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Di cibo e di vino

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Irpinia. Intrigante terra, battuta da venti freddi e pungenti. Verdeggiante, grazie alle abbondanti piogge che si abbattono sulla zona durante tutto l’arco dell’anno. Punteggiata da piccoli borghi e rustici casali. Ricca di prosperosi terreni di origine vulcanica. Territorio da sempre favorevole alla coltivazione della vite, già conosciuto fin dai tempi dei Romani, i quali riuscivano, anche con le poche competenze di allora, a produrre vini di alto livello. Una regione d’Italia da tutelare, da promuovere, da scoprire, da sperimentare. Questo è il mood dell’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio, eccellenza del centro Italia, che proprio in Irpinia ha deciso di fondare il suo quartier generale.

 

Feudi di San Gregorio

La famiglia Capaldo, fondatrice dell’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio

Una grande”famiglia”, unita e proiettata verso il futuro, con radici ben ancorate nel passato. Feudi di San Gregorio è il simbolo della rinascita del vitigno autoctono dell’Irpinia, ma non solo. Un azienda da sempre vocata alla cultura del bere bene, allo studio, alla sperimentazione. Continuamente alla ricerca dell’identità dei vitigni tramite l’elaborazione, l’innovazione e la degustazione, riuscendo in maniera obiettiva a preservare il meglio che la terra dell’Avellinese riesce a produrre in maniera così naturale e fiorente. Il progetto Feudi di San Gregorio nasce nel 1986 da un idea della famiglia Capaldo che, negli anni, è riuscita a portare in alto il nome dell’Irpinia, presentando nel mondo enologico prodotti di grande fattura, e riuscendo ad allargare e consolidare la famiglia grazie ad importanti investimenti in altri territori nazionali, con l’acquisizione di Cantine di grande rilevanza come Sirch, del Friuli Venezia Giulia e Basilisco, dalla Calabria.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Visita alle cantine e alla bottaia

Arriviamo a Sorbo Serpico in tarda mattinata, per una visita all’azienda vinicola dei Feudi di San Gregorio. Ci accoglie un vento gelido, sferzante. Sotto di noi, intorno a noi, meravigliose vallate e colline completamente ricoperte da rigogliosi vitigni, ora ovviamente a riposo. Un paesaggio rurale di una bellezza disarmante. In questo romantico contesto sorge la cantina di Feudi di San Gregorio. Un luogo quasi magico arricchito, all’esterno, da piccoli corsi d’acqua artificiali che costeggiano un giardino ricco di spezie preziose. Un bellissimo omaggio dell’azienda alla tradizione mediterranea, da cui attingere profumi, colori e sapori.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Ci accoglie Lyllian Mele, affabile, materna, deliziosa compagna in questo profumato viaggio nei meandri delle cantine dei Feudi. Varcare la soglia della cantina dei Feudi di San Gregorio è come entrare a far parte della grande famiglia che la gestisce. Un rapporto di parità, percepito subito, diverso da quello che si è soliti trovare in altre grandi cantine, tendenzialmente freddo e distaccato. Subito messi a nostro agio, veniamo guidati da Lyllian nelle suggestive cantine dei Feudi, seguendo l’odore forte del mosto e denso delle barrique.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Visita alle cantine dei Feudi di San Gregorio

Partiamo quindi per il percorso dedicato al “ciclo dell’uva”, avendo così modo di scoprire tutte le fasi di lavorazione e affinamento dei vini attraverso l’escursione, guidati da Lyllian, che si concluderà con una degustazione guidata di tre vini dell’azienda.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Scendiamo nel cuore dei Feudi di San Gregorio, addentrandoci silenziosamente, in maniera rispettosa, nell’anima dell’azienda. Le cantine sono generose, ospitano centinaia di botti perfettamente allineate tra loro, etichettate scrupolosamente e costantemente controllate dagli addetti ai lavori. Lo spazio circostante, ambizioso ma minimale, ne fa un grazioso punto di incontro e di scambio di opinioni, di domande curiose e acute riflessioni. La cantina è stata recentemente restaurata, apportando alla classica struttura in cemento note moderne, fatte di scale in ferro e balconate rosse. Un unità architettonica equilibrata, non pesante e perfettamente integrata nella vecchia cantina preesistente.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

I vini di Feudi San Gregorio

La cantina dei Feudi di San Gregorio è famosa principalmente per tre vini autoctoni: il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi. Ognuno di questi territori ha caratteristiche ben precise, diverse e strutturate, con terreni adatti alle coltivazioni di questi singoli vitigni. Ma non è solo la composizione del terreno a fare di queste uve vini speciali. Le diverse altitudini, le temperature basse rispetto alla stagionalità, l’esposizione e la quantità di precipitazioni influiscono sulla coltivazione di ogni singola etichetta, permettendo ad ogni vino di esprimere particolari e caratteristici sentori.

Visita nelle cantine

Le vigne dei Feudi di San Gregorio si estendono su oltre trecento ettari di terreni, ad altitudine comprese tra i 300 e i 700 metri dal livello del mare. I terreni di origine vulcanica danno all’uva un corredo genetico unico e meraviglioso, che associati ad una cura rispettosa di tutti gli equilibri ambientali circostanti, come frutteti, boschi e uliveti, fanno di questi vini delle vere e proprie eccellenze territoriali. La cantina è stata recentemente rinnovata, coniugando perfettamente moderne tecnologie a radicata tradizione. Scendere nelle cantine è sempre un esperienza emozionante e formativa.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Silos d’acciaio si alternano a botti, tini e barili. Nei locali di vinificazione inoltre si trova uno spazio dedicato alla produzione degli spumanti Dubl, spumantizzati in bottiglia con il Metodo Classico.

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Gli spazi immensi, le file ordinate di botti, la pulizia maniacale sono un vero e proprio piacere per gli occhi, ma ne guadagna anche l’olfatto. Profumazioni uniche, che mi hanno riportato agli scenari autunnali dell’infanzia, fatti di uva raccolta in ceste di vimini e mosti fermentati nella cantina dei nonni. Bellissima l’enoteca dove, oltre a poter acquistare i vini dell’azienda, sono custodite le annate storiche di ogni etichetta. 

Feudi di San Gregorio. Visita nella cantina nel cuore dell'Irpinia

Prossima tappa…degustazione di Feudi Studi

Feudi di San Gregorio però non è solo vino da grande distribuzione, anzi. Abbiamo degustato i vini delle altre linee sperimentali, Feudi Studi, nei quali si riversa la grande dedizione di questa azienda per la valorizzazione del territorio e dei propri prodotti. Non scendo nel dettaglio dei vini degustati perché non sono un enologa ma semplicemente un amante del buon bere, rischierei quindi di scrivere troppo poco o troppo e male. Ma il prossimo articolo sarà dedicato alla degustazione dei Feudi Studi, fatta con il grande agronomo e produttore friulano Pierpaolo Sirch, e al Ristorante Merennà, punta di diamante della cantina dei Feudi di San Gregorio.

Nel frattempo spero di avervi incuriosito parlando di questo territorio votato alla produzione di vini di ottima qualità ed eccellente fattura. In ogni vino dei Feudi traspare unicità, storia locale, tradizione ed ospitalità. Vini che rappresentano nella loro singolarità la parte più autentica dell’Irpinia.

 

Dove mangiare a Sirmione, il poetico borgo del Lago di Garda? La città offre una vastissima scelta di bar e gelaterie, nonchè di ristoranti di ogni tipologia, ubicati soprattutto nel centro storico. Diffida però del classico menù turistico, studiato soprattutto per gli stranieri che, in Italia, cercano lasagne e carbonara. Affidati invece alle deliziose creazioni gourmet del Ristorante Pizzeria Ciclone.

Dove mangiare a Sirmione

Ristorante Pizzeria Ciclone

Fuori la ressa turistica di Sirmione, a Lugana, il Ristorante Pizzeria Ciclone è stato per noi una piacevole scoperta. Suggeritoci da un amica del posto, e non poteva essere consiglio più gradito, ci siamo recati da Ciclone diverse volte. Che sia pranzo o cena, le proposte gastronomiche riescono a soddisfare ogni palato, dal più semplice al più esigente. La location inoltre è davvero deliziosa. Le sale spaziose, arredate in maniera essenziale e molto accogliente, richiamano un pò l’atmosfera di una cantina vinicola. Cassette di legno a formare eleganti armadi, mise en place genuina ma efficace. Un ambiente davvero intrigante, con una magnifica veranda che affaccia sulla splendida cornice del Lago di Garda.

Dove mangiare a Sirmione, ristorante Il Ciclone
Variazione di pesci di lago: luccio con polenta di Storo, persico croccante con finocchi e arancia, sarde con saor.

Dove mangiare a Sirmione. I piatti proposti al Ristorante Pizzeria Ciclone

I piatti proposti al ristorante pizzeria Ciclone si rifanno alla zona del gardesano, con contaminazioni derivanti da tutto il territorio italiano. Dalla mandorla di Noto al Bagoss di Bagolino, ogni ingrediente viene sapientemente preparato e impiattato a creare un piccolo capolavoro culinario. Se siete indecisi, vi consiglio di provare i menù degustazione. Sia di terra che di lago, i menù degustazione sono un ottima scelta se volete lasciarvi conquistare dai diversi sapori dei piatti senza appesantirvi troppo.

Dove mangiare a Sirmione, ristorante Il Ciclone
Variazione di pesci di lago: luccio con polenta di Storo, persico croccante con finocchi e arancia, sarde con saor.

Le pizze gourmet e le pizze al vapore

Una delle particolarità del Ciclone è proprio la pizza. Solo farina macinata a pietra, rigorosamente biologica, lasciata lievitare naturalmente. L’impasto che ne deriva infatti è sensazionale. Soffice ma croccante, dal sapore delicato. Inoltre è molto digeribile. Diverse sono le offerte proposte. Dalla pizza cotta al vapore, a quella preparata con farina di mais. Le pizze al Ciclone poi, vengono realizzate, così come le altre portate del menù, con presídi slow food.

Dove mangiare a Sirmione, ristorante Il Ciclone
OPS! HO INCONTRATO UN POLPO!
Crema di zucca, polpo scottato, polvere di olive leccino essiccate, lamponi

Curioistà. Cosa sono i presídi Slow food?

I presídi sono dei progetti di Slow Food che sostengono le piccole produzioni locali di qualità. Tutelano e salvaguardano territori, mestieri antichi e tecniche di lavorazione, razze autoctone e varietà di frutta e ortaggi che rischiano di scomparire.

Pizza al vapore, presidi slow food a il ciclone, lugana di Sirmione, trevaligie
Burrata Dop di Alberobello, pesto al basilico del Ciclone, pomodori fiaschetto di Torre Guaceto , olive Leccino

La carta dei dessert

Concludere un pasto con un buon dessert non capita molto spesso. Da Ciclone invece non siamo stati delusi fino all’ultimo. Deliziosi dolci, ben preparati e ben presentati, hanno chiuso la nostra cena in maniera divina.

Dove mangiare a Sirmione, ristorante Il Ciclone

Consiglio di provare assolutamente il mokamisù, un succulento tiramisù scomposto, servito assieme ad una vera moka, da cui far colare il caffè caldo sulla crema e i savoiardi. Particolare e gustoso. 

Mokamisu, ristorante ciclone Sirmione, trevaligie

Dove mangiare a Sirmione. Ristorante pizzeria Ciclone. La carta dei vini

Interessante anche la carta dei vini. Etichette selezionate, soprattutto regionali, con diverse cantine proposte. Consiglio vivamente l’assaggio di unLugana, vino DOC la cui produzione avviene solamente nella zona di Brescia e Verona. La sua denominazione arriva infatti dalla località omonima, dove tra l’altro si trova proprio il Ristorante Pizzeria Ciclone.

Perchè mangiare da Ciclone Ristorante Pizzeria

Fermarsi da Ciclone, a Lugana di Sirmione, è un ottima scelta se volete assaggiare piatti autoctoni preparati con ingredienti di altissima qualità. Le prelibatezze servite sono tra l’altro supportate da una grande cortesia del personale, sempre gentile e accogliente, pronto a soddisfare ogni richiesta del cliente. Un sorriso che ti accoglie all’ingresso vale più di ogni altra cosa, a volte. E qui di sorrisi ce ne sono in quantità. Grande cortesia anche verso i bambini, e soprattutto verso i nostri amici a quattro zampe, che qui sono più che benvenuti. Un ambiente tranquillo e familiare, sapori antichi e genuini. Un posto che ti rimane nel cuore.

Trovi Ciclone Ristorante Pizzeria a Lugana di Sirmione, a via Verona 29. Per info e prenotazioni potete chiamare il numero 030 9196177

Ecco un nuovo articolo per la rubrica dedicata ai ristoranti che si trovano proprio fuori i caselli della A1 e delle altre autostrade italiane e/o estere. Un modo per provare specialità locali e prodotti tipici, non rallentando di molto il viaggio, e sfruttando i luoghi che si incontrano lungo l’itinerario prestabilito. Oggi ti porto a pranzo in Toscana, esattamente ad Arezzo, in un ristorante sulla A1, Casa Cecco, a pochi minuti dall’uscita per Arezzo.

Ristoranti sulla A1

Dove si trova Casa Cecco

Se stai viaggiando sull’Autostrada del Sole, e se ti trovi nella regione Toscana all’ora di pranzo o di cena, ti consiglio vivamente di evitare il solito panino preriscaldato e di fare una sosta ad un ristorante tipico che si trova proprio all’uscita di Arezzo, esattamente a Viciomaggio: Casa Cecco. Per raggiungere il Ristorante Casa Cecco basta prendere l’uscita per Arezzo e continuare sulla SP21. Bisogna poi svoltare in Via delle Mandriole, percorrere circa 500 mt e continuare su Via del Tribbio. Casa Cecco si trova proprio sulla sinistra e il grazioso e curatissimo casale non passa certo inosservato.

Come raggiungere ristorante casa cecco, ristoranti Arezzo, trevaligie

Ristorante Casa Cecco. Il Casale.

Immerso nel verde e circondato da splendidi ulivi, il casale di Casa Cecco spicca per la sua pietra grigia a vista, e soprattutto per la cura dei dettagli. Fiori, piante, piccole decorazioni in legno tipiche dei paesaggi toscani deliziano gli occhi, ancor prima che all’interno si possa deliziare il palato.

Ristoranti sulla A1, casa cecco Uscita Arezzo

L’interno è reso caldo dall’enorme camino in pietra, dove la brace è pronta per cuocere le sublimi carni toscane a fuoco lento. La gestione è familiare e i proprietari hanno un grande senso dell’accoglienza e dell’ospitalità. Ogni volta che ci fermiamo da Casa Cecco ci sentiamo a casa. Gli ambienti sono molto curati, oserei dire di un eleganza campestre. Anche se la sala non è molto grande, sembra di essere in un maniero di fine 800.

Ristoranti sulla A1, casa Cecco. Specialità toscane in tavola

La gestione del Ristorante Casa Cecco come già detto è familiare e la cucina è completamente regionale. Il menù è ricco, ma viene anche ampliato con qualche piatto del giorno.

Abbiamo provato diverse portate, dalle zuppe del giorno alle tagliatelle al ragù di Chianina, che è a dir poco strepitoso. Ma non saziarti solo di primi piatti. Le carni locali meritano assolutamente di essere assaggiate. Se ti trovi da Casa Cecco, non puoi non assaggiare la famosa fiorentina, accompagnandola con carciofi toscani o semplice verdura ripassata in padella. Particolare attenzione è da dedicare anche ai taglieri. Sia i formaggi che i salumi si sciolgono in bocca. L’accurata selezione delle materie prime fa si che sulla tua tavola si trovino solo prodotti di ottima qualità.

Se avanza spazio per un ulteriore assaggio, provate i crostini al vin santo con fegatini su pane sciocco toscano…

I dessert non sono da meno. Scegliere tra il panforte e le deliziose crostate con frolla, crema e frutta fresca, tutto fatto rigorosamente in casa, è stato davvero difficile.Casa cecco, ristoranti ad Arezzo, viaggio on the road, mangiare bene in viaggio, trevaligie

Ristoranti sulla A1, Casa Cecco. La cantina.

Ci troviamo nel cuore della Toscana, seppur vicini all’autostrada A1. La carta dei vini è davvero intrigante. Preziose bottiglie si alternano alle più conosciute etichette italiane e regionali. Che sia un filetto o una bistecca di Chianina al sangue, una tagliatella o un ragù strutturato, direi di puntare sui vini toscani, come un Chianti classico o un nobile di Montepulciano. 

Attenzione! Chi guida deve astenersi dal bere alcolici! 

Perché fermarsi da Ristorante Casa Cecco

Una sosta in Toscana fa sempre bene al cuore e ai polmoni. Rigenerarsi a tavola con prodotti di qualità eccelsa poi, non ha eguali. Il silenzio, la calda accoglienza, l’ambiente calmo e ovattato è di gran lunga preferibile al caos e ai ritmi sfrenati dell’Autogrill. Indubbiamente lo scontrino sarà più salato, ma rimettersi in viaggio dopo aver degustato le prelibatezze regionali della Toscana da una marcia in più alla vacanza. 

Il giorno del Ringraziamento, o Thanksgiving Day, è una festa celebrata negli Stati Uniti ogni quarto giovedì di Novembre. Pare che il primo giorno del Ringraziamento risalga addirittura al 1621, quando i Padri Pellegrini, i primi coloni del Nord America, si riunirono nella città di Plymouth, da loro fondata, per ringraziare il Signore del buon raccolto, avvenuto soprattutto grazie all’aiuto dei nativi americani. 

Thanksgiving Day

Breve storia sulle origini

I Padri Pellegrini, perseguitati per la loro fede cristiana, decisero di imbarcarsi sulla Mayflower e di lasciare l’Inghilterra, per recarsi nel Nuovo Mondo, l’America del Nord appunto, e ricominciare una nuova vita senza paura di persecuzioni. 
Attraversarono dunque l’Oceano Atlantico e approdarono in America nel 1620, in pieno inverno. Pur avendo portato con loro alcuni semi da piantare, si ritrovarono in un ambiente talmente inospitale e selvaggio da non riuscire ad adattarsi nell’immediato, e senza riuscire a trovare nulla per il loro sostentamento. 

Molti infatti non arrivarono alla fine dell’inverno, ma i nativi americani aiutarono i sopravvissuti indicando loro quali semi piantare e quali animali allevare. Le specie indicate in quelle terre selvagge erano principalmente il granturco, le zucche e i tacchini. E questo permise ai Padri Pellegrini di ottenere un abbondante raccolto, e animali da poter allevare.

Le origini del Thanksgiving Day

Per esprimere riconoscenza al Signore del raccolto ottenuto, i Padri Pellegrini organizzarono la Festa del Ringraziamento, il Thanksgiving Day, invitando al banchetto anche i nativi americani, per ringraziarli dell’aiuto che avevano dato loro.

Thanksgiving day, giorno del ringraziamento, origini e piatti tipici del Thanksgiving, trevaligie

In quell’occasione venne preparato e consumato un pasto a base di tacchino, zucca e altre pietanze che nel corso dei secoli sono diventate tipiche di questa ricorrenza.

Come festeggiare il Thanksgiving

Ancora oggi il Thanksgiving è una delle feste più importanti degli Stati Uniti, e la tradizione vuole che il pranzo venga sempre organizzato a casa, mai al ristorante, con familiari e amici, proprio perché è una festa che riguarda il nucleo familiare, l’ospitalità e la convivialità.

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Curiosità

Non tutti sanno che il Black Friday nasce proprio grazie a questa festa. I commercianti infatti, il giorno successivo al Thanksgiving ( e quindi il venerdì) proponevano ai propri clienti dei prezzi ribassati, in modo tale da incentivare gli acquisti di Natale. Per questo motivo il Black Friday cade sempre il 4° venerdì di novembre, giorno successivo al Thanksgiving.

I piatti del Thanksgiving

Il tacchino è il vero protagonista del Thanksgiving Day. In ogni famiglia viene cucinato secondo una propria ricetta, e accompagnato da particolari salse, soprattutto a base di mirtilli, puré di patate, patate dolci, verdure e torte di zucca o ananas.

Partecipare al pranzo del Giorno del Ringraziamento

Innumerevoli sono i piatti che accompagnano il tacchino durante il pranzo del ringraziamento, e variano di famiglia in famiglia. Una delle portate più succulente mai assaggiate prima è senza dubbio la Baked Brie in Pastry Puffy. Una gustosa torta fatta semplicemente ricoprendo una forma di formaggio briè, intera, con marmellata di albicocche e pasta di pane. Appena uscita dal forno è una bontà, e il formaggio filante che si mescola alla marmellata calda è semplicemente delizioso. 

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Che dire poi del pane all’ananas e della Jello Mold!

Pane all’ananas, Thanksgiving Day, usanze e tradizioni del giorno del ringraziamento, trevaligie

Il pane all’ananas è una terrina di pane tagliato a cubetti e mescolato a uova, burro, zucchero e dadini di ananas. Il composto viene infornato, fatto cuocere per circa 50 minuti e fatto rosticciare poi sulla superficie. Il risultato è strepitoso, poichè alla morbidezza dell’ananas si contrappone la croccantezza del pane.

La Jello Mold invece è un budino fatto con gelatina di frutti rossi, noci, more, lamponi e panna. L’ingrediente fondamentale è proprio la famosa gelatina americana, la Jello. La Jello Mold è davvero squisita, e si accompagna molto bene alla carne di tacchino. Inoltre dona un tocco di colore alla tavola, con le sue tonalità calde.

Thanksgiving Day, piatti e tradizioni del giorno del ringraziamento, trevaligie

Siete stati invitati al pranzo del Giorno del Ringraziamento?

L’essenza del Giorno del Ringraziamento è proprio l’ospitalità. Per gli Americani è una delle ricorrenze più importanti dell’anno. Un occasione per riunire amici e parenti attorno alla tavola imbandita. Se una famiglia vi invita a passare il Thanksgiving a casa propria, siatene fieri. Vuol dire che vi considerano parte integrante del nucleo familiare.

Viaggiare on the road vuol dire essere sempre su strada (e soprattutto su autostrada), per raggiungere mete e destinazioni sconosciute. Significa alzarsi la mattina e partire, senza aver nessun posto preciso dove dirigersi e decidere solo durante il percorso dove dormire e dove mangiare. Abbiamo ormai abbracciato questo modo di muoverci da più di vent’anni, e dunque siamo pionieri in fatto di road trip.

Nel tempo, non solo abbiamo affinato il nostro stile di viaggio, soprattutto riguardo l’organizzazione, la viabilità e le comodità in auto, ma abbiamo anche sperimentato piccoli trucchi per cercare di rendere i lunghi spostamenti meno faticosi e piatti. Abbiamo scelto innanzitutto di fermarci, lungo le strade che percorriamo, in ristoranti che servano prodotti tipici della regione in cui ci troviamo. Tutto questo per evitare di mangiare panini preconfezionati a costi esorbitanti, che nulla hanno a che vedere con il territorio che stiamo percorrendo.

Ristoranti sulla A1

Ecco quindi l’idea di una rubrica dove segnalare man mano i ristoranti che abbiamo visitato durante i nostri viaggi in autostrada o sulle statali, in Italia e all’estero. Tutti i locali si trovano in prossimità dei caselli autostradali, appena dopo l’uscita, in modo da non doversi incanalare nel traffico cittadino e per poter rientrare poi in autostrada in pochi minuti. Cominciamo con il più conosciuto forse, dei ristoranti che si trovano sull’Autostrada A1, ben visibile dalle corsie di scorrimento. La bettola del Buttero.

la bettola del buttero, ristoranti sulla A1, trevaligie

La bettola del Buttero

L’hotel La Bettola del Buttero, situato di fronte all’uscita Fabro dell’Autostrada A1, è un luogo suggestivo per fare una sosta di una notte. Ideale per ricaricarsi dopo lunghe ore di viaggio, soprattutto per chi guida per lavoro, o semplicemente per chi vuole approfittare della sosta per visitare qualche borgo nelle vicinanze. Si possono infatti raggiungere in poco tempo località ricche di storia, arte e cultura come Orvieto, Città della Pieve, San Casciano dei Bagni, Chiusi e Chianciano. L’hotel dispone di camere matrimoniali e singole dotate di ogni comfort e a disposizione degli ospiti c’è l’ampio parcheggio che circonda la struttura. Inoltre gli ospiti dell’albergo hanno uno sconto del 10% al ristorante. Meglio di così! 

                                                                                                                                                                                       Gaeta, Marzo 1956

E' ancora notte. Fuori la luna illumina una porzione di mare, quella che si riesce a vedere dalla finestrella del vicolo. Fa freddo. Il braciere  si è quasi spento. Bisogna uscire, nonostante tutto. Bisogna portare qualcosa da mangiare a casa. Gli strati di vestiti non sempre riescono a dare calore, ma basterà aspettare pazientemente il sorgere del sole per cominciare a godere dei suoi tiepidi raggi. I cosciali sono fuori l'uscio. Sul tavolo una tiella. Di scarola. Il mare non è stato clemente nei giorni scorsi. L'orto invece ha lavorato bene quest'inverno. La tiella è amorevolmente avvolta in un canovaccio, che oltre a tenerla al riparo da polvere e insetti, la terrà morbida per qualche giorno. In mare si sa quando si esce, ma non si sa quando si torna. Ecco il molo. Ecco la barca. Le reti attendono di essere calate.  Il fagotto sotto il braccio, il freddo sul collo, la speranza di tornare a terra con qualcosa da vendere, e da mangiare.

A mio nonno.


la tiella di Gaeta, Ricetta della tiella gaetana, trevaligie

La tiella di Gaeta

Nasce così la tiella di Gaeta. Nasce come piatto povero, piatto di sopravvivenza. Era una pietanza che rimaneva commestibile diversi giorni, e quindi ideale da tenere a bordo durante le sedute di pesca, o da portare in campagna, dove i contadini solevano consumarla assieme ad un bicchiere del proprio vino. Apportava un discreto livello nutrizionale, abbinando le proteine del pesce o le vitamine delle verdure ai carboidrati del pane.

Con il suo ripieno racchiuso tra due sfoglie di pasta lievitata è un piatto che dura più giorni. E più passano i giorni e più diventa buona. Il suo profumo è inconfondibile, e ogni volta mi riporta ai racconti di mia nonna. Ai suoi tempi il forno in cucina era una rarità, un lusso. Allora si preparavano in casa l’impasto e i ripieni, si assemblavano le tielle e si portavano a cuocere al panificio più vicino. L’odore durante la cottura si spandeva per ogni vicolo, lasciava la scia sulla strada del ritorno. Questa è la tiella per noi gaetani. Ricordi d’infanzia, autenticità, profumo di casa, attaccamento alle nostre origini.

Ma …come si fa la tiella di Gaeta?

La Tiella di Gaeta è uno dei più antichi, e famosi aggiungerei, prodotti del Lazio. E’ composta di due sottili strati circolari di pasta, posti uno sull’altro, chiusi lungo i bordi con le dita. Il ripieno può essere di terra o di mare, a seconda della reperibilità e della disponibilità dei prodotti. Non è semplice da fare; io ad esempio non sono mai riuscita a farla come quella di mia mamma o di mia nonna. Una buona tiella gaetana deve essere umida, ma non spugnata dal ripieno.

Deve essere inoltre ben cotta sia sulla superficie che nella parte bassa a contatto con la teglia. Va sempre “massaggiata” molto bene in superficie con tanto olio extravergine di oliva. Olio di Gaeta ovviamente. La parte più bella durante la preparazione, è bucherellare con la forchetta lo strato superiore, in modo da evitare rigonfiamenti nella superficie. Il segreto per una tiella doc è sicuramente la qualità dei prodotti usati per il ripieno. Dal polpo, alle alici, alla tiella di scarola e baccalà, numerose sono le combinazioni che vanno a creare il ripieno di questo piatto tipico di Gaeta. Volete la ricetta?? Vi lascio il metodo di preparazione e la ricetta della mia tiella preferita, quella di polpo!

Come preparare la Tiella di Gaeta

Gli ingredienti

Per l’impasto:

1 kg di farina 00

500 ml di acqua

25 grammi di lievito di lievito di birra

20 grammi di sale

4 cucchiai di olio extra vergine

la tiella di Gaeta, Ricetta originale della tiella gaetana

Bisogna sciogliere il lievito di birra in 500 ml di acqua tiepida. Dopo aver setacciato la farina su una spianatoio, puoi procedere con l’impasto. Fai assorbire alla farina l’acqua con il lievito sciolto, aggiungendo sale e olio. Continua ad impastare, fino ad avere tra le mani un composto liscio e compatto. Ora metti la pasta a lievitare, in un luogo caldo, possibilmente privo di correnti d’aria. Mia nonna metteva la ciotola al sicuro, coperta da pellicola trasparente e un bel canovaccio, nell’armadio della camera da letto. 🙂

Dopo qualche ora, a lievitazione completata, suddividi l’impasto in base a quante tielle hai intenzione di preparare. Non strappare mai l’impasto con le mani! Usate sempre un coltello. Stendi quindi la pasta col mattarello di legno, cercando di fare una sfoglia sottile, dal diametro di qualche centimetro più grande rispetto alla circonferenza della teglia che andrai ad usare. L’eccesso ti servirà per creare i bordi.

la tiella di Gaeta, Ricetta originale della tiella gaetana

La tiella di polpo: come preparare il ripieno

Gli ingredienti:

Polpo bollito

Pomodorini ciliegino

Olive nere di Gaeta

Prezzemolo

Sale e peperoncino

Olio extra vergine

La preparazione

Bolli il polpo, dopodiché taglialo in piccoli pezzi. Versa il tutto in una ciotola, aggiungendo i pomodorini tagliati a dadini piccolissimi, il prezzemolo tritato, sale, peperoncino secondo il vostro gusto, e le olive snocciolate. Amalgama tutto con un filo d’olio d’oliva. La tua farcia è pronta. Ti consiglio di bollire il polpo con largo anticipo, e di preparare il ripieno mentre la pasta lievita beatamente nell’armadio.

Come farcire e chiudere la tiella

Ora che hai sia l’impasto che il composto pronto, puoi iniziare a farcire la tiella. Spennella il fondo della teglia con abbondante olio, e adagiaci la sfoglia precedentemente stesa. Con l’aiuto di un cucchiaio, trasferite il composto sulla sfoglia, compattalo e livellalo.

Dopodiché copri il tutto con un altro strato sottile di impasto, delle stesse dimensioni del sottostante. Ora, aiutandoti con le dita, unisci i due strati, creando dei bordi che impediscano alla farcia di traboccare durante la cottura in forno.

la tiella di Gaeta, Ricetta originale della tiella gaetanaCerca di lasciare i bordi sottili, aiutandoti con un coltello laddove ci fossero eccessi di pasta. “Massaggia” la superficie con olio extravergine d’oliva e fai dei fori con la punta della forchetta, facendo attenzione a non bucare anche il fondo.

Cuocere la tiella, un passaggio fondamentale

Passa quindi la teglia in forno, statico e preriscaldato, a 200 gradi per circa venti minuti. Ovviamente il tempo potrebbe variare a seconda del forno che usi. Bisogna regolarsi in base alla colorazione della superficie. Se si colora troppo nella parte superiore, sposta la griglia nella parte bassa, in modo da cuocere la tiella in maniera uniforme. Una volta pronta, bisogna toglierla dalla teglia e lasciarla raffreddare su una gratella. Ora puoi gustare una fetta di tiella di polpo fatta in casa, mangiandola rigorosamente con le mani!!

la tiella di Gaeta, Ricetta originale della tiella gaetana

Piccolo consiglio 

Con l’impasto avanzato, la nonna preparava le lettere iniziali dei ripieni, da apporre sulle tielle. Su questa ad esempio, avrebbe messo una bella “P” di polpo. Una piccola “S” sulla tiella di scarola, una “Z” su quella di zucchine e formaggio, una “A” su quella di alici. In questo modo si riconosce subito il ripieno senza necessariamente doverla tagliare. Le varianti di ripieno sono molte, ma io rimango legata alle più classiche. Ricordo che proprio in questo periodo, in primavera, nonna preparava anche la tiella di “cas e ov”, ripiena di formaggio marzolino e uova. Due prodotti facilmente reperibili nel mese di marzo e aprile, per via dell’abbondanza del latte di capra e delle uova fresche delle galline che avevamo in campagna. Mesi ideali anche per la preparazione del Tortano gaetano.

Le foto di questo articolo sono state scattate da Stefano Viola. 

Adoro le tradizioni locali, ormai lo sapete, e sapete anche che di Gaeta amo soprattutto la zona detta Peschiera, dove i pescherecci si ritirano al tramonto carichi del loro bottino, seguiti da stormi di gabbiani in cerca di avanzi. Anche mio nonno, che non ho mai conosciuto purtroppo, era un pescatore. Si arrangiava come poteva per permettere alla famiglia una vita dignitosa. Di lui so poco e niente, perché se n’è andato via prematuramente lasciando a due figli poco più che adolescenti di provvedere al sostentamento della famiglia.

Le alici salate di Gaeta

La tradizione si tramanda di padre in figlio

Perché parlo di mio nonno? Perché, grazie a lui, mio padre ha imparato a preparare le alici salate. Si, le famose alici sottosale, che si trovano anche nei supermercati dentro eleganti vaschette. Ma le nostre sono diverse. Sono frutto di anni e anni di pratica, di arte sapiente della preparazione. Un’arte antica quasi quanto il mondo, tipicamente presente nei paesi di marealici salate, tradizione di Gaeta, trevaligie

Un rito annuale a casa nostra. Mio padre passa ore ad eviscerare, sistemare e coprire con il sale le alici polpose, selezionate con cura. Un usanza meravigliosa, la nostra, che ci permette di assaporare le alici in inverno, una volta dissalate, su crostini di pane e burro, accompagnate dalle puntarelle, dei germogli di cicoria dal caratteristico gusto amarognolo.alici salate, tradizioni, Gaeta, trevaligie

Preparazione delle alici salate

Per prepararle servono solo 2 ingredienti: le alici e il sale grosso.

Per 10 kg di alici, occorrono 5 kg di sale grosso.

Procedimento

Le alici devono essere freschissime, medio-grandi e con la carne soda. Luglio è il mese ideale per prepararle, perché in questo periodo si pescano le alici migliori. Un accortezza che ricordo in maniera particolare è il fatto che le alici, prima di essere conservate nel contenitore di coccio, non devono essere lavate con acqua corrente. L’acqua di fontana potrebbe farle marcire. Quindi si eviscerano, e si lasciano a sgocciolare per una notte in un colapasta. Dopodiché si cosparge il fondo del contenitore con il sale grosso, e si cominciano a sistemare le alici disponendole in fila, e alternando testa e coda per recuperare spazio e per permettere al sale di penetrare bene. Si continua così fino a che il contenitore non è quasi pieno. Bisogna lasciare circa 2/ 3 cm liberi dal bordo del contenitore, che vanno riempiti poi con il sale. Si coprono quindi con un tappo di sughero, o di polistirolo, sul quale va poggiato un peso. Una pietra, una bottiglia d’acqua, qualsiasi cosa che riesca a fare pressione sulle alici, le quali dovranno rimanere pressate e in salamoia per almeno 2 mesi, conservate in un luogo buio e fresco. Sotto l’arbanella bisogna mettete un recipiente pronto a raccogliere il liquido in eccesso che straborderà durante il processo di salatura.

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La dissalatura delle alici salate

Trascorso il tempo necessario le alici sono pronte per essere gustate. Come?

Si preleva la quantità di alici necessaria dalla garbanella, avendo cura di risistemare bene il sale sulle restanti. Bisogna metterle quindi in ammollo in acqua per almeno mezz’ora, in modo da reidratarle. Dopodiché si toglie loro la lisca e il sale rimanente sotto acqua corrente, e vanno sistemate ben stese in un vassoio, completamente ricoperte di olio extra vergine di oliva.

Bene, ora sono pronte per essere gustate.

Ho una forte intolleranza al lattosio, da diversi anni. Purtroppo in viaggio è molto penalizzante, soprattutto perché nella cucina estera viene usato abbondantemente il burro invece dell’olio, e diversi intingoli a base di latte o yogurt per condire le portate. Nonostante l’intolleranza al lattosio non possa essere curata con i farmaci in maniera definitiva, si possono assumere sostituti enzimatici formulati con lattasi che, anche se non risolvono il problema, ne possono attenuare i sintomi.

Non ho mai usato prodotti farmacologici per il mio problema, perché spesso queste pillole sono piene di additivi ed edulcoranti, inutili e dannosi per l’organismo.

Ma stanca di rimanere a volte digiuna, o di accontentarmi di pietanze scondite, e soprattutto di non poter assaggiare i prodotti tipici del paese in cui sono in visita, ho optato per delle pillole naturali che potessero darmi un valido aiuto soprattutto in vacanza.

Lactojoy: compresse di lattasi per gestire l’intolleranzaal lattosio 

Ho trovato e provato le pillole Lactojoi, che contengono un quantitativo molto elevato di enzima della lattasi: 14.500 FCC. La loro formulazione contiene solo l’enzima lattasi ed un agente distaccante composto esclusivamente da fibre vegetali e fecola di patate biologica. Lactojoy quindi è un prodotto vegano, non contiene né istamina né glutine.Lactojoy, intolleranza al lattosio, gestire le intolleranze in viaggio, trevaligie

Come usare Lactojoi per gestire l’intolleranza al lattosio

Si assume una compressa di Lactojoy poco prima dei pasti che contengono lattosio. La dose varia a seconda della quantità di lattosio che si presenta nel pasto e dal grado di intolleranza. Ad esempio per mangiare una pizza margherita mi è bastata una sola pasticca per non avere alcun tipo di problema. Ovviamente non è possibile calcolare l’esatta quantità di lattosio presente in un pasto, per cui ho dovuto fare alcuni test per capire come regolarmi con la dose. Inoltre le compresse Lactojoy sono facilmente divisibili, per cui, se volete togliervi lo sfizio di mangiare un quadretto di cioccolato al latte, potete assumere anche solo mezza pasticca! L’importante è non farne un uso sregolato, e non assumerne più di dieci al giorno.

Packaging

Lactojoy presenta una confezione molto easy, ben lontana dai soliti blister medicinali. E questo dà al prodotto un marcia in più. Le pillole, due, sono contenute in pacchetti molto carini, simili a quelli delle caramelle, dal design molto fresco e giovanile. Inoltre sono di misura contenuta, facilmente portabili in borsa, o addirittura nel portafoglio. Nella confezione ho trovato anche dei simpatici adesivi.

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Se i sintomi continuano o peggiorano nonostante l‘assunzione corretta di LactoJoy ad un dosaggio sufficiente, consultate il vostro medico. 

Perché usarle LactoJoy

In viaggio, o in tutte le situazioni in cui non si riesce a sapere la quantità di lattosio presente nei pasti che si andranno a consumare, Lactojoy è un valido aiuto. Avere una pasticca sempre a portata di mano vi permette di godervi i prodotti tipici locali in pieno relax, soprattutto quando non sono specificati gli ingredienti. 

Contatti 

Per saperne di più potete visitare il sito ufficiale
Web:[
www.lactojoy.com]
FB:
https://www.facebook.com/lactojoy.italia/

C’è un bellissimo borgo, nel Lazio, sorto sui resti di una comunità benedettina, che vanta un patrimonio architettonico, storico e artistico di grande valore. E’ il Borgo di Fossanova, dove sembra di essere catapultati indietro nel tempo, dove la calma prende il posto del caos, dove la pace regna sovrana. Si cammina letteralmente nel Medioevo, si fa capolino nelle antiche botteghe artigiane, si respira spiritualità nel chiostro colmo di vegetazione, seguiti dallo sguardo fiero dell’antica Abbazia, che regna sovrana su quest’oasi di pace. In questo articolo puoi scoprire cosa fare e cosa vedere nel piccolo borgo di Fossanova, luogo incantato del Lazio.

Il Borgo di Fossanova

Visita l’Abbazia

L’Abbazia di Fossanova svetta alta e imponente nell’unica piazza del borgo. E’ il più antico monumento italiano gotico-cistercense, ed è stata dichiarata “Monumento Nazionale”nel 1874. E’ stata costruita agli inizi del 1100 sui resti di un monastero benedettino ad opera dei padri cistercensi, dopo il risanamento della palude in cui si trovava. Questi scavarono una nuova fossa per far si che le acque del fiume Amaseno non interferissero con i lavori dell’Abbazia. Da qui il nome “Fossanova”.

 

Gli interni rispettano pienamente le regole cistercensi. La chiesa appare quindi priva di ornamenti, arcana ed essenziale. Nonostante ciò, l’atmosfera è comunque elegante e la navata altissima rende l’ambiente molto suggestivo. L’unico “vezzo” è il magnifico rosone sulla facciata esterna, che lascia passare i raggi del sole all’interno dell’Abbazia, creando dei magnifici giochi di luce.

Passeggia nel chiostro 

Il chiostro è la parte più incantevole, con il suo lussureggiante giardino dai colori meravigliosi. Qui si trovano anche gli edifici più importanti dell’Abbazia, come la Sala Capitolare e il Refettorio.

Il borgo di Fossanova, cosa vedere nel Lazio

Il Borgo di Fossanova, cosa vedere

Attorno all’Abbazia si snoda un piccolo borgo, con casette rosse e qualche bottega artigiana. Fai una visita al Museo Polo Medievale, ubicato nell’ex foresteria, dove puoi perderti tra sculture e pitture in un atmosfera davvero fascinosa. Oltre ai racconti di vita e di preghiera dei frati cistercensi, abilmente illustrati con gli acquerelli, il percorso comprende anche fasi sulla storia di Priverno. Dopodiché rilassati all’ombra della pergola fiorita del Caffè dei Guitti. Tra un bicchiere di ottimo vino e una fetta di crostata fatta in casa perderai la cognizione del tempo. Goditi i ritmi lenti del borgo, le fusa dei gatti che si avvicinano in cerca di qualche carezza, la brezza leggera che si alza nel pomeriggio.

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Mangia al ristorante “Il forno del Procoio”

La chicca del Borgo di Fossanova è senz’altro il ristorante. Il Forno del procoio è ubicato in un antico edificio accanto all’Abbazia. L’atmosfera è davvero incantevole. Rustico al punto giusto, accogliente ed elegante nella sua semplicità. Ogni dettaglio è curato in maniera impeccabile. Le pareti sono in pietra viva, i pavimenti sono originali dell’edificio medievale. Pensa quanti passi hanno solcato queste piastrelle nel corso dei secoli! Due sale scaldate da altrettanti camini, accolgono tavoli molto molto particolari. Sono creati infatti, con porte e portoncini antichi.

Lo sguardo è rapito da tanta particolarità. D’estate poi il giardino prende vita con deliziose illuminazioni. Il menù non è da meno. I piatti serviti da Chiara, che gestisce il locale, sono di una raffinatezza unica. Gustose rivisitazioni dei piatti della tradizione pontina, che non perdono il gusto originario, lasciando piacevolmente sorpresi anche i palati più sopraffini. Anche la selezione dei vini si rifà alla tradizione dell’agro pontino, con etichette locali selezionate, nonché una vasta scelta di vini di ottime cantine italiane.

Consigli utili alla visita

I bambini possono girare liberamente nel Borgo, che è chiuso al traffico. Ma fai comunque attenzione ai veicoli che hanno il permesso di accedere per motivi logistici, come fornitori etc.. L’unico piccolo pericolo sono i san pietrini irregolari della pavimentazione, che potrebbero causare qualche storta durante le corse. Inoltre consiglio un abbigliamento comodo, per i bambini ma anche per gli adulti. Soprattutto le scarpe, devono essere basse e confortevoli. Evita tacchi e zeppe, perché diventerebbe davvero difficile fare qualche passo. Cerca sempre di rispettare il luogo che ti ospita, evitando di urlare, di gettare cartacce e di giocare a pallone.

Il borgo di Fossanova, cosa vedere nel Lazio

Partecipa agli eventi del borgo

Sono molti gli eventi che vengono organizzati annualmente nel Borgo di Fossanova. Degna di nota la bellissima Festa Medievale, che riporta in scena ogni anno, ad agosto, le antiche usanze e i costumi del borgo. Ogni sera concerti, performance teatrali, spettacoli di circo medievale e cortei storici illuminati dai video mapping proiettati sulla facciata dell’Abbazia.

Perchè visitare il borgo di Fossanova, nel Lazio

Nel Borgo di Fossanova il tempo sembra di essersi fermato. La genuinità, la calma, i ritmi lenti ma mai noiosi… ne fanno un posto davvero incantevole. Non c’è mai la ressa turistica, si può godere di ogni angolo in completo relax. Inoltre è a pochi chilometri da altre bellissime cittadine laziali, come il Circeo, Sperlonga, Terracina e Gaeta.

 

 

 

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