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Ischia, una delle perle del Golfo di Napoli, è famosa per le sue acque termali, le spiagge dorate, i panorami mozzafiato e la sua atmosfera rilassata e accogliente. Tra i suoi paesini più suggestivi, Ischia Ponte si distingue come un angolo incantevole, ricco di storia, tradizioni e bellezze naturali. Questa località incarna l’autenticità dell’isola, un luogo dove il passato si intreccia con il presente, creando una sinfonia unica di emozioni e piacevoli scoperte. Se hai deciso di visitare Ischia, non puoi assolutamente perderti il comune di Ischia Ponte e il Castello Aragonese. Questo pittoresco borgo, con le sue stradine strette e le case colorate, ti accoglierà con il calore tipico del sud Italia e ti farà sentire subito a casa. Oltre alla bellezza naturale e architettonica, Ischia Ponte offre una serie di esperienze che ti permetteranno di scoprire l’isola in modo autentico e profondo.

Ischia Ponte, cosa vedere e cosa fare

Ischia Ponte e il Castello Aragonese, guida alla visitaVisita il Castello Aragonese

Una delle principali attrazioni di Ischia Ponte è senza dubbio il Castello Aragonese, una meraviglia storica che svetta imponente sulla scogliera. La sua posizione strategica lo rende visibile da ogni angolo del borgo, quasi come un guardiano silenzioso che protegge l’isola da secoli. Ma il Castello non è solo una fortezza medievale, è il simbolo di Ischia, testimone delle sue vicissitudini storiche, culturali e artistiche.

Tutto ebbe inizio nel 474 a.C., quando il condottiero siracusano Gerone I fortificò l’isolotto per difendersi dai pirati. Ma il volto che conosciamo oggi lo si deve a Alfonso d’Aragona, re visionario, che nel 1441 ordinò la costruzione del ponte di collegamento e trasformò la rocca in un vero bastione difensivo, capace di ospitare soldati, religiosi, artigiani, nobili e contadini. Nel periodo di massimo splendore, il Castello Aragonese era una piccola città fortificata e comprendeva 13 chiese, 1 convento, giardini rigogliosi e centinaia di abitanti che trovavano qui rifugio e protezione.

Declino e rinascita

Dopo secoli di gloria il Castello conobbe però un lento abbandono. I terremoti, le guerre, il richiamo della terraferma in primis, svuotarono le sue stanze. Alla fine dell’Ottocento, la rocca era quasi deserta, lasciata ai venti e ai ricordi. Ma come accade ai luoghi amati, la vita tornò a bussare.

Nel 1912, il Castello venne acquistato dalla famiglia Mattera, con Nicola Ernesto Mattera che ne divenne il custode e restauratore appassionato. Oggi i discendenti della famiglia, in particolare Michelangelo Mattera, continuano a custodire e valorizzare questo patrimonio straordinario, permettendo ai visitatori di tutto il mondo di esplorarlo e amarlo. Il Castello, ancora privato ma aperto al pubblico, è rinato. Ospita mostre d’arte contemporanea, eventi culturali, matrimoni da sogno, ed è protagonista di festival che tengono viva la memoria e l’anima del luogo.

Tra cunicoli, giardini e silenzi antichi

Oggi, oltrepassando la sua porta muraria, puoi perderti tra chiostri e antiche rovine, raggiungendo sentieri segreti che sboccano su panorami pazzeschi, quasi surreali. Nel percorso di visita trovi infatti il Convento delle Clarisse, con annesso cimitero, oggi divenuto un piccolo albergo, e le antiche e maestose rovine della Cattedrale dell’Assunta, un tempo sicuramente fastosa e vibrante di vita. E poi giardini rigogliosi, terrazze fiorite, cortili interni, verdeggianti sentieri che conducono a vista pazzesche, posti su scogliere a picco sul mare che sono diventati luoghi di quiete e di riflessione. 

Ischia Ponte e il Castello Aragonese, guida alla visita

Ischia Ponte e il Castello Aragonese. Percorso di visita del Castello.

Il Castello Aragonese non è solo una splendida fortezza ma è un mondo a sé, un microcosmo sospeso tra mare e cielo, costruito sulla roccia e levigato dal tempo. Per non perderti nel fascino di ogni sentiero, terrazza o passaggio segreto, ho creato per te una guida dettagliata, accompagnata da una descrizione dei principali punti di interesse. Dai giardini alle prigioni, dalle chiese sconsacrate alle terrazze panoramiche, fino alle piccole meraviglie nascoste che spesso sfuggono a uno sguardo distratto. 

1. Il Ponte d’Aragona

Percorri il ponte di pietra lungo 220 metri sospeso tra terra e mare, fatto costruire da Alfonso d’Aragona. Prima della sua costruzione l’accesso al castello era garantito da una scala esterna che dal mare portava direttamente nel cuore del castello. 

2. La porta del Castello

Superato il ponte, una grande porta in pietra ti accoglie. Qui trovi la biglietteria e l’inizio della salita. 

3. La scala di tufo

Ora intraprendi la salita, dolce e lenta, scavata manualmente nel tufo e illuminata da finestrelle che aprono squarci sul blu infinito del cielo e del mare. Questi lucernari avevano anche funzione difensiva, consentivano infatti di gettare pietre e pece bollente sui nemici in arrivo. 

Ischia Ponte e il Castello Aragonese, guida alla visita4. Terrazza dell’Immacolata

Affacciati adesso sul versante di ponente e godi della magnifica vista del Borgo di Ischia Ponte e della Spiaggia dei Pescatori. Se il cielo è terso puoi vedere anche, in secondo piano, la zona collinare e la vetta del monte Epomeo.

5. La chiesa dell’Immacolata

La chiesa dell’Immacolata è il luogo più suggestivo custodito all’interno del Castello Aragonese. L’edificio non è mai stato ultimato, poichè le spese della costruzione, particolarmente impegnativa sia per la mole sia per la scelta degli elementi architettonici, non erano sostenibili. Puoi infatti vedere che le sue pareti sono rimaste completamente bianche. La pianta a croce greca accoglie un presbiterio, sovrastato da un’enorme cupola impreziosita da otto finestroni, e pavimenti in cotto rustico, di una semplicità estrema. Ad oggi ospita mostre d’arte contemporanea organizzate dall’associazione ” Amici di Gabriele Mattera”.

Ischia Ponte e il Castello Aragonese, guida alla visita6. Il Convento delle Clarisse

Entra nel chiostro adesso, un luogo che racconta la vita nella sua forma più fragile e potente. Il silenzio qui è più eloquente di mille voci. Fondato nel 1575 da Beatrice Quadra, vedova d’Avalos, questo convento ospitava circa 40 monache Clarisse, in gran parte figlie primogenite di famiglie nobili. Erano, come volevano gli usi dell’epoca, destinate alla vita di clausura già dalla nascita, al fine di poter lasciare l’eredità al primo figlio maschio della famiglia. Il convento fu poi soppresso in seguito alla legge di secolarizzazione emanata da Gioacchino Murat, re di Napoli, lasciando che le monache si trasferissero nel convento di Sant’Antonio, giù a valle. 

7. Il cimitero delle monache

Sotto la chiesa dell’Immacolata trovi il cimitero delle monache, costituito da diversi ambienti coperti da volte a botte. La pratica di sepoltura delle monache era abbastanza macabra e qui puoi appurarne lo svolgimento. Puoi infatti notare scolatoi o sedie in muratura, sopra le quali i corpi senza vita delle ecclesiastiche venivano poggiati e fatti decomporre lentamente. Gli scheletri poi venivano ammucchiati negli ossari comuni. Questa pratica stava ad enfatizzare l’inutilità del corpo, visto come semplice contenitore dello spirito. Il cimitero non presenta finestre ma l’aria viene ricambiata grazie a stretti cunicoli che comunicano con l’esterno. 

8. Il museo delle armi e delle torture. 

Nel percorso di visita del Castello Aragonese di Ischia trovi anche il Museo delle armi e delle torture, dove puoi ammirare armature e strumenti di tortura e di esecuzione capitale in uso dal 1300 al 1800. Non mancano, al suo interno, collezioni di armi da fuoco e attrezzi come catapulte, armature, spade e sciabole intarsiate. Se pur inquietante, non tralasciare la visita a questo piccolo ma accessoriato museo, per renderti conto di come venivano trattati i prigionieri nei periodi più bui della storia. 

9. La casa del sole

Lungo il percorso di visita incontri anche la Casa del sole, un antica costruzione che accoglie resti di diverse epoche. Passeggiando lungo la struttura ti ritrovi nei sentieri dei giardini del castello, tra terrazze pullulanti di florida vegetazione. 

10. La chiesa di San Pietro a Pantaniello

Risalente al XVI secolo, questo edificio a pianta esagonale presenta modanature in pietra e pareti intonacate di bianco e ricorda molto, nello stile e nella fattura, una casa toscana. Su ogni parete si apre un enorme finestrone in legno che, in passato, dovevano essere punti di accesso alla cappella. Il nome Pantaniello si deve alla statua del santo che proveniva da una zona di Ischia chiamata appunto Pantaniello, poichè ricca di acque stagnanti. Di fronte trovi il vecchio Palmento, utilizzato dalla gente dell’isola per la vinificazione. 

Ischia Ponte e il Castello Aragonese, guida alla visita11. Il carcere borbonico

Non c’è castello che non ospiti un carcere, e anche qui, sull’alto della collina, puoi visitare il carcere borbonico del castello Aragonese. Lo stabile venne adibito a carcere nel 1823 dai Borbone di Napoli e tenne prigionieri numerosi dissidenti politici del Risorgimento italiani. Puoi ancora vedere i cancelli, le porte, le garitte e gli spioncini originali dell’epoca che servivano per osservare e tenere reclusi i prigionieri

12. Il terrazzo degli ulivi

Ecco uno dei punti più panoramici e silenziosi del castello. Un giardino decorato da ulivi secolari letteralmente a strapiombo sul mar Tirreno, da dove ammirare le meraviglie delle coste vicine. Al di la della vista pazzesca che puoi avere da questa terrazza, il giardino circostante è un vero e proprio luogo di pace e introspezione. Puoi sederti su una delle panchine all’ombra degli ulivi a leggere, o anche solo a meditare sulla meraviglia che hai la fortuna di ammirare intorno a te. Questo rigoglioso giardino nasce dal volere di Alfonso D’Aragona, che lo regalò a Lucrezia d’Alagno, la popolana della quale si era invaghito. Poi, per diversi anni, diede asilo alla principessa Vittoria Colonna, che portò al castello i più grandi artisti del tempo. E come darle torto. In un simile contesto naturalistico la creatività non può che decollare, ispirata dal blu del mare e del cielo, dalla vista meravigliosa sule isole circostanti e sulla costa e dal profumo inebriante degli ulivi e dei fiori decorativi.

13. L’antica torre di avvistamento e il sentiero del sole

Continuando nella passeggiata ti troverai nei pressi della vecchia torre di avvistamento del castello Aragonese, alla quale si accedeva dalle mura fortificate tramite una scala esterna. Se ti affacci puoi notare i resti delle mura nonchè il forno usato per infuocare le palle dei cannoni durante le battaglie. Continua a seguire il sentiero del sole, uno dei più antichi percorsi del castello, dove camminerai tra le piante tipiche della macchia mediterranea come melograni, fichi d’india, nespoli e ancora ulivi. 

14. Chiesa della Madonna della Libera.

Il sentiero ti porta dritto all’entrata di questa chiesetta, semplice ma di grande impatto emotivo. La struttura risale al 1300 ed è nata come voto alla Madonna dopo l’eruzione dell’Epomeo. La popolazione ischitana infatti dedicò la chiesa alla madonna detta della Libera perchè li aveva salvati dalla catastrofe. Puoi notare che l’immagine esposta nella chiesa protende le mani in avanti nell’atto di fermare la lava che avanza. 

15. La cattedrale dell’Assunta e la Cripta

Questo straordinario edificio, di cui rimangono solo pregevoli resti architettonici, risale al 1300 ma conobbe il suo massimo splendore negli anni del Rinascimento, quando ospitò le nozze di Vittoria Colonna e Ferrante d’Avalos, marchese di Pescara. Fu in questo periodo infatti che la cattedrale venne arricchita da finissimi stucchi e da volte affrescate e il trono dotato di paramenti d’argento. Purtroppo alla Cattedrale spettò la stessa sorte degli edifici adiacenti, perchè fu bombardata dagli inglesi nel 1800. Alcune statue vennero salvate e trasportate nell’attuale cattedrale di ischia Ponte, mentre i resti imponenti della vecchia struttura furono lasciati a testimonianza della sua presenza, e sono ancora oggi visitabili in tutto il loro splendore.
Ischia Ponte e il Castello Aragonese, guida alla visita
Al di sotto della Cattedrale trovi la cripta, dedicata a San pietro. Vi si accede tramite una doppia rampa di scale laterali. Nata come cappella venne poi tramutata in cripta dopo la costruzione della Cattedrale sovrastante. L’ambiente centrale è coperto da due volte a crociera ed è circondato da ben otto cappelle votive che custodiscono affreschi di gran pregio risalenti al XIII secolo. Puoi ammirare figure di santi e stemmi di famiglie nobili, probabilmente qui sepolte.

16. La piazzetta della caffetteria

Qui termina il tuo viaggio a ritroso nel tempo. Caffè, libri, terrazze. Il mare davanti, il castello alle spalle. Fermati per ricaricare le batterie. Sorseggiare qualcosa di fresco tra le mura secolari del Castello Aragonese è un piccolo incantesimo. Da qui si gode un punto di vista privilegiato su una scena davvero romantica: i ruderi della Cattedrale dell’Assunta in dialogo con la dolcezza della Baia di S. Anna. Un luogo che invita alla sosta, una terrazza giardino, con tavolini immersi tra buganvillee, ginestre, gelsomini e lantane.

Consigli sulla visita al Castello Aragonese

Il Castello Aragonese è sicuramente una delle esperienze più suggestive che Ischia abbia da offrire, ma la sua visita richiede un po’ di preparazione per godere al meglio delle sue meraviglie.

Come Arrivare
Per accedere al Castello Aragonese è necessario percorrere il Ponte Aragonese, che collega l’isola rocciosa al resto di Ischia. Il ponte è largo e pedonale, e il cammino fino al castello offre una vista incredibile sul mare cristallino e sulle montagne circostanti. La passeggiata è breve ma molto panoramica, quindi non dimenticare di scattare qualche foto lungo il percorso. Per raggiungere il Castello Aragonese dal Porto di Ischia invece puoi prendere l’autobus di linea nr.7 oppure optare per un taxi. 

Orari e biglietti
Il Castello è aperto tutto l’anno, ma gli orari di apertura possono variare a seconda della stagione. In estate, solitamente, è possibile visitarlo dalle 9:00 alle 19:00, mentre in inverno gli orari potrebbero essere ridotti. Il biglietto d’ingresso include l’accesso a tutte le aree del Castello, comprese le mura, le torri e la parte sotterranea, dove sono esposti reperti storici e arte sacra.

Il biglietto intero costa 12,00 €, i bambini da 0 a 9 anni entrano gratis, mentre i ragazzi dai 10 ai 18 anni pagano 6,00 €. 

Pianifica una visita guidata
Se desideri approfondire la storia del Castello Aragonese e dei suoi segreti, ti consiglio di prenotare una visita guidata. Le guide esperte ti racconteranno aneddoti e curiosità che altrimenti potrebbero sfuggire, rendendo la visita ancora più interessante e coinvolgente.

Tempo di visita
Una visita al Castello Aragonese può durare da un’ora a un paio di ore, a seconda di quanto desideri esplorare. Se hai tempo, ti consiglio di prenderti una pausa nella Caffetteria del Castello, dove potrai gustare un caffè o un gelato, immerso in un’atmosfera senza tempo.

Consigli sul percorso di visita

Il percorso di visita si svolge completamente in salita, con scalinate più o meno ripide. Queste caratteristiche purtroppo non consentono una visita autonoma ai disabili motori su sedia a rotelle, a chi ha problemi di mobilità ridotta e ai passeggini. Tuttavia è possibile raggiungere alcuni punti visita col supporto del personale di assistenza, da richiedere in biglietteria o tramite prenotazione al numero +39 081 99 28 34 o alla mail: 
segreteria@castelloaragonese.it

Ischia Ponte e il Castello Aragonese. Cosa fare e cosa vedere a Ischia Ponte

Oltre al Castello Aragonese, Ischia Ponte offre moltissimo da vedere e da fare. Il borgo è un concentrato di storia, cultura e natura, e ogni angolo sembra raccontare una storia. Passeggia lungo il Corso Colonna, la via principale di Ischia Ponte, un affascinante viale che costeggia il mare e si riempie di vita durante tutto l’anno. Lungo il corso troverai numerosi negozi di artigianato locale, caffè all’aperto e ristoranti che offrono prelibatezze della cucina ischitana, come il pesce fresco e la pizza. Passeggiando, ti imbatterai anche in piccole piazzette e angoli nascosti che ti faranno innamorare ancora di più del borgo.

La Chiesa di Santa Maria della Scala è un altro luogo di grande fascino a Ischia Ponte. Questa chiesa, che risale al XIV secolo, è una delle più antiche dell’isola e presenta un affascinante stile architettonico, con una facciata semplice ma elegante. All’interno, puoi ammirare affreschi e opere d’arte che testimoniano la ricchezza religiosa e culturale della zona.

Ischia Ponte e il Castello Aragonese, guida alla visitaIschia Ponte e il Castello Aragonese. Raggiungi la spiaggia dei pescatori

Non perderti poi la Spiaggia dei Pescatori, una delle spiagge più belle di Ischia Ponte, famosa per la sua sabbia fine e le acque cristalline. Qui puoi trascorrere una giornata di relax al sole o fare una passeggiata lungo la riva, ammirando i colori del tramonto che tingono il cielo e il mare di sfumature dorate. Un’altra interessante attrazione storica è la Torre di Guevara, una torre medievale che un tempo faceva parte di un castello difensivo. Oggi la torre è un luogo panoramico che offre una vista spettacolare sul mare e sull’intera isola. Un perfetto punto per scattare foto indimenticabili.

Non puoi lasciare Ischia Ponte senza aver assaggiato i piatti tipici della cucina locale. Oltre al pesce freschissimo, prova il coniglio all’ischitana, un piatto tradizionale preparato con carne di coniglio cucinata con erbe aromatiche e pomodori. In molti ristoranti lungo il Corso Colonna potrai gustare piatti che raccontano la storia gastronomica dell’isola, come il risotto al limone. 

Visita il Museo del Mare

Uno dei luoghi più iconici di Ischia Ponte, e perfetto per le famiglie, è il Museo del Mare. Si trova proprio in posizione centrale, facilmente raggiungibile a piedi. Il museo è frutto del lavoro di numerosi volontari che, per passione, hanno deciso di raccontare la storia dell’isola con l’esposizione di reperti archeologici, attrezzature e strumenti nautici e con tutto ciò che riguarda la vita marina. Ammirando gli oggetti esposti nel Museo del Mare puoi immaginare la vita nei fondali di Ischia, conoscerne la storia, scoprire curiosità sulla vita dei pescatori che giornalmente vivono a contatto con le acque del mar Mediterraneo. Il Museo è aperto tutti i giorni, chiude solo nel mese di febbraio. 

Perchè visitare Ischia Ponte e il Castello Aragonese

Ischia Ponte è un luogo che incanta, che sa regalare emozioni e scoperte a ogni passo. Se ami la storia, la cultura e la bellezza naturale, questo borgo ti accoglierà con calore e ti offrirà un’esperienza unica. La visita al Castello Aragonese, con la sua storia millenaria, è solo l’inizio di un viaggio che ti porterà a scoprire angoli incantevoli, tradizioni autentiche e paesaggi da sogno. Un angolo di Ischia dove il passato e il presente si incontrano, e dove ogni momento diventa un ricordo indimenticabile.

Ci sono luoghi che sembrano nati per curare l’anima. Luoghi dove il silenzio è interrotto solo dal fruscio delle foglie, dal canto degli uccelli e dal profumo del pane appena sfornato che si diffonde tra gli ulivi. L’Agriturismo Bosco d’Olmi, incastonato tra le dolci colline del basso Lazio, è uno di questi. E’ un invito a rallentare, a respirare profondamente, a riscoprire la semplicità e la bellezza delle piccole cose.

Situato nel borgo di Sant’Andrea del Garigliano, tra i sentieri della memoria e i profumi della terra, questo angolo di paradiso custodisce il sapore delle stagioni, la quiete del bosco, il calore di una casa lontano da casa. È un rifugio dell’anima, dove ogni dettaglio è pensato per accogliere, coccolare, rigenerare.

Bosco d’Olmi, Country House

Appena varcato l’ingresso del Bosco d’Olmi, si ha l’impressione di entrare in un mondo sospeso tra realtà e sogno. Il tempo qui non ha fretta. I ritmi frenetici della quotidianità vengono lasciati alle spalle, sostituiti da giornate scandite dal sole che sorge tra i colli e tramonta tingendo il cielo di rosa e arancio. Il canto dei grilli accompagna le sere estive, mentre il profumo di lavanda e legno umido si mescola alla brezza del tramonto.

Bosco d'Olmi, Country House a sant'Andrea del GariglianoLa struttura, circondata da ettari di natura incontaminata, è un esempio perfetto di armonia tra architettura rurale e paesaggio naturale. Ogni angolo racconta una storia, dai vecchi attrezzi contadini appesi con cura alle pareti, alle travi in legno che profumano ancora di bosco. Il giardino, curato ma mai artificioso, ospita alberi secolari, cespugli di rosmarino e piccoli orti dai quali provengono molte delle delizie servite a tavola.

Dormi nella quiete della natura

Immersi nel verde abbraccio del bosco che dà il nome all’agriturismo, i bungalow di Bosco d’Olmi sono molto più che semplici alloggi: sono rifugi per chi cerca quiete, per chi ha bisogno di riscoprire il valore del silenzio, per chi desidera dormire con il fruscio degli alberi come unica ninna nanna.

Costruiti interamente in legno naturale, ogni bungalow è pensato per integrarsi armoniosamente con l’ambiente circostante, senza mai alterarne l’equilibrio. Qui il lusso non è ostentazione, ma essenzialità. Luce calda, materiali naturali, dettagli curati con amore. Dalle ampie finestre, la vista si apre su scorci incantati, su campi coltivati che si perdono all’orizzonte, su sentieri nascosti tra i cespugli di ginestra, su cieli stellati che sembrano dipinti a mano.

Bosco d'Olmi, Country House a sant'Andrea del GariglianoOgni casetta è dotata di comfort moderni ma conserva l’anima rustica e accogliente delle antiche baite di montagna. Un piccolo patio privato permette di godere dell’alba con una tazza fumante tra le mani o di sorseggiare un bicchiere di vino al tramonto, quando l’aria si fa più fresca e la natura sembra trattenere il respiro.

Chi sceglie un soggiorno nei bungalow di Bosco d’Olmi non cerca solo un posto dove dormire, cerca una nuova dimensione del tempo. Un tempo lento, fatto di risvegli dolci, letture all’ombra, passeggiate senza meta. Un tempo che guarisce, che nutre, che insegna a stare bene con poco. Con l’essenziale.

Prova la cucina nostrana 

Sedersi a tavola al Bosco d’Olmi non è semplicemente mangiare. E’ partecipare a un rituale antico, fatto di gesti sapienti, di odori che risvegliano ricordi d’infanzia, di sapori che parlano una lingua genuina e senza tempo.

A orchestrare questo piccolo miracolo quotidiano è la signora Francesca, anima dell’agriturismo e custode appassionata delle ricette della memoria. Con le mani esperte di chi ha imparato a cucinare osservando le nonne nei giorni di festa, Francesca trasforma ogni pasto in un viaggio attraverso le stagioni, le tradizioni e la generosità della terra.

Il suo segreto? Nessun trucco, nessuna scorciatoia. Solo ingredienti freschissimi, molti raccolti direttamente nell’orto dell’agriturismo, amore per la cucina, e il tempo necessario per fare le cose come una volta. Ogni piatto che esce dalla sua cucina profuma di casa. Dalla pasta fatta in casa tirata a mano, alle zuppe rustiche che raccontano i giorni d’autunno, fino ai dolci semplici e fragranti come le ciambelline al vino o la crostata di marmellata fatta in casa.

I formaggi provengono da piccoli caseifici della zona, mentre l’olio extravergine d’oliva, fruttato e dorato, è il risultato della raccolta a mano delle olive dagli alberi che circondano la struttura.

Ma più di ogni ingrediente, ciò che rende speciale la cucina del Bosco d’Olmi è l’amore. L’amore con cui Francesca saluta ogni ospite, come se fosse un amico di vecchia data. L’amore che mette nell’impastare, nel condire, nel servire. L’amore che trasforma ogni pasto in una festa, in una carezza, in un ricordo che resterà nel cuore molto dopo la fine del soggiorno.

Cosa fare nei dintorni tra natura, storia e benessere

Quando il cuore è sazio di silenzio e il corpo riposato, il desiderio di esplorare prende il sopravvento. Fortunatamente, il Bosco d’Olmi si trova in una posizione perfetta per partire alla scoperta di un territorio ricchissimo, dove ogni angolo racconta una storia.

A pochi minuti di auto, le Terme di Suio offrono un’esperienza rigenerante tra acque sulfuree e trattamenti benessere. Immergersi nelle piscine termali all’aperto circondati dal verde delle colline è un piacere che sa di rinascita, soprattutto dopo una lunga camminata tra i sentieri del Parco Naturale del Garigliano.

Gli appassionati di storia non possono perdere una visita alla maestosa Abbazia di Montecassino, che svetta tra le nuvole con la sua imponenza spirituale e architettonica. Le sue pietre parlano di secoli di fede, distruzione e rinascita. Passeggiare nel suo chiostro o ammirare la vista sulla valle sottostante è un’esperienza che lascia il segno.

Per chi ama la natura più selvaggia, le Gole del Melfa sono un paradiso nascosto. Canyon scavati dall’acqua, cascate cristalline e sentieri che si snodano tra falesie e macchia mediterranea. Un luogo perfetto per trekking, picnic e fotografia naturalistica. Infine, per chi desidera un assaggio di mare, le spiagge del Golfo di Gaeta, con le loro acque limpide e i borghi marinari profumati di salsedine, sono raggiungibili in meno di un’ora. Gaeta, Sperlonga, Formia.. ogni cittadina ha un’anima propria, fatta di vicoli fioriti, mercatini locali e tramonti indimenticabili sul Tirreno.

Perchè soggiornare o mangiare a Bosco d’Olmi Country House

Ci sono posti che si visitano e poi si dimenticano. E ci sono luoghi, rari e preziosi, che ti entrano dentro. Bosco d’Olmi è uno di questi. Non importa quanto sarà lungo il tuo soggiorno o se ti fermerai solo per un pranzo domenicale. Una parte di te resterà tra quegli ulivi, tra quei silenzi, tra i sorrisi sinceri e i profumi della cucina di Francesca. Non è un agriturismo qualunque. È un’esperienza di vita, una pausa necessaria, un abbraccio caldo in un mondo che corre troppo in fretta.

E quando sarà tempo di ripartire, lo farai con gli occhi pieni di bellezza, il cuore leggero e un unico pensiero: tornare.

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Trovi Bosco D’Olmi Country House a Sant’Andrea del Garigliano, nel Lazio, in Via Bosco D’Olmi 41. Per informazioni e prenotazioni puoi mandare una mail a: info@boscodolmi.it oppure chiamare ai numeri +390776956312, +393339788663

Procida, la più piccola delle isole del Golfo di Napoli, è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, preservando intatta la sua autenticità e il suo fascino. Conosciuta come l'”Isola di Arturo” grazie al celebre romanzo di Elsa Morante, Procida è un intreccio di colori vivaci, tradizioni secolari e paesaggi mozzafiato. Nel 2022 poi, è stata insignita del titolo di Capitale Italiana della Cultura, un riconoscimento che ha messo in luce la sua ricchezza storica e culturale.

Procida, l’isola della lentezza

Quando metti piedi sull’isola di Procida, sbarcando dal traghetto, hai come l’impressione di entrare in un dipinto. Le case color pastello di Marina Grande ti danno il benvenuto, stringendoti come in un abbraccio al rientro da un lungo viaggio. Il sole si riflette sull’acqua calma, i panni stesi sventolano al vento come bandiere di un regno segreto, e il profumo di mare si mescola con quello del caffè appena fatto. Procida non è un luogo che ti invita a fare. È un luogo che ti invita a sentire, a rallentare. Senza programmi. Senza mappe. Solo con i sensi all’erta. 

Procida, l'isola della lentezza. Cosa vedere e cosa fare sull'isola E nel momento in cui sbarchi, in un attimo, capisci perché quest’isola ha incantato scrittori, registi e viaggiatori. Procida è piccola, ma dentro di sé custodisce l’infinito. È un posto dove le storie sembrano nascere da sole, tra un vicolo in salita e una barca che rientra al tramonto. E allora, lasciati guidare. In questo racconto ti porterò con me tra le meraviglie dell’isola. Scopriremo i suoi borghi sospesi nel tempo, le spiagge dove il silenzio ha la voce del mare, i sapori autentici che sanno di casa e di Mediterraneo. Perchè Procida non è solo una destinazione. È uno stato d’animo.

Verso Terra Murata

Quando sali verso Terra Murata, la parte più alta dell’isola, il cielo sembra più vicino. Il sole caldo di aprile batte sulla pietra viva, e ogni passo sembra portarti indietro nel tempo. La salita è silenziosa, interrotta solo dal suono delle scarpe sui ciottoli e da qualche voce lontana che si perde tra i muri. È qui che il tempo rallenta davvero, dove le storie si aggrappano alle mura come l’edera, e il vento ha imparato a raccontarle.

Terra Murata è anche una delle zone più panoramiche di tutta Procida. Dalle sue terrazze lo sguardo abbraccia l’infinito blu del mare, spingendosi fino alle coste lontane e alle isole sorelle, Capri e Ischia. È un luogo che toglie il fiato non solo per la sua storia millenaria e severa, ma per la bellezza struggente del paesaggio che lo circonda. Camminare per le sue stradine antiche, affacciandosi sui balconi naturali sospesi sul golfo, significa entrare in una dimensione ultraterrena , dove il tempo sembra essersi fermato per cullare i sogni e i tormenti dei suoi abitanti.

Sopra ogni cosa, svetta l’antico Palazzo d’Avalos, un tempo reggia, poi divenuto carcere. Le sue finestre sbarrate, ancora oggi, conservano sguardi e silenzi. Ma proprio accanto, quasi nascosto da un’aura di mistero, si trova uno dei luoghi più toccanti dell’intera isola: il Conservatorio delle Orfane.

Il Conservatorio delle Orfane: un rifugio di silenzi e speranza

Nascosto tra le pieghe di Terra Murata, il Conservatorio delle Orfane è uno di quei luoghi che non si visitano solo con gli occhi, ma soprattutto con il cuore. Fondato nel XVII secolo, nasce come istituto di carità e accoglienza per le ragazze orfane dell’isola, in un’epoca in cui essere senza famiglia significava spesso essere senza futuro. Qui, tra queste stanze che profumano ancora di incenso e di vecchi spartiti, le giovani venivano educate alla musica, al ricamo, alla preghiera. Era un luogo di rigore, certo, ma anche di protezione. Mentre fuori l’isola affrontava pirati, colera e fame, dentro quelle mura si coltivava un senso di dignità, si offriva un’occasione di rinascita.

Oggi il conservatorio è in parte visitabile, e camminare lungo i suoi corridoi è come sentire ancora le voci bambine che intonavano salmi antichi, le risate soffocate dietro le mani, gli sguardi complici sotto le cuffiette bianche. C’è qualcosa di sacro e tenero in questo luogo, un’energia che racconta la forza femminile, il coraggio della fragilità. In una piccola sala ancora si trova l’antico organo, la cui musica, si dice, riecheggiava fino al mare nei giorni di vento. Ogni stanza racconta di preghiere sussurrate, di piccoli sogni cuciti insieme come pezze di un’unica coperta.

Procida, l'isola della lentezza. Cosa vedere e cosa fare sull'isola E fu forse proprio tra quelle ragazze, reali o idealizzate, che visse Graziella, la protagonista del romanzo omonimo di Alphonse de Lamartine. Figlia del popolo, dolce, sensibile e pura, Graziella viene spesso associata alle giovani cresciute tra le mura del Conservatorio. Il poeta francese, ospite sull’isola nel 1811 durante il Grand Tour, ne rimase talmente colpito da trasformare quell’amore fugace e struggente in un simbolo eterno. La leggenda vuole che Graziella fosse realmente esistita, una giovane procidana di grande bellezza e animo gentile, conosciuta da Lamartine durante il suo soggiorno napoletano. Si dice che frequentasse il Conservatorio, o che almeno lì avesse trovato riparo dalla durezza della vita. Morì giovanissima, per malattia, lasciando un vuoto che il poeta colmò con versi intrisi di malinconia. La sua figura è ancora oggi celebrata sull’isola, ogni estate, con una sfilata in costume che rievoca il suo spirito romantico e il fascino discreto delle donne di Procida.

Il Conservatorio, così, diventa non solo un luogo di memoria, ma anche di ispirazione. Un angolo in cui la storia e la letteratura si intrecciano, dando voce alle donne dimenticate, a chi ha vissuto nell’ombra e a chi, come Graziella, ha lasciato un’impronta senza bisogno di gridare.

Tuffati nei colori di Marina Corricella

Scendere a Marina Corricella è come attraversare un grande dipinto ad acquerello. Le scalinate che si snodano tra archi bassi e muretti scoloriti sembrano portarti dentro un mondo che non si cura del presente. Tutto è sospeso nel tempo. Le reti da pesca stese ad asciugare, le barche che dondolano dolcemente, i gatti che dormono sotto i tavoli dei ristoranti.

Arriva lì la mattina presto, quando il cielo inizia a lasciarsi alle spalle le sfumare rosa dell’alba. Ogni casa di questo borgo ha un colore diverso, di intense tonalità pastello. Questo perchè, in passato, i marinai potevano riconoscere il colore della propria dimora da lontano, anche con la nebbia del mattino. Ogni facciata è praticamente un saluto accogliente a chi torna dal mare.

Procida, l'isola della lentezza. Cosa vedere e cosa fare sull'isola Marina Corricella non ha strade, solo scalinate, vicoletti, passaggi sotto le case. È un labirinto di vita lenta, di voci sommesse, di profumi che escono dalle cucine. E’ un luogo dove la bellezza non ha bisogno di annunciarsi, ti arriva addosso come un soffio, senza preavviso, mentre cammini senza meta e all’improvviso ti ritrovi davanti al mare.

È anche qui che fu girato Il Postino, l’ultimo film di Massimo Troisi. E mentre sorseggi un bicchiere di vino bianco locale, seduto su una terrazza, puoi capire perché proprio questo luogo fu scelto come location. Perché Corricella è muta poesia.

Spiagge che parlano al cuore

Non si va a Procida per cercare il lusso. Si va per trovare l’essenziale. E le sue spiagge, così discrete e autentiche, sono l’essenza stessa dell’isola.

La Spiaggia del Pozzo Vecchio, conosciuta come la “Spiaggia del Postino”, ti accoglie silenziosa. L’acqua è ferma come uno specchio e solo qualche ragazzo del posto si tuffa ridendo. La sabbia nera, figlia del vulcano, da alla baia un’aria primordiale, come se nulla fosse cambiato da secoli. Siediti sulla riva, ascolta il rumore regolare delle onde e il fruscio del vento tra le canne. Ti rendi conto che non stai solo ammirando il mare, lo stai ” sentendo” con tutto te stesso. 

La spiaggia di Chiaiolella

Poi c’è la Chiaiolella, lunga e baciata dal sole, dove le famiglie si radunano con teli colorati e bambini che corrono. Qui la vita ha il suono delle ciabatte sulla sabbia calda e l’odore del panino con la parmigiana portato da casa. È una spiaggia sincera, vera, fatta di rituali semplici e quotidiani. Verso sera, quando il sole scende dietro l’isolotto di Vivara e colora tutto d’arancio, la Chiaiolella si trasforma. I pescatori rientrano, le ombre si allungano, e il giorno si accomiata come un vecchio amico.

Ma se cerchi un rifugio più intimo, vai alla Lingua o alla Silurenza, spiagge piccole, nascoste, silenziose. Alla Lingua, il pontile abbandonato è diventato un molo per i pensieri. Seduto lì, con i piedi nell’acqua, ti sembrerà di poter fermare il tempo. La Silurenza invece è una carezza di sabbia fine, protetta da una parete di roccia, dove anche il sole sembra voler restare più a lungo.

Le calette segrete

E poi ci sono le calette segrete, quelle che non trovi sulle mappe ma che ti vengono sussurrate da chi l’isola la conosce bene. Ci arrivi solo a piedi, o in barca, magari con qualcuno che ti porta “dove andava suo nonno a fare il bagno”. Baie in cui ogni tuffo ha il sapore dell’iniziazione, ogni bagno è un piccolo rito, e ogni sasso levigato dal mare custodisce una storia che nessuno ha ancora raccontato.

A Procida, il mare non è mai sfacciato. È intimo. Ti accompagna senza imporsi, ti consola senza chiedere nulla. Le sue spiagge non vogliono stupire, vogliono accogliere. E quando te ne vai, ti rendi conto che un po’ di quella sabbia l’hai portata con te, dentro l’anima.

L’Isola di Arturo, di Elsa Morante

Tra le pieghe del cielo azzurro e i profumi salmastri di Procida nacque uno dei romanzi più intensi della letteratura italiana del Novecento: L’isola di Arturo di Elsa Morante. Pubblicato nel 1957 e vincitore del Premio Strega, il libro è un inno struggente all’adolescenza, alla solitudine, al mistero dell’esistenza. Morante visitò Procida per la prima volta negli anni ’40, in compagnia di amici napoletani, e rimase folgorata da quell’isola piccola e remota, così diversa dal mondo caotico di Roma e di Napoli. I suoi paesaggi aspri e delicati, le case tinte di colori vivaci, la natura ancora selvaggia e il senso profondo di isolamento furono la linfa che nutrì la sua immaginazione.

Procida, l'isola della lentezza. Cosa vedere e cosa fare sull'isola La storia di Arturo Gerace

A Procida, Elsa trovò un microcosmo perfetto per ambientare la storia di Arturo Gerace, un ragazzo cresciuto nell’adorazione di un padre assente e in un’educazione impregnata di miti cavallereschi e sogni di gloria, destinato a scontrarsi con la dura realtà dell’età adulta. Gli scorci descritti nel romanzo, la Casa dei Guaglioni, la spiaggia silenziosa, il carcere che incombe cupo su Terra Murata, sono trasfigurazioni poetiche di luoghi reali che l’autrice esplorò e amò visceralmente. Ma ciò che più la colpì, e che si sente vibrare in ogni pagina, fu la condizione esistenziale degli isolani. Un misto di orgoglio, fatalismo e struggente bisogno d’amore.

L’isola non è solo uno sfondo, bensì una creatura viva, complice e matrigna, che plasma Arturo e ne accompagna i moti interiori. Come scrisse Morante, “Procida è una patria immaginaria e assoluta, dove ogni sogno è possibile e ogni delusione inevitabile“. La luce abbacinante, il mare infinito, la durezza della terra..tutto si fonde nel romanzo in una potente metafora della crescita e della perdita dell’innocenza. È grazie a Procida che Elsa Morante poté raccontare, con una voce limpida e ferita, il viaggio universale di ogni essere umano alla ricerca del proprio posto nel mondo.

Tradizioni e cultura

Procida è un’isola che vive ancora sospesa tra mito e realtà, custode di tradizioni antiche che il tempo non ha scalfito. La sua anima autentica si rivela soprattutto nelle feste popolari, nei riti religiosi e nei piccoli gesti quotidiani che raccontano una storia secolare di mare, di fede e di comunità. Una delle tradizioni più emozionanti è senza dubbio la Processione dei Misteri, che si svolge il Venerdì Santo: un corteo struggente e solenne in cui grandi tavole dipinte e statue raffiguranti scene della Passione sfilano per le strade, portate a spalla dai giovani procidani. Ogni quartiere prepara per mesi la propria “misteria”, in un’opera collettiva di arte, fede e memoria che coinvolge tutta l’isola. Ma Procida è anche la terra del mare e dei limoni.

La pesca e la coltivazione di agrumi sono attività che non hanno mai cessato di scandire il ritmo della vita quotidiana. Non è raro incontrare ancora oggi anziani pescatori che intrecciano reti a mano o donne che preparano conserve di limoni secondo ricette tramandate di madre in figlia. Le feste patronali, come quella dedicata a San Michele Arcangelo, il protettore dell’isola, esplodono in una gioiosa celebrazione di fuochi d’artificio, processioni in mare e musica tradizionale.

I piatti tipici di Procida

La gastronomia dell’isola è un altro specchio della sua identità, fatta di semplicità, ingegno e amore per le cose genuine. Non si può dire di aver conosciuto davvero Procida senza aver assaggiato il suo celebre coniglio alla procidana, cotto lentamente con pomodorini, aglio, vino bianco e aromi raccolti nei campi. Un piatto che parla di un’antica cultura contadina, quando il coniglio allevato nelle case era un lusso delle grandi occasioni. Dal mare arrivano invece specialità come i totani e patate, una ricetta povera ma di un’intensità unica, oppure le linguine ai frutti di mare, preparate con vongole appena raccolte e un filo di olio locale profumato. 

L’insalata di limoni sorprende con la sua freschezza agrumata, e il tradizionale casatiello dolce, il rustico di Pasqua arricchito da glassa e confetti, racconta le feste con il profumo di casa. Non si può poi lasciare l’isola senza aver assaggiato una fetta di torta al limone o una granita preparata con i limoni più profumati del Mediterraneo, coltivati nei cosiddetti “giardini segreti”, orti murati dove il tempo sembra essersi fermato. A Procida, ogni piatto è molto più di un semplice pasto. E’ una dichiarazione d’amore alla terra, al mare e alla memoria.

Perchè Procida è l’isola della lentezza

Procida è un respiro lento nel cuore del Mediterraneo, una carezza di luce sospesa tra cielo e mare. Non è un luogo da conquistare, ma da ascoltare. Camminando tra i suoi vicoli stretti, tra il silenzio antico di Terra Murata e il sorriso aperto dei pescatori della Corricella, si comprende che Procida non va solo visitata, va rispettata, va amata come si ama una creatura fragile e preziosa. Ogni muro scrostato dal vento, ogni scalino consumato dal sale racconta storie che nessun tempo potrà mai cancellare, ma che il turismo distratto potrebbe facilmente ferire.

Qui il tempo si dilata, si fa lento, e chi arriva deve imparare a rallentare con lui. Procida non si offre a chi corre, a chi consuma. Si svela, poco a poco, a chi sa fermarsi a guardare il riflesso delle barche sull’acqua, a chi sa ascoltare il fruscio degli agrumeti sotto il sole di aprile, a chi sa perdersi senza fretta in un intreccio di voci, di profumi, di silenzi antichi. È un’isola che chiede rispetto, che chiede di essere attraversata in punta di piedi, come si attraversa un sogno fragile al risveglio.

Un mondo antico che chiede di essere custodito, e non invaso

Chi viene qui non deve lasciare tracce rumorose, ma solo impronte leggere, come quelle di un bambino sulla sabbia. Non serve molto. Basta camminare piano, guardare con occhi nuovi, parlare a bassa voce, vivere l’isola così com’è, senza desiderare di cambiarla. Perché ogni sua imperfezione è bellezza, ogni sua crepa è memoria viva.

Procida è un piccolo mondo antico che chiede di essere custodito, non invaso. È un testimone di tempi in cui la vita si misurava col ritmo del mare e delle stagioni, e ancora oggi, se tendiamo bene l’orecchio, possiamo sentire la voce del vento che racconta, in dialetto procidano, storie di partenze, di ritorni, di speranze mai sopite. È nostra responsabilità non spezzare questo incanto.

E’ un’isola che non ha bisogno di nulla per essere perfetta. Un’isola che, come scriveva Elsa Morante, è “una patria dell’anima”, e come ogni patria vera, merita solo amore, rispetto e gratitudine.

La grandezza dell’arte barocca, l’intensità dei chiaroscuri, l’emozione travolgente delle scene immortali. Tutto questo e molto di più è ciò che ti aspetta alla mostra Caravaggio 2025, in scena a Palazzo Barberini di Roma, un luogo che da secoli ospita capolavori indiscussi e che, per un periodo limitato, ospiterà uno dei pittori più straordinari della storia dell’arte: Michelangelo Merisi da Caravaggio. Questo evento rappresenta una straordinaria opportunità per avvicinarsi alla personalità e al genio del maestro lombardo, conosciuto per la sua capacità di dipingere come pochi, restituendo ai suoi dipinti una forza emotiva senza pari.

“Caravaggio 2025” a Palazzo Barberini di Roma

La storia di Caravaggio

Per comprendere pienamente l’importanza della mostra, è fondamentale conoscere la figura di Michelangelo Merisi da Caravaggio, il cui nome stesso evoca un universo di emozioni, luce, ombra e contrasti, che si riflettono non solo nella sua arte, ma anche nella sua vita.

Nato a Milano nel 1571, Caravaggio si trasferì a Roma nel 1592, dove la sua carriera prese il volo. Ancora giovane, Caravaggio non si limitò a riprodurre la realtà con fedeltà, ma la trasformò. La sua arte segnò un punto di svolta nel mondo della pittura, rompendo con la tradizione manierista e portando un nuovo linguaggio visivo, un vero e proprio «realismo emotivo» che avrebbe cambiato per sempre la storia della pittura.

Poco più di dieci anni dopo il suo arrivo a Roma, Caravaggio era già noto, ma la sua carriera fu caratterizzata da eventi turbolenti, sia sul piano personale che professionale. Il suo spirito ribelle lo portò spesso a scontrarsi con la società romana dell’epoca, ma la sua abilità pittorica non fu mai messa in discussione. Il pittore fu un uomo tormentato, con un temperamento impulsivo e una personalità difficile, ma proprio questa intensità emotiva permeò ogni suo quadro, conferendo loro una potenza senza pari.

Il suo stile innovativo lo portò a dipingere con un approccio realistico, non idealizzando la figura umana, ma rappresentandola con tutte le sue imperfezioni. La sua capacità di restituire un’umanità palpabile e complessa ai suoi soggetti, che spaziavano dai santi ai miserabili, dagli eroi ai peccatori, lo rese un autore straordinario.

Le opere

La grande rivoluzione di Caravaggio non risiedeva solo nella scelta dei soggetti, ma nel suo modo unico di giocare con la luce. L’effetto chiaroscuro, un contrasto drammatico tra luce e ombra che lui perfezionò, divenne il suo marchio distintivo. Questo espediente tecnico, che consisteva nell’illuminare alcune parti del quadro mentre altre restavano nell’ombra più profonda, conferisce ai suoi dipinti un’intensità drammatica e realistica.

Non si tratta solo di un gioco visivo, ma di una vera e propria ricerca emotiva e psicologica. La luce, per Caravaggio, non era solo fisica, ma anche simbolica. Rivelava e nascondeva, esaltava e condannava. Le sue figure, che spuntano da un fondo scuro come se emergessero dalla profondità dell’anima, raccontano storie di redenzione e di perdizione, di luce e tenebre che convivono nell’essere umano.

"Caravaggio 2025" a Palazzo Barberini di Roma.“Caravaggio 2025” a Palazzo Barberini di Roma. La tecnica pittorica

Caravaggio non fu mai un pittore che idealizzava i suoi soggetti. Nella sua visione la verità era più potente e coinvolgente della bellezza. Nelle sue opere possiamo vedere santi in posture umane, talvolta anche banali, e peccatori che non sono mai caricaturali, ma persone comuni, vere e proprie. Nella sua arte, la dolcezza e la brutalità si intrecciano, creando un’atmosfera di tensione psicologica che non si dissolve mai.

I colori, vibranti e intensi, come il rosso della passione o il giallo della luce divina, sono impiegati per esaltare il dramma umano. Caravaggio utilizzò anche una tecnica innovativa, quella di dipingere a partire dalla luce, che faceva emergere i dettagli più drammatici e significativi della scena. La scena religiosa diventa così un riflesso della condizione umana universale, capace di toccare l’animo dello spettatore.

"Caravaggio 2025" a Palazzo Barberini di Roma.“Caravaggio 2025” a Palazzo Barberini di Roma. Un viaggio tra capolavori immortali

La Mostra Caravaggio 2025, allestita a Palazzo Barberini, è l’occasione unica per vivere un’esperienza immersiva nell’arte del grande maestro. Questa esposizione si propone di raccontare non solo la sua vita, ma anche il suo impatto duraturo sulla storia dell’arte.

L’esposizione non si limita a presentare alcuni dei suoi dipinti più celebri, ma cerca di offrire uno spunto di riflessione sul carattere rivoluzionario dell’artista, sul suo approccio alla luce, sul suo modo di dare corpo all’emozione. Il percorso della mostra è suddiviso in diverse sezioni che ci permettono di esplorare vari aspetti della sua arte, dal suo impatto iniziale a Roma, al suo incontro con il mondo del barocco, alla sua visione innovativa della pittura.

"Caravaggio 2025" a Palazzo Barberini di Roma.Segui il percorso di visita

Entrando nella mostra, vieni accolto da una panoramica della giovinezza di Caravaggio, con opere giovanili che raccontano l’approccio del pittore al realismo. I primi dipinti mostrano già la potente emozione che pervaderà tutta la sua produzione successiva.

Man mano che si avanza nel percorso puoi ammirare alcuni dei capolavori più noti di Caravaggio, come “La Vocazione di San Matteo” e “Giuditta e Oloferne”, opere che rivelano la grande maestria nel creare scene di forte impatto emotivo. In queste opere infatti la luce non è solo un mezzo per definire la forma, ma un elemento simbolico che fa emergere la drammaticità della scena.

Una delle sezioni più emozionanti della mostra è quella dedicata agli ultimi anni di vita di Caravaggio, quando la sua pittura diventò ancora più oscura e tormentata, riflettendo la sua vita travagliata. Potrai confrontarti con la sua opera finale, quella che segna l’intensità dell’uomo e dell’artista, come nella “Deposizione” e “Il Martirio di San Matteo”, dove ogni pennellata sembra gridare il dolore e la sofferenza umana.

Come ammirare al meglio i quadri e criticità della mostra

Per vivere appieno l’esperienza della mostra è importante adottare un approccio riflessivo. L’arte di Caravaggio, infatti, va oltre la semplice osservazione: è un’esperienza che deve coinvolgere i sensi e le emozioni. Quando si osservano le sue opere è quindi fondamentale concedersi il tempo di immergersi nella luce e nell’ombra, cercando di cogliere i dettagli che emergono dal buio, quelli che sembrano parlarci direttamente.

Tuttavia bisogna dire che l’illuminazione dell’esposizione potrebbe non garantire una visibilità ottimale delle opere. In particolare, la prima sala appare eccessivamente densa, con un numero di opere che rischia di soffocarsi a vicenda, rendendo difficile un’esperienza contemplativa. L’affollamento dei visitatori può rendere arduo anche avvicinarsi alle didascalie, la cui dimensione ridotta e la scarsa illuminazione rappresentano un ulteriore ostacolo alla fruizione delle opere. 

Un altro aspetto che ha suscitato qualche malcontento tra i visitatori, me compresa, riguarda l’uso dell’audioguida tramite smartphone. Molte persone, infatti, scaricano l’app per ascoltare le informazioni sulla mostra, ma spesso lo fanno a un volume elevato e senza auricolari, creando rumore molesto che disturba gli altri visitatori. Questo comportamento rende difficile vivere l’esperienza in modo tranquillo e contemplativo, soprattutto in un contesto come quello della mostra di Caravaggio, dove ogni dettaglio merita attenzione. L’assenza di auricolari forniti dalla mostra, combinata con l’utilizzo improprio dei dispositivi mobili, ha quindi contribuito a creare un’atmosfera meno piacevole per chi desidera godere della bellezza delle opere in silenzio e con la giusta concentrazione.

Nonostante queste criticità, la mostra rappresenta un’importante occasione per apprezzare la profondità emotiva e l’innovazione stilistica di Caravaggio, offrendo uno sguardo privilegiato sulla sua arte e sulla sua influenza duratura nella storia dell’arte. 

“Vedi Napoli e poi muori” diceva Goethe, cercando di racchiudere in queste parole l’amore che l’ha travolto dopo aver vissuto nella famosa città partenopea. Una città che lo ha accolto e viziato nella sua veracità, caratterizzata dal calore umano e non solo climatico, distogliendolo soprattutto dalla freddezza dei luoghi in cui era nato e cresciuto. Vedi Napoli e te ne innamori al primo istante, rapito dal clima, dalla sua storia, dall’architettura meravigliosa e soprattutto dalla sua gente. Non basterebbe un mese per esplorarne ogni angolo, ogni viuzza caratteristica, ogni pittoresco quartiere. In questo articolo però trovi qualche consiglio su cosa vedere a Napoli in 1 giorno, se hai poco tempo a disposizione per fermarti in città.

Cosa vedere a Napoli in 1 giorno

Sono moltissimi i luoghi da vedere a Napoli. Un tripudio di vicoli, monumenti, palazzi storici, botteghe tipiche, affreschi, musei e sotterranei talmente belli che rapiranno i tuoi sensi al primo approccio. Se hai però solo un giorno a disposizione ti consiglio di iniziare la tua visita partendo da Via Toledo. Qui si concentrano diverse attrazioni, puoi arrivarci facilmente con la metro partendo dalla stazione di Piazza Garibaldi e puoi muoverti facilmente a piedi nei dintorni.

Fermati nella metro di Toledo, una delle stazioni più belle d’Europa

La stazione della metro di Toledo è stata classificata come “Più bella d’Europa” dal Daily Telegraph ed è infatti una delle fermate dell’Arte della Metropolitana di Napoli. E’ intrigante e molto scenografica poichè le sue luci e i suoi mosaici, nelle diverse tonalità di azzurro, danno la sensazione di immergerti nel mare quando scendi le scale mobili. Il progetto della stazione di Toledo è di Oscar Tusquets, un architetto spagnolo che ha ricreato l’ambiente marino nei sotterranei della città. Ha inoltre arricchito la galleria con mosaici in stile pompeiano che ben si integrano ai resti della antiche mura aragonesi ritrovate durante gli scavi dei lavori. Anche i corridoi della stazione di Toledo sono decorati con mosaici che riproducono il movimento delle onde.

Cosa vedere a Napoli in 1 giorno
La fermata della metropolitana di Toledo è davvero meravigliosa, nelle forme e nei colori. Richiama l’ambiente marino in maniera perfetta, dando la sensazione di immersione durante la discesa.

Vai alla ricerca del murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli

Una delle zone più autentiche di Napoli si trova proprio vicinissima a Via Toledo. Nei vicoletti adiacenti la strada infatti puoi intrufolarti nei Quartieri Spagnoli, da sempre famosi per essere quartieri malfamati. Ma anche no! E’ vero che in passato sono stati luoghi di perdizione, posti in cui i militari spagnoli andavano a cercar divertimento nei bordelli o ad attaccare briga. Negli anni però la zona è stata completamente riqualificata diventando più sicura e adatta ai turisti, senza perdere la sua autentica essenza. Tra i suoi vicoli pittoreschi puoi scoprire la vera Napoli, fatta di panni stesi al sole, di bassi sovraffollati, di locali tipici e di autentiche botteghe artigiane.

Siediti in una delle trattorie tipiche del quartiere e degusta piatti della tradizione partenopea, come la pasta con patate e provola filante, oppure assaggia la pizza, la napoletana DOC, con il cornicione alto e morbido ed un profumo inebriante di pomodoro e basilico fresco. 

Nei Quartieri Spagnoli puoi ammirare tra l’altro i famosi murales di Maradona, di Totò e di Pino Daniele cercandoli tra le viuzze inondate di musica neomelodica. Una meravigliosa caccia al tesoro che ti porta nel cuore delle tradizioni popolari napoletane, lasciandoti accarezzare l’anima della gente del posto.

Cosa vedere a Napoli in 1 giorno
Segui i cartelli e le frecce poste sugli incroci dei vicoli per arrivare i più famosi murales di Napoli! Si, la città è un pò sporca….

Al di la di quanto si pensi i Quartieri Spagnoli sono tra le zone urbane più ordinate della città di Napoli. I palazzi si intersecano tra loro ad angolo retto creando una rete di strade geometricamente perfetta. Impossibile perderti, poichè hai sempre il mare come punto di riferimento ed essendo un rione che si sviluppa in salita, sai che per tornare a Via Toledo non devi fare altro che scendere verso valle. 

E’ pericoloso? No, il livello di allerta è come nelle altre grandi città. Passeggia tenendo lo zaino davanti e fai attenzione ai dispositivi elettronici. Noi siamo state nei Quartieri Spagnoli per pranzo, cena, aperitivo e dopo cena e nessuno ci ha “scippato”nulla. 

Cosa vedere a Napoli in 1 giorno. Scatta una foto in Piazza Plebiscito

Percorri tutta Via Toledo e raggiungi Piazza Plebiscito, il salotto di Napoli. Ha una superficie di oltre 25 mila metri quadrati ed è dunque una delle piazze più grandi non solo della Campania ma di tutta Italia. Qui trovi la Basilica di San Francesco di Paola, in stile neoclassico, fatta costruire nel 1800 da Ferdinando I delle Due Sicilie. Si trova ai piedi della collina di Pizzofalcone, luogo di nascita del primissimo centro abitativo della città di Napoli. Al centro della piazza puoi ammirare le maestose statue equestri di Carlo III di Borbone, opera di Canova, e del figlio Ferdinando I. Proprio di fronte la bellissima basilica di Piazza Plebiscito trovi il Palazzo Reale, uno dei più importanti edifici della città, per anni dimora dei Borbone, che oggi ospita la Biblioteca Nazionale di Napoli. 

Cosa vedere a Napoli in 1 giorno
Da Via Toledo puoi raggiungere facilmente una delle più belle piazze del mondo: Piazza Plebiscito.

Fai una sosta al Gran Caffè Gambrinus

Verso la fine del 1800 in Piazza Plebiscito apre uno dei più famosi bar d’Italia: il Gran Caffè Gambrinus. Per decenni è stato un locale in cui si riversavano nobili, personaggi famosi dell’alta borghesia e artisti di fama mondiale, diventando uno dei centri culturali più blasonati della penisola. Puoi provare a prendere un caffè nelle sue sale in stile barocco, ma sappi che la fila per entrare è abbastanza lunga e i prezzi non proprio nella media del posto. 

Scendi nella Napoli Sotterranea

Anche se hai solo un giorno per visitare Napoli, non puoi perderti un viaggio nel cuore nascosto della città. Apporfitta della vicinanza a Piazza Plebiscito per raggiungere la Napoli Sotterranea Laes. Questo affascinante percorso ti porterà a 40 metri di profondità tra cunicoli, cisterne, rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale e affascinanti cavità scavate nel tufo.

Entra nella Galleria Umberto I

Approfitta dell’ingresso che si apre proprio su Via Toledo per entrare nella meravigliosa Galleria Umberto I. Ha ben quattro entrate, ma quella principale è su Via San Carlo ed è la più maestosa da vedere. L’ingresso infatti vanta bellissimi archi e colonne di travertino che recano su uno dei lati le rappresentazioni in marmo della quattro parti del mondo: Europa, Asia, Africa e America.

Le nicchie che sovrastano gli archi accolgono le statue della Fisica e della Chimica, mentre sulle altre colonne sono raffigurate le quattro stagioni a rappresentare il passare inevitabile della vita. Rimani sempre con lo sguardo verso l’alto per scorgere anche le statue del Genio della Scienza e del Lavoro. Affascinante anche il gruppo marmoreo che raffigura il Commercio e l’Industria sdraiati ai lati della Ricchezza.

Innalzata in soli tre anni, a partire dal 1887, la Galleria Umberto I era destinata ad offrire ai cittadini uno spazio pubblico riparato dalle intemperie. La sua non era solo una funzione commerciale, ma anche e soprattutto monumentale. Vista la sua preziosa bellezza in poco tempo al suo interno sono fiorite botteghe, uffici, banche e negozi di grandi firme creando un centro di aggregazione unico nel suo genere. 

Conosci gli Sciuscià?

La Galleria Umberto I per molti anni è stata sede dei Sciuscià, i lustrascarpe diventati famosi grazie al film di Vittorio De Sica. In quest’area gli Sciuscià hanno lucidato scarpe per oltre cinquant’anni ai clienti “bene” di Napoli i quali, seduti su piccoli troni di velluto, adoravano farsi pulire i mocassini mentre ammiravano il via vai della galleria e si scambiavano chiacchiere. 

Entra nella libreria più grande d’Italia

Prima di lasciare Galleria Umberto immergiti nell’atmosfera elegante della Libreria Mondadori, uno spazio raffinato dove perdersi tra pagine di grandi autori e lasciarsi avvolgere dalla magia della lettura sotto la splendida cupola vetrata di uno dei luoghi più iconici di Napoli. Questa libreria al momento detiene il primato di essere la più grande d’Italia e al suo interno, oltre a milioni di libri dedicati ad ogni tipologia di lettore, trovi anche un bar e diverse stazioni dove sederti a sfogliare i tuoi volumi preferiti. 

Visita il Maschio Angioino

Non puoi andar via da Napoli senza aver visto il suo edificio iconico per eccellenza. Il Maschio Angioino si erge fiero e maestoso nella parte del lungomare della città e racconta dall’alto della sua postazione la storia di Napoli. Edificato da Carlo d’Angiò nel lontano 1266 il castello nasce come sede regale ma diventa in poco tempo un centro culturale in cui il mecenate amava invitare e intrattenersi con artisti e letterati del tempo, come Petrarca e Boccaccio.

Sotto gli aragonesi perde la sua allure artistica diventando una roccaforte da sfruttare per l’ottima posizione strategica. Il sistema difensivo del Maschio Angioino era nettamente più all’avanguardia dell’ormai datato Castel dell’Ovo e sicuramente più favorevole rispetto a quello di Castel Capuano, lontano dal mare. Essendo queste ultime due fortezze edificate molti anni prima, al nuovo complesso viene dato in nome di Castel Nuovo.Cosa vedere a Napoli in 1 giorno

Il nome Maschio Angioino invece è di origine medievale e deriva dalla parola “Mastio”, che sta ad indicare la torre più grande e sicura di una fortezza.

Al suo interno è possibile visitare la Sala dei Baroni, affrescata da Giotto, e la Sala dell’Armeria, dove puoi ammirare i resti di epoca romana portati alla luce da recenti ristrutturazione del castello. Sono posti sotto una pavimentazione in vetro e appartengono al I secolo avanti Cristo. Interessante anche la visita alla Cappella Palatina dove trovi alcune delle più belle sculture del Rinascimento partenopeo. 

Cosa vedere a Napoli in 1 giorno. Passeggia per Via Toledo

Via Toledo è l’arteria principale di Napoli ed è la via dello shopping e dello “struscio” ( passeggiata di rito domenicale ). Il nome deriva dal suo ideatore, Don Pedro Alvarez de Toledo, che fece realizzare la strada a metà del 1550. Avvalendosi delle conoscenze del grande architetto Giovanni da Nola fece tracciare la strada perfettamente in linea alla meridiana di Napoli. A mezzogiorno quindi Via Toledo è completamente inondata dai raggi del sole.

Via Toledo è chiusa al traffico ed è costeggiata da numerosi negozi. Qui trovi anche localini in cui prendere al volo una pizza a “portafoglio” o una sfogliatella calda da mangiare in passeggiata. Sulla destra trovi i vicoli di ingresso per i Quartieri Spagnoli, intervallati da palazzi storici di grande bellezza.

Sulla sinistra, oltre all’entrata secondaria della Galleria Umberto I, trovi il cortile coperto di Palazzo Zevallos, il polo museale e culturale di Intesa Sanpaolo. Lo riconosci dall’enorme portone in marmo del 1600 che si affaccia proprio su Via Toledo. Puoi entrare nell’antico cortile del palazzo che, negli anni ’20, è stato coperto da un grande lucernario conferendogli l’aria di un vero e proprio salotto. I vetri hanno delle meravigliose decorazioni floreali che si riflettono sui marmi levigati dei pavimenti in un turbinio di sfumature che lascia incantato il visitatore.

Perchè visitare Napoli anche se hai solo 1 giorno a disposizione

Napoli è una delle città da vedere assolutamente almeno una volta nella vita. E’ una città eclettica, colorata, carica di folklore e ricca di sfumature. I suoi usi e costumi millenari sono tuttora una grande attrattiva per il viaggiatore. Al di la degli edifici storici, dei musei e dello splendido mare Napoli vanta una tradizione gastronomica inimitabile, verace come solo il cuore dei napoletani sa essere. Tra l’altro è una città molto economica e può essere davvero visitata con pochi euro a disposizione. Con 20 € puoi addirittura concederti il lusso di mangiare al ristorante, prendendo antipasto, primo piatto, dessert e bicchiere di vino! 

Scendi a Toledo e lasciati trasportare dall’inconfondibile atmosfera campana, fatta di colori, di suoni neomelodici, di profumi pazzeschi, di sfogliatelle e di babà! Ma soprattutto vivi la città come un vero local… in maniera molto easy! Tradotto in napoletano ” staj senza penzier!!

Cosa vedere a Napoli in 1 giorno
Tutto a Napoli è folklore, risate e allegria.. devi solo lasciarti trasportare dall’atmosfera perennemente festosa della città e goderti ogni secondo seguendo la filosofia di vita dei napoletani… senza pensieri!

Paesaggi lunari, calette naturali, spiagge argentate, fondali di una bellezza da mozzare il fiato. Questa è Ventotene, isola selvaggia, accogliente e dalle caratteristiche morfologiche così particolari da rimanere incantati ad ogni scorcio. Ventotene sembra essersi fermata nel tempo e ti avvolge in un’atmosfera davvero unica, tipicamente mediterranea. Archi di tufo, antiche saline, piastrelle sbeccate e portoncini corrosi dalla salsedine, finestre tinte di blu, viuzze costeggiate da palazzetti colorati, panni stesi al sole ad asciugare. Ogni angolo di Ventotene trasmette l’autenticità e la genuinità della vita di mare, fatta di piccole e semplici cose. Su quest’isola non hai bisogno di vestiti griffati, di messa in piega, di WI-FI. Puoi viverla solo con le emozioni. Quindi zaino in spalla, vediamo insieme cosa fare a Ventotene con i bambini in meno di 24 ore.

Cosa fare a Ventotene con i bambini in 24 ore
Ventotene è un’isola molto piccola, ideale da girare a piedi. La passeggiata non è impegnativa e basta una giornata per vederla quasi tutta.

Cosa fare a Ventotene

Ventotene fa parte dell’arcipelago pontino ed è davvero un’isola piacevole da esplorare, anche con i bambini al seguito. Era famosa già in epoca greca sotto il nome di Pandataria, che significa letteralmente “portatrice di ogni bene”, e con i suoi 700 abitanti detiene il primato di comune più piccolo del centro Italia. 

Sdraiati sulla sabbia argentata delle spiagge

Appena arrivi a Ventotene viene istintivo il desiderio di cercare subito una spiaggia dove poterti sdraiare e fare un tuffo rigenerante. Quest’isola vanta numerose calette, alcune delle quali sono raggiungibili solo via mare. Tutte le spiagge fanno parte dell’Area Marina Protetta e sono bagnate da un acqua talmente cristallina da riuscire a vedere il fondale anche stando sotto l’ombrellone. La spiaggia più famosa, e senza dubbio anche la più frequentata, è Cala Nave, un arenile che puoi raggiungere facilmente a piedi. Si affaccia sui costoni di tufo della baia ed è la spiaggia ideale per le famiglie con i bambini. Qui puoi noleggiare lettini e ombrelloni, ma ti consiglio di vivere l’isola in maniera più selvaggia sdraiandoti direttamente sulla sabbia o sugli scogli. 

Cala Rossano invece è più piccola ma altrettanto pittoresca. Si affaccia sul porto e la sua sabbia è mista a sassolini. L’acqua qui ha delle sfumature quasi ultraterrene, che variano dall’indaco al turchese. Puoi poi raggiungere Parata Grande grazie agli scalini scavati nel tufo oppure, se prediligi gli scogli invece della sabbia, puoi optare per Parata della Postina. E’ una baia di sassolini incastonata in due archi naturali di tufo, ideale anche per fare snorkeling.

Esplora i fondali marini

Una delle attività più emozionanti da fare a Ventotene è sicuramente un’immersione nei suoi variegati fondali. Anche solo con la maschera puoi nuotare verso i costoni di tufo o vicino gli scogli più piccoli per ammirare la splendida fauna marina dell’isola. I pesci non hanno paura di avvicinarsi e una volta immerso vieni praticamente avvolto da pinne curiose di ogni forma e dimensione. La Riserva dell’Area Marina Protetta è riuscita a preservare gli habitat dell’isola in maniera eccelsa, motivo per cui hai la grande opportunità di scorgere posidonie, cernie e tonnetti che vagano tranquilli sui fondali. Per i bambini è un vero paradiso subaqueo in cui imparare a rispettare l’ecosistema ammirandone le straordinarie varietà.

Cosa fare a Ventotene con i bambini in 24 ore
Non puoi andare via da Ventotene senza averne esplorato prima i fondali marini. L’acqua è di una purezza unica e la visibilità eccezionale.

Visita il Museo della Migrazione e l’Osservatorio Ornitologico

Una delle esperienze più belle da fare con i bambini a Ventotene è una vista al piccolo Museo delle Migrazioni. Fa parte dell’Area Marina Protetta dell’isola e ospita tanti modelli a grandezza naturali degli uccelli migratori che frequentano il Mediterraneo. Passeggiare nel Museo è un’ottimo modo per conoscere curiosità e particolari sul fenomeno migratorio e per imparare a riconoscere le varie specie di uccelli. 

Annesso al Museo trovi l’Osservatorio Ornitologico, un centro di osservazione e monitoraggio degli uccelli che, dall’Africa, si trasferiscono periodicamente in Europa. Vanta una bellissima terrazza panoramica a picco sul mare dove, se sei fortunato, puoi scorgere uno degli uccelli che hai appena conosciuto all’interno del Museo. 

Immergiti nel paesaggio lunare delle antiche saline romane

Vicino al Porto Vecchio trovi le antiche saline, risalenti al periodo romano. Le saline erano indispensabili per la popolazione e queste in particolare riuscivano a produrre abbastanza sale da poter rifornire gran parte della penisola, e non solo la Capitale. Il paesaggio sembra lunare, per via delle tante buche scavate nella roccia di tufo, e da qui non solo è possibile avere una vista straordinaria sulla costa e sul faro di Ventotene ma puoi anche accedere al mare tramite delle scalette scavate nella roccia. L’acqua in questa zona è talmente trasparente e cristallina che è possibile vedere a occhio nudo il fondale.

Accanto alle saline trovi l’antica peschiera, anch’essa risalente all’epoca romana. E’ completamente scavata nella roccia e sul fondo è ancora visibile il canale per il ricambio delle acque. E’ possibile passeggiare nella vasca superiore poichè l’acqua arriva alle caviglie, ma il fondale è scivoloso. Munisciti di scarpette per gli scogli soprattutto per la sicurezza dei bambini. Siccome il grosso della costruzione si trova sommerso dal mare, se hai voglia di scoprirlo porta con te maschera e boccaglio e immergiti per vederne i dettagli. A mio parere la vecchia peschiera è uno degli scorci più instagrammabili dell’isola. 

Passeggia nel Porto Romano

I resti dell’antico Porto Romano sono la prima cosa che incontri a Ventotene quando arrivi con il traghetto. E’ il cuore pulsante dell’isola e qui, inseriti nelle grotte di tufo del molo, trovi graziosi ristoranti, negozietti e uffici turistici nonchè diversi centri per le immersioni subacquee. Il tutto perfettamente inglobato nel costone di tufo tanto da diventarne parte integrante. La sera è piacevole cenare all’interno delle grotte e godersi il via vai dei turisti e il rientro dei piccoli pescherecci che riforniscono l’isola. 

Cosa comprare a Ventotene

Sull’isola di Ventotene puoi fare incetta di souvenir. Qui vengono prodotte pregiate lenticchie e numerosi sono i prodotti gastronomici che puoi comprare a base di questi legumi, come i biscotti freschi. Simbolo dell’isola è la mongolfiera, che trovi su bracciali, ceramiche e sottoforma di lampade. Se cerchi un prodotto originale fermati da Levante, in Via Roma. Oltre ai classici souvenir qui trovi le Duck Sail, delle simpaticissime papere in legno meravigliosamente abbigliate in perfetto stile isolano. Le trovi di diverse misure e in tantissimi colori e sono davvero un regalo originale da fare e da farsi.

Cosa fare a Ventotene con i bambini in 24 ore
Le Duck Sails sono delle originali papere in legno, molto fashion. Non puoi andare via da Ventotene senza averne comprata una!

Altro brand iconico dell’isola è EVASO, una linea di t-shirt e prodotti ispirati al carcere di Santo Stefano, famoso proprio per l’impossibilità di fuggire. Invece grazie a queste magliette chiunque può vantarsi con gli amici di una epica evasione.

Perchè visitare Ventotene con i bambini

L’isola di Ventotene è riuscita a rimanere molto selvaggia, poco tecnologica e abbastanza fuori dalla ressa turistica incontrollata. E’ frequentata per lo più da turisti di passaggio e da velisti, che in questa acque possono stare tranquillamente in rada. E’ un posto fuori dal tempo, dove regna la calma e la tranquillità che solo un’isola così piccola riesce a dare. Il centro storico è ricco di negozi di souvenir e di locali deliziosi, incastonati sotto portici di bouganville e facciate colorate. I bambini possono girare tranquillamente da soli perchè le auto si contano sulle dita di una mano, e le poche che circolano hanno la grande accortezza di andare sempre pianissimo.

 

Cosa fare a Ventotene con i bambini in 24 ore
Il mare a Ventotene non ha bisogno di presentazioni. In qualsiasi punto dell’isola trovi specchi d’acqua dai riverberi turchesi.
Di fronte a Ventotene poi troneggia l’isola di Santo Stefano, sede ormai in disuso di una delle più famose colonie penali d’Italia. Non è possibile visitare il vecchio carcere ma puoi ammirare la sua maestosità da ogni angolo dell’isola. Ventotene è un vero e proprio paradiso per i veri amanti del mare e delle immersioni. L’isola ideale per chi ama passeggiare a passo lento, con il naso all’insù, godendosi piccoli attimi di vita locale senza stress.

 

Norcia è una delle città più intriganti dell’Umbria ed è famosa soprattutto per aver dato i natali a San Benedetto, fondatore dell’ordine dei frati benedettini. Nonostante il devastante terremoto del 2016, di cui ancora si vedono le tracce e i crolli, Norcia continua ad accogliere i turisti offrendo esperienze di soggiorno entusiasmanti. La città infatti non solo esibisce monumenti storici di grande rilievo ma dispone di numerose attività da praticare immersi nella natura della Valnerina. Menzione a parte va alla gastronomia locale che vanta prodotti tipici di alta qualità, come il tartufo nero e le lenticchie di Castelluccio. Scopriamo insieme Norcia e cosa vedere durante un viaggio on the road in Umbria.

Norcia. Cosa vedere

Passeggia nel centro storico

Norcia si trova immersa nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in provincia di Perugia. In origine il suo nome era Nursia, dall’etrusco Northia, nome appartenente alla dea della fortuna. Nell’ottobre del 2016, in seguito al fortissimo sisma che ha spazzato via interi paesi nella zona, il centro storico di Norcia e i suoi dintorni sono stati purtroppo gravemente danneggiati.

Norcia, cosa vedere durante un viaggio in Umbria.
Norcia è circondata da antiche mura sulle quali si aprono in 7 porte, che in passato erano le entrate dei 7 piccoli quartieri in cui era suddiviso il borgo.

Nonostante le impalcature e le zone rosse ancora inaccessibili la popolazione ha reso la città e soprattutto il centro storico in grado di poter accogliere turisti, riaprendo ove possibile le attività e le strutture ricettive.

Ammira la Piazza di San Benedetto

Le cicatrici del terremoto come già detto sono ancora da rimarginare. Nonostante ciò il centro storico di Norcia rimane affascinante come sempre e la sua bellezza si concentra proprio in Piazza San Benedetto. L’arte, la storia e la cultura della città pulsano in questa piazza dedicata al santo patrono, protettore del borgo e dei suoi abitanti. Gli edifici in stile rinascimentale conservano tutto il fascino del passato che rappresentano. In particolare qui trova sede la Castellina, una residenza fortificata edificata nel 1500 per diventare residenza stabile dei prefetti pontifici ad oggi divenuta sede del Museo Civico e Diocesano. 

Norcia, cosa vedere durante un viaggio in Umbria.
In centro storico di Norcia è ancora in fase di riordino. Numerose sono le impalcature che sorreggono gli edifici crollati durante il terremoto del 2016. Ma questo non rende il centro storico meno bello.

In Piazza San Benedetto rimangono da vedere anche i resti della basilica a lui intitolata, della quale è rimasta visibile solo la spettacolare facciata e parte del campanile. Una leggenda narra che questa basilica sia stata edificata proprio sui resti della casa natia del santo, ben visibili nella cripta dell’edificio.

Norcia, cosa vedere tra i monumenti più importanti?

Una cosa da vedere a Norcia è la Chiesa di Sant’Agostino, in stile gotico, e la Concattedrale di Santa Maria Argentea. Quest’ultima ospita dipinti di pittori fiamminghi e un trittico murario del XVI secolo. Altro monumento di grande interesse storico e artistico è il Tempietto. Si tratta di un’antica edicola in pietra rimasta miracolosamente intatta nonostante i numerosi terremoti che si sono susseguiti in questa zona. Sulle facciate sono ben visibili meravigliose decorazioni scultoree in stile longobardo con motivi geometrici e simbolici.

Il Criptoportico. Cosa vedere a Norcia

Passeggiando nel centro storico non è difficile incontrare la Porta Ascolana, nelle vicinanze della quale si trova il Criptoportico di Norcia. Al suo interno è conservata la più grande collezione di reperti archeologici della zona risalenti addirittura al IX secolo a.C. Nel periodo romano il Criptoportico era usato soprattutto per il passaggio dei carri e delle merci. Per via della sua funzione di servizio non è stato dunque particolarmente progettato con materiali nobili. Colpisce però per le sue dimensioni e per la bellezza della sua architettura.

Cosa vedere e cosa fare a Norcia e nei dintorni

Dopo aver camminato per le vie del centro storico di Norcia puoi cimentarti in adrenaliniche avventure a contatto con la natura della Valnerina. Sono tantissime le attività outdoor da poter fare in zona con infinite possibilità di divertimento. Puoi scegliere di passeggiare a cavallo tra i sentieri incontaminati dei Monti Sibillini oppure puoi optare per i percorsi da fare in mountain bike con i bambini.

Rafting in Umbria sul fiume Corno con i bambini
Il rafting sul fiume Corno è una delle tante attività da fare vicino Norcia. Una discesa sulle sua acque cristalline è davvero un’avventura meravigliosa da fare con tutta la famiglia.

Se sei amante del brivido puoi lanciarti in volo con il parapendio o con il deltaplano oppure discendere le rapide del fiume Corno con il gommone da rafting. In inverno invece puoi dedicarti ad ogni genere di sport da fare sulla neve, come sci e ciaspolate. Insomma da queste parti non puoi certo annoiarti. 

Cosa mangiare a Norcia. La gastronomia locale

Dopo aver fatto sport non ti resta che riprendere energia assaggiando i prodotti tipici della zona. Norcia vanta una tradizione enogastronomica fatta di sapori antichi, unici e genuini. I salumi sono la vera specialità di questi territori e la professione del “norcino” è legata alla città da tempi immemori. Il prosciutto crudo, i salami e “cojoni di mulo” sono le specialità più apprezzate ed esportate in ogni parte del mondo.

Il tartufo nero

Il re indiscusso della gastronomia nursina rimane il tartufo nero, intorno al quale ruota l’economia e la cucina tipica. Dalla vicina Castelluccio poi arrivano le preziose lenticchie, piccole e saporite, che oltre a deliziare il palato ogni anno incantano migliaia di visitatori con la loro spettacolare fioritura.

La birra Nursia

Da qualche anno è possibile anche degustare l’ottima birra artigianale Nursia, prodotta dalla congregazione dei monaci benedettini di Norcia. Un’impresa che produce circa milleduecento litri di birra al mese riuscendo ad esportarla anche negli States. La birra Nursia accompagna in maniera gradevole i piatti tipici della cucina locale e il ricavato finanzia le attività del monastero che aiuta pellegrini e le persone disagiate della zona. Una parte dei guadagni invece è destinata alla costruzione di un nuovo monastero anti-sismico fuori le mura.

Perchè fermarsi a Norcia durante un viaggio on the road in Umbria

Insomma Norcia propone una variegata offerta turistica fatta di storia, cultura ed intrattenimento. E’ una delle mete più apprezzate della Valnerina e accontenta davvero ogni tipologia di viaggiatore. Dalle numerose attività da praticare all’aria aperta alle innumerevoli fonti storiche del borgo Norcia incanta e coinvolge sia il viaggiatore solitario che le famiglie in cerca di avventura. Una tappa immancabile dell’Umbria dove ritrovare la giusta misura tra sport e relax per una vacanza all’insegna dell’italianità più verace. 

Nel Lazio, dove il paesaggio è una poesia fatta di colline, antiche rovine e borghi pittoreschi che sembrano fermarsi nel tempo, c’è una curiosa e romantica iniziativa che sta conquistando i cuori di tutti. Immagina di passeggiare tra le vie di un borgo medievale e di imbatterti in un cartello che, con un semplice gesto, trasforma l’atmosfera circostante in una nuvola di puro romanticismo. Un cartello che dice: “Obbligo di baciarsi”. Ma cosa si cela dietro questi cartelli del bacio nel Lazio? Come si arriva a questi luoghi che sono diventati la meta di coppie, famiglie e turisti romantici? Scoprilo in questo articolo!

“Obbligo di baciarsi” nel Lazio

Lascia un bacio ad Artena

Artena è un borgo che sembra sospeso nel tempo, con il suo centro storico fatto di vicoli stretti e case in pietra, dove il profumo della tradizione si mescola a quello dell’amore. Qui, tra scalinate e scorci pittoreschi, si trova uno dei celebri cartelli “Obbligo di Baciarsi”. È impossibile resistere alla tentazione di fermarsi e lasciarsi trasportare dall’atmosfera romantica del luogo. Il panorama sulla valle sottostante e la quiete che avvolge il borgo rendono questo momento ancora più speciale. Un bacio ad Artena non è solo un gesto d’affetto, ma un tributo alla bellezza del passato che ancora vive nel presente.

Bacia in riva al mare a Gaeta

Non può mancare nella mia lista Gaeta, una perla del Lazio affacciata sul mare. Gaeta è una città che incanta con la sua bellezza senza tempo. Dalla Montagna Spaccata al borgo medievale, tutto qui parla di storie antiche e passioni eterne. Tra le sue stradine affacciate sul mare si nascondono due celebri cartelli che suggeriscono un dolce obbligo, quello di baciarsi. divertiti a cercarli entrambi! Una volta trovati è impossibile sottrarsi alla magia del momento, soprattutto al tramonto, quando il cielo si tinge di rosso e arancio e il mare riflette le sfumature di un amore che sembra scritto nelle stelle. In questo scenario mozzafiato, un bacio diventa la firma indelebile di un ricordo destinato a durare per sempre.

Accendi la passione con un bacio a Sperlonga

Il bianco delle case di Sperlonga, il blu profondo del mare e il cielo che si fonde con l’orizzonte creano un contrasto perfetto per un’esperienza indimenticabile. Passeggiando tra le stradine strette e le terrazze panoramiche, ci si imbatte in un angolo speciale dove un cartello invita gli innamorati a fermarsi e baciarsi. Il suono delle onde, la brezza marina che accarezza il viso, il calore del sole che avvolge tutto: qui il bacio assume un sapore diverso, più intenso, più vero. Sperlonga è il luogo perfetto per chi crede che l’amore sia un viaggio da percorrere mano nella mano, con il vento tra i capelli e il cuore che batte forte.

Regala una cascata di baci a Isola del Liri

Infine ti invito a scoprire Isola del Liri, un borgo incantevole che si sviluppa lungo il fiume Liri, famoso per le sue cascate che scorrono nel cuore del paese. Isola del Liri è un luogo unico al mondo, l’unica città italiana ad avere una cascata naturale nel centro storico. Qui, il suono impetuoso dell’acqua che cade si mescola al battito dei cuori degli innamorati che si fermano davanti al cartello “Obbligo di Baciarsi”. La potenza della natura e la dolcezza dell’amore si incontrano in un connubio perfetto, dando vita a un’esperienza che lascia senza fiato. Un bacio a Isola del Liri non è solo un gesto romantico, ma un atto di pura magia, una promessa sussurrata tra il fragore delle acque.

Non solo cartelli, ma anche terrazze e archi romantici

Raggiungi la Terrazza degli Innamorati di Nemi

Un’altra perla che incarna il romanticismo del Lazio è la Terrazza degli Innamorati a Nemi, un piccolo borgo che si affaccia sul suggestivo Lago di Nemi. Questo incantevole punto panoramico, che prende il nome proprio dall’invito a vivere un momento romantico in un luogo da sogno, offre una vista mozzafiato sul lago e sui boschi circostanti, creando l’atmosfera perfetta per un bacio indimenticabile. La Terrazza degli Innamorati è il posto ideale per godere di un tramonto incantevole, mentre il silenzio della natura avvolge il visitatore. Un angolo dove i cuori si uniscono e si abbandonano alla bellezza di un paesaggio che sembra uscito da una fiaba.

Nemi, cosa vedere nel paese delle fragole
Uno degli scorci paesaggistici più sorprendenti di Nemi è possibile ammirarlo affacciandosi dalla Terrazza degli Innamorati.

Il romanticismo dell’Arco dei Banchi a Roma

A Roma, la capitale dell’amore e della storia, non poteva mancare un luogo simbolico che invita al romanticismo: l’Arco dei Banchi. Situato nel cuore del centro storico, a due passi da Piazza Navona, è un passaggio stretto e misterioso che attraversa una delle zone più affascinanti della città, un luogo dove storia, cultura e amore si incontrano.

Sotto questo arco, dove il tempo sembra fermarsi, le coppie si scambiano baci e sussurri, riscoprendo il piacere di un momento condiviso in uno dei luoghi più iconici di Roma. Donare un bacio sotto questo arco non è solo un invito al gesto romantico, ma anche un tributo alla bellezza che permea ogni angolo di questa città senza tempo.

Perchè cedere all'”Obbligo di baciarsi”

Questi cartelli non sono solo un simpatico invito, ma un simbolo di qualcosa di più grande: il valore dei piccoli gesti. In un mondo che corre veloce, in cui tutto è programmato e pianificato, fermarsi per un bacio è un atto di ribellione dolce e pura. È un ritorno alla semplicità, alla spontaneità, all’emozione sincera.

Ogni cartello con la scritta “Obbligo di Baciarsi” è un piccolo promemoria. L’amore va vissuto, celebrato, espresso. Che sia un bacio timido, passionale, dolce o rubato, l’importante è lasciarsi andare, sentire il momento, creare un ricordo che durerà per sempre.

Il Lazio, con i suoi borghi affascinanti e i suoi panorami da sogno, è il luogo ideale per vivere tutto questo. In ogni angolo, dietro ogni curva, tra le mura di pietra e le viste mozzafiato, c’è un’opportunità per amare e lasciarsi amare. E allora, la prossima volta che incontrerai un cartello con la scritta “Obbligo di Baciarsi”, fermati. Guarda negli occhi la persona che hai accanto, sorridi e baciala. Perché l’amore è fatto di istanti, e quelli più belli sono quelli che scegliamo di vivere davvero.

Hai mai sentito parlare dei “ferricelli” di Viggiano? Sono tra i più famosi prodotti tipici lucani, frutto di un’antica tradizione contadina che ormai da millenni passa nelle mani sapienti delle massaie della zona. Il ferricello è un formato di pasta fresca dalla forma particolare, che prende il nome proprio dall’attrezzo con cui ogni singolo pezzo di pasta viene arrotolato durante la produzione. Se stai pianificando un viaggio on the road in Basilicata ricordati di inserire il borgo di Viggiano tra le tappe da fare. Qui, accolto dal calore degli abitanti, puoi immergerti nell’atmosfera tipica lucana assaggiando i suoi migliori prodotti enogastronomici, tra i quali trovi proprio i ferricelli!

Viggiano

Visita il borgo in modalità lenta

Viggiano è un piccolo e grazioso borgo della Basilicata, in provincia di Potenza, che deve la sua fama alla produzione del vino, grazie al Consorzio di Tutela e Valorizzazione della DOC “Terre dell’Alta Val d’Agri”. Si affaccia sulla Val d’Agri e sembra adagiarsi sul costone roccioso che si trova ai piedi del Sacro Monte, avvolto dalla natura meravigliosa della zona. Il paese è piccolo e puoi girarlo in un paio d’ore ma merita davvero di essere esplorato con calma, dando ad ogni edificio e ad ogni scorcio paesaggistico il tempo che merita.

viggiano, cosa vedere nel borgo lucano dei ferricelli e della madonna nera
L’atmosfera del borgo è familiare e molto tranquilla, e passeggiare tra le stradine di Viggiano, costeggiate da palazzi storici e preziose chiese, è un’esperienza di viaggio davvero molto suggestiva.

Da sempre popolo dedito all’agricoltura e al pascolo i viggianesi hanno raggiunto un buon livello di benessere grazie all’artigianato locale, molto produttivo e soprattutto di nicchia. A Viggiano infatti si producono manualmente le arpe, strumenti musicali dal suono dolce e malinconico apprezzatissimi nel mondo. Le arpe dei musicanti girovaghi viggianesi sono strumenti di dimensioni ridotte rispetto agli originali, dunque più facili da trasportare. Questi arpisti infatti solevano girare la penisola con le loro arpe per far fortuna, servendosi della loro conoscenza musicale. 

Visita i luoghi di culto di Viggiano

In città trovi diversi edifici dedicati al culto cattolico. Il più pittoresco è senza dubbio il Convento di Santa Maria del Gesù, nato come convitto per ecclesiastici e pellegrini e diventato per un breve periodo sede dei Carabinieri di Viggiano. Rimane però la chiesa originale, ancora utilizzata per le sante messe. Un’altra ala del convento invece ospita il Museo delle Tradizioni Popolari. Anche l’ENI ha una sede in questo edificio poichè Viggiano ha la più grande piattaforma petrolifera d’Europa ed il sottosuolo è ricco di questa indispensabile miscela. Il piccolo borgo di Viggiano è quindi una grande risorsa nazionale!

Vai a vedere la Madonna Nera

Un altro famoso luogo di culto viggianese è il pittoresco Santuario della Madonna Nera. E’ situato in cima al Sacro Monte di Viggiano, a circa 1700 metri di altezza e puoi raggiungerlo seguendo un sentiero immerso nella natura. E’ uno dei santuari più famosi e frequentati della Basilicata, meta di milioni di fedeli che giungono in pellegrinaggio per venerare l’icona della Madonna Nera. Gli abitanti della zona celebrano due volte l’anno la Madonna di Viggiano: la prima domenica di maggio, quando la statua si trasferisce dal Santuario alla vetta, e la prima domenica di settembre, quando dal Sacro Monte ritorna in paese, dove ho avuto modo di ammirarla io. Nel 1890 Papa Leone XIII decise di nominare la Madonna del Monte di Viggiano Patrona della Basilicata.

 

viggiano, cosa vedere nel borgo lucano dei ferricelli e della madonna nera
La statua lignea della Madonna Nera è in stile bizantino, e durante la dominazione spagnola è stata ricoperta da oro zecchino. Il colore bruno invece è stato scelto dalla popolazione locale perchè si voleva rendere la Madonna madre protettrice sia di Oriente che di Occidente.

Prepara i “ferricelli”

A Viggiano non puoi fare a meno di assaggiare i ferricelli. Sono prodotti del territorio la cui ricetta si tramanda da millenni da madre a figlia, e che segue un preciso rituale per la preparazione a partire dall’impasto fino ad arrivare alla forma finale. Ancora oggi è una delle pietanze più preparate e consumate di Viggiano.

viggiano, cosa vedere nel borgo lucano dei ferricelli e della madonna nera
Nel 2017, il ferricello è diventato un prodotto a marchio De.C.O., una certificazione agroalimentare che tutela la produzione di un prodotto legato ad un particolare territorio comunale.

Ho avuto modo di preparare i ferricelli insieme all’Associazione ” I custodi delle tradizioni Viggianesi” durante il mio viaggio on the road in Basilicata, e ho imparato a fare l’impasto e a creare il formato di pasta fresca grazie all’apposito strumento, un sottile ferro lungo circa venti centimetri. Con la presenza e la supervisione del presidente dell’Associazione Mario Pisani e grazie al prezioso sussidio delle massaie della zona ho imparato non solo a preparare e stendere l’impasto ma anche a dargli forma. 

Conosci la ricetta dei ferricelli?

Per preparare l’impasto dei ferricelli servono pochi e genuini ingredienti. 

  • 800 gr di farina di semola di grano duro
  • 200 gr di farina di grano tenero
  • 3 uova frecshe a temperatura ambiente
  • acqua q.b.

Dopo aver dosato e miscelato tutti gli ingredienti bisogna lavorare perfettamente l’impasto con mani energiche, in modo da non avere nessuna grinza in superficie. Dopo di che puoi iniziare a tagliare la pasta in piccoli tocchetti, ricavandone dei bastoncini ( come i grissini!). Dividi ogni bastoncino in pezzi di pasta di circa 3-4 centimetri di lunghezza. Ora entra in scena il ferro che da la forma finale alla pasta. Metti il ferro su un tocchetto e premilo nel suo centro per tutta la lunghezza, senza esagerare. Poi fai un movimento rapidissimo, in avanti e indietro, aiutandoti con i palmi delle mani, facendo una piccola pressione. Hai creato il ferricello, con la sua forma leggermente arrotolata su se stessa che consente al successivo condimento di rimanere attaccato al suo interno. Ripeti il procedimento fino ad esaurire l’impasto. 

Come condire i ferricelli

Bastano pochi ingredienti per creare un condimento ad hoc che non vada ad alterare il gusto corposo dei ferricelli. Se gli ingredienti sono prodotti tipici lucani poi riesci a creare un vero capolavoro. Allora prova a condirli con mollica di pane, peperoni cruschi e noci. 

Sbriciola della mollica di pane e trita i gherigli di noce in modo molto grossolano. Friggi i peperoni, calandoli per pochi secondi nell’olio bollente, e lasciali asciugare su carta assorbente. Nello stesso olio soffriggi aglio, noci tritate e mollica di pane sbriciolata. Cuoci i ferricelli in abbondante acqua salata per pochi minuti, scolali e versali nel delizioso soffritto. Sbriciola con le mani i peperoni cruschi precedentemente preparati e aggiungili alla pasta. Il tuo piatto di ferricelli viggianesi è servito!

Come raggiungere Viggiano

Viggiano è un borgo della Basilicata che ti consiglio di raggiungere in auto. Se arrivi da Roma o Napoli prendi l’autostrada Salerno -Reggio Calabria ed esci a Atena Lucana. Prosegui sulla SS 598 e una volta superata Villa D’Agri devia a nord per Viggiano. Se arrivi da Bari devi lasciare la statale 106 a Policoro e proseguire verso l’interno sulla SS 598. Costeggia il fiume Agri e, superato Montemurro, sei arrivato a Viggiano.

 

Castelmezzano è un piccolo borgo della Basilicata che, anche se conta poco più di 700 abitanti, è sempre brulicante di persone provenienti da ogni parte del mondo. D’altronde non potrebbe essere diversamente poichè il borgo medievale è incastonato in uno degli scorci più affascinanti delle Dolomiti Lucane. A Castelmezzano natura e architettura riescono a fondersi in una perfetta armonia cromatica e paesaggistica. La sua storia poi è legata all’ordine dei Templari e puoi scoprirla passeggiando attentamente nelle sue viuzze..

Castelmezzano

Hai mai visto le Dolomiti Lucane?

Le Dolomiti Lucane cingono il borgo di Castelmezzano in un morbido abbraccio, donando al paesaggio un allure magico, quasi sospeso nel tempo, dove natura e storia convergono per creare un piccolo capolavoro. Le montagne scavate nell’arenaria dalla pioggia e dal vento sembrano assumere forme particolari, soprattutto simili a sagome di animali. Puoi quindi cercare tra le vette la bocca di leone, l’aquila reale o il becco della civetta. Divertiti a farlo con i bambini! 

castelmezzano, cosa vedere nel borgo templare della Basilicata
Il borgo di Castelmezzano è incastonato nella parete rocciosa delle Dolomiti Lucane, dalle quali è protetto con un avvolgente abbraccio.

Visita il centro storico

Passeggiare a Castelmezzano è come prendere parte ad un presepe vivente. Il piccolo borgo infatti, proprio per la sua caratteristica conformazione, appare al viaggiatore come un piccolo e prezioso presepe incastonato nelle montagne circostanti. Il centro storico è costituito da piccole e graziose case incastrate nella parete rocciosa, spesso aventi per tetti lastre di pietra arenaria. Per la sua particolare conformazione e per il centro storico che si integra alla perfezione con il paesaggio naturale circostante, Castelmezzano è entrata a far parte del club de I borghi più belli d’Italia. Titolo meritatissimo. 

Il cuore pulsante del centro storico è la piccola piazza da cui si erge fiera la chiesa di Santa Maria dell’Olmo, in stile romanico. L’edificio ospita il santo protettore del paese, San Rocco. 

Scopri la storia del borgo

Le origini di Castelmezzano risalgono al VI secolo a.C.. Pare sia stata fondata da alcuni coloni greci che, entrati nella valle del Basento e trovandola fertile e sicura, l’hanno scelta per creare un agglomerato urbano dandogli il nome di Maudoro, ossia “Mondo d’oro”. In seguito alle invasioni saracene però questa popolazione è stata costretta a fuggire, trovando riparo tra le vette delle montagne circostanti. Dopo una serie di occupazioni i Normanni hanno ben pensato di costruire tra queste vette un castello, i cui resti sono ancora ben visibili tra le rocce delle Dolomiti Lucane. Probabilmente questo edificio era pensato come una rocca di avvistamento, un punto strategico dal quale scorgere i nemici in arrivo.

Sali sulla rocca templare

Lasciando il centro storico e seguendo la strada principale arrivi alla scalinata che porta alla rocca abbandonata, in cima alla vetta dolomitica. Anche se l’ipotesi più plausibile fa risalire questo Castruum all’epoca normanna le sue origini rimangono tutt’oggi abbastanza incerte. Una volta arrivato in cima se l’aria è rarefatta puoi avere una splendida visuale su tutta la vallata sottostante e sul centro storico di Castelmezzano. Con la nebbia invece riesci ad immergerti nell’atmosfera del posto, tipicamente medievale. Puoi camminare tra i ruderi nascosti dalla roccia e dalla vegetazione e provare ad immaginare la vita del posto ai tempi d’oro, tra fieri cavalieri e pellegrini in cerca di riparo. La lunga e ripida scalinata che porta alla rocca è difficile da percorrere con i passeggini, ma fattibile con bambini ben allenati e propensi alle esplorazioni. 

castelmezzano, cosa vedere nel borgo templare della Basilicata
La scalinata che porta ai resti della rocca normanna è abbastanza irta e impegnativa. Sconsigliata se hai i bambini troppo piccoli o nel passeggino.

Le tracce dei templari a Castelmezzano

Il principe d’Antiochia Boemondo D’Altavilla dunque, primo normanno arrivato in zona, ha scelto per Castelmezzano uno stemma che rappresenta due cavalieri partiti volontari per la crociata dell’anno Mille, fortemente voluta da Papa Giulio II. Questo e altri elementi accomunano Castelmezzano alla magione templare.

castelmezzano, cosa vedere nel borgo templare della Basilicata
L’icona dello stemma di Castelmezzano stilizza due cavalieri in assetto di guerra.Si narra che per la vittoria riportata in Terra Santa, Boemonte, Principe di Taranto, premiò i suoi due soli valorosi guerrieri Castelmezzanesi, fregiandoli con lo stemma con il quale avevano combattuto nelle Crociate

Alcune testimonianze sono custodite nella chiesa di Madre Santa Maria dove sono venuti alla luce una porta segreta e una croce templare a otto punte iscritta nella roccia. Qui è ancora ben visibile un’iscrizione che cita il salmo della Stella Mattutina, frase cara ai cavalieri templari. Sulla facciata compare anche la rosa pentalobata, altro simbolo templare, che lega l’ordine cavalleresco alla Vergine Maria.

La presenza a Castelmezzano dei cavalieri templari è quindi ben evidente. Sicuramente la magione, insediandosi tra le Dolomiti Lucane, ha creato una strada e un ricovero sicuro riservato ai pellegrini in viaggio verso Gerusalemme e un punto di ristoro e accoglienza per i cavalieri in transito. 

Cosa puoi fare a Castelmezzano: Il Volo dell’Angelo

Se sei amante delle attività outdoor a Castelmezzano puoi fare meravigliose escursioni nella natura rigogliosa della Basilicata. I panorami della regione sono strepitosi e non mancano angoli paesaggistici in cui fermarti a respirare e ad ammirare i dintorni. Tra Castelmezzano e la vicina Pietrapertosa poi, nel cuore della regione, puoi provare a fare il volo dell’angelo. Puoi planare sospeso nel vuoto tra le vette dolomitiche per provare un’esperienza adrenalinica davvero da mozzare il fiato. Per effettuare il volo hai a disposizione due linee, una di 118 l’altra di 130 metri di lunghezza. Entrambi i percorsi sono a una quota di 1020 metri di altezza e durante il tragitto riesci a toccare i 120 km orari!

Info: Trovi la biglietteria del Volo dell’Angelo a Castelmezzano, in Via Roma nr 28. Per info e prenotazioni puoi chiamare il numero 0971 986042

Dove mangiare nel centro storico: Al becco della civetta

A Castelmezzano trovi uno dei ristoranti più quotati della Basilicata, menzionato da numerose guide gastronomiche tra le quali la famosa Michelin. Da Al becco della civetta puoi assaporare i piatti della tradizione lucana tramandati di generazione in generazione nelle mani di Antonietta Santoro, chef di fama nazionale. I suoi piatti sono frutto del territorio e delle sue usanze, di tecniche antiche apprese dalla cultura rurale della zona. Antonietta riprende in ogni sua portata tutti gli ingredienti e le preparazioni della tradizione lucana preservandone le procedure e i sapori autentici.

La qualità delle materie prime è palpabile e non mancano nei suoi manicaretti prodotti tipici del territorio come i peperoni cruschi, la carne podolica e i formaggi locali. Al becco della civetta è il posto ideale dove immergerti nella cultura culinaria della Basilicata vivendo il cibo non solo come appagamento del corpo ma anche come esperienza di viaggio. Un viaggio nella Basilicata più verace. 

Info: Trovi il ristorante Al becco della civetta a Castelmezzano, in Vico I Maglietta al nr 7. Per info e prenotazioni puoi chiamare il numero 0971 986249

Come arrivare a Castelmezzano

Ti consiglio di visitare la Basilicata in auto in modo tale da poterti muovere in tutta libertà tra i suoi maggiori punti di interesse. Per raggiungere Castelmezzano devi prendere la superstrada Basentana (SS 407) ed uscire ad Albano-Castelmezzano. Dall’uscita poi devi percorrere altri sette chilometri di strada, la maggior parte della quale è fatta da curve. Castelmezzano si trova subito dopo la galleria. 

castelmezzano, cosa vedere nel borgo templare della Basilicata
Castelmezzano si trova a 750 m d’altezza e a pochissimi km in linea d’aria da Pietrapertosa, entrambi in provincia di Potenza. La sua posizione è suggestiva tanto da trasformarlo, specie nei periodi invernali, in un vero e proprio presepe.

Perchè fermarsi a Castelmezzano

Una tappa a Castelmezzano è d’obbligo se ti trovi in viaggio nei territori della Basilicata. E’ un borgo da assaporare in maniera lenta, cercando di ripercorrere i sentieri del tempo. Affidati ad una guida esperta e lasciati trasportare nella dimensione storica del borgo, alla scoperta dei suoi più intimi segreti e delle sue peculiarità. Castelmezzano è il posto ideale per chi cerca il vero contatto con la natura e la storia di un territorio, fuori dal turismo di massa, tra paesaggi fiabeschi ed esperienze outdoor immerse nella natura. 
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