A Napoli la cucina è pura poesia. Non c’è piatto che non avvolga con i suoi sapori intensi e saporiti. Una cucina, quella partenopea, da secoli caratterizzata da prodotti di umili origini, semplici e genuini, che vanno a comporre ricette gustose che si tramandano di generazione in generazione. Pasta patate e provola è uno di questi piatti della tradizione, una ricetta preparata con pochissimi ingredienti, poveri ma gustosi, che trovi spesso sulle tavole della famiglie napoletane e in quasi tutti i ristoranti tipici della città.
Pasta patate e provola
Conosci la menuzzaglia?
La pasta utilizzata per preparare questo piatto della tradizione napoletana è da secoli la pasta mista. E’ un insieme di diversi formati di pasta molto in voga nel sud Italia che a Napoli è chiamata “menuzzaglia”. Sono avanzi della dispensa messi insieme per essere consumati invece di essere buttati. Era infatti abitudine della popolazione quella di recuperare i residui di cibo, in tempi in cui nessuno si poteva permettere il lusso di sprecare alimenti. Nella case di Napoli quindi i rimasugli di pasta rotta, che potevano essere ziti spezzati e piccoli pezzi curvi di formati più lunghi, erano sempre conservati per essere riutilizzati. Questi piccoli pezzi erano particolarmente graditi e apprezzati in cucina poichè, una volta cotti, riuscivano a rimanere consistenti attaccandosi bene al condimento.
La pasta mista, detta menuzzaglia, è un formato che si sposa alla perfezione con le patate mantecate con la provola.
Storia e curiosità
La Campania è sempre stata, nei secoli, una buona produttrice di pasta. Un prodotto che, assieme alle patate, era venduto a prezzi contenuti e quindi accessibile a tutti. Le patate poi, arrivate in Italia dopo la scoperta dell’America, ben si sono adattate da subito al clima e ai terreni del meridione, permettendo la diffusione di grandi coltivazioni che garantivano un prodotto sempre fresco e a buon mercato.
Sia la pasta dunque che le patate, poichè facilmente reperibili a prezzi modesti, sono sempre stati alla base della gastronomia partenopea. Pasta e patate quindi diventa da subito un piatto molto preparato e consumato dalla popolazione perchè fortemente energetico, vista la quantità di carboidrati presenti. Era il piatto ideale per sfamare e saziare le famiglie che allora erano molto numerose e non certo abbienti.
Ma quante varianti conosci di pasta e patate?
Pare che la prima ricetta scritta della pasta e patate napoletana risalga al 1700 e prevedeva pochissimi ingredienti: pasta, patate e Parmiggiano. Negli anni poi la ricetta si è arricchita di nuovi e gustosi elementi che hanno enfatizzano ancora di più il sapore gustoso di questo piatto. La provola ad esempio è uno dei prodotti tipici locali più usato oggigiorno nella preparazione di questa portata. Altre varianti prevedono l’aggiunta di pancetta oppure, modificandone anche la consistenza, in molti preferiscono preparare addirittura il timballo, sfornando un delizioso pasticcio di pasta e patate. Molti invece preferiscono la versione brodosa, sicuramente più gradevole al palato durante la stagione fredda. Anche l’aggiunta di croste di Parmiggiano in cottura o il concentrato di pomodoro al posto dell’ortaggio fresco sono varianti da tenere in considerazione.
Per rendere questo piatto perfetto è fondamentale la consistenza. Pasta patate e provola infatti deve essere “azzeccata”, ossia densa e ben amalgamata.In alcune trattorie storiche di Napoli ancora oggi puoi assistere alla prova del piatto rovesciato. Una volta arrivata la portata a tavola il cameriere capovolge il piatto e se la pasta non cade…vuol dire che la consistenza è quella giusta!
Pasta patate e provola. Come prepararla secondo la tradizione napoletana
La preparazione di questo piatto è semplice come i suoi ingredienti. Basta fare un soffritto a base di cipolla, sedano, carota e qualche pomodorino al quale aggiungere in cottura le patate tagliate a dadini piccolissimi. Aggiungi poca acqua in modo da ricoprire gli ingredienti, fai stufare lentamente le patate e unisci il sale. Aggiungi quindi la pasta e lascia cuocere il tutto per 15 minuti, o comunque fino a cottura desiderata. Il risultato deve essere una pasta cremosa e non brodosa. Prima di ultimare la cottura aggiungi i dadini di provola, precedentemente preparati, e dai la giusta carica al piatto!
Piazza dei Miracoli rientra nelle classifica dei posti più famosi d’Italia. La sua celebrità deriva soprattutto dalla Torre Pendente, simbolo indiscusso della città di Pisa e della Toscana intera. Da ormai 25 anni Piazza dei Miracoli, il cui vero nome è Piazza del Duomo, è considerata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. E’ stata costruita con il bottino ricavato dai pisani dopo la sconfitta dei musulmani in Sicilia e il primo monumento ad essere stato edificato in quest’area è stato appunto il Duomo, dedicato a Santa Maria Maggiore, la cui costruzione è iniziata nel 1063. Solo anni dopo sono spuntati il Battistero, la torre pendente e il Camposanto, altro monumento di straordinario interesse storico e architettonico di Piazza dei Miracoli.
Piazza dei Miracoli
Piazza dei Miracoli è facile da raggiungere e semplice da visitare, ed è il posto ideale in cui fermarsi qualche ora con i bambini se ti trovi in viaggio dalle parti di Pisa. Non si trova nel centro storico, così come può sembrare, ma proprio fuori le mura e vicinissima all’uscita dell’autostrada. Questo perchè, già nel Medioevo, Pisa non disponeva di aree così grandi all’interno delle sue mura che permettessero la realizzazione di un simile complesso monumentale.
Incorniciati dalle mura storiche della città e impreziositi da splendidi e curatissimi prati verdi, i monumenti di Piazza dei Miracoli spiccano da anni in tutta la loro bellezza.
Sapevi che Piazza dei Miracoli è oggetto di studi sulla simbologia?
Il complesso monumentale di Piazza dei Miracoli è composto da quattro monumenti di gran pregio architettonico, risalenti al medioevo. Oltre alla famosa Torre di Pisa in questa verdeggiante piazza trovi anche il Battistero, il Duomo e il Camposanto. Ognuno di questi edifici ha un suo particolare significato. Secondo una delle teorie più accreditate Piazza dei Miracoli simbolizza le tre fasi principali della vita di un uomo. E dunque il Battistero rappresenterebbe la nascita, la Cattedrale la vita e, in contrapposizione ad essa, il Camposanto incarnerebbe la morte.
Un’altra corrente di pensiero invece lascia presagire che la piazza sia stata strutturata in modo da rappresentare in terra le stelle della costellazione dell’Ariete, a simboleggiare la primavera e quindi, la rinascita spirituale.
Sali sulla Torre di Pisa
La Torre Pendente, famosissima in ogni parte del mondo, altro non è che il Campanile del Duomo. Ovviamente il progetto originale non aveva previsto l’inclinazione, dovuta al terreno sabbioso sottostante. Già durante la costruzione la torre presenta infatti cedimenti strutturali a livello delle fondamenta, tra l’altro poco profonde rispetto all’altezza della Torre. Nessun architetto è riuscito a correggere tale pendenza nel corso della costruzione e negli anni la sua inclinazione è aumentata, nonostante i continui restauri. Rimane in piedi perchè il baricentro è ancora all’interno della sua base di appoggio. Ma proprio questa suo peculiare difetto ha reso la Torre pendente uno dei monumenti più visitati d’Italia e più famosi nel mondo.
Puoi salire fino in cima alla Torre di Pisa scalando 294 gradini e ammirare i dintorni dai suoi 56 metri di altezza. Divertiti poi a scattare foto simpatiche con i bambini sfruttando la sua inclinazione. L’accesso al campanile è vietato ai minori di 8 anni.
Visita il Duomo
Il Duomo, costruito nei primi anni del 1600, è un tripudio di stili architettonici. Un capolavoro che mixa diversi stili, dal romanico toscano all’arabo e bizantino. Il progetto originale è stato più volte riconsiderato e rivisitato dai più illustri architetti dell’epoca, tra i quali Rainaldo e Guglielmo.
Gli interni del Duomo sono molto particolari poichè, entrando, hai la sensazione di essere in tre chiese differenti. Questo perchè sulle cinque navate frontali si aprono due transetti laterali con tre navate ciascuno, che sembrano formare altre due basiliche indipendenti. Le decorazioni interne poi sono stupefacenti e comprendono marmi e meravigliosi mosaici, come quello absidale, opera del Cimabue. Numerosi sono gli elementi in bronzo, provenienti dal bottino di guerra relativo alla vittoria pisana sui siciliani di cui abbiamo già parlato in precedenza. Inutile ribadire che il Duomo di Pisa è uno dei più importanti e interessanti monumenti medievali d’Italia.
Piazza dei Miracoli è il posto migliore per passare qualche ora insieme ai bambini, scoprendo le caratteristiche dei suoi monumenti.
Ammira il simbolo della vita, il Battistero
Edificato a sud di Piazza dei Miracoli il Battistero è dedicato a San Giovanni, simbolo indiscusso della vita e della rinascita spirituale. La sua struttura, in stile romanico, è semplice e lineare ma vanta preziosi dettagli in stile gotico, posti in essere durante i restauri avvenuti negli anni. E’ tuttora il Battistero più grande d’Italia, con una circonferenza di ben 107 metri. Come l’esterno anche gli interni sono molto semplici ma conservano il Pulpito di Nicola Pisano, un capolavoro medievale scolpito nella seconda metà del 1200. La forma esagonale, unica nel suo genere, racchiude molti significati simbolici e diverse scene della vita di Cristo.
Puoi fare anche una passeggiata sulla balconata superiore del Battistero e vedere la bellezza della sua cupola dall’interno. Non solo la torre è inclinata in Piazza dei Miracoli sai? Tutti i monumenti sono in pendenza, seppur in maniera minore!
Passeggia nel Camposanto
Il Camposanto è il cimitero monumentale di piazza dei Miracoli ed ha una caratteristica particolare, unica al mondo. Questa sua peculiarità è dovuta alla terra di cui è composto, proveniente infatti dalla Terrasanta, dalla quale è stata prelevata e trasportata a Pisa durante la quarta crociata. La sua costruzione risale alla fine del 1200 e la sua funzione era di accogliere le tombe che, in quell’epoca, erano sparse attorno al Duomo e necessitavano dunque di sepolture ordinate.
L’interno del Camposanto è ricco di decorazioni e splendidi affreschi che rappresentano temi relativi alla vita, alla morte e al Giudizio Universale. Le tele sono davvero ricche di particolari e se guardi attentamente riesci a scorgere attimi di vita trecentesca particolarmente curiosi. Ovviamente le tombe del Camposanto di Pisa sono vere e proprie opere d’arte monumentale, tra le quali trovi addirittura sarcofagi romani e medievali. Abbiamo già detto che nella simbologia di Piazza dei Miracoli il Camposanto vuole rappresentare la morte e, a dar maggior valore a questa supposizione, la sua posizione ne conferma la validità. E’ stato infatti edificato nel punto più freddo e buio della piazza, lontano dai raggi del sole. Lo sapevi?
Dove parcheggiare nelle vicinanze
Proprio fuori le mura di Piazza dei Miracoli trovi un comodo parcheggio a pagamento, riservato alle sole autovetture. Si trova esattamente in Via Cammeo n. 51, a soli 50 metri di distanza dalla piazza. E’ aperto tutti i giorni e puoi pagare alla cassa automatica. All’interno trovi anche i bagni, accessibili pagando 1 euro all’addetto.
Prezzi, orari e consigli utili alla visita
In ogni stagione e in ogni giorno della settimana trovi tantissime persone in Piazza dei Miracoli, dunque prenotare i biglietti on line prima della partenza è un ottimo modo per risparmiare tempo e anche denaro. Ci sono infatti diverse tipologie di biglietti combinati, che puoi modulare secondo le tue esigenze, e che ti permettono di visitare i monumenti di Piazza dei Miracoli senza fare lunghe code di attesa.
Non è detto che per viaggiare da sola on the road bisogna necessariamente essere single. Anche un compagno o una famiglia si può lasciare per qualche giorno, per potersi regalare del tempo prezioso per se stesse. Metterti alla prova, lasciare la confort zone e conoscere nuovi posti e nuove persone pensando solo alle tue esigenze è il modo migliore per rigenerarti, per forgiare ancora di più la tua personalità.
Terrore? Senso di spaesamento? Può essere la reazione iniziale. Ma appena sarai seduta al posto di guida l’adrenalina comincerà a farsi sentire e, con il piede sull’accelleratore, darai inizio ad una delle esperienze più entusiasmanti della tua vita, e la regista sarai solo tu!
Viaggiare da sola on the road
Se sei alla tua primissima esperienza di viaggio in solitaria ti consiglio di scegliere una meta non troppo lontana. Tre, quattro ore di guida possono bastare per iniziare, considerando che il tuo sarà comunque un viaggio itinerante e ogni giorno dovrai spostarti per raggiungere un’altra tappa, aggiungendo sempre più tempo da passare in auto.
Potresti optare per un week end lungo in una regione italiana non molto distante da quella in cui risiedi ad esempio, pianificando bene l’itinerario, i tempi, i soggiorni, il budget e soprattutto..organizzando la tua auto, che sarà la tua unica compagna di viaggio.
Scegli la meta
Se non ami andare all’avventura e preferisci già avere un quadro chiaro del tuo viaggio da sola on the road non ti resta che pianificare l’itinerario nel dettaglio. Cerca allora la meta che più si addice alle tue preferenze e valuta bene le tappe da fare. Sei un tipo da trekking? Potresti optare per il Trentino o per l’Abruzzo. Ami passeggiare sulla spiaggia anche d’Inverno? Lazio e Puglia sono le regioni che fanno per te.
Se preferisci invece il sole e il folklore isolano e vuoi fare un’esperienza on the road in Sicilia o in Sardegna, ricorda che dovrai programmare bene anche gli imbarchi sui traghetti. Portando con te l’auto inoltre avrai costi nettamente superiori rispetto all’imbarco del solo passeggero. Ma niente paura, se il budget che hai messo a disposizione riesce a coprirti spese extra, prova a fare anche una traversata in mare portando con te la tua macchina.
Viaggiando da sola e senza alcun tipo di costrizioni sarai tu a scegliere quanto restare in un posto e, se non ti piace, nessuno ti vieta di andare via e puntare verso un’altra meta.
Organizza gli spostamenti
Se scegli di visitare una città d’arte sicuramente avrai bisogno di alloggiare nelle vicinanze di musei o punti di interesse e dovrai necessariamente prenotare un hotel in centro. Cerca allora strutture che abbiano il parcheggio incluso nel prezzo e assicurati che ci siano parcheggi anche nelle vicinanze dei posti che hai deciso di vedere. In alternativa puoi lasciare l’auto in hotel e muoverti a piedio con i mezzi pubblici. Segna già da casa sul tuo cellulare tutti gli orari e gli indirizzi, nonchè i numeri utili di cui potresti aver bisogno. Tieni in considerazione anche le varie zone a traffico limitato e chiedi sempre al tuo host se può farti avere il permesso per arrivare fino alla struttura, qualora si trovasse in una ZTL.
Se il tuo itinerario di viaggio comprende altre tappe valuta bene il tempo che ti occorre per raggiungerle, considerando le varie strade che puoi percorrere. Non sempre il percorso più breve segnalato dal navigatore è quello più semplice da fare. Controlla se comprende strade di campagna, se sono strade di facile scorrimento e se sono raggiunte dal segnale GPS o dalla linea del tuo operatore telefonico. L’imprevisto è sempre dietro l’angolo e potresti trovarti con il motore in panne in una zona isolata e non raggiunta dalla linea satellitare.
Prepara un bagaglio essenziale
Anche se la voglia di riempire la valigia di ogni cosa possibile prende il sopravvento tieni presente che, essendo sola, sarai solamente tu a farti carico del tuo bagaglio. “Essenziale” è la parola d’ordine. Riempi la valigia con pochi capi, scambiabili tra loro. Cerca di optare per abiti comodi, come leggings e jeans, e abbinali con t-shirt e cardigan in modo da poterti vestire a “cipolla”. E’ un metodo valido in ogni stagione e avere una giacca morbida sempre a portata di mano, anche d’estate, ti protegge dall’aria condizionata dei locali.
Inoltre sei in viaggio per fare un’esperienza personale, a nessuno interessa che tu sia vestita all’ultima moda, tanto meno deve interessare a te e porti dei limiti.
Non riempire il sedile posteriore di giubbini di emergenza, scarpe e borse di riserva. Più viaggi leggere meglio è.
Viaggiare da sola on the road. Cosa tenere in borsa?
Viaggiando da sola non avrai a disposizione persone a cui lasciare la borsa, soprattutto per andare in bagno. Preferisci allora uno zaino, capiente e leggero, da poter tenere sempre sulla schiena. Opta per un modello con spalline imbottite, in modo tale da non avere fastidio sulle spalle. Tieni sempre a portata di mano i documenti, metti il portafoglio in una tasca di non facile accesso, e porta sempre con te dei power banks, oltre ai normali carica batteria da parete. Stando da sola è essenziale non rimanere mai senza telefono.
In un piccolo astuccio metti le medicine che usi spesso o specifiche per eventuali problemi, come allergie ( bentelan) o punture di insetti.
Porta con te la doppia chiave dell’auto
Porta la doppia chiave della macchina e tienila in un taschino dello zaino poichè, se dovessi smarrire l’originale, avrai sempre una risorsa in più e non sarai costretta a chiamare l’assistenza.
Se la tua auto prevede chiavi elettriche poi, prima di partire, controlla che le batterie siano cariche onde evitare di rimanere in panne all’improvviso per mancato funzionamento delle stesse. Con la chiave di riserva in tasca sei sicura di averne almeno una funzionante.
Viaggiare da sola on the road. Prepara la tua compagna di viaggio: l’automobile
Prima di partire, e considerando che sarai sola alla guida, porta l’auto a fare un controllo di routine. Non devono mancare olio nel motore e acqua nel tergicristallo, fai gonfiare le gomme e controllare i freni. Pulisci bene il vetro del parabrezza perchè, in caso di appannamento, faresti fatica a vedere la strada. In auto devi tenere il necessario per il pronto soccorso e il kit di emergenza in caso di avaria, contenente triangolo di segnalazione e giubbino catarifrangente. Porta con te un carica batteria per auto portatile, necessario se la macchina dovesse per qualche motivo ( luci dimenticate accese ) scaricarsi. E’ semplicissimo da usare e non ingombra il portabagagli. Prepara una playlist con la musica che più ti piace ascoltare, porta con te qualche snack e una borraccia con acqua da ricaricare all’occorrenza e parti per il tuo viaggio on the road in solitaria!
Perchè fare un viaggio on the road da sola?
Uno dei motivi principali per cui dovresti provare questa esperienza di viaggio in solitaria è il senso di libertà che trasmette. Senza orari da mantenere, rotte obbligate da seguire e persone a cui dover dar conto sarai padrona del tuo tempo, almeno per qualche giorno. Stando da sola svilupperai l’empatia, e riuscirai a rimuovere quei blocchi emozionali spesso causati dai pregiudizi. Liberati dalla paura del diverso. Anche se ti hanno insegnato a non dar retta agli sconosciuti non aver timore di chiedere aiuto, di parlare, di relazionarti con le persone che ti capiterà di incontrare durante il tuo viaggio. Ti renderai conto che il mondo non è poi così infido e cattivo e che c’è ancora qualcuno pronto a tenderti una mano nel momento del bisogno.
Fidati degli altri, ma con cautela, Non appartarti con nessuno, cerca sempre di restare lucida e evita posti isolati, soprattutto di notte.
Liberati dai preconcetti che la società ti ha imposto. Mangiare da sola al ristorante non è avvilente come sembra, nessuno ti guarderà con pietà, nessuno penserà che tu sia una disadattata, nessuno farà caso a te..soprattutto in una grande città. Imparerai inoltre a cavartela da sola in ogni situazione, risolvendo problemi piccoli e grandi che ti si porranno davanti. Da una ruota bucata ad una prenotazione sbagliata..ogni piccolo intoppo non sarà altro che benefico per la tua crescita personale e per la tua autostima. Lasciati guidare dall’istinto, senza badare al tempo che passa, ma pensando solo a soddisfare i tuoi bisogni di viaggiatrice: esplora, impara e porta a casa ricordi meravigliosi.
Hai mai assaggiato il pane di Matera? La sua forma particolare e la sua morbida mollica rivestita da una crosta croccante lo hanno reso famoso nel mondo della gastronomia, in Italia e all’estero. Da sempre eccellenza culinaria della città dei Sassi, il pane di Matera rappresenta in modo egregio i territori della Basilicata, racchiudendone tutte le essenze in un impasto fatto con l’acqua pura delle sorgenti locali e con grano autoctono di qualità.
Il Pane di Matera
Il pane è sempre stato alla base dell’alimentazione del territorio lucano. La sua produzione continua ancora oggi ad essere un vero e proprio rituale, suddiviso in più fasi di lavorazione. L’ingrediente fondamentale per avere un pane dal cuore morbido e dalla crosta croccante è sempre stato il lievito. Il pane di Matera è prodotto tuttora solo con lievito madre. Anticamente l’impasto era posto a lievitare in un grande contenitore di argilla. Una volta formate le pagnotte poi, queste erano portate presso il forno del paese. A quei tempi infatti c’era un unico punto di cottura a disposizione di tutti gli abitanti. Per riconoscere dunque il proprio pane nel grande forno condiviso le massaie solevano marchiare le pagnotte con un timbro di legno, incidendo le iniziali della famiglia.
La produzione del pane era un rito per gli abitanti di Matera ed era un momento di aggregazione e condivisione. Proprio per la sua importanza nella vita socio economica del paese il pane era addirittura benedetto con tre tagli, a rappresentare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, prima di essere messo nei forni. Un modo di onorare i prodotti della terra e di benedire il cibo che dava sostentamento all’intera comunità. Ancora oggi trovi sul pane di Matera il taglio a croce, che ne è diventato il suo simbolo distintivo.
Il processo di produzione
E’ il metodo di produzione che, oltre all’uso del lievito madre, rende il pane di Matera un prodotto IGT, rinomato nell’ambito della gastronomia nazionale. L’impasto è prodotto solo con ingredienti autoctoni, come la semola di grano duro interamente coltivata nei territori della provincia. Il lievito madre è fondamentale per la buona riuscita delle pagnotte. Si ottiene facendo fermentare la semola con frutta fresca matura, come uva o fichi. Si lascia macerare in acqua e si impasta spesso, in modo da ottenere un composto omogeneo e sempre attivo. Farina, acqua, lievito e sale sono quindi messi nell’impastatrice, lavorati e poi lasciati lievitare.
Si procede poi a formare le pagnotte, che variano da un minimo di 600 grammi ad un massimo di 10 chili. Una volta formate, le pagnotte sono nuovamente poste a lievitare in contenitori ben coperti. A questo punto si da al pane la caratteristica forma a cornetto. Quindi la parte alta viene marchiata con un timbro a pressione che riproduce le lettere MT, a significare Matera.
La cottura del pane di Matera
Una volta pronte le pagnotte si procede a infornare il tutto in forni a legna, con una variazione di cottura per le diverse pezzature di pane. Una forma da mezzo chilo ad esempio cuoce in circa un’ora. Il pane, lavorato e cucinato con questa precisa metodologia, è quindi caratterizzato da una crosta croccante di colore scuro e una mollica morbida e ben alveolata. Il pane di Matera può durare fino a due settimane, se ben conservato.
Altri prodotti da forno tipici di Matera
A Matera poi, oltre al pane tipico, puoi assaggiare diversi prodotti da forno derivanti sempre dallo stesso impasto lievitato. Uno di questi è il Ricco d’olio, una larga e spessa focaccia che si ottiene passando i residui della lievitazione nello zucchero semolato. Dorata in superficie e sofficissima all’interno ha l’odore simile a quello del pane, da cui differisce però dalla grande quantità d’olio e di zucchero di cui è intrisa. Altro prodotto della tradizione gastronomica materana è il ficcilatello, una specie di tarallo che si usa mangiare alla vigilia della festa dell’Immacolata. In passato, durante questa speciale vigilia, le famiglie devote digiunavano a pranzo e si concedevano a cena solo il ficcilatello, questo tarallo profumato con i semi di finocchietto selvatico.
La focaccia, il gusto indescrivibile della tradizione
A Matera poi devi assolutamente provare la focaccia, preparata con diversi condimenti ma sempre super morbida all’interno. L’impasto è sempre a base di acqua, lievito madre e farina di semola. Spesso ha la forma a ciambella e la sua particolarità è che puoi mangiarla anche passeggiando, poichè è la regina dello street food lucano. Servita anche come base per l’aperitivo la focaccia materana è condita con pomodoro, olio e origano. Ingredienti semplici della tradizione contadina che danno vita ad un prodotto genuino e gustoso.
Nella sua versione tradizionale, la tipica focaccia materana è farcita con i pomodorini. A questa versione base, nel corso dei decenni si sono aggiunte diverse varianti: ad esempio con le patate, con il pelato o con rape e peperone crusco.
I dolci da forno delle festività
Tipiche produzioni di Matera sono anche le strazzate, dolci della tradizione natalizia lucana, fatte di farina, mandorle, zucchero e uova, morbide dentro e croccanti all’esterno. Sempre rimanendo in tema di festività, nel periodo pasquale a Matera si preparano le pannarelle, biscotti a forma di pupa, di gallina o di cestino che esibiscono nel centro un uovo, simbolo di resurrezione e di fertilità.
Perchè assaggiare il pane di Matera
Dopo un attento esame del ciclo di produzione e lavorazione il pane di Matera ottiene nel 2008 il marchio IGP dalla Comunità Europea. Oggi puoi trovare questo morbido pane in diversi punti vendita della penisola, ma assaggiarlo caldo nella città in cui è prodotto ha sempre un suo perchè. A Matera c’è addirittura un Consorzio di Tutela composto da quattro panifici storici locali, considerati tra i migliori panificatori d’Italia. La sua particolare forma a cornetto e i suoi colori, che molto ricordano le tonalità calde della Murgia Materana, la cottura a legna e gli ingredienti genuini ne fanno un prodotto unico ed inimitabile. Un vanto per il patrimonio alimentare della regione Basilicata e dell’Italia intera.
Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano! E per berlo dove è stato creato, tra profumi originari e sapori fermi nel tempo, devi andare a Pisticci, piccolo borgo della Basilicata in provincia di Matera. In questo paese immerso nei calanchi trovi infatti la fabbrica museo dell’Amaro Lucano. Una piccola oasi dedicata alle origini e alla sublimazione di questo prodotto, punta di diamante della regione e dell’Italia intera.
Amaro lucano
Fai un viaggio multisensoriale nell’area museale di Essenza Lucano
La sede di Essenza Lucano di Pisticci viene inaugurata nel 2019. Lo scopo? Ricreare all’interno di uno spazio museale diverse aree dedicate alla storia del marchio Amaro Lucano. Qui puoi fare infatti un vero e proprio viaggio nella storia della produzione dell’Amaro e puoi farlo attraversando cinque aree tematiche che ne ricostruiscono la nascita, la produzione e l’espansione, passando dalle antiche tradizioni dell’azienda fino ad arrivare alle nuova gestione produttiva tra nuove e moderne tecnologie.
Conosci la storia dell’Amaro Lucano?
L’Amaro Lucano ha una storia incredibile da raccontare, una storia fatta di piante aromatiche e di antiche tradizioni rurali che inizia nel 1984 ed arriva fino ai giorni nostri, in un crescendo di successi e popolarità. Il Lucano nasce grazie a Pasquale Vena, pasticcere di una bottega di Pisticci, vicino Matera. Nel cercare di creare un liquore con note equilibrate che andasse a bagnare le sue deliziose preparazioni dolciarie, è riuscito ad ottenere una miscela di erbe ( ben 30!) dal gusto particolare, deciso e aromatico, ideale da degustare a fine pasto per aiutare la digestione. Nasce così l’Amaro Lucano, un pregiato liquore che ottiene subito un successo inaspettato.
La sua fama supera infatti i confini regionali e raggiunge con il suo sapore intenso i consumatori dell’intera nazione, arrivando persino nella Casa Reale dei Savoia. Tale diventa il rapporto di stima tra Pasquale Vena e il regnante sabaudo, che quest’ultimo decide di insignirlo con il titolo di Cavaliere.
Amaro Lucano. Quando uno slogan diventa virale
Durante il secondo conflitto mondiale la produzione dell’Amaro Lucano subisce un’arresto, dovuto principalmente alla carenza di materie prime. Negli anni ’50 però, grazie al lavoro di Giuseppe e Leonardo, figli del Cavalier Vena, il piccolo laboratorio di Pisticci diventa una vera e propria azienda. Questa produzione a livello industriale inoltre permette alla famiglia Vena di registrare il brevetto dell’Amaro Lucano presso la Camera di Commercio. La bottiglia del liquore esibisce già la famosa etichetta che raffigura la pacchiana, la contadina lucana, e un’aquila che regge una fascia su cui è scritto “Lavoro e Onestà”, due parole chiave molto care alla famiglia Vena che hanno portato al successo questo prodotto distintivo della Basilicata.
Con l’avvento della pubblicità sui nuovi mezzi di comunicazione come radio e tv, la visibilità dell’Amaro Lucano aumenta a livelli esponenziali. Grazie infatti ad un’importante campagna di comunicazione fortemente voluta dai due fratelli Vena la fama del liquore arriva anche oltreoceano, con uno slogan che ancora oggi rappresenta l’Amaro Lucano in ogni parte del mondo: “Cosa vuoi di più dalla vita?Un Lucano!”
Passeggia nelle aree tematiche di Essenza Lucano
Per rivivere la storia dell’Amaro Lucano, partendo dalle sue radici fino ad arrivare alle sperimentazioni odierne, percorri le aree tematiche di Essenza Lucano. Parti dal giardino esterno e fai una passeggiata sensoriale tra le 30 erbe aromatiche usate nell’amaro. Qui puoi annusare le essenze e ammirarne forme e colori, in un tripudio di profumazioni tipicamente mediterranee. Poi entra nell’area interattiva e lasciati travolgere dai racconti dei personaggi virtuali. Ripercorrono la storia dell’azienda, accompagnandoti in un percorso multisensoriale che passa tra macchinari antichi, usi e costumi regionali, essenze aromatiche e progetti futuri.
Scopri la ricetta segreta di Amaro Lucano
Il gusto di Amaro Lucano è ancora oggi fedele alla versione del 1894. L’accurata selezione di erbe aromatiche pregiate è racchiusa in una ricetta segreta, accessibile solo alla famiglia Vena. Sono erbe officinali provenienti da diverse zone del mondo, selezionate ed essiccate naturalmente per poi essere lavorate fino a creare l’equilibrio aromatico perfetto che ancora oggi contraddistingue l’Amaro Lucano. Assenzio, salvia, achillea, sambuco e arancia amara sono solo alcune delle preziose erbe che vanno a comporre questa deliziosa miscela. Vengono essiccate e immerse in soluzioni idroalcoliche, per poi essere sottoposte a infusione a 55° per una notte intera. Le erbe sono poi pressate a caldo con i torchi, fino ad ottenere gli infusi che saranno mescolati tra loro per creare un estratto.
A questo punto della lavorazione entra in scena il detentore della ricetta originale ereditata dal Cavalier Vena, che aggiunge gli ingredienti segreti utili a dare vita all’Amaro Lucano. Compito che oggi spetta al nipote del Cavaliere, l’omonimo Pasquale Vena. L’estratto è controllato in laboratorio dove matura per cinque mesi. Solo dopo la maturazione l’estratto viene miscelato ad alcool puro, oli essenziali, zucchero, caramello e acqua per dar vita all’inimitabile Amaro Lucano.
Fermati al bar per degustare cocktails a base di Amaro Lucano
Lo spazio espositivo di Essenza Lucano comprende anche un bar e una bottega dove poter acquistare prodotti del brand Amaro Lucano. Trovi simpatiche idee regalo e pack originali contenenti prodotti esclusivi del marchio. Nella bottega puoi acquistare persino cosmetici, ideali sia per il corpo che per la cura del viso. Insomma un’area espositiva a tutto tondo dove la priorità è la soddisfazione del cliente.
Nel Bar Essenza poi puoi usufruire dei servizi di caffetteria e degustare deliziosi cocktails, tutti rigorosamente preparati con una base di Amaro Lucano o con prodotti del brand, come la Limoncetta e la Sambuca Lucano. Si, perchè oltre a produrre l’inconfondibile Amaro l’azienda è riuscita a lanciare sul mercato anche altre tipologie di liquori, sempre made in Basilicata. La Limoncetta ad esempio, ottenuta dalla fermentazione di scorze di limoni di Sorrento IGP, è ottima da bere fredda oppure per dare una marcia in più a macedonie e dessert.
Perchè visitare Essenza Lucano a Pisticci
Essenza Lucano è un grande spazio espositivo dedicato non solo agli amanti dell’Amaro ma a chiunque voglia conoscere la storia e le peculiarità dalla regione Basilicata. Una visita all’area museale ti porta a scoprire il territorio della regione e ti permette di conoscere uno dei suoi prodotti di maggior successo attraverso una stimolante passeggiata tra le specie botaniche utilizzate per la miscela dell’Amaro Lucano e la metodologia di produzione dello stesso. E’ un posto perfetto anche per le famiglie con bambinipoichè la visita guidata ti permette di fare un viaggio sensoriale nella storia del brand con parole semplici e discorsi coinvolgenti. Divertente poi la parte interattiva, dove è possibile relazionarsi virtualmente con i personaggi storici del marchio. L’accoglienza dello staff e la disponibilità dell’azienda sono il non plus ultra della visita da Essenza Lucano, meta da tenere in considerazione durante un viaggio di scoperta della regione Basilicata.
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Ho avuto modo di esplorare i meravigliosi territori della regione basilicata e di Essenza Lucano con il blog tour Basilicata Esperenziale organizzato daMartulli Viaggie I viaggi del Milionegrazie al bando Parti Basilicata diBasilicata Turisticae con il patrocinio gratuito ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo Italia.it
Torino vanta una preziosa tradizione gastronomica, ricca di piatti realizzati con i più genuini ingredienti regionali. Il Piemonte infatti è rinomato per le preparazioni culinarie molto elaborate, come le paste ripiene e le carni a lunga cottura, possibilmente accompagnate da buon vino del territorio. Quindi, cosa puoi mangiare a Torino? Hai a disposizione una grande varietà di piatti da assaggiare, frutto della tradizione contadina ma anche derivanti dalle ricche cucine della corte sabauda, dalla quale la città ha ereditato ricette antiche e raffinate, realizzate con ingredienti pregiati.
Cosa mangiare a Torino
Fai un antipasto con il vitel tonnè
Uno dei piatti più famosi e preparati nel mondo, ispirati alla tradizione culinaria italiana, ma ancora imitato male. E’ il vitel tonnè, una preparazione tipica del Piemonte, che unisce prodotti di terra e di mare in un tripudio di bontà. A Torino è preparato con un particolare taglio di carne, la fassona. La carne viene marinata in vino bianco ed erbe aromatiche per poi essere bollita. Una volta cotta viene tagliata in fettine molto sottili e viene servita accompagnata da una salsa composta da maionese, tonno e capperi. Il vitello tonnato è un piatto intramontabile, che ha avuto il periodo di maggior successo negli anni ’80 e che, nonostante il continuo evolversi delle mode culinarie, è rimasto esattamente il piatto semplice e genuino della cultura gastronomica torinese.
Assaggia i ravioli del plin
Sicuramente ti sarà capitato di mangiare già gli agnolotti in giro per l’Italia, ma sappi che quelli piemontesi sono tutta un’altra storia. A Torino poi vengono preparati tuttora secondo la tradizionale ricetta contadina, ossia con gli avanzi dell’arrosto, tritati e amalgamati con altri corposi ingredienti. Sono chiamati ravioli del plin e sono preparati con pasta fresca all’uovo, ripiena di carni e verdure. Sono leggermente più piccoli degli agnolotti e li trovi spesso conditi con la salsa dell’arrosto, con ragù piemontese o meglio, da mangiare con il cucchiaio in brodo di carne. La loro caratteristica forma si ottiene siggillando i ravioli con un pizzico, che in dialetto locale si chiama “plin”.
I ravioli del plin devono il loro nome al gesto che si deve compiere per prepararli. Vanno infatti formati a partire da una lunga striscia di pasta, e poi pizzicati, con un “plin”, un pizzicotto delle dita appunto. In questo modo il ripieno resta racchiuso in uno scrigno prezioso di sfoglia .
Cosa mangiare a Torino. Bagna cauda ne abbiamo?
Un altro punto saldo della gastronomia tipica torinese è indubbiamente la bagna cauda. E’ una salsa a base di acciughe, aglio e olio, servita in tavola in una pentola di terracotta e lasciata in centro, in modo da essere condivisa tra i commensali. E’ un piatto povero della tradizione locale, anticamente cucinato e servito sulle tavole dei vendemmiatori di rientro da una faticosa giornata passata tra le vigne. Infatti è consumata proprio in autunno e in inverno, accompagnata da verdure crude e da buon vino rosso del territorio.
Prova gli gnocchi di zucca
Una portata che non può mancare nel tuo tour culinario a Torino è lo gnocco con la zucca. Qui gli gnocchi sono una vera istituzione e in tutte le case vengono preparati per lo più durante i giorni di festa. Da un impasto di uova, farina e zucca vengono fuori morbidissimi gnocchetti, che sono poi gratinati al forno e ricoperti di fontina! Un concentrato di bontà e di sapori unici. La dolcezza degli gnocchi entra in contrasto con il sapore della fontina filante, per un esperienza gustativa sublime.
Un meraviglioso accostamento tra dolce della zucca e salato del formaggio…gli gnocchi di zucca con la fontina sono un piatto da provare assolutamente se sei in visita a Torino!
Cosa mangiare a Torino? Se sei amante della pasta classica assaggia i tajarin
Se non ami la pasta ripiena o i piatti molto elaborati puoi buttarti su una porzione di tajarin. Sono i classici taglierini all’uovo, leggermente più sottili delle tagliatelle, che a Torino vengono spadellati con diversi tipi di condimenti, come ad esempio sughi a base di pesce e crostacei o con il ragù “comodino”, una salsa al pomodoro a base di frattaglie. La ricetta originale dei tajerin non lesina in uova. Ci sono ben venti tuorli in un chilo di farina. Per questo motivo il colore della pasta è di un bel giallo intenso, e il gusto… non si può descrivere!
Ora goditi i dolci tipici..
Se sei goloso poi a Torino trovi un bel pò di specialità dolciarie da assaggiare. Uno dei dolci tipici piemontesi più famosi è il bonet, un delizioso budino realizzato con amaretti e cacao, al leggero sapore di rum. E’ un dolce al cucchiaio, preparato con la stessa tecnica con cui si realizza il creme caramel. Nella ricetta originale, al posto del rum, veniva usato il Fernet. Questo perchè, essendo il dolce servito a fine pasto, aiutava anche la digestione.
Il bonet torinese è un concentrato di bontà. Se guarnito con amaretti sbriciolati e frutti di bosco poi.. è pura poesia!
Curiosi sono anche i cri-cri, morbide praline al cioccolato con il cuore di nocciola, rivestite da colorate palline di zucchero. Vengono incartati come le caramelle e devono il loro nome ad una ragazza, Cristina, alla quale il fidanzato portava sempre queste morbide praline fermandosi ad acquistarle in una nota pasticceria della città. Il proprietario dunque, vedendo l’amore che legava i due fidanzati, ha ribattezzato le sue praline con il nome Cri-cri, per omaggiare la semplicità e la spensieratezza dei due giovani innamorati.
..e sorseggia un bicerin!
Una vera e propria chicca della realtà gastronomica torinese è il bicerin. E’ un particolare caffè servito in un calice trasparente, dal quale tra l’altro prende il nome. In piemontese infatti bicerin vuol dire “bicchierino”. E’ stato preparato per la prima volta in uno degli storici locali di Torino, il Caffè al Bicerin” ed è una specie di rivisitazione della bavareisa, una bevanda fatta con caffè, cioccolata, latte e sciroppo. Negli anni sono nate più varianti come la pur e fiur, molto simile al cappuccino e la ‘n poc ‘d tut, ossia la variante con tutti gli ingredienti tipici. Nel 2001 il bicerin riceve il riconoscimento di “bevanda tipica piemontese”, entrando a far parte della lista di prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
Il Museo Egizio di Torino è uno dei più antichi musei al mondo dedicato completamente alla storia e alla cultura egizia. E’ secondo per importanza solo al Museo Egizio del Cairo e la sua fondazione risale al 1824, voluta da Carlo Felice di Savoia. La prima collezione acquisita dal re comprendeva ben 5,600 reperti provenienti dall’Egitto, trovati e riuniti da Bernardino Drovetti, allora console di Francia nei territori egiziani. Alla collezione di Drovetti vengono poi aggiunte altre raccolte, tra le quali quelle appartenenti a Casa Savoia,dando così vita al primo Museo Egizio del mondo, con sede a Torino.
Il Museo Egizio di Torino
Nel corso degli anni al Museo Egizio sono incorporati altri preziosi ritrovamenti, molti dei quali effettuati nei primi anni del 1900 dalla Missione Archeologica Italiana. Ad oggi il Museo vanta circa 6,500 reperti archeologici risalenti a vari periodi storici che vanno dal Paleolitico all’epoca copta, ossia alla nascita dei primi ceppi religiosi appartenenti al cristianesimo originari dell’Egitto.
Il Museo Egizio si divide in più livelli. L’ampio ingresso interrato accoglie i visitatori con un breve resoconto della storia del Museo. Qui puoi inoltre chiedere le audioguide e lasciare i giubbotti nel guardaroba ( opzione consigliatissima ). I biglietti per il Museo Egizio si comprano solo on line, all’interno non trovi biglietterie. Prenota la visita con netto anticipo, soprattutto se hai intenzione di vedere il Museo nei week end o nei giorni festivi, soggetti quindi a maggiore affluenza.
Inizia la tua visita dal Piano Interrato
Il percorso di visita del Museo Egizio si snoda su 5 piani, e comincia proprio dal piano interrato. Qui si trova anche un meraviglioso papiro, originale, risalente all’epoca tolemaica, ossia al 330 a.C. E’ il famoso Libro dei Morti di Luefankh, un rotolo di papiro contenente formule funerarie con la funzione di guidare il defunto nel suo viaggio nelll’aldilà. Puoi vedere benissimo la sequenza originale delle immagini, confrontando ogni sezione con la traduzione sottostante fornita dal Museo. Il Libro dei Morti di Luefankh è uno dei ritrovamenti più estasianti conservati nel Museo Egizio di Torino.
Il Libro dei morti di Luefankh è un antico testo funerario egizio, utilizzato stabilmente dall’inizio del Nuovo Regno (1550 a.C. circa) fino alla metà del I secolo a.C. Custodito nel Museo Egizio di Torino, con i suoi 864 cm di lunghezza è uno dei papiri più ampi al mondo e custodisce l’insieme di formule funerarie.
Sali al Secondo Piano, nella sezione dedicata alle Mummie
Dal Piano Interrato si accede direttamente al secondo piano, per poi tornare al primo con un percorso a ritroso. Questa area raccoglie un’infinità di reperti archeologici, tra i quali stele incise e varie tipologie di sarcofagi. Il più importante reperto di quest’area è sicuramente la Mummia di Gebelein, risalente al periodo Predinastico, ritrovata nell’Alto Egitto nel 1020 dalla Missione Archeologia Italiana. La Mummia è esposta in una teca che riproduce l’ambiente in cui è stata ritrovata e suscita davvero grande curiosità, anche nei bambini. E’ in posizione fetale e sembra essere stata imbalsamata intorno al 3.600 a.C, agli albori della civiltà egizia, con una soluzione arcaica fatta da olio vegetale, estratto di radice di giunco e resina conifera, molto probabilmente di pino. Quest’ultimo ingrediente, dalle proprietà antisettiche e antibatteriche, proteggeva i corpi dalla decomposizione.
La mummia ritrovata in posizione fetale a Gebelein è la mummia egiziana più antica conosciuta fino ad ora. Di sesso maschile, è stata rinominata Ginger, per via dei suoi capelli rossi, in omaggio all’attrice Ginger Rogers
Al Secondo Piano trovi anche le Tombe di Neferu e Iti e la Tomba degli Ignoti, composta da un corridoio con tre camere contenenti sarcofagi e mummie con i rispettivi corredi funebri.
Scendi al Primo Piano del Museo Egizio di Torino
Lasciate le Tombe e i Sarcofagi del Periodo Predinastico e del Medio e Nuovo Regno immergiti nella storia dell’Epoca Tarda, dell’Epoca Romana e di quella Tardoantica. Per ogni periodo trovi classificati numerosi reperti, molti dei quali trovati da Schiapparelli, fondatore delle Missione Archeologica Italiana e fondatore del Museo Egizio. Impressionante per bellezza e quantità è la Galleria dei Sarcofagi. Qui sono custoditi numerosi sarcofagi dipinti e intarsiati, impreziositi da meravigliosi disegni e da simboli molto particolari. Tra questi trovi l’Occhio di Horus, un occhio sovrastato da un sopracciglio e impreziosito da una linea ondeggiante, che secondo alcune interpretazioni simboleggia la piuma del falco, l’uccello in cui Horus si trasforma secondo la mitologia egizia. Era dipinto sui sarcofagi affinchè i defunti potessero vedere il regno dell’aldilà.
Su questo piano trovi anche la Cappella di Maia e Tamit, dalle meravigliose pitture colorate, e la Statua di Nefertari e Pendua, che ritrae i due sposi in un abbraccio. Trovi inoltre diverse mummie di animali, probabilmente ritrovate nelle necropoli animali di Saqquara, a sud del Cairo. Gli animali erano sacri per gli Egizi, importanti a tal punto da mummificarli e depositarli in appositi cimiteri. Alcuni di loro, come i gatti, simboleggiavano le forze della natura ed erano ritenuti vere e proprie divinità.
Chiudi la tua visita al Piano Terra
Tornando al Piano Terra concludi la tua visita al Museo Egizio di Torino. C’è da dire che in questa area espositiva si concentrano dei reperti archeologici a diro poco meravigliosi. Qui trovi infatti la Galleria dei Re dove, in una magica atmosfera enfatizzata da un gioco di luci e ombre, puoi ammirare le più grandi statue di sfingi e faraoni, perfettamente conservate.
Tra le varie figure mitologiche appartenenti alla cultura egizia trovi anche la statua originale di Tutankhamon, il famoso faraone figlio di Nefertiti salito al trono a soli 8 anni. La sua tomba invece è rimasta nel museo egizio del Cairo e rimane tuttora una delle opere più conosciute al mondo. Suggestiva anche l’enorme statua di Ramses II. In questa sezione del Museo trovi anche il Tempio di Ellesiia, edificato da Tuthmosi III e modificato con preziosi abbellimenti nel corso degli anni dai suoi eredi. Prelevato da Assuan e ricomposto in loco nel 1970 questo tempio è un dono del governo egiziano all’Italia, come ringraziamento per aver contribuito al salvataggio dei templi della Nubia che rischiavano di essere sommersi dalle acque del lago Nasser.
Fai giocare i tuoi bambini con i faraoni egizi
Al Museo Egizio di Torino ci sono anche tante attività dedicate ai più piccoli. Nello Spazio ZeroSei Egizio infatti trovi un percorso ludico in cui i più piccoli possono scoprire la storia dei faraoni grazie a stimoli visivi e sonori propedeutici alla visita. E’ aperto il sabato e la domenica e ha attività divise per fasce di età. E’ adatto anche ai bambini più piccoli, da zero a 2 anni, i quali potranno conoscere i segreti del Mondo Egizio attraverso la narrazione e con attività tattili e sonore. Per le famiglie con neonati poi è attiva una piccola area di accoglienza in cui trovi anche una postazione per l’allattamento, con fasciatoi e libri da leggere.
E a proposito di libri al Museo Egizio di Torino trovi anche una vasta area dedicata alle pubblicazioni realizzate dal museo stesso, sia per scopi scientifici che divulgativi, nonchè una bellissima selezione di libri dedicati ai bambini. Trovi anche piccoli gadgets, oggetti da cancelleria e divertenti giochi in scatola dedicati all’Antico Egitto.
Informazioni utili alla visita
Se decidi di visitare il Museo Egizio di Torino devi farlo nel migliore dei modi, cercando di capire la storia di ogni singolo pezzo esposto. Solo così la visita avrà un senso, poichè non è un museo che si può visitare distrattamente, senza soffermarsi sui particolari storici. Per questo motivo il museo mette a tua disposizione un’audio guida gratuita a cui puoi accedere anche dal tuo smartphone connettendoti al wi-fi della struttura, utilizzando la web app Museo Egizio. Porta quindi con te i tuoi auricolari personali, ma se non li hai puoi acquistarli presso la biglietteria del Piano Interrato.
I biglietti per il Museo Egizio di Torino sono acquistabili solo on line, sul sito www.museoegizio.it. Il biglietto intero ha un costo di 15,00 €, per i bambini dai 6 ai 12 anni è di 1,00 €. I bimbi da 0 a 5 anni entrano gratuitamente.
Il Museo Egizio è aperto il lunedì dalle 9:00 alle 14:00 e dal martedì alla domenica dalle 9:00 alle 18:30.
Tra i reperti della raccolta del Museo Egizio di Torino trovi un papiro, unico nel suo genere, che mostra immagini che possono a prima vista definirsi pornografiche. Questo papiro sconvolse gli studiosi di allora che, abituati ad apprezzare gli egizi per la loro compostezza, saggezza e devozione verso gli dei, scoprivano ora un volto inedito di questa antica civiltà.
Dove si trova il Museo Egizio di Torino?
Proprio nel centro storico della città, in Via Accademia delle Scienze 6. Ha sede nel Palazzo dell’Accademia delle Scienze, un bellissimo edificio del 1600 progettato da Guarino Guarini.
Hai mai sentito parlare del Palazzo Reale di Torino? E’ un maestoso edificio collocato proprio nel centro storico della città, dimora sabauda per ben tre secoli e dal 1997 divenuto Patrimonio dell’UNESCO. Una reggia a tutti gli effetti, che si innalza su Piazza Castello con la sua magnifica facciata barocca, e che per la bellezza dei suoi interni è paragonabile alle altre famose regge europee, come quella di Versailles.
Palazzo Reale di Torino
Inizialmente edificato per divenire una dimora vescovile il Palazzo Reale di Torino fa parte del complesso dei Musei Reali, che comprende altri sette edifici storici. Tra questi trovi l’Armeria, la Cappella della Sacra Sindone, i Giardini Reali e la Galleria Sabauda.
Il percorso di visita del Palazzo Reale di Torino comprende anche i meravigliosi Giardini Reali. L’ingresso è gratuito.
Conosci la sua storia?
E’ stato Emanuele Filiberto di Savoia a trasformare il palazzo in una residenza nobiliare, spostando la sua sede ducale da Chambery a Torino e obbligando il Vescovo a trasferirsi nel Palazzo di San Giovanni. Grazie ad un importante progetto di riqualificazione Emanuele Filiberto riesce a modificare non solo la mole dell’edificio ma anche la conformazione urbana della zona, portando la dimora entro le mura.
Il Palazzo Reale ha subito continue evoluzioni nel corso dei decenni, ampliandosi grazie a nuovi progetti e arricchendosi di nuove creazioni architettoniche. Numerosi sono poi gli eventi celebrati tra le sue mura, come il meraviglioso matrimonio tra Carlo Emanuele e Cristina di Baviera. Ha conosciuto nell’arco della sua lunga vita solo un breve periodo buio, durante la dominazione napoleonica, quando è stato abbandonato per trasferire la residenza del re al Palazzo Reale di Cagliari.
Entra all’interno e sali lo Scalone d’Onore
Dopo l’Unità d’Italia il palazzo ritorna ad essere sede della monarchia, subendo ulteriori restauri. Per festeggiare la nascita della nuova nazione italiana Vittorio Emanuele II fa costruire uno splendido Scalone d’Onore, ricco di marmi preziosi, dipinti straordinari e statue imponenti. La scultura principale dello scalone è il Monumento Equestre di Vittorio Amedeo I, opera del 1619 di Andrea Rivalta. Le altre sculture che vedi all’interno delle nicchie sono invece del 1800. Tra queste puoi notare la statua di Emanuele Filiberto di Varni.
Le tele poste ai lati della facciata principale della scala sono un omaggio alla Dinastia Sabauda mentre, se alzi lo sguardo, puoi notare il meraviglioso affresco della volta, opera straordinaria di Paolo Emilio Morgari.
Ammira le stanze del Palazzo
Gli interni del Palazzo Reale di Torino sono un susseguirsi di stucchi, ritratti, marmi e intarsi. La prima stanza che trovi lungo il percorso è la Sala dei Corazzieri, che prende il nome dal corpo di guardia posto in passato a sorveglianza del Palazzo. Passa poi nell’anticamera di accesso all’Appartamento Reale. In passato era chiamata Sala delle Virtù, per via del soggetto raffigurato al centro del suo soffitto ligneo: La virtù incoronata da Pallade e tenente ai piedi incatenata una chimera. Le pareti di quest’ambiente sono ricoperte di grandi arazzi realizzati dalla Manifattura Reale di Torino, ben otto, che raffigurano la storia di Enea e Didone. Degno di nota il grande orologio posto sulla mensola del camino, opera della ditta Musy et Files di Torino, gioiellieri di Casa Savoia. Ai due lati fanno sfoggia di se due preziosi candelieri in bronzo dorato, di manifattura parigina.
La Sala dei Paggi, anticamera della Sala del Trono, oltre a sfoggiare tele che raffigurano le vittoriose battaglie dei Principi di Casa Savoia, vanta uno splendido camino settecentesco, sormontato da una bellissima specchiera e impreziosito da un orologio proveniente da Parigi. Meravigliosa è la porta che divide questo ambiente dal successivo, chiamata “porta della sicurezza”. E stata realizzata in legno di noce scolpito e dorato, opera del piemontese Antonio Botto.
Palazzo Reale di Torino. Entra nella Sala del Trono
Una volta oltrepassata la Porta della Sicurezza ti ritrovi nell’ambiente più ricco e importante del Palazzo Reale di Torino. Questa stanza, che inizialmente era destinata al trono della regina, nel 1831 diventa Sala del Re, cuore pulsante della reggia di Carlo Alberto. Il soffitto seicentesco in legno dorato è opera della famiglia Botto. La deliziosa tappezzeria invece è ornata con lo scudo sabaudo e dal monogramma con le iniziali del sovrano. Il pavimento è un vero e proprio capolavoro. E’ di ebano intarsiato, opera di Gabriele Capello. Intorno al trono puoi notare una balaustra in legno scolpito e dorato, del 1700, che precedentemente contornava il letto della regina.
L’Armeria Reale
Ora dirigiti verso una delle gallerie monumentali più belle d’Italia, l’Armeria Reale. E’ un vero e proprio museo dedicato alle armi e alle armature fondato da Carlo Alberto nel 1832. Dopo aver fondato la Regia Pinacoteca inizia anche a riunire nella Galleria Beaumont, dopo averla svuotata dalla tele che ospitava, tutte le armi appartenenti a Casa Savoia. Pochi anni più tardi alla galleria vengono annessi anche i locali della Rotonda, progettati per ospitare la collezione più recente delle armi albertine, tra le quali la raccolta di quelle orientali. Straordinarie sono le volte affrescate della Galleria, opera di Claudio Francesco Beaumont. Rappresentano le storie di Enea con la tecnica dell’olio a muro, e sono incorniciate da eleganti stucchi intarsiati e dorati. Per portare a termine questo prezioso lavoro sono stati necessari ben 5 anni.
Nel 1946, con l’avvento della Repubblica, l’Armeria Reale diventa museo statale. Ad oggi vanta più di 5.000 oggetti risalenti a diversi periodi storici, dalla Preistoria al Novecento. All’Armeria sono annessi anche il Medagliere, un’ambiente che ospita una vasta collezione di monete antiche, e la bellissima Biblioteca Reale. Quest’ultima ospita manoscritti e pergamene antiche ma anche una preziosa raccolta di disegni e bozze di Leonardo Da Vinci, compreso il suo celeberrimo autoritratto risalente al 1516.
Fermati ad ammirare la cappella della Sacra Sindone
Il percorso di visita del Palazzo Reale di Torino comprende anche la Cappella della Sacra Sindone. Qui è custodito il sudario in cui si presuppone sia avvolto il corpo di Cristo. E’ parte integrante del Palazzo, ma puoi accedere alla cappella anche dal Duomo, avendo le strutture due scalinate connesse. La Cappella, a pianta circolare, è sormontata da una meravigliosa cupola in pietra bigia di frabosa, una particolare pietra arenaria, e vanta meravigliose decorazioni a forme geometriche che formano un bellissimo gioco di luci e ombre. Il pavimento, realizzato in marmo bianco e grigio, porta intarsiate stelle in bronzo.
Non 1997 la Cappella della Sacra Sindone è stata gravemente danneggiata da un incendio che ne ha distrutto gran parte degli arredi lignei, rendendo fortemente instabile anche l’intera struttura architettonica. Per i lavori di restauro sono stati impiegati più di venti anni e, nel 2018, la Cappella è ritornata al suo originale splendore, riaprendo finalmente al pubblico. L’accesso alla Cappella è compreso nel biglietto dei Musei Reali.
Passeggia nei Giardini Reali
Non solo le sale interne ma anche i meravigliosi spazi esterni della reggia sabauda sono da visitare, possibilmente in modalità lenta. I Giardini Reali si sviluppano su una vasta area naturale, racchiusa nei bastioni. Fortemente voluti da Emanuele Filiberto di Savoia, i Giardini Reali abbracciano diversi settori, uno più bello dell’altro. Il percorso comprende il Giardino Ducale, il Giardino delle Arti e il Boschetto, quest’ultimo realizzato nel 1800. Il cuore dei Giardini Reali è segnalato dalla bellissima fontana dei Tritoni, opera di Simone Martinez. E’ circondata inoltre da numerose statue, busti di marmo e panchine dove fermarsi ad ammirare la natura circostante.
La Fontana delle Nereidi e dei Tritoni nel Giardino di Levante, del muro di cinta dell’antica fortificazione, è uno dei luoghi più suggestivi di Torino. E soprattutto è di grande importanza per il suo alto valore storico e artistico.
Il Giardino delle Arti, generato dopo l’ampliamento della città voluto da Carlo Emanuele II, è opera dello stesso progettista dei giardini di Versailles, Andrè La Notre. Il Boschetto invece ospita una fitta rete di alberi, impreziosita da arbusti e profumate piante erbacee. Il complesso dei Giardini Reali è un luogo di ritrovo e di relax soprattutto per i torinesi, che qui vengono a passeggiare all’ombra degli alberi o a leggere un libro su una delle tante panchine sparse nel parco. E’ piacevole in ogni stagione, ma in primavera e in autunno, quando i colori diventano aranciati e inizia il foliage stagionale, da il meglio di se.
L’entrata ai Giardini Reali è gratuita.
Perchè visitare il palazzo Reale di Torino
Il Palazzo Reale di Torino è il cuore pulsante dell’intero complesso dei Musei Reali. Gli interni sfarzosi ed eleganti, i preziosi dettagli d’arredo, le rifiniture di gran pregio e gli oggetti da collezione conservati al suo interno ti catapultano per un paio d’ore nella reale dimensione storica della reggia, portandoti nella vita di corte del Seicento. L’intero percorso di visita è un piccolo viaggio esperenziale, delizioso anche per i bambini, che va inserito nell’itinerario di visita della città di Torino per conoscere la storia centenaria non solo della città stessa ma dell’Italia intera.
Orari di apertura del Palazzo Reale: tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00. Chiuso il lunedì.
Prezzi: il biglietto di ingresso ai Musei Reali comprende l’appartamento Dinastico, l’Armeria, la Cappella della Sacra Sindone e la Galleria Sabauda, nonchè il Museo di Antichità. La tariffa intera è di 15,00 € e l’ingresso è gratuito per bambini e ragazzi fino ai 18 anni. Dai 18 ai 25 il biglietto costa 2,00 €.
La prenotazione non è obbligatoria, ma consigliata. Per informazioni puoi chiamare il numero +39 011 19560449 oppure mandare una mail ainfo.torino@coopculture.it
Elegante, raffinata, accogliente. Torino è una città straordinaria, armoniosa e piena di vita. Ogni edificio trasuda storia e cultura, in un dinamismo architettonico estasiante. Culla del Risorgimento e capitale sabauda, Torino è non solo città d’arte ma anche un polo industriale innovativo. Una “Piccola Parigi”, resa romantica dal fiume Po, in cui perdersi tra antichi monumenti, deliziosi musei, storiche caffetterie e negozi di alta moda. Se stai pianificando una visita a Torino, in questo articolo trovi qualche consiglio su cosa vedere in città in 1 week end.
Torino, cosa vedere
Torino offre infinite possibilità di visita avendo a disposizione numerosi musei, palazzi storici e blocchi monumentali di grande valore architettonico. Impossibile riuscire a vedere tutto in 1 week end, ma organizzando bene la visita e facendo attenzione alle tempistiche è possibile creare un itinerario ad hoc che comprenda i più famosi punti di interesse della città. Tra l’altro le maggiori attrazioni si concentrano nel centro storico e quindi sono facilmente raggiungibili a piedi.
Passeggia in Piazza Castello
Inizia la tua visita partendo proprio dal cuore pulsante della città: Piazza Castello. Qui si concentra la storia di Torino, che inizia nel 1584. L’allora Duca Carlo Emanuele I diede disposizioni all’architetto Ascanio Vitozzi affinchè progettasse, sulla piazza di epoca romana già esistente, un elegante punto di incontro in cui far confluire le principali vie della città: Via Roma, Via Po, Via Garibaldi e Via Pietri Micca.
Su Piazza Castello si affacciano i più importanti edifici storici di Torino. Qui trovi il Palazzo della Giunta Regionale, il Palazzo del Governo e Palazzo Madama, antico castello della città da cui la piazza prende il nome. A rendere ancora più autorevole questo edificio ci sono tre preziosi monumenti, tra i quali spicca la statua di Emanuele Filiberto Duca di Savoia che si innalza tra la scultura dell’Alfiere dell’Esercito Sardo e il monumento equestre dei Cavalieri d’Italia.
Ora siedi in un caffè storico di Piazza San Carlo
Un’altra piazza di grande importanza di Torino, ulteriore fulcro della vita cittadina, è Piazza San Carlo. E’ un vero e proprio salotto, con spazi enormi in cui muoversi, fontane ed eleganti carrugi. Al centro della piazza spicca, maestosa, una statua di Emanuele Filiberto. L’ampiezza di Piazza San Carlo, lunga ben 168 metri e larga circa 80, permette di vere una visuale completa del circondario. Ospita due chiese gemelle, in stile barocco, entrambe edificate agli inizi del 1600. Sotto i portici trovi numerosi negozi e ristoranti, nonchè due dei più famosi caffè storici della città: il Caffè San Carlo e il Caffè Torino, locali che hanno avuto come ospiti nel corso degli anni numerosi intellettuali, politici e artisti provenienti da ogni parte del mondo.
Prendi un cocktail al Caffè Torino
Uno dei locali iconici della città è il Caffè Torino e una sosta in questo bar è doverosa. A partire dalla sua inaugurazione, nel lontano 1903, questo caffè ha visto camminare sui suoi marmi i personaggi più illustri della storia italiana e internazionale. Salotto mondano, tra i frequentatori del quale troviamo anche Alcide De Gasperi e Cesare Pavese, Brigitte Bardot e Ava Gardner, vanta arredi preziosi che ben rispecchiano i gusti e le mode dell’epoca. Il lungo bancone di legno e marmo, la raffinata sala e le specchiere ricche di intarsi dorati ti catapultano nell’opulenza degli anni ’30, tra duchi, dive e principi, in un tripudio di sfarzi che nel tempo non hanno perso bellezza.
Tuttora il Caffè Torino mantiene lo stile dei suoi anni d’oro, esibendo nelle sue vetrine gianduiotti su vassoio di argento e rilucendo nei suoi preziosi dettagli d’arredo. Approfitta dei tavolini nel dehors per sorseggiare una deliziosa cioccolata calda oppure per degustare uno dei suoi famosi cocktails a base Martini.
Il Caffè Torino ha un’insegna luminosa sponsorizzata dalla Martini. Impossibile non trovarlo passeggiando sotto i portici.
Calpesta i testicoli del toro di bronzo
Anche se i torinesi non sembrano avere le stesse credenze scaramantiche del sud, nessuno di loro passa vicino al Caffè Torino senza calpestare i testicoli del toro di bronzo intarsiato nel pavimento. Questo prezioso bassorilievo che rappresenta una figura taurina dalla maestosa possenza è stato realizzato nel 1930 ed è diventato il simbolo della città. Secondo una credenza popolare calpestare i testicoli del toro porta fortuna. Se ti trovi seduto al Caffè Torino puoi ammirare le persone che, in passeggiata, pestano il toro facendo un giro su se stessi, in modo molto discreto. Se anche tu sei in cerca di fortuna prova a seguire questa curiosa tradizione.
Se anche tu sei in cerca di fortuna prova a seguire questa curiosa tradizione. Calpesta i testicoli del toro!
Torino, cosa vedere in 1 week end. Il Palazzo Reale
Uno dei principali edifici storici di Torino è Palazzo Reale, che si affaccia su Piazza Castello. Residenza di Casa Savoia fino al 1865 questo edificio, progettato dall’architetto Amedeo di Castellamonte, vanta uno stile architettonico dagli eleganti dettagli che ricorda molto la Reggia di Caserta. Una vista al suo interno non può mancare. Le stanze, finemente arredate, hanno accolto nobili, ecclesiastici, personaggi politici italiani e stranieri. La bellezza dei suoi saloni, la regalità della sala del trono, l’opulenza della sala da pranzo e gli antichi arazzi che scaldano le pareti delle stanza da letto ti catapultano nella vita mondana dell’epoca.
Meravigliosi affreschi, arazzi preziosi e volte dorate fanno del Palazzo Reale di Torino un vero gioiello dell’architettura italiana dell’epoca.
Il percorso di visita comprende anche l’ Armeria Reale, una straordinaria galleria dalle volte meravigliosamente affrescate che ospita le armature e le armi storiche di Casa Savoia, comprese le statue dei cavalli utilizzati durante le battaglie. Le strutture in legno, perfettamente modellate a dare forma ai più importanti destrieri del Palazzo, sono ricoperte di vera pelle equina e rendono l’aspetto delle statue assolutamente realistico.
Il Palazzo Reale vanta anche un meraviglioso giardino esterno al quale è possibile accedere in maniera gratuita. E’ un delizioso spazio all’aperto che comprende prati verdi, meravigliose fontane ed un rigoglioso bosco in cui passeggiare.
Orari di apertura: aperto tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 8.30 alle 18:00.
Costo del biglietto: € 15,00 intero, 13,00 € ridotto. Pacchetto famiglia: adulto: € 10 ridotto – bambino: € 6 – fino a 5 anni biglietto gratuito
Torino, cosa vedere. Visita la cappella della Sacra Sindone
Sapevi che la Sacra Sindone è custodita nel Duomo di Torino? La cappella dove è custodito il sudario in cui si presuppone sia avvolto il corpo di Cristo è stata danneggiata gravemente da un incendio nel 1997. Ora la reliquia si trova dietro l’altare maggiore del Duomo, dopo essere stata salvata dalle fiamme, ed è conservata in posizione orizzontale in una teca a tenuta stagna. Viene esposta al pubblico raramente, e quando accade viene spostata in un’altra teca.
Il Duomo di Torino, dedicato al patrono della città San Giovanni Battista, è un edificio barocco opera di Guarino Guarini. E’ stato edificato agli inizi del 1400 per volere del Cardinale della Rovere e la sua facciata in marmo bianco esibisce tre portali decorati da eleganti rilievi. Il bianco della facciata è in contrasto con i mattoni rossi della torre campanaria.
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:00
Costo del biglietto: entrata gratuita
Prendi l’ascensore panoramico della Mole Antonelliana
Simbolo indiscusso della città di Torino la Mole Antonelliana è un’imponente costruzione edificata nella metà del 1800 su un progetto di Alessandro Antonelli, dal quale ovviamente prende il nome. La sua funzione iniziale era religiosa, essendo stata creata come tempio israelitico. Qualche decennio più tardi invece viene ceduta al comune di Torino che ne ha subito fatto un monumento dedicato a Vittorio Emanuele II Re d’Italia.
Alta 167 metri la Mole Antonelliana è sormontata da una cupola cuspidata che sfoggia su una guglia una stella a cinque punte, che è andata a sostituire la statua del genio alato posata a fine ‘800 per la sua inaugurazione. Per avere una vista a 360° della città prova a prendere l’ascensore panoramico. Ti porta a 85 metri di altezza, nel Tempietto, e ti permette di ammirare il circondario anche durante la salita grazie alle sue vetrate trasparenti. All’interno della Mole Antonelliana trovi il Museo del Cinema. Qui sono conservate le collezioni relative ai manifesti, alle macchine e all’archeologia del cinema italiano.
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00. Chiude il martedì.
Costo del biglietto: 11.00 €
Entra nel Museo della RAI
Poco distante dalla Mole Antonelliana trovi il Museo della radio e della televisione RAI. L’entrata è gratuita e puoi fare un percorso esperenziale in cui cimentarti con i mestieri della tv, come il cameramen o il regista. E’ un delizioso percorso da fare soprattutto con i bambini, divertente ed istruttivo. Al suo interno trovi diverse ambientazioni degli studi redio-televisivi, con cimeli storici legati al mondo della tv. Puoi divertirti a fare il conduttore radiofonico, parlando in un vero microfono degli anni 30, oppure cimentarti al bancone della regia, divertendoti a mixare audio e video. Puoi controllare sullo schermo le inquadrature delle telecamere e gestire la messa in onda!
Il Museo della Rai è bellissimo da esplorare con la famiglia. Tra luci dei set e macchine d’epoca puoi provare a diventare per qualche ora conduttore radio-televisivo.
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9:30 alle 18:30. Chiuso il martedì.
Costo del biglietto: ingresso gratuito.
Immergiti nella storia millenaria del Museo Egizio
Il Museo Egizio è una delle attrazioni più famose d’Italia e la più visitata di Torino. E’ un area museale enorme, dedicata all’arte e alla cultura della civiltà egizia, inaugurata nel 1826 per volere del re di Sardegna Carlo Felice. Acquistando una prima collezione di opere dal console di Francia in Egitto, Bernardino Drovetti, ha dato inizio alla storia del Museo Egizio, uno dei più ricchi e autorevoli musei egiziani al mondo. La raccolta museale vanta al momento più di 30.000 pezzi, tra sarcofagi, statue, gioielli e mummie.
Qui è conservata la statua di Ramesse II e le tombe, perfettamente tenute, di Kha e Merit. Durante il percorso puoi addirittura entrare nell’originale Tempio rupestre di Thutmosi, prelevato da Assuan e ricomposto in loco. Uno spettacolo emozionante anche per i più piccini, appassionati del mondo egizio.
Il Museo Egizio di Torino è il più importante al mondo, dopo quello del Cairo. E’ un privilegio enorme poterlo visitare se sei in visita in città.
Orari di apertura: dal martedì alla domenica dalle 9:00 alle 18:30. Lunedì apertura solo di mattina, dalle 9:00 alle 14:00.
Costo del biglietto: 15 €
Vai a conoscere la Dottoressa delle bambole
A Torino, in via Barbaroux 7, trovi la Dottoressa delle Bambole. Passando per questa stradina del centro storico non puoi non rimanere affascinato da questo piccolo ospedaletto per bambole, orsetti di peluche e giocattoli rotti. La Dottoressa Greta accoglie, coccola e ripara i piccoli amici dei bambini, quelli insostituibili, che spesso hanno un grande valore affettivo. A lei puoi affidare giochi di ogni misura e materiale e nella sua bottega puoi ammirare inoltre la sua collezione personale di bambole. Un posto magico per i bambini, che impareranno ad apprezzare i propri giocattoli prendendosene sicuramente più cura.
La Dottoressa delle Bambole di Torino pratica sui suoi assistiti anche il Kintsugi . E’ un lavoro di restauro che evidenzia ed impreziosisce le fratture di un oggetto rotto. Rompendosi, un oggetto può quindi diventare ancora più pregiato grazie a quest’arte che vuole sottolineare che le cicatrici e le ferite possono trasformare un oggetto in qualcosa di unico.
Torino, cosa vedere. Passeggia nel Parco del Valentino
Lascia ora il centro storico e dirigiti al parco del Valentino, altro luogo iconico di Torino. Oggi il castello che si erge nel cuore dei suoi giardini è sede della Facoltà di Architettura del Politecnico ma in passato è stato la regale dimora della regina Maria Cristina di Francia. All’interno del parco del Valentino puoi passeggiare in un autentico Borgo Medievale, una fedele riproduzione di un villaggio del 1400 con case e botteghe dell’epoca. E’ stato costruito per rappresentare il patrimonio storico-artisctico del Piemonte durante l’Esposizione Generale Italiana Internazionale del 1884 e da allora, invece di essere demolito, è divenuto un luogo di forte interesse culturale che attrae giornalmente centinaia di turisti.
Orari di apertura: il Castello apre solo il sabato, con due visite guidate gratuite. Una alle 10:30 e una alle 11:30, alle quali è possibile unirsi solo tramite prenotazione. Il Borgo Medievale è sempre aperto e l’ingresso è libero.
Perchè visitare Torino con i bambini
La città di Torino vanta un patrimonio storico, artistico e culturale degno di nota. Uno scrigno carico di preziosi gioielli, tra Residenze Reali, musei e dimore storiche. Torino però è anche una città giovane, fatta e vissuta da giovani. Intere zone sono diventate punti di incontro della movida, come ad esempio il quartiere chiamato Quadrilatero Romano. Si trova nel centro storico e racchiude non solo gallerie d’arte e negozi ma soprattutto bar e ristoranti in cui spendere il tempo, aperti tra l’altro fino a tarda notte.
Torino è una città ricca, elegante e moderna allo stesso tempo, ampiamente attrezzata per ospitare il grande flusso turistico di eventi, fiere e convegni internazionali. Non bisogna poi dimenticare che la grande industria italiana si è sviluppata proprio in questi territori, apportando non poco benessere alla popolazione locale. Il lusso traspare dai tanti brand di alta moda che si affacciano sulle strade e le piazze della città, come Chanel e Gucci, o nei tanti locali che espongono i prodotti di qualità delle aziende locali, come Lavazza e Martini & Rossi. Anche la FIAT è nata a Torino, partendo nel 1899 con un piccolo investimento e diventando una delle più famose e produttive industrie automobilistiche del mondo.
Per i tifosi del calcio poi a Torino c’è uno degli stadi museo più belli d’Italia, l’Allianz Juventus Stadium, uno degli impianti tecnologici più avanzati del settore. Una visita a Torino è un viaggio a 360° nella storia non solo del Piemonte ma di tutta la penisola italiana, ricca di eccellenze in ogni campo, dallo sport alla cultura.
Sai che a Matera c’è uno dei percorsi di trekking più pittoreschi della Basilicata? Parte proprio dai suoi Sassi e si dirama nella Gravina, un canyon percorso dall’omonimo torrente, sviluppandosi su un costone calcareo che ti porta nel Parco Nazionale della Murgia e delle Chiese Rupestri. Un sentiero che ti proietta in un ecosistema straordinario, tra piantine aromatiche spontanee e delicati fiori di zafferano, immerso nei colori caldi della pietra calcarenitica e tra i suoi numerosi residui fossili.
Trekking a Matera
Scendi nella Gravina
Inizia il tuo percorso di trekking a Matera partendo da Piazza Pistola, lasciando il Sasso Caveoso alle tue spalle. Discendi nel canyon attraversato dal torrente Gravina, e segui il percorso che porta a valle, tra arbusti aromatici e deliziosi profumi di sottobosco. Raggiungi e costeggia il torrente, assaporando l’aria salmastra e ammirando la trasparenza dell’acqua, che espande il suono del suo scorrere nel canyon come una dolce melodia. Concentrati sulle tonalità calde delle pareti rocciose. Un’ocra avvolgente, tendente all’oro, che regala a questo luogo un fascino quasi surreale. Poi dirigiti verso il ponte tibetano e prova a raggiungere il lato opposto della Gravina.
Attraversa il ponte tibetano
Inaugurato nel 2015 il ponte tibetano sul canyon della Gravina è una delle attrazioni più ambite di Matera. E’ di semplice percorrenza ed è adatto anche alle persone meno esperte. Mette in comunicazione i Sassi con le Murge facendoti passare dal contesto urbano ad un’ambiente più selvaggio, facilmente paragonabile per colori e conformazione ad un paesaggio preistorico. Una volta imboccato il ponte raggiungi la parte opposta e comincia a percorrere il sentiero che, in salita, ti porterà nel meraviglioso Parco della Murgia Materana e delle Chiese Rupestri.
Cammina nella storia millenaria del Parco della Murgia Materana
Il sentiero che si dirama sul versante della Murgia è una testimonianza di come la zona fosse anticamente popolata da piccoli nuclei abitativi, prevalentemente composti da pastori. Un susseguirsi di grotte naturali, cisterne e chiese rupestri che lascia l’avventore senza fiato per la sua naturale bellezza. Il parco si estende per 8.000 ettari e racchiude tutta la storia e l’architettura primordiale del territorio lucano. Numerosi sono i reperti fossili che puoi vedere e addirittura trovare durante il percorso. Sono la più grande testimonianza dell’evoluzione geologica di questa enorme area che, circa 80 milioni di anni fa, era un bacino marino. Le rocce sono infatti di origine sedimentaria e sono classificate come calcarenitiche.
Visita le Chiese Rupestri
I primi, piccoli insediamenti umani della Murgia erano prevalentemente composti da pastori e mandriani. Tracce del loro passaggio sono tangibili nelle antiche cisterne per lo stoccaggio dell’acqua, nelle piccole case grotta e nelle suggestive Chiese Rupestri. Queste ultime sono disseminate lungo tutto il percorso. Alcune sono scavate in luoghi adesso quasi inaccessibili ma le Chiese Rupestri visitabili sono davvero un incanto. Gli interni sono infatti impreziositi da meravigliosi affreschi che, nonostante il tempo trascorso, sono ancora ben visibili.
Molto particolare, anche se chiusa da una grata in acciaio, è la Chiesa Rupestre di Sant’Agnese, sulla Murgia Timone. E’ completamente scavata nella roccia e vanta due piccoli ambienti separati da un arco. Sul muro frontale puoi ben vedere l’affresco che raffigura l’effigie della sante che sovrasta un’altare scolpito e modellato nella roccia. All’esterno trovi un esempio di cisterna per la raccolta dell’acqua e poco distanti alcune grotte naturali che un tempo erano usate come ricovero per gli animali.
Affacciati dal Belvedere di Murgia Timone
Da una di queste grotte, la più grande e capiente, puoi avere una vista pazzesca di Matera dall’alto. Si trova poco distante la Chiesa Rupestre di Sant’Agnese ed è un meraviglioso punto di sosta. Al suo interno trovi numerosi reperti fossili e un bel fresco ristoratore, e puoi riposarti ammirando i Sassi di Matera da una prospettiva davvero insolita. La città si espande di fronte a te in tutto il suo splendore e, da questa angolazione, il paesaggio diventa ancora più pittoresco. Uno scorcio fotografico pazzesco che ti ripaga delle fatiche fatte durante il percorso.
Da questa grotta puoi avere una vista pazzesca su tutta Matera. La città dei sassi Si erge sul canyon della Gravina e ti avvolge nel suo folgorante splendore.
Poco più in alto, sull’altipiano della Murgia Timone, trovi uno scenario che lascia davvero senza fiato. Per la sua naturale bellezza e per l’atmosfera altamente suggestiva, questo punto è uno dei più emozionanti di Matera a livello visivo. Proprio per il suo particolare affaccio sui Sassi e per la forte somiglianza al Monte Golgota, il regista Mel Gibson lo ha scelto come location per una delle scene più crude e famose del film ” La passione di Cristo”. Sullo sfondo di questa scena iconica della cinematografia internazionale si può ben vedere la città dei Sassi, vicinissima per somiglianza strutturale a Gerusalemme. Numerose sono inoltre le pellicole girate a Matera, come Cristo si è fermato a Eboli e l’ultimo 007, No time to die, con Daniel Graig.
Uno degli scorci più suggestivi ed emozionanti della Murgia Timone. Una volta raggiunto l’altopiano non puoi fare a meno di emozionarti guardando il paesaggio che ti si apre di fronte.
Consigli utili alla visita
Fare trekking a Matera è un insolito modo di scoprirne la parte più selvaggia. Nonostante sembri facile da affrontare affacciandosi dal punto di partenza, la passeggiata che porta fino alla Murgia risulta essere abbastanza impegnativa. Occorre tempo, più o meno un paio d’ore, e soprattutto un abbigliamento consono. Usa scarpe da trekking e abiti comodi, munisciti di uno zaino e di una borraccia con acqua. Porta con te qualche snack proteico e un cappellino per ripararti dal sole, se esplori la zona in estate. In inverno munisciti di giacca a vento.
Perchè fare trekking a Matera
Se ti trovi a Matera e vuoi scoprire la sua parte più selvaggia prova a percorrere il percorso che, dai Sassi, ti porta fino alla Murgia. Un susseguirsi di paesaggi pazzeschi e di profumi autentici, in cui puoi immergerti nella storia millenaria di questi territori. Non solo natura allo stato brado quindi, ma anche scorci paesaggistici che ti tolgono il fiato e costruzioni antiche che ti portano indietro nel tempo, catapultandoti in una dimensione unica al mondo. La passeggiata di trekking dai Sassi alla Murgia è il completamento della tua visita a Matera e ti permette di scoprirne ogni peculiarità, permettendoti di fare un viaggio a 360° nella sua più autentica realtà.