Armati di semplici strumenti, come corde, carrucole e lanterne, scendevano nel buio più assoluto, dove l’aria era umida e rarefatta, e dove spesso si rischiava la vita per frane, crolli o esalazioni tossiche. Il loro lavoro era un misto di abilità tecnica e coraggio, svolto in condizioni che richiedevano una resistenza fisica e psicologica fuori dal comune.

Questa figura ha finito per intrecciarsi con il folclore napoletano, alimentando la leggenda de ’o munaciello, il piccolo monaco. Si narra infatti che i pozzari, mentre si muovevano nei cunicoli sotterranei o spuntavano improvvisamente nelle case attraverso botole collegate ai pozzi, venissero scambiati per spiriti o creature misteriose. La loro figura, spesso curva sotto il peso degli strumenti e avvolta in abiti scuri, ricordava quella di un monaco minuto. Da qui l’associazione con ‘o munaciello, che nella tradizione popolare divenne una sorta di spirito capriccioso: ora benevolo, capace di lasciare monete, ora dispettoso, pronto a far sparire qualche oggetto o a creare disordine. Questo legame tra realtà e leggenda ha reso il mestiere dei pozzari una parte viva dell’immaginario collettivo napoletano, in cui il confine tra il mondo tangibile e quello invisibile è sempre stato sottilissimo.

Scopri i segreti dei rifugi della Seconda Guerra Mondiale

Uno dei momenti più toccanti della visita è, a mio avviso, l’accesso ai rifugi utilizzati durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante i bombardamenti che colpirono Napoli migliaia di persone trovarono riparo in questi cunicoli. In questa parte del percorso son ben visibili sulle pareti di tufo dei magnifici graffiti, simboli tangibili del passaggio dei rigugiati. Giulia ci indica, illuminandole con la torcia, la Signorina grandi firme e la Marylin Monroe di Napoli Sotterranea, opere di artisti napoletani che hanno trovato riparo nella galleria durante il conflitto mondiale. Ovviamente Marylin è un soprannome dato al disegno durante la fase di riqualificazione delle gallerie e delle cisterne, ed è stata così soprannominata per via del profilo molto simile a quello della diva. Altrettanto degno di nota è il profilo inequivocabile di Benito Mussolini, inciso nella parete sinistra della cisterna, risalente al 1943. 

Queste mura tufacee sono diventate così custodi di preghiere, imprecazioni, caricature di personaggi dell’epoca e di poesie, scritte sulle pareti con chiodi o con oggetti affilati. La guida condivide a riguardo storie emozionanti di resilienza e solidarietà, facendoci rivivere un capitolo doloroso ma fondamentale della storia napoletana, e portando alla luce anche piccole curiosità sulla vita che si svolgeva nel sottosuolo, che riusciva ad ospitare ben tredicimila persone.

Immergiti nella storia dei rifugi antiaerei

Grazie all’aiuto prezioso dell’esercito le gallerie sono state dotate, in pochi mesi, di luce e di bagni, se pur rudimentali. Fortunatamente la roccia tufacea, essendo porosa, filtrava i liquami indirizzandoli nelle cisterne sottostanti, le quali a loro volta lasciavano defluire gli scarichi fino al mare sottostante. Anche nelle piccole stanzette adibite a bagni puoi notare diversi graffiti sulle pareti e, soprattutto, l’assenza di docce o di zone in cui poter provvedere all’igiene personale quotidiana. I napoletani che trovavano riparo nel sottosuolo utilizzavano esclusivamente le fontanelle sparse nelle cisterne per potersi lavare. 

La Napoli Sotterranea Laes. Guida alla visitaNei cunicoli il tempo sembrava non passare mai. L’assenza di luce, di acqua, spesso anche di viveri, stremava gli sfollati i quali si ingegnavano come possibile per far passare più velocemente le giornate. Ti trovi catapultato in un mondo fatto di stenti, di sofferenza, di di speranza, di rabbia e di rancore e non puoi non pensare alle lunghe giornate trascorse nei meandri della terra da una popolazione stanca e affamata. Poi però la guida ti fa scoprire con i suoi racconti un angolino nascosto del rifugio, un’alcova segreta che nasconde una storia molto particolare, che ti strappa un sorriso. 

Segui le frecce per “Filumena”

E infatti Giulia ci racconta che seguendo alcune frecce incise sulla roccia, si potrebbe arrivare ad una piccola stanzetta dove, incisa sul muro, c’è tuttora una scritta davvero curiosa: “La signorina Filumena riceve anche in questo rifugio”. Probabilmente la “signorina”, quando suonava l’allarme anti aereo, spostava la sua attività di meretrice al di sotto della città, pur di non perdere clienti. All’esterno di questa piccola grotta tufacea ci sono messaggi, poesie e parole d’amore rivolte alla gentile signorina che intratteneva gli uomini del sottosuolo. Sono stati ritrovati inoltre alcuni resti di un letto, ormai marci, e una vera e propria sala d’aspetto con sedili scavati nella roccia. L’accesso a questa curiosa zona al momento non è consentito, ma pare si stia lavorando per renderlo visitabile. 

La Napoli Sotterranea Laes. Da rifugio antiaereo a discarica

Durante la Seconda Guerra Mondiale Napoli è stata la città più bombardata d’Italia. Circa il 50% della sua superficie è stata rasa al suolo, privando la popolazione delle proprie abitazioni. Una volta tornati in superficie quindi i napoletani si sono dovuti dar da fare, prima per smaltire tutti i detriti dei bombardamenti, poi per rimettere in piedi abitazioni e attività commerciali. Dove accatastare però tutte le macerie in modo pratico e veloce? Ovviamente nel sottosuolo. Le cisterne son diventate così grandi raccoglitori di immondizia e fino alla fine degli anni ’60 le gallerie sotterranee sono finite nell’oblio, sommerse da tonnellate di rifiuti. 

Ammira il lavoro dei volontari

E’ stato solo grazie all’impegno e alla passione di un forbito numero di volontari del LAES, la Libera Associazione Escursionisti Sottosuolo, che il tesoro nascosto di Napoli Sotterranea è tornato a splendere, portando alla luce una pagina inedita della storia della città. Questa associazione ha come fine la valorizzazione e la divulgazione della storia del sottosuolo napoletano che rappresenta, allo stesso modo della città sulla superficie, un prezioso patrimonio storico e culturale della regione Campania. Grazie ai tour guidati nel sottosuolo guidati dalla LAES è possibile percorrere in sicurezza le gallerie, i cunicoli e le cisterne sotterranee appartenenti all’antico acquedotto napoletano, poi adibite a rifugi antiaerei durante la Seconda Guerra Mondiale. Molti sono inoltre i percorsi che ancora sono in fase di riqualificazione e di messa in sicurezza, che andranno a confluire con la fitta rete di cunicoli già visitabili. 

Informazioni utili alla visita

Visitare la Napoli Sotterranea con il percorso LAES è un’esperienza che richiede una preparazione adeguata. Ecco alcuni consigli utili per godere appieno di questa avventura:

Prenotazione obbligatoria: A causa dell’alta richiesta è consigliabile prenotare con largo anticipo. Puoi farlo direttamente sul sito ufficiale del LAES o sulle piattaforme di prenotazione on line. Se non trovi disponibilità per la data da te selezionata non demordere. Prova a chiamare, come ho fatto io, il numero 081 400256. Una gentile addetta mi ha inserito lo stesso nel gruppo di visita, per il giorno e l’orario da me richiesto. A Napoli si fanno miracoli!

Abbigliamento comodo: Indossa scarpe comode e abiti adatti ad un ambiente fresco e umido. La temperatura nel sottosuolo è costante durante tutto l’anno, intorno ai 16-18 gradi. Il percorso prevede numerosi scalini, circa 180 per scendere e un centinaio per ritornare alla luce del sole, pertanto il percorso non è adatto a persone con ridotta attività motoria, ne a passeggini o sedie a rotelle. 

Durata della visita: Il tour dura circa 1 ora e mezza. Assicurati di avere abbastanza tempo a disposizione per goderti la Napoli Sotterranea senza fretta.

Connessione: Una volta imboccate le scale per Napoli Sotterranea il telefono smette di avere campo. 

Guide: Le guide di Napoli Sotterranea sono molto preparate, e soprattutto socievoli. Se hai domande da fare non esitare. Sono sempre pronte a sciogliere dubbi, a rispondere a domande inerenti al percorso di visita e a condividere curiosità sui sotterranei. 

La Napoli Sotterranea Laes. Guida alla visitaLa Napoli Sotterranea LAES. Come arrivare

L’accesso al percorso LAES si trova in Vico S. Anna di Palazzo, al numero 52, nei pressi di Piazza del Plebiscito. Ecco come puoi raggiungerlo:

In metropolitana: La fermata della metro più vicina è “Toledo” (Linea 1). Da qui, una breve passeggiata ti condurrà all’ingresso

In autobus: Numerose linee fermano nei pressi di Piazza Trieste e Trento, da cui è facile raggiungere il punto di partenza.

A piedi: Se ti trovi già nel centro storico, il percorso è facilmente raggiungibile a piedi.

Perchè visitare la Napoli Sotterranea LAES

La Napoli Sotterranea LAES non è solo un itinerario turistico fine a se stesso, ma un viaggio emozionale e culturale che lascia un segno profondo nel cuore dei visitatori. Ogni angolo, ogni racconto e ogni dettaglio del percorso invita alla riflessione sulla storia, sull’ingegno umano e sulla resilienza di una città che ha saputo trasformare il suo sottosuolo in una risorsa unica al mondo.

Emergere alla luce del sole, dopo aver esplorato le viscere di Napoli, è come tornare da un altro mondo. Un mondo fatto di fatica, di speranza e di un legame indissolubile tra passato e presente. Napoli è questo: una città che vive su più livelli, e il suo sottosuolo ne è l’anima più segreta e affascinante. Se sei pronto a scoprire un lato inedito della città, il percorso LAES ti aspetta per regalarti un’esperienza indimenticabile.

Napoli è una città che vive su molteplici livelli di esistenza: tra i vicoli caotici e luminosi si cela un mondo parallelo, quello del sottosuolo, dove i vivi incontrano le anime dei morti in un abbraccio senza tempo. Tra i luoghi più affascinanti e misteriosi di questa città, la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco occupa un posto speciale. Situata nel cuore del centro storico questa piccola ma suggestiva chiesa è un simbolo del rapporto intimo e spirituale che i napoletani hanno con la morte e con le anime del Purgatorio, conosciute come le “anime pezzentelle“.

Le Anime Pezzentelle di Napoli e la Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco

La storia della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

Questa chiesa è nata nel 1616 per volontà di alcune famiglie nobili napoletane che desideravano creare un luogo di culto dedicato alla preghiera per le anime del Purgatorio. Da una parte cercavano di garantire una degna sepoltura ai defunti meno abbienti e, dall’altra, puntavano a rafforzare il legame spirituale tra i vivi e i morti. La chiesa rappresenta perfettamente il barocco napoletano, con un’esuberanza decorativa che si mescola ad un’atmosfera di raccoglimento e mistero. Una volta entrato sarai subito colpito dalla ricchezza degli altari, dalle sculture e dai dipinti che rappresentano anime tra le fiamme del Purgatorio, supplicanti e in attesa di redenzione. Notevole è la tela di Massimo Stanzione raffigurante la “Madonna con le anime del Purgatorio”.

Bellissima, seppur inquietante, è la decorazione che si trova dietro l’altare, dove spicca un teschio alato, grandioso capolavoro di Lazzari. Non è visibile dalla navata poichè è coperto dall’altare, ma puoi raggiungerlo alla fine del percorso obbligato. Una volta arrivato dietro l’altare alza la testa e lasciati sorprendere dall’inquientante figura che ti sovrasta. E’ però nel livello inferiore della chiesa, l’ipogeo, che si trova il vero cuore pulsante del culto delle anime pezzentelle. 

Le Anime Pezzentelle di Napoli e la Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad ArcoVisita l’ipogeo: il regno delle anime pezzentelle

L’ipogeo è un luogo avvolto da un’aura contemplativa. Qui, in un ambiente austero e silenzioso, si trovano i resti di numerosi defunti, molti dei quali anonimi. Questa chiesa ipogea rappresenta la discesa nel Purgatorio, un posto di passaggio lungo la strada per il Paradiso, ed è per questo motivo che è completamente spoglia, priva di qualsiasi decorazione, abitata solo da piccoli teschi ricoperti di doni.

Le Anime Pezzentelle di Napoli e la Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad ArcoLe anime pezzentelle, letteralmente “anime poverelle”, sono le protagoniste di un culto popolare unico nel suo genere. I fedeli adottavano un teschio (detto “capuzzella”) e si prendevano cura di esso, pulendolo, mettendolo al sicuro in un altarino, decorandolo e pregando per l’anima a cui apparteneva, con la speranza di ricevere in cambio protezione o favori. Se osservi attentamente gli altari, puoi notare che molti di essi sono decorati con piastrelle da cucina, e abbelliti da rosari, gioielli o oggetti di uso quotidiano, come le caffettiere. Questo per far sentire il più possibile a casa il defunto. 

Questo rapporto tra i vivi e i morti era basato su una profonda solidarietà spirituale. I vivi offrivano preghiere per aiutare le anime a raggiungere la salvezza eterna, mentre le anime, grate, intervenivano nella vita quotidiana dei loro benefattori. Questo scambio tra dimensioni diverse è una testimonianza tangibile della concezione napoletana della morte, vista non come una fine definitiva, ma come una trasformazione che mantiene un legame con il mondo terreno.

Le Anime Pezzentelle di Napoli

La pausa del culto

Il culto delle anime pezzentelle è stato vietato dalla Chiesa cattolica nel 1969, perchè ritenuto pagano. Nonostante la chiusura forzata dell’ipogeo però, i napoletani hanno continuato ad intrufolarsi nella chiesa, lasciando proseguire il culto delle anime pezzentelle. E’ stato il terremoto del 1980 a porre davvero fine alle entrate clandestine della popolazione, poichè le forti scosse hanno reso inagibile l’intero edificio. Ciò non ha certo fermato gli sciacalli, che hanno approfittao immediatamente della situazione per trafugare gli altarini, carichi di gioielli e di pegni di grande valore. Bisogna aspettare il 1992 per vedere di nuovo la Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco aperta, assieme all’ipogeo, grazie all’intervento prezioso della Sovrintendenza per i Beni artistici e Storici di Napoli. Oltre alla chiesa e all’Ipogeo, lungo il percorso di visita, puoi ammirare anche il piccolo museo dell’Opera, che conserva oggetti ecclesiastici di varie epoche.

Fai attenzione alle maledizioni!

All’esterno della Chiesa di Santa Maria delle anime del Purgatorio, su via dei Tribunali, trovi tre capuzzelle poggiate su colonne di pietra. Non dimenticarti di strofinare le mani sulle loro teste e non burlarti di loro, possono lanciare malefici! Secondo una leggenda popolare infatti, un ragazzo che doveva sposarsi con una giovane del quartiere, elettrizzato dall’evento, andava invitando chiunque incontrasse al loro matrimonio. Passando a fianco della capuzzella infilò la punta del suo bastone nell’occhio del teschio e disse: ” Anche tu sei invitato al matrimonio!” Detto fatto. Il giorno dello sposalizio una figura avvolta da un mantello nero fece capolino durante la messa e si avvicinò allo sposo, il quale morì all’istante di infarto. 

Da quel giorno chiunque passi in Via dei Tribunali si accosta alle capuzzelle per accarezzare la loro testa e scongiurare sfortuna.

Le Anime Pezzentelle di Napoli e la Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad ArcoLe Anime Pezzentelle di Napoli. Consigli utili per la visita

Visitare la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco è un’esperienza che va oltre il semplice turismo: è un’immersione nella spiritualità e nella cultura napoletana. Per godere appieno di questa visita, ecco alcuni consigli utili:

Orari di apertura: Prima di pianificare la visita è importante controllare gli orari di apertura sul sito ufficiale o contattando direttamente la chiesa. Gli orari possono variare in base alla stagione o a eventi particolari.

Visite guidate: Per comprendere bene la storia e il significato di questo luogo ti consiglio di partecipare a una visita guidata. Le guide locali offrono spiegazioni dettagliate sul culto delle anime pezzentelle e sull’arte della chiesa. La visita guidata dura 45 minuti, ed è necessario prenotare in anticipo inviando una mail a progettomuseo.purgatorioadarco@gmail.com oppure chiamando il numero 081 440438 / 3715831130

Dress code: Essendo un luogo di culto è richiesto un abbigliamento rispettoso. Evita abiti troppo scoperti e mantieni un comportamento adeguato durante la visita.

Fotografie: E’ possibile scattare fotografie nella chiesa superiore, ma non nell’ipogeo, che è controllato da un sistema di videosorveglianza. Per questo motivo non ci sono foto delle cappelle votive in questo articolo. 

Santa Maria del Purgatorio ad Arco. Come arrivare

La Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco si trova in via dei Tribunali, nel cuore del centro storico di Napoli, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici o a piedi.

In metropolitana: La fermata più vicina è “Dante” (Linea 1). Da lì, una passeggiata di circa 10 minuti ti condurrà alla chiesa, attraversando alcune delle strade più caratteristiche di Napoli.

A piedi: Se ti trovi già nel centro storico, raggiungere la chiesa sarà semplice. Via dei Tribunali è una delle strade principali e collega numerosi punti di interesse.

In autobus: Diverse linee di autobus fermano nelle vicinanze. Verifica gli itinerari aggiornati per trovare la soluzione più comoda.

In auto: Se preferisci raggiungere la chiesa in auto, tieni presente che il centro storico di Napoli ha limitazioni al traffico. È consigliabile parcheggiare in un’area esterna e proseguire a piedi.

Perchè visitare la Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco

Entrare nella Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco significa immergersi in un viaggio emozionale che unisce passato e presente, vita e morte, sacro e profano. Ogni angolo del luogo racconta storie di devozione, di speranza e di amore per le anime dimenticate. L’ipogeo, con le sue capuzzelle e l’atmosfera di raccoglimento, invita a riflettere sulla transitorietà della vita e sull’importanza del ricordo. La parte superiore della chiesa poi, con la sua bellezza artistica, celebra la fede e la potenza della preghiera.

Per i napoletani, la morte non è una barriera, ma un passaggio. E in questo luogo speciale si percepisce chiaramente come il dialogo tra i vivi e i morti sia ancora vivo e pulsante. Una visita a Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco non è solo un’occasione per ammirare un capolavoro artistico, ma anche per entrare in contatto con l’anima più autentica e profonda di Napoli.

Le Anime Pezzentelle di Napoli e la Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad ArcoLa Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco rappresenta un unicum nel panorama culturale e spirituale italiano. La sua capacità di coniugare arte, storia e spiritualità ne fa una meta imprescindibile per chiunque voglia conoscere Napoli oltre la sua superficie. Se stai pianificando una visita a Napoli, non perdere l’opportunità di scoprire questo angolo affascinante e misterioso della città. E, quando ti troverai davanti a una capuzzella, ricordati di lasciare un dono: un soldino, un bracciale, un oggetto a te caro. Potrebbe essere l’inizio di un legame unico e indimenticabile.

La Galleria Borbonica di Napoli rappresenta uno dei tesori sotterranei più sorprendenti della città, un luogo dove la storia, l’ingegneria e le leggende si intrecciano in modo unico ed intrigante. Questo straordinario e gigantesco ipogeo, situato proprio nel cuore della città partenopea, offre un viaggio nel tempo che lascia senza fiato i visitatori, immergendoli nelle viscere della Napoli più autentica e nei suoi segreti più profondi.

La Galleria Borbonica di Napoli

La Galleria Borbonica non è soltanto un passaggio sotterraneo scavato nel cuore di Napoli, ma è una porta attraverso il tempo, che racconta storie di visioni ambiziose, di mani che hanno scolpito la pietra e di una città che vive anche sotto la sua superficie. Per comprenderne l’essenza, è necessario partire dall’inizio: dalla Napoli del sottosuolo, dal tufo giallo che ha plasmato la città e dalla vita di coloro che, nei secoli, hanno dato forma a un mondo parallelo nascosto agli occhi di molti.

Valuta bene i percorsi e gli accessi

Se ti trovi a Napoli regalati quindi un’ora di pura adrenalina e prenota un tour guidato della Galleria Borbonica. Di seguito trovi i percorsi tra cui scegliere in fase di prenotazione.

  1. Percorso Standard: Questo è l’itinerario più classico e accessibile, ideale per chi desidera una panoramica completa della Galleria. Durante la visita, si esplorano le antiche cisterne dell’acquedotto, i rifugi antiaerei e i depositi di veicoli.
  2. Percorso Avventura: Perfetto per chi cerca un’esperienza più dinamica e interattiva. Questo percorso prevede l’utilizzo di caschetti e torce, permettendo ai visitatori di esplorare cunicoli stretti e aree meno accessibili della Galleria.
  3. Percorso Speleo: Pensato per i più avventurosi, questo itinerario si spinge in aree ancora più nascoste e richiede un equipaggiamento speleologico. Un’esperienza unica che consente di navigare su una zattera attraverso le antiche cisterne d’acqua. Questo itinerario è particolarmente suggestivo e offre una prospettiva affascinante delle tecniche ingegneristiche dell’epoca. Ideale per chi desidera scoprire ogni angolo della Galleria.
  4. Percorso della Memoria: Questo itinerario porta alla scoperta delle cave di tufo del sottosuolo, adibite prima ad acquedotto e poi usate come rifugi anti aerei durante il secondo conflitto mondiale. Lungo il percorso risplende una magnifica cisterna dall’acqua cristallina e dalle tonalità turchesi. 

Gli ingressi della Galleria Borbonica di Napoli sono ben tre. A seconda del tour prenotato ti verrà segnalato l’ingresso appropriato. Se opti per il Percorso standard dovrai presentarti presso Vico del Grottone, al numero 4. Scegliendo il Percorso Avventura o il Percorso Speleo invece, la tua entrata sarà su Via D. Morelli, 61. L’ingresso pedonale è situato proprio nel Parcheggio Morelli, un’avveniristico parcheggio sotterraneo. Optando, come me, per il Percorso della Memoria, avrai accesso alla Galleria Borbonica da Via Monte di Dio, al numero 14, presso Palazzo Serra di Cassano.

Il Percorso della Memoria

Ammira gli scaloni monumentali di palazzo Serra di Cassano

La porta che ti condurrà in questo particolare viaggio nel sottosuolo partenopeo, grazie al Percorso della Memoria, è raggiungibile dalla nuova fermata metro di Chiaia in meno di due minuti a piedi. Oltrepassando il pesante portone in ferro di via Monte di Dio potrai ammirare l’antichissimo Palazzo Serra di Cassano, un’edificio dal grande valore storico e architettonico che domina da centinaia di anni la collina di Pizzofalcone. Di particolare rilievo è il suo scalone monumentale, opera dell’architetto Ferdinando Sanfelice, creatore della scalinata d’accesso di un’altro famoso edificio storico napoletano: il Palazzo dello Spagnolo.

La Galleria Borbonica di Napoli. Tour guidatoDurante la Seconda Guerra Mondiale il palazzo purtroppo viene pesantemente bombardato, ma il duca Serra di Cassano si fa carico del suo restauro non appena possibile. Nel 1983 poi, lo Stato riesce ad acquisire una parte del palazzo destinandolo all’Istituto Italiano per gli studi filosofici. Al momento l’edificio è visitabile tramite prenotazione. Cosa c’entra però la storia del Palazzo Serra di Cassano con l’esperienza presso la Galleria Borbonica? Lo scopriamo subito. 

L’ingresso della Galleria Borbonica destinato al Percorso della Memoria è posto proprio nella piazza ottagonale del Palazzo Serra di Cassano, in uno spazio che un tempo era destinato alla falegnameria dell’edificio. In questi spaziosi ambienti trovi la hall, dove è stato allestito un piccolo museo che raccoglie oggetti ritrovati nel sottosuolo durante la riqualificazione della Galleria Borbonica. Puoi ammirare vecchie padelle, scarpine di bambini, unguenti e piccoli strumenti medicali, ma soprattutto qui trovi una sirena antiaerea originale, ancora funzionante. Sarà proprio il suono della sirena, azionata dalla nostra guida Sabrina, che darà inizio al Percorso della Memoria della Galleria Borbonica di Napoli. 

La cisterna del ‘600: il cuore idrico della città antica

La prima tappa dell’itinerario conduce ad una strepitosa cisterna seicentesca, posta in un ambiente imponente e suggestivo. Scavata nel tufo, questa cisterna faceva parte del complesso sistema idrico che alimentava Napoli fino al XIX secolo. Qui, con il riverbero turchese dell’acqua che illumina le pareti circostanti, Sabrina ci ha spiegato il funzionamento del sistema di distribuzione dell’acquedotto nei secoli e il ruolo dei pozzari. 

La Galleria Borbonica di Napoli. Tour guidatoIl ruolo del pozzaro nelle cisterne di tufo

Al centro di questa complessa rete di cunicoli e cisterne sotterranee risalenti al 1600 vi è infatti il pozzaro, una figura chiave della tradizione napoletana, il cui ruolo era cruciale per la gestione e la manutenzione del sistema idrico cittadino. La figura del pozzaro si intreccia con il folklore e le leggende della città, tra cui quella de ‘o Munaciello, il misterioso spirito che abita il sottosuolo partenopeo.

Il pozzaro era un lavoratore incaricato di scavare, mantenere e riparare i pozzi e le cisterne del sottosuolo napoletano. Questi uomini, dotati di straordinaria abilità e coraggio, si calavano nei pozzi attraverso corde e scale rudimentali, affrontando il buio e l’umidità per garantire il funzionamento di un sistema idrico vitale per la città. La Napoli antica dipendeva esclusivamente dalle cisterne sotterranee, alimentate dagli acquedotti come quello della Bolla, e i pozzari erano gli unici in grado di assicurare che l’acqua arrivasse alle abitazioni e alle attività della superficie.

La loro giornata lavorativa era fisicamente estenuante e pericolosa. Nei cunicoli bui, spesso privi di ossigeno sufficiente, il rischio di crolli o di restare intrappolati era sempre presente. Nonostante ciò, i pozzari godevano di una reputazione di grande rispetto nella società napoletana. La loro conoscenza del sottosuolo era ineguagliabile e si diceva che potessero muoversi come fantasmi attraverso i cunicoli, entrando e uscendo dalle case senza essere visti.

La leggenda d ‘o Munaciello

Ma qual è il legame tra il pozzaro e ‘o Munaciello? Alcuni studiosi di folklore ritengono che la leggenda possa essere nata proprio dall’attività dei pozzari. Questi uomini, che si muovevano silenziosamente attraverso i cunicoli comparendo e scomparendo nelle abitazioni per eseguire riparazioni, potevano essere facilmente scambiati per figure sovrannaturali. Vestiti con abiti semplici, mal pagati e avvolti sempre nell’oscurità della notte, questi piccoli uomini incappucciati riuscivano ad introdursi nelle case dei cittadini tramite i pozzi privati, e quindi ad agire indisturbati nel commettere piccoli furti. Portavano via cibo, ma anche gioielli e denari. Avendo però le tasche sempre piene di refurtiva spesso perdevano qualcosa durante la fuga. Ecco perchè, nel folklore locale, si dice che o Munaciell può essere buono o cattivo. E’ dispettoso quando ruba o fa i dispetti, ma diventa un benefattore quando lascia regali “inaspettati”.

Oggi, con la riscoperta della Napoli sotterranea come attrazione turistica, il ruolo del pozzaro sta vivendo una sorta di rinascita simbolica. Le visite guidate nei cunicoli raccontano le storie di questi uomini e del loro lavoro, mantenendo viva una parte importante della memoria storica della città.

Le tracce della guerra: testimonianze di vita e resistenza

Proseguendo nel percorso si attraversano i cunicoli scavati nella roccia tufacea. Questi passaggi, illuminati da luci soffuse, creano un’atmosfera unica, quasi mistica, avvolta nel completo silenzio. La guida descrive quindi l’uso strategico della Galleria durante la Seconda Guerra Mondiale, quando fu trasformata in rifugio antiaereo per migliaia di napoletani.

La Galleria Borbonica di Napoli. Tour guidatoDa cisterne a rifugi anti aerei

E’ infatti durante la Seconda Guerra Mondiale che la Galleria Borbonica di Napoli assume un ruolo cruciale in città, divenendo un grande rifugio antiaereo. Circa diecimila napoletani hanno trovato riparo nelle sue gallerie durante i bombardamenti, portando con sé i loro beni più preziosi e i loro ricordi. Questo periodo ha lasciato tracce indelebili nelle mura della Galleria, come graffiti, oggetti personali e testimonianze dirette di un passato drammatico. Oggetti che sono tuttora esposti nella due sale dedicate, all’ingresso e all’uscita della Galleria Borbonica. 

La vita nei rifugi era sicuramente un misto di disperazione e resilienza, e le mura tufacee dei cunicoli sotterranei sembrano trasudare ancora terrore e speranza. Le pareti raccontano ancora oggi le storie di chi vi trovò rifugio, della quotidianità di una popolazione che lottava per sopravvivere. Durante questo periodo la Galleria non era solo un rifugio fisico ma anche un luogo di comunità, dove la condivisione e la solidarietà diventavano strumenti di resistenza. All’interno delle gallerie è possibile toccare con mano il disagio, la paura e le difficoltà che la popolazione ha dovuto affrontare nel lungo periodo della guerra.

Per poter trasformare le cisterne sotterranee in un ricovero antiaereo è stato cruciale il ruolo dell’UNPA, l’Unione Nazionale Protezione Antiaerea, che ha ampliato i cunicoli per permettere il passaggio delle persone, ha dotato le gallerie di servizi igienici e di corrente elettrica, e ha allestito nel sottosuolo una vera e propria infermeria, anche se limitata nei mezzi. Capitava infatti molto spesso che le persone si ferivano durante la discesa, prese dal panico e con la smania di raggiungere al più presto le zone di ricovero. Frequenti erano poi le malattie contratte a causa della poca igiene, come il colera, che trovava terreno fertile in luoghi umidi e stagnanti. I militari si ingegnavano come possibile per curare e supportare gli sfollati, cercando di dare loro una parvenza di vita dignitosa.

La sala dei veicoli abbandonati: un’immersione nel tempo

Un’altra tappa significativa è la sala dei veicoli abbandonati, dove sono conservati resti di automobili e motociclette risalenti agli anni ‘40, quando la Galleria Borbonica divenne un deposito giudiziario. Questi veicoli, recuperati durante i lavori di recupero della Galleria, sono testimoni di un’epoca passata e aggiungono un ulteriore livello di profondità alla visita.

L’itinerario della Memoria si conclude con un momento di riflessione sulla resilienza e la forza dei napoletani. La Galleria Borbonica non è solo un capolavoro di ingegneria, ma anche un luogo di connessione emotiva con il passato. Uscendo alla luce del sole porti con te non solo la conoscenza di un pezzo unico della storia di Napoli, ma anche un senso di ammirazione per chi ha vissuto e lavorato in questi spazi bui ma al tempo stesso straordinari.

La Galleria Borbonica di Napoli. Storia del progetto originario

La storia della Galleria Borbonica inizia però nel 1853, quando Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, commissionò la costruzione di un passaggio sotterraneo che doveva collegare il Palazzo Reale a via Morelli, nei pressi del mare. L’obiettivo era duplice: creare una via di fuga sicura in caso di sommosse popolari e garantire un rapido accesso alle caserme per le truppe. Il progetto venne affidato all’ingegnere Errico Alvino, che affrontò una sfida davvero imponente. Doveva riuscire a scavare nel cuore della città, tra le antiche cisterne e i cunicoli già esistenti, senza compromettere la stabilità delle strutture sovrastanti.

I lavori iniziarono con grande entusiasmo, ma le difficoltà non tardarono a manifestarsi. L’intreccio di cunicoli già presenti nel sottosuolo rappresentava una complessità tecnica notevole. Inoltre la roccia tufacea, pur essendo facile da scavare, richiedeva rinforzi costanti per evitare crolli. Gli operai lavoravano in condizioni estremamente difficili, spesso alla luce fioca di torce e con attrezzi rudimentali. Nonostante le avversità però, gran parte del progetto venne completata, anche se non nella sua interezza.

La rinascita di un tesoro prezioso

Dopo la Seconda Guerra Mondiale invece la Galleria Borbonica cade in uno stato di completo abbandono. Per decenni i suoi cunicoli sono stati dimenticati, sepolti sotto il peso del tempo e dell’indifferenza. Alcune parti vengono addirittura utilizzate come depositi abusivi, mentre altre sono invase completamente dai detriti. Sembrava che la Galleria fosse destinata a scomparire dalla memoria collettiva, un monumento sommerso e ignorato. La svolta però arriva nei primi anni del 2000, quando Gianluca Minin, il geologo napoletano incaricato di monitorare lo stato delle gallerie, ritrova le tracce dell’antica Galleria Borbonica. Avvalendosi dei suoi collaboratori e di un gruppo di volontari, e grazie ad un paziente lavoro di scavo e di recupero protrattosi per diversi anni, è riuscito a far tornare alla luce un percorso straordinario che si snoda per centinaia e centinaia di metri al di sotto del centro storico di Napoli: una città parallela scavata a 35 metri nel sottouolo. 

La Galleria Borbonica di Napoli. Tour guidato

Nella Galleria Borbonica, assieme ai detriti, è stato ritrovato persino il monumento funebre di Aurelio Padovani, fondatore del partito fascista napoletano. La statua è stata fatta a pezzi alla fine della guerra e gettata dai cittadini in fondo al tunnel, come segno di liberazione e di disprezzo. I volontari sono riusciti a rimettere insieme alcuni dei pezzi più importanti del monumento, che ora è ben visibile alla fine del Percorso della Memoria. 

La Galleria Borbonica di Napoli

Informazioni pratiche per la visita

Per visitare la Galleria Borbonica è necessaria la prenotazione obbligatoria. Il costo del biglietto è di 10,00 €, ma i bambini al di sotto dei 10 anni possono entrare gratis. Per i ragazzi dagli 11 ai 13 anni il costo del biglietto è ridotto a 5,00 €. 

Il percorso NON è accessibile a tutti, vista la presenza di scale, spesso anche ripide. Ti consiglio inoltre di optare per un abbigliamento comodo e di scarpe da trekking. Porta sempre con te un giacchino o una felpa, anche in estate. Gli ambienti in alcuni punti sono freddi e umidi. 

Il Percorso della Memoria dura un’ora e mezza, ed è adatto anche alle persone che soffrono di claustrofobia. Il percorso è ben arieggiato e gli ambienti sono spaziosi. All’interno della Galleria Borbonica è vietato fumare. Se vuoi scattare foto, porta con te il cavalletto. Gli ambienti sono abbastanza scuri, per cui per un risultato ottimale è meglio tenere la fotocamera immobile. Le guide inoltre sono esperte e appassionate, capaci di arricchire l’esperienza con aneddoti e dettagli che non troveresti altrove.

La Galleria Borbonica di Napoli. Tour guidatoPerchè visitare la Galleria Borbonica di Napoli

Visitare la Galleria Borbonica non è solo un’esperienza storica, ma anche emotiva. Ogni angolo del percorso racconta una storia. Puoi immaginare, scendendo nei meandri del sottosuolo, le mani dei pozzari che hanno scavato il tufo con fatica e dedizione, i rifugiati che hanno trovato conforto tra quelle mura durante i momenti più bui della nazione e i moderni esploratori che hanno ridato vita a questo capolavoro sotterraneo. La luce fioca che illumina i cunicoli, il suono delle gocce d’acqua che cadono dalle pareti e l’eco dei passi creano un’atmosfera unica, quasi mistica. Ogni visitatore è spinto a riflettere sul rapporto tra la città e il suo sottosuolo, tra l’uomo e la materia, tra la memoria e l’oblio.

La storia della Galleria Borbonica è, in fondo, la storia di Napoli stessa. Una città che vive di contrasti, di stratificazioni, di un passato che si intreccia con il presente. Il sottosuolo napoletano è una metafora potente: ci ricorda che, sotto la superficie visibile, esiste un mondo nascosto, fatto di storie, sacrifici e bellezza.

Il lavoro di recupero e valorizzazione portato avanti negli ultimi anni dai volontari è stato fondamentale per restituire questo luogo straordinario alla città. Oggi la Galleria è gestita da un team di esperti e appassionati che si dedicano con impegno alla sua conservazione e alla promozione della sua storia. Partecipare a una visita guidata significa anche contribuire a sostenere questi sforzi, permettendo alla Galleria di continuare a essere un luogo di memoria e scoperta per le generazioni future.

Il Portogallo è una terra di incantevole bellezza, dove la storia si fonde con la natura selvaggia, creando paesaggi mozzafiato. Un viaggio in treno lungo la costa tra Cascais e Lisbona è un’esperienza che merita di essere vissuta almeno una volta nella vita. Questo tragitto non è solo un modo pratico ed ecologico per spostarsi, ma un vero e proprio percorso emozionale che regala momenti di meraviglia ad ogni curva. Con l’oceano come compagno di viaggio avrai una finestra sempre aperta sulla bellezza del Portogallo. Vediamo quindi in questo articolo come raggiungere Lisbona da Cascais in treno. 

Come raggiungere Lisbona da Cascais in treno

Parti da Cascais

La stazione di partenza è situata nel cuore di Cascais, una cittadina costiera che sembra uscita da una cartolina. Con le sue strade acciottolate, le case color pastello e l’odore salmastro dell’oceano, Cascais rappresenta un perfetto punto di inizio per questa avventura. Prima di salire sul treno, è piacevole passeggiare tra le vie del centro storico, magari gustando un caffè in uno dei tanti bar che si affacciano sulle piazze.

Come raggiungere Lisbona da Cascais in trenoAlla stazione l’atmosfera è rilassata ma piena di aspettative. Viaggiatori locali e turisti si mescolano, ognuno con la propria destinazione in mente ma accomunati dalla voglia di scoprire. Acquistare il biglietto è semplice e conveniente: il costo di una corsa singola è di circa 2,30 euro, ma per chi prevede più spostamenti, è consigliata la carta ricaricabile Navegante, che consente di risparmiare e di viaggiare senza pensieri.

Prima tappa: Estoril

Salendo sul treno vieni accolto da carrozze confortevoli e ordinate. I posti migliori? Sicuramente quelli sul lato sinistro in direzione Lisbona, dove il finestrino si trasforma in una tela che racconta una storia unica. Non appena il treno lascia la stazione di Cascais, il paesaggio si apre su una vista spettacolare dell’oceano Atlantico. La prima fermata significativa è Estoril, famosa per il suo Casinò, un tempo ritrovo di reali e aristocratici. La sua spiaggia ampia e dorata è un invito a sognare, mentre il treno prosegue lungo la linea costiera. Man mano che il viaggio continua, si incontrano Carcavelos, rinomata per le sue onde amate dai surfisti, e altre piccole località balneari che aggiungono fascino al tragitto.

Il treno si muove dolcemente, lasciando spazio alla contemplazione. Il rumore regolare delle rotaie si mescola con il suono dell’oceano che si infrange contro la costa, creando una colonna sonora rilassante. Il sole si riflette sull’acqua dipingendo giochi di luce che sembrano danzare al ritmo del viaggio.

Seconda tappa: Belem

Avvicinandosi a Lisbona, il treno attraversa il quartiere di Belém, una tappa che è un vero e proprio museo a cielo aperto. Anche senza scendere dal treno puoi scorgere monumenti iconici come la Torre di Belém e il Monastero dos Jerónimos. Questi simboli della storia marittima portoghese raccontano di un tempo in cui il Portogallo era il centro del mondo grazie alle sue esplorazioni oltre oceano.

Se hai tempo fermarti a Belém! E’ sicuramente un’esperienza che arricchirà il tuo viaggio. Qui puoi gustare le famose Pastéis de Belém, i dolci tradizionali che deliziano il palato con la loro crema vellutata e la croccantezza della pasta sfoglia. Ogni boccone è un assaggio della tradizione locale, una pausa dolce che ti connette con le radici di questa terra.

Come raggiungere Lisbona da Cascais in trenoArrivo a destinazione: Lisbona

Dopo circa 33 minuti, il treno giunge a Cais do Sodré, una delle stazioni principali di Lisbona. Situata a pochi passi dal centro città è una porta d’ingresso ideale per esplorare la capitale. Lisbona accoglie i viaggiatori con la sua energia vibrante, i tram che sferragliano su e giù per le colline e i quartieri pieni di vita e colori. Da qui, puoi avventurarti verso il quartiere storico di Alfama, salire sull’iconico Tram 28, o passeggiare lungo il fiume Tago fino a Terreiro do Paço. Ogni angolo di Lisbona racconta una storia e ogni strada ti invita a scoprire qualcosa di nuovo.

Come raggiungere Lisbona da Cascais in treno. Al ritorno goditi la magia del tramonto

Il ritorno a Cascais in treno è altrettanto emozionante. La tratta al tramonto è un vero spettacolo: il sole che si immerge lentamente nell’oceano dipinge il cielo di sfumature calde, dal rosso all’arancione, creando un panorama che sembra uscito da un sogno.

Anche durante il viaggio di ritorno, i treni mantengono una frequenza elevata, con partenze ogni 12-20 minuti durante il giorno e ogni 30 minuti in tarda serata. Questo permette ai viaggiatori di pianificare liberamente la propria giornata senza l’ansia di perdere l’ultima corsa.

Consigli Utili per il Viaggio

  • Orari e frequenza. I treni operano regolarmente dalle prime ore del mattino fino a tarda notte, ma è sempre una buona idea controllare gli orari aggiornati, specialmente nei giorni festivi. Il tragitto in treno da Cascais a Lisbona dura generalmente tra i 33 e i 45 minuti, a seconda del numero di fermate effettuate. Il percorso è particolarmente suggestivo, poiché attraversa località come Belém e offre scorci pittoreschi lungo la costa. Per godere al meglio del panorama quindi ti consiglio di sedersi sul lato sinistro del vagone, che guarda a sud. 
  • Biglietti e risparmio. Il costo di un biglietto singolo per la tratta Cascais-Lisbona è di €2,30, corrispondente a una tariffa di quattro zone. È possibile utilizzare la carta ricaricabile “Navegante” con credito “zapping”, che consente di pagare il biglietto direttamente alle barriere della stazione, riducendo il costo a soli €2,00. Questo sistema è particolarmente utile per evitare le code alle biglietterie e offre un piccolo risparmio sul prezzo del biglietto. La carta ricaricabile “Navegante” infatti non solo è economica, ma è anche valida sui mezzi pubblici di Lisbona, rendendo gli spostamenti in città più comodi. I biglietti possono essere acquistati presso le biglietterie automatiche o presso gli sportelli presenti in stazione.
  • Posti a sedere. Siediti sul lato sinistro in direzione Lisbona per goderti il panorama migliore.
  • Sicurezza. La linea ferroviaria è generalmente sicura, ma è consigliabile prestare attenzione agli oggetti di valore e, durante le ore notturne, sedersi vicino ad altri passeggeri per maggiore sicurezza.
  • Fotografie. Porta con te una macchina fotografica o uno smartphone. Il percorso offre numerose opportunità per catturare immagini mozzafiato.
  • Ore di punta. Evita le ore di punta, specialmente nei giorni feriali, per un viaggio più tranquillo e rilassato.

Come raggiungere Lisbona da Cascais in treno

Viaggiare in treno tra Cascais e Lisbona è molto più di un semplice tragitto: è un viaggio nell’anima del Portogallo. Ogni stazione racconta una storia, ogni fermata è un invito a esplorare, e ogni finestrino è una finestra aperta sulla bellezza di questa terra.

Il fascino del viaggio in treno lungo la costa portoghese è un’esperienza che non perde mai il suo incanto. Con il vento che accarezza il viso e l’oceano che accompagna il tragitto, il treno Cascais-Lisbona diventa un ricordo da custodire e un percorso da rivivere ogni volta che si torna in questa splendida regione. Prendi quindi il tuo biglietto, sali a bordo e lasciati trasportare in un viaggio che rimarrà per sempre nel tuo cuore.

Sintra è una delle più suggestive cittadine del Portogallo, riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO per via della sua sontuosa architettura monumentale. Si trova a soli 30 chilometri da Lisbona ed è facilmente raggiungibile in auto. E’ quindi la tappa ideale se ti trovi on the road in Portogallo. La sua atmosfera autentica, quasi ferma nel tempo e nello spazio, i suoi colori accecanti e lo stile di vita slow caratterizzano questa cittadina, meta molto gettonata da chi è in visita nella nazione. Non basterebbe una settimana per godere di ogni meraviglia di Sintra, ma se hai solo un giorno a disposizione per dedicargli una visita, scegli bene cosa vedere tra le attrazioni più importanti. 

Cosa vedere a Sintra in un giorno

Gira nel centro storico

Sintra è una deliziosa cittadina da esplorare in modalità lenta, lasciandosi trasportare dalla sua atmosfera bucolica e dalla natura rigogliosa dalla quale è circondata. Non è una città molto grande, ma è molto poetica. Ci sono molti palazzi nobiliari e maestose ville in stile romantico, fatte costruire dai nobili portoghesi ed europei come residenze estive. Fermati su una delle terrazze del centro storico, respira l’odore del quartiere e gongolati qualche minuto su una panchina, magari con un pacchetto di queijadas sulle gambe. Sono i dolci tipici di Sintra, molto simili alle Pastis de Belem, ma con un sapore più particolare. Sono infatti farcite con crema di ricotta e cannella. 

Le scalinate, le corti e i palazzi sono tappezzati dagli azuleyos, le tipiche piastrelle in ceramica che insieme realizzano tanti disegni di un azzurro molto chiaro. Sono una particolarità della tradizione iberica, residuo della dominazione araba del paese.

Sintra, cosa vedere. Visita il famoso Palacio da Pena

Palacio da Pena, il Palazzo delle Piume, è un enorme e colorato edificio che, secondo il re che l’aveva commissionato, Fernando II, doveva rappresentare la magnificenza di un opera lirica. La sua costruzione iniziò nel 1836, e solo dopo la proclamazione della repubblica passò sotto la tutela statale. Il Palácio da Pena è stato classificato come Monumento Nazionale nel 1910 e fa parte del Paesaggio Culturale di Sintra. E’ stato inoltre classificato dall’UNESCO come sito del patrimonio mondiale nel 1995. Nel 2013 è entrato a far parte della rete delle Residenze Reali Europee.

Palacio da Pena è una delle attrazioni più visitate del Portogallo. Sembra essere uscito da un libro di favole per via dei suoi stravaganti dettagli e per i suoi colori vivi e sgargianti. Si trova poi in un contesto naturale unico, che enfatizza la romantica atmosfera che lo avvolge. Puoi passeggiare non solo tra le sue sontuose stanze, ripercorrendo la storia dei diversi sovrani e regine che l’hanno abitato, ma soprattutto puoi immergerti nel suo prezioso giardino all’inglese che ospita piante provenienti da ogni parte del mondo.

Sintra in un giorno. Cosa vedere in Portogallo.
Il Palacio da Pena di Sintra regala scorci architettonici davvero straordinari. Ogni angolo andrebbe fotografato o impresso nella memoria, per ricordare la grandezza e la bellezza di questo edificio.

Il palazzo racchiude un insieme di diversi stili, dal gotico al barocco, con molta contaminazione araba. Fernando II, fortemente influenzato dal romanticismo tedesco in auge in quel periodo, fece trasformare radicalmente un vecchio monastero diroccato su una delle colline più belle della regione, trasformandolo un un autentica opera d’arte.

Al fiabesco Palazzo delle Piume si accede dal maestoso arco d’ingresso che riprende fortemente lo stile di una moschea. Qui inizia una splendida passeggiata tra le stanze reali e tra le sale riccamente ammobiliate. Incantevole è la sala da ballo, ancora sontuosamente arredata. Non sono da meno le varie camere da letto e l’enorme cucina che ancora conserva le pentole e le stoviglie originali dell’epoca.

 

Cosa vedere a Sintra in un giorno. Viaggio on the road in Portogallo.
Il Palacio da Pena si trova in posizione collinare, circondato da una folta vegetazione e avvolto da un’atmosfera fiabesca e sognante.

La passeggiata sui bastioni non può mancare. Sono così decorati che sembra davvero di essere in un libro di favole. Un susseguirsi di torri e guglie dallo stile molto orientale si innalzano lungo la passeggiata, intervallate da figure mostruose, motivi vegetali e arabeschi che spiccano sulle mura gialle, rosa e viola creando uno scenario unico e ammaliante.

Cosa vedere a Sintra in un giorno. Passeggia nel Parque do Pena

Attorno a Palacio da Pena si trovano diversi ettari di terreno e una florida vegetazione in cui perdersi. Il Parque do Pena è estasiante. Armati di mappa e segui i sentieri tracciati. Troverai specie botaniche nordiche mescolate a piante esotiche, in mezzo alle quali spuntano con sorpresa caratteristiche costruzioni. Molto particolare la Fonte dos Passarninhos, in stile orientale, e la meravigliosa casetta delle anatre situata nella zona dei laghi. Lungo il percorso trovi anche la “Sedia della regina”, un piccola panca scolpita nel muro dalla quale la sovrana soleva guardare il palazzo durante le sue passeggiate solitarie. Infatti da qui la vista sul castello è da togliere il fiato.

Se eviti i periodi di alta stagione e i week end puoi goderti il verde rilassante di questo arioso parco e il suo silenzio, rotto solo dal suono del vento che si insinua tra gli alberi. Sembra di essere davvero in un bosco incantato.

Visita il Palacio Nacional

Un altro edificio di grande valore storico e architettonico da vedere a Sintra in un giorno è il Palacio Nacional. E’ una dimora reale di epoca medievale ed è uno dei simboli della città. Ora è di proprietà dello stato ma per millenni è stata sede di regnanti portoghesi. Conserva preziose decorazioni al suo interno, come gli splendidi azulejos risalenti al 1400.

Presenta due alti camini bianchi a forma di cono al di sopra delle facciate, alti ben 33 metri, che comunicano con i due enormi forni che si trovano nella cucina del palazzo. Gli ambienti interni sono decorati in stile moresco, a tratti contaminato da decori gotici. E’ impreziosito da bellissimi giardini, con cortili in stile arabo e numerose colonne che ricordano molto lo stile dell’Alhambra di Granada ed è uno dei posti da vedere assolutamente se ti trovi a Sintra.

Cosa vedere a Sintra in un giorno
I due scenografici camini del Palacio Nacional comunicano all’interno con i forni della cucina. All’interno della dimora sembra che il tempo non sia mai passato.

Come raggiungere Sintra in auto e dove parcheggiare

Partendo da Lisbona in auto puoi raggiungere Sintra seguendo l’autostrada A37. Sicuramente non è il metodo più comodo per raggiungere la città, perché i parcheggi nel centro sono davvero pochi e potresti ritrovarti a girare inutilmente tra le strette vie di Sintra. Una volta arrivato a destinazione cerca di arrivare al parcheggio di Palazzo Nazionale o a quello del Museo Teixeira, entrambi situati nel centro storico. Se non riesci a trovare posto puoi optare per l’area di sosta che si trova nella zona residenziale della città, Parque Estacionamento Portela. Per raggiungere Palazzo da Pena ci sono mini bus e trenini turistici. I biglietti si possono fare a bordo e le corse sono frequenti. 

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