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Sei mai stato a Carovigno? E’ un bellissimo borgo in provincia di Brindisi, piccolo gioiello della Valle d’Itria. La sua storia e le sue leggende si intrecciano alle tante tradizioni popolari, tangibili nelle viuzze caratteristiche del centro storico e nei suoi monumenti più famosi. Tra uliveti millenari, distese sconfinate di vigneti e pittoreschi paesaggi tipicamente mediterranei ti porto a scoprire le sue bellezze, dandoti qualche consiglio su Carovigno e su cosa vedere nella città della ‘Nzegna. 

Carovigno, cosa vedere

Il nome Carovigno sembra arrivare dal greco “karpene”, che nel periodo medievale si trasforma in “Carvineo”, ossia “portatore di frutti”. Carovigno è infatti ancora nota come Città fruttifera, in quanto questi territori sono da sempre caratterizzati dall’abbondanza dei frutti e famosi per la fertilità del terreno. Un’altra teoria invece, ritiene che il nome Carovigno derivi dal termine messapico “karp”, che sta ad indicare l’altura sulla quale è stata edificata questa cittadina. Qualunque sia l’etimologia del suo nome, Carovigno affascina il visitatore con le sue tante attrattive, tra i quali spicca un elegante castello dalla storia appassionante.

Conosci la storia di Carovigno?

Carovigno ha origini antichissime, risalenti addirittura al periodo messapico, un momento storico molto particolare per le regioni meridionali d’Italia. Tra il VI e il V secolo a.C. iniziano infatti a svilupparsi i primi insediamenti salentini grazie ad un flusso migratorio proveniente dalla costa illirica. Questo porta alla conseguente comparsa di un alfabeto greco, abitazioni più articolate e specifici rituali religiosi. Il nome dato a questa antica popolazione della Puglia deriva da Messapo, che probabilmente significa “popolo tra due mari”. Alcuni ritrovamenti recenti invece attestano che questa città è stata abitata anche nel Paleolito e nel Neolitico.

Nel Medioevo la città di Carovigno si fortifica con una imponente cinta muraria, sormontata da quattro torri: Torre del Civile, Torre Giranda, Torre delli Brandi e Torre del Prete. In questo periodo si arricchisce anche di una maestosa fortezza, che diventa nei primi anni del Novecento un elegante castello grazie ai Conti Dentice di Frasso. 

Carovigno, cosa vedere. Visita il Castello Dentice di Frasso

Il fascinoso castello di Carovigno si innalza fiero proprio nel centro storico della città, arroccato sulla parte più alta della collina. Edificato a scopo difensivo alla fine del XII secolo d.C. dai dominatori normanni, diviene residenza nobiliare solo nel 1700. Dopo un periodo di abbandono è donato come regalo di nozze del Conte Alfredo Dentice di Frasso e di Elisabetta Schlippenbach. La presenza di questi due personaggi diventa una risorsa preziosa per la città di Carovigno. Puoi passeggiare nei giardini, nell’orto botanico e nelle segrete del castello il quale, dal 2014, è diventato proprietà comunale. Una volta varcata la soglia di questa nobile dimora sarà la bellissima storia d’amore tra i due conti a farti da guida, tra saloni, stanze da letto nobiliari, biblioteche e romantiche terrazze.

Carovigno, cosa vedere nella città della 'nzegna

Ammira la battitura della ‘nzegna

Carovigno è anche conosciuta come la città della ‘Nzegna. Ma cosa significa questa parola? Il termine ‘Nzegna deriva dal dialetto locale e significa letteralmente “insegna”. Rappresenta una tradizione folkloristica davvero molto suggestiva e tanto sentita ancora oggi dagli abitanti della città. E’ legata fortemente al culto della Madonna di SS. Maria di Belvedere, la cui icona religiosa si trova all’interno di una cripta edificata sull’omonimo colle.

Carovigno, cosa vedere. Scopri la leggenda della Madonna del Belvedere

La battitura della ‘Nzegna ha infatti origine da una leggenda popolare che vede protagonista un Signore di Conversano, gravemente malato, al quale appare in sogno una madonna vestita di stelle, che lo invita a recarsi a Carovigno per raggiungere la guarigione. A tal fine avrebbe dovuto cercare la sua immagine sacra dipinta nella grotta sul colle. Il nobile Signore si mette quindi in viaggio seguito dai suoi servi ma, ad un tratto, la carovana si perde nel fitto bosco. Viene però attratta da grida di alcuni pastori rimasti incastrati in un rovo insieme alla loro giovenca. Tagliando i rami per poter garantire loro la salvezza si trovano dinanzi la grotta della Madonna, davanti la quale il Signore guarisce immediatamente. 

Per festeggiare l’evento, una volta tornati in paese, uno dei pastori inizia ad agitare un drappo colorato legato ad un bastone, per attirare l’attenzione della folla sul miracolo appena avvenuto. Ecco quindi che il simbolo di Carovigno diventa la ‘Nzegna, un’enorme bandiera che ancora oggi, grazie al Gruppo Sbandieratori Battitori ‘Nzegna, viene agitata e lanciata in aria a ritmo di musica durante la processione pasquale o nelle esibizioni ufficiali del gruppo. 

Gli eventi legati alla ‘Nzegna

Le acrobazie del pastore vengono rievocate ogni anno, a Carovigno, in occasione del lunedì, del martedì e del sabato dopo Pasqua, proprio dinanzi la statua della Madonna del Belvedere. Due abili battitori ne ripetono le gesta al ritmo di musica popolare, creando un emozionante momento di devozione e di ammirazione. Il rito della battitura, profondamente legato al culto mariano, diviene nel corso dei secoli anche un atto propiziatorio per gli abitanti di Carovigno poichè, un eventuale caduta della ‘Nzegna, sarebbe un segno di cattivo auspicio per la città. 

Carovigno, cosa vedere. Passeggia nel centro storico

Il centro storico di Carovigno è un intrigante dedalo di viuzze e di vicoli caratteristici, protetti dalle fortificazioni esterne. Le grandi porte di accesso, i torrioni, le chiese e l’enorme castello Dentice di Frasso, fulcro della città, la rendono nell’aspetto un perfetto borgo medievale. Le deliziose casette dipinte di bianco, le gradinate su cui spiccano poetiche frasi d’autore, i deliziosi dettagli che arredano facciate e piazze rendono questa città piacevole da esplorare in ogni stagione. Il centro storico è chiuso al traffico cittadino per cui è perfetto per le famiglie con bambini, liberi di passeggiare in tutta serenità alla scoperta dei suoi angolini deliziosi.

Su Corso Vittorio Emanuele, la strada principale del centro, trovi tanti locali dove assaggiare piatti tipici locali nella rilassante atmosfera del borgo. Poco più avanti invece trovi Piazza ‘Nzegna, il cuore pulsante della città di Carovigno. Qui si svolgono le manifestazioni legate al folklore locale. In questa piazza trovi anche due edifici di grande interesse storico e architettonico: la Chiesa del Carmine e l’ex convento dei Carmelitani, oggi chiamato Palazzo di Città. 

Fai attenzione ai simboli

Passeggiando nel centro storico ti ritrovi dinanzi al palazzo del Municipio di Carovigno. Sulla porta d’ingresso puoi notare lo stemma in pietra del Comune, risalente al 1929. Si tratta di uno scudo che accoglie al suo interno un delfino cavalcato da un putto che suona la cetra. Sotto di esso la scritta “Car Brun” ti ricorda il rapporto di intesa tra Carovigno e Brindisi. 

Trovi il simbolo del delfino in altri stemmi araldici della città poichè questo animale, considerato sacro al dio Nettuno, richiama il legame di Carovigno con il mare. 

Carovigno, cosa vedere

Fai una degustazione di prodotti tipici locali

Se cerchi esperienza da fare con i bambini a Carovigno prova la fattoria didattica dellaMasseria Correo. L’azienda accoglie chiunque voglia fare conoscenza del mondo rurale pugliese, organizzando laboratori dedicati alla produzione dei prodotti caseari, come latte e burro, oppure creando itinerari tra gli animali della fattoria, da accarezzare, conoscere e mungere! Puoi anche fare degustazioni dei prodotti dell’azienda e assaggiare i loro formaggi, le mozzarelle e le ricotte accompagnate da freselle al pomodoro e focacce calde. 

Sei un amante dell’olio di oliva? Raggiungi allora le Tenute Parco Piccolo di Carovigno. Qui, tra distese immense di ulivi secolari puoi degustare e acquistare i prodotti dell’azienda e partecipare, su prenotazione, a un tour nei frantoi dedicati alla lavorazione dell’olio EVO di Puglia. Per la tua beauty routine quotidiana puoi persino acquistare i prodotti naturali dell’azienda formulati per la cura del viso e del corpo, tutti rigorosamente a base di olio di oliva!

I wine lovers invece possono raggiungere le Cantine Due Palme e visitare i luoghi e i vigneti che hanno reso famosi i vini pugliesi nel mondo. Prenotando un tour presso l’azienda vinicola hai accesso alle cantine e a una degustazione di prodotti tipici locali, ovviamente abbinati ai vini classici delle Cantine Due Palme, come Il canonico Negramaro del Salento. 

Raggiungi Torre Guaceto, la Riserva Naturale del Salento

Da Carovigno puoi facilmente raggiungere una delle Riserve Naturali più preziose d’Italia: Torre Guaceto. Il suo simbolo è appunto questa torre aragonese che, grazie alla sua peculiare posizione, riesce ad avere una vista spettacolare su ogni porzione di territorio circostante.

All’interno della riserva puoi fare numerose attività, come andare in bicicletta, fare snorkeling, bird watching..o semplicemente passeggiare tra i sentieri della macchia mediterranea e i tratturi, alla scoperta dei bellissimi panorami che questa zona regala. Se vuoi rilassarti al sole puoi puntare sulla spiaggia di Punta Penna Grossa, perfetta per le famiglie poichè ha un chiosco e un lido dove poter trovare ogni comodità possibile.

Inoltre presso il Centro Visite Al Gawsit c’è il Museo della Riserva, un posto magico dove puoi ammirare virtualmente gli ambienti del parco. Puoi perderti tra acquari mediterranei, filmati e riproduzioni in scala della riserva. Se invece sei amante della natura programma una visita all’orto botanico che, tra profumi e colori intensi delle piante aromatiche officinali, diventa una vera e propria esperienza sensoriale.

Fai un giro sul Trenino del Mare

Un’attività perfetta per le famiglie da fare nella Riserva di Torre Guaceto è un giro sul Trenino del mare. Il Tour “ferroviario” parte dalla spiaggia di Punta Penna Grossa, passa nella zona umida e arriva alla Torre Aragonese. Al finire del tour è previsto anche un tuffo in mare, facendo base nella bellissima spiaggia delle conchiglie.

Nella riserva poi è possibile partecipare alle varie manifestazioni che si tengono in diversi periodi dell’anno. Tanti sono i percorsi gastronomici organizzati dove, tra stand e laboratori, si promuove la sostenibilità ambientale educando i consumatori all’acquisto consapevole. Ad agosto ad esempio trovi la bellissima Kermesse “Sogno di un pomodoro di mezza estate”, dedicata al pomodoro fiaschetto, eccellenza del territorio pugliese.

Conosci i presidi Slow Food del territorio?

La Riserva naturale di Torre Guaceto ospita infatti numerosi progetti di produzione gastronomica. Qui ad esempio viene prodotto L’Oro del Parco, un delizioso olio di oliva salentina da agricoltura biologica. L’Ente Parco si distingue anche per la valorizzazione delle coltivazioni storiche e, sostenuto dal presidio Slow Food dell’Alto Salento, promuove la produzione del pomodoro fiaschetto, tornato in auge grazie alla passione dellAzienda Agricola Calemone.

 

Perchè visitare Carovigno

Carovigno è la città perfetta da esplorare in ogni stagione dell’anno, sia per il suo clima mite sia per le numerose esperienze da fare in città o nei dintorni. Il mare meraviglioso, raggiungibile in pochi minuti dal centro, e la vasta produzione enogastronomica rendono questa cittadina una meta perfetta per ogni tipologia di viaggiatore. L’attenzione ai dettagli e alla qualità dei prodotti si riversa nelle cucine dei bistrot dove, tra prodotti a km zero, puoi fare esperienze culinarie davvero fantastiche. Il fatto poi che Carovigno sia facilmente raggiungibile da altri punti di interesse della Puglia, come Brindisi e la Valle d’Itria, rende questo borgo perfetto per chi ama spaziare tra diverse località regionali. Il centro storico poi è piacevole da esplorare a passo lento, godendo dell’atmosfera fiabesca che sembra avvolgere perennemente questa porzione di Puglia.

 

 

Al di la del grande cancello del Castello di Carovigno il vento si insinua tra le foglie degli alberi centernari. Fa vibrare lievemente la luce fioca dei lampioni, che illumina distratta il lastricato di pietra. Ecco, da lontano, si ode lo scalpiccìo di cavalli in corsa. Un cigolio scrosciante di ruote echeggia nei vicoli, al calar del sole, mentre comincia a delinearsi nel cielo terso una deliziosa mappa di stelle.

Un vento tiepido che sale dal mare, profumo di salsedine e sabbia calda di sole, accompagna l’elegante carrozza, frettolosa di arrivare a destinazione. Nel grande giardino la servitù è in attesa, trepidante, di istruzioni. Un’euforia leggiadra copre i sospiri curiosi, le piante attente, gli alberi indagatori. Ecco, lo stridio delle ruote si placa, il vento trattiene il respiro. Il destino di Carovigno cambia nell’attimo in cui il piede leggiadro di una donna si posa sul selciato del castello. Una donna che arriva da un passato nefasto, in cerca di un futuro glorioso. Elisabetta Schlippenbach.

Il castello di Carovigno

La figura di Elisabetta Schlippenbach è ancora adesso un punto di riferimento molto importante per gli abitanti di Carovigno. Tutto ruota attorno alla storia del castello e della famiglia Dentice di Frasso, esempio di virtù e rettitudine. Ma chi era Elisabetta? Una nobile donna dal carattere ribelle che, costretta nel 1889 a sposare un uomo che non amava, riesce ad avere il divorzio nonostante il bigottismo del periodo, cambiando così il suo destino infelice. Elisabetta combatte la mentalità conservatrice dell’epoca lottando con tutta se stessa per riavere la libertà che, con forza, le è stata negata in giovinezza. Sposa quindi, con un matrimonio d’amore, il Conte Alberto Dentice di Frasso, ammiraglio della Marina Reale, portando la sue residenza a Carovigno.

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Conosci la storia della contessa Elisabetta?

Cosa ha significato per la città di Carovigno questa nuova presenza? Beh, ancora oggi, nel cuore degli abitanti, è vivo il ricordo della contessa, stimata e ben voluta da chiunque nel borgo e nei dintorni. Grazie a lei il Castello di Carovigno riprende vita e ritorna all’antico splendore, diventando il cuore pulsante della città. Sostenitrice della lettura, scrive lei stessa favole dedicate ai bambini e diverse raccolte di versi, diventando una presenza fondamentale per lo sviluppo socio culturale della città. Mantiene infatti rapporti con diverse realtà nel mondo della politica e dell’economia, anche a livello internazionale, e trasforma il castello in un centro culturale sopraffino, ospitando aristocratici e letterati provenienti da tutta l’Europa, tra i quali spicca il noto Guglielmo Marconi.

Visita il castello Dentice di Frasso di Carovigno

E’ dall’elegante piazza di questo castello che inizia questo viaggio a Carovigno, borgo medievale cinto da mura antiche quanto la sua storia. Il castello Dentice di Frasso sorge a ridosso del centro storico, piccolo agglomerato di case imbiancate a calce e stradine pittoresche. L’edificio è caratterizzato da una peculiare forma a triangolo e si distingue per i suoi torrioni fortificati. Una delle torri ha la particolare forma a “mandorla”, simile alla carena di una nave rivolta verso il mare. Dopo una serie di dominazioni e un lungo periodo di abbandono il castello di Carovigno viene donato, come regalo di nozze, al Conte Alfredo Dentice di Frasso e a sua moglie, Elisabetta.

Gli sposi portano il castello a nuovo splendore, affidandone la ristrutturazione all’ingegnere Gaetano Marschiczek il quale, nei primi anni del ‘900, arricchisce l’enorme edificio con sontuose decorazioni e importanti sculture, puntando sull’ampliamento degli spazi già esistenti.

Per espressa volontà della contessa Elisabetta viene aggiunto inoltre un grande parco che molto ricorda, nello stile ma non nelle proporzioni, i giardini delle più più famose regge europee. Il castello diventa dunque, grazie all’influenza dei Conti Dentice di Frasso, una moderna dimora nobiliare, con camere da letto signorili, accoglienti sale da pranzo e saloni riscaldati da grandi camini. Il palazzo, sempre per volere della Contessa Elisabetta, viene inoltre fornito di una preziosa biblioteca e di un orto botanico.

Comincia la tua visita dal giardino

Inizia la visita al castello di Carovigno proprio dal cancello principale, entrando nel grande cortile nobiliare. Qui si trova non solo l’Info Point ma anche la piccola chiesa dedicata a Sant’Anna, un tempo cappella privata della dimora. Sul portone puoi notare subito il blasone in pietra del casato Dentice di Frasso e la scritta “Noli me tangere”, iscrizione latina che significa “Non mi toccare”. Molto probabilmente questa frase è stata scelta dal Conte Alfredo e dalla Contessa Elisabetta come monito per gli avventori o per chiunque volesse ostacolare il loro amore.

Scendi nelle “segrete” del castello di Carovigno

Non si può non notare, sulla destra, un’elegante scalinata protetta da due enormi grifoni. Porta ad una della balconate più belle mai viste in un castello. E’ completamente fatta di pietra calcarea e affaccia non solo sul grande giardino privato, ma anche sui tetti della città.

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Prima di salire a visitarla però dovresti dedicare qualche minuto della tua visita alle “segrete” del castello. Si trovano proprio sotto il livello della strada, a circa cinque metri di profondità, e sono scavate nella roccia nuda. Nate sicuramente come stanze di prigionia, sono diventate nel corso degli anni preziosi depositi per olio e vino, ma anche nevai e piccole stive. 

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Nei seminterrati puoi vedere anche i resti di due laboratori, uno di falegnameria e uno di tessitura. L’avviamento di queste scuole di formazione è opera della contessa Elisabetta la quale, oltre a produrre stoffe innovative, voleva creare lavoro per gli abitanti del paese dando in questo modo una maggiore svolta all’economia di Carovigno. 

Passeggia tra le stanze della dimora dei conti Dentice di Frasso

Ora lascia le segrete e varca la soglia del Castello di Carovigno. Al primo piano puoi subito notare lo splendido rosone con lo stemma del casato sul pavimento del salone. Questa stanza era adibita all’accoglienza degli ospiti. Ritrovi lo stemma anche sul grande camino che troneggia in fondo alla sala, sormontato da due quadri che ritraggono il Conte Alfredo e la Contessa Elisabetta.

Sotto il ritratto della padrona di casa puoi leggere un’iscrizione: “Nulla palma sine pugna” ( Non c’è vittoria senza battaglia), che racchiude un pò il sunto della sua vita. Il montante in pietra che si trova invece sotto il ritratto del Conte porta scritto “Deseruisse juvat mare” ( è stato dolce lasciare il mare ), una poetica dichiarazione d’amore in cui afferma di non essere pentito di aver lasciato il mare per poterla sposare. L’amore vero che ha legato questi due personaggi si riflette nella rinascita della loro dimora e della loro città, Carovigno, tornata a nuovo splendore grazie al loro prezioso contributo.

Perchè visitare il Castello di Carovigno

Emozionante come la storia d’amore che lo vede protagonista, il Castello di Carovigno è una delle dimore storiche più intriganti della Puglia. La “casa del Conte”, così ancora oggi gli abitanti del borgo amano chiamare questo regale castello, dal 2014 è bene comunale, gestito dall’Associazione Le Colonne. E’ possibile prenotare visite guidate, ricevimenti, manifestazioni e mostre all’interno del castello. Inoltre vengono organizzati laboratori didattici dedicati alle scuole su numerosi argomenti quali l’araldica, la tessitura e l’architettura. Temi sempre stati cari ai Conti Dentice di Frasso. 

Il Castello di Carovigno. Cosa vedere in valle d'Itria

Ti consiglio di visitare il castello di Carovigno prima del tramonto, approfittando delle luci naturali per scattare splendide foto all’esterno della dimora, nei giardini e sulle terrazze panoramiche. I raggi del sole che man mano si affievoliscono, lasciando posto al crepuscolo, creano un’atmosfera d’altri tempi, romantica e toccante. 

Informazioni utili alla visita

Il Castello Dentice di Frasso a Carovigno è aperto da Maggio a Ottobre, dal martedì al venerdì, seguendo gli orari 9:30 – 12:30, 15,30 – 17:30. Il sabato e la domenica invece è aperto a partire dalle 9:30 fino alle 12:30 di mattina mentre, nel pomeriggio, riapre alle 16:00 per chiudere alle 18:00. 

A partire da Giugno e fino a Settembre segue i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 18.00 alle 21.00. Il sabato e la domenica invece apre dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 21.00

Per info e prenotazioni puoi mandare una mail a castellodicarovigno@gmail.com

Sei mai stato a Ginosa? E’ uno splendido paese della Puglia, situato in provincia di Taranto. La sua peculiare posizione, a 240 metri sopra il livello del mare, la rende una delle mete più pittoresche della regione. Si trova infatti incastonata nella Murgia tarantina, un’estesa porzione di territorio i cui confini sono indefiniti ma che si esendono tra la Puglia Centrale e la Basilicata orientale. Questa zona è caratterizzata da un altipiano carsico di origine tettonica e fa parte dal 2004 del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Ginosa, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Ginosa, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Ginosa è una delle cittadine più antiche della Puglia e la sua fondazione sembra datarsi attorni al 1500 avanti Cristo. Alcune tracce archeologiche però fanno presagire la presenza nella zona di insediamenti umani molto più antichi, risalenti addirittura al Neolitico. Forte è stata la presenza del popolo ellenico negli antichi territori di Ginosa, il cui nome infatti deriva dalla parola greca Genusia, vecchio nome dell’odierna Cnosso, capitale di Creta.

Il susseguirsi di numerose denominazioni ha lasciato segni indelebili non solo nell’architettura della zona, ma anche nelle tradizioni e nei costumi che ancora oggi sono in uso tra la popolazione locale. Romani, Goti, Bizantini, Saraceni e Normanni hanno contribuito a costruire e fortificare la storia e le usanze di Ginosa. Questo susseguirsi di invasioni straniere, in tempi antichissimi, ha portato la gente del posto a cercare rifugio nelle grotte naturali scavate nel tufo della gravina. Ed è da queste grotte che comincia il mio racconto..

Visita la Gravina di Ginosa

Scendere nella Gravina di Ginosa è un’esperienza emozionante e selvaggia. Il piccolo canyon, scavato nella roccia calcarenitica delle acque pluviali, circonda in un abbraccio tutto il centro abitato di Ginosa. I colori caldi della roccia, il fruscio del vento tra le piante tipiche della Macchia Mediterranea, l’odore forte dei fichi d’India maturi e il profumo delle piante aromatiche ti rapiscono, quasi con violenza, e ti avvolgono in un vortice di folli emozioni sensoriali, a tratti ingovernabili.

Scendi nei rioni Rivolta e Casale

Sono due i villaggi rupestri di Ginosa, e si dividono in rioni: Rivolta e Casale. Entrambi i siti naturali sono una preziosa testimonianza delle antiche tecniche costruttive ma anche un’importante fonte di informazione riguardante la primissima pianificazione urbana di questi territori. L’esempio più esplicito sta nella disposizione degli ingressi delle grotte.

Sono infatti rivolti verso il sud, in modo da permettere al sole di riscaldare gli interni in inverno. Il complesso urbanistico comprende un insieme di case grotta e chiese rupestri scavate interamente nella roccia, disposte su cinque piani collegati tra loro da rudimentali scalinate. Ipogei, cisterne, piccole nicchie arcaiche, giardini primitivi e forni rurali erano condivisi non solo tra gli uomini, ma anche con gli animali. Dove le gravine raggiungono la più naturale compostezza puoi ammirare i resti delle chiese rupestri, piccoli santuari sospesi nel tempo e preziosi musei di arte antica.

Scruta i palinsesti nelle Chiese Rupestri

La gravina protegge numerosi gioielli arcaici. Tra le sue rocce, oltre alle case grotta, trovi infatti anche le chiese rupestri, piccole grotte ipogee dedicate al culto dei santi locali. Sono molte le chiese dislocate lungo tutta la Murgia ma se ti trovi a Ginosa puoi visitare la chiesa di Santa Sofia, una delle sante più venerate della zona. Guardando i palinsesti, gli antichi pannelli devozionali realizzati con colori naturali, puoi provare ad immaginare la bellezza della chiesa nel periodo del suo massimo splendore. Purtroppo le calamità naturali e gli agenti atmosferici ne hanno cancellato piccoli pezzi o ridotto la qualità dei colori. Le chiese rupestri restano comunque una grande testimonianza della devozione delle popolazioni che hanno abitato la Murgia Tarantina. 

Ammira la Chiesa Matrice di Ginosa

La Chiesa Matrice fa capo a tutte le altre chiese di Ginosa e la sua costruzione risale al 1554. E’ opera di un presidio militare francese dell’epoca, ed è dedicata ad uno dei santi più importanti della Francia: San Martino da Tours. La linea architettonica della Chiesa Matrice è caratterizzata da una predominanza dello stile gotico, al quale si affianca lo stile rinascimentale in auge in quel periodo in Puglia. 

Un rosone da luce alla navata principale. Sotto di esso la figura di San Martino guerriero sembra scrutare gli avventori. Nella navata centrale puoi ben vedere l’altare maggiore, il pulpito e l’organo, tutti elementi appartenenti al periodo settecentesco. Tra le altre cappelle spicca per bellezza e maestosità il Cappellone, la parte più antica delle Chiesa Matrice. Al suo interno sono custodite diverse tracce di palinsesti, nonchè una tela della Vergine che tiene in braccio il Bambino mentre mantiene nell’altra mano la corona del Rosario. Per la perfezione dei tratti e per la bellezza dei colori, resta uno dei dipinti più importanti dell’intera regione. La Madonna del Rosario è inoltre la Santa Patrona della città di Ginosa.

Ginosa, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

Ginosa. Passeggia nel borgo fantasma

Il piccolo borgo di Ginosa si arrampica sulla collina della Gravina, e appare al visitatore in tutta la sua aspra bellezza. Le casette di tufo e calcarenite si alternano ad antichi conventi e a vecchi palazzi nobiliari, tra i quali spicca per maestosità il Castello Normanno. Nato a scopo difensivo nell’anno Mille nella sua versione originale portava tre torri merlate, tra le quali passava un ponte levatoio. Sotto il dominio dei Doria invece alcuni elementi architettonici sono stati demoliti, trasformando il baluardo difensivo in un elegante palazzo nobiliare.

Passeggia sulla viuzza principale, che costeggia la gravina e i villaggi rupestri, e goditi il silenzio prorompente. Il vecchio borgo di Ginosa infatti è disabitato da anni poichè, a causa di una fortissima alluvione che ha devastato questi territori nel 2013, gli abitanti hanno dovuto lasciare le proprie case per prendere alloggio in residenze più sicure. L’eco del vento che si incanala nelle balaustre di pietra è l’unico suono che sentirai in questo tratto di strada.

Fai un’esperienza gastronomica da Casa Mama

Affacciato sulla gravina, con le sue porticine colorate e le tende mosse dal tiepido vento del sud, trovi Casa Mama: l’info point di Ginosa e di Ginosa Marina. Non è un semplice punto di informazioni ma una vera e propria casa, arredata con classe e ricca di dettagli tipici della regione, in cui a richiesta si tengono pranzi con prodotti tipici o Cooking Class. Isabella Bello, sua madre Rosa e suo figlio Francesco creano esperienze gastronomiche davvero pazzesche.

Puoi provare ad esempio a fare le orecchiette pugliesi secondo l’antica ricetta, impastando acqua e farina con le tue mani sotto lo sguardo attento della signora Rosa. Con maestria Rosa ti insegna a creare questi piccoli riccioli di pasta dorata facendoti seguire gli antichi movimenti delle massaie del posto. 

Ginosa, cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

L’atmosfera rilassata, intima e accogliente di Casa Mama è incantevole. Il cibo fatto in casa, il profumo delle salse che ti solletica il naso, la vista pazzesca sulla Gravina di Ginosa e la passione di Isabella e della sua famiglia fanno di questo posto una tappa immancabile nella tua visita in Puglia. 

Visita l’Atelier dell’Inglese

Arriva poi in cima alla collina e raggiungi la città nuova. Qui, tra negozi di charme e vecchie botteghe artigiane, puoi passeggiare fino a raggiungere uno degli atelier più famosi d’Italia: L’Inglese. Angelo è un sarto di fama internazionale, originario di Ginosa, e ha vestito con le sue eleganti camicie Ministri, Principi e Reali di tutto il mondo. Una visita ai suoi laboratori per conoscere le varie fasi di produzioni dei suoi abiti è obbligatoria se ti trovi in quel di Ginosa. L’ arte sartoriale di Angelo l’Inglese è ormai nota in ogni parte del mondo e sono numerosi i personaggi illustri che fanno visita alla sua sartoria per poter comprare una sua creazione. 

Perchè visitare Ginosa

Ginosa è una perfetta fusione tra passato, presente e futuro. Le gravine risucchiano, tra ocra e verdone, il viaggiatore, che sprofonda in una dimensione fatta di storia antica, ingegneria arcaica e religiosità. Il vecchio borgo si staglia sulla collina come una bomboniera, baciato dal sole del giorno e battuto dal vento caldo di scirocco della sera. Il nuovo centro storico invece è un piccolo gioiello e si sviluppa in pianura, abbracciando tradizione e modernità. 

Prenotando esperienze presso Casa Mama inoltre puoi optare per diverse tipologie di visita. I local tour dell’Associazione sono pensati e strutturati per ogni tipologia di viaggiatore. Puoi spaziare tra Cooking Class, tour enogastronomici, passeggiate a cavallo e tante altre attività inclusive. Ogni attività esperenziale nasce dalla passione delle persone del posto per i propri territori, decisi a tramandare usi e costumi antichi non sottovalutando l’innovazione e modernità.

 

 

 

 

 

 

Bressanone è una delle città più antiche del Tirolo, fondata addirittura nel 900 dopo Cristo. Un vero e proprio gioiello dell’Alto Adige in cui fermarsi anche solo per un giorno durante un viaggio on the road verso le altre mete europee. Si trova a poco più di mezz’ora di auto da Bolzano, e a circa trenta chilometri da Vipiteno, quindi in posizione strategica se si decide di fare un vero e proprio tour tra i borghi altoatesini. In questo articolo puoi scoprire Bressanone e cosa vedere in un giorno in città.

Bressanone, cosa vedere in un giorno

Visita Hofburg, la città fortificata di Bressanone

Bressanone, cosa vedere in un giorno
Il Duomo di Santa Maria Assunta e San Cassiano si trova nel centro storico di Bressanone, ed è il simbolo della città.

Cosa raccontare ai bambini su Bressanone?

Passeggiando per le viuzze amichevoli di Bressanone puoi coinvolgere i tuoi bambini con una storia alquanto bizzarra su questa città. Pare infatti che nel 1500, all’improvviso, apparve tra le strade del borgo un grosso elefante. Un elefante da queste parti è assai raro da incontrare! Invece era un dono per Massimiliano d’Austria da parte del re del Portogallo, ed era diretto a Vienna. Si riposò in quel di Bressanone per un po di tempo, vista la tanta strada percorsa. A testimonianza del suo passaggio c’è un grazioso disegno sulla facciata di un noto albergo della zona, che si chiama proprio Hotel Elefante!

Passeggia sotto i portici

Via dei Portici Maggiori incanta con i suoi antichi palazzi e con i negozietti che si susseguono al riparo dal freddo. Impossibile non comprare un souvenir nelle botteghe artigiane. Altrettanto impossibile resistere ai profumi dolci e persistenti delle sale da tè e dei panifici. Dopo aver percorso le bellissime stradine del centro storico di Bressanone arriva l’ora di gustare le specialità del Trentino Alto Adige.

Cosa mangiare a Bressanone

Non si può resistere ai gustosi piatti tipici della cucina altoatesina. Sono molti i locali carini in cui prendersi una pausa rilassante sorseggiando birra ghiacciata ( assolutamente locale ) accompagnando uno spatzle o un grösti, il famoso piatto tirolese fatto con patate arrostite, carne, crauti e uovo all’occhio di bue! Da assaggiare, anche per un aperitivo veloce, un tagliere di salumi, concentrandosi soprattutto sullo speck. E per finire, un dolce strudel o una fetta di zelten, il tipico dolce natalizio altoatesino a base di frutta secca.

Bressanone, cosa vedere in un giorno
Per una dolce pausa a Bressanone consiglio di assaggiare il famoso strudel altoatesino, e una fetta di zelten, il classico dolce natalizio della zona.

Benvenuto ad Arromanches, la meravigliosa cittadina francese che rappresenta una tappa imperdibile per i viaggiatori alla ricerca di una combinazione perfetta tra storia, paesaggi incantevoli e cultura locale. Situata sulla costa nord-ovest della Francia, Arromanches è famosa per essere stata uno dei principali luoghi dello sbarco in Normandia durante la Seconda Guerra Mondiale. Con un mix affascinante di architettura tradizionale e moderna, Arromanches delizia i visitatori con le sue incantevoli stradine lastricate, i negozi caratteristici e i numerosi ristoranti che offrono delizie culinarie locali.

Arromanches, cosa vedere

Situata nella regione della Normandia, Arromanches è una piccola cittadina che attira visitatori da tutto il mondo grazie alla sua storia e alla sua bellezza unica. Fondata nel X secolo, Arromanches è stata teatro di eventi di grande importanza durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare durante gli sbarchi in Normandia del 1944. Oggi, la città è diventata un luogo di memoria e un’attrazione turistica, offrendo ai visitatori la possibilità di immergersi nella storia e di godere di panorami mozzafiato.

Passeggia sulle spiaggie di Arromanches

Passeggiando lungo le spiagge di sabbia dorata, non si può fare a meno di rimanere colpiti dalla vista panoramica sulla Baia di Senna e dai resti del porto artificiale, Port Mulberry, un sistema di chiuse e moli galleggianti costruito dagli Alleati per facilitare lo sbarco delle truppe e delle attrezzature belliche. Immersi nella storia di Arromanches, i turisti possono esplorare il Museo dello Sbarco di Normandia, che offre una dettagliata esposizione delle operazioni militari del D-Day, nonché un’ampia gamma di reperti e testimonianze delle truppe che hanno combattuto qui. Arromanches è un vero gioiello della Francia, che combina una storia significativa con una bellezza naturale mozzafiato.

Una visita ad Arromanches non sarebbe completa senza esplorare le famose spiagge dello Sbarco. Le spiagge di Omaha, Utah, Gold, Juno e Sword sono state teatro degli sbarchi in Normandia e sono state conservate come memoriale del coraggio e del sacrificio delle truppe alleate. Ogni spiaggia offre una storia unica e offre ai visitatori la possibilità di immergersi nell’atmosfera dei giorni dello sbarco. Passeggiare lungo queste spiagge storiche è un’esperienza commovente e toccante, che permette di riflettere sulle immense sfide affrontate dagli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Arromanches. Le spiagge dello sbarco in Normandia.

Questo porto artificiale è stato utilizzato per lo sbarco degli alleati, circa 2 milioni e mezzo di soldati e 500.000 veicoli. E’ una delle opere più straordinarie che compiute durante il secondo conflitto mondiale.

Conosci la storia di Arromanches?

Arromanches è stato un importante punto di approdo durante le operazioni militari del secondo conflitto mondiale. Sui suoi arenili hanno costruito il famoso porto artificiale conosciuto come Port Mulberry, fondamentale per gestire le operazioni di sbarco sulla costa francese degli Alleati. Lo sbarco in Normandia è passato alla storia come una delle più sanguinose azioni militari d’Europa. Allo stesso tempo però questa invasione, avvenuta via mare, ha portato alla liberazione del continente dalla supremazia nazista. L’azione militare ha dunque decretato la fine della Seconda Guerra Mondiale. Protagonista assoluto di questa missione di liberazione è stato appunto Port Mulberry, senza l’aiuto del quale forse l’Europa sarebbe capitolata sotto il regima nazista di Hitler.Arromanches. le spiagge dello sbarco in normandia

Curiosità

E’ stato il primo ministro britannico, Whiston Churchill, a far costruire sul Tamigi due porti prefabbricati. Una volta pronti i due porti furono trasportati e montati nella baia di Arromanches. Dopo di che vennero ancorati a 146 cassoni di cemento precedentemente calati in mare a formare così un frangiflutti semicircolare.

Cosa fare in un giorno ad Arromanches

Arromanches offre una varietà di attrazioni che catturano l’interesse dei visitatori. Una delle principali attrazioni è il Museo dello Sbarco in Normandia, che racconta in modo dettagliato le operazioni militari e l’importanza strategica degli sbarchi in Normandia. Il museo ospita una vasta collezione di reperti, uniformi, veicoli e attrezzature utilizzate durante la guerra. Le audio-guide multilingue sono disponibili per guidare i visitatori attraverso le diverse sezioni del museo, offrendo informazioni approfondite sulla storia della Seconda Guerra Mondiale.

Oltre al museo, Arromanches vanta anche una serie di siti storici che meritano una visita. La Batteria di Longues-sur-Mer, situata nelle vicinanze, è una delle poche batterie di cannoni costiere tedesche ancora intatte in Normandia. Questa batteria è composta da quattro bunker di cemento armato che ospitavano i cannoni da 155 mm utilizzati per difendere la costa contro gli sbarchi alleati. La visita alla Batteria di Longues-sur-Mer offre una prospettiva unica sulla potenza di fuoco tedesca e sulle difficoltà affrontate dagli Alleati durante gli sbarchi in Normandia

Entra in Arromanches 360°

Oltre al Museo dello Sbarco, Arromanches ospita anche altre esposizioni che approfondiscono la storia degli sbarchi in Normandia. Il Cinema Arromanches 360° ad esempio è un’esperienza immersiva che utilizza un grande schermo circolare per proiettare filmati d’archivio originali dei giorni dello sbarco. Questo cinema offre una visione coinvolgente di ciò che è stato vivere e combattere durante la Seconda Guerra Mondiale.

Arromanches, cosa vedere. Attività che puoi fare all’aperto

Arromanches offre anche numerose attività all’aperto per coloro che desiderano godersi la natura e l’aria fresca. Le scogliere di Arromanches offrono splendide passeggiate panoramiche, con viste mozzafiato sulla baia e sui resti del porto artificiale. È possibile seguire i sentieri escursionistici lungo le scogliere e scoprire angoli nascosti di bellezza naturale. Arromanches è anche un punto di partenza ideale per escursioni in bicicletta lungo la costa, consentendo ai visitatori di esplorare le spiagge circostanti e i paesaggi rurali della Normandia.

Le spiagge del D-Day ad Arromanches, Normandia on the road
E’ difficile rimanere indifferenti dinanzi alle rovine del porto artificiale del D-Day, e ogni granello di sabbia sembra implorare silenzio e rispetto.

Cosa mangiare ad Arromanches?

La gastronomia locale è una parte essenziale dell’esperienza di viaggio ad Arromanches. I ristoranti della città offrono una varietà di piatti tradizionali, che spaziano dai frutti di mare freschi alle specialità locali a base di carne. I piatti tipici includono il famoso “Calvados”, un brandy di mele prodotto nella regione della Normandia, e il “Camembert”, un formaggio morbido dal sapore ricco. I ristoranti di Arromanches offrono anche una vasta selezione di vini locali, che si abbinano perfettamente ai piatti tradizionali. Assaporare la cucina locale è un modo per immergersi completamente nella cultura e nelle tradizioni della regione.

Consigli utili alla visita

Prima di visitare Arromanches, è consigliabile fare qualche ricerca sulla storia della Seconda Guerra Mondiale e sugli sbarchi in Normandia. Questo ti aiuterà a comprendere meglio l’importanza dei luoghi che andrai a visitare e ad apprezzarne la rilevanza storica. È anche consigliabile pianificare la visita durante un periodo meno affollato. In questo modo puoi godere appieno delle attrazioni senza dover affrontare lunghe code o affollamenti. La primavera e l’autunno sono le stagioni ideali per visitare Arromanches. 

Perchè visitare Arromanches

Arromanches è una destinazione che affascina e commuove i visitatori con la sua storia significativa e i suoi panorami mozzafiato. Essere immersi nella storia di Arromanches, esplorare le sue attrazioni, assaporare la sua cucina e godersi la bellezza naturale della regione sono esperienze che rimarranno nel cuore e nella mente di ogni viaggiatore. La città è un testamento dell’eroismo e del coraggio delle truppe alleate durante gli sbarchi in Normandia e merita sicuramente una visita, soprattutto per coloro che desiderano conoscere e onorare la storia di questo periodo cruciale del XX secolo.

All’inizio, quando arriva un cucciolo in casa, e’ come quando arriva un bebè. Non sai dove mettere le mani. Poi cominci a fare mente locale e fai una lista degli indispensabili da tenere sempre dietro, in macchina o nello zaino durante le uscite. Hai la necessità dunque di avere sempre a portata di mano uno zainetto solo per lui. Ecco una lista degli indispensabili per viaggiare con il cane, in Italia e all’estero, organizzando la vacanza sulle necessità del tuo amico a quattro zampe. 

Viaggiare con il cane

Cosa avere nello zaino

    • Museruola. Nei locali e nei luoghi pubblici o nei parchi divertimento potrebbero chiederla. Comprane una di stoffa, meno fastidiosa, e usala all’occorrenza. Ripiegata occupa meno di due centimetri
    • Bustine per i bisognini. Da tenere attaccate al guinzaglio nell’apposito contenitore. Nelle città più civilizzate si trovano anche in distributori automatici sparsi lungo i marciapiedi, ma è meglio avere una buona scorta nello zaino.
    • Ciotola pieghevole. Si trova anche su amazon. La ciotola pieghevole è essenziale quando si è fuori tutto il giorno ed indispensabile sia per il cibo che per l’acqua. Ne basta una per entrambe le cose.
    • Croccantini. Porta con voi l’intera confezione da tenere in macchina, prelevando una quantità necessaria al fabbisogno giornaliero del cucciolo per quando sarai fuori l’intera giornata. Puoi altrimenti già suddividere le porzioni in bustine da mettere poi nello zaino.
    • Salviettine umidificate. Potrebbero essere utili per pulire le zampette del cucciolo prima di farlo risalire in macchina. Può capitare che si sporchi di sabbia, di fango o di terra. Per lo meno puoi salvare la tappezzeria dallo sporco.

Viaggiare con il cane,organizzare un week end fuori con il cane,

Cosa tenere in auto

Viaggiare con il cane, Organizzare una vacanza con il cane.

      • Un piccolo plaid . Utile sia per far dormire il cucciolo nella stanza dell’albergo, che per farlo stare tranquillo nei locali come ristoranti etc.
      • Biscottini premio. Durante l’infanzia il cane è difficile da gestire. Premialo con un biscotto ogni volta che fa qualcosa correttamente, sgridalo qualora non dovesse rispettare i comandi.
      • Traversine. Assolutamente indispensabili nel primo anno di vita del cane, che non sempre riesce a trattenere la pipì tutta la notte. Almeno non alzerà la zampa vicino l’armadio a muro dell’hotel.
      • Spray antizanzare. Soprattutto in primavera, basta spruzzare sul manto del nostro amico un pò di lozione per impedire alle zanzare di torturarlo. Innocuo per gli umani e soprattutto per i bambini, ma è un valido aiuto per prevenire la Leishmaniosi.
      • Pazienza. Dovrai averne tanta. Un cucciolo ha bisogno, proprio come un bambino, di essere abituato da piccolo a reagire agli stimoli esterni rispettandone le regole. Fallo abituare da subito a comportarsi bene nei ristoranti, negli alberghi, nei parchi pubblici, e soprattutto a familiarizzare con i bambini.

Cosa portare al ristorante

Purtroppo non tutti i locali in Italia sono pet-friendly ma in alcune regioni, come l’Umbria, i locali e gli alberghi ospitano volentieri i cani. Ovviamente bisogna sempre tener conto che ci sono alcune regole di comportamento a cui il nostro cane deve sottostare.

      • Chiedi sempre, prima di entrare, se i cani sono ammessi. Anche prenotando telefonicamente, avvisa che hai con te un amico a quattro zampe.
      • Usa la museruola per entrare nel locale. Potrebbero esserci già altri cani all’interno, con i quali si potrebbe creare una piccola zuffa. Inoltre non tutti sono amanti degli animali. Un cane che passando possa leccare o mordicchiare la mano a qualche altro cliente può creare scompiglio.
      • Tienilo sempre ben stretto sotto il tuo tavolo o accanto alla tua sedia. Fai attenzione agli strattoni che potrebbe dare, incuriosito da qualcosa nel locale.
      • Non dargli mai cibo dal tavolo, altrimenti si abituerà a chiederne sempre anche in luoghi pubblici. E non è bello sporcare tovaglie e pavimento altrui.
      • Se il pranzo o la cena si protrae per più di due ore, portalo fuori a fare i bisognini o anche solo per fargli sgranchire le gambe.
      • Porta una traversina con te, in modo da metterla sotto la ciotola dell’acqua (semmai dovesse aver sete) per non far bagnare il pavimento.

Cosa portare in hotel

Moltissimi hotel accettano animali di piccola taglia. Su booking.com basta filtrare la ricerca per avere subito la lista degli hotel Pet-friendly della zona che vuoi visitare. Come nei ristoranti, anche in albergo il cane deve avere una condotta che va a pari passo con la vivibilità degli altri ospiti.

      • Non farlo salire su letti, potrebbe strappare le trapunte, e sui divani, che potrebbe rovinare con le zampe.
      • Metti una traversina in un angolo, in modo tale che se dovesse avere l’emergenza pipì, non sia costretto ad alzare la zampa sulla gamba della scrivania.
      • Cerca di non farlo abbaiare per nessun motivo. Rispetta chi soggiorna nelle camere a fianco.
      • Tienilo sempre a guinzaglio negli spazi comuni, che siano corridoi, ascensori, bar.
      • Portagli un ossetto da sgranocchiare, evitando così di fargli rosicchiare le gambe in legno del letto.

Quale mezzo di spostamento utilizzare?

Se hai intenzione di fare un piccolo road trip insieme al tuo cane devi tener presente che in Italia e in Europa il tuo amico peloso deve viaggiare sul sedile posteriore, agganciato con la cinghia di sicurezza appositamente studiata per gli animali domestici. Invece se preferisci che viaggi nel bagagliaio, sia per ragioni di sicurezza sia perchè i sedili posteriori sono occupati da altri passeggeri, puoi optare per l’apposita griglia che separa l’abitacolo dal porta bagagli. 

Ovviamente se è la prima esperienza di viaggio on the road con il tuo cane evita di fare tanti chilometri. Non puoi sapere se il tuo cane può soffrire il mal d’auto o se riesce a tollerare diverse ore di viaggio in macchina. Fermati inoltre ogni due/ tre ore per fargli sgranchire le gambe e per fargli fare i bisogni e, cosa fondamentale, abbeverarlo. 

Preferisci viaggiare in treno? Allora sappi che i cani possono tranquillamente salire sui treni, sia in Italia che nel resto dell’Europa. Prima di prenotare il tuo biglietto informati bene sulle regolamentazioni che disciplinano la presenza di cani a bordo e sull’eventuale costo del biglietto per il cane stesso. 

Viaggiare con il cane con l’auto a noleggio

Se non hai un mezzo di proprietà e vuoi provare a viaggiare con il cane con un auto o un camper a noleggio contatta per tempo la compagnia scelta, chiarendo subito la presenza di un cane o di un gatto. Informati quindi sui prezzi, sulle assicurazioni aggiuntive e soprattutto chiedi subito se il mezzo scelto è omologato per il trasporto di animali domestici. Di solito si paga un piccolo supplemento per la pulizia dell’abitacolo, per eliminare i peli lasciati dal cane. 

 

Stai pensando di viaggiare con il cane in aereo? Ecco cosa devi sapere

Un viaggio in aereo può diventare fortemente stressante per un animale domestico per cui, se puoi evitarlo, il tuo cucciolo te ne sarà grato. Per quanto riguarda il trasporto aereo di animali domestici ogni compagnia ha regole ben precise e tariffe dedicate. Quindi informati bene prima di prenotare il tuo biglietto. Di solito ai cani di piccola taglia è permesso viaggiare in cabina, ma nell’apposito trasportino omologato IATA, collocato sotto il sedile del proprietario. I cani di taglia media e grande invece devono viaggiare in stiva, sempre chiusi nell’apposito trasportino omologato. Se scegli questa opzione ricordati di dare cibo e acqua al cane prima dell’imbarco. Valuta inoltre il livello di stress che può tollerare il tuo cane. Ci sono calmanti studiati apposta per evitare agli animali domestici l’ansia del viaggio. Valuta insieme al tuo veterinario questa opzione.

 

Concarneau è un prezioso gioiello della costa bretone, ed è difficile non rimanere abbagliati dalle sue bellezze. E’ una città fortificata, e vanta una delle baie più straordinarie di tutta la Francia. Tappa immancabile se decidi di organizzare un viaggio on the road sulla costa atlantica francese, Concarneau saprà ipnotizzarti come poche città al mondo sanno fare. 

Concarneau, cosa vedere

Passeggia nella ville close

Concarneau è una ville close, ossia una città chiusa da fortificazioni. La cittadella fortificata è ben visibile dal lungomare, ed è quindi la prima cosa che appare dinanzi agli occhi dei viaggiatori. Concarneau è anche conosciuta come la Città blu, per via del colore delle reti da pesca utilizzate dai pescatori di sardine, che da sempre sono la principale fonte commerciale della città.

Concarneau, cosa vedere
La baia di Concarneau è una delle più belle della Francia, tanto da essere presa d’assalto dai turisti nella stagione estiva, anche e soprattutto per le sue spiagge riparate dal vento e dalle onde.

Alla cittadella, che si estende su un isolotto roccioso nell’oceano, si accede tramite un piccolo ponte, che conduce all’interno delle mura. Casette dallo stile elegante e delizioso abbracciano la via principale della cittadina, che ai lati si ramifica in vicoletti lastricati che conducono in una delle zone più caratteristiche della ville: il porto dei pescatori. 

Esplora il centro storico

Entrando nel centro storico il turista è subito accolto dalla Torre dell’Orologio, uno dei monumenti più fotografati della Bretagna, la quale porta incisa su targa una scritta in latino: Tempus fugit velut umbra, il tempo passa come un ombra. Una volta dentro la ville ti assorbe nella sua atmosfera tipicamente bretone, fatta di brasserie, patisserie e creperie dalle quali arrivano i profumi accattivanti caratteristici del territorio. Si susseguono in maniera ordinata deliziose botteghe artigiane, negozi di souvenir, gioiellerie…

Concarneau, cosa vedere
Concarneau vanta un centro storico delizioso, in cui perdersi tra vicoletti che regalano all’improvviso meravigliosi scorci paesaggistici.

Concarneau, cosa vedere. Fai shopping nei negozi di sardine

Ma se cerchi un prodotto assolutamente locale da regalare e da regalarti, ti consiglio di recarti in una delle diverse botteghe di sardine. Le riconosci subito dalle tante lattine colorate esposte nelle vetrine o sugli usci, sistemate per grandezza e qualità. Sono veri e propri oggetti da collezione, e ci sono addirittura latte contenenti sardine in edizione limitata, disegnate da artisti famosi. 

Concarneau, cosa vedere
Concarneau è anche chiamata Ville Close, che significa letteralmente “Città chiusa da cinta muraria”. Infatti è adagiata su un isolotto che sporge sull’oceano, e ad essa si accede tramite ponti collegati alla terraferma.

Perchè fermarsi a Concarneau?

Frequentata località turistica, soprattutto per le sue spiagge riparate dal vento a cui si arriva passeggiando sul lungomare, Concarneau è una delle mete vacanziere più gettonate dei francesi. I periodi migliori per fare tappa in questa cittadella fortificata sono senza dubbio la primavera o l’autunno, stagioni in cui si riesce a godere di ogni scorcio in maniera lenta. E’ piacevole assaporare la vita del borgo passeggiando tranquilli lungo le mura, nel silenzio scandito solo dal rumore del mare. Altrettanto gradevole è sedersi a bere un bicchiere di vino bianco accompagnato da ostriche di Cancale aspettando che il sole tramonti sulla baia. 

 

Otranto è la città più orientale d’Italia, una fascinosa cittadina del Salento dove le spiagge si alternano ad una macchia mediterranea splendida e rigogliosa. Vale la pena fare una passeggiata tra le sue viuzze e sulla riva delle sue spiagge, tuffarsi nelle sue acque cristalline e visitare i suoi monumenti più importanti perchè Otranto sa avvolgere ogni avventore nella sua atmosfera marinara e antica, che avanza nel tempo senza mutare mai.

Otranto, cosa vedere in 1 giorno

Otranto incarna perfettamente il classico stile mediterraneo, fatto di casette imbiancate a calce con le finestrelle colorate. Il borgo è protetto dalle cinta murarie che si affacciano sul porto sottostante e si accede ad esso oltrepassando la Porta Alfonsina. Otranto per diversi secoli è stata centro politico, culturale e soprattutto commerciale del Salento. Ha visto insediarsi nei propri territori greci e romani, longobardi e bizantini, Angioini e Aragonesi. Alla fine del 1400 venne completamente distrutta e depredata dai turchi, capitanati da Maometto II, per passare poi sotto il dominio dei Veneziani e successivamente dei Francesi.

Per la strabiliante bellezza dei territori e per in bellissimo mare che bagna la città, Otranto ricopre una grande importanza per il turismo salentino. Soprattutto d’estate le sue coste e il suo centro storico sono presi d’assalto da migliaia di turisti in cerca non solo di svago, ma anche di storia, cultura e soprattutto gastronomia locale. La continua alternanza di popoli e di domini a cui è stata per millenni sottoposta la città, trova traccia nei tesori artistici e nelle opere architettoniche sparse nei suoi territori, e per la maggior parte giunte sino ai giorni nostri.

Otranto, cosa vedere in 1 giorno
Otranto si affaccia sul mare Adriatico, con le sue acque cristalline e spiagge grandi di sabbia fine

Curiosità sul nome

Il nome Otranto deriva dalla parola Hydruntum, nome di un piccolo fiume che ancora oggi attraversa la Valle dell’Idro. Altra versione invece vuole che il nome derivi da Odronto, un altura che sorgeva in prossimità del porto commerciale.

 

Visita il Castello Aragonese

Sicuramente il Castello Aragonese è una delle più importanti e imponenti testimonianze del passaggio di Fernando I di Aragona. Un antica e suggestiva fortezza militare, cinta da un fossato di protezione e impreziosita da tre torri cilindriche negli angoli. Il Castello Aragonese è ora sede di un prestigiose mostre o eventi culturali, ma il grande stemma sull’ingresso principale, dedicato a Carlo V, ricorda ai visitatori l’importanza storica dell’edificio.

Per la strabiliante bellezza dei territori e per in bellissimo mare che bagna la città, Otranto ricopre una grande importanza per il turismo salentino. Soprattutto d'estate le sue coste e il suo centro storico sono presi d'assalto da migliaia di turisti in cerca non solo di svago, ma anche di storia, cultura e soprattutto gastronomia locale. La continua alternanza di popoli e di domini a cui è stata per millenni sottoposta la città, trova traccia nei tesori artistici e nelle opere architettoniche sparse nei suoi territori, e per la maggior parte giunte sino ai giorni nostri.
Il Castello Aragonese di Otranto è il simbolo della città, e oggi accoglie mostre ed eventi di grande importanza.

Passeggia nel centro storico di Otranto

Dal Castello Aragonese si diramano viuzze e vicoli, alternati a splendide piazzette. E’ davvero piacevole passeggiare lentamente tra le deliziose facciate e i balconi fioriti o arrampicarsi sulle caratteristiche scalinate che portano a piccoli cortili. Meraviglioso perdersi tra le botteghe artigianali e il profumo dei locali tipici salentini. Scorci fermi nel tempo, angoli nascosti e sublimi, dettagli improvvisi. Il centro storico di Otranto è la zona più suggestiva della città, e l’ospitalità degli otrantini non ha eguali.

Otranto, cosa vedere in 1 giorno
Il centro storico di Otranto è un dedalo di viuzze deliziose, che si intersecano a scalinate e cortili.

Entra nella Cattedrale di Santa Maria Annunziata

Camminando nel borgo antico si arriva ad una delle strutture di maggiore rilevanza storica e architettonica di Otranto: la Cattedrale di Santa Maria Annunziata. Al suo interno conserva resti del terribile massacro di Otranto ad opera dei Turchi, avvenuto nel 1480. Un altro prezioso tesoro che si trova al suo interno è il mosaico pavimentale raffigurante l’Albero della vita, che riporta diversi episodi del Vecchio Testamento ma anche molti riferimenti pagani sul ruolo della città di Otranto come ponte tra Oriente e Occidente.

Otranto, cosa vedere in 1 giorno
Storia millenaria e architettura meravigliosa fanno di Otranto una delle città più suggestive della Puglia.

Visita la zona del porto

Otranto è stata per millenni centro nevralgico dell’economia e del commercio della penisola. Prima che il turismo diventasse un settore di primaria importanza, il sostentamento della popolazione derivava prevalentemente dalla pesca e dallo scambio di merci via mare con le nazioni poco distanti. Ancora oggi invece, il porto offre numerosi servizi di attracco per imbarcazioni private e per i traghetti diretti in Grecia e in Albania.

Otranto, cosa vedere in 1 giorno
Vista la sua favorevole posizione Otranto è sempre stata una città dedita al commercio, soprattutto via mare

Otranto, cosa vedere in 1 giorno. Rilassati sulle spiagge

Questa deliziosa città di mare è particolarmente viva nelle ore serali quando, dopo una giornata passata sulle splendide spiagge della costa, i turisti si catapultano nelle sue viuzze e nei tanti locali che si trovano nel centro storico. Le spiagge di Otranto sono famose per l’ariosa collocazione e per la sconfinata grandezza. Tra questi arenili si trova la famosa Baia dei Turchi, un angolo di natura incontaminata di una bellezza disarmante. I colori del mare variano dal turchese al’acquamarina, e la costa è composta da dune, piccoli antri e deliziose insenature che lasciano chiunque con gli occhi gonfi di meraviglia. I promontori rocciosi più belli sono Torre Sant’Andrea e Torre dell’Orso, che cingono in un abbraccio baie di rocce levigate, scolpite dal mare a creare splendide opere d’arte. Lo Scoglio delle Due Sorelle poi, si erge tra i faraglioni incantando i viaggiatori con le sue ammalianti forme.

Perchè vedere Otranto

Storia, cultura, natura incontaminata, arte e architettura straordinaria fanno di Otranto un luogo di una bellezza unica, rara. Le splendide spiagge poi, bagnate da un mare più che cristallino, completano il quadro, rendendolo perfetto nei colori, nelle pennellate. Anche se può sembrare una città fortemente turistica, Otranto riesce a catturare non solo l’attenzione dei viaggiatori, ma tocca le corde più profonde dell’anima con la sua atmosfera d’altri tempi, fatta di cose semplici e di persone speciali.

Otranto, cosa vedere in 1 giorno
Viaggiare on the road in Puglia è meraviglioso. Strada facendo si alternano paesaggi di una bellezza disarmante.

Come raggiungere Otranto in auto

Il nostro viaggio on the road in Puglia ci ha portato in luoghi di una bellezza autentica, come Monopoli, Ostuni e Polignano a Mare. Le strade sono facilmente percorribili, e vale la pena guidare sulla litoranea per godere appieno dei paesaggi meravigliosi che si susseguono strada facendo. Il percorso più suggestivo è senza ombra di dubbio la strada costiera che va da Lecce a San Cataldo, e poi scende costeggiando il mare tra oliveti millenari e scogliere stupefacenti.

Il centro di Otranto è una zona a traffico limitato, per cui bisogna lasciare l’auto in uno dei tanti parcheggi che si trovano all’esterno. Puoi lasciare la tua macchina al Parcheggio provato Otranto Giovanni paolo II, il più vicino al centro storico. E’ aperto 24 ore su 24 e non prevede limiti di altezza, per cui è consentito l’accesso anche a mini van e camper. La tariffa è 1,50 €/h con tariffa massima giornaliera 12,00 €.

 

Ruscelli, prati, vigneti, borghi ricchi di storia, e soprattutto castelli. Questa è la fatata regione della Loira, dove camminare tra immense distese di verde ascoltando il gorgoglio dell’omonimo fiume che tra queste vallate scorre lento e beato. Sarebbe opportuno esplorare ogni angolo di questa valle incantata per poter vivere appieno tutte le sue sfaccettature, ma avendo solo una giornata a disposizione, l’opzione possibile è la visita approfondita ad un solo castello, il più famoso: il castello di Chambord.

Il castello di Chambord

Il castello di Chambord è un vero incanto, senza ombra di dubbio. Si erge fiero tra giardini regali, con l’imponente facciata che lascia senza fiato per la sua straordinaria bellezza. Fatto costruire da Francesco I, non è stato progettato per essere una residenza permanente, ma rimane uno degli edifici più imponenti in stile rinascimentale italiano. Partendo da un padiglione da caccia situato nel bel mezzo delle foreste di Sologne, Francesco I diede il via ai lavori del castello, ma morì poco prima che fosse terminato.

Il castello di Chambord nella Loira. guida alla visita

Chambord, il più imponente castello della Loira

Il Castelo di Chambord, nella Valle della Loira, è stato dichiarato Patrimonio dell’UNESCO nel 1981 e i suoi bellissimi giardini sono stati classificati come Monumenti Storici nel 1997. Le straordinarie dimensioni della facciata principale, lunga ben 128 metri, rapiscono lo sguardo del visitatore dal primo momento, avvolgendolo quasi in un abbraccio materno.

Il castello di Chambord nella Loira. guida alla visita

Di proprietà dello stato francese a partire dal 1930, il Castello di Chambord racchiude al suo interno uno scalone centrale a doppia elica, opera del grande genio di Leonardo Da Vinci. Le due scale a chiocciola dello scalone ruotano nello stesso senso intorno all’asse centrale, senza mai incontrarsi.

Il castello di Chambord nella Loira. guida alla visita

Percorrendo la scala fino all’ultimo piano si raggiunge una splendida terrazza, anch’essa progettata da Leonardo da Vinci. Da qui è possibile avere una sensazionale veduta a 360° su tutti i terreni della vallata. Dalla scala inoltre si accede, tramite quattro ingressi, agli appartamenti del castello. Le dimore sono ben quaranta, ma sono per lo più spoglie. Ora però, grazie alla realtà aumentata e all’uso di un tablet, è possibile vedere e capire come erano arredate le stanze secoli fa. 

Il castello di Chambord. Curiosità 

Francesco I scelse come simbolo personale la Salamandra, che simboleggia in araldica il valore militare, la resistenza ai malefici e ai nemici. La Salamandra viene spesso rappresentata associata al fuoco proprio perché, in passato, si pensava che potesse sopravvivere alle fiamme. Ebbene, questo simbolo scelto da Francesco I compare 300 volte all’interno del Castello, incisa tra le volte e sulle pareti, mentre sputa acqua o ingoia il fuoco. Il re voleva in questo modo sottolineare la sua presenza a palazzo, anche se vi tornava raramente. Il castello di Chambord nella Loira. guida alla visita

Gli interni di Chambord

Il castello è già di per sé una splendida opera d’arte, ma al suo interno custodisce grandiose collezioni di dipinti, arazzi rari e preziosi, e diversi oggetti d’arte di grande valore. Al suo interno è possibile visitare anche gli appartamenti reali e le sontuose stanze da letto dei sovrani. Merita una visita anche la cappella del Castello di Chambord e il Museo della Caccia, dove è possibile visionare le armi usate durante le battute reali e i relativi trofei.

Il castello di Chambord nella Loira. guida alla visita

Le Domain National de Chambord

Le Domain National de Chambord è la tenuta del castello, che ricopre circa 5.440 ettari di terreno. La più grande tenuta recintata d’Europa, al momento. E’ una riserva nazionale di caccia, in cui cervi, cerbiatti e cinghiali gironzolano tra prati, pinete e boschi secolari. Per gli amanti delle escursioni è possibile anche visitare la tenuta in bici, viste le tantissime piste ciclabili, in barca o in carrozza.

Il castello di Chambord nella Loira. guida alla visita

Chambord con i bambini

Al Castello di Chambord, i bambini ricevono all’entrata un quaderno di giochi, intitolato “Cassandra la Salamandra”. Attraverso piccoli e semplici enigmi, Cassandra guida i piccoli viaggiatori negli antri del castello, fino ad arrivare al Museo delle Belle Arti. Una volta arrivati alla fine del percorso, sarà dato loro un piccolo omaggio in ricordo della visita a Chambord!

Il castello di Chambord nella Loira. guida alla visita

Servizi, orari e parcheggi

  • Il castello di Chambord è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00.
  • Il prezzo del biglietto intero è di 16,00 euro, per il ridotto si pagano 9,00 euro. Ci sono poi diversi supplementi, dal tablet per la realtà aumentata alle visite guidate. In loco si trovano diverse opzioni per la visita.
  • Forse è fondamentale prendere l’audio guida all’ingresso per apprenderne meglio la storia, le stanze sono tante e senza saperne i contenuti storici la visita potrebbe risultare deludente.
  • Il Parcheggio è a pagamento ma abbastanza vicino alla struttura.

Privo di ogni barriera architettonica e ben organizzato, il Castello offre ai turisti disabili e alle famiglie con passeggini la possibilità di visitare il suo interno senza stress e fatiche inutili. Il grandioso giardino, facilmente percorribile, è gratuito per tutti. Qui vi è anche la possibilità di affittare delle barchette a motore o a remi.

Il castello di Chambord nella Loira. guida alla visita

Il piccolo borgo di Cetara si trova in una deliziosa conca, alle pendici del Monte Falerio. E’ una tappa immancabile durante un viaggio on the road sulla Costiera Amalfitana, sia perchè vicinissimo a Vietri sul Mare e Sorrento, sia perchè qui il tempo sembra essersi fermato. La vita scorre lenta, tranquilla, tra piccoli scorci di rara bellezza.

Cetara, cosa vedere nel borgo della costiera amalfitana
Cetara è un piccolo borgo della Costiera Amalfitana, il più autentico e tranquillo. Si trova a poca distanza da Vietri sul Mare e da Sorrento

Cetara, tra profumi e tradizioni

Cetara è senza dubbio la più caratteristica cittadina della Costiera Amalfitana. Umile e discreta, non ne abbraccia i fasti, ma rimane legata alle tradizioni, ai costumi e alle tipicità della costa. Cetara è natura incontaminata e selvaggia. La sua prosperosa parte di macchia mediterranea è ingentilita da numerosi agrumeti, che spargono tutt’intorno un profumo inebriante. All’aroma intenso dei limoni si contrappone quello fresco del mare, creando un insieme armonico e ubriacante.

Cetara, cosa vedere nel borgo della costiera amalfitana
I limoni sono onnipresenti nella Costiera Amalfitana, e sono i protagonisti di ogni tipo di souvenir.

Cetara. Visita le spiagge del borgo

Cetara si sviluppa attorno alla spiaggia di Marina, dove si concentra anche la vita del borgo. Bar, ristoranti, osterie tipiche e deliziosi negozietti creano un atmosfera dal gusto retrò, fascinosa e vacanziera. L’acqua cristallina della costiera bagna anche la spiaggia del Porto, resa poetica dai piccoli ciottoli levigati portati dal mare, elegantemente adagiati sulla sabbia dorata. Per i più romantici invece, è possibile raggiungere via mare la Spiaggia degli Innamorati. Un vero e proprio paradiso circondato da bellissime scogliere, intima e suggestiva.

Prova le specialità gastronomiche di Cetara

Cetara stuzzica la vista, l’olfatto e soprattutto il palato. I piatti tipici del borgo hanno caratteristiche intense, come intense sono le emozioni che suscita il paesaggio. Tra i piatti imperdibili di Cetara troviamo gli spaghetti con la famosa colatura di alici, una delle peculiarità del borgo. Da provare assolutamente anche la versione con le vongole nere o il tonno fresco, condito con olio e limone locale. Particolare attenzione merita il “cuoppo”, riempito con deliziosa frittura di calamari. 

 

Conosci la storia della colatura di alici?

La famosa colatura di alici ha origini antichissime. Da sempre prodotta nella città di Cetara, è una salsa tipica campana conosciuta in tutto il mondo. La colatura di alici deriva infatti dal Garum, un saporito condimento che veniva preparato in questa zona dagli antichi romani utilizzando le interiora del pesce azzurro ben condite con sale e spezie.

Cetara, cosa vedere nel borgo della costiera amalfitana
Le alici vengono precedentemente messe sotto sale, con un peso sopra, che permette di far risalire in superficie la colatura.

Come si preparano le alici

Per realizzare un litro di colatura di Cetara occorrono almeno trenta chili di alici. Proprio per questo motivo viene venduta in piccolissime bottiglie di vetro e fatta pagare a peso d’oro. Le alici utilizzate sono solo quelle pescate nel mare della Costiera, nel periodo che va da Marzo a Luglio. E’ proprio durante questi mesi infatti che le alici risultano essere quasi prive di grassi, caratteristica fondamentale per la buona riuscita della preparazione. Una volta pescate, le alici vengono private della testa e delle interiora, e vengono poste sotto sale per almeno 24 ore.

Come nasce la colatura di alici di Cetara

Trascorso questo tempo le alici vengono spostate in grandi botti di legno di rovere, e coperte totalmente di sale marino. Le botti vengono quindi chiuse, mettendo dei pesi sopra i coperchi. Grazie alla pressione che esercitano questi pesi, con il tempo sale in superficie un liquido ambrato: la famosa colatura. Quest’ultima viene quindi versata in ampi contenitori e ricoperta di foglie di origano fresco. Viene quindi esposta alla luce del sole per circa cinque mesi, passati i quali la colatura viene di nuovo rimessa nelle botti con le alici li rimaste, dove, tramite un foro precedentemente creato sul fondo, vien fatta colare in recipienti di vetro. Questo liquido prezioso viene in ultimo filtrato in appositi teli di lino, e messo in conserva per 18 mesi. Solo dopo questo lungo percorso può essere utilizzato per condire le portate.

Prova gli spaghetti con la colatura di alici

Gli spaghetti con la colatura di alici sono un piatto semplice, gustoso e genuino, da provare a cucinare anche a casa. Protagonista della ricetta è la famosa colatura di alici di Cetara, unica ed inimitabile. Consiglio di usare quella del maestro Delfino Battista,  che ha fatto diventare questa prelibatezza famosa in tutto il mondo.

 

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