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Viaggiare on the road

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C’è un luogo, nel cuore dell’Alto Lazio, dove il tempo sembra essersi fermato e ogni pietra racconta una storia di papi, di potere e di eterna bellezza. La Rocca dei Papi di Montefiascone non è solo una fortezza arroccata tra cielo e terra, ma un autentico scrigno ricco di storia millenaria, affacciato sul lago di Bolsena. Dominando la Tuscia dall’alto dei suoi seicento metri, questo luogo affascinante ha visto passare tra le sue stanze imperatori, pontefici e architetti rinascimentali, trasformandosi nei secoli da roccaforte strategica a dimora papale, fino a tornare oggi a vivere come spazio culturale e panoramico tra i più suggestivi d’Italia.

Visitare la Rocca significa intraprendere un viaggio immersivo nella memoria profonda di Montefiascone, in un intreccio di epoche, architetture e paesaggi che emozionano e ispirano. È un luogo che non si limita a raccontare la storia, la fa rivivere, tra mura possenti, cortili rinascimentali, logge eleganti e viste mozzafiato che abbracciano il Lazio, l’Umbria e la Toscana.

Se cercate un’esperienza capace di coniugare arte, natura e spirito, questo è il vostro punto di partenza. La Rocca vi aspetta.

La Rocca dei Papi di Montefiascone

A oltre seicento metri sul livello del mare, Montefiascone svetta sulla campagna laziale come un antico guardiano silenzioso. E da millenni qui l’uomo ha scelto di fermarsi, costruire, lasciare tracce. Per cui, molto prima che divenisse residenza papale o baluardo fortificato, l’altura su cui sorge la Rocca dei Papi era già un luogo speciale.

Le prime presenze umane risalgono addirittura alla Protostoria, e nel corso dell’Età del Ferro il colle ospitava un insediamento protovillanoviano, risalente al IX–VIII secolo a.C. Un piccolo villaggio, certo, ma già al centro di scambi e strategie che parlano di radici profonde. A testimonianza di questo passato remoto, durante gli scavi e i restauri degli anni Ottanta sono emersi reperti che raccontano di popoli antichi. Un esempio tangibile sono le tombe longobarde, ben conservate, oggi visibili attraverso un pavimento trasparente che accoglie i visitatori appena varcata la soglia del cortile.

Nel tempo poi, gli Etruschi rafforzarono l’importanza del sito, cingendo l’altura con solide mura difensive tra il VI e il III secolo a.C. Non era solo un punto elevato, ma una posizione strategica per controllare il territorio, osservare il lago, proteggere la Tuscia.

Passeggiare oggi lungo i camminamenti della Rocca dei Papi di Montefiascone significa calpestare secoli di storia stratificata. Ogni epoca ha lasciato il proprio segno in questo sito storico, come un palinsesto vivente che parte dal villaggio dell’Età del Ferro, passa per l’architettura etrusca, attraversa la potenza longobarda e sfocia, infine, nello splendore medievale e rinascimentale della corte papale.

La Rocca dei Papi non sorge dal nulla. Affonda le sue fondamenta nella profondità del tempo, e proprio questo la rende unica.

Il Medioevo e l’ascesa papale

Se le radici della Rocca dei Papi affondano nei millenni, è nel cuore del Medioevo che essa trova la sua forma e la sua anima definitiva. Il colle di Montefiascone, già intriso di storia antica, si trasforma tra Duecento e Trecento in uno dei simboli più forti del potere papale in Italia centrale. Un cambiamento epocale che non nasce per caso, ma come risposta alle grandi tensioni politiche che agitano l’Europa cristiana tra impero e papato.

Già nel XII secolo la fortezza viene occupata da Federico Barbarossa, simbolo della volontà imperiale di controllare anche i territori vaticani. Ma la riconquista da parte del Papato non si fa attendere. Sotto il pontificato di Innocenzo III infatti,  nel 1207, la Rocca cambia destino. Il papa non si limita a fortificare nuovamente l’altura. Decide di trasformalrla nel cuore amministrativo e difensivo del “Patrimonium Sancti Petri in Tuscia”, trasferendovi il rettorato e attribuendole un ruolo centrale nella gestione dei territori pontifici a nord di Roma. È in questo contesto che nasce la pianta trapezoidale ancora oggi riconoscibile, con le torri angolari poste a presidio delle mura e un’organizzazione interna che unisce rigore militare e visione politica.

La Rocca dei Papi di Montefiascone. Guida alla visitaDa roccaforte a palazzo pontificio

Ma la Rocca dei Papi non è solo roccaforte. Con il passare dei decenni Si trasforma in residenza, in corte, in luogo di rappresentanza e di potere raffinato. Papi e cardinali iniziano a frequentarla non solo per ragioni strategiche, ma anche per il clima, per l’altitudine che garantisce refrigerio durante le estati romane, per la bellezza del panorama che abbraccia il lago e le valli circostanti. È qui che la storia incontra il gusto.

Uno dei protagonisti più singolari di questa fase è Martino IV, pontefice francese noto tanto per la sua influenza politica quanto per una passione culinaria diventata leggenda: le anguille del lago di Bolsena, che amava talmente da farne un simbolo del suo soggiorno a Montefiascone. La sua fama arriva fino a Dante Alighieri, che lo colloca nel Purgatorio non per peccati di potere, ma per i piaceri della gola. Il poeta lo descrive come il papa “che fece morire per le anguille e il vino di Vernaccia”, un riferimento gustoso e ironico che conferisce alla Rocca una sfumatura sorprendentemente umana.

Anche durante la cattività avignonese (1309–1377), quando la sede del papato si trasferisce in Francia, la Rocca non perde centralità. Anzi, in assenza del pontefice, diventa un punto di riferimento per i legati papali più influenti, come il celebre cardinale Albornoz, figura cardine della politica ecclesiastica e militare di quei tempi. Qui si tengono assemblee, si diramano decreti, si discute del futuro dei territori pontifici. La Rocca diventa una vera e propria corte, un centro pulsante di governo.

La corte di Urbano V

Il culmine di questo splendore si raggiunge tra il 1368 e il 1370, quando Urbano V, deciso a mantenere un legame vivo con l’Italia, sceglie Montefiascone come sede estiva della sua corte. Non è un gesto simbolico: è un atto concreto che trasforma la Rocca in residenza ufficiale, dotata di ogni comfort e bellezza architettonica. In quegli anni la città vive una stagione d’oro. Urbano V le concede privilegi, stimola lo sviluppo, la eleva ufficialmente al rango di “civitas”, imprimendole un’identità forte e riconosciuta.

Passeggiando oggi tra i resti di questa fortezza, si può ancora percepire l’eco di quel periodo di massimo splendore. Le pietre, le logge, i portali.. tutto racconta di un tempo in cui Montefiascone non era solo un colle panoramico, ma il cuore pulsante di un potere che voleva unire fede, politica e arte in un solo luogo, sospeso tra cielo e terra.

L’apogeo architettonico del Rinascimento

Con l’alba del Rinascimento, anche la Rocca dei Papi cambia volto. Il Medioevo, con le sue torri difensive e le sue mura austere, lascia spazio a una nuova stagione in cui il potere si esprime attraverso l’eleganza, l’arte e l’ingegno architettonico. È in questo clima che Montefiascone entra nell’orbita dei Borgia, una delle famiglie più ambiziose e influenti del tempo.

Alessandro VI, il papa spagnolo dal carattere deciso e dalla visione strategica, e suo figlio Cesare Borgia, abile condottiero e uomo politico, riconoscono immediatamente il valore della Rocca come presidio sul territorio e simbolo visibile della loro autorità. Ma a differenza dei secoli precedenti, non si limitano a rafforzarne le difese: vogliono trasformarla in un luogo che rispecchi la nuova immagine del potere pontificio, un potere colto, raffinato, proiettato nel futuro.

Lo stile di Antonio da Sangallo il Vecchio

Per farlo, si affidano ai più grandi architetti del tempo: Antonio da Sangallo il Vecchio, prima, e Antonio da Sangallo il Giovane, poi. Il primo lavora sul consolidamento delle strutture, mantenendo la forza e la solidità della fortezza. Il secondo, invece, plasma la bellezza. A lui si devono alcuni degli interventi più eleganti e innovativi, come la realizzazione del palazzo signorile e della splendida loggia rinascimentale, completata nel 1516 sotto il pontificato di Leone X, membro della famiglia Medici.

Questi spazi raccontano una nuova visione della Rocca. Non più quindi solo baluardo militare, ma vera e propria residenza di rappresentanza, specchio del gusto e delle ambizioni dell’epoca. Il cortile interno, con le sue bifore armoniose e i loggiati ariosi, è oggi uno degli ambienti più suggestivi dell’intero complesso. Qui si respira ancora la bellezza rinascimentale, quella che coniuga proporzione, luce e rigore formale.

Oggi questo cortile ospita il Museo dell’Architettura di Antonio da Sangallo il Giovane, uno spazio espositivo pensato per valorizzare l’eredità di questi straordinari maestri del Rinascimento. Camminando tra modelli, disegni e reperti, si comprende non solo il valore della loro opera, ma anche il ruolo che Montefiascone ha giocato in quella straordinaria stagione di rinnovamento artistico e culturale che fu il Rinascimento italiano.

La Rocca, in questo periodo, smette di essere solo una fortezza, diventando una dichiarazione d’intenti. Una sintesi perfetta tra forza e bellezza.

La visita oggi: cosa vedere e come arrivare

Arrivare a Montefiascone significa già iniziare a respirare un’atmosfera sospesa tra passato e presente. Il borgo accoglie i visitatori con un dedalo di stradine antiche, facciate in tufo e scorci che sembrano dipinti. Ma è quando si inizia la salita verso la Rocca che l’esperienza si fa davvero intensa. Le storiche scalinate che conducono al complesso si snodano tra vegetazione spontanea e viste mozzafiato. Mentre si sale, lo sguardo si apre sul lago di Bolsena, sui tetti rossi del centro storico e sulle colline che sfumano all’orizzonte. Il percorso non è solo un accesso fisico, ma una preparazione emotiva, un lento immergersi nella storia.

Oltrepassata l’antica porta d’ingresso, si varca la soglia del tempo. Si accede direttamente al cortile centrale, il cuore vivo della Rocca, dove si avverte con forza la stratificazione millenaria del sito. Un pavimento trasparente lascia intravedere tombe longobarde e resti etruschi, riemersi durante i restauri degli anni Ottanta, segni concreti di epoche diverse che si sovrappongono, dialogano e convivono in pochi metri quadrati. 

Dal cortile alza lo sguardo verso una splendida bifora che illumina il grande salone al primo piano. E’ un elemento architettonico che rimanda direttamente al gusto trecentesco, testimone silenzioso del periodo medievale più fiorente della Rocca.

I fasti di Leone X

Al piano superiore si aprono due ambienti monumentali, oggi intitolati a due grandi papi che segnarono la storia del complesso: Innocenzo III, il pontefice che ne avviò l’epoca d’oro nel XIII secolo, e Leone X, protagonista del suo massimo splendore rinascimentale. I saloni, restaurati e riqualificati, ospitano regolarmente mostre d’arte, incontri culturali e eventi istituzionali, restituendo alla Rocca quel ruolo di centro nevralgico della vita intellettuale che aveva già nel Medioevo. Sono spazi solenni ma accoglienti, capaci di unire la potenza della memoria alla vitalità del presente.

Uno dei gioielli più preziosi della visita è il Museo dell’Architettura di Antonio da Sangallo il Giovane, collocato all’interno del complesso. Qui si racconta, attraverso modelli lignei, disegni originali e reperti architettonici, il contributo che i due celebri architetti, zio e nipote, diedero alla trasformazione della Rocca nel corso del Rinascimento. È un piccolo museo, ma estremamente evocativo. Un punto d’incontro tra storia della costruzione e visione artistica, dove la tecnica si fa bellezza.

La Rocca dei Papi di Montefiascone. Guida alla visitaSali sulla Torre del Pellegrino

E poi c’è la Torre del Pellegrino. Salire fin lassù è un’esperienza quasi mistica. Una volta in cima, si apre davanti agli occhi uno degli orizzonti più vasti e affascinanti dell’Italia centrale. Il lago di Bolsena si stende come uno specchio azzurro incastonato tra le colline. Sullo sfondo puoi distinguere le sagome del Monte Amiata, dell’Appennino umbro-marchigiano, dei rilievi della Maremma e, nelle giornate più limpide, si scorge persino un riflesso del Mar Tirreno. È una veduta che abbraccia tre regioni, Lazio, Umbria, Toscana, e che restituisce un senso profondo di vastità, equilibrio e bellezza. Non a caso, è considerata una delle viste più emozionanti di tutta la Tuscia.

La visita si conclude, o forse, si sublima, nel giardino all’italiana, situato ai piedi della Rocca. Questo spazio verde, rimodernato nel Settecento, conserva ancora oggi l’impronta raffinata dei suoi progettisti: Pompeo Aldrovandi e Nicola Paracciani Clarelli. Tra vialetti geometrici, fontane in pietra e scorci romantici, si cammina circondati da alberi monumentali, cedri del Libano, magnolie secolari, alti tigli, che regalano ombra, silenzio e un senso di armonia. Tra il fruscio delle foglie e il profumo della terra, si percepisce la Rocca nella sua dimensione più poetica.

A testimonianza della sua lunga e ingegnosa storia, si trova nel giardino anche la grande cisterna, alimentata ancora oggi dalle acque del Monte Cimino. Un’opera d’ingegneria idraulica antica ma sorprendentemente funzionale, che racconta quanto la cura per la sostenibilità e l’uso intelligente delle risorse fosse già un valore centrale nei secoli passati.

La Rocca dei Papi di Montefiascone. Guida alla visitaLa Rocca dei Papi di Montefiascone. Orari, prezzi e consigli per la visita

Organizzare la visita alla Rocca dei Papi di Montefiascone è semplice, ma per viverla al meglio è utile conoscere qualche informazione pratica. Durante la stagione estiva ad esempio, il complesso è aperto dal martedì alla domenica, con orario continuato dalle 10:00 alle 13:00 e nel pomeriggio dalle 15:00 alle 18:00. Il fine settimana, sabato e domenica, è possibile prolungare la visita fino alle 19:00, godendo magari della luce dorata del tramonto sulla valle del lago di Bolsena.

Nei mesi invernali invece, l’orario resta invariato al mattino, mentre nel pomeriggio la chiusura è anticipata alle 17:00, con un’estensione fino alle 17:30 nei giorni festivi.

Il biglietto d’ingresso ha un costo molto accessibile: 5 euro per l’intero, 3,50 euro per il ridotto, riservato a ragazzi a partire dai 12 anni, gruppi organizzati e scolaresche. L’accesso è gratuito per i bambini sotto i 12 anni, le persone con disabilità certificata e i residenti nel comune di Montefiascone. Inoltre, in occasione della prima domenica del mese, la Rocca apre le sue porte gratuitamente, aderendo all’iniziativa promossa a livello nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Se desideri approfondire davvero la storia e i segreti del luogo, ti consiglio vivamente la prenotazione di una visita guidata. Le guide locali, esperte in archeologia, architettura e storia dell’arte, offrono percorsi tematici che intrecciano racconto e osservazione, mettendo in dialogo i dettagli architettonici con il paesaggio, gli aneddoti storici con le tracce materiali del passato. È un’occasione unica per scoprire aspetti meno evidenti, ma profondamente suggestivi, della Rocca e del suo territorio.

Come raggiungere la Rocca dei Papi di Montefiascone

Raggiungere la Rocca dei Papi di Montefiascone è già parte dell’esperienza. Da Roma, il percorso più comodo è in auto: si imbocca l’autostrada A1 in direzione nord e si esce a Orvieto, proseguendo poi lungo la panoramica Strada Statale 71 in direzione Viterbo e Montefiascone. Il tragitto si snoda tra colline, vigneti e scorci dell’alto Lazio, regalando un assaggio del paesaggio che circonda la Rocca.

Se preferisci viaggiare con mezzi pubblici, c’è la possibilità di prendere il treno fino a Viterbo, per poi proseguire con autobus locali che in breve tempo conducono nel cuore di Montefiascone. È una soluzione comoda anche per chi desidera godersi la giornata senza pensieri legati alla guida.

Una volta arrivati in paese, il consiglio è di iniziare la visita da Piazza Urbano V, vero snodo della vita cittadina. Da qui, una breve passeggiata in salita porta fino alla Rocca. Il percorso, tutto da gustare, si sviluppa tra le vie acciottolate del borgo antico, attraversando archi medievali, scorci pittoreschi e profumi che variano con le stagioni: quello delle erbe aromatiche in primavera, dell’uva in vendemmia, della pietra riscaldata dal sole d’estate. È un cammino dolce e suggestivo, che prepara con naturalezza all’ingresso in uno dei luoghi più ricchi di storia e fascino della Tuscia.

Perchè visitare la Rocca dei Papi di Montefiascone

Visitare la Rocca dei Papi di Montefiascone è un’immersione totale in una storia che affonda le radici nei secoli, anzi nei millenni. Qui, ogni pietra conserva l’eco di civiltà antiche, ogni sala riflette il potere dei papi che la abitarono, ogni giardino sussurra il gusto raffinato degli architetti rinascimentali. È un luogo che parla senza alzare la voce, ma che sa farsi ascoltare da chi è disposto a camminare tra le sue ombre e le sue luci.

Oggi la Rocca accoglie i suoi visitatori offrendo un itinerario autentico e stratificato: reperti etruschi e tombe longobarde, mura medievali, loggiati rinascimentali, panorami sconfinati e giardini curati. Non è solo una fortezza, né solo un palazzo nobiliare, è un organismo vivo che ha saputo trasformarsi nei secoli. Da roccaforte papale a simbolo del territorio, da rudere abbandonato a centro culturale, la sua storia è una lezione di resilienza e bellezza.

La Rocca dei Papi è molto più di un monumento quindi. È un crocevia di potere e spiritualità, di strategia e arte, un simbolo che racconta l’identità stessa dell’Italia centrale. Dalle origini protostoriche alle guerre avignonesi, dalla magnificenza pontificia al Rinascimento umanista, fino alla riscoperta contemporanea, questo luogo ha sempre avuto qualcosa da dire, e ancora oggi, con discrezione, lo fa. 

Se stai programmando un viaggio in Italia e vuoi sperimentare qualcosa fuori dai sentieri battuti, considera di visitare Terracina, nella Riviera di Ulisse. Il suo affascinante centro storico è pieno di stradine, antiche rovine e splendidi monumenti architettonici degni di nota. In questa guida ti aiuto a scoprire Terracina e cosa vedere tra le principali attrazioni della città, per sfruttare al meglio la tua visita.

Terracina, cosa vedere

Entra nella cattedrale di San Cesareo

Una delle principali attrazioni di Terracina è la Cattedrale di San Cesareo. Questa splendida chiesa ha origini molto antiche. E’ stata infatti edificata tra il V e il VI secolo sulle rovine di un vecchio tempo romano del foro cittadino. Nel corso dei secoli l’edificio ha subito diversi restauri ma, soprattutto grazie all’intervento attuato nel 1700, la chiesa ha visto le sue navate ridursi da cinque a tre, con l’ampliamento di cappelle laterali e una copertura del soffitto. Al posto delle capriate romaniche vengono create delle volte a botte. 

All’interno della Cattedrale di San Cesareo trovi splendidi affreschi e un meraviglioso altare. Assicurati di salire sul campanile per una vista panoramica della città e della campagna circostante.Terracina, cosa vedere nel centro storico. La cattedrale di San Cesareo

Questa cattedrale merita una visita poichè ha una grande importanza nella storia della Chiesa. Al Suo interno è stato celebrato il famoso conclave del 1088 che elesse Papa Urbano II al soglio pontificio.

Terracina, cosa vedere. Passeggia in Piazza del Municipio

La Cattedrale di San Cesareo si affaccia maestosa sulla Piazza del Municipio. Questa bellissima piazza è circondata da altri edifici storici di spessore, tra i quali Palazzo Venditti, e anch’essa sorge sulle spoglie del vecchio Foro Romano. La sua forma quadrata è enfatizzata dalla bellissima pavimentazione a lastre. Sulla sinistra puoi ammirare il Palazzo del Municipio, con la sua alta Torre Frumentaria che ospita oggi il Museo Civico, l’Ufficio Cultura e l’Archivio Storico Comunale. Nell’atrio del Palazzo trovi una grande terrazza che ti permette di avere una vista strepitosa su tutta la città di Terracina. 

Fai dunque una piacevole passeggiata in questa piazza, ammira la sua architettura e fermati per un caffè o un gelato in uno dei tanti bar e negozi che la costeggiano. È il luogo perfetto per rilassarsi e immergersi nell’atmosfera di questa affascinante cittadina laziale. 

Terracina, cosa vedere. Ammira il Foro Romano

Terracina, proprio per la sua posizione strategica, era sede di una piccola colonia romana. Aveva dunque un suo foro, il Foro Emiliano, che era fulcro sociale e commerciale della popolazione locale. Foro che è ancora perfettamente visibile in Piazza del Municipio in tutta la sua maestosità.

Terracina, cosa vedere nel centro storico

Vanta un prezioso lastricato in pietra dell’età Augustea, in perfette condizioni. Sono ancora ben visibili anche i resti delle colonne del vecchio teatro romano, uno dei primi ad essere realizzato in muratura. Qui passava inoltre l’antica Via Appia, che tagliava la città per tutta la sua lunghezza. Il Foro Romano di Terracina è un prezioso museo a cielo aperto da ammirare, accessibile a tutti. 

Sali sul camminamento murario

In un vicolo del Corso Anita Garibaldi trovi la svolta che ti porta sul vecchio camminamento murario della città. Sali i gradini che ti trovi di fronte e dirigiti sul punto più panoramico e interessante di Terracina.  Questo cammino di ronda pare risalga alla prima metà del V secolo d.C. ed è percorribile solo per 250 metri. Ha perso la sua funzione difensiva alla fine del 1700 quando, durante la bonifica dei territori pontini, Pio VI ha destinato le sue torri ad uso abitativo e ha portato il percorso da militare a pubblico. 

Visita la Torre degli Acso

Lascia i camminamenti murari e torna nel centro storico di Terracina. Sul percorso a ritroso incontri la Torre degli Acso, una casa/torre risalente al 1200 che deve il suo nome all’iscrizione che si trova sulla sua facciata, sulla quale è menzionato il suo proprietario, Gregorio De Acso. La sua particolare conformazione, con pianta triangolare e strette feritoie incastonate nelle facciate, l’hanno resa per secoli un importante edificio di difesa della vecchia città medievale. 

Terracina, cosa vedere nel centro storico

Terracina, cosa vedere. Affacciati sul Capitolium

Tornando su Corso Anita Garibaldi non puoi non notare il Capitolium. I resti dell’imponente edificio che un tempo è stato un tempio dedicato alla triade capitolina è ben visibile lungo il percorso e ben conservato. Originariamente portava quattro colonne doriche sulla parte frontale e vantava tre celle in reticolato fatte di tufo e calcare. I resti di queste ultime ricoprono gli ambienti che accoglievano le offerte votive. 

Terracina, cosa vedere nel centro storico

Passeggia in Vicolo Rappini

Terracina, oltre al bellissimo centro storico, vanta deliziose spiagge balneabili e un centro cittadino sempre in fermento, ricco di piazze e locali in cui dedicarsi alla degustazione dei prodotti tipici locali. In una città di mare come questa bisogna assolutamente provare il pescato locale, sempre fresco e gustoso, proposto fritto, in zuppe, grigliato o addirittura crudo.

Terracina infatti è da secoli città di pescatori e ne è la testimonianza non solo la caratteristica gastronomia tipica ma anche il pittoresco Vicolo Rappini. Si trova poco lontano dal centro storico, nella zona che costeggia il porto, e ospita piccole e colorate casette appartenute ai pescatori del ricco mare di Terracina, ora deliziosamente ristrutturate. Un vicolo che sprigiona la vera essenza di questa cittadina marinara creando un legame con la sue tradizioni più radicate, come la pesca. 

 

 

Parma è un paradiso per gli amanti del cibo, con una ricca tradizione culinaria che include alcuni dei piatti più famosi d’Italia. Dal classico formaggio Parmigiano-Reggiano ai saporiti salumi, la città è ricca di deliziose specialità locali. Se sei in vena di assaggiare i piatti tradizionali italiani tra i migliori ristoranti a Parma trovi Il Gallo d’Oro, un osteria tipica dove degustare i piatti della tradizione gastronomica parmense.

Ristoranti a Parma

Il Gallo d’Oro

Il Ristorante Il Gallo d’Oro accoglie i visitatori con il calore autentico delle trattorie di una volta, ma con un tocco di eleganza discreta che lo rende unico. A colpire subito è la deliziosa veranda, perfetta per pranzi all’aperto nelle giornate luminose, e il suono avvolgente del pianoforte, che accompagna la cena con una colonna sonora dal vivo, rendendo ogni pasto un’esperienza sensoriale completa.

Situato nel cuore di Parma, a pochi passi da Piazza Garibaldi, il locale si mimetizza tra i vicoli del centro con la naturalezza di chi è parte integrante del tessuto urbano. Gli interni ricordano una tavernetta emiliana, curata nei dettagli ma senza ostentazioni: colorate sculture di galli popolano mensole, pareti e angoli nascosti, regalando al locale un tono giocoso e familiare, quasi domestico.

Un ristorante tipicamente emiliano

Ogni spazio è studiato con attenzione.  I tavoli ben distanziati, le luci calde, le pareti adornate da fotografie d’epoca e oggetti della tradizione contadina raccontano la storia di una terra dove l’ospitalità è un valore profondo. L’ambiente, sebbene informale, è gestito con una professionalità discreta. Il personale accoglie con sorriso e competenza, pronto a consigliare i piatti del giorno o a suggerire l’abbinamento ideale con uno dei tanti vini locali presenti in carta.

Il Gallo d’Oro è più di un ristorante, è un luogo in cui la cucina emiliana prende vita, in un dialogo costante tra passato e presente, gusto e memoria. Un angolo di Parma dove sentirsi a casa, anche solo per una sera.

Nel cuore del locale, ben in vista, spicca una splendida affettatrice Berkel di un rosso fiammante, sempre in azione nel tagliare con maestria salumi di ogni tipo, simbolo tangibile della tradizione gastronomica parmense. Il menù, fedele alle radici culinarie della città, propone una selezione variegata di prodotti tipici e genuini, espressione autentica del territorio. Se la fortuna ti assiste, potrai accomodarti nella piacevole veranda, luogo ideale per godere di un momento di relax. Qui, la vera esperienza inizia con un aperitivo: un assortimento di salumi freschi accompagnati da due calici di Lambrusco, il vino autoctono dell’Emilia-Romagna, che con le sue bollicine e il gusto vivace esalta i sapori intensi della tradizione locale, regalando un assaggio autentico della cultura enogastronomica della regione.

Prova il tagliere di salumi e pane fritto 

I salumi si sciolgono letteralmente in bocca, rivelando tutta la loro qualità e lavorazione artigianale. Sul tagliere, disposto con cura e armonia, si susseguono fette generose di coppa, il dolce e aromatico crudo di Parma, il prezioso culatello e il tradizionale salame di Felino, veri protagonisti della tavola emiliana. Ad accompagnare queste delizie, una cesta colma di fragrante torta fritta, una specialità parmense che non può mancare: piccoli rettangoli di pasta di pane arricchiti dallo strutto, stesi in sfoglie sottilissime e poi fritti in abbondante olio bollente, fino a diventare croccanti e dorati, perfetti per accompagnare i salumi con il loro contrasto di consistenze.

Non lasciarti sfuggire l’occasione di assaporare anche un tagliere di lardo, delicato e avvolgente, da spalmare sul pane fritto ancora caldo, per un’esperienza di gusto che conquista al primo morso. Per chi cerca un assaggio più soffice e cremoso, la mousse di parmigiano reggiano è un vero must: utilizzata come aperitivo, viene servita spalmata su crostini fragranti, esaltando il carattere deciso e il profumo intenso di uno dei formaggi più celebri al mondo. Ogni boccone racconta la storia di un territorio ricco di sapori autentici, in cui la tradizione culinaria si fonde con la passione per il buon cibo.

Ristoranti a Parma, Osteria il Gallo d'oro

Assaggia le paste ripiene del Ristorante Il Gallo d’Oro

Tra i primi piatti della tradizione parmigiana, le paste ripiene occupano un ruolo di assoluto prestigio. Tra queste, anolini e tortelli d’erbetta sono veri e propri simboli della cucina locale. La sfoglia, tirata ancora rigorosamente a mano, mantiene quella texture ruvida e porosa che permette al condimento di aderire perfettamente, esaltando ogni sapore con un equilibrio ineguagliabile.

Non si può lasciare il ristorante senza assaggiare un tris di tortelli, proposti con ripieni classici e raffinati: patate, ricotta e spinaci, zucca. Semplicemente saltati in padella con burro fuso e generosamente spolverati con parmigiano reggiano, questi tortelli rappresentano una gioia per il palato, capaci di coniugare delicatezza e intensità in ogni forchettata. Per accompagnare questi sapori autentici, il vino rosso della casa si rivela la scelta ideale, perfettamente bilanciato per esaltare e armonizzare ogni portata.

Non andare via senza aver provato il risotto alla Parmigiana, arricchito dalla pregiata presenza del Culatello di Zibello. Sapientemente mantecato e presentato con cura nel piatto, questo risotto è l’essenza stessa della cucina emiliana: semplice, elegante e ricca di carattere. Il Culatello di Zibello, autentico re dei salumi DOP, è prodotto esclusivamente nella provincia di Parma, nel periodo che va da settembre a febbraio, utilizzando maiali allevati nella regione. Un’eccellenza gastronomica che rende omaggio al territorio e alle sue tradizioni, regalando un’esperienza di gusto davvero indimenticabile.

Ristoranti a Parma, Osteria il Gallo d'oro

 

Perchè fermarsi al ristorante gallo D’Oro a Parma

Nel cuore dell’Emilia, la città di Parma vanta non solo un patrimonio artistico e culturale straordinario, ma anche un’identità locale ricca di sfumature. Tra queste, una curiosità linguistica che spesso sorprende chi arriva: gli abitanti della città sono chiamati parmigiani, mentre chi vive nella provincia è definito parmense. Questa distinzione, più sottile di quanto si pensi, riflette non solo una differenza geografica, ma anche un legame profondo con la tradizione e il senso di appartenenza.

Mangiare al Gallo d’Oro significa immergersi proprio in questa realtà fatta di genuinità e radici, dove ogni piatto racconta una storia e ogni sapore richiama la terra che lo ha generato. Non è solo un ristorante, ma un’esperienza autentica, dove la passione per la cucina parmigiana si sposa con l’accoglienza calorosa e un ambiente che unisce il fascino rustico a una cura attenta dei dettagli.

Scegliere il Gallo d’Oro significa lasciarsi guidare in un viaggio culinario che celebra la tradizione, con salumi che si sciolgono al palato, paste fatte a mano e vini che esaltano ogni boccone. È un invito a scoprire Parma con tutti i sensi, a condividere momenti di piacere semplice e autentico, proprio come una vera tavola di famiglia.

Non si tratta solo di mangiare, ma di vivere un’esperienza che resta nel cuore e nella memoria, un piccolo grande tesoro da custodire e raccontare. Perché Parma, qui, si assapora davvero.

Celleno è un piccolo borgo arroccato su una collina della Tuscia, vicinissimo a San’Angelo di Roccalvecce, il famoso paese delle fiabe. Si trova nella provincia di Viterbo e custodisce nelle sue grotte di tufo preziosi segreti e misteriose leggende. Qualcuno dice che tra le sue mura si aggirino persino fantasmi, spiriti benigni che proteggono le rovine di quella che un tempo era una florida realtà contadina. Ma cosa rende questo posto così speciale?? Scopriamolo insieme…

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Celleno. Borgo fantasma della Tuscia

Il vecchio borgo di Celleno è arroccato su uno sperone di tufo e quindi, come la vicinissima Civita di Bagnoregio, soggetto a continue erosioni dovute agli agenti atmosferici e agli smottamenti del terreno. Un tempo era vivace un paese dove gli abitanti si dedicavano alle svariate attività legate all’agricoltura e all’allevamento. Nel corso dei secoli la laboriosità della popolazione è stata messa a dura prova da epidemie e da numerose frane che hanno stravolto la conformazione del territorio. Per questi motivi gli abitanti hanno cominciato ad abbandonare le loro case situate tra le mura del castello e si sono spostati nella zona pianeggiante, lasciando il paese al completo abbandono. Inoltre nei primi decenni del 1900 un terribile terremoto ha distrutto quello che rimaneva dell’elegante centro storico di Celleno, oggi conosciuto come Borgo fantasma.

Celleno. Cosa vedere nel paese fantasma in provincia di Viterbo.
Il borgo di Celleno è arroccato su una collina di tufo. Si accede alla piazza principale da Via del Ponte, il percorso più pittoresco.

Scopri l’itinerario storico

Solo negli ultimi anni un progetto di recupero del territorio ha dato nuova vita a questo borgo sfortunato, salvaguardando i pochi edifici sopravvissuti alle varie catastrofi e rivalutandone la storia e le tradizioni. L’antico centro abitato che si sviluppava intorno al castello medievale ora è diventato un museo a cielo aperto dove sono custoditi numerosi oggetti legati alla vita contadina del passato e dove, quando possibile, si svolgono fiere, eventi e mostre. Segui le stradine del borgo per scoprirne la storia. I monumenti rimasti parzialmente in piedi e le sue antiche mure hanno molto da raccontare.

Cosa vedere a Celleno con i bambini
Il paese fantasma di Celleno è ricco di scorci caratteristici da fotografare e ammirare con calma.

Lasciati avvolgere dal fascino misterioso di Castello Orsini

Al borgo fantasma di Celleno si accede da una piccola e pittoresca salita. Una volta arrivato nella piazza centrale non puoi non rimanere affascinato dall’antico castello che svetta altezzoso su tutta la vallata sottostante. E’ circondato dai resti di piccole abitazioni in pietra e la sua storia è alquanto complicata. E’ stato teatro e spettatore di numerose vicende storiche, dividendosi prima tra Guelfi e Ghibellini per poi divenire di proprietà della famiglia Gatti nel 1400. Dopodichè diventa feudo della famiglia Orsini, della quale tuttora porta il nome. Nel 1973 invece il famoso artista Enrico Castellani si innamora di questo edificio, lo acquista e lo restaura, facendolo diventare la sua dimora. Rimane tra le sue mura fino alla morte, avvenuta pochi anni fa, nel 2017. 

Passeggia in Piazza del Comune

Il Castello Orsini troneggia in Piazza del Comune, dove si affacciano anche i resti di altri palazzi storici di grande interesse storico, come la vecchia Chiesa di San Carlo. Questa piazza era in passato il cuore pulsante di Celleno e qui si svolgeva la vita cittadina, con tutte le sue sfumature. Puoi accedere al centro storico da diversi punti di entrata ma l’ingresso più suggestivo rimane quello di Via del Ponte. Da qui raggiungi la piazza del Comune passando da Porta Vecchia. 

Vai alla scoperta della realtà contadina di Celleno

Dalla piazza principale si diramano alcune viuzze dove camminare alla scoperta delle vecchie botteghe artigiane. Le grotte di tufo, un tempo adibite ad abitazioni o botteghe, raccolgono arnesi ed utensili dei vecchi mestieranti del borgo. Passeggia lungo tutto il perimetro delle mura e visita i piccoli e spartani antri dove un tempo gli abitanti di Celleno solevano abitare, lavorare, fare il vino o il pane.

L’antico forno, le vecchie stalle, le cantine, il negozio del ciabattino sono solo alcune delle stanze museo dove perderti nelle tradizioni del borgo fantasma. Attraverso gli oggetti del passato e grazie ai pannelli che ne raccontano la storia, puoi immergerti nella memoria del paese a 360°.

Visita la mostra delle macchine parlanti

Nell’antica Chiesa di San Carlo trovi uno straordinario percorso espositivo di oggetti parlanti appartenenti al passato. Grammofoni meravigliosi e ancora perfettamente funzionanti, radio, fonografi e vecchi telefoni ti catapultano in epoche antiche, facendoti conoscere la storia delle prime tecnologie audiovisive. A supportarti nella visita trovi il collezionista Mario Valentini, proprietario degli esemplari d’epoca che puoi vedere nella vecchia chiesa.

La sua passione per il vintage traspare da ogni parola e mentre ti accompagna nel percorso ti emoziona con le sue spiegazioni e accarezza con mano gentile ogni oggetto che ti presenta, come se fosse in vita, come se avesse un’anima da preservare. La mostra è aperta al pubblico nei week end e l’ingresso è libero. Dinanzi la chiesa stazionano inoltre alcune moto Bianchi appartenenti agli anni cinquanta e sessanta, un ulteriore salto nel passato che puoi fare nel borgo di Celleno. 

Celleno, cosa vedere con i bambini nel paese fantasma.
Il piccolo ma ben fornito museo delle macchine parlanti è una delle tappe da fare assolutamente nel paese fantasma di Celleno.

Entra nel piccolo Museo della ceramica

All’interno del Museo della Ceramica sono stati recentemente ricollocati, a seguito di un attento restauro, alcuni straordinari esempi di maiolica arcaica databili tra il XIII e il XIV secolo. Questi reperti provengono dal cosiddetto Leggendario Butto, un deposito di rifiuti domestici riconducibile a una residenza medievale di dimensioni eccezionalmente ampie. Si trattava di un vero e proprio “immondezzaio” dell’epoca, dove venivano gettati avanzi di pasto, contenitori ceramici rotti o non più utilizzabili, offrendo così agli studiosi preziose testimonianze sulla vita quotidiana del tempo. L’Università della Tuscia ha condotto un’importante attività di studio su un lotto di circa 8.000 frammenti ceramici provenienti da questo sito, fortunatamente salvati da un tentativo di trafugamento avvenuto nel 1975.

Celleno, cosa vedere nel borgo fantasma in provincia di Viterbo

Sempre all’interno del percorso espositivo, che rappresenta un ulteriore affascinante scorcio sulla vita quotidiana del passato, trovi un reperto di grande rilevanza archeologica, un raro glirarium, un contenitore utilizzato per l’allevamento e l’ingrasso dei ghiri, considerati una prelibatezza nella dieta etrusca, oltre a numerosi utensili domestici risalenti al IV secolo a.C. Questi oggetti ci offrono uno spaccato vivido e concreto delle abitudini e dell’organizzazione familiare in epoca etrusca, restituendoci la dimensione più umana e quotidiana di una civiltà tanto affascinante quanto sofisticata.

Celleno. Borgo fantasma della Tuscia, cosa vedere, dove mangiare

Affacciati dal belvedere

Percorri poi l’antica Via Maggiore, un sentiero delimitato da una staccionata in legno da entrambi i lati, e prosegui fino al balcone che da sulla vallata sottostante. Da qui hai una vista strepitosa sulla Valle dei Calanchi, una zona argillosa formatasi con l’erosione dei rilievi circostanti dovuta alle piogge e al vento. Il percorso è arricchito da numerosi oggetti d’antiquariato, seguendo la scia delle grotte del borgo fantasma. Guarda bene ai lati della staccionata e divertiti a cercare con i bambini i più strani arnesi da lavoro del passato. 

Celleno, cosa vedere nel paese fantasma in provincia di Viterbo
Il sentiero che porta al belvedere e gira intorno al paese fantasma di Celleno è impreziosito da diversi oggetti vintage legati al mondo contadino. Divertiti a cercare gli attrezzi da lavoro con i bambini!

Partecipa alla festa delle ciliegie

Tra le suggestive vie dell’antico borgo di Celleno, torna anche quest’anno uno degli appuntamenti più attesi della stagione: la Festa delle Ciliegie. Dal 6 all’8 giugno 2025, il paese si veste a festa per accogliere visitatori, curiosi e appassionati in un fine settimana ricco di colori, tradizioni e sapori autentici.

L’evento celebra uno dei frutti simbolo del territorio, la ciliegia, con un ricco programma di iniziative che coinvolge l’intero centro storico. Non mancheranno, naturalmente, le specialità gastronomiche a base di ciliegie: tra tutte, le celebri Frittelle di Ciliegia, preparate secondo ricette tradizionali e amatissime da grandi e piccoli, e la straordinaria Crostatona, una crostata lunga circa 20 metri, simbolo dell’ingegno e della convivialità della comunità cellenese. Gli stand gastronomici offriranno inoltre l’opportunità di degustare piatti tipici e prodotti locali, in un percorso di sapori che rende omaggio alla ricchezza culinaria della Tuscia.

Tra gli eventi più attesi, si distingue il divertente e ormai leggendario Campionato dello Sputo del Nocciolo, una singolare competizione, che si svolge nel caratteristico “Sputodromo” di Celleno”, situato dinenzi la piazza del Comune, appositamente graduata in metri per una misurazione ufficiale e precisa. Il regolamento è rigoroso e ben collaudato: ogni partecipante ha diritto a due tentativi per lanciare, con la sola forza del fiato, il nocciolo della ciliegia il più lontano possibile. Le categorie in gara includono uomini, donne e bambini, in una sfida appassionante e ironica che coinvolge tutta la comunità. Il record da battere? Ben 22 metri, un’impresa che ancora oggi resiste al tempo e ai lanci più agguerriti!

Visita la Chiesa di San Rocco

Ubicata all’ingresso del Rione Borgo, in posizione extra moenia rispetto al nucleo fortificato del paese, la Chiesa di San Rocco rappresenta un importante punto di riferimento religioso e storico per la comunità cellenese. Intitolata al santo taumaturgo morto nel 1327, la chiesa è dedicata a San Rocco, figura centrale nella devozione popolare del Centro Italia e, in particolare, dell’Alto Lazio, venerato come potente protettore contro le epidemie e le pestilenze.

Elemento architettonico di straordinaria eleganza è il portale principale della chiesa, in pietra scolpita, che si distingue per l’equilibrio compositivo e la raffinatezza degli intagli. Secondo alcuni studiosi e critici d’arte, tale portale sarebbe stato realizzato assemblando pregevoli elementi sepolcrali provenienti dall’antica città di Ferento, la cui distruzione vide anche la partecipazione degli abitanti di Celleno. A suggello della sua importanza, al centro della parte superiore del portale è collocato un imponente stemma in pietra della nobile famiglia Orsini, signori del luogo e protagonisti della storia politica e culturale del territorio.

All’interno della chiesa, nella zona presbiteriale, si conserva uno dei tesori artistici più significativi di Celleno: un singolare e suggestivo Crocifisso ligneo, custodito all’interno dell’urna dell’altare maggiore. L’opera, databile tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, si distingue per l’intensità espressiva e la finezza esecutiva, tanto da essere accostata da alcuni esperti a un altro Crocifisso ligneo, di scuola donatelliana, conservato nell’antica Cattedrale di San Donato, a Civita di Bagnoregio.

Il monumento, arricchito da eleganti decorazioni, dorature e figure scolpite, rappresenta un eccezionale esempio di arte barocca sacra. La sua rilevanza storica, artistica e devozionale ha portato al suo riconoscimento come Monumento Nazionale, oggi tutelato dal Ministero delle Belle Arti, a testimonianza dell’impegno nella conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale di Celleno.

Celleno. Borgo fantasma della Tuscia, cosa vedere, dove mangiareDove mangiare a Celleno, borgo fantasma della Tuscia

C’è solo un luogo in Italia, e probabilmente al mondo, dove è possibile vivere un’esperienza gastronomica tanto originale quanto deliziosa: gustare un intero menù, dagli antipasti ai dessert, preparato esclusivamente con leciliegie locali, il frutto simbolo di Celleno. 

I ristoratori locali, nel periodo che abbraccia la famosa Festa delle ciliegie, propongono piatti inediti e ricercati, esaltando la versatilità della ciliegia come ingrediente protagonista, capace di sorprendere anche i palati più esigenti. Tra i luoghi imperdibili dove vivere questa esperienza c’è il Bar Ristorante San Rocco, incantevolmente affacciato sulla campagna della Tuscia, da cui si gode una vista suggestiva che accompagna con eleganza ogni portata.

Il menù ideato per la Festa delle Ciliegie propone un percorso gastronomico completo, in cui la creatività degli chef si unisce alla genuinità del prodotto locale. Tra le proposte più apprezzate spicca il risotto alle ciliegie di Celleno, un piatto sorprendente che coniuga la dolcezza del frutto con la sapidità del brodo e la cremosità del riso, in un perfetto equilibrio di contrasti. Non mancano poi antipasti sfiziosi, carni aromatizzate con riduzioni di ciliegia, contorni in agrodolce e, naturalmente, dessert.

Celleno. Borgo fantasma della Tuscia, cosa vedere, dove mangiareOgni piatto racconta una storia di territorio, passione e tradizione, in un’armonia di sapori che rende omaggio alla ciliegia non solo come simbolo agricolo, ma anche come ingrediente gourmet. Gustare questi piatti significa immergersi pienamente nell’atmosfera festosa di Celleno, tra convivialità, paesaggi incantevoli e profumi di cucina che si perdono tra i vicoli del borgo antico.

Prima di andar via… adotta un piccolo fantasma!

Ai piedi della rocca di Celleno trovi un delizioso bazar dove comprare piccoli souvenir e adottare un fantasma! Si, proprio così… Di notte il figlio della proprietaria gira nel borgo di Celleno, tra rovine e ruderi, per catturare fantasmi. Li mette poi in boccette di vetro e li da in adozione affinchè ogni bambino ( ma vale anche per gli adulti!) possa avere il suo fantasma porta fortuna sempre con se. Quando vuoi svegliarlo basta agitare la boccetta e in un batter d’occhio vedrai il tuo fantasma illuminarsi! 

 

Fermati a visitare il convento di San Giovanni

Prima di lasciare Celleno fermati a visitare il Convento di San Giovanni Battista, un edificio posto proprio all’entrata della città nuova. Risale al 1600 ed è stato edificato da Paolo V allo scopo di dare alloggio ai religiosi che curavano le anime dei cellenesi. Si snoda attorno alla già esistente Pieve Romanica di San Giovanni e gira intorno al chiostro affrescato con dipinti di San Francesco, dove si trovano le vecchie celle dei frati. Oggi il convento è diventato un alloggio turistico e ospita numerosi eventi nell’arco dell’anno. Puoi vederne solo l’esterno ma vale la pena ammirarne le mura e il giardino che si trova al di la del cancello d’entrata.

Celleno, cosa vedere nel paese fantasma della Tuscia

Perchè fermarsi a Celleno

Ogni edificio, ogni viuzza, ogni oggetto che trovi a Celleno racconta qualcosa di questo luogo, dalle sue origini al suo abbandono. Il mistero ti avvolge dal primo passo e ti rapisce trasportandoti in un atmosfera sospesa nel tempo, quasi surreale. L’immaginazione va ben oltre, oltrepassa le grotte di tufo e ti porta in tempi lontani, tra gente umile e devota al lavoro. La visita al borgo fantasma è un esperienza unica, da fare anche con i bambini i quali, affascinati da questi oggetti così particolari, molto lontani da quelli ultra tecnologici che sono soliti usare, si lasciano guidare nel percorso facendo domande e chiedendo informazioni su ogni cosa che vedono. 

 

Parco Natura Viva è un enorme area zoologica,non lontano dal lago di Garda. Si trova precisamente a Bussolengo, in provincia di Verona, e ospita circa 250 specie di animali diversi. 

Parco Natura Viva a Bussolengo

Prima di entrare nel parco Natura Viva munisciti di cappellini e bottigliette d’acqua perché si cammina molto a piedi sotto il sole. Con i passeggini è un po’ faticoso fare il percorso pedonale perché è tutto in salita, ma noi ci siamo riusciti grazie alla forza di papà! Armati di mappa perché i sentieri sono molti e si intersecano tra loro, quindi ti capiterà sicuramente di ritrovarti in un posto già visitato. Fai attenzione ai cartelli lungo il percorso perchè sono un valido aiuto per orientarti. Il giro a piedi dura più o meno 3/4 ore, ma comprende anche diverse soste nei punti di ristoro. Sono sparsi nel parco e tutti segnalati nella mappa. E’ possibile portarsi dei panini che puoi consumare nell’ area picnic. Qui c’è anche un delizioso parco con playground di legno per far giocare un po’ i bambini.

Il percorso faunistico pedonale

Lungo il percorso Faunistico puoi incontrare gli animali di tutti e cinque i continenti. Molto bella è la zona delle giraffe, seguita da quella degli elefanti. Devo dire che gli animali hanno vasti spazi a disposizione e sono tenuti benissimo. Ai bambini è piaciuta tantissimo l’area Madagascar, dove hanno potuto ammirare dal vivo i famosi personaggi dell’omonimo film: i lemuri!!

Nel Parco Natura Viva, a Bussolengo, Si fanno simpatici incontri. Divertiti a guardare i lemuri giocare nel loro habitat!
Nel Parco Natura Viva, a Bussolengo, Si fanno simpatici incontri. Divertiti a guardare i lemuri giocare nel loro habitat!

Durante la passeggiata nel Parco Natura Viva abbiamo incontrato orsi, bradipi, la tigre siberiana e tantissime altre specie di animali, tra cui tanti pappagalli variopinti nella grande voliera che li ospita. Bellissima è stata anche la visita nel rettilario, dove abbiamo ammirato serpenti, iguane, lucertole e insetti di tutti i tipi. Usciti dal rettilario ci siamo trovati nel parco che ospita le grandi testuggini delle Seychelles. Che incanto!

Ma la parte più divertente è stata la fattoria! Un’area recintata a cui si può accedere liberamente, e ci si trova a contatto con caprette dispettose, porcellini d’India e pecorelle: i bambini qui si sono divertiti tantissimo. Ci sono dei distributori di cibo a pagamento e si può dar da mangiare a volontà ai piccoli amici. Le caprette fanno a gara per avere la loro porzione e i bambini si divertono un mondo a stare così a stretto contatto con gli animali.

Parco Natura Viva a Bussolengo. Il Safari

Ora passiamo alla parte più avventurosa: il Safari. E’ un circuito con accesso separato a cui si accede con la propria automobile, ma se non ricordo male è possibile affittare delle Jeep prima di entrare. Non si corre nessun pericolo perché gli animali sono tutti tranquilli e controllati, ma è possibile che tu abbia un incornata all’auto da parte di un caprone. Se hai una berlina serie oro forse è il caso di affittare un mezzo più consono. Mostra il biglietto alla cassa e ti daranno un regolamento da rispettare assolutamente. Mi raccomando non abbassare mai i finestrini dell’auto, le giraffe riescono a infilarci la testa e a sbavarti sui sedili. Durante il Safari si attraversano gli habitat degli animali africani…incontrerai struzzi, antilopi, leoni, iene e ghepardi.

Il tempo di percorrenza del percorso del Safari è di circa 40 minuti, non si può assolutamente scendere dall’auto e non ci sono ne wc ne punti di ristoro. Quindi provvedi prima di entrare a soddisfare ogni bisogno fisiologico.

Il Parco Natura Viva a Bussolengo è un luogo meraviglioso per passare una giornata immersi nella natura con i bambini.
Il Parco Natura Viva a Bussolengo è un luogo meraviglioso per passare una giornata immersi nella natura con i bambini.

Orari e biglietti del Parco Natura Viva 

Parcheggiata l’auto ( 2,00 € la quota giornaliera del parcheggio), raggiungi una delle due casse disponibili per fare il biglietto. Essendo due sezioni, il Percorso faunistico pedonale e il Safari, troverai due casse ma in entrambe potrai acquistare i tickets per tutti e due i percorsi. Puoi anche optare per fare i biglietti on line sul sito ufficiale. Poi scegli quale attività fare per prima. Ti consiglio di fare prima il Safari perché chiude alle 16.00, mentre il percorso pedonale rimane aperto fino alle 19.00 nei festivi. Il biglietto per i due percorsi costa 25,00 €, è gratis per i bimbi sotto i 5 anni.

Perché andare al Parco Natura Viva

Visitare il Parco Natura Viva è un esperienza meravigliosa, soprattutto per i più piccoli. E’ il luogo ideale per le famiglie, soprattutto con bambini in età scolastica. Le aree attrezzate per i pic nic e le aree gioco poi ne fanno un posto accogliente, da poter vivere con serenità. Passeggiare nel parco a stretto contatto con la natura e con le diverse specie faunistiche accresce lo stupore e le sensazioni positive nei bambini, diventando, a tratti, una missione educativa e non solo una visita proiettata al divertimento. Se ti trovi nella zona del lago di Garda  ti consiglio davvero di fare una visita qui e di partecipare con i bimbi ai diversi laboratori in programma tra le varie ambientazioni sparse nel parco.

Organizzare un viaggio on the road con i bambini è più semplice di quanto possa sembrare. Al di la delle poche accortezze da tenere su strada e nei comportamenti personali è necessario preparare l’auto per evitare ogni imprevisto. Se hai bambini in auto è essenziale avere tutto quello che occorre per intrattenerli e per gestire eventuali intoppi, che muovendosi su strada è possibile riscontrare. Per viaggiare on the road è necessario avere un grande spirito di adattamento e una naturale propensione al problem solving.

Puoi preparare un itinerario dettagliato e ben studiato ma non è detto che arriverai a destinazione senza qualche piccolo problema da risolvere. Per questo è bene preparare il mezzo che ti accompagnerà nelle tue avventure nel migliore dei modi. Vediamo dunque cosa bisogna avere in auto per viaggiare serenamente on the road con i bambini.

Cosa avere in auto per viaggiare on the road con i bambini

Munisciti di un kit di emergenza

Non puoi intraprendere un viaggio in auto senza avere a bordo un kit per le emergenze. L’imprevisto è sempre dietro l’angolo e bisogna essere attrezzati per risolverlo nel migliore dei modi. Munisciti di un set che comprenda ogni possibile articolo di cui tu possa avere bisogno, come giubbotto di sicurezza o un carica batterie per l’auto. Il kit di Qlouni comprende anche un triangolo riflettente, un poncho per la pioggia, guanti, funi da traino, un martello di sicurezza ed altri piccoli attrezzi necessari al primo soccorso. In più è contenuto in una pratica borsa di stoccaggio da tenere nel portabagagli con poco ingombro.

Tieni l’auto in ordine con il multitasche da sedile

Se sei amante dell’ordine e della praticità e viaggi con i bambini devi assolutamente avere il multitasche da sedile. Il pratico organizzatore è realizzato in tessuto resistente all’acqua ed è facilissimo da pulire. Inoltre protegge il sedile da graffi perchè copre completamente la parte posteriore, esposta ai calci dei bimbi. L’organizer di Tsumbay ha molte tasche porta oggetti nelle quali puoi organizzare il necessario per intrattenere i bambini. Dispone inoltre di un vassoio pieghevole che può diventare una piccola scrivania o un supporto per il pranzo. Il tavolino può sostenere fino a 15 chili di peso. Che dire poi della comoda e utilissima pattumiera? Quante volte hai dovuto raccogliere cartacce, bucce e briciole sui sedili? Grazie a questo organizer disponi di un piccolo bidone della spazzatura dove contenere i rifiuti. In più hai una tasca per la borraccia, una per riporre i telefoni e i carica batterie e, non plus ultra, una comoda tasca dove riporre il tablet! Una volta chiuso diventa quasi invisibile. 

Cosa avere in auto per viaggiare on the road con i bambiniCosa avere in auto per viaggiare on the road. Prepara una busy bag

Se viaggi con i bambini è necessario partire ben organizzati. Puoi preparare una busy bag, una borsa in cui mettere tutti i giochi da poter fare in auto. Deve essere poco ingombrante e contenere piccoli giochi, tra i quali il peluche della nanna e il giocattolo preferito dei tuoi bambini. Puoi mettere nella busy bag album da colorare, stickers e figurine. Evita invece giochi da montare o che contengono piccoli pezzi che potrebbero perdersi nell’abitacolo. Porta sempre con te un libro e prepara anche una playlist per il viaggio con le canzoni che più amano ascoltare. Per avere i giochi sempre a disposizione in auto puoi optare per il pratico contenitore 2 in 1 di ZB Zealboom, una pratica borsa per giocattoli con tappetino incorporato. E’ la soluzione perfetta per conservare tutto in maniera ordinata. In più puoi usare il pratico tappetino da gioco durante un pic nic o per passare il tempo in spiaggia. Il tappeto di tela raccoglie in un istante i giochi e ti permette di riporli immediatamente all’interno del contenitore. 

Se i giochi nella busy bag non dovessero bastare puoi sempre usare la fantasia e creare occasioni di intrattenimento cantando o facendo i classici giochi verbali come “Sta passando un treno carico di….” Il risultato è quasi sempre assicurato. 

Organizza il bagagliaio

Oltre alle valigie è utile tenere nel bagagliaio un organizer in cui tenere tutti gli oggetti indispensabili per il viaggio. Scegli contenitori realizzati in tessuto impermeabile e diviso in pratici scomparti con divisori removibili. Puoi fissarli al bagagliaio con le apposite cinghie oppure legarli allo schienale dei sedile per impedirgli di muoversi durante le brusche frenate. Gli organizer dovrebbero disporre di tre/quattro pratici scomparti in cui tenere ad esempio fazzoletti di carta, un plaid, salviettine disinfettanti, posate di plastica e bottiglie di acqua, evitando che vadano a zonzo per l’abitacolo. L’ingombro è minimo e molti sono anche ripiegabili, se hai bisogno solo di metà della loro capienza. Inoltre una volta chiusi diventano più piccoli di una borsa per pc. 

Ricorda di mettere le tendine parasole per i bambini

Per proteggere i tuoi bambini dai raggi del sole durante il viaggio apponi sui finestrini le tendine di protezione.  Quelle di ultima generazione garantiscono una protezione dai raggi UV al 99% e sono autoaderenti, quindi non hanno scomode ventose che si possono facilmente staccare. Sono facili da usare e non lasciano residui sui finestrini. In più danno serenità ai bambini grazie alle stampe colorate dei loro personaggi preferiti. 

Cosa avere in auto per viaggiare on the road con i bambiniPorta con te un piccolo frigo da viaggio

Se hai intenzione di fare un viaggio on the road con i bambini ti consiglio di comprare e tenere in auto un piccolo frigo portatile. E’ ideale per tenere sempre a portata di mano il cibo fresco come il latte, lo yogurt e la frutta, evitando per quanto possibile di mangiare snack confezionati. La borsa frigo di Amazon Basic ad esempio ha una capienza di venti litri ed è perfetta per una famiglia poco numerosa. E’ perfetta per mantenere cibi e bevande a temperatura di 14 gradi durante i viaggi medio-lunghi. E’ comoda anche se devi trasportare medicine particolari e puoi utilizzarla al ritorno per mantenere freschi i souvenir gastronomici comprati in vacanza! 

Ultimi consigli per viaggiare on the road con i bambini

Se viaggi con i bambini devi essere pronto ad ogni evenienza. Tieni sempre in auto fazzoletti di carta e salviette imbevute, nonchè amuchina e un sacchetto con i medicinali essenziali. Ricordati di controllare i documenti. Munisciti di impermeabili ( vanno bene anche quelli usa e getta) e di un cambio per i bambini, che sudano o si sporcano facilmente in auto. Essenziale avere sempre qualche snack a disposizione perchè non sempre è possibile fermarsi nei punti di ristoro.

Tieni sempre un plaid in auto se viaggi in inverno e ricordati i carica batterie di cellulari e tablet. Inoltre porta acqua in grande quantità. In viaggio non riuscirai a trovare spesso fontane con cui riempire le borracce. In vacanza i bambini sono con te 24 ore su 24 e ti potrà capitare di perdere la pazienza o di non riuscire a gestire urla e capricci. Non farti prendere dal panico o dalla rabbia e cerca di gestire la situazione con calma. Per viaggiare in auto è essenziale che nell’abitacolo ci sia armonia. 

 

Se stai programmando un viaggio on the road in Umbria con i bambini inserisci nel tuo itinerario La città della domenica. E’ uno dei primi parchi faunistici nati in Italia, realizzato alla fine degli anni ’50 dal figlio della famosa stilista Luisa Spagnoli, Mario. Si trova a pochi minuti di auto da Perugia e racchiude non solo un meraviglioso e popolato percorso faunistico, ma accoglie genitori e bambini con installazioni fiabesche e misteriosi boschi parlanti. 

La città della domenica

Conosci la storia del parco?

La rigogliosa collina sulla quale si espande La città della domenica un tempo era chiamata “Monte Pulito” perchè era completamente priva di ogni forma di vegetazione. Per poterla trasformare in un parco faunistico e renderla dunque produttiva ha dovuto subire diverse operazioni di dissodamento, avvenute con l’utilizzo di cariche esplosive. Inizialmente è stata popolata da un uliveto e utilizzata come punto di ritrovo domenicale ( da qui deriva il nome ), grazie alla creazione di una Country House e di un centro di tiro a piattello. Un passo alla volta però il parco si è riempito di attrazioni per bambini, di ristoranti e di percorsi dedicati, aprendo definitivamente al pubblico nel 1963.

cosa fare a perugia con i bambini. la città della domenica
Uno dei posti più belli da vedere con i bambini nei dintorni di Perugia è La città della domenica, un parco completo dove passeggiare tra i sentieri faunistici e giocare tra le divertenti attrazioni tematiche.

Segui il percorso faunistico de La città della domenica

Una volta varcata la soglia de La città della domenica vieni catapultato in un’atmosfera d’altri tempi. All’ingresso trovi il benvenuto della mascotte del parco, l’asinello Burro, che assieme al Capo Apache dà inizio al tour della giornata. Inizia quindi la tua passeggiata seguendo il percorso faunistico. Le specie animali che vivono all’interno del parco sono davvero tantissime. Puoi incontrare daini, cervi, lama o bufali americani ma anche cincillà e pappagalli. La vegetazione del parco inoltre è più che florida. Pioppi, ippocastani, cedri e cipressi popolano i sentieri del parco creando un’ambiente naturale in cui ristorare i polmoni e la mente. 

Fai una visita in fattoria

Presso la Città della domenica trovi anche una deliziosa fattoria dove incontrare animali da cortile come galli, papere e asini. La mission del parco è anche il ripopolamento di specie italiche in via di estinzione, come la capra di Montecristo e l’asinello sardo. Queste sono solo alcune delle specie salvate dalla struttura che, grazie anche all’intervento della facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Perugia, qui sono protette e monitorate. Alla Città della domenica gli animali godono di ampi recinti e si adattano facilmente alle condizioni ambientali e climatiche del territorio umbro. 

La città della domenica. Cosa fare a Perugia con i bambini.
Nella fattoria ci sono tanti esemplari di animali da cortile, ma anche un lama! Gli asinelli sardi sono una delle specie protette della Città della domenica.

Cerca il Bosco delle Fiabe

Passeggiando tra i percorsi del parco incontri poco per volta le varie attrazioni, tra le quali trovi anche un maneggio, una pista di go-kart e un laghetto dove i bambini possono divertirsi a pilotare un gommone. Puoi inoltre perderti in un magico labirinto e giocare in un vero fortino Apache, cercando pepite d’oro nel villaggio dei Pellerossa. E perchè non leggere insieme un libro di favole? Nel Bosco delle Fiabe puoi entrare nella casetta di Cappuccetto Rosso e scovare il lupo che cerca di mangiarsi la nonnina, mentre nel cottage dei sette nani Biancaneve mette in ordine e prepara da mangiare per i suoi amici. Passa poi a trovare Pinocchio e sbircia all’interno della bottega di Mastro Geppetto! Nella Città della domenica trovi anche il grande castello della Bella Addormentata, ma è nascosto nella folta vegetazione. Divertiti a cercare le sue guglie rosa! 

Hai mai visto un albero parlante?

Nella Città delle Domenica trovi anche un magico bosco pieno di alberi parlanti. Non è facile vederli, ma per trovarli puoi utilizzare i canocchiali sparsi tra i sentieri. Noi siamo stati attenti a sentirne le vocine che, portate dal vento, ci hanno guidato ad ogni albero parlante. Siediti al fresco delle fronde e ascolta cos’hanno da dirti…

Sei quasi alla fine del percorso quindi prenditi tutto il tempo che ti occorre per goderti la preziosa amicizia degli alberi parlanti. 

Partecipa agli eventi in programma alla Città delle Domenica

Nelle aree del parco ci sono numerosi eventi in programma, ideali per tutti i membri della famiglia. Puoi divertirti a fare una caccia al tesoro o a raccogliere pepite d’oro con il Capo Apache, ma puoi anche vedere i falconieri all’opera. Infatti nel parco vanno in scena aquile, grifoni, falchi e gufi con spettacolari coreografie aeree. Prima di andar via arrampicati nel Missile USA che si trova proprio in cima alla collina. E’ uno dei punti panoramici più alti di Perugia e regala una vista spettacolare su tutto il territorio circostante.

La città della domenica. Parco giochi di Perugia.
Non lasciare La Città della domenica senza aver comprato un souvenir del parco. Puoi trovare il peluche della mascotte Burro e tanti oggetti in legno con cui giocare.

Perchè visitare la Città della Domenica con i bambini

La Città della Domenica offre momenti di straordinario stupore. I sentieri faunistici sono una continua scoperta e gli animali sono abituati alla presenza dell’uomo tanto da lasciarsi accarezzare. Le attrazioni sono poche ma ben fatte ed essendo immerse nel fitto bosco creano un’atmosfera molto particolare. Sembra davvero di essere in un libro di fiabe soprattutto perchè le riproduzioni dei villaggi sono a misura di bambino. All’interno del parco puoi fare un pic nic o approfittare delle aree ristoro tematizzate sparse sulla collina, per pranzare e riposarti. Il percorso è molto lungo, ma essendo ben coperto dagli alberi anche in estate regala frescura e permette di passeggiare in tutta serenità. La Città della domenica ha anche un Rettilario, uno dei più importanti in Europa. Al suo interno sono riprodotti veri e propri habitat naturali per i piccoli ospiti e puoi quindi scoprire le abitudini di alligatori, caimani e serpenti. Per i patiti dei dinosauri poi c’è un percorso evoluzionistico dedicato ai fossili e alla preistoria. Il biglietto di entrata al Rettilario è compreso nel biglietto di ingresso.

Trovi La città della Domenica in Via Col di Tenda 140, Ferro di Cavallo – 06125 Perugia – Italia

Palermo, capoluogo della Sicilia, è una città ricca di storia, cultura e paesaggi straordinari. Passeggiando tra le sue strade si può ammirare un mix affascinante di influenze arabe, normanne e barocche che rendono questo luogo unico. Per esplorare al meglio la città e i suoi dintorni, il modo ideale è optare per un affitto auto Palermo, che permette di muoversi in libertà e scoprire ogni angolo nascosto della regione.

Palermo e i suoi dintorni

I tesori di Palermo

Palermo offre numerosi punti di interesse che meritano una visita. Tra i luoghi imperdibili trovi la Cattedrale di Palermo, un capolavoro architettonico che combina elementi normanni, gotici e barocchi. Al suo interno si trovano le tombe di diversi sovrani normanni. Visita anche il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina, un sito UNESCO che racchiude straordinari mosaici bizantini e rappresenta uno dei simboli della città. Non perderti inoltre il Mercato di Ballarò, un’esperienza sensoriale unica, tra colori, profumi e sapori tipici della tradizione siciliana. Non lasciare la città senza aver visto il Teatro Massimo, uno dei più grandi teatri d’opera d’Europa, noto per la sua acustica straordinaria e la sua imponente struttura.

Palermo e i suoi dintorni. Cosa vedere in sicilia. Grazie a un affitto auto Palermo, è possibile visitare anche attrazioni meno centrali come il Santuario di Santa Rosalia, situato sul Monte Pellegrino, da cui si gode una vista spettacolare sulla città.

Escursioni nei dintorni di Palermo

Oltre alle bellezze della città, i dintorni di Palermo offrono paesaggi incredibili e borghi pittoreschi facilmente raggiungibili in auto:

  • Monreale: Situata a pochi chilometri da Palermo, è famosa per la sua Cattedrale con mosaici dorati di straordinaria bellezza.
  • Cefalù: Uno dei borghi più affascinanti della Sicilia, con una spiaggia incantevole e un centro storico ricco di fascino.
  • Riserva Naturale dello Zingaro: Un paradiso per gli amanti della natura, con sentieri panoramici e calette di acqua cristallina.
  • San Vito Lo Capo: Celebre per la sua spiaggia di sabbia bianca e il mare turchese, un luogo perfetto per rilassarsi e godersi il sole.
  • Segesta: Un’antica città greca che ospita un magnifico tempio dorico e un teatro con una vista spettacolare sulle colline siciliane.
  • Erice: Un borgo medievale situato su un monte, noto per le sue stradine in pietra, i panorami mozzafiato e i dolci tipici come le genovesi alla crema.

Palermo e i suoi dintorni. Cosa vedere in sicilia. I vantaggi di noleggiare un’auto a Palermo

Affittare un’auto a Palermo offre numerosi vantaggi. Oltre alla comodità di spostarsi senza vincoli di orario, permette di visitare luoghi difficilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. Inoltre, si ha la libertà di organizzare il proprio itinerario su misura, scegliendo tappe e tempistiche in base alle proprie esigenze.

Come noleggiare un’auto a Palermo

Noleggiare un’auto a Palermo è semplice e veloce. Gli autonoleggi sono disponibili sia all’aeroporto Falcone-Borsellino che in diversi punti della città. Per ottenere il miglior servizio, è consigliabile prenotare in anticipo, soprattutto in alta stagione. Di seguito trovi alcuni suggerimenti utili:

  • Confronta le offerte online su www.economybookings.com per trovare il miglior prezzo.
  • Verifica le condizioni del noleggio, come l’assicurazione e il chilometraggio incluso.
  • Scegli un’auto adatta alle tue esigenze, considerando la presenza di strade strette nei centri storici.
  • Controlla il serbatoio di carburante: alcune compagnie richiedono la restituzione con il pieno.
  • Informati sulle regole di parcheggio in città per evitare multe impreviste.

Grazie a un affitto auto Palermo, il viaggio diventa un’esperienza ancora più ricca e personalizzata, permettendo di scoprire la Sicilia in tutta la sua bellezza e autenticità.

Perchè visitare Palermo e i suoi dintorni

Palermo e i suoi dintorni rappresentano una destinazione perfetta per chi desidera un viaggio all’insegna della cultura, del buon cibo e dei panorami mozzafiato. Con un’auto a noleggio, si ha la libertà di esplorare ogni angolo di questa terra straordinaria senza limitazioni. Non resta che preparare l’itinerario e partire alla scoperta della Sicilia!

Non dimenticare di assaporare la cucina locale, con piatti tipici come le arancine, la pasta con le sarde e il cannolo siciliano. Palermo offre un’esperienza gastronomica senza pari, rendendo ogni viaggio un’avventura anche per il palato. Con un’auto a noleggio, potrai facilmente raggiungere i migliori ristoranti e pasticcerie della zona per gustare le specialità locali autentiche.

Norcia è una delle città più intriganti dell’Umbria ed è famosa soprattutto per aver dato i natali a San Benedetto, fondatore dell’ordine dei frati benedettini. Nonostante il devastante terremoto del 2016, di cui ancora si vedono le tracce e i crolli, Norcia continua ad accogliere i turisti offrendo esperienze di soggiorno entusiasmanti. La città infatti non solo esibisce monumenti storici di grande rilievo ma dispone di numerose attività da praticare immersi nella natura della Valnerina. Menzione a parte va alla gastronomia locale che vanta prodotti tipici di alta qualità, come il tartufo nero e le lenticchie di Castelluccio. Scopriamo insieme Norcia e cosa vedere durante un viaggio on the road in Umbria.

Norcia. Cosa vedere

Passeggia nel centro storico

Norcia si trova immersa nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in provincia di Perugia. In origine il suo nome era Nursia, dall’etrusco Northia, nome appartenente alla dea della fortuna. Nell’ottobre del 2016, in seguito al fortissimo sisma che ha spazzato via interi paesi nella zona, il centro storico di Norcia e i suoi dintorni sono stati purtroppo gravemente danneggiati.

Norcia, cosa vedere durante un viaggio in Umbria.
Norcia è circondata da antiche mura sulle quali si aprono in 7 porte, che in passato erano le entrate dei 7 piccoli quartieri in cui era suddiviso il borgo.

Nonostante le impalcature e le zone rosse ancora inaccessibili la popolazione ha reso la città e soprattutto il centro storico in grado di poter accogliere turisti, riaprendo ove possibile le attività e le strutture ricettive.

Ammira la Piazza di San Benedetto

Le cicatrici del terremoto come già detto sono ancora da rimarginare. Nonostante ciò il centro storico di Norcia rimane affascinante come sempre e la sua bellezza si concentra proprio in Piazza San Benedetto. L’arte, la storia e la cultura della città pulsano in questa piazza dedicata al santo patrono, protettore del borgo e dei suoi abitanti. Gli edifici in stile rinascimentale conservano tutto il fascino del passato che rappresentano. In particolare qui trova sede la Castellina, una residenza fortificata edificata nel 1500 per diventare residenza stabile dei prefetti pontifici ad oggi divenuta sede del Museo Civico e Diocesano. 

Norcia, cosa vedere durante un viaggio in Umbria.
In centro storico di Norcia è ancora in fase di riordino. Numerose sono le impalcature che sorreggono gli edifici crollati durante il terremoto del 2016. Ma questo non rende il centro storico meno bello.

In Piazza San Benedetto rimangono da vedere anche i resti della basilica a lui intitolata, della quale è rimasta visibile solo la spettacolare facciata e parte del campanile. Una leggenda narra che questa basilica sia stata edificata proprio sui resti della casa natia del santo, ben visibili nella cripta dell’edificio.

Norcia, cosa vedere tra i monumenti più importanti?

Una cosa da vedere a Norcia è la Chiesa di Sant’Agostino, in stile gotico, e la Concattedrale di Santa Maria Argentea. Quest’ultima ospita dipinti di pittori fiamminghi e un trittico murario del XVI secolo. Altro monumento di grande interesse storico e artistico è il Tempietto. Si tratta di un’antica edicola in pietra rimasta miracolosamente intatta nonostante i numerosi terremoti che si sono susseguiti in questa zona. Sulle facciate sono ben visibili meravigliose decorazioni scultoree in stile longobardo con motivi geometrici e simbolici.

Il Criptoportico. Cosa vedere a Norcia

Passeggiando nel centro storico non è difficile incontrare la Porta Ascolana, nelle vicinanze della quale si trova il Criptoportico di Norcia. Al suo interno è conservata la più grande collezione di reperti archeologici della zona risalenti addirittura al IX secolo a.C. Nel periodo romano il Criptoportico era usato soprattutto per il passaggio dei carri e delle merci. Per via della sua funzione di servizio non è stato dunque particolarmente progettato con materiali nobili. Colpisce però per le sue dimensioni e per la bellezza della sua architettura.

Cosa vedere e cosa fare a Norcia e nei dintorni

Dopo aver camminato per le vie del centro storico di Norcia puoi cimentarti in adrenaliniche avventure a contatto con la natura della Valnerina. Sono tantissime le attività outdoor da poter fare in zona con infinite possibilità di divertimento. Puoi scegliere di passeggiare a cavallo tra i sentieri incontaminati dei Monti Sibillini oppure puoi optare per i percorsi da fare in mountain bike con i bambini.

Rafting in Umbria sul fiume Corno con i bambini
Il rafting sul fiume Corno è una delle tante attività da fare vicino Norcia. Una discesa sulle sua acque cristalline è davvero un’avventura meravigliosa da fare con tutta la famiglia.

Se sei amante del brivido puoi lanciarti in volo con il parapendio o con il deltaplano oppure discendere le rapide del fiume Corno con il gommone da rafting. In inverno invece puoi dedicarti ad ogni genere di sport da fare sulla neve, come sci e ciaspolate. Insomma da queste parti non puoi certo annoiarti. 

Cosa mangiare a Norcia. La gastronomia locale

Dopo aver fatto sport non ti resta che riprendere energia assaggiando i prodotti tipici della zona. Norcia vanta una tradizione enogastronomica fatta di sapori antichi, unici e genuini. I salumi sono la vera specialità di questi territori e la professione del “norcino” è legata alla città da tempi immemori. Il prosciutto crudo, i salami e “cojoni di mulo” sono le specialità più apprezzate ed esportate in ogni parte del mondo.

Il tartufo nero

Il re indiscusso della gastronomia nursina rimane il tartufo nero, intorno al quale ruota l’economia e la cucina tipica. Dalla vicina Castelluccio poi arrivano le preziose lenticchie, piccole e saporite, che oltre a deliziare il palato ogni anno incantano migliaia di visitatori con la loro spettacolare fioritura.

La birra Nursia

Da qualche anno è possibile anche degustare l’ottima birra artigianale Nursia, prodotta dalla congregazione dei monaci benedettini di Norcia. Un’impresa che produce circa milleduecento litri di birra al mese riuscendo ad esportarla anche negli States. La birra Nursia accompagna in maniera gradevole i piatti tipici della cucina locale e il ricavato finanzia le attività del monastero che aiuta pellegrini e le persone disagiate della zona. Una parte dei guadagni invece è destinata alla costruzione di un nuovo monastero anti-sismico fuori le mura.

Perchè fermarsi a Norcia durante un viaggio on the road in Umbria

Insomma Norcia propone una variegata offerta turistica fatta di storia, cultura ed intrattenimento. E’ una delle mete più apprezzate della Valnerina e accontenta davvero ogni tipologia di viaggiatore. Dalle numerose attività da praticare all’aria aperta alle innumerevoli fonti storiche del borgo Norcia incanta e coinvolge sia il viaggiatore solitario che le famiglie in cerca di avventura. Una tappa immancabile dell’Umbria dove ritrovare la giusta misura tra sport e relax per una vacanza all’insegna dell’italianità più verace. 

Hai mai sentito parlare dei “ferricelli” di Viggiano? Sono tra i più famosi prodotti tipici lucani, frutto di un’antica tradizione contadina che ormai da millenni passa nelle mani sapienti delle massaie della zona. Il ferricello è un formato di pasta fresca dalla forma particolare, che prende il nome proprio dall’attrezzo con cui ogni singolo pezzo di pasta viene arrotolato durante la produzione. Se stai pianificando un viaggio on the road in Basilicata ricordati di inserire il borgo di Viggiano tra le tappe da fare. Qui, accolto dal calore degli abitanti, puoi immergerti nell’atmosfera tipica lucana assaggiando i suoi migliori prodotti enogastronomici, tra i quali trovi proprio i ferricelli!

Viggiano

Visita il borgo in modalità lenta

Viggiano è un piccolo e grazioso borgo della Basilicata, in provincia di Potenza, che deve la sua fama alla produzione del vino, grazie al Consorzio di Tutela e Valorizzazione della DOC “Terre dell’Alta Val d’Agri”. Si affaccia sulla Val d’Agri e sembra adagiarsi sul costone roccioso che si trova ai piedi del Sacro Monte, avvolto dalla natura meravigliosa della zona. Il paese è piccolo e puoi girarlo in un paio d’ore ma merita davvero di essere esplorato con calma, dando ad ogni edificio e ad ogni scorcio paesaggistico il tempo che merita.

viggiano, cosa vedere nel borgo lucano dei ferricelli e della madonna nera
L’atmosfera del borgo è familiare e molto tranquilla, e passeggiare tra le stradine di Viggiano, costeggiate da palazzi storici e preziose chiese, è un’esperienza di viaggio davvero molto suggestiva.

Da sempre popolo dedito all’agricoltura e al pascolo i viggianesi hanno raggiunto un buon livello di benessere grazie all’artigianato locale, molto produttivo e soprattutto di nicchia. A Viggiano infatti si producono manualmente le arpe, strumenti musicali dal suono dolce e malinconico apprezzatissimi nel mondo. Le arpe dei musicanti girovaghi viggianesi sono strumenti di dimensioni ridotte rispetto agli originali, dunque più facili da trasportare. Questi arpisti infatti solevano girare la penisola con le loro arpe per far fortuna, servendosi della loro conoscenza musicale. 

Visita i luoghi di culto di Viggiano

In città trovi diversi edifici dedicati al culto cattolico. Il più pittoresco è senza dubbio il Convento di Santa Maria del Gesù, nato come convitto per ecclesiastici e pellegrini e diventato per un breve periodo sede dei Carabinieri di Viggiano. Rimane però la chiesa originale, ancora utilizzata per le sante messe. Un’altra ala del convento invece ospita il Museo delle Tradizioni Popolari. Anche l’ENI ha una sede in questo edificio poichè Viggiano ha la più grande piattaforma petrolifera d’Europa ed il sottosuolo è ricco di questa indispensabile miscela. Il piccolo borgo di Viggiano è quindi una grande risorsa nazionale!

Vai a vedere la Madonna Nera

Un altro famoso luogo di culto viggianese è il pittoresco Santuario della Madonna Nera. E’ situato in cima al Sacro Monte di Viggiano, a circa 1700 metri di altezza e puoi raggiungerlo seguendo un sentiero immerso nella natura. E’ uno dei santuari più famosi e frequentati della Basilicata, meta di milioni di fedeli che giungono in pellegrinaggio per venerare l’icona della Madonna Nera. Gli abitanti della zona celebrano due volte l’anno la Madonna di Viggiano: la prima domenica di maggio, quando la statua si trasferisce dal Santuario alla vetta, e la prima domenica di settembre, quando dal Sacro Monte ritorna in paese, dove ho avuto modo di ammirarla io. Nel 1890 Papa Leone XIII decise di nominare la Madonna del Monte di Viggiano Patrona della Basilicata.

 

viggiano, cosa vedere nel borgo lucano dei ferricelli e della madonna nera
La statua lignea della Madonna Nera è in stile bizantino, e durante la dominazione spagnola è stata ricoperta da oro zecchino. Il colore bruno invece è stato scelto dalla popolazione locale perchè si voleva rendere la Madonna madre protettrice sia di Oriente che di Occidente.

Prepara i “ferricelli”

A Viggiano non puoi fare a meno di assaggiare i ferricelli. Sono prodotti del territorio la cui ricetta si tramanda da millenni da madre a figlia, e che segue un preciso rituale per la preparazione a partire dall’impasto fino ad arrivare alla forma finale. Ancora oggi è una delle pietanze più preparate e consumate di Viggiano.

viggiano, cosa vedere nel borgo lucano dei ferricelli e della madonna nera
Nel 2017, il ferricello è diventato un prodotto a marchio De.C.O., una certificazione agroalimentare che tutela la produzione di un prodotto legato ad un particolare territorio comunale.

Ho avuto modo di preparare i ferricelli insieme all’Associazione ” I custodi delle tradizioni Viggianesi” durante il mio viaggio on the road in Basilicata, e ho imparato a fare l’impasto e a creare il formato di pasta fresca grazie all’apposito strumento, un sottile ferro lungo circa venti centimetri. Con la presenza e la supervisione del presidente dell’Associazione Mario Pisani e grazie al prezioso sussidio delle massaie della zona ho imparato non solo a preparare e stendere l’impasto ma anche a dargli forma. 

Conosci la ricetta dei ferricelli?

Per preparare l’impasto dei ferricelli servono pochi e genuini ingredienti. 

  • 800 gr di farina di semola di grano duro
  • 200 gr di farina di grano tenero
  • 3 uova frecshe a temperatura ambiente
  • acqua q.b.

Dopo aver dosato e miscelato tutti gli ingredienti bisogna lavorare perfettamente l’impasto con mani energiche, in modo da non avere nessuna grinza in superficie. Dopo di che puoi iniziare a tagliare la pasta in piccoli tocchetti, ricavandone dei bastoncini ( come i grissini!). Dividi ogni bastoncino in pezzi di pasta di circa 3-4 centimetri di lunghezza. Ora entra in scena il ferro che da la forma finale alla pasta. Metti il ferro su un tocchetto e premilo nel suo centro per tutta la lunghezza, senza esagerare. Poi fai un movimento rapidissimo, in avanti e indietro, aiutandoti con i palmi delle mani, facendo una piccola pressione. Hai creato il ferricello, con la sua forma leggermente arrotolata su se stessa che consente al successivo condimento di rimanere attaccato al suo interno. Ripeti il procedimento fino ad esaurire l’impasto. 

Come condire i ferricelli

Bastano pochi ingredienti per creare un condimento ad hoc che non vada ad alterare il gusto corposo dei ferricelli. Se gli ingredienti sono prodotti tipici lucani poi riesci a creare un vero capolavoro. Allora prova a condirli con mollica di pane, peperoni cruschi e noci. 

Sbriciola della mollica di pane e trita i gherigli di noce in modo molto grossolano. Friggi i peperoni, calandoli per pochi secondi nell’olio bollente, e lasciali asciugare su carta assorbente. Nello stesso olio soffriggi aglio, noci tritate e mollica di pane sbriciolata. Cuoci i ferricelli in abbondante acqua salata per pochi minuti, scolali e versali nel delizioso soffritto. Sbriciola con le mani i peperoni cruschi precedentemente preparati e aggiungili alla pasta. Il tuo piatto di ferricelli viggianesi è servito!

Come raggiungere Viggiano

Viggiano è un borgo della Basilicata che ti consiglio di raggiungere in auto. Se arrivi da Roma o Napoli prendi l’autostrada Salerno -Reggio Calabria ed esci a Atena Lucana. Prosegui sulla SS 598 e una volta superata Villa D’Agri devia a nord per Viggiano. Se arrivi da Bari devi lasciare la statale 106 a Policoro e proseguire verso l’interno sulla SS 598. Costeggia il fiume Agri e, superato Montemurro, sei arrivato a Viggiano.

 

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